Smartphone fantastici e (posti assurdi) dove (ri)trovarli

Saltellando qua e là tra le cose che sono capitate a luglio, ecco qua anche la penultima. Perchè questo luglio sta avendo anche il primato di essere il mese della mia vita che mi ha vista di più a contatto (volente o nolente) con le Forze dell’Ordine… il salto che ho fatto alla Municipale (su consiglio del meccanico, ma sinceramente scettica che potesse essermi utile) per l’incidente avuto con la bici fa il paio con un’altra mattinata trascorsa presso altri loro “colleghi” in divisa. Ecco come mai.

Dal 3 all’8 luglio siam riusciti a tornare in vacanza in Val di Fassa (e prima o poi ce la caverò a raccontarvelo…). Considerando le ore di viaggio, prima di partire ho riesumato il vecchio Galaxy Young che ho dismesso a ottobre: l’ho ripulito di tutte le mie vecchie app, ci ho scaricato alcuni giochini e inserito una SD con le puntate del Gatto con gli Stivali. L’idea era appunto farlo usare all’Aquilina durante il viaggio, se avesse avuto bisogno di distrazioni: è meno ingombrante del tablet e lei lo maneggia meglio.

E infatti durante l’andata un pochino è servito: ha giocato un po’ a Make 7 e visto un episodio del “Gato”. Arrivati in hotel, l’ho tolto dal mio zaino (col cavolo che mi porto in giro quel peso su per i monti) e l’ho riposto nella borsa dove tenevamo anche i caricabatterie, il DS del Consorte, i miei libri e quelli dell’Aquilina, pennarelli & carta per disegnare. Insomma, non è  più uscito di lì per tutta la vacanza.

Per il viaggio di ritorno non è servito: ci siamo fermati al Muse di Trento (spettacolare!!!), lo abbiamo girato per 4 ore e mezza (andando pure un po’ di fretta, verso la fine… non perchè non meritasse, ma perchè il tempo a nostra disposizione si stava esaurendo) e poi da poco dopo Trento fino a Bologna l’Aquilina se l’è dormita tutta per la stanchezza. Per l’oretta residua si è arrangiata coi peluche.

Non l’abbiamo più cercato fino a sabato sera, quando abbiamo disfatto i bagagli. E non l’abbiamo trovato da nessuna parte! Abbiamo rivoltato borse, trolley, pure il Qubo… zero di zero. Tasche degli abiti sporchi manco a parlarne, che tempo un’oretta e (lavanderia a gettoni santa subito! A casa mi ci sarebbero volute minimo 5-6 lavatrici da un’ora) li stavo già stendendo fuori… pur affogato sarebbe venuto fuori.

Telefonata in hotel, zero: rifacendo la camera per i nuovi ospiti non l’hanno trovato.

Il giorno dopo ho recuperato l’imei, l’ho bloccato da remoto e  il lunedì mattina ho vinto una gita fino alla locale caserma dei Carabinieri. Non tanto per il valore del telefono (pagato 89 € oltre tre anni fa!), solo per non rischiare di andare in pesche io se qualcuno lo avesse trovato e deciso di ficcarci una SIM per poi farci robe poco chiare (paranoica? Maybe…).

Ho fatto denuncia di smarrimento (sapevo benissimo dove lo avevo visto/messo l’ultima volta, ma non mi andava di fare denuncia di furto: fossi stata scippata o rapinata, ok. Ma per come sono andate le cose una minima percentuale di dubbio di poterlo aver perso io c’è sempre, è palese. Quindi “facciamo che sono sicura che sia arrivato fino a S. il giorno X, e poi non ne ho saputo più nulla”) e amen.

E ci ho anche messo una pietra sopra.

Otto giorni dopo, invece, ricevo una telefonata dal titolare dell’hotel: ebbene sì, hanno ritrovato il mio famoso telefono smarrito!

La cosa pazzesca è il “dove“: in fondo alla tromba dell’ascensore!!! L’ipotesi è che sia scivolato fuori dalla borsa dov’era mentre portavamo giù i bagagli, e per poi infilatrsi dritto nella fessura (larga un paio di cm) tra la cabina e il pavimento del piano (a far compagnia a svariate schede magnetiche delle stanze e altri oggetti assortiti).

