(Buona) scuola

Giovedì scorso l’Aquilina ha affrontato il suo terzo primo giorno di scuola: ultimo anno di scuola dell’infanzia. A pensarci mi viene un po’ di magone. Quindi mi immagino in quali condizioni pietose sarò quando a fine anno avranno la cerimonia di consegna dei diplomini…back-to-school-1622789_640

Premetto che le righe che seguono le scrivo da mamma completamente ignorante (o quasi) di come funzionino le graduatorie, le assegnazioni dei posti, di quali siano le regole che determinano chi e dove va a insegnare nella scuola (pubblica) italiana. Specifico anche che sto riportando cose che mi sono state riferite, questo per dire che se ci sono errori  formali (“Ah, ma i punti per la tal cosa non sono quelli! Ah, ma le graduatorie non si fanno così!”) sono solo farina del mio sacco bucato e dei miei tre neuroni che qualche particolare (giusto) se lo son persi per strada.

Scrivo semplicemente da mamma basita da come possano funzionare (in qualche modo) le cose nonostante una burocrazia farraginosa e un’ottusità impressionante. E specifico che si tratta solo di alcune gocce d’acqua nel mare, perchè basta una ricerchina online (o due chiacchiere in giro) per trovarne secchiate.

Allora: l’Aquilina ha due maestre. Una, A., è la maestra “titolare” di ruolo da anni; l’altra, S., finora non era ancora riuscita ad entrar di ruolo, ma fortunatamente (e per la prima volta nella sua carriera) era riuscita ad insegnare due anni di seguito nella stessa classe proprio con la classe dell’Aquilina. A giugno, però, ci eravamo lasciati come a giugno dell’anno prima: “speriamo di rivederci anche l’anno prossimo”, così finiamo il ciclo scolastico tutti insieme. Perchè il suo contratto terminava, e l’assegnazione è pur sempre un’incognita. Però magari un po’ meno incognita del solito: per l’anno scolastico 2016-2017 S. sarebbe partita come terza in graduatoria, e finalmente sarebbe passata di ruolo… dai che la conferma è quasi sicura!

L’Aquilina giovedì scorso non vedeva l’ora di ritrovare i suoi amici, e anche le maestre A. e S. E io a doverle spiegare che A. sicuramente ci sarebbe stata… mentre per S. non era detto, ma “speriamo proprio di sì” (non per portar sfiga. Solo per tamponare un’eventuale delusione). E per fortuna, arrivate in aula, ecco tutte e due le maestre presenti!🙂

Sì, ma che Odissea… perchè S. finalmente quest’anno è riuscita ad entrare di ruolo (alla “tenera” età di 36 anni. Intendiamoci: non sto dicendo che sia vecchia… che anzi è più giovane di me. Sto solo dicendo che a 36 anni e dopo non so quanti anni che insegni, magari sarebbe il caso di iniziare ad avere un po’ di certezze lavorative. Magari di avercele anche già da anni). Ma gliel’han fatta sudare: il 30/8 ha avuto la “bella” sorpresa di ritrovarsi sesta in graduatoria invece che terza (quindi con ben meno certezza di poter tornare e finire il ciclo scolastico di mia figlia e dei suoi compagni). S’è trovata davanti tre colleghe che avevano vinto ricorsi al TAR del Lazio (peraltro munite di solo diploma, quando lei per poter entrare nelle graduatorie e insegnare ha dovuto anche laurearsi. Ma qui è la solita “sfiga” di chi nasce dopo, dappertutto: per fare le stesse cose che faceva tuo padre, a te serve minimo un titolo di studio in più. Solo che rispetto a tuo padre hai meno certezze, stipendio peggiore e condizioni di lavoro più ridicole). E già qui, al suo posto mi si sarebbero scassate le coronarie. Ma il buono è che la nomina definitiva (con contratto a termine per ben – udite udite! – 3 anni. Che non sia troppo, eh) l’ha avuta venerdì 10 settembre… no, ma fate pur con calma, eh. Nel frattempo era già una settimana che l’altra maestra stava impostando il lavoro da sola, senza sapere con chi avrebbe collaborato. Aggiungete che nella sezione terza “gemella” (con cui la classe dell’Aquilina fa tantissime attività in comune, da pianificare pure quelle tra le insegnanti) quest’anno han cambiato entrambe le insegnanti (una è andata in pensione, l’altra ha ottenuto il trasferimento vicino a casa) e la cosa si fa divertente.

