L’insostenibile incertezza dell’essere

Immagine presa dal web

Questo nuovo anno mi è iniziato con due paradossi (e l’avverarsi di una cosa che io purtroppo mi aspettavo da tempo, ma che mia mamma ha preso [altrettanto purtroppo] male… ma è un altro discorso) che poi alla fine sono le due facce della stessa medaglia, il solito “non si ha mai ciò che si vorrebbe bensì, di norma, il suo contrario” (quanto meno: a noi sfigati succede così).

Il primo è qualcosa che vorrei fosse non dico sicuro, ma almeno il più certo possibile… e invece è di una nebulosità tale che la nebbia in val Padana gli fa una pippa! E il buono è il non rendersi conto dei “responsabili” dei problemi che ti stanno creando con le loro indecisioni, col rimangiarsi parzialmente le parole spese, con l’essere convinti che nella tua gratitudine per avere un’opportunità accetterai qualsiasi condizione ti verrà messa sul piatto. Sono combattuta tra un commento di I. l’ultima volta che ci siamo visti (“Sì, ma tu non stai lavorando… son 10 anni che stai facendo beneficienza!”), e la situazione generale del mercato del lavoro (perchè di questo si tratta) che probabilmente mi costringerà a continuare a farne, di beneficienza… di più e con impazzimento maggiore (e, cosa che brucia ancora di più, per gente che lo merita ancora di meno). E non ne sono per niente felice.

La seconda invece è una cosa (qui resto ancor più sul vago e non specificherò) che dopo anni finalmente si è arrivati alla risoluzione “Ok: se capita, ci organizzeremo tutto il resto attorno, va là che ce la facciamo! Tanto, a voler programmare, il “momento giusto” non arriva mai”. Insomma, è una cosa che vorresti tu rimanesse nell’incertezza (anche alla luce del Maelstrom del paragrafo precedente)… e invece scopri che al confronto i calcoli della Nasa per far partire lo Shuttle son fuffole, perchè  se continui a farla rimanere nell’incertezza come vorresti, altro non significherebbe che “No”. Con buona pace di spontaneità, di “se succede bene, se no ci se ne fa una ragione”. Il che mi porterebbe ad un’altra serie di commenti, che però “scoprirebbero” l’argomento (più di quanto forse già non abbia  fatto). E non sono io pronta a parlarne.

Scusate lo sfogo (perchè di questo si tratta) e la cripticità (che in parte è voluta). E’ solo frustrante quando non stai assolutamente chiedendo la luna, ma solo qualcosa che molti reputerebbero “normale” se non pateticamente noioso (perchè magari ce l’hanno per “grazia divina” e lo danno per scontato)… ma niente, a te non è concesso.

Dal prossimo post torno a scriver vaccate, che è meglio per tutti…

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10 pensieri su “L’insostenibile incertezza dell’essere

  1. non preoccuparti la situazione lavorativa è un classico in italia… mi sa che pure tu continuerai a… beneficare… come tanti altri. l’altra che intuisco non dipende da te, te lo assicuro per esperienza personaLe (vechia di 29 anni e in un momento in cui nè io nè la dolce metà avevamo un lavoro decente). SE è Sì BEN VENGA in qualche modo si fa!

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  2. Grazie! 🙂
    (per la visita, il commento e il complimento)
    Il mio problema è che vorrei avere risposte chiare (in tutto! <- utopia), anche negative (che l'animo in pace ci se lo mette!), ma le preferirei ad una sfilza di "forse, ma, boh, però, chissà, se, magari"…

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    • Scusa, avevo capito un’altra cosa… (… forse sulla scia della morosa di un amico che all’età di 24 anni affermò sicura: “Ah no, io voglio un figlio entro i 28 anni, che dopo poi è troppo tardi!”. In quel momento, a me mancavano 40 giorni appunto a diventare una “tardona” di 28 anni… in compenso ormai i 28 li ha fatti pure lei, e visto come stanno tuttora le cose mi piacerebbe tanto chiederle una cosina…ihihihih *__*)

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  3. sul lavoro non posso dire niente, perché ringrazio ogni santo giorno del d(on)atore di lavoro che ho e prego ogni santo giorno che Dio lo preservi conservi mantenga ora e sempre.
    perché come lui non ce ne sono!
    il capufficio è fin troppo buono e il gruppo di colleghi abbastanza collaborativo.
    tuttavia capisco la tua situazione, 3-4 anni di co.pro di fatto illegale, un anno e poco più di indeterminato e poi distaccamento dall’altra parte dell’italia (in senso est-ovest) che però in realtà camuffava male una chiusura della sede di Mari&Monti e un trasferimento che non volevano concedere…
    Ovviamente perso il lavoro, come si faceva con 30 ore settimanali a cambiar mondo??
    Per fortuna poi è arrivata MiglioreSrl.
    speriamo che arrivi anche per te!

    per la seconda cosa, io ormai la vedo al contrario. negazionista, ma se capita, me ne farò una ragione in qualche modo. ok, l’ho scritta molto più brutale e superficiale di quello che è, ma nemmeno a me va di parlarne. perché presuppone troppi dettagli personali che pubblicamente evito ;-P

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    • Che dirti, per il lavoro il mio è stato uno sfogo e basta… perchè per il momento non ho comunque intenzione di prendere iniziative: ho una carissima amica disoccupata da giugno (anche se forse forse, oggi… in bocca al lupo, S.!!), e se non trova nulla lei… figurarsi qualcuno che il lavoro già ce l’ha!
      Forse però su entrambe le cose m’ha aperto gli occhi l’impiegata della commercialista del mio boss, che quando è da sola in studio ama chiacchierare un po’ se passo da loro a consegnare/ritirare. Dopo che le ho accennato a grandi linee cosa sta capitando per il lavoro e come mi sentivo, m’ha detto “Sai cosa? A te forse ci vorrebbe un bel cambiamento drastico, è uno di quei momenti lì”. E per far 2+2 non serve il diploma…

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      • mi verrebbe da dire “credo anch’io”. ma non ne sono sicura.
        certo, se uno ha almeno una spalla coperta, uno ci prova.
        d’altronde, siamo la generazione del rischio e dell’incertezza.
        secondo me il ragionamento sul trovar il lavoro chi ce l’ha o non ce l’ha non è del tutto valido. se hai le carte giuste, perché no?

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        • “Spalle coperte” mai avute e mai ne avremo… e allora, dato che tanto tocca comunque arrangiarci da soli, e come hai scritto tu siamo la generazione del rischio… rischiamo (ovvio, se ce ne sarà l’occasione…)! 😉
          Per l’ultima frase, mi piacerebbe darti ragione. Tanto. Ma finora ho avuto fin troppe prove che delle “carte giuste” ormai non frega granchè… la dote più richiesta è quella dei 90°. [ (c) Pessimista D.O.C. ]

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