WhatsApp Image 2017-07-26 at 17.19.42Se quella mattina non ci fosse andato il tecnico per la manutenzione annuale, chissà quando sarebbe venuto fuori! E insomma, il titolare mi dice me lo avrebbero infilato in una busta imbottita e rispedito qui a casa… E infatti dopo una settimana eccolo nella mia cassetta delle lettere, redivivo e con il coraggio di funzionare ancora. Che dire, ancora una volta tutto è bene quel che finisce bene!

Chiudo con quella che è stata la chicca della mattinata trascorsa presso i Carabinieri. Allora: che io sia una grammar nazi lo sapete, e che possa essere altrettanto “nazista” a proposito delle nozioni generali che si imparano alle elementari (ops! Primaria, porca paletta… l’Aquilina la comincia a settembre, e arriverà in quinta [secondaria superiore] senza che sua madre si sia ficcata in testa i nuovi nomi dei cicli scolastici, sicuro garantito…) se non lo avete già intuito ve lo confermo subito.

Così, a parte il mio disagio psico-fisico di vedere qualcuno che batte sulla tastiera di un PC usando solo gli indici (la dattilografa che è in me aveva la pelle d’oca. Pregava che ogni tanto il Carabiniere si sbagliasse e gli capitasse di usare il pollice almeno per la barra spaziatrice… So che può sembrare da nevrotici, ma se aveste avuto l’insegnante di Dattilografia che ho avuto io in 1^ ragioneria capireste. Capireste eccome…), quella mattina il top è stato quando siamo arrivati al “dove” fosse stato smarrito il telefono.

Io: “A S., in provincia di Trento. Quando sono arrivata lì ce l’avevo ancora di sicuro”.

Carabiniere: “Provincia di Trento… Trento è TR?”

Io dentro: “😱😱😱😱😭😭😭” / Io fuori, impassibile “No, è TN.

‘namo bene, ‘namo. E più o meno (più meno che più, per dirla tutta) era pure mio coetaneo… 😭

Tra il viola (spuntato) e il verde (potato)

Mi sembra giusto dedicare qualche riga anche all’evoluzione di quanto ho raccontato nell’ultimo post.

Tanto per cominciare perchè, non volendo e non sapendo, ho preso un granchio ed è giusto mettere i puntini sulle “i”. E poi perchè, a quanto pare, la situazione è un po’ più rosea di quanto non sembrasse venerdì.

Un po’ più rosea perchè il Consorte (che non sarà un meccanico di biciclette, ma che comunque con i metalli ci lavora da quasi 30 anni… oddio, a scriverlo così fa abbastanza impressione! O__O )ha dato una buona controllata alla mia bici e a suo parere la vernice staccata è proprio solo vernice staccata. Da questa botta, magari, o da qualche altra botta presa negli anni scorsi (non sono così maniaca da appuntarmi ogni piccolo sfrego capitato alla bicicletta o procurato dal tempo, che 27 anni non son pochi). Insomma, possibile che la cambieremo… ma alla prima occasione (e offerta) utile e non di fretta e furia.

20399225_10213078699582715_809019093_oPer dirla tutta la situazione è anche un po’ più violacea (ma anche giallina e marroncina, a voler esser pignoli), di quanto non sembrasse venerdì: nei due giorni successivi alla botta hanno continuato a spuntarmi addosso lividi un po’ dappertutto (ora ho capito “cosa” ha assorbito l’impatto… 😀 ): in foto potete vedere il vincitore assoluto per stazza, domiciliato sulla mia coscia sinistra (sono simpatici anche i due che si contendono il mio avambraccio sinistro, ma questo è “the best”).

Ma passiamo alla conclusione con precisazioni. Venerdì sera avevo appunto le scatole ancora piuttosto girate per l’accaduto, e in più il dover passare di lì 4 volte al giorno per le prossime settimane non mi faceva fare i salti di gioia… per non parlare del fatto che durante l’estate quel tratto è utilizzato anche dal CRE che frequenta l’Aquilina quando i bambini vengono portati alla piscina comunale o al parco: insomma, in questo periodo il “traffico” lì è pure maggiore che nel resto dell’anno (così come le possibilità che ricapiti un pasticcio simile).

Così alla fine, già che siamo nell’era dei social network, ho deciso di postare sulla pagina Facebook del Sindaco cosa era capitato la mattina, a causa anche (da quanto io potevo dedurre) dell’incuria nella manutenzione del verde pubblico. E poi amen, è venerdì sera e non ti aspetti niente minimo fino al lunedì, giusto?

