Primo lustro

Da oggi all’Aquilina tocca impegnare un’intera mano, per mostrare la sua età.

Cinque anni fa si stava ancora abituando al cambio d’ambiente, stamattina sta iniziando a prender confidenza con quella che sarà la sua nuova scuola l’anno prossimo (proprio oggi era una delle due giornate dedicata al progetto di “continuità”, con la classe dell’Aquilina in visita alla scuola primaria dell’istituto comprensivo).

Cinque anni fa l’unico modo in cui riusciva a comunicare era piangere (e le riusciva pure bene, eh. Anche troppo), ora scrive il suo nome da sola (e mi sa proprio che è mancina) e, se è in buona, non la zittisci manco se l’accoppi.

Cinque anni fa era bel bello a digiuno (a proposito… io la montata lattea sono ancora qua che l’aspetto. Dite che è il caso di lasciar perdere, che ormai non si fa più viva?), ieri addirittura ha eccezionalmente mangiato una mezza fetta della torta di compleanno che ci ha commissionato con tanta precisione (“Ci voglio sopra il Gatto, poi deve essere al cioccolato e con la crema bianca” “Ma se la facciamo così poi la mangi?” “No, no” Ah, ecco…). Almeno alla fine gli sforzi miei (veste grafica della placca in cioccolato plastico – che poi ci siam fatti stampare dalla ditta di dolciumi vicino a dove lavora il Consorte; ottima scoperta fatta l’anno scorso: a parte lasciar fare a loro, puoi avere sulla torta esattamente quel cavolo che ti pare e come ti pare, soprattutto se sei capace di usare un minimo un programma di grafica – e direttive per le decorazioni) e del Consorte (reperimento e realizzazione ricette per: pan di spagna al cacao, crema di farcitura al mascarpone con gocce di cioccolato e crema al burro per la “stuccatura”) sono stati ripagati… (peccato non aver nessuna foto più “decente” di questa dell’opera finita, perchè finora è stata decisamente la torta migliore che abbiam fatto).

thickerCinque anni fa dove la mettevi stava (qualche stiracchiamento, ma manco si girava da sola nella culla), adesso sta ferma giusto quando dorme (quest’autunno siamo riusciti a pensionare i sacchi nanna, riesce a dormire sotto al piumone).

E poi… cosa continuo a fare. Le differenze possono esserci tra una neonata impaziente (… a fine novembre-inizio dicembre, doveva nascere. Essì, proprio) di poche ore e una neocinquenne tuttora priva di pazienza (la coerenza prima di tutto, eh) sono talmente scontate da non aver certo bisogno di essere scritte. Quindi, semplicemente,

❤ Buon 5° Compleanno❤

 alla (sempre meno) piccola di casa.🙂

Siria

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Siria a circa 8 mesi

Torno dopo oltre un mese per dedicare un post a una gatta. Una gatta di cui in questo blog credo di aver scritto forse solo di sfuggita, tipo un cameo in occasione della Giornata Mondiale dei Gatti del 2011 e un paio di citazioni.

Eppure per me è stata una gatta importante: era metà febbraio del 1997, quando è entrata a far parte della famiglia, la prima gatta esclusivamente nostra.

A dicembre del ’96 era sparita dal cortile la gatta “della casa”, Micky, poco prima di Natale. Avevo già pronto un pacchettino per lei sotto l’albero: un magone, al momento dell’apertura dei regali… gliel’ho conservato per settimane, sperando che tornasse. Invece non ne abbiamo più saputo nulla, nonostante ricerche e volantini.

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Uno dei primi incontri con Milla, la micia dei vicini che diventerà la sua migliore amica

A fine gennaio, poi, era morta mia nonna. 88 anni, sì. Inchiodata a letto da un ictus da luglio del ’95, sì. Ma pur sempre l’unica nonna che avevo ancora… insomma, un periodo da schifo.

Fatto sta che quando a inizio febbraio provai a insistere per un nuovo gatto, solo nostro, i miei non riuscirono ad essere categorici nel “No!” come erano stati fino ad allora: mio  padre chiese e ottenne dal padrone di casa il permesso di tenere un nostro gatto in appartamento.

