Partenza in 1^ classe

E no, stavolta non è semplicemente un “titolo ad effetto”, come è stato invece tre anni fa. Adesso vi spiego come mai. 🙂

L’Aquilina ha iniziato la primaria assolutamente in grandissimo stile… intanto, ad accogliere i nuovi scolari nell’atrio della scuola non c’erano soltanto coordinatrice e maestre. Troppo mainstream, quello son capaci tutti. I bimbi si sono trovati davanti addirittura il Sindaco (accompagnato dall’assessore all’istruzione), che ha augurato a tutti loro un buon inizio di anno scolastico con un breve discorso.

Poi è arrivato il momento di radunare le classi per portarle in aula. Appello e via andare? Ma per favore… annunciato da un lungo fischio è comparso un autentico capostazione in divisa Trenitalia (con paletta e tutto), che ha chiamato i bimbi ad uno ad uno consegnando a ciascuno un lussuoso biglietto di 1^ classe nominativo. Una volta composti tre trenini a coppie di due passeggeri, ogni convoglio si è poi mosso verso la sua destinazione, giungendo in aula in perfetto orario.

A quel punto deposito del bagaglio a mano (lo zaino dell’Aquilina giovedì sera pesava 7 Kg. La proprietaria è tuttora assestata sui 19 e qualcosa, ciabatte comprese. Fortuna che d’ora in poi lo zaino viaggerà molto meno pieno: il grosso del materiale resterà a scuola da lunedì a venerdì. Sebbene, pensando a tutta la roba dell’Aquilina moltiplicata per tutti i 22 scolari, l’unica soluzione che io abbia trovato a come stivare il tutto è un TARDIS parcheggiato a fondo aula), foto di rito, saluti con sventolamento dei biglietti, qualche lacrimuccia (no, io ho tenuto botta…) e poi arrivederci alla mezza.

Circa 3 ore dopo, il responso “a caldo” della mia neo-scolara è stato “Mi sono troppo divertita!” (speriamo che duri così… 😅). Per il resto pare abbiano visto la palestra, conosciuto la cuoca, creato e sistemato i passeggeri nel treno (se ho capito giusto, ognuno dovrebbe aver disegnato sé stesso), giocato in cortile e sembra anche che in bagno ci siano sia il water che la turca (immenso passo avanti rispetto a 33 anni fa: tutte turche. Che odio…). Ah, e ha pure mangiato la merenda (se conoscete i trascorsi dell’Aquilina col cibo, sapete anche che questo è praticamente un evento di per sé).

All’uscita da scuola, oltre a far conoscenza con la mamma di un suo nuovo compagno (una signora che mi è parsa in gambissima fin dalla prima di riunione di una settimana fa… se facesse lei la rappresentante di classe, mi sentirei in una botte di ferro!), ho scambiato anche due chiacchiere con la mamma di A., la compagna dell’Aquilina che è ancora in classe con lei grazie al trasferimento di sezione chiesto dai genitori.

Solo per darvi un’idea più completa dell’assurdità che sto per raccontarvi, specifico che la famiglia di A. è albanese d’origine. Sono “veterani” perché già il figlio maggiore ha frequentato le stesse elementari della sorella (oraè in 2^ media).  Chiacchierando siamo arrivate anche alle “voci” che girano sulla scuola (e che sono in gran parte la causa dell’esodo di cui parlavo nell’ultimo post): stringi stringi, anche se in faccia non te lo dice praticamente nessuno, il fatto che “ci son troppi stranieri”.

Al che le dico: “Guarda, da quando sono uscite le sezioni a me e al Consorte stan capitando delle conversazioni assurde. Mi chiedono come è andata, mi chiedono quanti stranieri ci sono in classe, rispondo… e mi sento chiedere  cosa vogliamo fare adesso, se pensiamo di trasferire l’Aquilina… Ma se volevo mandarla altrove, la iscrivevo altrove a gennaio, giusto?”

E lei: “Non parlarmene. Da quando si è saputo come sono messe le classi, anche a me la stessa cosa, tipo le mie colleghe…”

E quindi a questo punto la questione è: non puoi più pensare (di quelli che ti fanno la solfa scandalizzati/allarmati) “Poveretti, arrivano fin lì…”

No no. Magari, arrivassero “fin lì”… 😂

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-4

Riprendiamo da dove ci eravamo lasciati con questo post: sabato 2 settembre sono effettivamente uscite le liste con la composizione delle classi prime della scuola primaria che frequenterà l’Aquilina. Ovviamente eravamo là per vedere come era andata.

Ed è andata benone: l’Aquilina è stata accettata con l’orario che avevamo chiesto (tempo pieno), è casualmente nella stessa sezione (la B) che ho frequentato io in quella stessa scuola ormai 33 anni fa, e soprattutto in classe con lei c’è la sua amica M.P., con i cui genitori ci eravamo messi d’accordo per scambiarci la “preferenza” al momento dell’iscrizione! Esultiamo insieme al papà di M.P., che era lì anche lui, appuntamento al 7 settembre per la riunione con dirigente e maestre, saluti.