Sbagliato. Il sabato intorno all’ora di pranzo scopro che su FB mi ha scritto proprio il Sindaco, mi chiede di riscrivergli al suo indirizzo di posta elettronica. Provvedo, mando le foto… e poi penso che fino a lunedì non ne riparleremo più. Giusto?

Sbagliato di nuovo! Ricevo ulteriore risposta alle 18.32 (di un sabato di fine luglio, per inciso), con promessa di far interessare gli uffici competenti lunedì mattina e di farmi sapere.

Oggi all’ora di pranzo, l’epilogo: nuova e-mail da parte del Sindaco. Sono state fatte alcune verifiche da parte del Comune, e il risultato è che quell’area è sì ad uso pubblico, ma fondamentalmente privata e con onere di manutenzione del condominio che è stato costruito lì qualche anno fa (al posto di una storica fabbrica locale di calze… il nome Omsa vi dice nulla?).

Il passo successivo è stato contattare l’amministratore del condominio (e resta il fatto che sta cavolo di amministrazione condominiale avrebbe dovuto muoversi da un po’ senza aspettare solleciti da parte del comune… e ammaccature da parte mia!) e già oggi pomeriggio… ta-daaaan!

SfalcioCome potete vedere dalle foto qui sopra (scattate poco più di un’ora fa, andando a riprendere l’Aquilina) la famosa siepe è stata potata.

Mi spiace aver “incolpato” chi non c’entrava, seppure in buona fede (va te a sapere la specifica competenza della manutenzione di una siepe tra un parcheggio e una pista ciclabile…). Però stato bello vedere come internet, usato in un certo modo, possa portare risultati utili nella realtà. E lo è stato anche avere dimostrazione di persona del fatto che il Sindaco ci tenga e intervenga a risolvere un problema (tra l’altro non di sua competenza nè diretta nè indiretta) segnalato da una rompiscatole qualsiasi. Insomma, grazie anche da qui!

♪♫ In the jungle, the mighty jungle… ♪♫

… beh, il leone probabilmente non c’era e basta, perchè con il casino che è successo di sicuro lo svegliavamo noi.

Fino a ieri sera ero convinta che il mio prossimo post sarebbe stato di tutt’altro genere (lo stavo rifinendo), ma pensare di poter star tranquilli per un po’ è stato evidentemente troppo ottimistico. Stamattina poco dopo le 8.30 stavo portanto al CRE l’Aquilina, come al solito da due settimane. La gran parte del percorso è su pista ciclo-pedonale, quindi piuttosto tranquilla, giusto?

Ma anche no.

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Nella foto qui sopra potete vedere il tratto che stavo percorrendo io, visto dalla mia prospettiva. Vedete qualcosa? Sì, ok, la siepe. Intendo: vedete altro, a parte la siepe e un po’ della strada? Ok… facciamo un gioco. Adesso guardate la foto sotto, ripresa dalla parte opposta.

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E ora, vedete qualcosa? Esatto! A metà ciclabile c’è un “taglio”, che non fa parte della ciclabile principale (come da cartello stradale): sarebbe il proseguimento di un passaggio pedonale che viene dal parcheggio adiacente.

In parole povere: chi si immette da quel taglio (a piedi o in bicicletta) diventa visibile a chi percorre la ciclabile nel senso in cui la stavo percorrendo io solo quando ormai è in mezzo alla pista.

Grazie a questa bella situazione (e al fatto che chi si è immesso non si è fermato  scendendo dalla bici e accertandosi di aver via libera, ma ha solo rallentato un po’ per imboccare la curva e via), stamattina sono finita per terra, con l’Aquilina che era sul seggiolino posteriore.

E inizialmente era pure colpa mia: “Non hai frenato, andavi troppo veloce!” “Grazie al cavolo… quando l’ostacolo mi si è parato davanti ormai ero a mezzo metro!” (senza un motivo per farlo, vorrei capire chi è che frenerebbe a casaccio tanto per inchiodare. Per inciso: il trasporto dell’Aquilina sul seggiolino è perfettamente in regola, dato che ha meno di 8 anni. Ma è piuttosto ovvio che il suo peso in più sulla bicicletta contribuisce ad aumentare lo spazio che mi serve per poter fermare il mezzo. Se uno mi spunta davanti all’improvviso, è possibile che io riesca a inchiodare da sola… ma decisamente improbabile con lei sopra).

