Tutto è bene…

fire-spitting-dragon… quel che finisce bene, si dice. Sicuro. Solo che se ogni tanto qualcosa andasse liscio senza prima mettere a rischio le tue coronarie non sarebbe malaccio.

Avevo accennato in questo post che a inizio anno ci siamo decisi a cambiare gestore di telefonia fissa: dopo un mese passato praticamente senza ADSL e nessuna soluzione da parte di Infostrada, abbiamo approfittato di un’offerta TIM che ci farà spendere circa 10 € in meno al mese per tornare in “Telecom”. Richiesta di attivazione a TIM, raccomandata di disdetta a Infostrada, eccetera eccetera.

Devo dire che già l’attivazione con TIM non era partita sotto una stella particolarmente benevola: dopo un inizio promettente (dopo 5 giorni dalla richiesta di attivazione sono stata contattata per fissare l’intervento del tecnico qui a casa… e considerate che l’attivazione l’abbiamo fatta il 5 gennaio, con feste e weekend nel mezzo), sono iniziate le magagne.

Il 12 gennaio attendiamo il tecnico, che doveva passare tra le 10.30 e le 11.30. Si fa mezzogiorno e niente. Si fa l’una e niente… così chiamo il 187: beh, non si sanno spiegare come mai non sia venuto, a loro risulta l’appuntamento che ho io. Non potendogli spiegare nemmeno io come mai non sia venuto, l’operatrice mi dice che segnalerà la cosa chiedendo che ci ricontattino per un nuovo appuntamento. Mi raccomando che stavolta il tecnico mi dia un colpo di telefono quando sta per arrivare, giusto per non perdere un’altra mattinata per nulla (sto ancora cercando lavoro… ma se lavorassi aver buttato una mattina di ferie per niente e dover chiedere altre ore di permesso sarebbe stato ancor meno simpatico). Mi assicura di sì, bene, buona giornata.

Passano i giorni, nessuno richiama. Così richiamiamo noi: l’operatrice che risponde dice di vedere un appuntamento già fissato per il 23 gennaio, sempre tra le 10.30 e le 12.30. Ricordo di nuovo la faccenda di chiamare prima di venire, mentre mi chiedo quando dannazione pensavano di farci sapere qualcosa.

Arriva il fatidico 23 gennaio. E arriva anche il tecnico (anzi, la tecnica), e mi chiama prima di venire. Fa quello che deve fare, torna in centrale per attivare, torna qui a recuperare il baracchino che aveva lasciato attaccato alla presa, dice che è tutto a posto. Io però non riesco a navigare nè da PC nè da cellulare… la tecnica mi dice che forse c’è da cambiare qualche impostazione nel router, mi lascia i dati di accesso all’ADSL (quelli generici), io prima provo senza successo a mettere a posto il router, poi penso che sicuramente il Consorte è più bravo di me e gli passo la palla quando rientra da lavoro.

Ma il Consorte i miracoli non li fa… e non riusciamo a connetterci. Ci viene in mente che, a differenza delle due volte precedenti, stavolta non si è mai aperta la pagina automatica di attivazione account (l’unica che si apriva sia nel 2006 quando abbiamo attivato la prima Alice, e anche nel 2010 dopo il passaggio a Infostrada). Così cerchiamo in rete se quello può essere il problema, scopriamo che in effetti potrebbe essere, in qualche modo riusciamo a registrare una nuova casella di posta @tim.it e ad associarla all’account TIM fisso anche senza la pagina automatica.

Nonostante questo non riusciamo a navigare. E allora richiamiamo il 187.

Il primo commerciale ci ha detto che dopo l’intervento del tecnico c’erano altri lavori da fare in centrale e che quindi avremmo comunque dovuto attendere 24 ore. Eh? Ma la tecnica ha detto che la linea era disponibile e attiva da subito, non ha parlato di attese!

Il secondo commerciale (contattato quindi per conferma) ha invece rilevato che il router risultava non connesso ed ha aperto un guasto per verifiche.

Stamattina mi chiama un’operatrice dell’assistenza tecnica, che invece di risolvere il problema ha solo complicato le cose creando problemi dove non ce n’erano: mentre le spiegavo il problema, ha improvvisamente rilevato che la nostra utenza era “in blacklist per morosità” e che quindi poteva solo chiudere il guasto. Non ha saputo/voluto dirmi altro e mi ha rimandata al commerciale (e qui veramente ho rimpianto con tutto il cuore di non aver conosciuto prima il servizio di cui mi ha parlato Ivo Gandolfo in un commento al mio post sul MIUR. In ogni caso: grazie ancora per l’info, tra due anni può essere che ne approfittiamo).

