Dolomiti tra gioco, leggende e natura #3

Dolomiti Action Adventure Park

P1030053Che in Trentino i parchi pubblici siano praticamente tutti dei gioiellini, è palese: giochi per tutti i gusti e tutte le età, soprattutto ben tenuti e tutti funzionanti (se vi sembra che stia scrivendo cose scontate, sappiate allora che vivete in una zona fortunata). Campitello di Fassa, però, ha una marcia in più: il parco giochi è all’interno dell’area sportiva, che a parte gli impianti più “classici” comprende anche il Dolomiti Action Adventure Park.

In parole povere, si tratta di percorsi “sospesi” tra gli alberi, tra piattaforme sospese, ponti nepalesi, corde, carrucole, scale e tronchi oscillanti. Prima di iniziare, l’Aquilina è stata minuta di imbragatura, casco e moschettoni per agganciarsi alle funi di sicurezza. Poi ha visto un filmato di spiegazioni e quindi seguito una breve lezione pratica per imparare come/dove/quando agganciare/sganciare i moschettoni. E poi… via ad arrampicarsi!

20170706_144522I percorsi sono tanti, e le due ore, che all’inizio sembrano tantissime. volano via letteralmente. L’Aquilina è riuscita a completarne 4, cedendo a metà del quinto (sinceramente, l’abbiamo lasciata provare giusto perchè sembrava tanto entusiasta di farcela… ma era più in alto di quanto avrei mai voluto essere io… non solo alla sua età, proprio anche ora!).

Insomma, un buon modo per trascorrere una giornata all’aperto in maniera un po’ insolita e diversa dalla “solita” passeggiata. Questo il sito ufficiale: http://www.dolomitiaction.com/.

Pian de Schiavaneis: il Sentiero delle Marmotte

P1030216Lo abbiamo scoperto l’anno scorso grazie ad una passeggiata organizzata dall’hotel, e ormai mi sa che sarà tappa fissa ogni volta che riusciremo a tornare in Val di Fassa. Il sentiero parte dal parcheggio del ristorante Pian de Schiavaneis, sulla strada che da Canazei va verso il Passo Sella: lo si può imboccare anche poco oltre il ristorante, sulla destra c’è un piccolo spiazzo. In ogni caso il ristorante è un punto maggiormente visibile, e il percorso a piedi si allunga di molto poco.

P1030198Dopo una passeggiata di una mezz’oretta si arriva appunto alle tane delle marmotte: d’obbligo portare qualcosa alle padrone di casa (noci o nocciole, ma anche mele e qualche grissino), che saranno ben contente di favorire direttamente dalle vostre mani.

20170707_110704L’anno scorso non ci avevamo fatto caso, ma quest’anno ci siamo accorti che si sentiva rumore di acqua corrente… Così dopo aver salutato le marmotte abbiamo proseguito la passeggiata: tempo cinque minuti, e ci siamo trovati davanti a una piccola cascata, davvero bella.

Stavolta siti ufficiali non ce ne sono, ma questo magari può servire per rintracciare il punto di partenza: https://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g194709-d3452808-Reviews-Pian_de_Schiavaneis-Canazei_Province_of_Trento_Trentino_Alto_Adige.html Noi ci siamo fermati qui a pranzare dopo la passeggiata, e posso assicurarvi che la polenta con funghi e formaggio è stata spettacolare!

Muse – Museo delle Scienze di Trento 

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Trasformarsi in lupo…

Come sfruttare al meglio il viaggio di ritorno? La meta è venuta in mente al Consorte, ne avevamo parlato mesi fa per poi quasi dimenticarcene… e invece è stata un’ottima pensata, visto che per noi era di strada (da Trento dobbiamo comunque passarci) e che (come ho accennato anche in questo post) si è rivelata davvero una bella esperienza.

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… e toccare un ghiacciaio!

