Quelli che… (clienti)

Quelli che scambiano lo studio per un confessionale, e parlano a voce talmente bassa per riuscire a capire cosa ti stanno chiedendo devi farli ripetere dalle 7 alle 17 volte…

Quelli che oltre che sentirsi in confessionale, sono anche convinti che tu sia contagiosa, e quindi ti parlano sempre a volume bassissimo, ma stando anche a minimo 5-6 metri dalla scrivania. Costringendoti a farli ripetere dalle 14 alle 34 volte…

Quelli che hanno paura che tu non li veda, perché per parlarti si sdraiano letteralmente sulla tua scrivania.

Quelli che invece hanno paura che tu li veda, perchè entrano senza salutare nè farsi notare, poi prendono residenza sulla sedia più nascosta della sala d’aspetto. In attesa del Messia, della fine del mondo, della morte per inedia o che tu fortuitamente ti trovi a passargli davanti perchè ti hanno chiamata in un altro ufficio.

Quelli che si infilano direttamente negli uffici senza darti modo di chiedere chi sono o di avvertire qualcuno… e poi di solito fanno dietro front immediatamente perché a) hanno sbagliato ufficio o b) la persona che cercano è lì… ma è già impegnata!

Quelli che si infilano direttamente negli uffici senza darti modo di chiedere chi sono o di avvertire qualcuno… e azzeccano anche l’ufficio giusto (ma magari non il momento). E a te poi verrà chiesto da chi li aspettava “perchè non mi ha avvisato” (forse perchè affermare l’evidenza non mi sembrava più necessario?) o “perchè non l’ha fermato”… (e come, con un placcaggio da rugby)???

Quelli che si presentano senza telefonare o prendere appuntamento… e poi si lamentano perché chi cercano non c’è. E che la volta dopo e quella dopo ancora ripeteranno la stessa scena (ad nauseam), sempre lamentandosi.

Quelli che “mi scuso, sono un pochino in ritardo”. Un pochino lungo 2 ore. Ma almeno si scusano, diamone atto!

Quelli che… beh, che rimpiangi quelli del “pochino”, perché nell’era dei cellulari non solo ‘un se fanno vedere, ma ‘un avvisano nemmeno…

Quelli che prendono appuntamento sempre per la stessa ora… e ritardano sempre degli stessi tre quarti d’ora.

Quelli che chiamano alle 17 e poi alle 18,30 per sapere fino a che ora ci sei, assicurano che passeranno certamente entro le 19,00… e poi richiamano alle 18,55 per avvisare che stanno partendo ora dall’altro capo della città (almeno un paio di volte, addirittura da fuori città…) e quindi si raccomandano di aspettarli (valido anche per le 12.30 o per qualsiasi altro orario di chiusura).

Quelli che ritardano di un’ora perchè “avevo da fare” e poi si lamentano se c’è da aspettare 20 minuti perchè nel frattempo ad essere ricevuto è stato quello che aveva appuntamento un’ora dopo di loro (che è stato puntuale)…

Quelli che arrivano sempre 2-3 minuti dopo l’orario di chiusura mentre ti stai infilando il cappotto o chiudi lo studio… perché loro “hanno da lavorare” (noi invece stiam qua a giocare a briscola, veh!).

Quelli che quando la maestra spiegava i primi rudimenti di matematica in prima elementare erano sempre distratti… perché contare fino alla “terza” porta a sinistra è troppo complicato (e i poveri cristi che stanno nella prima e nella seconda stanza passano il tempo a ri-dare indicazioni stradali). Ah, e anche la distinzione destra/sinistra ha le sue difficoltà intrinseche, a volte…

(Sì, oggi avevo voglia di levarmi qualche sassolino dalla scarpa…)

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18 pensieri su “Quelli che… (clienti)

  1. i clienti sono bestie strane.
    alle volte mi domando se quando sono “cliente” di qualcuno faccio anche io la medesima impressione…. e spero ardentemene che la risposta sia un bel NO secco e perentorio…

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    • Non dico certo di essere una “cliente/paziente” perfetta, tutt’altro. Però ammetto che spesso, pensando appunto a certi soggetti che mi capitano, ne prendo spunto per NON tenere assolutamente certi comportamenti…

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      • anche io ogni volta che leggo post simili mi chiedo se anche io sono così…a volte cerchi di essere gentile ed educato, ma magari alla commessa/segretaria di turno girano le balle per affari suoi e allora cambi tono anche tu…boh, fatto sta che riconosco sinistra e destra.