Ero già a casa da un po’, quando mi è venuta una curiosità: ma come è composta questa classe (non avevo guardato manco quanti fossero maschi rispetto alle femmine, per dire…)? Così apro la foto che avevo fatto all’elenco, scopro che in classe con l’Aquilina oltre a M.P. ci sono anche altri 4 suoi compagni della materna (che nel giro di qualche giorno diventeranno 5, perché i genitori di un’altra compagna che era finita nella C hanno chiesto e ottenuto il trasferimento “da noi”) e scopro anche che…

«1^B del 1984: ci sentivamo speciali perché in classe con noi c’era l’unico bimbo di colore del nostro anno (oserei dire di tutta la scuola, ma non ne sono certa).
1^B del 2017: l’Aquilina è l’unica della sua sezione con cognome italiano (che è ben differente dallo scrivere l'”unica italiana”, puntualizzo)»

Insomma, in 33 anni forse non è cambiato il mondo… ma di sicuro la semplice cittadina romagnola dove vivo ha dato un discreto voltone.

Ammetto che lì per lì un po’ ci sono rimasta. Intendiamoci, non che non mi aspettassi una situazione del genere. Alla materna su 27 bambini in classe 8 avevano cognome italiano; di questi 8, a gennaio 6 si sono iscritti fuori stradario:non ci vuole una laurea in statistica per fare qualche previsione. Ma appunto “del genere”. “Proprio così” me lo sarei aspettato solo se fossimo emigrati noi, all’estero… criticatemi pure (per inciso: su 63 bambini iscritti alla classe prima nella scuola dell’Aquilina, quest’anno gli italiani sono 3, e gli altri due sono nella classe che fa il modulo).

Remore? Oh, da brava pessimista sì. Per me, però: il timore di venir designata quale capro espiatorio per fare la rappresentante di classe, in quanto unica mamma italiana (ma se siamo tutti uguali… cominciamo da qui, giusto?), e poi quello di sentirmi un po’ “esclusa” perché non conosco le lingue madri degli altri genitori (fino a un po’ di inglese, francese e un tantin di spagnolo ci arrivo. Più in là di così, si fa dura…), metti che per comodità si mettano a chiacchierare in quelle, fuori dalla scuola. Timori idioti? Molto probabilmente (per la storia della rappresentante continuo a fare scongiuri, comunque. Chiunque, vi prego, ma NON io!!!)…

Nel frattempo, c’è stata la riunione con le maestre (a proposito, il nostro listone del materiale è risultato essere ragionevole): un’ora è poca per conoscere una persona, ma la mia prima impressione è stata ottima (un bel modo di fare e di proporsi). Tra l’altro, dell’insegnante di italiano mi avevano parlato benissimo in diverse persone (quando ancora non sapevo chi ci avevano assegnato) augurandomi che l’Aquilina capitasse con lei: grazie per gli auguri, hanno funzionato (ora speriamo di tenercela fino alla quinta)! 🙂

L’Aquilina è contentissima dei compagni con cui è capitata, ed io con lei (conosco abbastanza anche i genitori dell’amica che ha fatto il cambio di sezione, oltre quelli di M.P., quindi già così mi sento meno “sola”). Del resto, già alla materna si era formata una classe splendida, mai un problema tra i bimbi e nemmeno per le maestre a svolgere la programmazione. Perché non dovrebbe succedere anche per i prossimi 5 anni? Insomma, tutto a posto.

Tutto a posto? Quasi.

Da quando abbiamo saputo la composizione della classe, quando capita di fare due chiacchiere con qualcuno (conoscenti incontrati per strada, telefono, mamme di ex compagni di classe… addirittura dal dentista), sia a me che al Consorte si ripresenta un po ‘troppo spesso la seguente scenetta.

Convenevoli, come va, come va l’Aquilina. Quando accenni che sta per iniziare la prima elementare, ovviamente si passa alle domande sulla scuola: chi sono le maestre, con chi è in classe. Racconti che è andata bene,  tempo pieno come avevi chiesto e l’Aquilina è anche in classe con la sua migliore amica. Qualcuno però passa alla domanda successiva: Quanti stranieri ha, in classe?, e tu rispondi (oppure il dato lo fornisci tu direttamente chiacchierando, se si parla della composizione delle rispettive classi… quello è, dovrei forse nasconderlo?). E a quel punto, 9 su 10, ti senti chiedere, con tono (o emoticon, se sei in chat) più o meno velatamente allarmato:

“E adesso cosa pensi di fare?”

“A parte accompagnarla a scuola e buttare un occhio ai compiti?”

“Beh, potresti chiedere il trasferimento”

“Se avessi voluto mandarla in un’altra scuola e farmi 4 volte al giorno minimo 2,5 Km in bicicletta con Aquilina e zainone, invece di 1 km solo, l’avrei iscritta là a gennaio”

“… e per i compiti (sottinteso: in caso di assenza), come fate?”

“Ci romperemo le palle a chiedere in giro (ho già un paio di vittime sacrificali designate, ma perché dar per scontato che la cerchia non si allarghi?), come fan tutti…”

Ecco cosa mi dà fastidio del fatto che l’Aquilina sia l’unica con cognome italiano della sua classe: che il mandare tua figlia alla scuola che semplicemente è “tua” di zona venga considerato un fatto eccezionale e incredibile (e, sottinteso, tu genitore sia un incosciente a non farla spostare, perchè è inutile girarci attorno: questo sei, per alcuni) soltanto perché la classe non è composta di Rossi, Brambilla, Casadei, Pautasso, Visentin, Piras o Caruso,  ma di bambini che il cognome ce l’hanno più esotico. Risultato tra l’altro “merito”, in diversi casi, anche di chi ora se ne stupisce e si scandalizza (è da quando gli italiani erano circa la metà degli iscritti – se non prima – che per qualcuno erano già troppo pochi, e quindi la prole veniva iscritta fuori stradario o alle scuole private. Già tre anni fa, per l’iscrizione dell’Aquilina alla materna, succedeva: chi ha cambiato allora, di certo non torna indietro dopo).

