Il troppo stroppia

Mi ero ripromessa di non affrontare MAI questo argomento, perchè è da quando sono diventata mamma che mi sono accorta che è uno dei più spinosi esistenti al mondo. Se non avete voglia di discutere inutilmente con la gente, evitate come la peste di parlare di religione, politica, veganesimo e… vaccini. Tanto nessuna delle due parti cambierà MAI idea.

Solo che, mentre finora il tema vaccini era più o meno relegato ai gruppi di genitori, negli ultimi giorni non puoi aprire un social network senza trovarti in home page qualche discussione a tema: c’è questo decreto legge che obbliga a fare ai bambini 12 vaccini per poter frequentare la scuola. Non è ancora legge, se non viene convertito entro i canonici 60 giorni fa ancora in tempo ad andare a donnine, ma in ogni caso il polverone che si è alzato è già più fitto della nebbia in Val Padana a novembre.

E le “perle” come quella dello screen qui accanto (che ho riportato per comodità perchè era già “censurata” per la privacy dalla pagina che l’ha condivisa, non perchè sia l’unica che m’è capitato di leggere) si sprecano.

E a me girano i coglioni.

Devo trovarti qualcuno leso da malattie infettive? “Solo” leso? Ok.

Una mia compagna delle superiori, S. Intorno ai 30 anni si è ammalata di herpes zoster, volgarmente detto Fuoco di S. Antonio, che altro non è se non una riattivazione del virus della varicella. La varicella è una di quelle malattie infettive (come il morbillo) che anche in caso di perfetta guarigione può causare casini a distanza di anni. In questo caso, il virus della varicella resta latente nell’organismo e può riattivarsi (o anche no. E’ abbastanza questione di fortuna) ad esempio in situazioni di forte stress o indebolimento del sistema immunitario (questo è evitabile invece facendo il vaccino relativo). S. è guarita dal Fuoco di S. Antonio (divertendosi assai poco e senza dover aver fretta), ma è rimasta con metà viso paralizzato (e ormai, a distanza di anni, se lo tiene così per il resto della vita e ciao).

Se invece valgono anche i morti per malattie infettive, questi maleducati misantropi che non si degnano di scrivere due righe sui social network per spiegare la loro posizione su malattie infettive e vaccini, nessun problema. Ho pure quelli.

Vi presento mia zia Maria, è  una bella bimba vero? Nel 1935 (qualche mese dopo questa foto), Maria aveva due anni. E in qualche modo li ha anche ora, perchè appunto nel 1935 è morta di difterite. Non solo non ha potuto essere mia zia, ma non ha potuto essere nemmeno la sorella di mio padre, che è nato nel 1936 senza poterla conoscere. Di lei rimane solo questa foto, e bella grazia che è scampata alla guerra, ai bombardamenti e ai mesi da sfollati.

E poi, già che ci siamo, vi presenterei anche mio cugino Stefano. Di lui però non ho una foto da farvi vedere (ce l’avrà avuta mia zia, ma al mio ramo della famiglia non ne sono arrivate copie… è stato mio padre a parlarmi di lui, fosse stato per mia zia non avrei mai saputo dell’esistenza di questo cugino morto 13 anni prima della mia nascita. Quindi, anche dopo averlo scoperto, non ho mai pensato/avuto il coraggio di chiedere almeno una foto da copiare a mia zia. Se non ne parlava, aveva i suoi motivi). Nel 1965, a 6 mesi, è morto per gastroenterocolite da rotavirus.

Ecco perchè mi girano i coglioni a leggere commenti come quello dello screen qua sopra.

Chi “non conosce” nessun esempio da citare ha solo avuto un gran culo da generazioni, ecco cosa. E mi piacerebbe fargli scambiare due parole con mia nonna (rispettivamente madre e nonna dei due bambini qua sopra), ma purtroppo (o per fortuna, si è risparmiata almeno questa incazzatura) è morta nel 1983.

Di più: chi non “conosce” nessun esempio da citare evidentemente durante le lezioni di storia dormiva e ha continuato sulla strada della narcolessia anche negli ultimi lustri (Bebe Vio immagino che pensino sia una linea di prodotti per l’infanzia). Gli unici attimi di risveglio, giusto per scriver minchiate sui social.

Non intendo tentare di convincere nessuno a cambiare nessuna idea, ho già scritto che è impossibile.  Il mio è soltanto uno sfogo, e ritengo sia un bene che davanti all’ignoranza della gente io riesca ancora ad arrabbiarmi. Perchè il brutto sarà quando non mi farà più nè caldo nè freddo.