Dalla maestra S. ne ho saputa un’altra, molto simpatica. La storia di un’insegnante di Cesena con 30 punti in graduatoria (e quindi piuttosto sicura di riuscire quest’anno, finalmente, ad insegnare nella sua città) che s’è vista assegnare invece qui a Faenza (vero, c’è di peggio: 40 km non sono 400) perchè è stata superata in graduatoria da una collega che aveva 4 (quattro, sì) punti. A domanda di spiegazioni le è stato detto che è vero, c’è stato un errore. Ma per sanarlo deve lei fare ricorso, d’ufficio non si può: e, tempi del ricorso a parte (che nel mentre fa in tempo a finire minimo il primo quadrimestre se non l’intero anno scolastico), la spesa pare sia di 2500 € (duemilacinquecento, sì. Vi sembra esagerato? Ammetto che lo sembrava pure a me. Così ho provato a fare una ricerchina con Google, alla vigliacca. E tra i primi risultati ho trovato questo. E in effetti, alla luce dei miei 11 anni come impiegata di studio legale, è purtroppo credibile: il valore di un simile ricorso è per forza “indeterminabile”, non stiamo parlando di una fattura non pagata da 200 €. E di conseguenza gli scaglioni tariffari da applicare per la nota spese… sono alti). Al che ha lasciato perdere e cercherà di avvicinarsi a casa l’anno prossimo.

E comunque, come accennato all’inizio, questi non sono nemmeno due esempi particolarmente scabrosi. Di seguito ne riporto altri due, raccontati da un paio di mamme (tra tante) che fanno parte come me di un folto gruppo su Feisbuk.

Allora: che si iniziasse l’anno scolastico senza avere ancora tutti gli insegnanti assegnati capitava anche ai miei tempi.

Però che il giorno prima delle aperture delle scuole, alla riunione di una scuola dell’infanzia della provincia di Bologna, i genitori dei bimbi che devono iniziare il primo anno scoprissero che giusto un’ora prima era arrivata una circolare della dirigente del relativo istituto comprensivo, che comunicava con rammarico ai genitori dei bimbi delle classi prime che, non potendo ancora definire il corpo insegnante mancante, gli inserimenti dei nuovi alunni sarebbero iniziati “auspicabilmente” nella settimana successiva (il 19? Il 20? Il 23 settembre? E io nel frattempo il pupo come lo gestisco? E l’inserimento quando viene a finire, già che dura tipo due settimane? E al mio datore di lavoro che dico?)… beh, questo sinceramente non succedeva.

Ma del resto c’è pure di peggio: è capitato anche (in un’altra scuola) che, sempre il giorno prima dell’inizio dell’anno scolastico (giornata che ormai porta più sfiga di un venerdì 13), venissero convocate le famiglie di 12 bambini per comunicare loro che era stata decisa l’eliminazione della sezione della scuola dell’infanzia dove erano iscritti e che quindi per i loro figli non c’era più posto (al motto di “E mo’ so’ ca77i vostri, pappappero!”. No, sto scherzando: situazioni del genere fanno arrabbiare anche il personale scolastico, che sicuramente non se ne lava le mani con gioia: le insegnanti sono a loro volta vittime, i presidi hanno semplicemente le mani legate dal sistema).

E io mi chiedo: l’anno scolastico inizia ormai da anni, per legge regionale, il 15 settembre. Non è più come quando andavo a scuola io, che la data variava (di poco, ma variava) ogni anno. Quindi: possibile che non ci sia modo di organizzarsi un po’ per tempo? Possibile doversi ridurre per forza all’ultimo momento (o anche a quello dopo, addirittura)?

Fortuna che queste sono le conseguenze della riforma della “buona scuola”. Fosse stata anche solo quella della “scuola così così” chissà cosa veniva fuori…

Pillole di vacanza

Inizio con un trito luogo comune: è durata troppo poco. Sarà che era da 6 anni che non ci prendevamo una vacanza, ma settimana scorsa è volata proprio.

La cosa buona è che è andato tutto bene: l’Aquilina è stata poco bene solo una mezza mattina, probabilmente per un colpo di freddo preso il pomeriggio prima su a Ciampedie. Se c’era il sole si crepava, se passava una nuvola il gelo. Io l’avevo vestita tipo reduce da spedizione al Polo (maglietta, pile, giacca antivento…), si va pur sempre a 2000 metri. Gli altri bambini erano in maglietta e calzoncini. Ci scommetto che degli altri non è stato poco bene nessuno…

Al solito surreale – anche se non è poi andata male: mangiare ha mangiato – la situazione ai pasti.

“Guarda che bello qua! Per colazione puoi scegliere quello che vuoi!”

Eccallà: pesche sciroppate e formaggio. Innaffiati da cioccolata calda. Ma va bene così. Basta che mangi.

Del resto solo la settimana prima avevamo avuto una discussione perché lei era convinta che, servendo il mangiare per crescere, una volta cresciuta finalmente non avrebbe più dovuto perder tempo a tavola.

C’è rimasta male, quando le ho spiegato che invece avrebbe dovuto continuare a mangiare per tutta la vita:

“Guarda che non si mangia solo per crescere… serve proprio per campare”.

“Ma tutti i giorni?”

