L’ignoto universo della grammatica

opo il post sugli errori ortografici a gogò, addentriamoci in un altro interessante e altrettanto misconosciuto meandro della nostra lingua matrigna. Questo è un argomento ancora più subdolo, uno di quelli per cui (spesso) nemmeno il correttore dell’elaboratore testi può fare granchè: le vaccate grammaticali. Consecutio, pronomi ermafroditi, articoli con crisi d’identità, ecc.

Quello che mi ha spinta a rompervi le scatole con questo post è aver trovato due esempi del genere stampati belli in chiaro in un paio di romanzi. Non so, probabilmente succedeva anche in passato e forse non mi erano mai capitati in mano libri con lo stesso “handicap”, oppure è buona la mia domanda: “Ma il correttore di bozze lo pagano per farsi i grappini???”. Comunque, veniamo ai due esempi.

Per questo credo di poter dare la “colpa” al  traduttore/trice: “Come sarebbe stato più bello quando, finalmente, tutta la sua pelle sarebbe diventata di giada, e sarebbe diventato tutto ciò che lei prometteva di farlo diventare” (inizio del capitolo 22). Intendiamoci: non sono una linguista, quindi magari non è nemmeno del tutto scorretto. Però, provate a leggere la stessa frase in questa “versione”: “Come sarebbe più stato bello quando, finalmente, tutta la sua pelle fosse diventata di giada, e fosse diventato tutto ciò che lei prometteva di farlo diventare”. Che ve ne pare? Parere personale, ma come minimo suona meglio anche solo per il fatto che ci si risparmia tutta quella ripetizione di “sarebbe” fino alla nausea…

Quest’altro, invece, l’ho anche già citato in un commento: “Sua madre era spesso assente, ma lui gli voleva bene lo stesso”. (non vi so dire di preciso la pagina, perchè si trattava di un prestito di un’amica che ho restituito mesi fa). E qui la colpa non possiamo darla a nessun traduttore, adattatore, ecc, visto che l’autrice è italiana. Quando ho letto la frase, il mio primo pensiero è stato “E che è sua madre, Vladimir Luxuria???” Mi è stato opposto che, per via di “semplificazioni” in atto nella lingua italiana (facciam finta…) non è un errore grave, dato che si capisce comunque dal senso della frase che si riferisce alla madre, e che il concetto stesso di madre indica un essere femminile. Va bene. Potrei accettare il non sottolineare ulteriormente che la madre è femmina… ma non riesco a mandar giù che per farlo si gettino ombre su un suo futuro o passato viaggio a Casablanca!!

Soprattutto nel secondo caso (autrice di matrignalingua italiana), è una di quelle cose che ti fanno pensare: “Diamine, allora posso mettermi a scrivere pure io…”. In un romanzo, a mio parere, non è importante solo la trama, ma anche lo stile di scrittura e, last but not least, un linguaggio corretto dal punto di vista ortografico e grammaticale. Il refuso di stampa è ben circoscrivibile, i casi sopra non vi rientrano. Quello che penso io è che non puoi (o meglio, non dovresti) guadagnarti da vivere scrivendo… non sapendo nemmeno le basi di come si scrive! Mi capitò in mano un altro libro, sempre italiano: prime 100 pagine lette, almeno 6-7 appunti che avrei dovuto fare all’autore (oppure uno solo grosso così: “Rileggete prima di pubblicare, almeno!!!!!!!”). Insomma, non è una buona cosa quando il lettore si sente autorizzato a sentirsi grammaticalmente superiore all’autore…

Mi è stato detto da Shaula che quello di non correggere gli errori “duramente” è uno dei nuovi orientamenti pedagogici (o quel che è), per evitare che i bambini si scoraggino (questo integrato da una tranquilla spiegazione dell’insegnante sulla versione corretta, in teoria. In pratica alcuni “insegnanti pigri”, come citato anche da Paola dei Gatti in un suo commento, si fermano alla prima fase. Deleteria.).

Però… ditemi che sono all’antica, ma non sono d’accordo. Non sono d’accordo perchè ce ne passa dalle bacchettate sulle dita e dal pubblico sputtanamento con cappello da asino, al fatto di tornare a casa col quaderno intonso perchè nessuno degli errori fatti è stato sottolineato con un “troppo offensivo” segnaccio rosso.