Genetica (e inettitudine)

Questa mattina ero in Cardiologia all’ospedale per un elettrocardiogramma (nulla di che, nonostante i 4 mesi di assenza non ce la fate a liberarvi di me: si tratta semplicemente del secondo step per poter diventare donatori AVIS). Mi chiamano, entro in ambulatorio e consegno al medico la cartelletta che mi hanno compilato in accettazione. Mi preparo, mi stendo sul lettino, nel mentre lui inserisce i miei dati sulla macchina e a un certo punto mi fa:

“Quanti anni ha?”

“Trentotto”

“Cosa?”

“Trentotto, ancora per quattro mesi”

“Ah… ma allora la data indicata qui è giusta! A vederla gliene avrei dati una ventina…”

“Eh, magari… ormai sono il doppio! Ma sa che capitava pure a mia madre? Ancora quando aveva 70 anni, non gliene davano più di 60. L’unica differenza tra me e lei è che lei non voleva assolutamente dire la sua età perchè «Se ne dimostro meno, lascia che credano che ho quelli», a me invece non interessa dire quanti anni ho perchè tanto la carta d’identità mica la tarocco per omissione…”

“Ahah… Quindi è ereditario”

“Boh, probabile. Io intanto porto a casa i complimenti e ringrazio!”

Le differenze con mia madre, a voler essere sinceri, non si fermano al nascondere o meno la data di nascita. Mia mamma era anche capace di mettersi in piega i capelli, ci teneva a vestirsi bene e sempre in maniera consona all’occasione, non usciva senza rossetto, filo di fondotinta e almeno il mascara, la sera passata di Oil of Olaz prima di dormire.

Io invece affogo nel mio personale Maelstrom composto in parti uguali da:

  1. pigrizia – Per un po’ ho usato la crema idratante la mattina. Poi mi sono stufata. E il rossetto mi sembra una perdita di tempo: prima volta che mangio qualcosa (dato che non usandolo granchè ne ho uno semplicissimo e economicissimo, altro che matt gloss lunga durata e no transfer) è andato. Facciam prima e lo metto giusto per le occasioni importanti. Tipo ai matrimoni, magari fino a fine cerimonia mi dura;
  2. inettitudine – Non ho la minima idea di come si usi un fondotinta e non so usare gli ombretti in polvere: solo qualche anno fa ho imparato a farmi la riga sugli occhi con la matita, prima ombretto liquido o niente. Non sono capace di pettinarmi, se non dando qualche colpo di spazzola e lasciando che i capelli vadano dove credono… indipendentemente dalla lunghezza del taglio. E grazie a Dio ho i capelli lisci.
  3. depressione – Se siete sovrappeso e girate per negozi cercando qualcosa di decente a prezzi umani, sapete di cosa parlo. In pratica, la mia mise abituale è cambiata di quasi niente rispetto a quando avevo 16 anni: jeans (l’ultima gonna l’ho messa quando mi sono sposata, e se dico “ultima” credetemi) e maglietta/maglione. E non sto scherzando… nel senso che ho ancora diversi capi di quel periodo che ancora mi stanno (più decentemente di molti di quelli appesi nei negozi). Giusto ieri mattina mi è venuto in mente che il gilet della Fruit che avevo addosso dovevo averlo preso quando ero fidanzata da poco, tipo nel 1999… ah, e non parliamo del top sottostante. Quello di sicuro ce l’avevo per la gita in Francia del 1996, e già allora non era nuovo di pacca. Ah, in questa terza sezione mettiamoci anche l’orrore per la vita da spiaggia e l’abbrustolirsi al sole: quando capita di doverci andare (l’Aquilina adora il mare), l’unico momento in cui esco dall’ombra è per fare il bagno. E poi un pizzico del punto 1 (pigrizia): protezione 50+ (il solare dell’Aquilina) per tutti e via andare (anche se così mantengo il mio bel colorito cadaverico 12 mesi l’anno: chissene).

Ora, fate un mix di queste tre cose: che può uscirne? Non una alle soglie degli anta (che ormai a quell’età dovresti aver imparato a bardarti in un certo modo): ormai si mettono più in tiro di me le dodicenni per l’interrogazione di Geografia. Non potendo darmi 12 anni, la gente si ferma al primo numero credibile…

Poi ok, un po’ di genetica ci sta. Perchè per dirla tutta, poi, non capitava solo a mia mamma di non dimostrare l’età che aveva.