“Sicuro. Magari anche più volte al giorno, eh…”

“Oh no, uffa…”

Poi ci sono state un sacco di “prime volte” (tra cui il primo viaggio in funivia e pure il primo in traghetto: mai decisione dell’ultimo minuto è stata più azzeccata di quella di fermarci al Lago di Garda durante il viaggio di ritorno) e anche nuove amicizie: la sua quasi coetanea L. in hotel (ora tocca a me non perdere i contatti con sua mamma, visto che oltre tutto vivono a 50 Km da noi!) e un bambino di poco più grande a Ciampedie (che tempo mezz’ora l’Aquilina affermava avrebbe sposato O__O. Il matrimonio cui abbiamo partecipato a fine agosto l’ha piuttosto impressionata. Ora la sua teoria è che “Al fratimonio (…) gli sposi si baciano, poi si mangia e si può ballare”. Penso che P. lo volesse sposare per la questione del ballare, più che per il resto, eh… cestinando rapidamente T., suo compagno di danze al “fratimonio”, peraltro).

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L’esperienza che ricorderà di più l’Aquilina è sicuramente la passeggiata fatta il venerdì, che ci ha portati in una zona di tane di marmotte, a foraggiare le bestiole residenti di grissini e tarallini (l’Aquilina è riuscita anche ad accarezzarne una). E chissà come mai eran belle rotonde, ‘ste marmotte… (l’idea è che mentre noi in hotel avevamo trovato l’avviso “Domani ore 9 ritrovo per passeggiata a ****** a vedere le marmotte” loro in tana avessero analogo promemoria con “Tutti i giorni ore 9 ritrovo per andare a vedere i turisti. Non mancate!”).

Per quanto riguarda me da raccontare ne avrei troppa. Però sono rimasta molto colpita da come è cambiato il Lago di Carezza. Non il lago in sè, quello è sempre bellissimo. (anche più bello dell’ultima volta che c’eravamo stati, che c’era davvero poca acqua). Parlo della rivoluzione che ha subìto la zona del vicino parcheggio (dove c’era un mercato ambulante più o meno in pianta stabile)… con tanto di mega galleria che porta direttamente al lago passando sotto la strada.

Poi, alla mia tipo 9^ visita in Val di Fassa, ho scoperto grazie a un’altra turista (con cui abbiamo attaccato bottone per caso e che mi ha più o meno trascinata con sè al “saccheggio”… io da brava scema quasi mi vergognavo, lei invece era lì a fare “Ce l’ho, ce l’ho, manca!” con l’impiegata dell’APT) che se vai all’ufficio turistico puoi ricevere in omaggio tutti i poster che vuoi della zona, sia versione invernale che estiva… e adesso abbiamo 4 pillole di Dolomiti sparse per casa. Ora vediamo se averle davanti agli occhi tutti i giorni sarà più un aiuto o una tortura nell’attesa di poter tornare in loco la prossima volta (speriamo prima di altri 6 anni)…😉

P.S. Ne approfitto per promuovere a pieni voti l’altro prodotto che abbiamo preso al negozio Lush di Rimini: lo shampoo solido. Shampoo “in saponetta”, in pratica… Anni fa me ne avevano parlato bene alcuni amici, ma son quelle cose che finchè non le provi di persona non ci credi. Shampoo in saponetta? Massì, comodo da portare in giro, occupa poco spazio… ma… farà schiuma? Come si usa? Beh, usarlo è una sciocchezza (basta passarlo un attimo sui capelli bagnati, o anche strofinarlo sulle mani), di schiuma ne fa un vagone (ma il bello è che si sciacqua in un attimo, come appunto la schiuma delle normali saponette per le mani)… e in più lascia un profumo ottimo e pulisce a dovere. Last but not least, se ne usa una quantità infinitesimale a lavaggio (usato da me e il Consorte per 6 giorni, sembra ancora nuovo).

 

Tempo al tempo

E’ da un po’ più di un anno che mi sono accorta di aver cambiato colore di capelli. E no, non mi riferisco all’essermeli tinti (grazie al piffero). Non mi riferisco nemmeno al fatto che iniziano saltarne fuori di bianchi (eccheccavolo, però… mia madre quando ha iniziato ad averne aveva più di 40 anni, mio padre ancora a 60 ne aveva talmente pochi grigi che una mia compagna delle superiori credeva si tingesse… io ne ho “solo” quasi 38, la genetica che cavolo ha combinato??)… mi riferisco al fatto che – se li lascio in pace –  quelli che non si sono ancora convertiti al niveo vengon su castano rossicci. Mai avuto del rosso in vita mia. Va te a capire.