La terza operatrice del commerciale (gentilissima, stavolta) è caduta dalle nuvole: non solo non risulta alcuna morosità pregressa a nostro carico (graziarcavolo, son ragioniera nell’animo. Odio pagare spese che non mi spettano, ma odio molto di più avere debiti in sospeso), ma addirittura risulta un credito di 13 € a nostro favore, relativo all’utenza cessata nell’ottobre 2010 (13 € che ovviamente nessuno si è mai curato di restituirci, ma che a mio parere possono anche tenersi, tant’è che me li ero dimenticati: quell’errore di fatturazione fu uno dei motivi per cui nel 2010 ce ne siamo andati, e per chiudere alla svelta i ponti decidemmo di lasciar perdere di chiederli indietro). Ha quindi riaperto la segnalazione al reparto tecnico, e in più ha fatto segnalazione urgente all’ufficio fatturazione per togliere dalla nostra utenza dalla blacklist (il vero motivo per cui l’ADSL non funzionava… hai voglia cambiare le impostazioni del router, registrare roba e sacrificare galletti a qualche oscura divinità): si è congedata augurandomi che entro sera potesse essere tutto sistemato, e chiedendosi anche lei come fosse stato possibile un pasticcio del genere (anche perchè se veramente fossimo stati morosi dal 2010… col piffero che ci avrebbero accettato l’attivazione di una nuova linea!).

Passano quattro ore, mi richiama l’assistenza tecnica. E qui arriviamo all’apoteosi dell’assurdo. Inizio a spiegare il problema e… l’operatrice torna a tirar fuori la storia della blacklist (sottintendendo, come l’altra, che se siamo dei cattivi pagatori… eh, fattacci nostri), che non può fare nulla e che dobbiamo chiamare il commerciale.

E qui (credo che parte del mio quartiere possa testimoniare… ehm…) sono andata in berserk. Ma sul serio. Sono lieta che l’Aquilina fosse a scuola e che si sia risparmiata (almeno fino a quando nell’adolescenza non combinerà qualche grossa minchiata) di assistere alla trasformazione di sua mamma in un drago sotto l’effetto dell’incantesimo “Ira”. Diciamo che ho spiegato due-tre cose alla malcapitata, tra cui il fatto che era il caso che si mettessero a conversare un attimo tra i loro vari reparti e la smettessero di importunare l’utente senza risolvere nulla, perchè una cosa del genere era da denuncia. Fine chiamata. Riprendo il telefono e torno a chiamare il commerciale, pensando che a breve il drago si sarebbe sbafato una seconda portata.

Mentre sono in attesa, mi richiama sul cellulare l’operatrice di prima (della quale apprezzo il coraggio. Sinceramente io non so se mi sarei richiamata…): mi dice che ha fatto lei le verifiche, che dovrebbe aver sistemato tutto e mi chiede di riavviare il router e riprovare a navigare. Provvedo, scongiurando che i vari spistolamenti di ieri sera nei settaggi del router non abbiano incasinato nulla e… ussignur, funziona tutto! Posta elettronica, browser… l’ADSL funziona!

E niente. Ci tenevo a gongolare con qualcuno.

In viaggio sul ponte

(Immagine presa dal web)

(Immagine presa dal web)

Solo qualche riga, perchè dato che ne avevo parlato un paio di mesi fa mi sembra giusto dare una conclusione a quel post.

Oggi pomeriggio intorno alle 14.30 la nostra vecchietta in pelo e vibrisse, la Siria, è scivolata via nel sonno: mio padre l’aveva lasciata addormentata sul “suo” divano, da cui negli ultimi giorni non riusciva più a muoversi, e non è più riuscito a svegliarla.

siria2La cosa buona è che è successo in modo non traumatico, a casa sua, circondata dalle sue cose e con mio papà vicino. La cosa particolare è che è capitato proprio il 17 gennaio, giorno del patrono degli animali Sant’Antonio Abate (e proprio oggi mio padre aveva assistito alla funzione nella sua parrocchia e mi ha detto di averle messo accanto sul cuscino il relativo santino. Io ultimamente sono molto poco credente, però un pochino questa cosa mi fa riflettere, lo ammetto).

In ogni caso, non si è trattato di un fulmine a ciel sereno: ho scritto già tempo fa che stava male, intorno a Natale era stata ricoverata un’altra settimana per un ciclo di flebo che le ha concesso qualche settimana in più, ma in questi giorni era arrivata al punto da non riuscire più ad alzare nemmeno la testa dal cuscino (mio padre aveva ventilato di attendere domani o al massimo giovedì, ma poi di portarla dal veterinario per l’ultima volta… quindi, meglio così).

Che dire… mi dispiace, ovvio. Dopo 20 anni… a chi non dispiacerebbe? Però mi consola il modo in cui se ne è andata, e, lo ammetto… mi consola anche avere una data precisa per ricordarla (finora, i due gatti “del palazzo” che ho avuto “in comproprietà” prima di lei erano semplicemente svaniti: morti? Persi? Rubati? Mah…).