Anche qui prima o poi dovremo tornarci, perchè mezza giornata è davvero poca per vedere, provare e leggere tutto. Il museo si sviluppa su ben cinque piani e (cito direttamente) Il percorso espositivo del Muse usa la metafora della montagna per raccontare la vita sulla Terra. Si inizia dalla cima: terrazza e piano 4 ci fanno incontrare sole e ghiaccio, per poi scendere ad approfondire le tematiche delle biodiversità, della sostenibilità, dell’evoluzione, fino al piano interrato e alla meraviglia della serra tropicale”.​​​​​​​​​​​​​​​​

Ci sono installazioni con cui giocare con le leggi della fisica (ad esempio, ascoltare un brano di musica classica… con i denti), i sensi o provare a costruire un ponte con le tecniche usate dagli antichi romani (e poi salirci sopra), si può simulare la migrazione degli uccelli (ehm… i nostri non hanno avuto una gran fortuna…), interagire con un programma a schermo utilizzando solo gli occhi, visitare la serra tropicale, sedersi attorno al fuoco e osservare la lavorazione dei metalli nella preistoria… insomma, talmente tante cose da fare, vedere, provare che non è possibile riassumerle in poche righe. C’è anche un planetario, all’interno del Muse.

20170708_140725Tra l’altro, l’idea di fermarci è stata doppiamente buona perchè in questo modo l’Aquilina ha avuto la sua unica e ultima occasione di accedere al “Maxi Ooh!”, un’area riservata ai bambini da 0 a 5 anni.

Avete mai disegnato con la voce? Questa è solo una delle esperienze tattili, sonore, visive che si possono fare nel Maxi Ooh!, e non so davvero se si sia divertita di più l’Aquilina o noi grandi che (a turno) l’abbiamo accompagnata in quell’ora di esperimenti e scoperte…

Qui trovate tutte le informazioni utili, http://www.muse.it/it/Pagine/default.aspx

Se capitate in zona, merita davvero una visita!

 

 

 

 

Dolomiti tra gioco, leggende e natura #2

Latemar: MontagnAnimata

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Sorpresa!

Il secondo “posto speciale” di cui voglio scrivere è un’altra meta dove spendere un’intera giornata… con la premessa che è praticamente impossibile riuscire a fare tutte le attività proposte (e che quindi è abbastanza scontato mettere in programma di tornarci): questa volta si comincia prendendo la funivia di Predazzo, in Val di Fiemme, per arrivare fino al rifugio Gardonè (anche in questo caso, come a Buffaure, c’è la possibilità di aggiungere un secondo tratto in seggiovia fino a Passo Feudo, che consentirebbe di accedere ad ulteriori percorsi, come il Geotrail Dos Capèl… ma anche in questo caso quest’anno ci siamo accontentati della prima tappa).

20170705_112823La magia, questa volta, inizia già con il percorso in cabinovia: potreste salire “a dorso di drago”. O in compagnia di una simpatica mucca o di un paio di scoiattoli. Sto scherzando solo in modo relativo: grazie al concorso “Dipingi una cabina”, qualsiasi bambino che ne abbia voglia può provare a decorare (su carta) una delle cabine della funivia. Ogni anno la migliore viene davvero dipinta riproducendo esattamente come il disegno vincitore e poi messa in funzione!

20227686_10213023905052886_1351205930_oUna volta arrivati al rifugio Gardonè (se vi capita, fate una scivolata in bagno. Non sto scherzando: per arrivare ai servizi c’è davvero uno scivolo che segue le scale!), c’è solo l’imbarazzo della scelta: sono stati predisposti diversi sentieri tematici (il Sentiero dei Draghi o il Sentiero del Pastore Distratto), e lo stesso sentiero può regalare un’avventura completamente diversa a seconda di quale giocolibro ci accompagna. Esatto: al Punto Informazioni sono disponibili (il costo è di 5 €, e comprende anche una scatolina di pastelli e una borsina di stoffa) ben 7 libri diversi per mettersi sulle tracce dei draghi del Latemar, e altri 4 relativi al sentiero del Pastore Distratto.

P1020955Noi la mattina abbiamo seguito le tracce del drago dei vulcani Rogos: il libro ci ha accompagnato attraverso diverse prove (abbiamo lanciato incantesimi, stretto amicizia con le ArcoFalene, esplorato la dimora di un esperto di draghi…), enigmi e scoperte, fino al recupero della prova dell’esistenza dei draghi… prova che riconsegnata al Punto Info ha fruttato all’Aquilina un premio!

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Parte finale del sentiero sensoriale

Dopo pranzo, pur senza libro (toccherà rimediare in futuro, ci è rimasta la curiosità di saperne di più sulle tappe che abbiamo incontrato durante il percorso), abbiamo seguito il sentiero del Pastore Distratto: un’altra passeggiata gradevole e piuttosto semplice. Assolutamente godibile anche senza libro, il sentiero sensoriale che si trova circa a metà percorso, da fare a piedi nudi: all’Aquilina è piaciuto talmente poco che l’ha fatto solo 3 volte andata e ritorno!