Fatto sta che, un po’ perchè ramati mi sarebbero piaciuti 20 anni fa, ma adesso mica tanto, un po’ perchè voglio cercare di capire se (quando i bianchi prenderanno il sopravvento) sarò tipa “da tinta” o se piuttosto vincerà la pigrizia (i miei tre neuroni stanno votando convinti per la seconda, per dirla tutta) e me li terrò come diamine verran su, da un annetto ho iniziato a farmi qualche tinta in casa. Per dare un’idea del “qualche”, il mio tempo minimo tra una e l’altra è di tre mesi e a forza di lavaggi la differenza tra “ricrescita” e parte di capello che dovrebbe esser tinta non si vede proprio (… ho idea che la colorazione “permanente” su di me di permanente abbia ben poco).

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Tempo al tempo – henné by Lush

Quest’estate mi sono innamorata dell’hennè in tavoletta della Lush (peccato che il negozio più “comodo” stia a Rimini. Sinceramente sono in dubbio se, quando l’avrò finito, mi convenga cercare di riprocurarmelo via internet con 6 € di spese o cercare di pilotare una gita famigliare da quelle parti: 9 € solo d’autostrada. Per ora, che da qui a primavera chissà a che cifra siamo arrivati…).

Mi piace in primis perchè è “for dummies”, e io sono intrinsecamente impedita con tutto ciò che riguarda l’estetica. Sembrava una roba complicatissima: taglia il cubetto, sbriciolalo, mescolalo con l’acqua calda, raggiungi consistenza giusta (“Mah… intenderanno questo per «come cioccolato fuso?»”). E poi guanti, e mantellina e asciugamano scuro perchè macchia… stendi, lascia in posa 3 ore… e se macchia in giro durante le 3 ore? E invece non ha macchiato un piffero, nemmeno un po’ la pelle. Non è manco colato, e soprattutto niente “acqua colorata” al primo shampoo successivo (quel che è rimasto sui capelli, lì rimane), come mi è invece capitato con altre tinte pronte. Mi piace persino l’odore erbaceo che lascia sui capelli e che torna fuori anche dopo, con gli shampoo successivi…

Comunque, quello che mi è piaciuto di questo henné- al momento – è stato quasi più un effetto collaterale dell’utilizzo che il motivo principale per cui l’ho preso.

Il motivo principale è ovviamente la colorazione: ecco, qui temevo-speravo che tenesse fede alla descrizione e mi donasse capelli di un bel nero corvino (soprattutto dopo che la commessa ha apostrofato la mia scelta con un “Un bel cambiamento netto, allora!”). Invece la prima applicazione mi ha semplicemente scurito il castano (e solo quello: sui capelli bianchi non ha attecchito. Ma ho scoperto che non mi dispiaceva)… il che alla fine non è male. Intanto il cambiamento è meno drastico, e poi aver perso un po’ di rossiccio non mi dispiace (l’Aquilina, tra l’altro, è di diverso parere: lei spergiura che mi vuole con i capelli marroni. Salvo poi disegnarmi con i capelli neri… e allora mi istighi, eccheccavolo!). La seconda applicazione, a distanza di 2 settimane (ho accorciato i tempi per via di un’occasione speciale il giorno dopo: matrimonio di un nostro amico), ha convertito pure i fili bianchi e accentuato lo scuro del castano. Dai che prima o poi al nero ci arrivo sul serio…😉

Il piacevole effetto collaterale è che da quando ho fatto questo henné sono riuscita a tornare a lavarmi i capelli a giorni alterni: da quando li avevo tagliati corti (anche qui l’Aquilina è di diverso parere: è da ottobre scorso che non ho più i capelli lunghi, ma lei continua a disegnarmeli lunghi fino al coccige) mi toccava lavarli ogni giorno, tempo 24 ore e facevano ribrezzo (invece, quando avevo i capelli alle scapole, due shampoo a settimana erano sufficienti… Più li ho lunghi, meno s’insozzano). E insomma, dai poi che corti s’asciugano in un attimo (e che la mia “messa in piega” si risolve nel far la riga da una parte col pettine e lasciare che da lì in poi s’asciughino e s’arrangino per i fatti loro. Phon? Che è, si mangia?)… ma è una schiavitù quotidiana di cui faccio volentieri a meno!

Insomma, per quanto mi riguarda, prodotto promosso (non fosse per la difficoltà di reperimento, il terzo cubetto sarebbe a rischio d’utilizzo a breve…)!🙂

Si parte

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Il panel GFK Eurisko è lo sponsor ufficiale del set viaggio dell’Aquilina (punti spesi bene🙂 ).

Chissà se ci ricordiamo ancora come si fa… in fondo son passati sette anni dall’ultima volta. Roba che nel mentre han fatto in tempo a ristrutturare da capo a piedi l’albergo (no, non sto scherzando. Han finito i lavori a giugno).

Ebbene sì: evento. Andiamo in vacanza.

Per l’Aquilina è la prima vacanza in hotel della sua vita (beh, credo di poter dire che è proprio la prima vacanza “seria” della sua vita. In fondo l’unico precedente risale all’anno scorso, 4 giorni ospiti a casa di mia zia…).

Per noi è la prima vacanza con l’Aquilina.

