♪♫Volevo un gatto nero, nero, nero…♪♫

L’altra settimana ero al telefono con mia zia per organizzarci un po’: è venuta dai miei qualche giorno per accompagnarmi in giro (dato che mia madre è impossibilitata… tra l’altro, essendo loro gemelle, diciamo che zia “ne fa le veci” egregiamente! 😉 ) a cercare le ultime cosette per l’Inquilina (abbiamo avuto un paio di weekend con il bancomat “rovente”, ma ormai siamo a buon punto… soprattutto dopo la telefonata di sabato scorso di una delle zie del Consorte che – dovendo sgombrare la soffitta – ci ha letteralmente riempiti l’auto di abiti ed altro che sono stati dei cuginetti del Consorte stesso. E ci ha detto che ce n’è ancora…).

Da lì a parlar del più e del meno, passo brevissimo: in questi mesi mia zia sta facendo alcuni esami di accertamento perchè, come dire, “casca spesso”. Mettiamola così: avanti di sto passo, tempo un annetto e mezzo per poter indire il “contest” e potrebbe avere le ginocchia sbucciate più spesso lei dell’Inquilina… Gli esami glieli ha richiesti il suo medico per capire se trattasi di “distrazione cronica” (altrimenti detta “allergia a gradini combinata con attrazione per qualsiasi buca o zona sconnessa nelle pavimentazioni nel raggio di chilometri”… ) o se c’è sotto qualcosa di più consistente. Si parlava appunto di questo (la stavo tranquillizzando ricordandole che qualche “scapuzzata” in giro l’ha sempre data, anche 20 anni fa…), quando mia zia se ne esce con:

  • “Ah, ma guarda che io lo so di cos’è la colpa: non c’è mica bisogno di far la TAC!”
  • “E di chi è la colpa?”
  • “Dei gatti neri”
  • “Eeeeeeh?!!?!?”
  • “Sì, perchè tutte le volte che cado, prima di cadere, uscendo di casa o per strada ho visto un gatto nero. E’ quello che mi fa cadere”.
  • “Ma dai per favore… tu vedi un gatto la mattina, magari in un’altra città, caschi al pomeriggio ed è colpa sua? Ma fammi il piacere!”
  • “Nonò, guarda che è vero! Anche quando è morta la zia Maria: il giorno che ha telefonato lo zio per avvisare, andando a lavoro avevo visto 4-5 gatti neri” (<- in pratica, tutti quelli del paese riuniti, verosimilmente, dato che mia zia lavorava a meno di 500 metri da dove abita… XD).

Ma faccio un altro esempio: mia madre s’è messa in testa che il 17 porta sfortuna. E questo perchè: il 17/05/2001 è stata investita in zona pedonale da una bicicletta (e continua a dare a questo incidente, dal quale ha ricavato poi l’incrinatura di un osso del piede, la colpa di una pletora di malanni che si porta appresso… e che secondo me si sarebbe beccata in gran parte pure senza l’incidente…) e il 17/07/1995 a mia nonna è venuto l’ictus (quando zia ha telefonato la notizia, ricordo che ero in camera mia e stavo ascoltando Pandora’s Toys degli Aerosmith… mi pare Dream On, in quel momento). E allora io aggiungerei pure che il 17/03/1997 a me è stata rilasciata la patente (e se non è stata una sciagura questa…)… Ma. Ma mettiamo caso che l‘Inquilina decida di nascere il 17/11/2011… vorrei proprio sapere da mia madre se continuerebbe a considerarlo un brutto giorno!

Allora, pur non condividendo affatto, c’è giusto una cosa che mi lascia molto perplessa di parecchie persone superstiziose (non dico certo di tutte… ma diciamo che in questi casi la cosa mi perplime ancora di più): la forte religiosità. Potrei capire un ateo… magari cerchi di giustificare in qualche modo certe coincidenze. Ma… come si fa a credere contemporaneamente in un gatto nero che porti sfiga, Cristo, un corno portafortuna, la Madonna, un quadrifoglio, le virtù teologali, la scala dell’imbianchino poggiata al muro e lo Spirito Santo?!?! A me sembra una contraddizione in termini… (*evil mode on*… magari è proprio questo che rende la cosa credibile ai credenti… *evil mode off*). Eppure, mi raccontavano di un frate (o un prete… sinceramente, non ricordo, in casa di religiosi ne son sempre “circolati” parecchi…) che, se gli attraversava la strada un gatto nero, fermava la macchina, scendeva, faceva tre passi indietro e dopo ripartiva.