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Questo pastore è veramente distratto…

Se rimane tempo, si può fare un giro sull’Alpine Coaster (eggià, ci sono pure le montagne russe! L’Aquilina si è divertita un sacco) o sulla Pista Tubby. Tra l’altro, con il biglietto di queste due attrazioni i bambini possono poi accedere gratuitamente al Parco Giochi dei Draghi, un’area attrezzata non solo con tanti giochi da esterni, ma anche con gazebo coperti dove sedersi a disegnare, colorare o leggere/farsi leggere uno dei tanti libri a disposizione (è disponibile una piccola biblioteca). Se si vuole accedere solo al parco giochi, basta pagare il biglietto di 2 €: l’accesso è comunque consentito per l’intera giornata e per quanto tempo si vuole (per entrare/uscire basta il braccialetto che viene consegnato al Punto Info).

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Giochi d’acqua

A proposito di libri: a parte quelli specifici che accompagnano lungo i sentieri, al Punto Info sono disponibili in vendita anche i libri con le storie complete dei personaggi che popolano la MontagnAnimata. Noi quest’anno abbiamo deciso di portare a casa con noi i Draghi del Latemar: io e l’Aquilina abbiamo terminato di leggerlo la settimana scorsa ed è davvero una storia carina, che permette di godere ancora di più tutti i riferimenti e particolari riprodotti nel sentiero (il prossimo giro sarà ancora più bello!).

Anche qui, come nel Regno del Salvan, è possibile lasciare messaggi e suggerimenti per tutti i personaggi della MontagnAnimata  grazie alle apposite cassette postali (non ditelo all’Aquilina, ma io ho compilato il modulo per chiedere ai draghi di mandarle gli auguri di buon compleanno). Questo il sito ufficiale della MontagnAnimata, con tutte le informazioni  e le attività (anche quelle cui non abbiamo potuto partecipare noi) http://www.montagnanimata.it/

Ho cercato di essere sintetica, ma le cose da raccontare sono decisamente state tante… mi sa che vi tocca una terza puntata. Finale col botto, però: 3 is megl’ che 1! E nel prossimo  e ultimo post vi parlerò appunto di altri 3 posti interessanti.

 

 

 

Dolomiti tra gioco, leggende e natura

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Dal 3 all’8 luglio siamo stati in vacanza nella “nostra” adorata Val di Fassa. Se l’anno scorso era stato “di ripasso” per noi grandi (era dal 2009 che io e il Consorte non riuscivamo a tornarci!) e “di assaggio” per l’Aquilina (alla sua prima vacanza con tutti i crismi), quest’anno la faccenda si è fatta un po’ più seria e le passeggiate per i paesi hanno avuto uno spazio decisamente limitato rispetto al nostro solito.

Principalmente per due motivi: in giro per monumenti, vetrine e scorci l’Aquilina si annoia in fretta e, soprattutto, con un anno in più sul groppone le è cresciuta anche l’autonomia (a fine giornata la Samsung Health sul mio cell dava per fatta quella decina di km di scarpinata… e se li ho fatti io, la pargola non li ha certo volati) per affrontare qualche avventura come si deve.

Al solito, sono più i posti da visitare che (sigh!) il tempo a disposizione. Ad esempio avremmo voluto provare anche il Sentiero di Re Laurino a Ciampedie, ma sarà per la prossima volta: l’intenzione era di far provare all’Aquilina la salita in seggiovia partendo da Pera di Fassa: cosa che quest’anno è risultata impossibile perchè la seggiovia è chiusa per lavori (la stanno rifacendo nuova). Poco male: a Ciampedie (senza seguire il sentiero, che all’epoca ci sembrava un’impresa oltre la portata dell’Aquilina) ci eravamo stati anche l’anno scorso con la cabinovia da Vigo… e alla fine i giorni non sarebbero comunque stati sufficienti.

Visto che la pargola quest’anno si è proprio divertita, ho pensato di raccontarvi quali sono stati i posti che hanno reso la vacanza così speciale… magari può servire di spunto a qualcun altro.

Buffaure: Il Regno del Salvan

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1^ tappa: il lago stregato!

Questo percorso (anzi, percorsi!) è stato la nostra prima esperienza con l’idea di trasformare una “semplice” passeggiata in una sorta di caccia al tesoro tematica… idea che si è rivelata (ovunque l’abbiamo provata) assolutamente geniale: tra enigmi da risolvere, prove da superare e leggende da imparare in pratica non ci si accorge della fatica (e parlo anche a nome dei grandi!).

