L’educazione, questa sconosciuta

Immagine presa dal web

Lo so, sarò noiosa… però se c’è una cosa che rimpiango, di quelle che sono passate di moda, è quel minimo di buona educazione con gli estranei che mia madre mi ha inculcato non a urlacci (<- perchè non sarebbe stato educato, appunto) ma quasi.

Me lo ricordo ancora benissimo: tre anni o giù di lì, incontriamo la padrona di casa per le scale… “Ciao, Shunreina!”Ciao signora!” “Non si dà del tu alla signora!! Si dice ‘buongiorno signora’, saluta per bene!”… E non cambiava niente se davanti avevo una sua amica di lunga data, una sua ex collega, la commessa del forno, il parroco (ok, con lui niente “signora”…) o chicchessia.

Tutta questa faccenda di dare del lei “per rispetto” a chi non conoscevo bene o semplicemente a chi era “più grande” di me poi m’ha anche creato delle difficoltà, proprio perchè non mi è mai riuscito di dare del tu spontaneamente a questa “categoria”: sono diventata deficiente per mesi e mesi dopo aver conosciuto la famiglia del Consorte! Sempre a parlare con i pronomi “neutri” per non far capire quale stessi usando e pigliarmi delle bacchettate perchè stavo usando il lei quando mi avevano chiesto di dare del tu… E’ stata una tortura, fino a quando non si è creata quella confidenza che ha reso il “tu” più che naturale. Oppure con il mio primo “boss”, che il tu lo pretendeva ed in effetti, col senno di poi, dargli del lei sarebbe stato un complimento troppo grosso. O magari con “anziani” talmente maleducati che il “lei” se lo sarebbero dovuto davvero guadagnare, e non trovarselo “regalato” solo per “deformazione educativa”.

Fu la mia prima collega quando ho iniziato questo lavoro a togliermi un po’ l’abitudine (o quanto meno a rendermela meno automatica): “Non provarci, che mi fai sentire una vecchia!!!”… e in effetti dopo PrimaCollega è stato più facile accontentare chi voleva direttamente il “tu”.

Adesso, buonasera. E insomma, se mi lamento non è per esser bigotti o roba del genere… E’ solo che in certe situazioni davvero non si capisce perchè chi non t’ha mai visto debba arrogarsi certe confidenze (perchè poi, più che il pronome effettivamente conta il “tono”). La mia frustrazione viene dal fatto che i rimproveri subiti quando ero piccola per essere stata “maleducata” ormai non portano indietro il benchè minimo vantaggio: le persone più anziane continuano a darmi direttamente del tu come quando avevo 6 anni (sarò sempre più piccola di loro… e va bene. Ma almeno… cambiate atteggiamento rispetto a quando avevo 6 anni!!!), quelli più giovani… non sanno manco dove sta il lei di casa! Non pretendo il “lei”, anzi di solito sono io a chiedere che mi si dia del tu, ma… mi daresti appunto la possibilità di chiedertelo?

Poi vabbè… per la serie “non si è mai contenti” succede come a quel mio amico che (poco più che trentenne e che assolutamente non dimostra affatto gli anni che ha) si depresse quando un gruppo di ragazzini lo fermò per strada chiedendo un’indicazione ed esordendo con uno “Scusi signore…”… dice di essersi sentito suo nonno!

Per la verità, passerei sopra tranquillamente a tutta questa solfa di pronomi semplicemente se la gente tornasse a fare il regalo del saluto. Sì, insomma, tipo quando entrano in ufficio: suonare il campanello, aprire la porta, entrare, guardare chi c’è, ma anche se non si vede nessuno… “Buongiorno/Buonasera”. Anche il bistrattato (da mia madre) “Ciao”, guarda. Così, per primi, senza che qualcuno debba rivolgergli la parola. Insomma, non pretendo mica un’entrata con il famoso “Permesso…” ©MammaDiShunrei (altra cosa dalla quale non riesco ad esimermi quando entro in un posto, nemmeno in casa di amici di lunghisssssssima data o parenti stretti). E, dopo questo salutino veloce, possono anche tornare a cercare di mimetizzarsi con l’intonaco, come fanno quelli cui non riesci a togliere di bocca il motivo per cui sono lì. Una volta ogni tanto poi, non chiedo mica tutti… Sembra una vaccata? Andatelo a spiegare a quei 4 che sono entrati solo nella mattina di oggi (giornata standard, ci tengo a precisare)…

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21 pensieri su “L’educazione, questa sconosciuta

  1. Guarda, ti dirò… io col tu/lei ho un rapporto conflittuale.

    Non sono affatto convinta che il “lei” sia segno di rispetto. Perchè posso dare del tu a persone che rispetto moltissimo e del lei a persone che francamente considero dei perfetti imbecilli. E’ solo un formalismo, a cui però naturalmente si fa fatica a rinunciare.