Beh, Siria, buona permanenza sul Ponte, allora. E già che ci sei… salutami Michael, la Micky, la Milla e Tino, ok?

(Li) MIUR(tacci vostri)

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Eggià… proprio

Sono ancora viva, eh. Sono due mesi buoni che non scrivo, e qualcosa da raccontare ce l’avrei anche (tant’è che son qui), ma anche quest’anno si è rinnovata la tradizione dell’ADSL che a fine/inizio anno va a donnine: un divertimento, insomma. Mettiamola così: un mese che siamo praticamente senza connessione, a casa (stavolta però risolviamo, osta se risolviamo. Ma se capita ne scrivo in un altro post). Se non fosse per i cellulari e per l’hot spot che ci ha prestato mio suocero (lo ha comprato per quando va via in camper, ma se non è via col camper non lo usa, ovviamente) saremmo a dir poco in braghe di tela… soprattutto per una faccenduola di ben poco conto (eh, proprio) che mi trovo a dover adempiere nei prossimi giorni.

Quale faccenduola? Beh, l’iscrizione dell’Aquilina alla scuola primaria (eggià, a settembre ci siamo. Pure qua avrei da raccontarne).

L’iscrizione dell’Aquilina alla scuola primaria da fare tassativamente online.

Tassativamente online su un sito istituzionale italiano.

Sito istituzionale italiano.

Altro che The Walking Dead, l’Esorcista, It, The Blair Witch Project… con queste tre parole assieme sì che c’è da iniziare a farsela in mano.

Le danze delle iscrizioni si apriranno il 16 gennaio, ma già da oggi doveva essere possibile iniziare a registrarsi al sito. E quindi ci si prova, giusto per non trovarsi a farlo il 16 stesso e rischiare che sia tutto intasato. Di questa cosa finora hai solo sentito parlar male da chi ci ha già avuto a che fare, ma in fondo… son 5 anni che le iscrizioni si fanno online. Magari nel frattempo le cose son migliorate. Così ti colleghi al sito del MIUR e inizi. E una conferma ce l’hai subito.

Oh sì. Le cose saran migliorate di sicuro. In un altro paese, però.

Stamattina una tonnara. Roba da 5 minuti di orologio per caricare una singola pagina del sito. Riesci con le unghie e con i denti a raggiungere la seconda fase della registrazione (la prima consiste solo nell’inserimento del codice fiscale e in un captcha. No, ma mi raccomando: già avete il server che va a criceti, sprechiamo pure risorse con un cavolo di captcha). Seconda fase che altro non è che la conferma (in chiaro) dei dati già espressi nel codice fiscale stesso e nell’aggiunta di e-mail e un paio di consensi. Bene: per tutta la mattina e gran parte del pomeriggio, nessuno (o quasi) è riuscito a superare lo scoglio di far sapere al MIUR in quale cavolo di regione fosse nato (campo non selezionabile… dopo tot compariva un messaggino di errore che diceva che il sistema non aveva potuto gestire la richiesta). Qualcuno si illudeva (sulla pagina FB del MIUR) che gli stranieri fossero avvantaggiati: gli basta indicare lo stato di nascita. Vero. Peccato che poi a loro il sistema desse errore sul codice fiscale stesso… (non sia mai che qualcuno ci riesca!).

Ritento: guardando online ho scoperto che l’anno scorso c’erano stati gli stessi problemi, e che il Ministero aveva ufficialmente suggerito di usare Explorer (manco mia nonna userebbe più Explorer…) o di togliere gli aggiornamenti a browser come Chrome o Firefox perchè il sito non funzionava con le versioni più aggiornate dei browser (e qui ci sarebbe da ridere solo per non piangere). Così provo anche con Opera e con Explorer. Ottenendo l’unico risultato di avere un captcha diverso, con Explorer: invece di una casellina di spunta, 9 immaginette pescate diosadove… devo selezionare quelle in cui compare un cartello stradale. Fatto questo, ricevo una stringa di testo lunga 6 righe (non esagero) da copincollare in una casellina sotto. Con un’avvertenza: che sarà valida solo per 2 minuti. Considerando che per passare da una pagina all’altra del sito me ne occorrono 10, di minuti, sto in una botte di ferro.

In attesa di comunicazioni ufficiali su FB, torno a spulciare in rete cercando suggerimenti. E salta fuori il suggerimento ufficiale del Ministero per il 2015: rivolgersi alle scuole per farsi fare l’iscrizione da loro (come è sempre stato prima. Come ha sempre funzionato prima). A parte chiedersi se le scuole possano accedere ad un sito diverso da quello dei genitori (perchè se no, sarà poi inchiodato anche per loro, no?), mi sembra un bell’incentivo all’informatizzazione. E’ come se l’idraulico venuto per risolvere un guasto mi suggerisse di sfruttare il caro vecchio secchio e la fontanella pubblica in fondo alla strada.