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2^ tappa: la notte magica, ovvero fuga dai terribili Krampus!

Nel nostro specifico caso, da novellini, abbiamo commesso un errore: abbiamo preso la funivia da Pozza di Fassa fino a Buffaure… ma se fossimo stati furbi avremmo aggiunto la sola andata per il pezzo successivo di seggiovia (risparmiandoci un po’ di salita a piedi e probabilmente riuscendo anche a percorrere due sentieri che invece stavolta non siamo riusciti a fare, per ragioni di tempo… e gambe!). Che dire, sarà per la prossima volta!

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4^ tappa: Il regno incantato di Re Laurino

Alla cassa della funivia a tutti i bambini viene consegnato (senza spese aggiuntive) un libretto con il percorso da seguire per il Sentiero Incantato (e su cui annotare gli esisti delle prove sostenute), la mappa completa del Regno del Salvan e un cartoncino con un puzzle: le quattro tessere adesive sono da recuperare in punti ben precisi del Regno, per riuscire a completare il disegno.

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Alla scoperta del Bosco di Emozioni

Oltre al Sentiero Incantato e alle sue prove, ci sono da esplorare il Bosco di Emozioni (bellissimo e con tante informazioni sugli animali), il Giardino Alpino e il Giardino Geologico (questi due saremmo riusciti a completarli se fossimo appunto partiti dall’alto). Se non fosse già abbastanza per spenderci un giorno intero, ci sono diverse zone attrezzate con giochi (da segnalare lo scivolo-Vulcano, bellissimo), e tre rifugi dove sostare  e rifocillarsi (se non ci si vuole portare il pranzo al sacco) e recuperare i tasselli del puzzle.

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Missione compiuta!

Ho trovato davvero bella l’idea di sfruttare miti, leggende, usanze e personaggi fantastici locali per il tema del sentiero. Il libretto che accompagna nel percorso è interessantissimo per tutti (c’è una pagina in cui vengono spiegati i soprannomi degli abitanti dei paesi della valle) e contiene un sacco di informazioni. Ogni prova superata fa guadagnare punti (in base a “quanto bene” la si è superata) e alla fine sommandoli si può scoprire il proprio risultato (dal tranquillo “polenton” – pappamolle – fino al mitico “supersalvan” – supereroe).

Una volta ridiscesi a Pozza di Fassa, prima di lasciare gli impianti, c’è anche la possibilità di scrivere al Salvan (utilizzando l’ultima pagina del libro) per fargli sapere se la passeggiata in giro per il suo Regno è stata bella e magari lasciargli anche un disegno, grazie ad un’apposita cassetta postale.

Qui potete trovare tutte le informazioni utili e ufficiali: http://www.regnodelsalvan.it/

Credo però di essermi dilungata a sufficienza, per il momento e credo sia il caso di spezzare un po’ il racconto. Pertanto… altri giri, altro post!

 

 

Smartphone fantastici e (posti assurdi) dove (ri)trovarli

Saltellando qua e là tra le cose che sono capitate a luglio, ecco qua anche la penultima. Perchè questo luglio sta avendo anche il primato di essere il mese della mia vita che mi ha vista di più a contatto (volente o nolente) con le Forze dell’Ordine… il salto che ho fatto alla Municipale (su consiglio del meccanico, ma sinceramente scettica che potesse essermi utile) per l’incidente avuto con la bici fa il paio con un’altra mattinata trascorsa presso altri loro “colleghi” in divisa. Ecco come mai.

Dal 3 all’8 luglio siam riusciti a tornare in vacanza in Val di Fassa (e prima o poi ce la caverò a raccontarvelo…). Considerando le ore di viaggio, prima di partire ho riesumato il vecchio Galaxy Young che ho dismesso a ottobre: l’ho ripulito di tutte le mie vecchie app, ci ho scaricato alcuni giochini e inserito una SD con le puntate del Gatto con gli Stivali. L’idea era appunto farlo usare all’Aquilina durante il viaggio, se avesse avuto bisogno di distrazioni: è meno ingombrante del tablet e lei lo maneggia meglio.