    Anche io sono stata educata come te, e anche io fatico a dare del tu a determinate categorie (suoceri inclusi…), ma per esempio se entro in un negozio e mi trovo davanti una persona della mia età o più giovane, do del tu.

    Poi mi regolo a seconda di come vengo regolata (!!) nel senso, se uno mi da del tu, io ricambio col tu. Mia mamma ancora adesso si scompone tutta. “ma insomma, gli dai del tu… e si, anche lui mi ha dato del tu…. e, ma è una persona adulta…. si, invece io cosa sono, un lattante???”

    I miei figli, come tutti i bambini del giorno d’oggi, tendono a dire ciao a tutti. Col grande cerco di far capire che magari, ecco, una persona anziana gradirebbe di più sentirsi dire buongiorno… ma non tanto per questione di “educazione” quanto più che altro per gentilezza, nel senso che magari l’anziana signora del primo piano preferisce, e allora perchè non accontentarla, che non costa nulla???

    Mi piacerebbe che si facesse come nei paesi anglosassoni, che il tu e il voi sono unificati e via, non ci sono differenze.

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    • In effetti da questo punto di vista la vita nei paesi anglosassoni deve essere molto più sempice… “Tu”? You! “Voi/Lei”? You! Coniugazioni uguali, niente desinenze maschili/femminili… (perchè a volte riuscire a far concordare il tutto in un discorso quando stai dando del “lei” ad un UOMO è da funamboli linguistici!)
      Un paradiso!!!

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  2. oh, ma la mia storia è U GUA LE! anche per la questione ‘circonlocuzioni assurde per non dare del lei pur non riuscendo a rinunciarvi’!
    anch’io uso il ‘permesso’, mi scuso di disturbare quando chiamo l’avvocato (cavolo, sto aspettando io un tuo segno di vita!!) o in banca.
    no no no, siamo patologiche, fratella!

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  3. Cara Shunrei,ti comunico che mi devi un post,perchè questo che hai scritto era chiuso in un cassettino del mio cervello,e tu quatta quatta sei entrata e lo hai scritto al posto mio.Si è capito che scherzavo vero?? Allora , caso mai non si fosse capito ,quoto in ogni sua virgola il tuo post,è dappertutto così.Oltre al fatto che incontri gente per le scale ,che stanno andando a trovare qualcuno ,e invece di salutare, come mi
    insegnò mio padre taaaaaaaanti anni fa,abbassasno gli occhi
    e chi s’è visto s’è visto.Eh cara siamo troppo antichi ;-))

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    • Beh, mettiamola in questo modo… così ad occhio e spanna, ricordo almeno due tuoi post che mi hanno fatto pensare “Eccheccavolo, esattamente quello che pensavo io!”… 😉
      La chiudiamo pari e patta, che ne dici?

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  4. Pure io ho sempre avuto il problema LEI-TU…sono stato educato a dare del lei alle persone più grandi, e mi viene ancora spontaneo. Quindi faccio fatica quando qualcuno che ha 50 – 60 anni mi dice “No, dammi del tu” come faccio a darti del tu, cavolo, capiscila…e invece no, loro si arrabbiano..

    Orrore invece quando entrano i bambini, 8 – 9 anni ed esordiscono con “Scusi signore” ahhhhhhhhhhhhhhhhh a 28 anni signore? ma che scherza? son mica tuo nonno?

    Però ripensandoci io da piccolo davo del lei a quelli di 28 anni, quindi non hanno tutti i torti..

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    • Per dirla tutta, quando ero piccola i quindicenni per me erano “i grandi”, e già quelli di 20 anni mi sembravano dei vecchi decrepiti!!
      Una trentenne-e-rotti come sono adesso mi sembrava lì per lì per prendere la via della fossa… (e dire che sono cresciuta in una famiglia con genitori “stagionati”, eppure non è servito a un tubo!) T__T

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  5. Mi iscrivo al club …
    Poi vabbè, devo dire che far l’autista mi ha aiutato nn poco, nel senso che tendo a dare del Lei a tutti.
    Professionalità, Rispetto, Distacco, in quel dar del Lei c’è tutto questo, la differenza tra persona e persona è sottilissima e dubito venga colta, ma tant’è …
    il tu, lo uso solo ai ragazzini (e mica sempre sic), a volte anche con qualche extracomunitario, ma mica per mancare di rispetto e/o superiorità (figurarsi) è che solitamente è già così difficile capirsi informalmente, che figurarsi andarsi ad impelagare col “Lei”.
    La cosa buffa comunque sono gli universitari del sud …
    Al Lei rispondono con il VOI (!!!) e questa cosa mi diverte molto e mi fa sentire meno strano. 😉