Ovviamente (manco a scriverlo, quando mai questo genere di cose funziona, da noi?) il numero (non verde) per avere informazioni è staccato (costantemente occupato. Vero, ci saranno un mucchio di chiamate: siam tutti nella palta. Altrettanto vero che nel 2016 si può anche farlo gestire da un centralino o un call center. Ma l’immagine che ho in testa è quella di un telefono con la cornetta diligentemente staccata e posata accanto. Sai mai).

Volendo spezzare una lancia a favore, almeno sulla pagina FB del MIUR si son degnati di rispondere a qualche utente. E’ già un piccolo miglioramento rispetto all’andazzo generale di quasi tutte le pagine ufficiali (non solo quelle istituzionali, ma anche e soprattutto quelle dei gestori di utenze o delle Poste, per dire). Di solito tu segnali, e il massimo che ricevi è una rispostina preconfezionata in cui ti dicono che ti faranno sapere (e per gli ottimisti l’unica chance è lasciare le credenziali di accesso di Facebook scritte nel testamento, nella speranza che la risposta venga data almeno agli eredi).
Vabbè, lasciamo stare. Ci riprovo stasera (è vero che non c’era solo oggi per registrarsi, però è altrettanto vero che non si può far perdere tutto questo tempo agli utenti per una robetta da 3 minuti- su qualsiasi altro sito. Non tutti possono stare tutti i giorni tutto il giorno davanti a un pc attendendo che una pagina si carichi e nel mentre pregando che lo faccia senza dare errori).
E stasera, lusso: nei fatidici 3 minuti (stavolta le pagine si caricano) compilati i 4 passaggi (qualche problema, ma è bastato aggiornare le pagine per bypassare i due messaggi di errore che ho ricevuto tra un passaggio e l’altro. E che, pensavate mica che fosse andata tutta liscia?).
Ricevuta e-mail di conferma registrazione.
Ricevuta anche e-mail di creazione utenza.
Presa da un eccesso di ottimismo, clicco per loggare e cambiare la password (come si raccomandano di fare al primo accesso) e…
“Service Temporarily Unavailable
The server is temporarily unable to service your request due to maintenance downtime or capacity problems. Please try again later.
Apache/2.2.15 (Red Hat) Server at iam.pubblica.istruzione.it Port 443″.
Ecco, almeno sui “capacity problems” direi che siamo tutti d’accordo (solo che io non mi riferisco alla capacità in termini di spazio…).

Su Facebook un’utente ha incoraggiato tutti scrivendo “Prima o poi ce la facciamo”. Oh, sicuro. Resta solo da chiarire questo dubbio: ce la faremo prima o dopo che i carabinieri suonino il campanello per arrestarmi con l’accusa di non aver iscritto l’Aquilina alla primaria, non assolvendo così l’obbligo scolastico? 

[To be continued..?]

Primo lustro

Da oggi all’Aquilina tocca impegnare un’intera mano, per mostrare la sua età.

Cinque anni fa si stava ancora abituando al cambio d’ambiente, stamattina sta iniziando a prender confidenza con quella che sarà la sua nuova scuola l’anno prossimo (proprio oggi era una delle due giornate dedicata al progetto di “continuità”, con la classe dell’Aquilina in visita alla scuola primaria dell’istituto comprensivo).

Cinque anni fa l’unico modo in cui riusciva a comunicare era piangere (e le riusciva pure bene, eh. Anche troppo), ora scrive il suo nome da sola (e mi sa proprio che è mancina) e, se è in buona, non la zittisci manco se l’accoppi.

Cinque anni fa era bel bello a digiuno (a proposito… io la montata lattea sono ancora qua che l’aspetto. Dite che è il caso di lasciar perdere, che ormai non si fa più viva?), ieri addirittura ha eccezionalmente mangiato una mezza fetta della torta di compleanno che ci ha commissionato con tanta precisione (“Ci voglio sopra il Gatto, poi deve essere al cioccolato e con la crema bianca” “Ma se la facciamo così poi la mangi?” “No, no” Ah, ecco…). Almeno alla fine gli sforzi miei (veste grafica della placca in cioccolato plastico – che poi ci siam fatti stampare dalla ditta di dolciumi vicino a dove lavora il Consorte; ottima scoperta fatta l’anno scorso: a parte lasciar fare a loro, puoi avere sulla torta esattamente quel cavolo che ti pare e come ti pare, soprattutto se sei capace di usare un minimo un programma di grafica – e direttive per le decorazioni) e del Consorte (reperimento e realizzazione ricette per: pan di spagna al cacao, crema di farcitura al mascarpone con gocce di cioccolato e crema al burro per la “stuccatura”) sono stati ripagati… (peccato non aver nessuna foto più “decente” di questa dell’opera finita, perchè finora è stata decisamente la torta migliore che abbiam fatto).

thickerCinque anni fa dove la mettevi stava (qualche stiracchiamento, ma manco si girava da sola nella culla), adesso sta ferma giusto quando dorme (quest’autunno siamo riusciti a pensionare i sacchi nanna, riesce a dormire sotto al piumone).