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        • Adeguarsi al tono dell’interlocutore dovrebbe essere il minimo, soprattutto se non hai fatto niente di male e ti trattano a pesci in faccia! Il problema è che dovrebbe poter appunto valere da ambo le parti…

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  2. meno male che non sono in un ufficio:ci scapperebbe il morto
    .
    per la questione destra sinistra posso darti una spiegazione valida per quelli che come me sono mancini corretti: fino in 5 elementare si scriveva con la penna tradizionale, pertanto, i mancini, o scrivevano come leonardo o fcevano pasticci. ti obbligavano ad usare la destra, risultato: calligrafie impossibili come la mia e confusione destra-sinistra. è meglio che non guidi e non guido (sono pure orba) perrò ai tempi ho preso la patente. durante la scuola guida l’istruttore mifa: svolti a sinistra e io, di brutto a destra (e non si poteva):dietro la curva c’era un camion di quelli con la discesina per scaricare elettrodomestici: ci sono salita su tra il fuggi-fuggi degli operai e i sudori freddi dell’istruttore

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    • Buona la teoria, ma applicandola ai “miei” storditi mi verrebbe da pensare che i mancini “corretti” siano ben più dell’8% sul totale della popolazione!!
      Tendo di più a pensare che si tratti dei soliti che si perdono nel tragitto camera da letto-bagno… anni fa ho avuto a che fare con un master di D&D che ha fatto uscir matti noi giocatori: non sapeva distinguere est, ovest, nord e sud e doveva spiegarci sulla mappa (disegnata da lui) dove stava andando il gruppo. A pu***ne era la destinazione più probabile, con le sue istruzioni!!

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    • Lo chiamano ufficio… ma dalle paranoie assurde che stanno venendo a certa gente ultimamente e dal conseguente mio giramento di balle, forse forse tra un po’ è il caso di cambiare la definizione… 😉

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  3. Dunque, avere a che fare con la gente è un massacro e io penso sempre che sarebbe bello ritirarsi sulle montagne con qualche mucca, le galline e un numero imprecisato di cani. Ciò detto, non ho capito bene che lavoro fai ma va bene uguale.

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    • Beh, il lavoro in 5 mesi di blog l’ho sempre solo detto/non detto: sono segretaria in uno studio professionale (e lo so che vuol dire tanto come niente, visto che – per dire – da uno studio notarile ad uno medico cambia parecchio!). Il contatto con il pubblico c’è “il giusto” (molto meno che trovandosi ad uno sportello pubblico o in un negozio), ma certi giorni è pure troppo… e guarda, nel progettino del ritiro in montagna sostituirei solo gli imprecisati cani con altrettanti imprecisati gatti! 😉

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  4. Ciao Shunrei, finalmente ti ho ritrovata! Vorrei aggiungere al tuto elenco ancora qualche categoria.
    Quelli che sì, è vero, non avevo un appuntamento, ma passavo di qua e si tratta solo di una cosetta da un minutino (minutino???????????????)

    Quelli che ti chiedono informaizoni mentre sono al cellulare raccontando i casetti loro e quando rispondi dicono ti interrompono con uno “Scusi un attimo” e riprendono a parlare al telefono ….

    Sogno una grande chicciamosche di plastica che li spiaccica sul paviemento
    Hi Hi Hi ..
    Cassandra

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    • Bella idea… *__* quella dello schiacciamosche sarebbe da brevettare!!
      E grazie per le due “aggiunte”, in effetti sono altri due esemplari che capitano (e neanche di rado!)… e soprattutto quelli del cellulare, altro che palettata spiaccicante! Mi piacerebbe il raggio inceneritore… puntato sull’aggeggio, ovvio: mica voglio rischiare del penale per loro! 😉

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  5. Ci sono anche quelli che urlano fieri …
    Della serie li sentono anche 2 piani di sopra.
    Non ci sono mai le mezze misure;
    Del resto è come quando si da là mano:
    C’è quello che ci mette così tanta foga che pare voglia staccartela e quello che te la porge così morta …
    Che quasi hai paura di fargli male tu ;-))

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    • Quelli che urlano!!! A me ne sono capitati anche di “telefonici”, quando chiamavano avresti potuto tenere la cornetta nell’altra stanza e li avresti sentiti uguale… 😄

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