In effetti quello che mi inquieta è pensare di dormire tutti nella stessa stanza… a casa no problem: verso le 21.30 si iniziano le procedure per la messa in carica della pupa, quarto d’ora di lettura, baciabbracci, luce spenta, porta accostata. Prima delle 22 è fatta: da lì in poi, son fatti dell‘Aquilina addormentarsi. In camera sua, come sempre negli ultimi 4 anni e 7 mesi.

Ma io (mica solo io… il Consorte di solito fa più tardi di me, nonostante s’alzi un’ora prima la mattina) col cavolo che mi addormento alle 22. Manco con un dardo sedativo. E soprattutto non senza aver potuto prima leggere qualcosa privo di elefanti variopinti o altri animali parlanti (mi piace Elmer, ma… lo ammetto, continuo inspiegabilmente a preferire un buon tascabile della Sellerio. Camilleri, Malvaldi, Recami, Manzini, Carofiglio, Gimenez-.Bartlett…. quel che vi pare, son di bocca buona).

E di qui l’inquietante interrogativo: la pupa s’addormenterà senza buio totale? Riuscirà la nostra sfig… ehm, eroina legger qualche pagina (evitando così quelle due ore buone di insonnia ogni sera prima di – si spera – riuscire a crollare?)?

Ai postumi (delle ferie) l’ardua sentenza.

Gotta Catch’em All

C’è chi chiede a gran voce le dimissioni del ministro della salute, dopo l’ideona del Fertility Day (che, tra l’altro, gode anche del record di “sito internet aperto e chiuso nello stesso minuto”. Sì, c’è un sito internet dedicato all’eventone. Potete cercarlo, anche se siete di fretta, perchè visitarlo è cosa rapida: in fondo è composto da un’unica pagina con il logo dell’iniziativa).

Io invece questa ministra la voglio ancora in carica. E voglio che le diano anche più ministeri. Perchè se ampliamo il suo raggio di azione, altro che scrivere un post al mese quando va bene… io torno a rompervi le balle minimo tre volte a settimana, come ai bei tempi. Una miniera d’oro di materiale. In alternativa, potrei assoldare il team che ha studiato la campagna perchè continui a sfornare idee solo per me, ma non so se accetterebbero (al massimo, se le gatte sono d’accordo, potrei pagarli in croccantini)… e poi non saprei dove mettermeli, che siamo già pur sempre in 3 e 2 gatte in 70 metri quadri.

Comunque: presente il trend dell’estate 2016, l’app Pokémon Go? Ecco, io no. No nel senso che il mio smartphonino non è abbastanza smart per giocarci, così so che esiste, l’ho intravista… ma non ho mai potuto cavarmi la soddifazione di acchiappare un Rattata o collezionare Pidgey. Però, grazie all’eventone, adesso colleziono qualcosa anch’io.

Ne ho trovate altre tre! Di cosa? Ma di immaginette!! Adesso ve le presento, eh… (proseguo con la numerazione dal post precedente).fert2

 12. “Prepara una culla per il futuro”. Bastasse una culla. Considerando che manco per un gatto ti basta la cesta con un cuscino, la stanno facendo un po’ troppo facile. Io credo che chi ha messo in piedi tutto l’ambaradan di figli non ne abbia manco uno. O, se li ha, ha anche uno stuolo di babysitter che glieli tirano su. Ho idea che chi ha messo in piedi tutto l’ambaradan non sa cosa significhi arrivare a fine mese in tre (o in quattro, o in cinque) con 1500 € (e non va neanche male!) di entrate mensili complessive e tutti i conti da pagare (altro che biglietti del treno gratis, visite mediche gratuite, spese per occhiali regalate, ecc ecc…). Non ha idea di cosa significhi andare a lavorare per girare l’intero stipendio all’asilo nido e alla babysitter (che copre gli orari in cui l’asilo chiude, ma tu lavori). Ammesso di avercelo, un lavoro. Non ha idea di tante cose. Perchè se ce l’avesse, saprebbe che se le nascite sono in calo la colpa non è della gente che aspetta perchè è pigra/egoista o non ha voglia di preparare una culla o di trombare come ricci. 14141936_10210755439632107_9053702033329587428_n