Per dirla tutta, l’esodo autoctono è stato favorito anche da altri due fattori: la dirigente dell’Istituto Comprensivo che pare sia un po’ un tipino (motivo per cui il figlio minore viene iscritto altrove… una volta ok, due anche no), e la mancanza di classi con l’orario di modulo più classico “mattina da lunedì a sabato + due pomeriggi” (questo però è un po’ il classico serpente che si mangia la coda: non ci sono classi con questo orario perché ci vorrebbero minimo 15 alunni per farle partire. Nel dubbio di venire spostati ad altro orario, si va direttamente altrove).

In ogni caso, il risultato è questo che vi ho detto (se qualcuno avesse dubbi, gli elenchi sono pubblici e online sul sito della scuola: posso fornire il link).

Quello che mi piacerebbe sarebbe giusto non passare per “incoscienti bestie rare” solo perchè a noi va bene anche così.

Ora vi lascio: festeggio il nostro 13° anniversario di matrimonio continuando ad etichettare mezzo universo con nome-cognome dell’Aquilina (con un grazie di ❤ al Consorte per averle passato in eredità un cognome doppio… =__=)…

12.02.2011-23.08.2017

 

21222481_10213392064816650_1437750701_oAgosto si è chiuso col botto… beh, non letteralmente, ma di cose che hanno deciso di “cioccare” ne ho avute fin troppe.

In un solo giorno ho portato la bici dal meccanico la mattina (ruota anteriore forata) e salutato il cestino (si era storzato, e tentando di raddrizzarlo al Consorte gliene è restato direttamente in mano un pezzo), il che non è il modo migliore di iniziare una settimana.

Qualche giorno prima era andata anche peggio: dopo 6 anni e mezzo di onorato servizio, il mio portatile ASUS ha deciso di rendere l’anima a Bill Gates (o chi per lui). Già a fine giugno aveva dato qualche segno di cedimento, ma una volta aperto, ripulito e rimontato sembrava essersi ripreso. E infatti un altro paio di mesi li ha tirati.

A voler essere pignoli, il computer funzionicchiava ancora (oddio, dopo i primi due-tre riavvii ha deciso di avviarsi solo in modalità provvisoria… ma diciamo che andava)… è il monitor che è morto (ma almeno collegandolo al monitor del fisso ho potuto salvare i miei dati su HD esterno [alleluia alleluia!]). Ho detto poco, eh? Pensare di provare ripararlo ci è sembrato da subito antieconomico: sostituire lo schermo ad un portatile vecchio di 6 anni e mezzo? Auguri… E con quali garanzie che nel giro di un niente non sarebbe defunto qualcos’altro?

Vabbè, facciam finta che sia un regalo di compleanno con un mesetto di anticipo (l’Asus ha tirato le cuoia esattamente un mese prima della mia fatidica data). Nella sfiga almeno un pochino di fortuna: si avvicina l’inizio della scuola… vuoi che non ci sia qualche offerta buona sui portatili (poi, che a usarlo sia la mamma e non la studentessa è giusto un dettaglio…)? E infatti ci è andata bene: dopo esserci fatti un’idea tra web e negozi, nel giro di 4 giorni abbiamo adottato un Acer Aspire.

Il pomeriggio di inaugurazione l’ho passato a smadonnare contro Windows 10: 4 Gb di aggiornamento prima di poter iniziare a far qualcosa sul serio sono roba che mette abbastanza a dura prova la pazienza. Già ero scettica in partenza: Windows 7 è tra i sistemi operativi che ho apprezzato maggiormente (insieme al ’98 – wooooow… che spettacolo i temi del desktop! – e XP, che univa la carineria del ’98 al procedere tipo panzer tedesco di Windows 2000), reputavo difficile che questo nuovo sistema operativo potesse scalzarlo dal podio.

E invece… scalzato Windows 7 dal podio magari no (quello mi sa che è capitato al ’98…), ma conquistata in 4 giorni di utilizzo questo sì. E’ vero, Windows 10 è un po’ troppo pignolo… il fatto di dovergli confermare, ogni volta che si avvia un programma per la prima volta nella giornata, che sì, hai proprio intenzione di usarlo e lasciargli modificare qualcosina sull’hard disk è un po’ una rottura (come anche il dover autorizzare ogni file .exe ad eseguirsi con i privilegi di amministratore, se no tanto vale non cliccarci manco sopra).

E il nuovo menù avvio (che si apre e ti porta via i 3/4 di schermo) di primo acchito più che aiutare confonde… ma basta prenderci la mano e iniziare a personalizzarlo per trovarcisi molto più a proprio agio (a proposito di personalizzare, ho spistolato più io nelle opzioni in 4 giorni che il Consorte che lo sta usando da un anno e passa sul suo fisso… Non erano passate 8 ore dal primo avvio che già avevo cambiato tema al desktop, schermata di blocco e ridotto Cortana da barra lunga 5 cm a iconcina persa in mezzo alle altre della barra 😀 ).