Arrivò a casa nostra il 12 febbraio 1997: piccola e affamatissima. Mentre ero a scuola un’incaricata dell’Enpa, che sapeva che stavamo cercando un micio di adottare, aveva chiamato i miei: a poche decine di metri da casa nostra c’era un gattino che forse faceva al caso nostro. L’aveva trovato per strada una signora, che però era in procinto di trasferirsi e non poteva quindi tenerlo. Insomma: il tempo di pranzare e io e mio padre eravamo a casa sua, con tanto di portantino prestato dai vicini. Come ho scritto, quel gatto aveva una fame atavica, in quei primi giorni: prima di poter andare a comprare qualcosa di più adatto a un gatto (in casa non avevamo più nulla, anche il famoso “regalo di Natale” era stato nel frattempo ceduto ai vicini per la loro gatta e i supermercati allora non facevano orario continuato) ricordo che tra le altre cose spazzolò pure un piattino del minestrone avanzato dal pranzo…

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A 10 anni, ben portati

Era talmente piccola che venne stimata essere una gatta di tre mesi (invece poi capimmo che doveva averne almeno 6). E anzi: aveva una testa talmente massiccia rispetto al corpicino che la signora dell’Enpa ce la consegnò per maschio… da lì il nome, Sirio come il “mio” adorato Sirio il Dragone (fortunatamente è stato semplice modificare il nome una volta assodato che decisamente maschio non era…).

Uno dei miei primi ricordi con lei è di un pomeriggio di fine febbraio in cui ero sola a casa. Seduta alla scrivania,  stavo facendo i compiti mentre Siria dormiva sul mio letto alle mie spalle. A un certo punto mi sono sentita poggiare una “mano”sulla spalla. Quando ho trovato la forza di girare la testa verso  la “mano” mi sono trovata a fissare negli occhi gialli un batuffolo bianco e tigrato. Ma prima di riuscirci… eh, se non me la sono fatta sotto poco c’è mancato! 😨

In ogni caso Siria non è  mai stata la “mia” gatta: mio padre è  sempre stato il suo preferito, salvo una sbandata per il Consorte prima che ci sposassimo (in effetti ha preso malissimo il nostro matrimonio, al punto da passare dalla cotta palese ad ignorare altrettanto palesemente il Consorte. Credo che si sia offesa a morte che lui abbia scelto me e non lei…)… motivo per cui quando mi sono sposata è rimasta a casa dei miei.

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La foto più recente che ho, a 20 anni e 2 mesi.

È comunque “grazie a lei” se abbiamo adottato Shunrei: un paio di mesi dopo il mio matrimonio Siria sparì da casa per 10 giorni. Non era abituata a stare fuori, e memore di come era andata con Micky, convinsi il Consorte e portammo a casa Shunrei perchè “io senza gatti non ci sto!”. Il giorno dopo l’arrivo di Shunrei (manco a farlo apposta), una signora chiamò mio padre per dire che aveva trovato la Siria

E insomma,  miagolando e scherzando, il 15 d’agosto scorso Siria ha compiuto 20 rispettabilissimi e felini anni.

Perché ne scrivo ora?

Beh, che ha 20 anni l’ho appena detto,  quindi è ovvio che mi aspettassi questo momento: Siria è stata ricoverata a fine ottobre. Qualche acciacco era da un pezzo che ce l’aveva, ma ultimamente era molto peggiorata.  Stavolta la diagnosi è poco simpatica e – vista l’età – con poche scappatoie: i reni non ne possono più, e anche lei sembra veramente stanca… e non nasconde più di star male. Oggi pomeriggio sapremo qualcosa di più.

Prima l’appartamento dove sono cresciuta, poi mia mamma… ora la gatta. So che è stupido (perchè è così che va la vita), ma mi sembra di perdere un altro pezzetto di me. Spero che le notizie di oggi pomeriggio siano migliori di quanto temo…

Le lenti ci servono…

… ma non del tipo che temevo!