13. “Un figlio è sempre possibile, anche durante la malattia”. Questa l’ha scritta il Ministero della Salute. L’avesse scritta il Grande Puffo, considerando come si riproducono i puffi (a proposito… come si riproducono i puffi?) e il tasso di malattia presente al villaggio dei funghetti, forse avrei potuto capirla. Ma l’ha scritta il Ministero della Salute. Ora… qualcuno può gentilmente andare a spiegare a questa gente che in gravidanza diventi deficiente anche se ti viene un raffreddore, perchè porcapaletta non puoi assumere praticamente nessun farmaco senza rischi per il bimbo? E, una volta assodato che questi ameni individui hanno assimilato questo primo concetto, qualcuno può cortesemente tentare di inculcargli anche l’idea che con certe malattie (un bel tumore, ad esempio, come suggerisce il turbante rosa dell’esaltata in foto), se la mamma ammalata non si cura, a fine gravidanza non ci arriva viva (e figurarsi se ci arriva il bambino…)? Oppure, se si cura, il bambino è comunque spacciato (se gli va bene ha solo danni permanenti, ma che volete che sia…)?
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14. “Infezioni sessualmente trasmesse? Anche no. Difendi ogni giorno la tua fertilità”. Ho tenuto la migliore per ultima. Purtroppo non sono riuscita in nessun modo a trovare un’immagine più definita di questa (un ritaglio preso da un collage)… e, come accennato sopra, il sito ufficiale è M.I.A. e non è possibile sfogliare la gallery ufficiale lì. Comunque, serve lo stesso allo scopo (ahahah… notate il fine doppio senso). Siamo all’apoteosi. Campagna in favore della fertilità. Foto di profilattici. Sipario. Scherzi a parte, mi stupisce che il Ministero non sia già stato messo a ferro e fuoco dai fondamentalisti cattolici. Un filo per stendere con sette gommini con su dei post it con sette nomi diversi (ohi, complimenti al lui di turno. Già arrivare al weekend senza confondersi e pigliarsi dei papagni in faccia perchè l’hai chiamata Sonia, ma quella che ti stavi bombando era Caterina – “Azz! Giovedì è domani…” – non è da poco. C’è da dire che magari il post it appiccicato sopra serve da promemoria, tipo bigliettino nascosto nell’astuccio durante i compiti in classe). Alla faccia della castità prematrimoniale, del matrimonio per la vita e della condanna degli anticoncezionali. In ogni caso, qui il Ministero ha cannato. Mi spiego: per una volta ha tenuto fede al suo compito, la tutela della salute degli italiani (notevole, niente da dire). Ma se davvero voleva sostenere la fertilità e l’aumento del tasso di natalità, attaccati a quel filo dovevano esserci solo i post it: al ritmo di 30 tizie diverse ingroppate dallo stesso tipo (mi rifaccio al post di ieri: qui “John Holmes” di Elio e le Storie Tese sarebbe la morte sua) ogni mese, vuoi che non ci scappino almeno una decina di pargoli? Ogni bimestre hai una classe del nido già pronta.

Chiudo rifacendomi al post di 2 giorni fa (peraltro frutto anche quello di un’ideona del Ministero della Salute. Tra un po’ mi sa che faccio prima a passare a loro nome utente e password del blog e farli scrivere direttamente qui: ci risparmiamo un passaggio). Iniziative simili, pagate anche con i soldi delle mie (delle nostre) tasse, direi che ti fan proprio venir voglia di boicottare lo Stato… Se dovete sputtanare i soldi che mi prendete in questo modo, forse è il caso che io trovi la maniera di non darveli più (almeno quelli di un pacchetto di paglie, che dal resto non si scappa… volendo anche restare onesti).

Andate e moltiplicatevi (ma così anche no, eh…)

Questa settimana il Consorte è in ferie (anche la prossima). Quindi il blog non sarebbe stato tra le mie priorità, diciamo.

E invece… preparatevi, perchè se l’ultimo post era una robina breve breve, questo è uno dei miei soliti. Di lunghezza biblica. E, nonostante questo, non ho nemmeno scritto tutto quello che penso…

Giusto ieri ho scoperto un eventone, fissato per il giorno precedente quello del mio compleanno. Immagino che ormai lo sappiate… siore e siori, il 22 settembre è il Fertility Day!  Che sarebbe già una mezza vaccata se si riferisse all’agricoltura… invece no, di cavoli in un certo senso si parla, ma sono i cavoli sotto i quali nascerebbero i bambini.14199679_10153900562276864_43525261719966339_n

Quello che non mi ha permesso di tener ferme le dita sulla tastiera (in fondo che mi frega… io ho già dato, giusto? Rompete le palle a qualcun’altra…) è stata l’astuta e finissima campagna pubblicitaria che ha accompagnato il lancio dell’eventone. Roba che il top lo si può raggiungere giusto mettendo quale colonna sonora ufficiale dell’happening “John Holmes” di Elio e le Storie Tese.

Viste le immaginette a corredo del post? Ma quanto son belle, eh? Talmente belline che secondo me si meritano una bella chiosa una per ciascuna. Ma allora cominciamo subito, suvvia!!