Altri punti a favore: il calendario funziona da dio per pianificare impegni e promemoria (ciao ciao programmino apposta!), le cartelle sono molto meglio organizzate e con tutti i comandi a portata di mano, le app mi avevano fatto storcere il naso e invece possono essere parecchio utili per evitare di installare altro o qualcosa “in più” (sono pure curiose… ad esempio quella del meteo, che ti fa sapere che “oggi” negli ultimi 30 anni ha piovuto 21 volte su 30. Perfettamente inutile ai fini pratici, ma interessante).

Anche Edge si sta comportando bene: la prima cosa che ho fatto è stata installare un altro browser, perché Explorer è sempre stato pietoso. Il suo successore invece non è poi così male… al punto che alla fine ho deciso di riconsegnargli la corona di “browser predefinito”.

Non dico che “10” sia anche il voto che assegnerei a questo sistema operativo, è troppo poco che ci ho a che fare… però siamo sulla buona strada.

Insomma, indubbiamente avrei preferito continuare ad usare il caro vecchio Asus ancora per un po’ e soprattutto rimandare la spesa… però ammetto che la novità mi sta piacendo proprio un sacco (riuscire a fare il backup settimanale in un lampo grazie al fatto che ora la USB 3.0 non ce l’ha più solo l’HD esterno, poi, è un godimento…)! 🙂

 

14 (Quattordici)

WhatsApp Image 2017-08-31 at 10.04.36Che sono i giorni che mancano al debutto dell’Aquilina nella scuola primaria. E non sono tanti. Soprattutto se in pratica non sai ancora una beneamata mazza di niente.

Già… perché non sappiamo ancora in che sezione è finita, con quali maestre (e qui, sinceramente… tanto non ne conosco nessuna, mi cambia ben poco), con che orario (alla fine è stata davvero presa al tempo pieno, oppure all’ultimo la spostano al modulo per ragioni organizzative? E già qui mi cambia un tot…) e  con che compagni della scuola dell’infanzia (e qui cambia all’Aquilina… la richiesta incrociata di restare in classe con la “sua” M.P. sarà stata esaudita?). Pare, forse, probabilmente che domani alle 12 metteranno fuori le classi definitive. Sperem.

Non sappiamo ancora nemmeno cosa le serva di preciso (e quando dico “preciso” lo dico davvero “precisamente”: in altre scuole so che hanno indicato pure marca e modello delle forbici…), visto che la riunione con dirigente e insegnanti è fissata per il 7 settembre alle 18, e in tale occasione dovremmo anche ricevere il listone ufficiale del materiale da procurarci.

Dai poi che un po’ di roba abbiamo già iniziato a prenderla (zaino, astuccio, grembiuli… insomma, quello che bene o male per forza ci vuole), già che la settimana dell’11/9 saremo anche impegnati in un lavoraccio che leverà tempo allo shopping: dobbiamo invertire due stanze di casa tra loro, il salotto e la camera dell’Aquilina.

In pratica le stiamo riportando alla loro destinazione originaria: finora ci avevano fatto comodo così (quando poi non si sapeva neanche “se” ci sarebbe stata un’Aquilina, avere il salotto un po’ più ampio sembrava più logico che tenere quella stanza praticamente inutilizzata), ma adesso è diventato più logico dare più spazio a lei che sta crescendo, sia per studiare in santa pace che per giocare in camera sua.

Non nascondo che è forte pure la speranza di tornare ad avere una parvenza di salotto, senza che sembri che tra la TV e il divano gli artificieri abbiano fatto brillare il sacco di Babbo Natale (perché al momento è lì che, per ragioni di spazio, sta la maggior parte dei giochi). Ora speriamo giusto di riuscire a spostare il divano (un tre posti blocco unico cui non si staccano manco i cuscini… O__O ;)…

Quindi, tutto in alto mare, per questo inizio di anno scolastico? No, dai, tutto no. Perché “quattordici” non è soltanto il titolo di questo post e i giorni che mancano all’inizio della scuola. “Quattordici” è anche qualcos’altro…

Ecco cosa è già pronto: i libri scolastici li abbiamo già in casa (grazie al fatto che sono identici per tutti le sezioni e tutti gli orari)! Un trauma, per me che nel giurassico 1984 in prima (e idem in seconda) elementare avevo IL libro di lettura (testo ministeriale, “Cominciamo”) e IL libro di matematica/logica (testo supplementare fatto comprare dalla maestra, “L’albero dei numeri”). Il sussidiario era una roba “da grandi”, ci avevi a che fare solo dalla terza (quando anche il libro di lettura subiva un’evoluzione e diventava “L’Orsa Maggiore”… e in classe nessuno conosceva ancora Ken il Guerriero, se no sai che figata sarebbe diventato, quel libro?).

Perché un trauma? Beh, perché quelli che vedete in foto sono i (tre) libri di testo dell’Aquilina per la prima elementare (ops, primaria…). E’ vero, presi singolarmente sono sottilini (e sono anche fatti bene, colorati e allegri). Ma sono 14 (quattordici) tra volumi, fascicoli e dispense. E’ molto probabile che siano soltanto paranoie mie (felicissima di fare mea culpa, se sarà così), ma io l’Aquilina a dover gestire 14 libri (più i quaderni) la vedo male… poi si porta a casa quello sbagliato, e per fare i compiti diventiamo deficienti.

