C’era una volta…

Oggi vi racconto una fiaba (o quanto meno ci provo, dato che non è il mio mestiere… almeno per ora!).

C’era una volta una città come tante, attraversata da un’importante linea ferroviaria. Visto che i cittadini perdevano eoni di tempo ad aspettare fermi ai passaggi a livello, un bel giorno il sindaco ed i suoi fidi consiglieri decisero di far costruire ben tre sottopassi per le carrozze a benzina dei loro sudditi.

Dato il fatto che il primo sottopasso (*) era venuto troppo normale e per niente epico (una noia), il secondo si decise di farlo ben più originale: a casa mia lo chiamiamo amorevolmente “il sottopasso di Mirabilandia” date le dolci pendenze in salita/discesa. Fatto sta che da lì possono passarci anche i camion, così come dal primo.

La nascita del terzo ed ultimo sottopasso fu molto più travagliata… probabilmente la sua fata madrina era distratta, o molto più semplicemente l’ingegnere ad esso preposto s’era fumato qualcosa di parecchio buono (o parecchio cattivo) durante varie fasi del progetto. Tanto per cominciare, pareva portarsi appresso una certa “iazza”, tant’è che se non ricordo male almeno un paio di ditte costruttrici fallirono nel tentativo di terminarlo… con relativo allungarsi dei tempi di inaugurazione e di chiusura delle strade che collegava (doveva essere aperto nel 2002-2003, ma se io e il Consorte ci siamo sposati a settembre 2004, ricordo che lui per almeno 8-9 mesi ha dovuto fare un giro del pirla per andare a lavorare, non potendo passare da lì).

Una volta aperto, subito venne a galla (letteralmente) un’altra lieve svista di realizzazione… si vede che nessuno aveva spiegato all’ingegnere che nella nostra zona le nuvole tendono a scaricare (mica sempre, eh? Insomma, non è che stiamo parlando di zona alluvionale o monsonica…) una roba umida che gli indigeni del posto chiamano “pioggia”. Bastava un temporalino di 10 minuti, e il sottopasso diventava ottimo per qualche gara olimpica di stile libero (e veniva sbarrato con transenne. In pratica, per i primi mesi quasi nessuno si accorse della differenza tra i lavori in corso ed il sottopasso ultimato: tanto, la strada era sempre comunque chiusa al traffico…).

Questa sua tendenza, diede adito ad una teoria e ad un’intraprendente iniziativa.

La teoria, è che la cortesissima giunta si fosse preoccupata dei germani, cigni, anatre e quant’altro soggiornanti nel vicino parco comunale: “Povere bestie, e in inverno? Là, persi tra le selve con quei laghi tutti scoperti, umidi e freddi! Facciamogli un bel laghetto al coperto, così possono sguazzare anche mentre piove o nevica senza prendersi un malanno!”.

L’iniziativa, invece, era pubblicizzata da un cartello scritto a mano, ma ben in grande e in stampatello, posizionato in un aiuola nei pressi di uno dei due imbocchi del sottopasso: “SI NOLEGGIANO GOMMONI PER L’ATTRAVERSAMENTO DEL SOTTOPASSO”. Tolto (da mano vergognosa) e riposizionato (da mano realista) più volte, scomparve definitivamente quando ad un qualche genio venne l’idea di installare delle pompe idrauliche: magia! Il sottopasso smise di allagarsi ad ogni pisciata di cane (o poco più).

Ma poteva finire qui la sua epopea? Giammai! Se ingrandite l’affresco in alto a sinistra, potete vedere un’antica runa cerchiata di rosso, ed una uguale è posta anche dall’altra parte del sottopasso. Gli studiosi di magia stradale narrano che si tratti di una runa di avvertimento, una sorta di monito per chi si trova a dover attraversare il sottopasso, che all’incirca si può tradurre così dall’arcana lingua: “Pirla, bada che se guidi qualcosa di più alto di 3 metri ti incastri!!!”. Già, perchè dei tre sottopassi aperti questo doveva esser l’unico dove i camion non avrebbero dovuto passare… Dopo che diversi cavalieri, nella loro temerarietà, s’erano azzeccati sul bordo del “ponte”, la giunta comunale, per venire incontro alle loro scarse capacità mentali, decise di impalare la runa anche su diversi cartelli in prossimità dei vari accessi al sottopasso.