A mia nonna (materna) ne successe una pure migliore.

Maggio 1981, nonna stava per compiere 73 anni. Venendo a trovarci insieme a mia zia, all’altezza di I. purtroppo hanno avuto un incidente: niente di grave per loro, ma l’Opel di mia zia ha reso l’anima. Sono state portate all’ospedale di I. per i controlli di rito, durante la visita a mia nonna esce uno dei medici e avvicina mia zia:

“Senta, sua madre dice di non aver battuto la testa… però vorremmo fare lo stesso qualche accertamento approfondito, perchè non credo che stia rispondendo a tono, mi sembra molto confusa”

“Oddio, ma in che senso?”

“Le abbiamo fatto le solite domande di valutazione, e continua a insistere di avere 72 anni… ma non è possibile, ne avrà al massimo 55!”

“E’ possibile sì… se non le credete controllate i documenti, è davvero dell’08!” 😀 (per la cronaca, in quel momento mia zia di anni ne aveva quasi 47: il complimento indiretto se l’è beccato pure lei, se alla sua mammina ne stavano attribuendo solo 8 di più…)

E niente.

Se davvero si tratta di genetica ed è ereditario, spero che a suo tempo l’Aquilina mi pagherà almeno una pizza come ringraziamento… 😛

Tutto è bene…

fire-spitting-dragon… quel che finisce bene, si dice. Sicuro. Solo che se ogni tanto qualcosa andasse liscio senza prima mettere a rischio le tue coronarie non sarebbe malaccio.

Avevo accennato in questo post che a inizio anno ci siamo decisi a cambiare gestore di telefonia fissa: dopo un mese passato praticamente senza ADSL e nessuna soluzione da parte di Infostrada, abbiamo approfittato di un’offerta TIM che ci farà spendere circa 10 € in meno al mese per tornare in “Telecom”. Richiesta di attivazione a TIM, raccomandata di disdetta a Infostrada, eccetera eccetera.

Devo dire che già l’attivazione con TIM non era partita sotto una stella particolarmente benevola: dopo un inizio promettente (dopo 5 giorni dalla richiesta di attivazione sono stata contattata per fissare l’intervento del tecnico qui a casa… e considerate che l’attivazione l’abbiamo fatta il 5 gennaio, con feste e weekend nel mezzo), sono iniziate le magagne.

Il 12 gennaio attendiamo il tecnico, che doveva passare tra le 10.30 e le 11.30. Si fa mezzogiorno e niente. Si fa l’una e niente… così chiamo il 187: beh, non si sanno spiegare come mai non sia venuto, a loro risulta l’appuntamento che ho io. Non potendogli spiegare nemmeno io come mai non sia venuto, l’operatrice mi dice che segnalerà la cosa chiedendo che ci ricontattino per un nuovo appuntamento. Mi raccomando che stavolta il tecnico mi dia un colpo di telefono quando sta per arrivare, giusto per non perdere un’altra mattinata per nulla (sto ancora cercando lavoro… ma se lavorassi aver buttato una mattina di ferie per niente e dover chiedere altre ore di permesso sarebbe stato ancor meno simpatico). Mi assicura di sì, bene, buona giornata.

Passano i giorni, nessuno richiama. Così richiamiamo noi: l’operatrice che risponde dice di vedere un appuntamento già fissato per il 23 gennaio, sempre tra le 10.30 e le 12.30. Ricordo di nuovo la faccenda di chiamare prima di venire, mentre mi chiedo quando dannazione pensavano di farci sapere qualcosa.

Arriva il fatidico 23 gennaio. E arriva anche il tecnico (anzi, la tecnica), e mi chiama prima di venire. Fa quello che deve fare, torna in centrale per attivare, torna qui a recuperare il baracchino che aveva lasciato attaccato alla presa, dice che è tutto a posto. Io però non riesco a navigare nè da PC nè da cellulare… la tecnica mi dice che forse c’è da cambiare qualche impostazione nel router, mi lascia i dati di accesso all’ADSL (quelli generici), io prima provo senza successo a mettere a posto il router, poi penso che sicuramente il Consorte è più bravo di me e gli passo la palla quando rientra da lavoro.