Il mio primo incontro con la nostra biblioteca ambulante personale è andato così: a fine agosto, vado in centro per il solito scambio di libri in biblioteca comunale. Già che son lì, decido di provare a fermarmi in cartolibreria – poco distante – per vedere se è arrivato qualcosa (è vero, han detto che avrebbero avvisato loro… ma già che ci passo davanti, tanto vale). E infatti:

Cartolaia: “Due su tre li abbiamo ritirati proprio ieri pomeriggio dal distributore! Vuole che ci mettiamo la copertina colibrì sumisuraiperfigasuperindistruttibile? costa 1 euro e 30 a libro”
Io dico “Massì, conoscendo il soggetto… facciamo le cose per bene” (e penso “Tanto, 2 libri… 2 euro e 60”).
Cartolaia (tornando fuori dal retrobottega con un librino, una sorta di Bibbia-Bignami): “Metto la copertina anche a questo?”
Io dico: “Massì, visto che quelli di religione devono durare 3 anni” (e penso “Vabbè, 3 libri… 3 euro e 90”)

Cinque minuti e… *BRAAamm* (rumore di pila di libri copertinata e poggiata sul bancone)… 3 euro e 90? 9 euro e 10, un rene (per dovere di cronaca: copertine effettivamente perfette)! Ed erano solo “due” dei “tre” libri (il terzo ha poi richiesto l’investimento di altri 7 euro e 80 di copertine. E ci va pure di lusso che alle elementari i libri son gratis…)!! 😀

E niente: io avviso il Consorte, così non può dire che non lo sapeva. Io quando l’Aquilina compirà 13 anni scappo all’estero senza lasciare tracce (se vuol venire anche lui… 😉 ). Non ho il fegato di sapere quanti saranno i libri (attuali) per le superiori…

 

Il trasloco della Principessa

20170729_192616.jpgQuesta estate ha anche portato un cambiamento non da poco, in famiglia.

Premessa: la Ciccia è una gatta affettuosissima (e chiacchierona), ma un bel po’ permalosa. E’ sempre stata – purtroppo – il tipo di gatto che se deve farti sapere che qualcosa che non le va non te lo dice miagolando o lamentandosi (tipo gnolando davanti a una ciotola vuota o raspando davanti a una lettiera poco pulita), ma piuttosto pisciando da qualche parte (e continuando fino alla risoluzione del “problema”… ammesso che si riuscisse a capire quale fosse).

E questo mica da adesso che ha quasi 13 anni e uno potrebbe dire “sta invecchiando, non ci prende più”… da sempre, anche da prima che arrivasse Leda. Tant’è che in casa è da un pezzo che non abbiamo più tappeti. Da quando è arrivata anche l’Aquilina più o meno tutti i giorni qualche ricordino in giro lo lasciava. Tipo la cacca quasi quotidiana sul pavimento del bagno, o il bidet utilizzato per la pipì (nonostante due lettiere, utilizzate seppur condivise con la collega). Però quelli erano posti facilmente pulibili, e sinceramente quasi non ci facevo più caso.

Negli ultimi mesi però la cosa si era un po ‘ “aggravata”, anche se in maniera saltuaria: ha iniziato a bersagliare il nostro letto. Non ricordo esattamente il numero di episodi (la maggior parte si è risolta a lavatrici e bicarbonato), ma abbiamo dovuto buttare un cuscino in lattice (non lavabile) e anche i due piumoni (di quelli che si accoppiano e con cui fai tutto l’anno), cui a forza di lavaggi hanno ceduto le cuciture e ormai avevano perso la maggior parte delle piume dell’imbottitura. Ma anche qui, nonostante la spesa per ricomprare la biancheria danneggiata, in qualche modo si andava avanti.

Poi venerdì 30 giugno, mentre ero in casa con l’Aquilina, l’ha rifatta su uno dei miei cuscini (per fortuna quello lavabile in lavatrice). E sabato mattina, mentre facevamo le valigie per partire due giorni dopo per la montagna, l’ha rifatta in mezzo al letto sopra una borsa (vuota) che dovevamo portare con noi (con ancora tutta la biancheria del giorno prima stesa ad asciugare…)

Dovendo partire lunedì 3 luglio per star via quasi una settimana, non sapevamo come fare (cosa avremmo trovato, al ritorno? Una cosa è intervenire sul materasso immediatamente, una cosa è se la pipì resta lì anche solo mezza giornata… e, a parte chiedergli di passare per fare manutenzione alle gatte, non potevo certo chiedere a mio padre di impegnarsi anche a ripulirci il materasso ogni singolo giorno).

L’unica soluzione rapida che ci è venuta in mente per non ammattire (a parte le vacanze con l’angoscia, quante altre volte avremmo dovuto cambiare il letto da lì alla partenza?) è stata chiedere aiuto alla famiglia del Consorte: noi viviamo in condominio senza un giardino nostro, loro invece abitano in una casa quadrifamigliare, con giardino esclusivo di proprietà sia davanti casa che sul retro.