Credete che a distanza di ormai 6-7 anni sia servito a qualcosa? Lascio parlare l’arazzo qui a destra, che ha circa una settimana di vita (e c’è da dire che sto “prode cavaliere” non doveva neanche andar proprio al passo… ma più verosimilmente al galoppo, per combinare un pastrocchio del genere!) ed è stato realizzato in un parcheggio vicino al sottopasso prima che i resti del destriero ricevessero degna sepoltura.

La morale della favola? Beh, non importa quanto un sottopasso sia nato sfigato: ci sarà sempre qualcuno di ancora più sfigato che tenterà di passarci sotto. Perchè va bene non sapere esattamente le misure della propria auto [per quanto, secondo me, in molti invece le sanno… come minimo la lunghezza]. Ma se si guida qualcosa di un pochino più impegnativo, sarebbe carino avere una minima idea del proprio ingombro!!! Soprattutto considerato il fatto che tipo 500 metri “più in là” c’è un analogo sottopasso più grande che possono utilizzare anche i camion…

E vissero tutti felici e contenti (e incidentati).

(*) per chi è della zona: non mi ricordo esattamente il primo dei tre che fu inaugurato, passatemi l’eventuale errore di inversione!

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24 pensieri su “C’era una volta…

  1. Anche nella mia cittadina sfigata c’è una cosa del genere… Era troppo basso così hanno pensato bene di farlo più alto, scavanto troppo e male, purtoppo, così diverse volte l’anno la fogna si rompe e allaga tutto… E qualche camion ci rimane incastrato.

    Se passate da Genova c’è il famoso sottopasso a Caricamento. Erano in ritado sui tempi di realizzazione ma doveva essere pronto per le Colombiadi, lo finirono in fretta e furia, poi lo “ripreseero in mano” per farlo più fondo (giusto per spenderci di più per far felici i cittadini), per anni si ebbero grossi problemi di allagamenti. Ora non so ma spero abbiano risolto.

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    • Per il nostro, invece, l’intento era proprio di destinare uno dei tre al solo “traffico leggero” (difatti è quello più vicino al centro, e situato in piena zona residenziale), proprio per incanalare il traffico pesante alla sola zona industriale… insomma, l’idea di base era anche buona. Il problema è farla capire ai “patacca”…
      La mia teoria per quello di Genova, invece, è che lì la giunta stesse cercando di unire l’utile al dilettevole creando una nuova ala del famoso Acquario…

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  2. l’ingegnere, o preteso tale, dev’essere lo stesso che ha progettato il sottopasso pedonale della minerva a pavia, tra l’altro con illuminazione degna di un cimitero fuori mano. una sera, una dozzina di anni fa correvo a prendere il treno sotto una pioggia battente, poichè un attraversamento in superficie sarebbe stato più periglioso dell’attraversamento dell’oscuro e malfamato budello (sono orba e, di sera, le luci delle auto che si riflettono sulla strada bagnata mi danno una sensazione da viaggio nell’iperspazio ), mi sono fiondata giù dalle scale del suddetto sottopasso per trovarmi immersa fino alla caviglia nell’acqua gelida e lurida con eleganti scarpe di camoscio nero (una settimana per togliere con la candeggina il nero che si è trasferito sulla pelle)… il giorno doppo telefono al comune per protestare e dico alla tizia che avrebbe dovuto accogliere il reclamo: ieri sera, al sottopasso della minerva, Caronte non era di servizio e quella imperturbabile:un attimo che prendo nota e passo all’area personale! – fa riflettere no? resta il dubbio che ! la signora fosse ignorante
    2 avesse prontezza di spirito
    3 più probabile in effetti caronte facciaservizio part-time per arrotondare… (ipotesi assai probabile)

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  3. Più o meno non c’entra o forse si.
    Qualche tempo fa al TGnonsoquale hanno fatto vedere uno speciale dove il GPS per non so quale stupido motivo faceva passare i camion in un centro cittadino-ino-ino e questi finivano sempre incastrati sotto un ponte che era purtoppo sull’unica via percorribile.