Ma il Consorte i miracoli non li fa… e non riusciamo a connetterci. Ci viene in mente che, a differenza delle due volte precedenti, stavolta non si è mai aperta la pagina automatica di attivazione account (l’unica che si apriva sia nel 2006 quando abbiamo attivato la prima Alice, e anche nel 2010 dopo il passaggio a Infostrada). Così cerchiamo in rete se quello può essere il problema, scopriamo che in effetti potrebbe essere, in qualche modo riusciamo a registrare una nuova casella di posta @tim.it e ad associarla all’account TIM fisso anche senza la pagina automatica.

Nonostante questo non riusciamo a navigare. E allora richiamiamo il 187.

Il primo commerciale ci ha detto che dopo l’intervento del tecnico c’erano altri lavori da fare in centrale e che quindi avremmo comunque dovuto attendere 24 ore. Eh? Ma la tecnica ha detto che la linea era disponibile e attiva da subito, non ha parlato di attese!

Il secondo commerciale (contattato quindi per conferma) ha invece rilevato che il router risultava non connesso ed ha aperto un guasto per verifiche.

Stamattina mi chiama un’operatrice dell’assistenza tecnica, che invece di risolvere il problema ha solo complicato le cose creando problemi dove non ce n’erano: mentre le spiegavo il problema, ha improvvisamente rilevato che la nostra utenza era “in blacklist per morosità” e che quindi poteva solo chiudere il guasto. Non ha saputo/voluto dirmi altro e mi ha rimandata al commerciale (e qui veramente ho rimpianto con tutto il cuore di non aver conosciuto prima il servizio di cui mi ha parlato Ivo Gandolfo in un commento al mio post sul MIUR. In ogni caso: grazie ancora per l’info, tra due anni può essere che ne approfittiamo).

La terza operatrice del commerciale (gentilissima, stavolta) è caduta dalle nuvole: non solo non risulta alcuna morosità pregressa a nostro carico (graziarcavolo, son ragioniera nell’animo. Odio pagare spese che non mi spettano, ma odio molto di più avere debiti in sospeso), ma addirittura risulta un credito di 13 € a nostro favore, relativo all’utenza cessata nell’ottobre 2010 (13 € che ovviamente nessuno si è mai curato di restituirci, ma che a mio parere possono anche tenersi, tant’è che me li ero dimenticati: quell’errore di fatturazione fu uno dei motivi per cui nel 2010 ce ne siamo andati, e per chiudere alla svelta i ponti decidemmo di lasciar perdere di chiederli indietro). Ha quindi riaperto la segnalazione al reparto tecnico, e in più ha fatto segnalazione urgente all’ufficio fatturazione per togliere dalla nostra utenza dalla blacklist (il vero motivo per cui l’ADSL non funzionava… hai voglia cambiare le impostazioni del router, registrare roba e sacrificare galletti a qualche oscura divinità): si è congedata augurandomi che entro sera potesse essere tutto sistemato, e chiedendosi anche lei come fosse stato possibile un pasticcio del genere (anche perchè se veramente fossimo stati morosi dal 2010… col piffero che ci avrebbero accettato l’attivazione di una nuova linea!).

Passano quattro ore, mi richiama l’assistenza tecnica. E qui arriviamo all’apoteosi dell’assurdo. Inizio a spiegare il problema e… l’operatrice torna a tirar fuori la storia della blacklist (sottintendendo, come l’altra, che se siamo dei cattivi pagatori… eh, fattacci nostri), che non può fare nulla e che dobbiamo chiamare il commerciale.

E qui (credo che parte del mio quartiere possa testimoniare… ehm…) sono andata in berserk. Ma sul serio. Sono lieta che l’Aquilina fosse a scuola e che si sia risparmiata (almeno fino a quando nell’adolescenza non combinerà qualche grossa minchiata) di assistere alla trasformazione di sua mamma in un drago sotto l’effetto dell’incantesimo “Ira”. Diciamo che ho spiegato due-tre cose alla malcapitata, tra cui il fatto che era il caso che si mettessero a conversare un attimo tra i loro vari reparti e la smettessero di importunare l’utente senza risolvere nulla, perchè una cosa del genere era da denuncia. Fine chiamata. Riprendo il telefono e torno a chiamare il commerciale, pensando che a breve il drago si sarebbe sbafato una seconda portata.

Mentre sono in attesa, mi richiama sul cellulare l’operatrice di prima (della quale apprezzo il coraggio. Sinceramente io non so se mi sarei richiamata…): mi dice che ha fatto lei le verifiche, che dovrebbe aver sistemato tutto e mi chiede di riavviare il router e riprovare a navigare. Provvedo, scongiurando che i vari spistolamenti di ieri sera nei settaggi del router non abbiano incasinato nulla e… ussignur, funziona tutto! Posta elettronica, browser… l’ADSL funziona!