Fortunatamente, la Ciccia si è adattata bene fin da subito, anche se io ho costretto il Consorte a chiamare i suoi tutti i giorni (di solito è tanto se si sentono una volta, mentre è in ferie) per un saluto (… e per avere notizie della gatta. 😛 ) e al nostro ritorno dalla montagna sembrava stare meglio di quando non fosse stata da anni (temo da quando le abbiamo messo in casa Leda…): anche la bisnonna sembrava essersi affezionata (la Ciccia la segue per l’orto meglio di un cagnolino, e la bisnonna l’ha ribattezzata “Principessa“… titolo che la gatta ha subito accettato senza problemi: accorre prontamente così come ha sempre fatto con “Ciccia” o “Shunrei“).

Ne abbiamo parlato, e alla fine il Consorte ha provato a chiedere ai suoi se la sistemazione della micia poteva essere definitiva (ovviamente fermo restando che avremmo continuato a provvedere noi a pappa, lettiera, antipulci, veterinario…). Si aspettava come minimo un po’ di reticenza (più che comprensibile: alle 13 del sabato ti chiedo di tenermi la gatta, alle 15 te la sbologno, 10 giorni dopo ti chiedo di tenerla e basta… “Se avessi voluto un gatto me lo sarei preso da solo” sarebbe stata una risposta sensata e comprensibile).

E invece no… la risposta è stata “Va bene”.

20170729_192817.jpgInsomma, la Ciccia è là in “trasferta” da allora: ha a disposizione due giardini (essendo comunicanti, non disdegna nemmeno quello della vicina), un sacco di posti dove sonnecchiare/rifugiarsi, almeno un amico (Mimì, il gatto della vicina, che in poche settimane pare abbia digerito più della Leda in 8 anni) a farle compagnia. Ha espressamente richiesto e utilizza la lettiera solo per la pipì (per il resto pare che il prato della vicina sia molto più performante… ehm…), ha i suoi posti dove riposare e grattarsi, intrattiene chiunque abbia voglia di risponderle con le sue miagolate, ci tiene a fare almeno un sopralluogo quotidiano dentro casa e alla plebea ciotola dell’acqua preferisce quella corrente che goccia da un annaffiatoio. Può salutare il Consorte quando lui si ferma a pranzo nei giorni feriali, e un paio di weekend al mese cerchiamo di andarla a trovare tutti insieme.

L’Aquilina ha preso il cambiamento meglio di quanto temessi: ci è rimasta un po’ male subito, quando al momento di tornare a casa ha capito sul serio che la Ciccia non sarebbe venuta con noi. Dopo però ha semplicemente assimilato che ora lei è dai nonni, e che quando andiamo là può salutarla. Insomma, non la cerca (nel senso che non chiede ad nauseam “Quando torna la Ciccia?” e tu daccapo ogni volta a spiegare questo e quello).

Anche Leda mi ha sorpresa: ammetto di aver chiesto a mio padre, quando poteva, di andare a darle un occhio anche la mattina e non solo alla sera come eravamo d’accordo inizialmente: Leda non è mai stata sola in vita sua (prima con la famiglia d’origine, poi con noi o solo con la Ciccia le 5 volte che siamo andati in vacanza negli ultimi 8 anni), appiopparle 6 giorni di solitudine “a secco” mi inquietava un po’. Invece niente: semplicemente è diventata più coccolosa di prima. E’ sempre quel tipo di gatto che chiede e accetta coccole solo quando, come, dove e soprattutto per quanto tempo decide lei, ma ora te la ritrovi più spesso tra i piedi a fare le fusa in cerca di una carezza o un grattino.

Per farla breve: quella che l’ha vissuta peggio, con magone e quant’altro sono stata io… 😂😂

La Ciccia ha qualche problema solo con i coinquilini occasionali. L’altro giorno, ad esempio, miagolava disperata. Eppure, i croccantini li aveva avuti da poco,  il tonnino l’aveva mangiato a pranzo… che avrà? Dopo un po’ mio suocero esce a vedere.

La Ciccia, gnolando, lo porta fino alla ciotola dei croccantini. Croccantini che si stava pappando un riccio! 😂😂

Riccio che ha dovuto cacciar via mio suocero, perché la temibile felina di 8 Kg era terrorizzata dall’intruso (chi ha detto che il gatto è un predatore?).

E non è bastato allontanare l’invasore… da autentica “principessa“, la Ciccia ha continuato a lamentarsi e non si è degnata di mangiare finché la ciotola non è stata lavata e ri-riempita… 😀

A spasso

20597556_10213146059106661_228481436_oQuest’anno non ho avuto modo di reiscrivermi in palestra come l’anno scorso per il corso di Attività Fisica Adattata che tanto ha fatto per il mio disco intervertebrale schiacciato (problemi di orari a parte, ho investito il budget del corso di ginnastica adattata nel vaccino per il meningococco B per l’Aquilina), e ovviamente la mia schiena ne ha approfittato per farmela pagare (probabilmente con la perfida complicità del materasso del nostro letto, che a mio parere mi rema contro… il momento di inchiodamento peggiore è appena mi alzo la mattina, o quando capita di guardare qualcosa sul portatile stando sul letto).

A inizio marzo, non ne potevo più.

Rimuginando su una possibile soluzione a costo zero, mi è venuto in mente che tra le alternative senza effetti collaterali (lo step ormai posso solo sognarmelo…) che mi aveva consigliato il medico c’era anche il camminare per almeno 5 Km al giorno. E che ci vuole? Le gambe le ho, un paio di scarpe da ginnastica pure… una personale “ruota per criceti” anche: il parco comunale è a 200 metri da casa e il viale che lo circonda forma un quadrato di circa 400 metri per lato. Se riesco a fare 3 giri al giorno… beh, dovremmo esserci, no?