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    • Il navigatore può fornire una ragione (non a tutti quelli che si sono accartocciati qua da noi, perchè per la maggior parte si trattava di gente e ditte della zona…), ma qui si torna ad un generale dogma stradale che non bisognerebbe mai dimenticare: “Quando accendi il TomTom, ricordati di non spegnere contemporaneamente il cervello”.
      Mi spiego: va bene affidarsi al GPS… ma gli occhietti son da tenere aperti, e la conoscenza del Codice Stradale non deve fermarsi a donnine bordo strada (perchè, come è segnalato qui da noi, suppongo che anche nel caso della cittadina-ina-ina ci fossero cartelli di divieto d’accesso ai mezzi pesanti e/o segnalazione di misure…)…

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      • Appunto, ci saranno stati i cartelli. E mi chiedo. Se un camionista non “vede” un segnale semplice e fondamentale per lui come quello dell’altezza massima percorribile, con gli altri cartelli, che fa?

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        • Uhmmmmm… E qui si potrebbe ritornare ad un altro speciale di altro TGnonsoquale in cui facevano vedere delle riprese da brivido di camionisti “impegnati” alla guida che tutto facevano tranne che stare attenti alla guida, si passava dal tipo che leggeva un libro, a quello che stava al PC, a quello che giocava al videocioco, a quello che mangiava, ecc… Però questi erano esclusivamente in autostrada, magari nelle altre strade evitano… Uhmmmm..

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          • Io capisco che sia un lavoro pesantissimo e che per tenersi “svegli” alla guida o rispettare i tempi in qualche modo siano costretti a fare più cose contemporaneamente… però non dovrebbe mai mancare il pensiero di essere seduti su un affare che può diventare un’arma di distruzione di massa, se non usato con la dovuta attenzione!
            Finchè ci va di mezzo solo il sottopasso, dai poi…

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  4. Secondo me è la testa della gente che rifiuta di vedere certe cose, non guarda, non si interessa e poi smadonna… Da me, in magazzino dove lavoro, la settimana scorsa per lavori ad una porta sali-scendi, perennemente rotta, 2 persone ci hanno cozzato contro. Spiego: per tenerla alta vi avevano messo sotto una serie di bancali per passare sotto a piedi o con i muletti normali, ma non sufficentemente alta per i muletti muniti di asta con il lampeggiante. Io mi ero avvicinata lentamente x assicurarmi di passare ma il lapeggiante cozzava… messi 2 cartelliin bella vista non è servito a niente, tanto che la risposta di una pirla è stata:”non ho frenato in tempo”… e se c’era una persona a piedi? O meglio: fa così anche ai semafori? Robe da matti. L’atra ragazza, sapeva ma distratta da altri pensieri e dalla foga…STUNK… lampeggiante partito. “tanto ci passo..tanto ci passo” ed un ragazzo ci ha rimesso la faccia, anni fa… Ma basta così poco per rendersi conto delle cose… I cartelli a che servono? Ma dove cavolo guardano quando girano? Magari se si mettesse una donnina nuda vicino ai cartelli lo vedrebbero… mha…

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    • Guarda, quella della donnina nuda in prossimità del punto pericoloso secondo me non è da scartare… farebbe rallentare molto più dei cartelli!!! 😀
      E comunque posso confermarti: sì, la gente fa così anche ai semafori. Anzi, potrebbe confermartelo ancora meglio la vecchia Escort del Consorte, che dovette essere rottamata proprio perchè, ferma al semaforo rosso, “non fu vista” da un camioncino… (e il corollario nostro fu: “Ok, buio, macchina grigia scura… non l’hai vista (malgrado i fanali e gli stop accesi). Ma… e sto cappero di semaforo rosso grosso come un aerostato????”).

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  5. Ma la cosa che fa riflettere è la seguente: il geniaccio alla guida del mezzo nella foto a destra, una volta sentito che la parte iniziale del camion urtava il tetto del sottopasso, non poteva pensare di tornare indietro invece di provare a sfidare le leggi della fisica in ogni modo e finendo per scardinare la parte posteriore del mezzo? è come quando devi mettere una cosa in una scatola e non c’entra: o cambi scatola o provi a “incasare” (termine partenopeo che indica lo spingere con foga) ma al 90% spacchi scatola e oggetto. Poi dicono che noi ingegneri non abbiamo senso pratico..tzè 🙂 ottimo post comunque 🙂

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    • Sta pubblicità ha più di 10 anni di vita, ma è che quel bambino in casa mia è diventato una sorta di “figura mitologica”: quando capita di parlare di qualcuno (amico o collega) che si incaponisce a far qualcosa per forza nel verso sbagliato o più complicato, è la norma descriverne il comportamento con “tipo bambino della Levi’s”! 😉

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