E niente. Ci tenevo a gongolare con qualcuno.

In viaggio sul ponte

(Immagine presa dal web)

(Immagine presa dal web)

Solo qualche riga, perchè dato che ne avevo parlato un paio di mesi fa mi sembra giusto dare una conclusione a quel post.

Oggi pomeriggio intorno alle 14.30 la nostra vecchietta in pelo e vibrisse, la Siria, è scivolata via nel sonno: mio padre l’aveva lasciata addormentata sul “suo” divano, da cui negli ultimi giorni non riusciva più a muoversi, e non è più riuscito a svegliarla.

siria2La cosa buona è che è successo in modo non traumatico, a casa sua, circondata dalle sue cose e con mio papà vicino. La cosa particolare è che è capitato proprio il 17 gennaio, giorno del patrono degli animali Sant’Antonio Abate (e proprio oggi mio padre aveva assistito alla funzione nella sua parrocchia e mi ha detto di averle messo accanto sul cuscino il relativo santino. Io ultimamente sono molto poco credente, però un pochino questa cosa mi fa riflettere, lo ammetto).

In ogni caso, non si è trattato di un fulmine a ciel sereno: ho scritto già tempo fa che stava male, intorno a Natale era stata ricoverata un’altra settimana per un ciclo di flebo che le ha concesso qualche settimana in più, ma in questi giorni era arrivata al punto da non riuscire più ad alzare nemmeno la testa dal cuscino (mio padre aveva ventilato di attendere domani o al massimo giovedì, ma poi di portarla dal veterinario per l’ultima volta… quindi, meglio così).

Che dire… mi dispiace, ovvio. Dopo 20 anni… a chi non dispiacerebbe? Però mi consola il modo in cui se ne è andata, e, lo ammetto… mi consola anche avere una data precisa per ricordarla (finora, i due gatti “del palazzo” che ho avuto “in comproprietà” prima di lei erano semplicemente svaniti: morti? Persi? Rubati? Mah…).

Beh, Siria, buona permanenza sul Ponte, allora. E già che ci sei… salutami Michael, la Micky, la Milla e Tino, ok?

(Li) MIUR(tacci vostri)

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Eggià… proprio

Sono ancora viva, eh. Sono due mesi buoni che non scrivo, e qualcosa da raccontare ce l’avrei anche (tant’è che son qui), ma anche quest’anno si è rinnovata la tradizione dell’ADSL che a fine/inizio anno va a donnine: un divertimento, insomma. Mettiamola così: un mese che siamo praticamente senza connessione, a casa (stavolta però risolviamo, osta se risolviamo. Ma se capita ne scrivo in un altro post). Se non fosse per i cellulari e per l’hot spot che ci ha prestato mio suocero (lo ha comprato per quando va via in camper, ma se non è via col camper non lo usa, ovviamente) saremmo a dir poco in braghe di tela… soprattutto per una faccenduola di ben poco conto (eh, proprio) che mi trovo a dover adempiere nei prossimi giorni.

Quale faccenduola? Beh, l’iscrizione dell’Aquilina alla scuola primaria (eggià, a settembre ci siamo. Pure qua avrei da raccontarne).

L’iscrizione dell’Aquilina alla scuola primaria da fare tassativamente online.

Tassativamente online su un sito istituzionale italiano.

Sito istituzionale italiano.

Altro che The Walking Dead, l’Esorcista, It, The Blair Witch Project… con queste tre parole assieme sì che c’è da iniziare a farsela in mano.

Le danze delle iscrizioni si apriranno il 16 gennaio, ma già da oggi doveva essere possibile iniziare a registrarsi al sito. E quindi ci si prova, giusto per non trovarsi a farlo il 16 stesso e rischiare che sia tutto intasato. Di questa cosa finora hai solo sentito parlar male da chi ci ha già avuto a che fare, ma in fondo… son 5 anni che le iscrizioni si fanno online. Magari nel frattempo le cose son migliorate. Così ti colleghi al sito del MIUR e inizi. E una conferma ce l’hai subito.

Oh sì. Le cose saran migliorate di sicuro. In un altro paese, però.