Mi spiego: lunedì ho portato l’Aquilina alla sua prima visita ortottica. Sono stata io a romper le balle alla pediatra per anticiparla, lo ammetto. Quando ad agosto ho chiesto informazioni (finora gli occhi non glieli avevamo mai controllati… ma il Consorte ha messo su gli occhiali fissi già alla scuola materna, io all’ultimo anno di materna dovevo già metterli anche se con la clausola “solo quando si applica”. Ergo: qualcuno doveva pur averci controllato la vista, all’asilo. Vero che lei non sembrava avere difficoltà nè da lontano nè da vicino… però l’impressione dei genitori non sostituisce certo il parere di un oculista), la dottoressa mi ha detto che il controllo – salvo problemi evidenti – si fa tra i 5 anni e mezzo e i sei, prima dell’inizio della primaria. Però, anche vero che con entrambi i genitori miopi e astigmatici fin da piccoli… la mia idea di farla controllare non era poi così campata per aria.

Per farla breve, a inizio settimana abbiamo fatto questa benedetta visita (con tempi d’attesa molto più brevi di quel che pensavo… che pensavo dato il fatto che invece il controllo oculistico che ho richiesto io a giugno sono riuscita ad averlo per il 2 gennaio prossimo!). Ed è venuto fuori che l’Aquilina sì, ha un leggero astigmatismo a destra… ma ci vede 10/10 da entrambi gli occhi. Nuovo controllo consigliato tra un paio d’anni, ma per ora nessunissimo bisogno di occhiali.

Inutile dire che la cosa mi fa parecchio piacere, soprattutto unita al fatto che anche il controllo della settimana scorsa con la logopedista è andato benissimo (tant’è che ci rivediamo tra 6 mesi per un altro controllo: questo sempre se nel frattempo l’Aquilina non impara a pronunciare bene il suono S+consonante, che è l’unica cosa che deve ancora mettere a punto).

Presa da entusiasmo (si fa per dire) al motto di “Dai, che finalmente si infila tutto per il verso!”, mi sono pure messa un po’ più attivamente a cercar lavoro, iniziando con l’aggiornare la mia posizione e disponibilità al Centro per l’Impiego. E se non salta fuori niente (ahahahah, bella battuta), a metà ottobre escono le info sui corsi d’aggiornamento in partenza, mi metterò a spulciare pure tra quelli.

Ma veniamo all’altro tipo di lenti che invece ci occorrerà per l’Aquilina, come da riferimento a inizio post.

Non è un record, ma la pupa ha imparato a far fotografie (non “a usare la fotocamera” nel vero senso della parola, perchè non è ancora in grado di cambiarsi le impostazioni da sola [per ora]. Giusto di accenderla, inquadrare, scattare), e devo dire che è anche abbastanza bravina. Il che segna l’inizio di una nuova epoca, per noi: ossantocielo, d’ora in poi quando si va in giro io e il Consorte potremo avere qualche foto insieme, noi due, a figura intera e senza dover elemosinare uno scatto dal primo passante disponibile o diventar coglioni per un autoscatto (perchè tutte le nostre foto insieme da circa 18 anni, se non sono state scattate da un povero cristo reclutato all’uopo, ci ritraggono al 95% da metà busto in su…)!!!

screenshot_2016-09-29-18-12-53Il giorno che ha iniziato ha fotografato praticamente tutta casa per almeno un’ora… qua a fianco vedete l’annuncio ufficiale dell’evento al Consorte, dopo mezz’ora che l’Aquilina scattava in giro per casa.😀 Otto minuti dopo aver scritto l’SMS l’ho vista girare di sua iniziativa la fotocamera verso di sè, scattare e rimirarsi nel risultato… andiam bene, tra due giorni mi chiederà il bastone per i selfie. D-:

fotocameraFatto sta che penso proprio di aver trovato il regalo per il suo prossimo compleanno, tra un mese e un po’: una fotocamera digitale tutta sua, ovviamente. Di un fichissimo azzurro metallizzato, 14 megapixel, impermeabile fino a 8 metri di profondità, resistente agli urti (almeno così spergiura la Panasonic) da caduta fino a un metro e mezzo d’altezza (e dato che l’Aquilina è alta un metro e 10 cm circa… beh, per un po’ dovremmo essere a posto) eccetera eccetera.

