Le ultime parole famose…

L’altra mattina, andando a lavoro, ho notato due cose che mi sono rimaste impresse. Mica che siano chissà che di epocale, credo mi siano rimaste impresse perchè era un pezzo che non mi capitava di vederle in giro.

La prima è stata un ciclista (uno di quelli in borghese come me, non di quelli vestiti da Coppi) con in testa un paio di cuffie stereo (di quelle belle grandi, imbottite… a coprire l’intero padiglione auricolare che, tra l’altro, con il caldo di sti giorni ha un che di eroico). Che sarà mai, direte. Vero: ormai vedere qualcuno in giro che ascolta la musica è tutt’altro che epocale, tra mp3, smartphone o cellulari con il lettore incorporato. Ma… quasi tutti quelli che vedo hanno gli auricolari addosso, non le cuffie.

La seconda sono stati due tizi su una panchina che si stavano scambiando dei CD musicali. E torniamo al paragrafo precedente: ormai l’mp3 ha preso piede quasi ovunque, non so quant’era che, al posto del passaggio di una chiavetta USB, non mi capitava di vedere il passaggio di CD originali… anzi, quasi quasi lo so da quant’era. Dalle superiori: in classe c’era – per fortuna mia e di parecchi altri “utenti” – un bel giro di CD, soprattutto grazie al “metallaro della classe”. Oltre tutto, terza “coincidenza”, proprio lo stesso giorno m’è capitato di lettere questo post di Elisa e da lì il passo è stato breve, visto che proprio oggi sono 14 anni da quando ho potuto metterci la parola fine sopra. Eggià: 16 luglio 1997, esame orale della maturità di Ragioneria.

All’orale mi accompagnò Shaula – che non c’entrava una cippa, avendo dato l’esame di 4^ magistrale l’anno prima, ma faceva molto supporto morale! – e ricordo soprattutto due cose.

La prima, che oltre a Finanza avevo “dovuto” portare Italiano, più che altro per la serie “è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo”: talmente impegnativo da preparare che non voleva portarlo nessuno (uscirono in effetti solo circa 5-6 “volontari spontanei” con doppietta puntata alle scapole). Non che Italiano non mi piacesse, anzi, ma la prof che avevamo era, come dire… fin troppo brava per insegnare a Ragioneria. Difatti i libri di testo della mia sezione erano gli stessi dei Licei e della Magistrali (i miei venivano di seconda mano appunto da Shaula), e siamo stati l’unica sezione di Ragioneria a studiare con tanto di parafrasi e compiti in classe validi per la media, nel triennio, la Divina Commedia. E difatti pure il Paradiso di Dante dovetti ripassare per portarlo all’esame con il resto del programma… peccato solo che la prof della commissione (esterna) fosse una che insegnava all’Ipsia e che non solo non mi chiese una cippa del Paradiso. Anzi. Ho addirittura qualche dubbio che sapesse chi fosse Dante se non quello dell’olio extravergine d’oliva…

La seconda, è che avevo abbastanza paura di sapere come fosse andato lo scritto di Ragioneria. Già, perchè contro ogni previsione – dato che anche l’anno prima lo scritto era stato di Ragioneria – era la seconda materia d’esame allo scritto. Ci può stare, non dico. Ma se tutti (o quasi… i quasi erano quelle affascinate dagli occhi di zaffiro del docente) avremmo preferito portare Tecnica Bancaria, un motivo c’era. Il motivo aveva una quarantina abbondante d’anni, di secondo lavoro (o primo?) faceva il commercialista, e si narrava che i nostri compiti in classe li facesse correggere alla sua impiegata… cosa che risultava peraltro molto credibile quando, se ti azzardavi ad invertire un paio di immobilizzazioni nell’elenco durante le interrogazioni orali, iniziava a guardarti storto (dato che non avevi seguito pedissequamente il libro e quindi lui si stava “perdendo”).

Fatto sta che, a 10 giorni dalla fine dell’anno scolastico, essendo indietro col programma come le nespole, detto prof se ne uscì serafico con un “Il capitolo sul budget lo saltiamo, tanto all’esame non esce mai” (da qui il titolo del post). Benone. Cosa uscì all’esame scritto? Un budget! Capita la mia agitazione? Già, perchè riuscimmo a convincere la commissione a cambiarci il testo d’esame “in corsa” (su tre classi di quella commissione, due erano in questa simpatica situazione… indovinate per merito di chi) spiegando come stavano le cose, difatti ci venne detto di fare un bilancio al posto di un budget. Peccato soltanto che metà dei dati forniti non ci servissero e ce ne mancasse un’altra metà… insomma, ragionevolmente parlando, pensare di averla spuntata sembrava un miracolo!

