Piange il telefono…

Immagine presa dal web

Premetto: sono allergica al telefono. Ma proprio. Non è che non mi piaccia parlare al telefono (come sa chi ha avuto la sventura di trovarsi incollato alla cornetta con me per delle mezz’ore), è che prima di decidermi a fare il numero… valanghe di paranoie (sarà un buon momento… e se interrompo mentre sta facendo qualcosa di importante… e magari posso aspettare che ci vediamo…). Preferisco gli SMS proprio perché chi li riceve può leggerli e rispondere quando più gli gira.

Tra l’altro, per deformazione professionale, visto che al telefono già a lavoro di tempo ne passo parecchio, devo ammettere che di passarcene altro “aggratis” non mi alletta più del necessario… questa è una diretta conseguenza di quei due anni di assistenza tecnica, dove praticamente le 8 ore le facevo “alla cuffietta”. E dove non chiamava mai nessuno per qualcosa di “simpatico” (non chiami l’assistenza tecnica per fare un saluto…).

Visto che a casa nostra non gli opposti, bensì i simili si attraggono, anche il Consorte ha la stessa intolleranza alla cornetta: quando cerco di convincerlo a chiamare suo fratello (che vive a 700 km da noi, e con il quale è, malgrado la distanza, in ottimi rapporti) per un saluto, l’espressione che mette su è quella di qualcuno cui hai appena chiesto di passarsi la grattugia sui polpastrelli. Non cambiava moltissimo quando le chiamate le ricevevamo: intendiamoci, non so in quante case, allo squillo del telefono, partano la morra cinese o le contrattazioni (Io ho risposto l’altra volta, questa tocca a te!“Se ci vai tu anche stavolta, domani pulisco io le lettiere…”), ma tant’è: pigliateci come siamo! 😉

Comunque, fino a quando abbiamo avuto il telefono fisso a casa (perchè, come già scritto, è da ottobre che abbiamo una linea “monca” solo ADSL), il 90% delle volte che suonava, effettivamente, era in momenti in cui rompeva le scatole e quant’altro stesse girando in quel momento… ma c’è anche da dire che nel 90% di questo 90% a chiamare non era la zia per fare un saluto o un amico che aveva bisogno. No. Erano loro. I callcenter di marketing telefonico.

A non avere più il telefono ci stiamo perdendo alcune chicche, è vero. Tipo quella volta che chiamarono per conto di un’azienda vinicola e rispose il consorte (premetto: non è che il vino non ci piaccia, ma non siamo abituati a berlo, neppure ai pasti. E’ già tanto se in casa c’è un brickino di bianco da 20 cl per cucinare…): “Pronto” “Buonasera, chiamo dall’Azienda Vinicola Pincopallo, volevamo proporle una scelta dei nostri vini per la sua cantina” “Guardi, a parte che al massimo abbiamo un garage, qua non beviamo vino” “Ah… beh, ma per quando vengono a trovarla i suoi amici” “I miei amici possono anche andarselo a comprare da soli..!” (tolto che con le nuove normative sulla guida in stato di ebbrezza, ormai pure se ti vengono a trovare non offri niente anche solo per paura di avere 6 mesi di coma della patente del tuo amico sulla coscienza…).

Non ho nulla contro le persone che ci lavorano. Insomma, non è un post per protestare contro delle persone (che si fanno un mazzo tanto): semmai è per protestare per l’andazzo e la diffusione che hanno preso le imprese che assumono queste persone.

Anche perchè, a parte la chiamata mentre ti stai sciacquando i capelli, a parte la chiamata mentre hai appena messo il cucchiaio nella minestra, a parte la chiamata mentre ti stai infilando il pigiama… io questi devo sorbirmeli pure in ufficio (e se non è il vino è l’olio, o tutte le compagnie telefoniche del globo terracqueo o i fornitori di computer dell’universo), 7 ore al giorno, e al pomeriggio spesso (quando manca la mia collega) su 4 linee differenti. Che vuol dire che nel giro di 20 minuti ti ritrovi a dover dire di no 4 volte alla stessa persona che sta facendo il giro di tutti i numeri presenti in elenco (ordine di chiamata rigorosamente alfabetico, giuro).