Più assurdo addirittura di una tipa che ho visto in una recente puntata di Fuori Menù su Real Time, che appunto partecipava alla sfida realizzando un suo menù “antisfiga”, che ha durato mezza puntata dando la colpa di quello che non andava per il verso a un fantomatico gatto nero (e ridaje!) che aveva visto quella mattina… e che per “portarsi bene” a inizio puntata ha sparso sale grosso sui fornelli (<- spenti). Ok… peccato che poi si sia dimenticata di buttare il sale nell’unico posto dove avrebbe avuto senso: l’acqua per bollire la pasta… (ma qui era di nuovo colpa del gatto nero, eh?).

Insomma, io a ‘ste cose non ci credo. Due tre anni fa ho rotto lo specchio che uso per mettermi le lenti a contatto. Bene: non ho notato peggioramenti nella sfiga tra il prima e il dopo: c’era e c’è, costante ed affezionata come un cliente che va nello stesso hotel in Riviera da trent’anni. Tra l’altro ho scritto uso per” perchè quello stesso specchio lo sto appunto usando ancora: ha tre crepe tirate nel mezzo, ma tanto per mettersi le lenti a contatto… va bene lo stesso, basta mettersi “in mezzo a uno dei frammenti”…

Alcune superstizioni avevano un fondamento “reale” nell’antichità: il gatto nero era causa di incidenti perchè al buio se ne scorgevano soltanto gli occhi luminosi: i cavalli si spaventavano e imbizzarrendosi causavano incidenti disarcionando cavalieri o facendo rovesciare carrozze. Versare l’olio portava sfiga… perchè era un bene di lusso. Idem per il sale… Ma ai nostri tempi tale fondamento in pratica non esiste: i gatti neri non causano più incidenti degli altri (quelli che vedo – purtroppo – a bordo strada sono di ogni colore), l’olio all’Iper lo trovi con il 2×1 e il sale puoi sceglierlo anche rosa dell’Himalaya, se quello comune fa poco figo.

Se uno ha sfiga, ha sfiga. Se ti capita la botta di culo ogni tanto, ben venga. Ma secondo me non dipende certo da un gatto scuro (tra l’altro: se non erro, in alcuni paesi i gatti neri portan bene…), da una civetta che si sta schiarendo la voce o da un trifoglio geneticamente modificato…

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18 pensieri su “♪♫Volevo un gatto nero, nero, nero…♪♫

  1. è appena il caso di dire… PAROLE SANTE 😀 😀 😀

    io con un gatto nero ci vivo, ed è uno dei pochi motivi di buonumore nei periodi sfigati
    secondo me la sfiga la porta Mister B, ma queste sono opinioni personalissime. Ammetto che mi irrito se spargugno del sale senza motivo, allora provvedo immediatamente a prelevarne un pizzico e a gettarlo con la mano destra dietro la spalla sinistra. Amen.

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    • Ecco, vedi quanto è soggettivo questo argomento? Perchè io ti dò ragione, ma prova a chiedere a uno dei tanti che con Mister B si son sistemati a vita (su una poltrona in parlamento), e vedi se ti dicono che secondo loro porta sfiga! 😉
      PS. I gatti neri son belli e basta, l’unica sfiga se la portano da soli quando hanno a che fare con gente che crede in certe cretinate! 😀

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  2. Io credo che il vero legame tra la superstizione e la religiosità “ostentata” sia l’ignoranza, intesa nel senso gentile del termine: le persone con scarsa cultura sono più propense di altre ad attribuire a fenomeni “paranormali” coincidenze e sfighe varie che capitano loro. Perciò toccano ferro e dicono un’avemaria per lo stesso motivo: paura e superstizione, che non sono assolutamente da confondere con la fede. La chiesa cattolica, infatti, considera peccato le pratiche superstiziose, così come la consultazione di oracoli e maghi vari.
    Chi, invece, è un pochino più educato (nel senso che ha ricevuto un’istruzione un poco più profonda), in teoria distingue tra la fede in un Dio trascendente (con tutte le sfumature del caso, dai cattolici agli induisti) e la credenza che un certo comportamento/avvenimento porti fortuna/malasorte.
    Infine bisogna tener conto delle radici culturali della superstizione, e delle differenti forme in cui si esprime la religiosità… ma questo è un argomento lungo e complicato

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    • Sul fatto che sia un argomento complicato e spinoso concordo in pieno. Quello che però mi inquieta è che se certe cose me le ricordo bene io (cito testualmente dal tuo commento: “La chiesa cattolica, infatti, considera peccato le pratiche superstiziose, così come la consultazione di oracoli e maghi vari.”) che comunque ultimamente metto piede in chiesa solo per matrimoni/funerali/compagnia bella, come diamine fanno a “non ricordarle/non saperle” quelli che in chiesa ci son tutte le domeniche (discorso che sarebbe da estendere anche ad altre questioni, tra l’altro molto più importanti di questa della superstizione)?
      Son comportamenti che continuano a darmi l’impressione della fede “quando mi fa comodo”, concetto che digerisco veramente veramente male…