Dite che son diventata scema a regalare una roba del genere a una cinquenne, che potrebbe bastare un qualsiasi “rozzo” o poco più di un giocattolo? Beh, se il regalo ce lo fanno i punti della GFK Eurisko (nel paragrafo sopra ho appunto descritto la fotocamera presente nel catalogo 2016), a costo zero per le finanze di casa… anche no!😉

(Buona) scuola

Giovedì scorso l’Aquilina ha affrontato il suo terzo primo giorno di scuola: ultimo anno di scuola dell’infanzia. A pensarci mi viene un po’ di magone. Quindi mi immagino in quali condizioni pietose sarò quando a fine anno avranno la cerimonia di consegna dei diplomini…back-to-school-1622789_640

Premetto che le righe che seguono le scrivo da mamma completamente ignorante (o quasi) di come funzionino le graduatorie, le assegnazioni dei posti, di quali siano le regole che determinano chi e dove va a insegnare nella scuola (pubblica) italiana. Specifico anche che sto riportando cose che mi sono state riferite, questo per dire che se ci sono errori  formali (“Ah, ma i punti per la tal cosa non sono quelli! Ah, ma le graduatorie non si fanno così!”) sono solo farina del mio sacco bucato e dei miei tre neuroni che qualche particolare (giusto) se lo son persi per strada.

Scrivo semplicemente da mamma basita da come possano funzionare (in qualche modo) le cose nonostante una burocrazia farraginosa e un’ottusità impressionante. E specifico che si tratta solo di alcune gocce d’acqua nel mare, perchè basta una ricerchina online (o due chiacchiere in giro) per trovarne secchiate.

Allora: l’Aquilina ha due maestre. Una, A., è la maestra “titolare” di ruolo da anni; l’altra, S., finora non era ancora riuscita ad entrar di ruolo, ma fortunatamente (e per la prima volta nella sua carriera) era riuscita ad insegnare due anni di seguito nella stessa classe proprio con la classe dell’Aquilina. A giugno, però, ci eravamo lasciati come a giugno dell’anno prima: “speriamo di rivederci anche l’anno prossimo”, così finiamo il ciclo scolastico tutti insieme. Perchè il suo contratto terminava, e l’assegnazione è pur sempre un’incognita. Però magari un po’ meno incognita del solito: per l’anno scolastico 2016-2017 S. sarebbe partita come terza in graduatoria, e finalmente sarebbe passata di ruolo… dai che la conferma è quasi sicura!

L’Aquilina giovedì scorso non vedeva l’ora di ritrovare i suoi amici, e anche le maestre A. e S. E io a doverle spiegare che A. sicuramente ci sarebbe stata… mentre per S. non era detto, ma “speriamo proprio di sì” (non per portar sfiga. Solo per tamponare un’eventuale delusione). E per fortuna, arrivate in aula, ecco tutte e due le maestre presenti!🙂

Sì, ma che Odissea… perchè S. finalmente quest’anno è riuscita ad entrare di ruolo (alla “tenera” età di 36 anni. Intendiamoci: non sto dicendo che sia vecchia… che anzi è più giovane di me. Sto solo dicendo che a 36 anni e dopo non so quanti anni che insegni, magari sarebbe il caso di iniziare ad avere un po’ di certezze lavorative. Magari di avercele anche già da anni). Ma gliel’han fatta sudare: il 30/8 ha avuto la “bella” sorpresa di ritrovarsi sesta in graduatoria invece che terza (quindi con ben meno certezza di poter tornare e finire il ciclo scolastico di mia figlia e dei suoi compagni). S’è trovata davanti tre colleghe che avevano vinto ricorsi al TAR del Lazio (peraltro munite di solo diploma, quando lei per poter entrare nelle graduatorie e insegnare ha dovuto anche laurearsi. Ma qui è la solita “sfiga” di chi nasce dopo, dappertutto: per fare le stesse cose che faceva tuo padre, a te serve minimo un titolo di studio in più. Solo che rispetto a tuo padre hai meno certezze, stipendio peggiore e condizioni di lavoro più ridicole). E già qui, al suo posto mi si sarebbero scassate le coronarie. Ma il buono è che la nomina definitiva (con contratto a termine per ben – udite udite! – 3 anni. Che non sia troppo, eh) l’ha avuta venerdì 10 settembre… no, ma fate pur con calma, eh. Nel frattempo era già una settimana che l’altra maestra stava impostando il lavoro da sola, senza sapere con chi avrebbe collaborato. Aggiungete che nella sezione terza “gemella” (con cui la classe dell’Aquilina fa tantissime attività in comune, da pianificare pure quelle tra le insegnanti) quest’anno han cambiato entrambe le insegnanti (una è andata in pensione, l’altra ha ottenuto il trasferimento vicino a casa) e la cosa si fa divertente.