  1. “La bellezza non ha età. La fertilità sì”. Che almeno nella seconda parte e almeno in un certo senso è vero. Peccato la seconda parte non c’entri un tubo con la prima, se vogliamo (che diamine vuole comunicarmi? Vuole rassicurarmi sul fatto che dopo la gravidanza non diventerò un roito – beh, non più di quanto lo sia in partenza – e quindi non ha senso aspettare di diventare inguardabile per fare un figlio?). Il fatto che la bellezza non abbia età, permettetemi di dire che è di base una minchiata colossale. E no, non lo scrivo perchè “vecchio è brutto” e quindi l’età c’entra eccome con l’aspetto fisico. Al contrario. Io non sono e non sarò mai Claudia Schiffer, ma le mie foto in età “teen” sono una roba da tener nascosta all’Aquilina finchè l’età “teen” non l’avrà superata lei: raccapriccianti. Per chiarire il concetto: faccio ancora pena (e tuttora non mi spiego come abbia fatto il Consorte ad innamorarsi… oltretutto proprio 18 anni fa, minchia che fegato che ha avuto…), ma di certo io son meglio adesso che 20 anni fa. Quindi la bellezza ha età eccome (magari non la stessa per tutti).
  2. “La fertilità è un bene comune”. Agghiacciante. Considerando da dove si passa per arrivare alla mia fertilità, altro che bene comune, saranno ampiamente fatti miei come me la gestisco e chi faccio accedere, eh? Altro che “bene comune“... proprietà privata direi, piuttosto. E poi il paragone con l’acqua che esce dal rubinetto… la paghi, l’acqua che esce dal rubinetto. E qui il dubbio è: ci pagheranno (anzi, vi pagheranno. Io ho già dato, stabilimento chiuso) per ogni ovulo fecondato (magari con uno sconto sulla bolletta dell’acqua, per stare in tema) oppure stanno studiando una nuova (mica tanto. La tassa sugli scapoli la mise all’epoca lo “zio” Benito, proprio per incentivare gli uomini a sposarsi e metter su famiglia) gabella per chi la fertilità non la fa fruttare?
  3. “Genitori giovani, Il modo migliore per essere creativi”. E alla canna del gas, visto che di questi tempi se non hai qualcuno (i nonni, dai) che ti sostiene economicamente voglio vedere come la mantieni una famiglia da ggggiovane (prima dei 30 un sacco di gente non è ancora riuscita a lavorare nello stesso posto di lavoro un anno intero. Se poi dici che aspetti un figlio… ciao, eh). E poi, mi sia permesso un personale “andate a stendere”, dato che mia madre ha conosciuto mio padre a 40 anni (lui ne aveva 38), a 42 l’ha sposato e a 44 (dopo due aborti spontanei) sono nata io. Cos’avrebbe dovuto fare, secondo questi coglioni (scusate la scurrilità, ma non c’è termine più adatto)? Darla via al primo che capitava giusto per dar retta a loro e non “restare indietro”?
  4. “La costituzione tutela la procreazione cosciente e responsabile”. La n.4. La n.4… Con i servizi (bwaahahhahah, buona questa!!) alle famiglie che ci sono (ci sono?) in Italia. Con il trattamento che subiscono tante mamme lavoratrici (e anche papà, o comunque chiunque abbia necessità famigliari. Ne parlavo in questo post). Con la chance di trovare un lavoro se dici che hai figli (o se non ne hai, ma al colloquio ti lasci sfuggire di avere un marito/fidanzato/moroso e non hai ancora 50 anni). Chi dannazione ha pensato la n.4?!?!?!?! Non che le altre siano digeribili, ma la 4… la 4 l’ha concepita un mentecatto, dai. Oppure l’han copiata pari pari, senza pensarci, dalla Germania, o dalla Svezia, o dalla Terra di Mezzo o da Narnia… 14199582_10210152938610254_2506579074528525979_n
  5. “Il rinvio alla maternità porta al figlio unico. Se arriva”. Primo: io, da brava grammar nazi, avrei visto molto meglio “Il rinvio della maternità”. Magari sbaglio io, ma scritta così già suona da errore grammaticale (se non bastasse la minchiata espressa dal concetto). Secondo: sarò anche di parte (figlia unica madre di figlia unica), ma credo che quanti figli fare sia la seconda cosa (la prima è se fare figli) che può riguardare soltanto chi deve farli (e mantenerli). Terzo: il “se arriva” minatorio in chiusura è incommentabile.
  6. “Datti una mossa! Non aspettare la cicogna”. Capito? Dai mo’, un po’ d’impegno santo cielo!! Non puoi restartene a casa e pensare che il pupo arrivi giù dal camino in un fagottino! Credi di poter avere un figlio senza faticare? E no! Via quelle chiappe dal divano, e in moto: tutti nell’orto a cercarlo sotto un cavolo, sto benedetto pargolo. Che, al massimo, se proprio il pupo non lo trovi mal che vada almeno un Pokémon l’acchiappi.