Poi è successo che un paio di mamme (non so chi siano, comunque grazie), che stavano anche loro accompagnando i bimbi al CRE, si sono fermate a vedere cosa era successo (sentendo me che avevo alzato la voce e soprattutto l’Aquilina che piangeva terrorizzata) e hanno anche loro fatto notare che quello che avrebbe dovuto fermarsi era la mia controparte.

Nessun danno evidente alle persone: non sono riuscita a non far cadere la bicicletta perchè il peso dell’Aquilina dietro non mi ha concesso di reggerla, ma sono almeno riuscita ad accompagnarla fino a terra evitando il botto sull’asfalto. L’Aquilina ha il collo un po’ abraso dalla cintura del seggiolino, ma grazie al cielo la lego sempre… se no la recuperavo in mezzo alla siepe.

La bici di chi mi è apparso davanti ha la ruota davanti piegata e da sostituire… la mia bici all’apparenza sembrava incolume, invece fermandomi per farle dare una controllata (dopo aver lasciato l’Aquilina al CRE ho avuto la sensazione che il manubrio avesse qualche lieve problema di sterzata a sinistra) a detta del meccanico potrebbe essere antieconomica da riparare (sembrava nulla, invece pare  essere incrinato il telaio, roba da portare a un fabbro a far risaldare… roba che costa meno una bici nuova, insomma). Per andare va ancora, ma diciamo che il meccanico non si è preso responsabilità sul livello di sicurezza ed essendo il mio unico mezzo di trasporto, e dovendoci scarrozzare in giro l’Aquilina… concludete voi.

In conclusione:

  1. fermatevi sempre e scendete dalla bici per controllare se potete immettervi da una secondaria su una principale in sicurezza, in situazioni simili (di norma dovrebbe succedervi solo se frequentate la Foresta Amazzonica, ma abbiamo appena visto che potrebbe capitarvi anche in piena Pianura Padana. Va’ che roba ‘sta globalizzazione, eh?);
  2. legate sempre i bambini ai seggiolini (a tutti i seggiolini. Auto, bici, autoscontro, seggioloni, passeggini, monoposto di formula 1, space shuttle, tutti), se avete intenzione di trascorrere ancora qualche decennio insieme a loro;
  3. un GRAZIE di ❤ va sicuramente al servizio di manutenzione del verde comunale (cui appena arrivata a casa ho fatto partire segnalazione con il crisma dell’apposita App e con foto allegate: aspettiamo che si faccia davvero male qualcuno, per dare una potatina?): erano solo 27 anni che usavo la mia bici (è dall’estate del 1990 che quella poveraccia mi scarrozza in giro, regalo per una pagella di 1^ media piuttosto buona), avevo davvero una gran voglia di doverla cambiare (e per scaramanzia non scrivo a chi toccherà sborsare i quattrini, ma temo di conoscere già il suo IBAN… qualche indizio: ama il viola, scribacchia su un blog, adora i gatti, leggere e nel 1990 oltre a ricevere in regalo una bicicletta è anche diventata fan di Shiryu dei Cavalieri dello Zodiaco).

Del doman (e della candeggina) non v’è certezza

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Agosto 2015: la protagonista del post aveva da poco preso servizio

Rieccomi dopo un altro secolo… stavolta è tutta colpa della mia pigrizia, perchè di cose da raccontare ne ho. Cominciamo dalla fine: a smuovermi dall’inedia è stata una cosa assurda che mi è capitata proprio poco fa.

Che ne dite della maglietta di questa foto? Carina, no? Sì, sì ok: ce ne sono in giro sicuramente di più belle (l’Aquilina stessa ne ha diverse nell’armadio che mi piacciono più di questa), però svolge(va?) egregiamente il suo compito… tra l’altro da ben tre estati (sebbene in questa casa non sia un record, perchè l’Aquilina indossa tuttora anche i calzoni di quella foto… semplicemente ora le arrivano sopra il ginocchio).

Comunque, veniamo al sodo: stamattina metto questa maglietta all’Aquilina per andare al CRE. Quando siamo di sotto, però,  mi accorgo che alla luce del sole sulla schiena ci sono come delle striature giallastre (e una è anche davanti!!)… così torniamo di sopra e gliene faccio mettere un’altra. 

Quando torno a casa, strolgo come provare a pulirla (le mie doti di casalinga sono poco sopra lo zero. Il minimo indispensabile per sopravvivere, diciamo). Visto che in lavatrice c’è già stata e che in fondo è bianca, decido di tentare con le maniere forti: candeggina.