Dalla maestra S. ne ho saputa un’altra, molto simpatica. La storia di un’insegnante di Cesena con 30 punti in graduatoria (e quindi piuttosto sicura di riuscire quest’anno, finalmente, ad insegnare nella sua città) che s’è vista assegnare invece qui a Faenza (vero, c’è di peggio: 40 km non sono 400) perchè è stata superata in graduatoria da una collega che aveva 4 (quattro, sì) punti. A domanda di spiegazioni le è stato detto che è vero, c’è stato un errore. Ma per sanarlo deve lei fare ricorso, d’ufficio non si può: e, tempi del ricorso a parte (che nel mentre fa in tempo a finire minimo il primo quadrimestre se non l’intero anno scolastico), la spesa pare sia di 2500 € (duemilacinquecento, sì. Vi sembra esagerato? Ammetto che lo sembrava pure a me. Così ho provato a fare una ricerchina con Google, alla vigliacca. E tra i primi risultati ho trovato questo. E in effetti, alla luce dei miei 11 anni come impiegata di studio legale, è purtroppo credibile: il valore di un simile ricorso è per forza “indeterminabile”, non stiamo parlando di una fattura non pagata da 200 €. E di conseguenza gli scaglioni tariffari da applicare per la nota spese… sono alti). Al che ha lasciato perdere e cercherà di avvicinarsi a casa l’anno prossimo.

E comunque, come accennato all’inizio, questi non sono nemmeno due esempi particolarmente scabrosi. Di seguito ne riporto altri due, raccontati da un paio di mamme (tra tante) che fanno parte come me di un folto gruppo su Feisbuk.

Allora: che si iniziasse l’anno scolastico senza avere ancora tutti gli insegnanti assegnati capitava anche ai miei tempi.

Però che il giorno prima delle aperture delle scuole, alla riunione di una scuola dell’infanzia della provincia di Bologna, i genitori dei bimbi che devono iniziare il primo anno scoprissero che giusto un’ora prima era arrivata una circolare della dirigente del relativo istituto comprensivo, che comunicava con rammarico ai genitori dei bimbi delle classi prime che, non potendo ancora definire il corpo insegnante mancante, gli inserimenti dei nuovi alunni sarebbero iniziati “auspicabilmente” nella settimana successiva (il 19? Il 20? Il 23 settembre? E io nel frattempo il pupo come lo gestisco? E l’inserimento quando viene a finire, già che dura tipo due settimane? E al mio datore di lavoro che dico?)… beh, questo sinceramente non succedeva.

Ma del resto c’è pure di peggio: è capitato anche (in un’altra scuola) che, sempre il giorno prima dell’inizio dell’anno scolastico (giornata che ormai porta più sfiga di un venerdì 13), venissero convocate le famiglie di 12 bambini per comunicare loro che era stata decisa l’eliminazione della sezione della scuola dell’infanzia dove erano iscritti e che quindi per i loro figli non c’era più posto (al motto di “E mo’ so’ ca77i vostri, pappappero!”. No, sto scherzando: situazioni del genere fanno arrabbiare anche il personale scolastico, che sicuramente non se ne lava le mani con gioia: le insegnanti sono a loro volta vittime, i presidi hanno semplicemente le mani legate dal sistema).

E io mi chiedo: l’anno scolastico inizia ormai da anni, per legge regionale, il 15 settembre. Non è più come quando andavo a scuola io, che la data variava (di poco, ma variava) ogni anno. Quindi: possibile che non ci sia modo di organizzarsi un po’ per tempo? Possibile doversi ridurre per forza all’ultimo momento (o anche a quello dopo, addirittura)?

Fortuna che queste sono le conseguenze della riforma della “buona scuola”. Fosse stata anche solo quella della “scuola così così” chissà cosa veniva fuori…

Pillole di vacanza

Inizio con un trito luogo comune: è durata troppo poco. Sarà che era da 6 anni che non ci prendevamo una vacanza, ma settimana scorsa è volata proprio.