E infatti durante l’andata un pochino è servito: ha giocato un po’ a Make 7 e visto un episodio del “Gato”. Arrivati in hotel, l’ho tolto dal mio zaino (col cavolo che mi porto in giro quel peso su per i monti) e l’ho riposto nella borsa dove tenevamo anche i caricabatterie, il DS del Consorte, i miei libri e quelli dell’Aquilina, pennarelli & carta per disegnare. Insomma, non è  più uscito di lì per tutta la vacanza.

Per il viaggio di ritorno non è servito: ci siamo fermati al Muse di Trento (spettacolare!!!), lo abbiamo girato per 4 ore e mezza (andando pure un po’ di fretta, verso la fine… non perchè non meritasse, ma perchè il tempo a nostra disposizione si stava esaurendo) e poi da poco dopo Trento fino a Bologna l’Aquilina se l’è dormita tutta per la stanchezza. Per l’oretta residua si è arrangiata coi peluche.

Non l’abbiamo più cercato fino a sabato sera, quando abbiamo disfatto i bagagli. E non l’abbiamo trovato da nessuna parte! Abbiamo rivoltato borse, trolley, pure il Qubo… zero di zero. Tasche degli abiti sporchi manco a parlarne, che tempo un’oretta e (lavanderia a gettoni santa subito! A casa mi ci sarebbero volute minimo 5-6 lavatrici da un’ora) li stavo già stendendo fuori… pur affogato sarebbe venuto fuori.

Telefonata in hotel, zero: rifacendo la camera per i nuovi ospiti non l’hanno trovato.

Il giorno dopo ho recuperato l’imei, l’ho bloccato da remoto e  il lunedì mattina ho vinto una gita fino alla locale caserma dei Carabinieri. Non tanto per il valore del telefono (pagato 89 € oltre tre anni fa!), solo per non rischiare di andare in pesche io se qualcuno lo avesse trovato e deciso di ficcarci una SIM per poi farci robe poco chiare (paranoica? Maybe…).

Ho fatto denuncia di smarrimento (sapevo benissimo dove lo avevo visto/messo l’ultima volta, ma non mi andava di fare denuncia di furto: fossi stata scippata o rapinata, ok. Ma per come sono andate le cose una minima percentuale di dubbio di poterlo aver perso io c’è sempre, è palese. Quindi “facciamo che sono sicura che sia arrivato fino a S. il giorno X, e poi non ne ho saputo più nulla”) e amen.

E ci ho anche messo una pietra sopra.

Otto giorni dopo, invece, ricevo una telefonata dal titolare dell’hotel: ebbene sì, hanno ritrovato il mio famoso telefono smarrito!

La cosa pazzesca è il “dove“: in fondo alla tromba dell’ascensore!!! L’ipotesi è che sia scivolato fuori dalla borsa dov’era mentre portavamo giù i bagagli, e per poi infilatrsi dritto nella fessura (larga un paio di cm) tra la cabina e il pavimento del piano (a far compagnia a svariate schede magnetiche delle stanze e altri oggetti assortiti).

WhatsApp Image 2017-07-26 at 17.19.42Se quella mattina non ci fosse andato il tecnico per la manutenzione annuale, chissà quando sarebbe venuto fuori! E insomma, il titolare mi dice me lo avrebbero infilato in una busta imbottita e rispedito qui a casa… E infatti dopo una settimana eccolo nella mia cassetta delle lettere, redivivo e con il coraggio di funzionare ancora. Che dire, ancora una volta tutto è bene quel che finisce bene!

Chiudo con quella che è stata la chicca della mattinata trascorsa presso i Carabinieri. Allora: che io sia una grammar nazi lo sapete, e che possa essere altrettanto “nazista” a proposito delle nozioni generali che si imparano alle elementari (ops! Primaria, porca paletta… l’Aquilina la comincia a settembre, e arriverà in quinta [secondaria superiore] senza che sua madre si sia ficcata in testa i nuovi nomi dei cicli scolastici, sicuro garantito…) se non lo avete già intuito ve lo confermo subito.

Così, a parte il mio disagio psico-fisico di vedere qualcuno che batte sulla tastiera di un PC usando solo gli indici (la dattilografa che è in me aveva la pelle d’oca. Pregava che ogni tanto il Carabiniere si sbagliasse e gli capitasse di usare il pollice almeno per la barra spaziatrice… So che può sembrare da nevrotici, ma se aveste avuto l’insegnante di Dattilografia che ho avuto io in 1^ ragioneria capireste. Capireste eccome…), quella mattina il top è stato quando siamo arrivati al “dove” fosse stato smarrito il telefono.