20590878_10213146063346767_1810733116_oCosì a fine marzo ho iniziato. E ho iniziato a secco con 3 giri, appunto: non sembrava poi granchè, sulla carta. Sulla carta. Perchè ero talmente fuori allenamento che quei tre giri mi hanno stesa… X-D Roba che il primo giorno, al pomeriggio, è stata un’impresa anche fare due piani di scale per andare a recuperare l’Aquilina a scuola (e la sera avrò letto mezza pagina prima di addormentarmi, perchè ci son restata secca subito).

Però ormai l’impegno l’avevo preso, quindi la mattina dopo rieccomi per altri tre giri. Dopo una decina di giorni, ho provato ad aggiungerne un quarto. Adesso, i giorni in cui non ho troppo da fare, riesco a farne cinque senza problemi (non è che sia chissà che impresa: parliamo di circa 9 Km e una dozzina di migliaia di passi… il problema è solo il tempo, per fare un giro ci metto un quarto d’ora abbondante). E se gli impegni del giorno sono altri, cerco di fare i giri che dovrei fare (ad esempio la solita capatina in biblioteca comunale per scambiare i 5 libri letti con 5 nuovi) lasciando a casa la bicicletta.

Ho anche scoperto di avere preinstallata sul cellulare un’app della Samsung che serve egregiamente da contapassi (e non solo, ma dato che sono pigra non mi son messa a spistolare tutte le funzioni…) e a suo modo fa da incentivo a mantenere l’impegno preso… tutti i mesi parte una “sfida globale” tra tutti gli utenti dell’app, con l’obiettivo di 200.000 passi e tanto di classifica.

20615494_10213146058266640_1713521614_oDa fine marzo non ho perso un grammo (il consumo calorico è una roba deprimente) e i miglioramenti alla schiena sono limitati (il materasso spacca-vertebre contribuisce parecchio… però dopo un quarto d’ora-venti minuti che sono in posizione verticale, effettivamente il male non l’ho più), però ci sono e in qualche modo mi sembra di star meglio in generale, quindi finchè riesco vado avanti. Nel frattempo ascolto musica, mando avanti le missioni di Shakes & Fidget, sbrigo eventuali telefonate, rompo le balle a Perennemente Sloggata su Whatsapp, scatto qualche foto (non capitata di rado di imbattersi anche in qualche scoiattolo)…

E poi incontro gente (e scambio due chiacchiere). C’è un’amica dei miei che abita proprio di fianco al parco, capita di incrociarsi. A volte fanno lo stesso percorso anche alcuni dei miei vicini di casa (o semplicemente leggono un libro su una panchina). Ho incrociato una mia ex collega (eravamo nella stessa ditta intorno al 2000) che stava portando al parco il figlio (caso vuole che entrambe siamo diventate mamme nel 2011… scoperto quando l’Aquilina frequentava un centro giochi, l’anno prima di iniziare la scuola dell’infanzia).

E ci sono anche le persone che  non conosco direttamente, ma che dopo un po’ sembra di conoscere… o che conosci e basta fermandoti a fare due chiacchiere.

Quasi immancabili, almeno una volta a settimana, i Testimoni di Geova (non so che riescano a combinare, soprattutto quando tentano di fermare chi i giri li fa di corsa e con le cuffie nelle orecchie…). All’incirca tanti passeggini o carrozzine quanti deambulatori o sedie a rotelle. Un paio di coppie di coniugi anziani dove lui/lei accompagna lei/lui con problemi di salute… abbastanza da aver bisogno di fare una passeggiata tutti i giorni, ma non troppi da impedirgli/le di farla.

C’è un ex operatore ecologico/ex allenatore di calcio che mi ha attaccato bottone incoraggiandomi a continuare e raccontandomi i suoi progressi (essì, pare che ci sia anche chi riesce a perderci peso… sai mai che prima o poi venga miracolata pure io), m’ha appioppato un soprannome e ora ovunque mi incontri mi saluta con un “Ciao, Grinta!”.

E c’è stata un’arzilla 88 enne (ma solo perchè mi ha detto lei quanti anni aveva… a vederla ne dimostra minimo 15 di meno. Tra l’altro, va tuttora a ballare il liscio…) con cui ho trascorso un’interessante mezz’ora iniziando a chiacchierare di una storica fabbrica che sorgeva accanto al parco e che in questi giorni stanno demolendo (lo stabilimento di produzione è stato trasferito da anni) e passando poi a tutt’altro… scoprendo anche che lei da quasi 50 anni abita nel palazzo accanto al mio (son 13 anni che vivo a 30 metri da lei, mai vista prima).

Insomma, non so per quanto riuscirò ad andare avanti… ma per ora, come soluzione a costo zero per levarsi di casa e muovere il didietro, direi che sta funzionando in modo soddisfacente.

 

Dolomiti tra gioco, leggende e natura #3

Dolomiti Action Adventure Park

P1030053Che in Trentino i parchi pubblici siano praticamente tutti dei gioiellini, è palese: giochi per tutti i gusti e tutte le età, soprattutto ben tenuti e tutti funzionanti (se vi sembra che stia scrivendo cose scontate, sappiate allora che vivete in una zona fortunata). Campitello di Fassa, però, ha una marcia in più: il parco giochi è all’interno dell’area sportiva, che a parte gli impianti più “classici” comprende anche il Dolomiti Action Adventure Park.