Sia a casa che a lavoro le abbiamo provate tutte, inutilmente: “no non ci interessa”, “per favore non chiami più”, “no, sono la figlia di 12 anni, i miei non ci sono”, “no, sono la nonna… sa, ho 98 anni”, “no, sono la colf, i signori sono usciti“, “guardi, sono il giardiniere… ero qui per caso a potare il ficus, ho preso su per sbaglio” “richiami il 30 febbraio”, “scusi, può mica togliere questo numero dai vostri elenchi?!?!?”, “guardi che la prossima volta vi denuncio”, … fino a mettere semplicemente la chiamata in “parcheggio” fino a quando il poveraccio dall’altra parte non capiva e metteva giù (qualche recidivo richiamando subito dopo). Che non sarà educazione, ma quando non se ne può più non se ne può più. Soprattutto visto che (a casa) proprio per questo motivo era già da 3 anni che ci eravamo fatti togliere dall’elenco del telefono, peraltro con scarsi risultati (<- stalla chiusa quando ormai i buoi stavano già telefonando).

Ora però, dal 1° febbraio 2011, è attivo il Registro Pubblico delle Opposizioni: cliccando qui, tempo 2 minuti, si può chiedere che il proprio numero sia escluso da questo genere di chiamate. Non so quanto funzionerà (se leggete bene, protegge soltanto da chi il numero lo pesca dagli elenchi telefonici… da altre fonti – concorsi, raccolte punti – possono pigliarlo e farci quel che vogliono, ma questo è un altro discorso), ma intanto è un inizio.

E’ un inizio perchè, dopo che su richiesta del boss ho inserito i suoi recapiti fissi – ufficio compreso – in tale Registro, già lunedì mattina al rientro dalla malattia, alla prima (della giornata) ed ennesima chiamata della compagnia telefonica Vento ho potuto rispondere “Guardi, una decina di giorni fa il responsabile mi ha fatto inserire questo numero nel Registro delle Opposizioni. Suppongo che la richiesta non sia ancora stata evasa, ma posso dirle di sicuro: non è interessato!!”. La tipa ha salutato e messo giù lei…

 

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10 pensieri su “Piange il telefono…

    • Una decina di giorni fa funzionava, sono riuscita a farlo anche per i miei e per mia zia con tanto di e-mail di conferma… ma figuriamoci se son capaci di far qualcosa che continui a funzionare! 😦

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  1. toh, un’altra porta spalancata…
    io l’ho fatto perché altro non trovavo. ma non avevo una buona resa, non sono fatta per queste cose. ed infatti qualche santo deve aver guardato in giù e da allora faccio assistenza tecnica. e ti posso garantire che al lavoro prima di questo (più o meno uguale) c’era chi chiamava solo per salutare. non sempre ma è capitato più di una volta.
    anch’io di conseguenza odio il telefono. e non capita raramente che guardi il cellulare che suona e lo fisso e lo guardo e poi toh, ha smesso di vibrare / suonare / spaccar i maroni.
    io vado di sms e quando mi chiama fastweb (abbiamo quello a casa) con una superpromozione per il mobile, dico chiaramente che uso quasi solo sms, che pago 4 euro al mese di canone, pago il primo sms o mms della giornata verso vomitel e il resto gratis. fatti due conti, spendo fissi 8,50 euro al mese. più qualche chiamata, o qualche sms ad altri operatori. se mi fanno spendere quella cifra, cambio. altrimenti no.
    oh, nessuno ha trovato un’offerta migliore per me. nemmeno simile.

    per i callcenter sono sempre cortese ma dico chiaramente non sono interessata arrivederci buona giornata e buon lavoro.

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    • Ho sentito un sacco di varianti sul tema “sono solo di passaggio, il titolare dell’utenza non c’è”… se l’ISTAT si basasse su queste cose, verrebbe fuori che l’80% delle famiglie italiane ha del personale di servizio (camerieri, cuochi, giardinieri, autisti…) in giro per casa! ;P

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