Io: “A S., in provincia di Trento. Quando sono arrivata lì ce l’avevo ancora di sicuro”.

Carabiniere: “Provincia di Trento… Trento è TR?”

Io dentro: “😱😱😱😱😭😭😭” / Io fuori, impassibile “No, è TN.

‘namo bene, ‘namo. E più o meno (più meno che più, per dirla tutta) era pure mio coetaneo… 😭

Tra il viola (spuntato) e il verde (potato)

Mi sembra giusto dedicare qualche riga anche all’evoluzione di quanto ho raccontato nell’ultimo post.

Tanto per cominciare perchè, non volendo e non sapendo, ho preso un granchio ed è giusto mettere i puntini sulle “i”. E poi perchè, a quanto pare, la situazione è un po’ più rosea di quanto non sembrasse venerdì.

Un po’ più rosea perchè il Consorte (che non sarà un meccanico di biciclette, ma che comunque con i metalli ci lavora da quasi 30 anni… oddio, a scriverlo così fa abbastanza impressione! O__O )ha dato una buona controllata alla mia bici e a suo parere la vernice staccata è proprio solo vernice staccata. Da questa botta, magari, o da qualche altra botta presa negli anni scorsi (non sono così maniaca da appuntarmi ogni piccolo sfrego capitato alla bicicletta o procurato dal tempo, che 27 anni non son pochi). Insomma, possibile che la cambieremo… ma alla prima occasione (e offerta) utile e non di fretta e furia.

20399225_10213078699582715_809019093_oPer dirla tutta la situazione è anche un po’ più violacea (ma anche giallina e marroncina, a voler esser pignoli), di quanto non sembrasse venerdì: nei due giorni successivi alla botta hanno continuato a spuntarmi addosso lividi un po’ dappertutto (ora ho capito “cosa” ha assorbito l’impatto… 😀 ): in foto potete vedere il vincitore assoluto per stazza, domiciliato sulla mia coscia sinistra (sono simpatici anche i due che si contendono il mio avambraccio sinistro, ma questo è “the best”).

Ma passiamo alla conclusione con precisazioni. Venerdì sera avevo appunto le scatole ancora piuttosto girate per l’accaduto, e in più il dover passare di lì 4 volte al giorno per le prossime settimane non mi faceva fare i salti di gioia… per non parlare del fatto che durante l’estate quel tratto è utilizzato anche dal CRE che frequenta l’Aquilina quando i bambini vengono portati alla piscina comunale o al parco: insomma, in questo periodo il “traffico” lì è pure maggiore che nel resto dell’anno (così come le possibilità che ricapiti un pasticcio simile).

Così alla fine, già che siamo nell’era dei social network, ho deciso di postare sulla pagina Facebook del Sindaco cosa era capitato la mattina, a causa anche (da quanto io potevo dedurre) dell’incuria nella manutenzione del verde pubblico. E poi amen, è venerdì sera e non ti aspetti niente minimo fino al lunedì, giusto?

Sbagliato. Il sabato intorno all’ora di pranzo scopro che su FB mi ha scritto proprio il Sindaco, mi chiede di riscrivergli al suo indirizzo di posta elettronica. Provvedo, mando le foto… e poi penso che fino a lunedì non ne riparleremo più. Giusto?

Sbagliato di nuovo! Ricevo ulteriore risposta alle 18.32 (di un sabato di fine luglio, per inciso), con promessa di far interessare gli uffici competenti lunedì mattina e di farmi sapere.

Oggi all’ora di pranzo, l’epilogo: nuova e-mail da parte del Sindaco. Sono state fatte alcune verifiche da parte del Comune, e il risultato è che quell’area è sì ad uso pubblico, ma fondamentalmente privata e con onere di manutenzione del condominio che è stato costruito lì qualche anno fa (al posto di una storica fabbrica locale di calze… il nome Omsa vi dice nulla?).

Il passo successivo è stato contattare l’amministratore del condominio (e resta il fatto che sta cavolo di amministrazione condominiale avrebbe dovuto muoversi da un po’ senza aspettare solleciti da parte del comune… e ammaccature da parte mia!) e già oggi pomeriggio… ta-daaaan!

SfalcioCome potete vedere dalle foto qui sopra (scattate poco più di un’ora fa, andando a riprendere l’Aquilina) la famosa siepe è stata potata.