Stamattina una tonnara. Roba da 5 minuti di orologio per caricare una singola pagina del sito. Riesci con le unghie e con i denti a raggiungere la seconda fase della registrazione (la prima consiste solo nell’inserimento del codice fiscale e in un captcha. No, ma mi raccomando: già avete il server che va a criceti, sprechiamo pure risorse con un cavolo di captcha). Seconda fase che altro non è che la conferma (in chiaro) dei dati già espressi nel codice fiscale stesso e nell’aggiunta di e-mail e un paio di consensi. Bene: per tutta la mattina e gran parte del pomeriggio, nessuno (o quasi) è riuscito a superare lo scoglio di far sapere al MIUR in quale cavolo di regione fosse nato (campo non selezionabile… dopo tot compariva un messaggino di errore che diceva che il sistema non aveva potuto gestire la richiesta). Qualcuno si illudeva (sulla pagina FB del MIUR) che gli stranieri fossero avvantaggiati: gli basta indicare lo stato di nascita. Vero. Peccato che poi a loro il sistema desse errore sul codice fiscale stesso… (non sia mai che qualcuno ci riesca!).

Ritento: guardando online ho scoperto che l’anno scorso c’erano stati gli stessi problemi, e che il Ministero aveva ufficialmente suggerito di usare Explorer (manco mia nonna userebbe più Explorer…) o di togliere gli aggiornamenti a browser come Chrome o Firefox perchè il sito non funzionava con le versioni più aggiornate dei browser (e qui ci sarebbe da ridere solo per non piangere). Così provo anche con Opera e con Explorer. Ottenendo l’unico risultato di avere un captcha diverso, con Explorer: invece di una casellina di spunta, 9 immaginette pescate diosadove… devo selezionare quelle in cui compare un cartello stradale. Fatto questo, ricevo una stringa di testo lunga 6 righe (non esagero) da copincollare in una casellina sotto. Con un’avvertenza: che sarà valida solo per 2 minuti. Considerando che per passare da una pagina all’altra del sito me ne occorrono 10, di minuti, sto in una botte di ferro.

In attesa di comunicazioni ufficiali su FB, torno a spulciare in rete cercando suggerimenti. E salta fuori il suggerimento ufficiale del Ministero per il 2015: rivolgersi alle scuole per farsi fare l’iscrizione da loro (come è sempre stato prima. Come ha sempre funzionato prima). A parte chiedersi se le scuole possano accedere ad un sito diverso da quello dei genitori (perchè se no, sarà poi inchiodato anche per loro, no?), mi sembra un bell’incentivo all’informatizzazione. E’ come se l’idraulico venuto per risolvere un guasto mi suggerisse di sfruttare il caro vecchio secchio e la fontanella pubblica in fondo alla strada.

Ovviamente (manco a scriverlo, quando mai questo genere di cose funziona, da noi?) il numero (non verde) per avere informazioni è staccato (costantemente occupato. Vero, ci saranno un mucchio di chiamate: siam tutti nella palta. Altrettanto vero che nel 2016 si può anche farlo gestire da un centralino o un call center. Ma l’immagine che ho in testa è quella di un telefono con la cornetta diligentemente staccata e posata accanto. Sai mai).

Volendo spezzare una lancia a favore, almeno sulla pagina FB del MIUR si son degnati di rispondere a qualche utente. E’ già un piccolo miglioramento rispetto all’andazzo generale di quasi tutte le pagine ufficiali (non solo quelle istituzionali, ma anche e soprattutto quelle dei gestori di utenze o delle Poste, per dire). Di solito tu segnali, e il massimo che ricevi è una rispostina preconfezionata in cui ti dicono che ti faranno sapere (e per gli ottimisti l’unica chance è lasciare le credenziali di accesso di Facebook scritte nel testamento, nella speranza che la risposta venga data almeno agli eredi).
Vabbè, lasciamo stare. Ci riprovo stasera (è vero che non c’era solo oggi per registrarsi, però è altrettanto vero che non si può far perdere tutto questo tempo agli utenti per una robetta da 3 minuti- su qualsiasi altro sito. Non tutti possono stare tutti i giorni tutto il giorno davanti a un pc attendendo che una pagina si carichi e nel mentre pregando che lo faccia senza dare errori).
E stasera, lusso: nei fatidici 3 minuti (stavolta le pagine si caricano) compilati i 4 passaggi (qualche problema, ma è bastato aggiornare le pagine per bypassare i due messaggi di errore che ho ricevuto tra un passaggio e l’altro. E che, pensavate mica che fosse andata tutta liscia?).
Ricevuta e-mail di conferma registrazione.
Ricevuta anche e-mail di creazione utenza.
Presa da un eccesso di ottimismo, clicco per loggare e cambiare la password (come si raccomandano di fare al primo accesso) e…
“Service Temporarily Unavailable
The server is temporarily unable to service your request due to maintenance downtime or capacity problems. Please try again later.
Apache/2.2.15 (Red Hat) Server at iam.pubblica.istruzione.it Port 443″.
Ecco, almeno sui “capacity problems” direi che siamo tutti d’accordo (solo che io non mi riferisco alla capacità in termini di spazio…).