In parole povere, si tratta di percorsi “sospesi” tra gli alberi, tra piattaforme sospese, ponti nepalesi, corde, carrucole, scale e tronchi oscillanti. Prima di iniziare, l’Aquilina è stata minuta di imbragatura, casco e moschettoni per agganciarsi alle funi di sicurezza. Poi ha visto un filmato di spiegazioni e quindi seguito una breve lezione pratica per imparare come/dove/quando agganciare/sganciare i moschettoni. E poi… via ad arrampicarsi!

20170706_144522I percorsi sono tanti, e le due ore, che all’inizio sembrano tantissime. volano via letteralmente. L’Aquilina è riuscita a completarne 4, cedendo a metà del quinto (sinceramente, l’abbiamo lasciata provare giusto perchè sembrava tanto entusiasta di farcela… ma era più in alto di quanto avrei mai voluto essere io… non solo alla sua età, proprio anche ora!).

Insomma, un buon modo per trascorrere una giornata all’aperto in maniera un po’ insolita e diversa dalla “solita” passeggiata. Questo il sito ufficiale: http://www.dolomitiaction.com/.

Pian de Schiavaneis: il Sentiero delle Marmotte

P1030216Lo abbiamo scoperto l’anno scorso grazie ad una passeggiata organizzata dall’hotel, e ormai mi sa che sarà tappa fissa ogni volta che riusciremo a tornare in Val di Fassa. Il sentiero parte dal parcheggio del ristorante Pian de Schiavaneis, sulla strada che da Canazei va verso il Passo Sella: lo si può imboccare anche poco oltre il ristorante, sulla destra c’è un piccolo spiazzo. In ogni caso il ristorante è un punto maggiormente visibile, e il percorso a piedi si allunga di molto poco.

P1030198Dopo una passeggiata di una mezz’oretta si arriva appunto alle tane delle marmotte: d’obbligo portare qualcosa alle padrone di casa (noci o nocciole, ma anche mele e qualche grissino), che saranno ben contente di favorire direttamente dalle vostre mani.

20170707_110704L’anno scorso non ci avevamo fatto caso, ma quest’anno ci siamo accorti che si sentiva rumore di acqua corrente… Così dopo aver salutato le marmotte abbiamo proseguito la passeggiata: tempo cinque minuti, e ci siamo trovati davanti a una piccola cascata, davvero bella.

Stavolta siti ufficiali non ce ne sono, ma questo magari può servire per rintracciare il punto di partenza: https://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g194709-d3452808-Reviews-Pian_de_Schiavaneis-Canazei_Province_of_Trento_Trentino_Alto_Adige.html Noi ci siamo fermati qui a pranzare dopo la passeggiata, e posso assicurarvi che la polenta con funghi e formaggio è stata spettacolare!

Muse – Museo delle Scienze di Trento 

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Trasformarsi in lupo…

Come sfruttare al meglio il viaggio di ritorno? La meta è venuta in mente al Consorte, ne avevamo parlato mesi fa per poi quasi dimenticarcene… e invece è stata un’ottima pensata, visto che per noi era di strada (da Trento dobbiamo comunque passarci) e che (come ho accennato anche in questo post) si è rivelata davvero una bella esperienza.

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… e toccare un ghiacciaio!

Anche qui prima o poi dovremo tornarci, perchè mezza giornata è davvero poca per vedere, provare e leggere tutto. Il museo si sviluppa su ben cinque piani e (cito direttamente) Il percorso espositivo del Muse usa la metafora della montagna per raccontare la vita sulla Terra. Si inizia dalla cima: terrazza e piano 4 ci fanno incontrare sole e ghiaccio, per poi scendere ad approfondire le tematiche delle biodiversità, della sostenibilità, dell’evoluzione, fino al piano interrato e alla meraviglia della serra tropicale”.​​​​​​​​​​​​​​​​

Ci sono installazioni con cui giocare con le leggi della fisica (ad esempio, ascoltare un brano di musica classica… con i denti), i sensi o provare a costruire un ponte con le tecniche usate dagli antichi romani (e poi salirci sopra), si può simulare la migrazione degli uccelli (ehm… i nostri non hanno avuto una gran fortuna…), interagire con un programma a schermo utilizzando solo gli occhi, visitare la serra tropicale, sedersi attorno al fuoco e osservare la lavorazione dei metalli nella preistoria… insomma, talmente tante cose da fare, vedere, provare che non è possibile riassumerle in poche righe. C’è anche un planetario, all’interno del Muse.

20170708_140725Tra l’altro, l’idea di fermarci è stata doppiamente buona perchè in questo modo l’Aquilina ha avuto la sua unica e ultima occasione di accedere al “Maxi Ooh!”, un’area riservata ai bambini da 0 a 5 anni.

Avete mai disegnato con la voce? Questa è solo una delle esperienze tattili, sonore, visive che si possono fare nel Maxi Ooh!, e non so davvero se si sia divertita di più l’Aquilina o noi grandi che (a turno) l’abbiamo accompagnata in quell’ora di esperimenti e scoperte…

Qui trovate tutte le informazioni utili, http://www.muse.it/it/Pagine/default.aspx

Se capitate in zona, merita davvero una visita!