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    • E’ vero, con gli extracomunitari è capitato anche a me! E appunto non per mancanza di rispetto da parte mia nei loro confronti o viceversa (ho avuto a che fare con persone gentilissime), proprio perchè mi accorgevo che se mi mettevo a parlare in terza persona… non ci capivamo più una beneamata mazza!
      Questo perchè soprattutto con chi non è abituato a questi cambi di “persona” (come si diceva più sopra, i paesi di lingua anglosassone) mettersi a tirare in mezzo un fantomatico “lei” causa solo dei pastrocchi… 😀

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  6. il “lei” mi è sempre sembrato molto elegante da pronunciare,soprattutto perchè provengo da una terra in cui ancora si usa di più il “voi” che è del tutto arretrato e assolutamente in disuso,anche se…mmm…come dire….è nostro,ecco,sa di sud.
    Anche alle professoresse si da del voi. ancora oggi.
    strano,vero?

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    • Io invece ricordo di essermi presa le risate dell’intera classe quando, nei primi giorni di 1^ media, mi rivolsi ad una prof come mi aveva raccomandato mamma: “Scusi, signora professoressa…”.
      Insomma, volevano del tu pure i prof (la cosa assurda, è che in quell’occasione la prof se la prese quasi, aveva pensato che la stessi prendendo in giro!)… in effetti il mio non capirci più un tubo credo sia iniziato da lì… @__@

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    • Un ricordo simpatico è legato ad una supplenza al liceo, tra i monti nordici, con un professore meridionale. Ad un certo punto comincia a parlare con “loro leggano, loro facciano” e così via. Interdette, le mie compagne ed io abbiamo chiesto lumi e il prof. senza scomporsi ci ha fatto capire una cosa logica: se usa il “voi” per una studentessa, rivolgendosi a tutta la classe dovrà usare il “loro”.
      Eh beh!
      La cosa curiosa è il tedesco che usa il “Sie” terza persona plurale, al posto del nostro “Lei”. Infatti, per me italiana a volte slittare dal singolo “Sie” per rivolgermi a più persone, era un imbarazzo: incappavo sempre nel “voi” quando avrei dovuto continuare ad usare il “Sie” cioè loro.
      vabbè, mi sto incartando!

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      • Sul tedesco non mi pronuncio… mai studiato, ma mi è sempre sembrato complicatissimo! E nemmeno mi convinceva mia madre (che un pochino lo masticava): “Ma no, guarda che alla fine è facile… certe regole ricordano molto il latino!”.
        Ecco, mamma: se ti andava di non farmi piacere una lingua hai trovato il modo giusto… =__=

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        • che poi io ho più difficoltà con l’inglese che col tedesco: l’inglese ha 10 regole e 1000 eccezioni senza logica.
          il tedesco ha tante regole e non tante eccezioni che però hanno tutte una loro logica.
          che ti devo dire, sarò tarata male 😀

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  7. alle medie si continuava dando del Voi,alle elementari,assolutamente del tu,tra l’altro nella piccola scuola che ho frequentato molti bambini chiamavano la propria professoressa con suoni ritmici tipo questi “Maè…oh,maè” niente di più brutto 😀

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  8. in effetti, per dare del tu all’amica -segretaria (ossia una media di 3\5 ore al giorno)ci sono voluti 5 anni finalmente il “” buongiorni sig. carla” è diventato “ciao carla” e il ” prof aVEVA l’ora libera? allora VADA in…..” è diventato aVEVI l’ora libera?… allora Vai in 3 scientifico)le lettere min maiuscolo sono per indicare il tono che non ammette replica: la nostra efficientisssima segretaria dirige di fatto il verga: anche preside e vice le obbediscono e non fanno nulla senza il suo permesso!
    il ghiaccio si è rotto perchè ama svisceratamente gli animali specialmente i gatti

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    • Questo mi fa venire in mente altri episodi che mi sono capitati: scoprire che anche il cliente/rappresentante/impiegato/cancelliere/ecc. sono amanti dei gatti, iniziare a parlare dei propri “mostri pelosi” e… trovarsi di punto in bianco ad un livello di confidenza che diversamente avrebbe richiesto mesi (in alcuni casi, che non si sarebbe proprio mai avuto!)! 😀

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  9. piacevolissima lettura—-

    le etichette hanno significato quando il nostro interlocutore condivide la stessa nostra sensibilità/coscienza nell’utilizzarle—

    quindi, praticamente, MAI

    se pretendiamo che il nostro prossimo possieda la nostra stessa sensibilità andiamo incontro a grandi fraintendimenti e delusione e altro

    insomma: bel post il tuo

    Sergio

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    • Grazie! 🙂
      Devo anche riconoscere un’altra cosa: ultimamente mi sta capitando sempre di più di assistere (o di esserci anche coinvolta) in autentici “dialoghi tra sordi”: due persone che son lì, si parlano (teoricamente nella stessa lingua)… ma non c’è comunicazione di sorta.

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