Su Facebook un’utente ha incoraggiato tutti scrivendo “Prima o poi ce la facciamo”. Oh, sicuro. Resta solo da chiarire questo dubbio: ce la faremo prima o dopo che i carabinieri suonino il campanello per arrestarmi con l’accusa di non aver iscritto l’Aquilina alla primaria, non assolvendo così l’obbligo scolastico? 

[To be continued..?]

Primo lustro

Da oggi all’Aquilina tocca impegnare un’intera mano, per mostrare la sua età.

Cinque anni fa si stava ancora abituando al cambio d’ambiente, stamattina sta iniziando a prender confidenza con quella che sarà la sua nuova scuola l’anno prossimo (proprio oggi era una delle due giornate dedicata al progetto di “continuità”, con la classe dell’Aquilina in visita alla scuola primaria dell’istituto comprensivo).

Cinque anni fa l’unico modo in cui riusciva a comunicare era piangere (e le riusciva pure bene, eh. Anche troppo), ora scrive il suo nome da sola (e mi sa proprio che è mancina) e, se è in buona, non la zittisci manco se l’accoppi.

Cinque anni fa era bel bello a digiuno (a proposito… io la montata lattea sono ancora qua che l’aspetto. Dite che è il caso di lasciar perdere, che ormai non si fa più viva?), ieri addirittura ha eccezionalmente mangiato una mezza fetta della torta di compleanno che ci ha commissionato con tanta precisione (“Ci voglio sopra il Gatto, poi deve essere al cioccolato e con la crema bianca” “Ma se la facciamo così poi la mangi?” “No, no” Ah, ecco…). Almeno alla fine gli sforzi miei (veste grafica della placca in cioccolato plastico – che poi ci siam fatti stampare dalla ditta di dolciumi vicino a dove lavora il Consorte; ottima scoperta fatta l’anno scorso: a parte lasciar fare a loro, puoi avere sulla torta esattamente quel cavolo che ti pare e come ti pare, soprattutto se sei capace di usare un minimo un programma di grafica – e direttive per le decorazioni) e del Consorte (reperimento e realizzazione ricette per: pan di spagna al cacao, crema di farcitura al mascarpone con gocce di cioccolato e crema al burro per la “stuccatura”) sono stati ripagati… (peccato non aver nessuna foto più “decente” di questa dell’opera finita, perchè finora è stata decisamente la torta migliore che abbiam fatto).

thickerCinque anni fa dove la mettevi stava (qualche stiracchiamento, ma manco si girava da sola nella culla), adesso sta ferma giusto quando dorme (quest’autunno siamo riusciti a pensionare i sacchi nanna, riesce a dormire sotto al piumone).

E poi… cosa continuo a fare. Le differenze possono esserci tra una neonata impaziente (… a fine novembre-inizio dicembre, doveva nascere. Essì, proprio) di poche ore e una neocinquenne tuttora priva di pazienza (la coerenza prima di tutto, eh) sono talmente scontate da non aver certo bisogno di essere scritte. Quindi, semplicemente,

❤ Buon 5° Compleanno ❤

 alla (sempre meno) piccola di casa. 🙂

Siria

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Siria a circa 8 mesi

Torno dopo oltre un mese per dedicare un post a una gatta. Una gatta di cui in questo blog credo di aver scritto forse solo di sfuggita, tipo un cameo in occasione della Giornata Mondiale dei Gatti del 2011 e un paio di citazioni.

Eppure per me è stata una gatta importante: era metà febbraio del 1997, quando è entrata a far parte della famiglia, la prima gatta esclusivamente nostra.

A dicembre del ’96 era sparita dal cortile la gatta “della casa”, Micky, poco prima di Natale. Avevo già pronto un pacchettino per lei sotto l’albero: un magone, al momento dell’apertura dei regali… gliel’ho conservato per settimane, sperando che tornasse. Invece non ne abbiamo più saputo nulla, nonostante ricerche e volantini.