La cosa buona è che è andato tutto bene: l’Aquilina è stata poco bene solo una mezza mattina, probabilmente per un colpo di freddo preso il pomeriggio prima su a Ciampedie. Se c’era il sole si crepava, se passava una nuvola il gelo. Io l’avevo vestita tipo reduce da spedizione al Polo (maglietta, pile, giacca antivento…), si va pur sempre a 2000 metri. Gli altri bambini erano in maglietta e calzoncini. Ci scommetto che degli altri non è stato poco bene nessuno…

Al solito surreale – anche se non è poi andata male: mangiare ha mangiato – la situazione ai pasti.

“Guarda che bello qua! Per colazione puoi scegliere quello che vuoi!”

Eccallà: pesche sciroppate e formaggio. Innaffiati da cioccolata calda. Ma va bene così. Basta che mangi.

Del resto solo la settimana prima avevamo avuto una discussione perché lei era convinta che, servendo il mangiare per crescere, una volta cresciuta finalmente non avrebbe più dovuto perder tempo a tavola.

C’è rimasta male, quando le ho spiegato che invece avrebbe dovuto continuare a mangiare per tutta la vita:

“Guarda che non si mangia solo per crescere… serve proprio per campare”.

“Ma tutti i giorni?”

“Sicuro. Magari anche più volte al giorno, eh…”

“Oh no, uffa…”

Poi ci sono state un sacco di “prime volte” (tra cui il primo viaggio in funivia e pure il primo in traghetto: mai decisione dell’ultimo minuto è stata più azzeccata di quella di fermarci al Lago di Garda durante il viaggio di ritorno) e anche nuove amicizie: la sua quasi coetanea L. in hotel (ora tocca a me non perdere i contatti con sua mamma, visto che oltre tutto vivono a 50 Km da noi!) e un bambino di poco più grande a Ciampedie (che tempo mezz’ora l’Aquilina affermava avrebbe sposato O__O. Il matrimonio cui abbiamo partecipato a fine agosto l’ha piuttosto impressionata. Ora la sua teoria è che “Al fratimonio (…) gli sposi si baciano, poi si mangia e si può ballare”. Penso che P. lo volesse sposare per la questione del ballare, più che per il resto, eh… cestinando rapidamente T., suo compagno di danze al “fratimonio”, peraltro).

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L’esperienza che ricorderà di più l’Aquilina è sicuramente la passeggiata fatta il venerdì, che ci ha portati in una zona di tane di marmotte, a foraggiare le bestiole residenti di grissini e tarallini (l’Aquilina è riuscita anche ad accarezzarne una). E chissà come mai eran belle rotonde, ‘ste marmotte… (l’idea è che mentre noi in hotel avevamo trovato l’avviso “Domani ore 9 ritrovo per passeggiata a ****** a vedere le marmotte” loro in tana avessero analogo promemoria con “Tutti i giorni ore 9 ritrovo per andare a vedere i turisti. Non mancate!”).

Per quanto riguarda me da raccontare ne avrei troppa. Però sono rimasta molto colpita da come è cambiato il Lago di Carezza. Non il lago in sè, quello è sempre bellissimo. (anche più bello dell’ultima volta che c’eravamo stati, che c’era davvero poca acqua). Parlo della rivoluzione che ha subìto la zona del vicino parcheggio (dove c’era un mercato ambulante più o meno in pianta stabile)… con tanto di mega galleria che porta direttamente al lago passando sotto la strada.