Mi spiace aver “incolpato” chi non c’entrava, seppure in buona fede (va te a sapere la specifica competenza della manutenzione di una siepe tra un parcheggio e una pista ciclabile…). Però stato bello vedere come internet, usato in un certo modo, possa portare risultati utili nella realtà. E lo è stato anche avere dimostrazione di persona del fatto che il Sindaco ci tenga e intervenga a risolvere un problema (tra l’altro non di sua competenza nè diretta nè indiretta) segnalato da una rompiscatole qualsiasi. Insomma, grazie anche da qui!

♪♫ In the jungle, the mighty jungle… ♪♫

… beh, il leone probabilmente non c’era e basta, perchè con il casino che è successo di sicuro lo svegliavamo noi.

Fino a ieri sera ero convinta che il mio prossimo post sarebbe stato di tutt’altro genere (lo stavo rifinendo), ma pensare di poter star tranquilli per un po’ è stato evidentemente troppo ottimistico. Stamattina poco dopo le 8.30 stavo portanto al CRE l’Aquilina, come al solito da due settimane. La gran parte del percorso è su pista ciclo-pedonale, quindi piuttosto tranquilla, giusto?

Ma anche no.

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Nella foto qui sopra potete vedere il tratto che stavo percorrendo io, visto dalla mia prospettiva. Vedete qualcosa? Sì, ok, la siepe. Intendo: vedete altro, a parte la siepe e un po’ della strada? Ok… facciamo un gioco. Adesso guardate la foto sotto, ripresa dalla parte opposta.

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E ora, vedete qualcosa? Esatto! A metà ciclabile c’è un “taglio”, che non fa parte della ciclabile principale (come da cartello stradale): sarebbe il proseguimento di un passaggio pedonale che viene dal parcheggio adiacente.

In parole povere: chi si immette da quel taglio (a piedi o in bicicletta) diventa visibile a chi percorre la ciclabile nel senso in cui la stavo percorrendo io solo quando ormai è in mezzo alla pista.

Grazie a questa bella situazione (e al fatto che chi si è immesso non si è fermato  scendendo dalla bici e accertandosi di aver via libera, ma ha solo rallentato un po’ per imboccare la curva e via), stamattina sono finita per terra, con l’Aquilina che era sul seggiolino posteriore.

E inizialmente era pure colpa mia: “Non hai frenato, andavi troppo veloce!” “Grazie al cavolo… quando l’ostacolo mi si è parato davanti ormai ero a mezzo metro!” (senza un motivo per farlo, vorrei capire chi è che frenerebbe a casaccio tanto per inchiodare. Per inciso: il trasporto dell’Aquilina sul seggiolino è perfettamente in regola, dato che ha meno di 8 anni. Ma è piuttosto ovvio che il suo peso in più sulla bicicletta contribuisce ad aumentare lo spazio che mi serve per poter fermare il mezzo. Se uno mi spunta davanti all’improvviso, è possibile che io riesca a inchiodare da sola… ma decisamente improbabile con lei sopra).

Poi è successo che un paio di mamme (non so chi siano, comunque grazie), che stavano anche loro accompagnando i bimbi al CRE, si sono fermate a vedere cosa era successo (sentendo me che avevo alzato la voce e soprattutto l’Aquilina che piangeva terrorizzata) e hanno anche loro fatto notare che quello che avrebbe dovuto fermarsi era la mia controparte.

Nessun danno evidente alle persone: non sono riuscita a non far cadere la bicicletta perchè il peso dell’Aquilina dietro non mi ha concesso di reggerla, ma sono almeno riuscita ad accompagnarla fino a terra evitando il botto sull’asfalto. L’Aquilina ha il collo un po’ abraso dalla cintura del seggiolino, ma grazie al cielo la lego sempre… se no la recuperavo in mezzo alla siepe.

La bici di chi mi è apparso davanti ha la ruota davanti piegata e da sostituire… la mia bici all’apparenza sembrava incolume, invece fermandomi per farle dare una controllata (dopo aver lasciato l’Aquilina al CRE ho avuto la sensazione che il manubrio avesse qualche lieve problema di sterzata a sinistra) a detta del meccanico potrebbe essere antieconomica da riparare (sembrava nulla, invece pare  essere incrinato il telaio, roba da portare a un fabbro a far risaldare… roba che costa meno una bici nuova, insomma). Per andare va ancora, ma diciamo che il meccanico non si è preso responsabilità sul livello di sicurezza ed essendo il mio unico mezzo di trasporto, e dovendoci scarrozzare in giro l’Aquilina… concludete voi.