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Uno dei primi incontri con Milla, la micia dei vicini che diventerà la sua migliore amica

A fine gennaio, poi, era morta mia nonna. 88 anni, sì. Inchiodata a letto da un ictus da luglio del ’95, sì. Ma pur sempre l’unica nonna che avevo ancora… insomma, un periodo da schifo.

Fatto sta che quando a inizio febbraio provai a insistere per un nuovo gatto, solo nostro, i miei non riuscirono ad essere categorici nel “No!” come erano stati fino ad allora: mio  padre chiese e ottenne dal padrone di casa il permesso di tenere un nostro gatto in appartamento.

Arrivò a casa nostra il 12 febbraio 1997: piccola e affamatissima. Mentre ero a scuola un’incaricata dell’Enpa, che sapeva che stavamo cercando un micio di adottare, aveva chiamato i miei: a poche decine di metri da casa nostra c’era un gattino che forse faceva al caso nostro. L’aveva trovato per strada una signora, che però era in procinto di trasferirsi e non poteva quindi tenerlo. Insomma: il tempo di pranzare e io e mio padre eravamo a casa sua, con tanto di portantino prestato dai vicini. Come ho scritto, quel gatto aveva una fame atavica, in quei primi giorni: prima di poter andare a comprare qualcosa di più adatto a un gatto (in casa non avevamo più nulla, anche il famoso “regalo di Natale” era stato nel frattempo ceduto ai vicini per la loro gatta e i supermercati allora non facevano orario continuato) ricordo che tra le altre cose spazzolò pure un piattino del minestrone avanzato dal pranzo…

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A 10 anni, ben portati

Era talmente piccola che venne stimata essere una gatta di tre mesi (invece poi capimmo che doveva averne almeno 6). E anzi: aveva una testa talmente massiccia rispetto al corpicino che la signora dell’Enpa ce la consegnò per maschio… da lì il nome, Sirio come il “mio” adorato Sirio il Dragone (fortunatamente è stato semplice modificare il nome una volta assodato che decisamente maschio non era…).

Uno dei miei primi ricordi con lei è di un pomeriggio di fine febbraio in cui ero sola a casa. Seduta alla scrivania,  stavo facendo i compiti mentre Siria dormiva sul mio letto alle mie spalle. A un certo punto mi sono sentita poggiare una “mano”sulla spalla. Quando ho trovato la forza di girare la testa verso  la “mano” mi sono trovata a fissare negli occhi gialli un batuffolo bianco e tigrato. Ma prima di riuscirci… eh, se non me la sono fatta sotto poco c’è mancato! 😨

In ogni caso Siria non è  mai stata la “mia” gatta: mio padre è  sempre stato il suo preferito, salvo una sbandata per il Consorte prima che ci sposassimo (in effetti ha preso malissimo il nostro matrimonio, al punto da passare dalla cotta palese ad ignorare altrettanto palesemente il Consorte. Credo che si sia offesa a morte che lui abbia scelto me e non lei…)… motivo per cui quando mi sono sposata è rimasta a casa dei miei.

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La foto più recente che ho, a 20 anni e 2 mesi.

È comunque “grazie a lei” se abbiamo adottato Shunrei: un paio di mesi dopo il mio matrimonio Siria sparì da casa per 10 giorni. Non era abituata a stare fuori, e memore di come era andata con Micky, convinsi il Consorte e portammo a casa Shunrei perchè “io senza gatti non ci sto!”. Il giorno dopo l’arrivo di Shunrei (manco a farlo apposta), una signora chiamò mio padre per dire che aveva trovato la Siria

E insomma,  miagolando e scherzando, il 15 d’agosto scorso Siria ha compiuto 20 rispettabilissimi e felini anni.

Perché ne scrivo ora?

Beh, che ha 20 anni l’ho appena detto,  quindi è ovvio che mi aspettassi questo momento: Siria è stata ricoverata a fine ottobre. Qualche acciacco era da un pezzo che ce l’aveva, ma ultimamente era molto peggiorata.  Stavolta la diagnosi è poco simpatica e – vista l’età – con poche scappatoie: i reni non ne possono più, e anche lei sembra veramente stanca… e non nasconde più di star male. Oggi pomeriggio sapremo qualcosa di più.

Prima l’appartamento dove sono cresciuta, poi mia mamma… ora la gatta. So che è stupido (perchè è così che va la vita), ma mi sembra di perdere un altro pezzetto di me. Spero che le notizie di oggi pomeriggio siano migliori di quanto temo…