Ricordo benissimo: ho sempre fatto i compiti da sola. Mia madre cercava di aiutarmi, dicendomi “Dai, così se hai fatto degli errori li correggiamo!”, ma io rispondevo testarda (anche perchè riguardarci con lei avrebbe significato ritardare ulteriormente giochi e TV, lo ammetto!) “Se li correggo con te, a cosa serve la correzione di domani in classe? Quella è una cosa che deve fare la maestra, così vede cosa non ho capito!”. E il corollario era: e così magari io ottengo una seconda spiegazione di quello che non ho capito.

Chiudo con una domanda. Se nessuno mi dice che ho fatto un errore… in quale dannato modo si pensa che io possa rendermene conto e smettere di farlo prima di farmi prendere per il c**o dai prof delle superiori (magari! C’è chi arriva seraficamente a laurearsi, con certi “scheletri nel dizionario”…)??? Tra l’altro, coi tempi che corrono, c’è pure caso che lo studente si giustifichi con un (perchè ormai la faccia tosta di rispondere ai prof non manca!): “Guardi, che mi sa che sbaglia lei, ho sempre scritto così e non me l’hanno mai segnato errore”.

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18 pensieri su “L’ignoto universo della grammatica

  1. io ho di tutto e di più corretto nei libri. ad esempio, eco, nei suoi libri dopo pag 150 non rivede più probabilmente pensa che nessuno sopravviva alla fine varietà di variazioni (Eco il nome della rosa p. 317)  conosco questi parafernali (i parafernali, nel contesto, sono intesi come oggetti attinenti alla magia nera però parafernali sono, in realtà, i beni extradotali della moglie) (Eco il nome della rosa p. 331) quello che mi intriga a me (Eco – pendolo pag 218 – non si può considerare discorsivo, o verista, in quanto il personaggio mai si esprimerebbe così)
     fantasmatico (per spettrale- significa irreale Eco pendolo p. 392)
     immagine vivente del rigor cadaverico (Eco pendolo p. 395)
     cadavere ormai privo di vita (Eco pendolo p. 395)
     ragione ragionevole (Eco pendolo p. 455)
     per ragioni ancor meno ragionevoli (Eco pendolo p. 455)
    etc. etc. poi mi sono stancata di trascrivere…
    gli ho scritto, mi ha risposto che, in effetti ne era conscio, li aveva messi per prova, ma non gli era mai capitato che qualcuno glielo facesse notare, anni dopo, ad una conferenza a bologna, mio figlio gli ha fatto la stessa domanda, stessa risposta… sarà preconfezionata? io dico di sì

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    • “Il nome della rosa” l’ho letto, m’è anche piaciuto… e ammetto di essermi “fumata” tutte queste cose, non le ho proprio notate! E dire che il “cadavere ormai privo di vita” in effetti grida vendetta… 😀
      Ammetto anche che, se scappano ad Eco questo genere di cose, probabilmente dovrei lamentarmi meno di altri autori “più piccoli”..!

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    • Nonò ferma lì!
      Stai pubblicando i capitoli del tuo libro su un blog sia per far conoscere la tua storia (che mi sembra ben fatta e ben pensata, a differenza di altri libri cartacei che di originale forse hanno solo l’immagine di copertina!), renderti conto dell’impatto che ha sui lettori, assimilarne giudizi ed eventuali critiche, ecc… è più che ovvio che nel tuo caso si tratta di un’opera ancora in fase di realizzazione, pretendere la perfezione in questa fase sarebbe solo da sadici o da geni letterari mai visti!!
      Qui parlo di libri che “dovrebbero” essere stati letti e riletti prima della stampa non solo dall’autore o da lettori occasionali, ma pure da gente che viene pagata per correggere ed adattare… ce ne corre!! 😉

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  2. sottoscrivo ogni tua parola. non serve rivangare la seduta del consiglio di facoltà di scuola interpreti di cui parlavamo l’altra volta, vero?
    io credo che bisognerebbe formare un comitato (o il famoso blog sull’italiano che giace da mesi intoccato) e sputtanarli tutti: titolo del libro, autore e/o traduttore, casa editrice. contattarli via mail e riportare sul blog.

    d’altronde ormai sono tutti scrittori, quando in realtà sono in gran parte bimbominkia che scrivono con il linguaggio da sms.

