La magia dei “sinonimi”

Le virgolette a “sinonimi” le capirete tra non molto. Qui mi rimangio una specie di “promessa” fatta sul blog de LaVostraProf, quando ieri ho commentato questo suo post: che non sarei andata avanti a scrivere cosa pensavo, perchè era meglio per tutti.

Il problema è che è da ieri pomeriggio dopo che ho letto questa vaccata che ci sono diversi pensieri che mi frullano per la testa (e l’effetto che fanno combinati ai miei tre neuroni ricorda molto un flipper…), e qualcos’altro (che non dovrei possedere, ma data la velocità di abbrivio degli ultimi tempi… beh, inizio ad avere qualche dubbio…) che pure frulla, ma circa mezzo metro più in basso.

Riprendo pari pari dal mio commento: come mi ha “rotto le scatole” per anni la mia prof di economia delle superiori, la “tassa” è una controprestazione ad un servizio reso dallo Stato (ad esempio, si parla di tassa scolastica), mentre l'”imposta” è un prelievo coattivo di ricchezza (e tale è l’IVA… Imposta sul Valore Aggiunto).

Quindi c’han ragione: aumentando l’IVA non aumentano le tasse. Infatti aumentano un’imposta.

Ora: per la maggior parte della gente mo’ tassa mo’ imposta è la stessa cosa. None. Sono “falsi” sinonimi. Sì, è vero: il cittadino paga in entrambe le maniere. Ma c’è una differenza intrinseca tra i due “prelievi” che le rende una un po’ più stron7a dell’altra.

Partiamo con la tassa: ho citato la tassa scolastica, ma ce ne sono molti altri tipi. La tassa è «un tributo che il singolo soggetto è tenuto a versare in relazione ad un’utilità che egli trae dallo svolgimento di un’attività statale e/o dalla prestazione di un servizio pubblico (attività giurisdizionale o amministrativa) resi a sua richiesta e caratterizzati dalla “divisibilità”, cioè dalla possibilità di essere forniti a un singolo soggetto».

Chiaro, no? Parlando terra terra, io pago una tassa per poter usufruire di un servizio da me richiesto, dal quale servizio otterrò vantaggi di varia natura. Se non sono interessato a tali servizi, di norma, non sono tenuto a pagare alcunchè. Spesso è anche rapportata al reddito: pensate alle tariffe di asili nidi o scuole materne, che cambiano in base ai redditi dei genitori che risultano dagli ISEE. Insomma: pago, sì. Ma, in certa misura, “in base alle mie possibilità/esigenze”.

Veniamo all’ imposta. L’imposta invece «non presenta alcuna relazione con lo svolgimento da parte dell’Ente pubblico di una particolare attività o di un servizio». E io non è che ce l’ho con l’imposta perchè in questo caso l’Ente pubblico “pippera”. E’ solo che è tutt’un’altra cosa “formalmente”, ma praticamente “la stessa” ai fini pratici per il comune mortale: sempre soldi in meno in tasca, sono. Insomma, a me le generalizzazioni non piacciono…

Vorrei solo evidenziare un’ultima cosa: se, come dicevo, alcune tasse possono essere proporzionate al reddito o alle richieste del cittadino (in qualche modo), la nostra cara IVA (Imposta sul Valore Aggiunto) non lo è affatto. Per come è strutturata, l’IVA viene a pesare soltanto sul consumatore finale (chiunque abbia una “partita IVA” sa che può detrarre l’IVA sugli acquisti che ha fatto da quella applicata al venduto… in pratica, versa soltanto una “differenza” allo Stato, il “Valore Aggiunto”, appunto). Il comune mortale, invece, non detrae una cippa: quel 21% o 5% o che altro lo paga tutto. E ogni passaggio che la merce fa non fa altro che aggiungere costo al costo (perchè spesso molti “passamano” non è che aggiungano del gran valore… chiedete a un contadino quanto prende per ogni kg di pesche, poi andate con quei soldi e vedete se riuscite a comprarne una di pesche, in negozio).

E non credo di dovermi dilungare a spiegarvi che una cosa è l’aumento dell’IVA dal 4 al 5% su un chilo di pane (ma fate l’esempio che volete voi e con il prodotto e l’aliquota che volete voi) per chi percepisce pensioni di tipo 250 € al mese (ce n’è, non lasciatevi ingannare da quello che prometteva di portare le pensioni a “unmilione” per tutti, manco fosse il signor Bonaventura del Corriere dei Piccoli) e già fa operazioni che uno schema di Tetris è nulla per riuscire ad incastrare pagamenti e scadenze conservando anche un tetto sopra la testa. Un’altra cosa è lo stesso aumento per chi piglia stipendi 10-20 volte maggiori e il pane lo compra comunque (a meno che non sia un parlamentare, che allora glielo compriamo noi pure quello): a fine mese, manco se ne accorge.