Poi, alla mia tipo 9^ visita in Val di Fassa, ho scoperto grazie a un’altra turista (con cui abbiamo attaccato bottone per caso e che mi ha più o meno trascinata con sè al “saccheggio”… io da brava scema quasi mi vergognavo, lei invece era lì a fare “Ce l’ho, ce l’ho, manca!” con l’impiegata dell’APT) che se vai all’ufficio turistico puoi ricevere in omaggio tutti i poster che vuoi della zona, sia versione invernale che estiva… e adesso abbiamo 4 pillole di Dolomiti sparse per casa. Ora vediamo se averle davanti agli occhi tutti i giorni sarà più un aiuto o una tortura nell’attesa di poter tornare in loco la prossima volta (speriamo prima di altri 6 anni)…😉

P.S. Ne approfitto per promuovere a pieni voti l’altro prodotto che abbiamo preso al negozio Lush di Rimini: lo shampoo solido. Shampoo “in saponetta”, in pratica… Anni fa me ne avevano parlato bene alcuni amici, ma son quelle cose che finchè non le provi di persona non ci credi. Shampoo in saponetta? Massì, comodo da portare in giro, occupa poco spazio… ma… farà schiuma? Come si usa? Beh, usarlo è una sciocchezza (basta passarlo un attimo sui capelli bagnati, o anche strofinarlo sulle mani), di schiuma ne fa un vagone (ma il bello è che si sciacqua in un attimo, come appunto la schiuma delle normali saponette per le mani)… e in più lascia un profumo ottimo e pulisce a dovere. Last but not least, se ne usa una quantità infinitesimale a lavaggio (usato da me e il Consorte per 6 giorni, sembra ancora nuovo).

 

Tempo al tempo

E’ da un po’ più di un anno che mi sono accorta di aver cambiato colore di capelli. E no, non mi riferisco all’essermeli tinti (grazie al piffero). Non mi riferisco nemmeno al fatto che iniziano saltarne fuori di bianchi (eccheccavolo, però… mia madre quando ha iniziato ad averne aveva più di 40 anni, mio padre ancora a 60 ne aveva talmente pochi grigi che una mia compagna delle superiori credeva si tingesse… io ne ho “solo” quasi 38, la genetica che cavolo ha combinato??)… mi riferisco al fatto che – se li lascio in pace –  quelli che non si sono ancora convertiti al niveo vengon su castano rossicci. Mai avuto del rosso in vita mia. Va te a capire.

Fatto sta che, un po’ perchè ramati mi sarebbero piaciuti 20 anni fa, ma adesso mica tanto, un po’ perchè voglio cercare di capire se (quando i bianchi prenderanno il sopravvento) sarò tipa “da tinta” o se piuttosto vincerà la pigrizia (i miei tre neuroni stanno votando convinti per la seconda, per dirla tutta) e me li terrò come diamine verran su, da un annetto ho iniziato a farmi qualche tinta in casa. Per dare un’idea del “qualche”, il mio tempo minimo tra una e l’altra è di tre mesi e a forza di lavaggi la differenza tra “ricrescita” e parte di capello che dovrebbe esser tinta non si vede proprio (… ho idea che la colorazione “permanente” su di me di permanente abbia ben poco).

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Tempo al tempo – henné by Lush

Quest’estate mi sono innamorata dell’hennè in tavoletta della Lush (peccato che il negozio più “comodo” stia a Rimini. Sinceramente sono in dubbio se, quando l’avrò finito, mi convenga cercare di riprocurarmelo via internet con 6 € di spese o cercare di pilotare una gita famigliare da quelle parti: 9 € solo d’autostrada. Per ora, che da qui a primavera chissà a che cifra siamo arrivati…).

Mi piace in primis perchè è “for dummies”, e io sono intrinsecamente impedita con tutto ciò che riguarda l’estetica. Sembrava una roba complicatissima: taglia il cubetto, sbriciolalo, mescolalo con l’acqua calda, raggiungi consistenza giusta (“Mah… intenderanno questo per «come cioccolato fuso?»”). E poi guanti, e mantellina e asciugamano scuro perchè macchia… stendi, lascia in posa 3 ore… e se macchia in giro durante le 3 ore? E invece non ha macchiato un piffero, nemmeno un po’ la pelle. Non è manco colato, e soprattutto niente “acqua colorata” al primo shampoo successivo (quel che è rimasto sui capelli, lì rimane), come mi è invece capitato con altre tinte pronte. Mi piace persino l’odore erbaceo che lascia sui capelli e che torna fuori anche dopo, con gli shampoo successivi…

Comunque, quello che mi è piaciuto di questo henné- al momento – è stato quasi più un effetto collaterale dell’utilizzo che il motivo principale per cui l’ho preso.