E poi… cosa continuo a fare. Le differenze possono esserci tra una neonata impaziente (… a fine novembre-inizio dicembre, doveva nascere. Essì, proprio) di poche ore e una neocinquenne tuttora priva di pazienza (la coerenza prima di tutto, eh) sono talmente scontate da non aver certo bisogno di essere scritte. Quindi, semplicemente,

❤ Buon 5° Compleanno ❤

 alla (sempre meno) piccola di casa. 🙂

Siria

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Siria a circa 8 mesi

Torno dopo oltre un mese per dedicare un post a una gatta. Una gatta di cui in questo blog credo di aver scritto forse solo di sfuggita, tipo un cameo in occasione della Giornata Mondiale dei Gatti del 2011 e un paio di citazioni.

Eppure per me è stata una gatta importante: era metà febbraio del 1997, quando è entrata a far parte della famiglia, la prima gatta esclusivamente nostra.

A dicembre del ’96 era sparita dal cortile la gatta “della casa”, Micky, poco prima di Natale. Avevo già pronto un pacchettino per lei sotto l’albero: un magone, al momento dell’apertura dei regali… gliel’ho conservato per settimane, sperando che tornasse. Invece non ne abbiamo più saputo nulla, nonostante ricerche e volantini.

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Uno dei primi incontri con Milla, la micia dei vicini che diventerà la sua migliore amica

A fine gennaio, poi, era morta mia nonna. 88 anni, sì. Inchiodata a letto da un ictus da luglio del ’95, sì. Ma pur sempre l’unica nonna che avevo ancora… insomma, un periodo da schifo.

Fatto sta che quando a inizio febbraio provai a insistere per un nuovo gatto, solo nostro, i miei non riuscirono ad essere categorici nel “No!” come erano stati fino ad allora: mio  padre chiese e ottenne dal padrone di casa il permesso di tenere un nostro gatto in appartamento.

Arrivò a casa nostra il 12 febbraio 1997: piccola e affamatissima. Mentre ero a scuola un’incaricata dell’Enpa, che sapeva che stavamo cercando un micio di adottare, aveva chiamato i miei: a poche decine di metri da casa nostra c’era un gattino che forse faceva al caso nostro. L’aveva trovato per strada una signora, che però era in procinto di trasferirsi e non poteva quindi tenerlo. Insomma: il tempo di pranzare e io e mio padre eravamo a casa sua, con tanto di portantino prestato dai vicini. Come ho scritto, quel gatto aveva una fame atavica, in quei primi giorni: prima di poter andare a comprare qualcosa di più adatto a un gatto (in casa non avevamo più nulla, anche il famoso “regalo di Natale” era stato nel frattempo ceduto ai vicini per la loro gatta e i supermercati allora non facevano orario continuato) ricordo che tra le altre cose spazzolò pure un piattino del minestrone avanzato dal pranzo…

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A 10 anni, ben portati

Era talmente piccola che venne stimata essere una gatta di tre mesi (invece poi capimmo che doveva averne almeno 6). E anzi: aveva una testa talmente massiccia rispetto al corpicino che la signora dell’Enpa ce la consegnò per maschio… da lì il nome, Sirio come il “mio” adorato Sirio il Dragone (fortunatamente è stato semplice modificare il nome una volta assodato che decisamente maschio non era…).

Uno dei miei primi ricordi con lei è di un pomeriggio di fine febbraio in cui ero sola a casa. Seduta alla scrivania,  stavo facendo i compiti mentre Siria dormiva sul mio letto alle mie spalle. A un certo punto mi sono sentita poggiare una “mano”sulla spalla. Quando ho trovato la forza di girare la testa verso  la “mano” mi sono trovata a fissare negli occhi gialli un batuffolo bianco e tigrato. Ma prima di riuscirci… eh, se non me la sono fatta sotto poco c’è mancato! 😨

In ogni caso Siria non è  mai stata la “mia” gatta: mio padre è  sempre stato il suo preferito, salvo una sbandata per il Consorte prima che ci sposassimo (in effetti ha preso malissimo il nostro matrimonio, al punto da passare dalla cotta palese ad ignorare altrettanto palesemente il Consorte. Credo che si sia offesa a morte che lui abbia scelto me e non lei…)… motivo per cui quando mi sono sposata è rimasta a casa dei miei.