    Sinceramente… siamo seri davvero? La cicogna? Poteva forse essere la più “simpatica” (sì, come un’ernia inguinale o un calcio nelle gengive) del mazzo… ma insieme a tutto il resto è tra il penoso e il patetico.Fert
  7. “Non mandare gli spermatozoi in fumo”. Se non fosse che sui pacchetti di sigarette sta scritto – probabilmente per mera par condicio – che il fumo nuoce gravemente al feto, questa sarebbe un chiaro invito a spaccarti i polmoni di Marlboro rosse, in caso tu sia donna.
  8. “La fertilità maschile è più vulnerabile di quanto non sembri”. E, a corredo, una buccia di banana. La prima idea era stata un cetriolo morto, ma si vede che il verde in foto risaltava male. C’è però da ammettere una cosa (sorvolando sulla citazione musicale “L’unico frutto dell’amor… è la banana, è la bananaaaa”): questa in qualche modo dice una cosa giusta e che è necessario ribadire. Perché troppo spesso si da per scontato che i figli non arrivino per “colpa” della donna. Coppie in cui la donna ha speso mesi in visite, esami, analisi, cure. Ha sistemato tutto il sistemabile e… Niente. Solo allora, in cinque minuti (vabbe’ cinque giorni per l’esito) e un unico esame è venuto fuori che il problema stava nell’altra metà del cielo. A iniziare entrambi le indagini contemporaneamente si risparmiava tempo, denaro e nervi.
  9. “Sballato. Dopato. Fumato. Fertile?”. Fertile? Ma tesoro mio, uno che si fuma e cala l’impossibile sinceramente non mi sembra il padre più papabile dell’universo. Direi che la fertilità è l’ultimo dei suoi problemi, a meno che nel giro di 9 mesi non voglia diventare lui stesso il primo problema assoluto del pargolo… (peraltro, se la scrivevate almeno al plurale si evitava – come per quella delle sigarette – la poco simpatica impressione che invece la madre possa ingurgitare, fumare e iniettarsi la qualunque senza problemi).
  10. “La prevenzione garantisce il tuo futuro. In tutti i sensi”. La prevenzione. Cioè, qualcuno al ministero della salute ha il coraggio di parlare di prevenzione. Quando vai al CUP per prenotare una visita e ti rispondono che (e ti è andata bene!!) il primo (e unico) posto disponibile è dopo 6 mesi abbondanti. Cifra indicativa (che rispecchia solo quello che è capitato a me per una visita oculistica, richiesta a fine giugno. Ci vado il 2 gennaio. Fortuna che è un controllo – dato che sono passati 20 anni dall’ultima volta che un oculista ha avuto a che fare con la mia miopia+astigmatismo – che faccio per scrupolo avendo il rinnovo della patente a marzo 2017, e fortuna che mi sono mossa a giugno 2016). Perchè 6 mesi è un tempo fin troppo breve, rispetto ad altre esperienze simili (per esami molto più necessari e in situazioni molto più a rischio) che si sentono in giro. E questi mi parlano di prevenzione. Se si proponesse come istitutrice di asilo nido la strega della casetta di marzapane sarebbe più credibile. Ah, e poi non parliamo poi del “garantire un futuro”, perchè c’è da ridere (o da piangere, vedete voi).
  11. “Cin cin. L’alcol dimezza la fertilità”. E non solo quella. Perchè l’unica spiegazione è che questa campagna sia stata ideata da ubriachi e che l’effetto dell’alcool sui neuroni sia lo stesso che ha sulla fertilità. Prosit.

Altro che invogliare a fare figli.

Vedi sta campagna, pensi che tuo figlio da grande potrebbe ideare robe del genere (e magari neanche lo pagheranno per farlo, il che almeno giustificherebbe in parte il prestare neuroni per una cagata simile, ma sarà durante un indegnissimo e fichissimo “stage formativo”).

E mica ti butti per restare incinta.

Ti fai chiudere le tube, così, per precauzione.

N.B. La campagna è del Ministero della Salute. Solo per amor di precisione, l’attuale Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, è diventata mamma per la prima volta a 43 anni, nel 2015. Di norma non avrei nulla da dire (la mia mamma ne aveva 44). Ma stavolta… La coerenza prima di tutto, proprio.

Dissuasione

MarlboroDopo due mesi e mezzo, sono tornata al tabacchi a comprar le sigarette. Avevo scritto in un altro post che, visto quanto fumo io, di solito la Philip Morris fa in tempo a cambiare la grafica del pacchetto, giusto? Bene, stavolta a movimentarmi la vita ci si è messo pure lo Stato: sul pacchetto che ho comprato qualche giorno fa c’è la foto di una tipa che sta espellendo i bronchi in un fazzoletto (oppure ha appena perso un dente del giudizio, a scelta).

Il che ha avuto un fortissimo impatto, su di me.

Mi ha fatto riesumare il mio vecchio portasigarette della Camomilla che avevo pensionato cercando di eliminare l’eliminabile, dato che la mia borsa pesa già 16 Kg di base solo con le cose che non posso lasciare a casa.

Sinceramente? Penso che avrebbe impatto molto maggiore un pacchetto tipo quello a destra nella foto, per scoraggiare i fumatori…