Del resto, se anche si dovesse rovinare, è appunto alla sua terza estate di servizio (può pure andare in pensione), è una taglia 3-4 anni (e l’Aquilina tra 3 mesi e mezzo di anni ne compie 6) e l’abbiamo pigliata al Takko durante i saldi, quindi andar bene è costata 2-3 €: se si rovina, amen.

Premessa: la mia idea di “rovinarsi” era che il disegno si sciogliesse o sbavasse facendo diventare il gatto una sorta di protozoo.

Comunque: metto la maglia nel lavandino, lo riempio d’acqua per metà, aggiungo la candeggina. Nel frattempo mi faccio un pacchetto di cavoli miei, e dopo un quarto d’ora scarso torno per sciacquarla e…

SORPRESA!Maglietta

Il gattino è ancora lì che mi fissa dal fondo del lavabo, per fortuna la mutazione in ameba non è avvenuta. E’ quello che ha intorno, però, che non mi sarei mai aspettata… O__O

Ora è in lavatrice, poi vedremo come ne esce quando sarà asciutta (nelle foto qui sopra è bagnata, ecco perchè si intravede il disegno anche da retro). Perchè alla fine potrebbe anche non essere un brutto effetto (ricorda un po’ le tinture fatte coi nodi. Ho detto “un po’”, eh)…

Però, sinceramente, ho da capire come dannazione un capo bianco messo in candeggina possa diventare “camo” bianco/rosa!!!

10×10 tag

Alleggerisco un po’ l’atmosfera e approfitto per continuare un tag creato da Oriana del blog I discorsi dell’ ascensore; la nomina mi arriva da Perennemente Sloggata,  che ringrazio per il pensiero e lo spunto!

Iniziamo con il regolamento per per partecipare:

  1. Citare il blogger che ha creato il tag, taggando il suo 10×10 tag (https://oriana75.wordpress.com/2017/05/26/10×10-tag/)
  2. Citare il blogger che ti ha nominato linkando il suo 10×10 tag (https://perennementesloggata.wordpress.com/2017/06/05/tag-10x10tag/)
  3. Semplificare la vita al successivo blogger, scrivendo il link del proprio 10×10 tag (https://gitementali.wordpress.com/2017/06/08/10×10-tag/)
  4. Rispondere alLA DOMANDA
  5. Nominare da 0 a 100 blogger
  6. Usate l’immagine che volete

LA DOMANDA: 

Esclusi i beni primari, quali sono le 10 cose di cui non potresti fare a meno? Perché?

In ordine non troppo casuale, ci provo:

  1. Lo smartphone – Ormai è il mio centro operativo portatile, per quanto fino a neanche due anni fa fossi convinta che un normale cellulare mi fosse più che sufficiente. Invece adesso non potrei più fare a meno della comodità di WhatsApp; dell’immediatezza di poter controllare la posta elettronica dove mi pare; di internet a portata di mano; di foto e filmati che nulla hanno da invidiare alla fotocamera e videocamera di casa, della mia playlist sempre a portata di orecchio; di poter dare un occhio a Shake & Fidget senza avere un PC sotto mano; dell’app della Biblioteca per cercare qualche titolo che mi ha incuriosita e segnarmelo tra i preferiti per il prossimo prestito; di ripassare inglese, francese, spagnolo e giapponese e di provare a infilarmi in zucca qualcosa di tedesco con Duolingo e Memrise… e poi non vado avanti, che ci siam già capiti.
  2. Il WiFi –  Che già da 11 anni ci ha dato la possibilità di navigare in internet senza dover cablare tutta casa… Ora poi che col cambio gestore da febbraio funziona liscio come l’olio, è un paradiso. E poi ovviamente mi serve per risparmiare la connessione dati dello smartphone. 😛 )
  3. 19022467_10212550464777175_1480671585_oUna pila di almeno 10 libri sul comodino, in attesa di essere letti. – Quando iniziano ad essere meno, mi prende tristezza… Ma per fortuna è difficile che succeda: a parte essere “costretta” a rimpiazzare i miei libri letti perchè i miei autori stra-preferiti (se potessi acquistare le nuove uscite di tutti i miei scrittori preferiti, avrei un paio di new entry a settimana, mi sa… solo che tocca limitarsi…) continuano a sfornare, la mia adorata Biblioteca Comunale mi permette il saccheggio a gruppi di 5 volumi per volta.
  4. Il PC portatile – Perchè è vero che con lo smartphone si fanno tante cose, ma personalmente non riesco a farci proprio tutto (ad esempio, scrivere questo post. E’ vero, c’è l’app di WordPress. Ma a scrivere testi lunghi su quello schermino mi viene l’orticaria!). E allora il caro vecchio (ha superato in scioltezza i 6 anni di vita, a febbraio) Asus è assolutamente un must.
  5. Gli auricolari – Perchè è vero che ora ho il mio migliaio di canzoni preferite sempre a portata d’orecchio (una roba da fantascienza, se penso a quando andavo in giro con walkman e musicassette!)… ma senza auricolari servono a poco!
  6. Il microonde – Lo uso da ormai quasi 13 anni in pratica solo per scaldare (il latte della colazione, l’acqua per un té, il cioccolato da sciogliere per una torta, un pasto veloce, il parmigiano grattugiato per fare le cialdine rapidamente…), ma decisamente non potrei più farne a meno.
  7. L’agenda – Perché dei miei tre neuroni fidarsi è bene, ma non fidarsi è ancora meglio. E anche se le cose più importanti me le segno con tanto di promemoria  sonoro anche sul cellulare, non riesco proprio ad eliminare quel libricino portatile che mi appesantisce la borsa: nonostante tutto, mi resta più comodo annotare su carta. Anche per qualche riscontro “storico”, dato che le sto conservando tutte dal 2004… O__O
  8. La matita per sopracciglia – Che, insieme a quella per occhi e al mascara, è poi anche l’unico oggetto di makeup che utilizzo quotidianamente… Però, se senza ombretto e mascara posso anche accettare di uscire (in fondo, gli occhiali mascherano un po’), senza matita per sopracciglia… no, proprio no.
  9. Gli orecchini – Soprattutto da quando l’anno scorso ho scoperto AliExpress e ho praticamente triplicato la mia collezione al costo medio di 1 € al paio. Prima li cambiavo molto di rado, perchè bene o male cascavo sempre sugli stessi a mia disposizione… adesso che ho l’imbarazzo della scelta, invece, è un divertimento variare ogni giorno. 😀
  10. Il bancomat – In pratica, giravo con più contanti addosso quando avevo 13 anni: allora, cercavo di avere sempre intorno alle 12.000 L. nel portafogli (non so perchè 12, ma tant’è). Ora mi capita spesso di girare per anche più di una settimana con meno di 6 €… perchè tutte le volte che posso, preferisco usare “lui” (soprattutto perchè nel totale delle operazioni gratuite sul c/c i prelievi di contanti vengono conteggiati, ma i pagamenti col Pos no… quindi, meno prelievi di contanti facciamo meglio è).

Sarebbe il momento delle nominations… però è da talmente tanto che sono latitante (e anche quando mi capita di sbirciare in giro non delurko mai) che non mi va di chiamare direttamente in causa nessuno. Quindi facciamo così: formalmente opto per 0 nomination. In pratica, chiunque abbia trovato un po’ divertente o interessante questo tag è libero di continuarlo come e dove vuole. 🙂

Il troppo stroppia

Mi ero ripromessa di non affrontare MAI questo argomento, perchè è da quando sono diventata mamma che mi sono accorta che è uno dei più spinosi esistenti al mondo. Se non avete voglia di discutere inutilmente con la gente, evitate come la peste di parlare di religione, politica, veganesimo e… vaccini. Tanto nessuna delle due parti cambierà MAI idea.

Solo che, mentre finora il tema vaccini era più o meno relegato ai gruppi di genitori, negli ultimi giorni non puoi aprire un social network senza trovarti in home page qualche discussione a tema: c’è questo decreto legge che obbliga a fare ai bambini 12 vaccini per poter frequentare la scuola. Non è ancora legge, se non viene convertito entro i canonici 60 giorni fa ancora in tempo ad andare a donnine, ma in ogni caso il polverone che si è alzato è già più fitto della nebbia in Val Padana a novembre.

E le “perle” come quella dello screen qui accanto (che ho riportato per comodità perchè era già “censurata” per la privacy dalla pagina che l’ha condivisa, non perchè sia l’unica che m’è capitato di leggere) si sprecano.

E a me girano i coglioni.

Devo trovarti qualcuno leso da malattie infettive? “Solo” leso? Ok.