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La foto più recente che ho, a 20 anni e 2 mesi.

È comunque “grazie a lei” se abbiamo adottato Shunrei: un paio di mesi dopo il mio matrimonio Siria sparì da casa per 10 giorni. Non era abituata a stare fuori, e memore di come era andata con Micky, convinsi il Consorte e portammo a casa Shunrei perchè “io senza gatti non ci sto!”. Il giorno dopo l’arrivo di Shunrei (manco a farlo apposta), una signora chiamò mio padre per dire che aveva trovato la Siria

E insomma,  miagolando e scherzando, il 15 d’agosto scorso Siria ha compiuto 20 rispettabilissimi e felini anni.

Perché ne scrivo ora?

Beh, che ha 20 anni l’ho appena detto,  quindi è ovvio che mi aspettassi questo momento: Siria è stata ricoverata a fine ottobre. Qualche acciacco era da un pezzo che ce l’aveva, ma ultimamente era molto peggiorata.  Stavolta la diagnosi è poco simpatica e – vista l’età – con poche scappatoie: i reni non ne possono più, e anche lei sembra veramente stanca… e non nasconde più di star male. Oggi pomeriggio sapremo qualcosa di più.

Prima l’appartamento dove sono cresciuta, poi mia mamma… ora la gatta. So che è stupido (perchè è così che va la vita), ma mi sembra di perdere un altro pezzetto di me. Spero che le notizie di oggi pomeriggio siano migliori di quanto temo…

Le lenti ci servono…

… ma non del tipo che temevo!

Mi spiego: lunedì ho portato l’Aquilina alla sua prima visita ortottica. Sono stata io a romper le balle alla pediatra per anticiparla, lo ammetto. Quando ad agosto ho chiesto informazioni (finora gli occhi non glieli avevamo mai controllati… ma il Consorte ha messo su gli occhiali fissi già alla scuola materna, io all’ultimo anno di materna dovevo già metterli anche se con la clausola “solo quando si applica”. Ergo: qualcuno doveva pur averci controllato la vista, all’asilo. Vero che lei non sembrava avere difficoltà nè da lontano nè da vicino… però l’impressione dei genitori non sostituisce certo il parere di un oculista), la dottoressa mi ha detto che il controllo – salvo problemi evidenti – si fa tra i 5 anni e mezzo e i sei, prima dell’inizio della primaria. Però, anche vero che con entrambi i genitori miopi e astigmatici fin da piccoli… la mia idea di farla controllare non era poi così campata per aria.

Per farla breve, a inizio settimana abbiamo fatto questa benedetta visita (con tempi d’attesa molto più brevi di quel che pensavo… che pensavo dato il fatto che invece il controllo oculistico che ho richiesto io a giugno sono riuscita ad averlo per il 2 gennaio prossimo!). Ed è venuto fuori che l’Aquilina sì, ha un leggero astigmatismo a destra… ma ci vede 10/10 da entrambi gli occhi. Nuovo controllo consigliato tra un paio d’anni, ma per ora nessunissimo bisogno di occhiali.

Inutile dire che la cosa mi fa parecchio piacere, soprattutto unita al fatto che anche il controllo della settimana scorsa con la logopedista è andato benissimo (tant’è che ci rivediamo tra 6 mesi per un altro controllo: questo sempre se nel frattempo l’Aquilina non impara a pronunciare bene il suono S+consonante, che è l’unica cosa che deve ancora mettere a punto).

Presa da entusiasmo (si fa per dire) al motto di “Dai, che finalmente si infila tutto per il verso!”, mi sono pure messa un po’ più attivamente a cercar lavoro, iniziando con l’aggiornare la mia posizione e disponibilità al Centro per l’Impiego. E se non salta fuori niente (ahahahah, bella battuta), a metà ottobre escono le info sui corsi d’aggiornamento in partenza, mi metterò a spulciare pure tra quelli.

Ma veniamo all’altro tipo di lenti che invece ci occorrerà per l’Aquilina, come da riferimento a inizio post.

Non è un record, ma la pupa ha imparato a far fotografie (non “a usare la fotocamera” nel vero senso della parola, perchè non è ancora in grado di cambiarsi le impostazioni da sola [per ora]. Giusto di accenderla, inquadrare, scattare), e devo dire che è anche abbastanza bravina. Il che segna l’inizio di una nuova epoca, per noi: ossantocielo, d’ora in poi quando si va in giro io e il Consorte potremo avere qualche foto insieme, noi due, a figura intera e senza dover elemosinare uno scatto dal primo passante disponibile o diventar coglioni per un autoscatto (perchè tutte le nostre foto insieme da circa 18 anni, se non sono state scattate da un povero cristo reclutato all’uopo, ci ritraggono al 95% da metà busto in su…)!!!