Poche volte sono stata così contenta di sbagliarmi per qualcosa: voto di ragioneria ben più che sufficiente… forse anche migliore di quelli racimolati durante l’anno. Non che poi “nella vita” portare a casa un diploma col massimo dei voti mi sia servito a granchè, intendiamoci: credo che il risultato maggiore e più concreto sia stato semplicemente la soddisfazione dei miei. Perchè dico così? Beh, perchè all’inizio delle mie ricerche di lavoro, ad esempio, sono stata scartata da diversi posti per via dei miei 60/60: “Con un voto così, questa tanto appena può ci molla e va in banca. Tanto vale prendere qualcun altro che rimane”. Seeeh, come no, il mito (altrui) della banca e la leggenda che i ragionieri con 60/60 venissero assunti con uno schiocco di dita! Convinti voi… intanto però a casa disoccupata ci rimanevo io! 😉

Tornassi indietro, diobono… more metal, less study!!! 😛

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6 pensieri su “Le ultime parole famose…

  1. More metal, less study e un paio di cuffie avvolgenti che, a differenza degli auricolari, consentono di calarsi completamente in un mondo di suoni, lasciando fuori dal condotto uditivo il casino del traffico. Certo che con 35 gradi bisogna essere veramente appassionati, avere gli occhi anche dietro la nuca e riflessi prontissimi, perchè non si sente proprio niente e ci si può ritrovare incollati al parabrezza di un tram in un amen…

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    • Difatti, da “dietro” i miei auricolari con i Rolling Stones a palla (e sì, se a qualcuno interessa, erano le 8.20 di mattina… ma Love is strong non si può ascoltare se non a palla!), devo dire di aver veramente ammirato quel tizio (in questa stagione e col caldo dei giorni scorsi l'”eroico” ci sta tutto!)!! 😀

      PS. I riflessi da “pantera” occorrono già con un paio di auricolari normali e il volume basso… occorrono anche se non ascolti proprio un bel nulla, perchè con la pletora di utonti del traffico che “pascolano” in strada senza guardare e senza dare precedenze, il secondo paio d’occhi dietro la nuca (più qualche globo oculare sparso sui lati) ti serve di norma per portare a casa la pellaccia tutti i giorni!

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  2. Almeno dalle mie parti è abbastanza diffusa la “moda” di usare le cuffie grandi coi padiglioni al posto degli auricolari, in metro ne vedo un sacco che lo fanno, ma sinceramente non la capisco come cosa: a me darebbero fastidio, preferisco gli auricolari e le cuffie “normali” le uso quando lavoro (che poi manco quando lavoro riesco a tenerle per tanto addosso, solo lo stretto necessario x suonare). Poi come dice chi ha commentato prima di me le trovo abbastanza pericolose perchè ti isolano troppo dal mondo circostante, e in strada bisognerebbe essere sempre vigili perchè non si sa mai con chi hai a che fare. Per quanto riguarda lo scritto uscito alla tua maturità (su tanti proprio quello che non vi avevano fatto studiare), quel tipo di dinamica dei fatti ha un nome scientifico in napoletano” “ciorta del pover’uomo” 🙂 Coi bilanci e roba varia non vado tanto d’accordo, ho fatto un’esame all’università di economia aziendale e basta: però mio cugino ha fatto ragioneria e mi hai fatto venire in mente un suo aneddoto: un giorno in un compito in classe non si trovava coi calcoli e gli avanzavano dei soldi. lui però non si perse d’animo ed ebbe un colpo di genio: inventò il “conto imbroglio” (si, lo chiamò proprio cosi) in cui depositò quei soldi e il bilancio magicamente quadrava. Stranamente però il prof gli mise 2..chissà perchè..

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    • Un prof poco lungimirante… nella vita reale l’idea di tuo cugino si chiama “contabilità creativa” e fa guadagnare il pane a millemila aziende… (anche se in questo caso ci finiscono non “soldi in più”, ma “spese (fittizie) in più”, di solito…) 😉

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  3. la ia maturità risal al 20 luglio 1969 (data storica er altro motivo)la mattina esame , sia la sottoscritta siala mia amica rosamaria, poi il pomriggio il padre di questa ci ha deportate a limone nel loro appartamento e ci ha abbandonate con le derrate alimantari x 15 giorni (quando sarebbe arrivato il resto della famiglia) la notte sveglie a giuardare lo sbarco sulla luna. però io ho assato amtematica solo pechè, per un errore del testo,si arrivava ad una derivata irresolvibile, se no ero ancora la

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    • Cavoli, lo sbarco sulla luna… decisamente un evento mica da poco, da far coincidere con il ricordo della maturità! 🙂
      Io festeggiai la mia “liberazione” con un giro insieme a Shaula alla vicina fumetteria… divertente lo è stato di sicuro (un po’ meno per il mio portafogli!), ma niente che sia passato poi nei libri di storia! 😛

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