Una mia compagna delle superiori, S. Intorno ai 30 anni si è ammalata di herpes zoster, volgarmente detto Fuoco di S. Antonio, che altro non è se non una riattivazione del virus della varicella. La varicella è una di quelle malattie infettive (come il morbillo) che anche in caso di perfetta guarigione può causare casini a distanza di anni. In questo caso, il virus della varicella resta latente nell’organismo e può riattivarsi (o anche no. E’ abbastanza questione di fortuna) ad esempio in situazioni di forte stress o indebolimento del sistema immunitario (questo è evitabile invece facendo il vaccino relativo). S. è guarita dal Fuoco di S. Antonio (divertendosi assai poco e senza dover aver fretta), ma è rimasta con metà viso paralizzato (e ormai, a distanza di anni, se lo tiene così per il resto della vita e ciao).

Se invece valgono anche i morti per malattie infettive, questi maleducati misantropi che non si degnano di scrivere due righe sui social network per spiegare la loro posizione su malattie infettive e vaccini, nessun problema. Ho pure quelli.

Vi presento mia zia Maria, è  una bella bimba vero? Nel 1935 (qualche mese dopo questa foto), Maria aveva due anni. E in qualche modo li ha anche ora, perchè appunto nel 1935 è morta di difterite. Non solo non ha potuto essere mia zia, ma non ha potuto essere nemmeno la sorella di mio padre, che è nato nel 1936 senza poterla conoscere. Di lei rimane solo questa foto, e bella grazia che è scampata alla guerra, ai bombardamenti e ai mesi da sfollati.

E poi, già che ci siamo, vi presenterei anche mio cugino Stefano. Di lui però non ho una foto da farvi vedere (ce l’avrà avuta mia zia, ma al mio ramo della famiglia non ne sono arrivate copie… è stato mio padre a parlarmi di lui, fosse stato per mia zia non avrei mai saputo dell’esistenza di questo cugino morto 13 anni prima della mia nascita. Quindi, anche dopo averlo scoperto, non ho mai pensato/avuto il coraggio di chiedere almeno una foto da copiare a mia zia. Se non ne parlava, aveva i suoi motivi). Nel 1965, a 6 mesi, è morto per gastroenterocolite da rotavirus.

Ecco perchè mi girano i coglioni a leggere commenti come quello dello screen qua sopra.

Chi “non conosce” nessun esempio da citare ha solo avuto un gran culo da generazioni, ecco cosa. E mi piacerebbe fargli scambiare due parole con mia nonna (rispettivamente madre e nonna dei due bambini qua sopra), ma purtroppo (o per fortuna, si è risparmiata almeno questa incazzatura) è morta nel 1983.

Di più: chi non “conosce” nessun esempio da citare evidentemente durante le lezioni di storia dormiva e ha continuato sulla strada della narcolessia anche negli ultimi lustri (Bebe Vio immagino che pensino sia una linea di prodotti per l’infanzia). Gli unici attimi di risveglio, giusto per scriver minchiate sui social.

Non intendo tentare di convincere nessuno a cambiare nessuna idea, ho già scritto che è impossibile.  Il mio è soltanto uno sfogo, e ritengo sia un bene che davanti all’ignoranza della gente io riesca ancora ad arrabbiarmi. Perchè il brutto sarà quando non mi farà più nè caldo nè freddo.

Genetica (e inettitudine)

Questa mattina ero in Cardiologia all’ospedale per un elettrocardiogramma (nulla di che, nonostante i 4 mesi di assenza non ce la fate a liberarvi di me: si tratta semplicemente del secondo step per poter diventare donatori AVIS). Mi chiamano, entro in ambulatorio e consegno al medico la cartelletta che mi hanno compilato in accettazione. Mi preparo, mi stendo sul lettino, nel mentre lui inserisce i miei dati sulla macchina e a un certo punto mi fa:

“Quanti anni ha?”

“Trentotto”

“Cosa?”

“Trentotto, ancora per quattro mesi”

“Ah… ma allora la data indicata qui è giusta! A vederla gliene avrei dati una ventina…”

“Eh, magari… ormai sono il doppio! Ma sa che capitava pure a mia madre? Ancora quando aveva 70 anni, non gliene davano più di 60. L’unica differenza tra me e lei è che lei non voleva assolutamente dire la sua età perchè «Se ne dimostro meno, lascia che credano che ho quelli», a me invece non interessa dire quanti anni ho perchè tanto la carta d’identità mica la tarocco per omissione…”

“Ahah… Quindi è ereditario”

“Boh, probabile. Io intanto porto a casa i complimenti e ringrazio!”

