*Dlin Dlon!* “Le interessa un’enciclopedia in 20 volumi?”

E poi dicono che l’e-commerce sta prendendo piede anche qui in Italia. A leggere in giro quello che sta capitando negli ultimi giorni, si direbbe che invece il futuro del commercio sia il ritorno al vecchio “porta a porta”… quanto meno per quanto riguarda le enciclopedie, che in questi giorni in rete sembrano non godere di troppa salute.

Prima l’oscuramento volontario di Nonciclopedia per via di una querelle con Vasco Rossi (e i pensieri che mi vengono son due: va che il nostro sistema giudiziario ha proprio da impegnarsi su vaccate come questa e che sto casino montato da qualcuno che anni fa cantava ♪♫“voglio una vita… che se ne frega di tutto sì…”♪♫ ha del surreale. Pensa te se invece gliene fregava qualcosa davvero…).

Non fa in tempo a rientrare la “crisi” del sito nonciclopedico più famoso e irriverente, che tac! ecco la notizia preoccupante. Non che non avesse dato da riflettere anche quello che era successo con Nonciclopedia, ma quello che potete leggere qui su Wikipedia (o meglio, su “ciò che ne rimane”, al momento) è ancora peggio. Peggio perchè non riguarda una bagarre giudiziaria che coinvolge un sito ed un cittadino. Qui si parla di una norma di legge a favore di pochi (in definitiva) che invece coinvolge l’intera rete “neurologicamente attiva” e l’intera popolazione che ancora non ha il tracciato EEG piatto.

Augurandomi comunque che sparisca presto dalle pagine (o meglio, “dalla pagina”, visto che ovviamente è l’unica che compare se si cerca di accedere alle voci del sito), ma volendo comunque che resti traccia della porcheria che sta capitando, riporto qui il comunicato ufficiale di Wikipedia:

«Cara lettrice, caro lettore,
in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c’è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.
«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»
Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue, che può essere consultata in qualunque momento senza spendere nulla.
Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.
Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l’obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.
Purtroppo, la valutazione della “lesività” di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all’opinione del soggetto che si presume danneggiato.
Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto —indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiederne non solo la rimozione, ma anche la sostituzione con una sua “rettifica”, volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.
In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l’intera pagina è stata rimossa.
Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo
Articolo 27
«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»
L’obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell’Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l’abbiamo conosciuta fino a oggi.
Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell’onore e dell’immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall’articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.
Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all’arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per “non avere problemi”.

Vogliamo poter continuare a mantenere un’enciclopedia libera e aperta a tutti. La nostra voce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?
Gli utenti di Wikipedia»

Comunque, ci risiamo. Ne avevo già parlato in questo post, ma si sa: visto che in questo paesucolo di certo c’è solo la morte, l’impunità dei delinquenti (ma di quelli “su larga scala”, che se invece hai l’ardire di mangiare un babà e poi guidare la bici, lì ti bacchettano subito), e l’approvazione di qualsiasi norma di legge appena appena schifosa, c’era da aspettarsi di dover tornare a parlare di sta storia.

Non mi dilungo, che il comunicato di Wikipedia è fin troppo chiaro di suo, ma vorrei ribadire: dove stiamo andando a finire? Perchè ci dovrebbe essere fin troppo su cui riflettere a proposito della bontà di un governo così preoccupato di quello che i cittadini hanno il coraggio/buon senso di pensare e di condividere (tra l’altro, la storia insegna, non c’è bisogno di internet perchè gente stufa si tiri su le maniche per “menar cazzotti” ai potenti di turno… quindi, si stan dando pena per niente). Perchè non venitemi a dire che è per evitare diffamazioni e false notizie, perchè il Codice Penale già aveva tutte le sue normettine proprio per questo genere di tutele (vedasi la vicenda di Nonciclopedia e del Blasco, appunto), con tanto di giudice super partes che risolve la disputa (e non con “comunicato ufficiale non commentabile” del pincopallino rompipalle di turno). Insomma: puzza di bruciato solo per me?

P.S. Che non c’entra nulla con il resto del post, ma quest’altra notizia mi addolora profondamente da quando l’ho scoperto ieri sera: buon viaggio Anna Lisa, e grazie per tutto quello che hai condiviso con i tuoi lettori in questi anni!!

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3 pensieri su “*Dlin Dlon!* “Le interessa un’enciclopedia in 20 volumi?”

  1. Io qualcuno da parte ce l’ho ancora… e anzi, posso impegnare queste giornate a casa con le gatte per crearne di nuovi! Di sicuro è un’attività più produttiva ed utile per la comunità di quello che combinano in Parlamento…

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