Il lavoro non logora… chi non ne fa

Questo post (e suppongo anche il successivo, visto che ne è uscito un papiro) nasce da un’illuminazione improvvisa che ho avuto continuando a rimuginare sul comportamento di una persona che mi stava pian piano facendo saltare i nervi… per quanto tutti mi dicessero di non farci caso e per quanto pure io sapessi che era quella la tattica giusta, visto che l’unico scopo di questa persona è appunto logorare l’equilibrio mentale di altre.

Però… come al solito, una cosa è dare consigli sensati da fuori, una cosa è darsi consigli sensati “da dentro”, altra merce è poi mettere in pratica tutta questa teoria. Ma veniamo al punto.

Domanda: cosa può spingere una persona a spostare sistematicamente tutto (o quasi) quello che le serve per lavorare dalla stanza in cui lavora in un’altra, per la motivazione (espressa) che “la seconda stanza è anche sua e quindi può farci quello che le pare”? Insomma, so benissimo che il ripostiglio condominiale tra i garage è “anche mio”, ma mi guardo bene dall’affermare questo diritto piazzando in quella stanza che so… il portarotolo della carta igienica! Questo perché sarebbe poi piuttosto scomodo farsi poi due piani di scale ogni volta che devo pulirmi il didietro…

E invece, quello che sta capitando da qualche settimana è che quando questa persona è in ufficio (perché di ambiente di lavoro stiamo parlando) trascorre ormai il 90% del suo tempo a zoccolare (perché in ambiente di lavoro ippico ormai sembra di stare) tra il suo ufficio ed un altro, perché dopo averci spostato praticamente tutto quello che aveva in stanza… oddio, quella roba poi le serve per lavorare (lavorare… dovesse lavorare sul serio, come minimo terrebbe le cose necessarie a portata di mano!).

Nel corso di questa maratona, la nostra attraversa più e più volte il corridoio comune ad altri uffici, con disagio “minimo” per 4-5 persone che possono “chiuderla fuori” dalle proprie stanze, “medio ma logorante” per un soggetto “A” che in questo corridoio ci lavora (la sottoscritta, alla quale ormai pare di lavorare ormai in uno schema di Pacman) e nelle sue intenzioni “massimo” per un soggetto “B” (che però riesce a mantenere una calma olimpica, in questa situazione) che lavora nella “stanza che è anche sua” (della nostra), stanza nella quale la maratoneta entra ed esce senza bussare ed anzi premurandosi di far rumore sbattendo libri e pratiche sul tavolo, anche con una conversazione telefonica (del soggetto “B” in corso.

Ah, ovviamente: se il soggetto “B” non è in studio (e quindi non può essere disturbato), la frequenza delle traversate diminuisce almeno almeno del 90% (casualità?).

Colonna sonora della maratona: costanti sbuffi e semi-ringhi di stizza, alternati a insistenti colpi di tossetta secca, foraggiata amorevolmente dalle sigarette che il soggetto si premura di fumare fuori dalla finestra (contasse… si impesta comunque di fumo tutto l’ambiente, non avendo porte a tenuta stagna come in un sottomarino).
E quindi: perché qualcuno dovrebbe sprecare la maggior parte del suo tempo a spostarsi da una stanza all’altra (qualsiasi lavoratore dipendente che attuasse una misura simile, penso finirebbe licenziato dopo 2 giorni. Quale “capo” giustificherebbe la perdita di metà delle ore lavorative trascorse a correre da una stanza all’altra per consultare pratiche e documenti, quando la propria scrivania è completamente vuota?)??

L’intento di “dar fastidio” perseguito in questo modo è probabilmente da ammirare per la costanza, ma qualsiasi essere dotato di un minimo di Q.I. probabilmente cercherebbe di perseguirlo senza dover subire a sua volta dei fastidi e spreco di tempo. Qualche altro scopo sotto deve starci, no? E nel prossimo post scattano le ipotesi.

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2 pensieri su “Il lavoro non logora… chi non ne fa

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