screenshot_2016-09-29-18-12-53Il giorno che ha iniziato ha fotografato praticamente tutta casa per almeno un’ora… qua a fianco vedete l’annuncio ufficiale dell’evento al Consorte, dopo mezz’ora che l’Aquilina scattava in giro per casa. 😀 Otto minuti dopo aver scritto l’SMS l’ho vista girare di sua iniziativa la fotocamera verso di sè, scattare e rimirarsi nel risultato… andiam bene, tra due giorni mi chiederà il bastone per i selfie. D-:

fotocameraFatto sta che penso proprio di aver trovato il regalo per il suo prossimo compleanno, tra un mese e un po’: una fotocamera digitale tutta sua, ovviamente. Di un fichissimo azzurro metallizzato, 14 megapixel, impermeabile fino a 8 metri di profondità, resistente agli urti (almeno così spergiura la Panasonic) da caduta fino a un metro e mezzo d’altezza (e dato che l’Aquilina è alta un metro e 10 cm circa… beh, per un po’ dovremmo essere a posto) eccetera eccetera.

Dite che son diventata scema a regalare una roba del genere a una cinquenne, che potrebbe bastare un qualsiasi “rozzo” o poco più di un giocattolo? Beh, se il regalo ce lo fanno i punti della GFK Eurisko (nel paragrafo sopra ho appunto descritto la fotocamera presente nel catalogo 2016), a costo zero per le finanze di casa… anche no! 😉

(Buona) scuola

Giovedì scorso l’Aquilina ha affrontato il suo terzo primo giorno di scuola: ultimo anno di scuola dell’infanzia. A pensarci mi viene un po’ di magone. Quindi mi immagino in quali condizioni pietose sarò quando a fine anno avranno la cerimonia di consegna dei diplomini…back-to-school-1622789_640

Premetto che le righe che seguono le scrivo da mamma completamente ignorante (o quasi) di come funzionino le graduatorie, le assegnazioni dei posti, di quali siano le regole che determinano chi e dove va a insegnare nella scuola (pubblica) italiana. Specifico anche che sto riportando cose che mi sono state riferite, questo per dire che se ci sono errori  formali (“Ah, ma i punti per la tal cosa non sono quelli! Ah, ma le graduatorie non si fanno così!”) sono solo farina del mio sacco bucato e dei miei tre neuroni che qualche particolare (giusto) se lo son persi per strada.

Scrivo semplicemente da mamma basita da come possano funzionare (in qualche modo) le cose nonostante una burocrazia farraginosa e un’ottusità impressionante. E specifico che si tratta solo di alcune gocce d’acqua nel mare, perchè basta una ricerchina online (o due chiacchiere in giro) per trovarne secchiate.

Allora: l’Aquilina ha due maestre. Una, A., è la maestra “titolare” di ruolo da anni; l’altra, S., finora non era ancora riuscita ad entrar di ruolo, ma fortunatamente (e per la prima volta nella sua carriera) era riuscita ad insegnare due anni di seguito nella stessa classe proprio con la classe dell’Aquilina. A giugno, però, ci eravamo lasciati come a giugno dell’anno prima: “speriamo di rivederci anche l’anno prossimo”, così finiamo il ciclo scolastico tutti insieme. Perchè il suo contratto terminava, e l’assegnazione è pur sempre un’incognita. Però magari un po’ meno incognita del solito: per l’anno scolastico 2016-2017 S. sarebbe partita come terza in graduatoria, e finalmente sarebbe passata di ruolo… dai che la conferma è quasi sicura!

L’Aquilina giovedì scorso non vedeva l’ora di ritrovare i suoi amici, e anche le maestre A. e S. E io a doverle spiegare che A. sicuramente ci sarebbe stata… mentre per S. non era detto, ma “speriamo proprio di sì” (non per portar sfiga. Solo per tamponare un’eventuale delusione). E per fortuna, arrivate in aula, ecco tutte e due le maestre presenti! 🙂