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    • Per continuare a girare il coltello nella piaga, linguaggio a parte, ho notato anche parecchia povertà di idee e trame… mi sono capitati per le mani libri “fantasy” che di fantasia ne avevano proprio parecchia. Parecchia nel senso che erano stati saccheggiate almeno altre 3-4 opere precedenti per metterne insieme la trama!
      Oppure, sul filone amatissimo in questo periodo dei vampiri, libri simil-horror da adolescenti (<- mi auguro) che sembravano la cattiva versione di un Harmony con i canini appuntiti… =__= (uno dei rarissimi casi in cui è stato più potabile il telefilm tratto dal libro che il libro originale…)…

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  3. Concordo sul fatto che sia fondamentale mantenere una certa eleganza nella lingua. E’ anche vero però che la lingua non è un “essere statico” ma qualcosa di fluido, in divenire. Pertanto magari quello che ci fa schifissimo oggi, domani potrebbe essere accettato o addirittura codificato come regola grammaticale… (vabbè, il cadavere privo di vita cmq non sarà mai accettabile……).
    Per la mia esperienza, inoltre, non è poi tanto vero che le maestre di scuola siano delicate nella correzione degli errori. Il mio figlio più grande fa la quinta elementare, e – essendo quanto mai distratto… – porta a casa quaderni belli segnati di rosso da sempre……..

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      • Questo mi rincuora decisamente!! 🙂 Guarda, mi auguro che – quando toccherà a me – pure i quaderni del mio pargolo (o pargola, se decide di arrivare sia pure quel che vuole, non mi tange!) abbiano i loro bravi segnacci rossi dove meritati!
        Pure perchè ricordo bene che la soddifazione di vedere finalmente un compito intonso (perchè effettivamente corretto!) era impagabile… cosa che non può succedere, se “di norma” nessuno segna niente!

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  4. Io da quella ottimista che sono ,mi immagino un futuro in cui quasi tutti gli studenti si difenderanno con l’ultima frase del tuo post,non credo affatto che sia fantascienza, sarà la dura realtà !!!

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  5. nella mia piccolerrima esperienza da scrittrice ho potuto notare che certi correttori di bozza proprio fan finta. Hanno mandato in stampa il mio libro di poesie con errori di battitura che io stesso avevo segnalato al mio editore,e che comunque,non sono stati corretti,mi sono anche impegnata a correggerli da me,ma non c’è stato verso,hanno mandato in stampa l’edizione mongola,e per fortuna nessuno si è accorto dei piccoli errori commessi,di cui però,mi prendo la responsabilità,tanto che mi sono ritrovata incosciamente a discolparmi anche durante le varie presentazioni,è stato un gran peccato,ma spero in una ipotetica ristampa salvifica.
    La parte in cui hai citato Luxuria mi ha fatto spanciare dalle risate,anche perchè io noto sempre errori di quel genere e mi fanno alquanto imbestialire. Ancora di più rimango sbalordita per gli errori di Eco,che seppur leggendo quei libri,mi son gravemente sfuggiti…e come dicevi tu,se li commette lui,ci si sente un po’ meno coglioni tutti quanti.
    Per il mio nuovo romanzo (ho saputo da pochi giorni che potrò pubblicarlo con una nuova casa editrice) sto prestando molte più attenzioni…mi è rimasto il terrore della precedente avventura letteraria.
    speriam bene,va!

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    • Sinceramente farebbe imbufalire anche me vedere bellamente ignorate le segnalazioni di correggere gli errori che ho trovato! Tra l’altro, non lo capisco nemmeno: non è che ci faccia “brutta figura” solo l’autore, ce la fa pure la casa editrice (proprio per la disattenzione dimostrata!)…

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  6. Più che grammatica in certi casi si dovrebbe parlare di “Drammatica”. Che è una “scienza” un pò meno esatta della matematica ma comunque non è un’opinione. Il fatto è che spesso c’è troppa libera interpretazione: ad esempio fino a un paio d’anni fa scrivevo qual è con l’apostrofo, poi mi hanno detto che era sbagliato quando in tanti e tanti anni di scuola i miei prof hanno sempre sostenuto il contrario. Bah. A volte anch’io quando scrivo ho dei dubbi che nemmeno il correttore di testi risolve, e allora vado sul forum dell’accademia della crusca, cosi se è sbagliato posso dire che è colpa loro 🙂 buona domenica 🙂

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    • Ecco una cosa che non bisognerebbe mai smettere di avere: dubbi! E, ovviamente, darsi anche da fare per chiarirli… spesso si impara più così che con ore e ore di roba imparata a macchinetta!

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