Altra cosa ancora è poi quell’idiotissimo “contributo di solidarietà” (ma solidarizza con i miei coglioni, solidarizza!) per chi ha redditi superiori a 300.000,00 €uri. Datemi 300.000,00 €uri all’anno, e stica77i che verso il contributo del 3%. Per quel che me ne può impippare a fine mese con un reddito del genere, ti verso pure il 9%!!!! (<- ed ecco spiegato perchè la vostra Shunrei non farà mai soldi in vita sua). E poi: ditemi quanta gente conoscete di persona che prende tali cifre, e vi fate un’idea di che peso avrà sulla manovra generale.

P.S. Sul “cambiano le pensioni per le donne” davvero non dico nulla: ho 32 anni, nel giro di 6 mesi non avrò più un lavoro (perchè in questo avanzatissimo paese mi costa di più andare a lavorare e far seguire mia figlia da estranei che stare a casa e pensarci da sola) e, tra l’altro, come minimo me ne mancano altri 33 ad una possibile “pensione”. Ergo: sapete in 33 anni quante altre puttanate avrò da sentire sulla “mia” pensione? Ecco, non ho tanta voglia di farmi il sangue cattivo ora pure per quello…

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19 pensieri su “La magia dei “sinonimi”

  1. concordo su tutto.
    sulle pensioni io non so più niente, non voglio nemmeno sapere niente, tanto ora che forse arriverò all’età paventata ora per la pensione, non la riceverò.
    eppure dopo due legislature, qualcuno la prende subito la pensione..,,.

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    • A parte che, con quel che pigliano “quelli” di stipendio, io al posto loro manco avrei bisogno di una pensione (nè dopo due legislature, nè mai): oltre che camparci (tralasciando che molti prendono lo stipendio di parlamentari E quello della loro attività “ufficiosa”: avvocati, medici, dentisti o che altro), me ne rimarrebbero abbastanza per altre due vite…

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  2. Concordo su tutto quello che hai scritto. Io sono una di quelli che grazie allo stipendio pubblico ci compra il pane e il companatico e che, come contrappasso per aver diritto a un posto fisso che in tanti si sognano, è tenuta a far applicare le norme che il Legislatore (parola pulita che sembra tanto bella ma che tra i sinonimi annovera “politici” “ministri” “Berlusconi” “Prodi” e compagnia bella) di volta in volta delibera.

    Tra queste ce ne sono alcune che condivido: la partecipazione del cittadino ai costi per i cosiddetti “servizi a domanda individuale” mi sembra ragionevole, un minimo di imposte per sostenere le spese generali anche (forse il mio giudizio è sfalsato dal fatto che tra quelle spese generali trova posto anche il mio stipendio e la pensione dei miei genitori… ammetto che potrei essere un po’ parziale).

    Poi ci sono quelle norme che non condivido, ma che sono tenuta ad applicare: la TARSU pagata a mq anziché in base alla reale produzione di immondizia ne è un bell’esempio.

    Infine ci sono alcune norme di cui, francamente, mi vergogno: tra queste c’è certamente la maggiorazione dell’aliquota IVA dal 20% a 21%, ma ci sono anche alcune gabelle sconosiute ai più delle quali davvero arrossisco.

    Sapevate, ad esempio, che per poter avere un “certificato di vedovanza”, che permette l’accesso gratuito a certi servizi ad alcune delle pesone più svantaggiate tra i tanti poveri che oramai popolano il notro paese, va pagata l’imposta di bollo di € 14,62? E vi immaginate con quale faccia io possa richiedere un tale versamento?

    Un tempo ero orgogliosa di servire lo Stato, ora… beh… non lo so 😦

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    • @Esprit74follet -> I miei tre neuroni mi suggeriscono: e produrre invece un certificato di morte del marito (esente bollo) unito ad un certificato di matrimonio (pure esente bollo)… giusto per dire: “io ero sposata con questo… ma, come vedete, è un po’ morto”. Ma suppongo che per qualche astuto cavillo burocratico non sia la stessa cosa, giusto?
      Comunque grazie per il tuo commento (visto che viene più “dall’interno” del sistema di quanto non possano essere i miei pensieri sparsi!) e per aver confermato un’impressione che già mia zia (che ha lavorato per una vita all’Agenzia delle Entrate ex Ufficio del Registro) mi aveva dato… che a sapere esattamente come funzionano certi balzelli, anche il più forte “spirito di Stato” subisce gravi colpi!