In conclusione:

  1. fermatevi sempre e scendete dalla bici per controllare se potete immettervi da una secondaria su una principale in sicurezza, in situazioni simili (di norma dovrebbe succedervi solo se frequentate la Foresta Amazzonica, ma abbiamo appena visto che potrebbe capitarvi anche in piena Pianura Padana. Va’ che roba ‘sta globalizzazione, eh?);
  2. legate sempre i bambini ai seggiolini (a tutti i seggiolini. Auto, bici, autoscontro, seggioloni, passeggini, monoposto di formula 1, space shuttle, tutti), se avete intenzione di trascorrere ancora qualche decennio insieme a loro;
  3. un GRAZIE di ❤ va sicuramente al servizio di manutenzione del verde comunale (cui appena arrivata a casa ho fatto partire segnalazione con il crisma dell’apposita App e con foto allegate: aspettiamo che si faccia davvero male qualcuno, per dare una potatina?): erano solo 27 anni che usavo la mia bici (è dall’estate del 1990 che quella poveraccia mi scarrozza in giro, regalo per una pagella di 1^ media piuttosto buona), avevo davvero una gran voglia di doverla cambiare (e per scaramanzia non scrivo a chi toccherà sborsare i quattrini, ma temo di conoscere già il suo IBAN… qualche indizio: ama il viola, scribacchia su un blog, adora i gatti, leggere e nel 1990 oltre a ricevere in regalo una bicicletta è anche diventata fan di Shiryu dei Cavalieri dello Zodiaco).

Del doman (e della candeggina) non v’è certezza

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Agosto 2015: la protagonista del post aveva da poco preso servizio

Rieccomi dopo un altro secolo… stavolta è tutta colpa della mia pigrizia, perchè di cose da raccontare ne ho. Cominciamo dalla fine: a smuovermi dall’inedia è stata una cosa assurda che mi è capitata proprio poco fa.

Che ne dite della maglietta di questa foto? Carina, no? Sì, sì ok: ce ne sono in giro sicuramente di più belle (l’Aquilina stessa ne ha diverse nell’armadio che mi piacciono più di questa), però svolge(va?) egregiamente il suo compito… tra l’altro da ben tre estati (sebbene in questa casa non sia un record, perchè l’Aquilina indossa tuttora anche i calzoni di quella foto… semplicemente ora le arrivano sopra il ginocchio).

Comunque, veniamo al sodo: stamattina metto questa maglietta all’Aquilina per andare al CRE. Quando siamo di sotto, però,  mi accorgo che alla luce del sole sulla schiena ci sono come delle striature giallastre (e una è anche davanti!!)… così torniamo di sopra e gliene faccio mettere un’altra. 

Quando torno a casa, strolgo come provare a pulirla (le mie doti di casalinga sono poco sopra lo zero. Il minimo indispensabile per sopravvivere, diciamo). Visto che in lavatrice c’è già stata e che in fondo è bianca, decido di tentare con le maniere forti: candeggina.

Del resto, se anche si dovesse rovinare, è appunto alla sua terza estate di servizio (può pure andare in pensione), è una taglia 3-4 anni (e l’Aquilina tra 3 mesi e mezzo di anni ne compie 6) e l’abbiamo pigliata al Takko durante i saldi, quindi andar bene è costata 2-3 €: se si rovina, amen.

Premessa: la mia idea di “rovinarsi” era che il disegno si sciogliesse o sbavasse facendo diventare il gatto una sorta di protozoo.

Comunque: metto la maglia nel lavandino, lo riempio d’acqua per metà, aggiungo la candeggina. Nel frattempo mi faccio un pacchetto di cavoli miei, e dopo un quarto d’ora scarso torno per sciacquarla e…

SORPRESA!Maglietta

Il gattino è ancora lì che mi fissa dal fondo del lavabo, per fortuna la mutazione in ameba non è avvenuta. E’ quello che ha intorno, però, che non mi sarei mai aspettata… O__O

Ora è in lavatrice, poi vedremo come ne esce quando sarà asciutta (nelle foto qui sopra è bagnata, ecco perchè si intravede il disegno anche da retro). Perchè alla fine potrebbe anche non essere un brutto effetto (ricorda un po’ le tinture fatte coi nodi. Ho detto “un po’”, eh)…

Però, sinceramente, ho da capire come dannazione un capo bianco messo in candeggina possa diventare “camo” bianco/rosa!!!