Il motivo principale è ovviamente la colorazione: ecco, qui temevo-speravo che tenesse fede alla descrizione e mi donasse capelli di un bel nero corvino (soprattutto dopo che la commessa ha apostrofato la mia scelta con un “Un bel cambiamento netto, allora!”). Invece la prima applicazione mi ha semplicemente scurito il castano (e solo quello: sui capelli bianchi non ha attecchito. Ma ho scoperto che non mi dispiaceva)… il che alla fine non è male. Intanto il cambiamento è meno drastico, e poi aver perso un po’ di rossiccio non mi dispiace (l’Aquilina, tra l’altro, è di diverso parere: lei spergiura che mi vuole con i capelli marroni. Salvo poi disegnarmi con i capelli neri… e allora mi istighi, eccheccavolo!). La seconda applicazione, a distanza di 2 settimane (ho accorciato i tempi per via di un’occasione speciale il giorno dopo: matrimonio di un nostro amico), ha convertito pure i fili bianchi e accentuato lo scuro del castano. Dai che prima o poi al nero ci arrivo sul serio…😉

Il piacevole effetto collaterale è che da quando ho fatto questo henné sono riuscita a tornare a lavarmi i capelli a giorni alterni: da quando li avevo tagliati corti (anche qui l’Aquilina è di diverso parere: è da ottobre scorso che non ho più i capelli lunghi, ma lei continua a disegnarmeli lunghi fino al coccige) mi toccava lavarli ogni giorno, tempo 24 ore e facevano ribrezzo (invece, quando avevo i capelli alle scapole, due shampoo a settimana erano sufficienti… Più li ho lunghi, meno s’insozzano). E insomma, dai poi che corti s’asciugano in un attimo (e che la mia “messa in piega” si risolve nel far la riga da una parte col pettine e lasciare che da lì in poi s’asciughino e s’arrangino per i fatti loro. Phon? Che è, si mangia?)… ma è una schiavitù quotidiana di cui faccio volentieri a meno!

Insomma, per quanto mi riguarda, prodotto promosso (non fosse per la difficoltà di reperimento, il terzo cubetto sarebbe a rischio d’utilizzo a breve…)!🙂

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Il panel GFK Eurisko è lo sponsor ufficiale del set viaggio dell’Aquilina (punti spesi bene🙂 ).

Chissà se ci ricordiamo ancora come si fa… in fondo son passati sette anni dall’ultima volta. Roba che nel mentre han fatto in tempo a ristrutturare da capo a piedi l’albergo (no, non sto scherzando. Han finito i lavori a giugno).

Ebbene sì: evento. Andiamo in vacanza.

Per l’Aquilina è la prima vacanza in hotel della sua vita (beh, credo di poter dire che è proprio la prima vacanza “seria” della sua vita. In fondo l’unico precedente risale all’anno scorso, 4 giorni ospiti a casa di mia zia…).

Per noi è la prima vacanza con l’Aquilina.

In effetti quello che mi inquieta è pensare di dormire tutti nella stessa stanza… a casa no problem: verso le 21.30 si iniziano le procedure per la messa in carica della pupa, quarto d’ora di lettura, baciabbracci, luce spenta, porta accostata. Prima delle 22 è fatta: da lì in poi, son fatti dell‘Aquilina addormentarsi. In camera sua, come sempre negli ultimi 4 anni e 7 mesi.

Ma io (mica solo io… il Consorte di solito fa più tardi di me, nonostante s’alzi un’ora prima la mattina) col cavolo che mi addormento alle 22. Manco con un dardo sedativo. E soprattutto non senza aver potuto prima leggere qualcosa privo di elefanti variopinti o altri animali parlanti (mi piace Elmer, ma… lo ammetto, continuo inspiegabilmente a preferire un buon tascabile della Sellerio. Camilleri, Malvaldi, Recami, Manzini, Carofiglio, Gimenez-.Bartlett…. quel che vi pare, son di bocca buona).

E di qui l’inquietante interrogativo: la pupa s’addormenterà senza buio totale? Riuscirà la nostra sfig… ehm, eroina legger qualche pagina (evitando così quelle due ore buone di insonnia ogni sera prima di – si spera – riuscire a crollare?)?

Ai postumi (delle ferie) l’ardua sentenza.