Le differenze con mia madre, a voler essere sinceri, non si fermano al nascondere o meno la data di nascita. Mia mamma era anche capace di mettersi in piega i capelli, ci teneva a vestirsi bene e sempre in maniera consona all’occasione, non usciva senza rossetto, filo di fondotinta e almeno il mascara, la sera passata di Oil of Olaz prima di dormire.

Io invece affogo nel mio personale Maelstrom composto in parti uguali da:

  1. pigrizia – Per un po’ ho usato la crema idratante la mattina. Poi mi sono stufata. E il rossetto mi sembra una perdita di tempo: prima volta che mangio qualcosa (dato che non usandolo granchè ne ho uno semplicissimo e economicissimo, altro che matt gloss lunga durata e no transfer) è andato. Facciam prima e lo metto giusto per le occasioni importanti. Tipo ai matrimoni, magari fino a fine cerimonia mi dura;
  2. inettitudine – Non ho la minima idea di come si usi un fondotinta e non so usare gli ombretti in polvere: solo qualche anno fa ho imparato a farmi la riga sugli occhi con la matita, prima ombretto liquido o niente. Non sono capace di pettinarmi, se non dando qualche colpo di spazzola e lasciando che i capelli vadano dove credono… indipendentemente dalla lunghezza del taglio. E grazie a Dio ho i capelli lisci.
  3. depressione – Se siete sovrappeso e girate per negozi cercando qualcosa di decente a prezzi umani, sapete di cosa parlo. In pratica, la mia mise abituale è cambiata di quasi niente rispetto a quando avevo 16 anni: jeans (l’ultima gonna l’ho messa quando mi sono sposata, e se dico “ultima” credetemi) e maglietta/maglione. E non sto scherzando… nel senso che ho ancora diversi capi di quel periodo che ancora mi stanno (più decentemente di molti di quelli appesi nei negozi). Giusto ieri mattina mi è venuto in mente che il gilet della Fruit che avevo addosso dovevo averlo preso quando ero fidanzata da poco, tipo nel 1999… ah, e non parliamo del top sottostante. Quello di sicuro ce l’avevo per la gita in Francia del 1996, e già allora non era nuovo di pacca. Ah, in questa terza sezione mettiamoci anche l’orrore per la vita da spiaggia e l’abbrustolirsi al sole: quando capita di doverci andare (l’Aquilina adora il mare), l’unico momento in cui esco dall’ombra è per fare il bagno. E poi un pizzico del punto 1 (pigrizia): protezione 50+ (il solare dell’Aquilina) per tutti e via andare (anche se così mantengo il mio bel colorito cadaverico 12 mesi l’anno: chissene).

Ora, fate un mix di queste tre cose: che può uscirne? Non una alle soglie degli anta (che ormai a quell’età dovresti aver imparato a bardarti in un certo modo): ormai si mettono più in tiro di me le dodicenni per l’interrogazione di Geografia. Non potendo darmi 12 anni, la gente si ferma al primo numero credibile…

Poi ok, un po’ di genetica ci sta. Perchè per dirla tutta, poi, non capitava solo a mia mamma di non dimostrare l’età che aveva.

A mia nonna (materna) ne successe una pure migliore.

Maggio 1981, nonna stava per compiere 73 anni. Venendo a trovarci insieme a mia zia, all’altezza di I. purtroppo hanno avuto un incidente: niente di grave per loro, ma l’Opel di mia zia ha reso l’anima. Sono state portate all’ospedale di I. per i controlli di rito, durante la visita a mia nonna esce uno dei medici e avvicina mia zia:

“Senta, sua madre dice di non aver battuto la testa… però vorremmo fare lo stesso qualche accertamento approfondito, perchè non credo che stia rispondendo a tono, mi sembra molto confusa”

“Oddio, ma in che senso?”

“Le abbiamo fatto le solite domande di valutazione, e continua a insistere di avere 72 anni… ma non è possibile, ne avrà al massimo 55!”

“E’ possibile sì… se non le credete controllate i documenti, è davvero dell’08!” 😀 (per la cronaca, in quel momento mia zia di anni ne aveva quasi 47: il complimento indiretto se l’è beccato pure lei, se alla sua mammina ne stavano attribuendo solo 8 di più…)

E niente.

Se davvero si tratta di genetica ed è ereditario, spero che a suo tempo l’Aquilina mi pagherà almeno una pizza come ringraziamento… 😛