Sì, ma che Odissea… perchè S. finalmente quest’anno è riuscita ad entrare di ruolo (alla “tenera” età di 36 anni. Intendiamoci: non sto dicendo che sia vecchia… che anzi è più giovane di me. Sto solo dicendo che a 36 anni e dopo non so quanti anni che insegni, magari sarebbe il caso di iniziare ad avere un po’ di certezze lavorative. Magari di avercele anche già da anni). Ma gliel’han fatta sudare: il 30/8 ha avuto la “bella” sorpresa di ritrovarsi sesta in graduatoria invece che terza (quindi con ben meno certezza di poter tornare e finire il ciclo scolastico di mia figlia e dei suoi compagni). S’è trovata davanti tre colleghe che avevano vinto ricorsi al TAR del Lazio (peraltro munite di solo diploma, quando lei per poter entrare nelle graduatorie e insegnare ha dovuto anche laurearsi. Ma qui è la solita “sfiga” di chi nasce dopo, dappertutto: per fare le stesse cose che faceva tuo padre, a te serve minimo un titolo di studio in più. Solo che rispetto a tuo padre hai meno certezze, stipendio peggiore e condizioni di lavoro più ridicole). E già qui, al suo posto mi si sarebbero scassate le coronarie. Ma il buono è che la nomina definitiva (con contratto a termine per ben – udite udite! – 3 anni. Che non sia troppo, eh) l’ha avuta venerdì 10 settembre… no, ma fate pur con calma, eh. Nel frattempo era già una settimana che l’altra maestra stava impostando il lavoro da sola, senza sapere con chi avrebbe collaborato. Aggiungete che nella sezione terza “gemella” (con cui la classe dell’Aquilina fa tantissime attività in comune, da pianificare pure quelle tra le insegnanti) quest’anno han cambiato entrambe le insegnanti (una è andata in pensione, l’altra ha ottenuto il trasferimento vicino a casa) e la cosa si fa divertente.

Dalla maestra S. ne ho saputa un’altra, molto simpatica. La storia di un’insegnante di Cesena con 30 punti in graduatoria (e quindi piuttosto sicura di riuscire quest’anno, finalmente, ad insegnare nella sua città) che s’è vista assegnare invece qui a Faenza (vero, c’è di peggio: 40 km non sono 400) perchè è stata superata in graduatoria da una collega che aveva 4 (quattro, sì) punti. A domanda di spiegazioni le è stato detto che è vero, c’è stato un errore. Ma per sanarlo deve lei fare ricorso, d’ufficio non si può: e, tempi del ricorso a parte (che nel mentre fa in tempo a finire minimo il primo quadrimestre se non l’intero anno scolastico), la spesa pare sia di 2500 € (duemilacinquecento, sì. Vi sembra esagerato? Ammetto che lo sembrava pure a me. Così ho provato a fare una ricerchina con Google, alla vigliacca. E tra i primi risultati ho trovato questo. E in effetti, alla luce dei miei 11 anni come impiegata di studio legale, è purtroppo credibile: il valore di un simile ricorso è per forza “indeterminabile”, non stiamo parlando di una fattura non pagata da 200 €. E di conseguenza gli scaglioni tariffari da applicare per la nota spese… sono alti). Al che ha lasciato perdere e cercherà di avvicinarsi a casa l’anno prossimo.

E comunque, come accennato all’inizio, questi non sono nemmeno due esempi particolarmente scabrosi. Di seguito ne riporto altri due, raccontati da un paio di mamme (tra tante) che fanno parte come me di un folto gruppo su Feisbuk.

Allora: che si iniziasse l’anno scolastico senza avere ancora tutti gli insegnanti assegnati capitava anche ai miei tempi.

Però che il giorno prima delle aperture delle scuole, alla riunione di una scuola dell’infanzia della provincia di Bologna, i genitori dei bimbi che devono iniziare il primo anno scoprissero che giusto un’ora prima era arrivata una circolare della dirigente del relativo istituto comprensivo, che comunicava con rammarico ai genitori dei bimbi delle classi prime che, non potendo ancora definire il corpo insegnante mancante, gli inserimenti dei nuovi alunni sarebbero iniziati “auspicabilmente” nella settimana successiva (il 19? Il 20? Il 23 settembre? E io nel frattempo il pupo come lo gestisco? E l’inserimento quando viene a finire, già che dura tipo due settimane? E al mio datore di lavoro che dico?)… beh, questo sinceramente non succedeva.

Ma del resto c’è pure di peggio: è capitato anche (in un’altra scuola) che, sempre il giorno prima dell’inizio dell’anno scolastico (giornata che ormai porta più sfiga di un venerdì 13), venissero convocate le famiglie di 12 bambini per comunicare loro che era stata decisa l’eliminazione della sezione della scuola dell’infanzia dove erano iscritti e che quindi per i loro figli non c’era più posto (al motto di “E mo’ so’ ca77i vostri, pappappero!”. No, sto scherzando: situazioni del genere fanno arrabbiare anche il personale scolastico, che sicuramente non se ne lava le mani con gioia: le insegnanti sono a loro volta vittime, i presidi hanno semplicemente le mani legate dal sistema).

E io mi chiedo: l’anno scolastico inizia ormai da anni, per legge regionale, il 15 settembre. Non è più come quando andavo a scuola io, che la data variava (di poco, ma variava) ogni anno. Quindi: possibile che non ci sia modo di organizzarsi un po’ per tempo? Possibile doversi ridurre per forza all’ultimo momento (o anche a quello dopo, addirittura)?

Fortuna che queste sono le conseguenze della riforma della “buona scuola”. Fosse stata anche solo quella della “scuola così così” chissà cosa veniva fuori…