      @Sloggata: non ne parlo perchè è una roba “di nicchia”, ma a luglio c’è stato l’ennesimo aumento (10% abbondante) passato sotto silenzio dei contributi unificati per iscrivere le cause civili a ruolo. Esempio terra terra: ora per opporsi ad una multa davanti al Giudice di Pace, tipo se ci sono in ballo i punti della patente o la sospensione della stessa (e quindi il valore è “indeterminabile”) occorrono “soli” 206 €uri (questo può essere utile in generale: https://gdp.giustizia.it/sigp/index.php?menu=faq&pagina=faq ). Più la marca da 8 €uri per l’iscrizione a ruolo. Insomma: tanto vale star 6 mesi senza patente e investire i soldi in abbonamenti a treni e bus…

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    • Dopo i 65 anni? Che dicono 65 anni adesso… Dopo… Ci faranno schiattare di vecchiaia nel tentativo di andarci, probabilmente, così potranno dire che LORO ce l’avrebbero data ma siamo NOI che non siamo riusciti a maturare (leggasi appassire/rinsecchire) i “requisiti necessari”.

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      • “Pensione?!? Chell’è, si mangia??”… ORA parlano di mandarci in pensione a 65 anni con la “speranza” di vita attuale (<-mi viene quasi da riconsiderarla una "condanna" di vita, per dirla tutta…)… ritroviamoci qui tra una trentina d'anni, e vediamo quale sarà l'età pensionabile allora. Ad essere molto ottimista, mi verrebbe da dire all'incirca 85 anni (per le donne. Gli uomini a 90, non sia mai…).
        Poi ritroviamoci qui quando ne avremo appunto 85, e commentiamo mettendo quanti anni ci mancano ancora per arrivare all'età della pensione…

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        • non ti dico da quanti anni mia mamma sta rincorrendo la pensione. e continuano a spostargliela.
          in più c’è l’aggravante che lei la maturità non ce l’ha ma ha: elementari, medie, commerciali, scuola per infermieri e scuola per fisioterapisti (per cui lei di anni ne avrebbe anche più di 13 di scuola), senza contare quelli fatti in germania alla scuola di economia domestica.
          all’epoca, non ha preso la pensione perché non le riconoscevano una cosa e quindi le mancavano 25 giorni. ripeto: 25 giorni.
          ora che suo malgrado ha dovuto lasciare il pubblico (all’epoca, appunto) per aprire la partita iva, compirà i 61 anni l’aprile 2012 (per gli autonomi, ci vuole un anno in più), solo allora potrà fare richiesta di pensione (sempre che non spostino l’età) che però riceverà un anno dopo.
          parliamo di una donna che si è spaccata la schiena e le mani (operazioni per poterle usare normalmente, figuriamoci lavorarci) da sempre (e con sempre si intende: tenera età) per aiutare il prossimo (infatti più di un lavoro il suo è proprio una passione) e quindi ha spesso gli studi di settore sulla schiena.
          e, per esser precisi, potrebbe anche chiedere l’invalidità per i disturbi che ha…
          io prego che non spostino la pensione solo per lei. per me non importa, ma per lei mi darebbe fastidio.

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          • Dialogo di oggi pomeriggio con il boss della mia collega nello studio dove lavoro, il quale ha fatto domanda in questi giorni e tra 6 mesi si cancellerà dall’albo e andrà in pensione:
            Shunrei: “Guardi, dottore, non solo le dò ragione… ma potendo ci andrei pure io!”
            Boss (scherzando): “Ah, però dobbiamo fare a cambio anche d’età, mica solo per la pensione!”
            Shunrei: “… a sentire certi discorsi incoraggianti di ‘sti giorni, mi vien da dirle che potrei esser d’accordo pure su questo…”
            Beh, non è riuscito a darmi torto.

            P.S. E’ a sentire di situazioni come quella di tua madre che mi girano ancora di più… perchè chi ha in mano (letteralmente) la vita delle persone è proprio chi non ha una minima idea di cosa vuol dire aver lavorato e duramente tutta la vita. Vale purtroppo il famoso detto: “Son tutti finocchi col culo degli altri”.

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  3. Che poi, tra l’altro, se non ho capito male, quel famoso 3% “arraffato” a chi stà sopra i 300.000… Mica comincerebbero a pretenderlo da subito. Ma dal 2014 (così c’è tutto il tempo per fare retromarce, ulteirori leggine, eventuali deroghe, ecc…). Mica come l’IVA che se passa al 21% passa subito subito immediatamente.

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