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      • Hai messo il dito nella piaga: “la fede quando mi fa comodo” è purtroppo un atteggiamento diffusissimo, e oltretutto spesso si accoppia con la bigotteria e l’ostentazione delle pratiche religiose. Quella non è fede, è superstizione, peggio ancora è ipocrisia. Ed è uno dei motivi per cui tante persone intelligenti si allontanano dalle religioni (parlo in particolare di quella cattolica perché è quella cui appartengo, e quindi conosco un pochino meglio).
        Il fatto è che un’altissima percentuale di italiani si dichiara cristiano/cattolico, ma poi è totalmente ingnorante dei princìpi basilari della propria religione. Sarebbe più coerente che queste persone si dichiarassero indifferenti, come di fatto sono. Meriterebbero più rispetto, e forse ne gioverebbe anche la chiesa, liberata dal peso morto dei fedeli “per tradizione di famiglia”, che frequentano le funzioni solo ai matrimoni, ai battesimi e ai funerali.

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        • Mi sono resa conto di esse stata troppo categorica, e persino forse un po’ maleducata, te ne chiedo scusa.

          Il punto del discorso era su quelli che frequentano e non sanno, più che su quelli che non frequentano e perciò ignorano. Il problema però è simile: vivere la fede solo come un fatto esteriore (un dovere di partecipazione alle “feste comandate” e il conformismo, l’adesione non sentita a un credo trasmesso da generazioni precedenti, acriticamente accettato perché lo fanno tutti), inconsapevoli dei princìpi in cui si dovrebbe credere è quanto meno svilente, se poi dall’alto di questa frequentazione assidua delle funzioni ci si permette anche di tranciar giudizi sugli altri è certamente offensivo della sensibilità altrui.

          Eppure, come vedi, ho appena commesso quello stesso peccato che condanno: tranciar giudizi 🙂

          Personalmente preferisco i dubbiosi ai bigotti, sono più simpatici 😉

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          • Guarda, non c’era bisogno di scusarsi perchè secondo me non avevi scritto nulla di così “estremista”, anzi! Hai esposto il concetto nella maniera più chiara, ma ben venga la puntualizzazione che ha aggiunto completezza al commento. 🙂
            Mi sto dibattendo in un dilemma senza uscita da mesi (per quanto riguarda l’Inquilina… mi sembra sia la prima decisione “difficile” che sono chiamata a prendere per conto di qualcun altro. Ed è proprio il “per conto di qualcun altro” su un argomento così personale che me la rende difficile…) proprio perchè appena qualcuno (l’ultima volta la mia amica S., che effettivamente con una semplice frase mi ha dato da riflettere per giorni) mi dice qualcosa che mi porterebbe a “pendere da una parte”, subito dopo vedo di questi “ipocriti” che riportano la bilancia in pari…

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  3. Le superstizioni avevano un senso forse nel medioevo, il gatto nero, l’olio, il sale… adesso chi crede in certe stupidaggini lo fa solo per sentito dire.
    Comunque aver timore di uno specchio rotto o di far cadere l’olio a terra non dà fastidio a nessuno, la cosa grave è quando la gente se la prende con quelle povere bestiole dei gatti neri, in quel caso è solo “stupida ignoranza”!
    Quindi viva i gatti neri e buona fortuna a tutti! 😀
    Ps: divertente la zia con “l’allergia a gradini combinata con attrazione per qualsiasi buca o zona sconnessa nelle pavimentazioni nel raggio di chilometri”.. hihihihihi
    Baci

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    • Certe superstizioni hanno un senso, ad esempio, non passare sotto una scala aperta conviene perchè ti potrebbe cadere qualcosa in testa, la faccenda dell’olio per terra perchè potresti scivolarci sopra, gli altri chissà?

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    • Credo che a spulciare un po’ in giro si possa trovare un fondamento “logico” praticamente a tutte le superstizioni (anche la storia dello specchio: nell’antichità erano costosissimi, ci credo che portava sfiga per sette anni… era il tempo che ti ci voleva per rimettere insieme i soldi per comprarne uno nuovo, nel frattempo ti pettinavi “a memoria”!)… logico, ma (per molte) anacronistico!

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  4. ma allora con tutti i gatti neri che ho per casa (una decina) la prossima volta che cado (sono orba come una talpa ed inciampo pure nei 76 kg di ofelia se non ho le lenti o gli occhiali)non mi prendo nemmeno il disturbo di alzarmi…mi metto a GATTONARE 😀

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    • Dalla mia esperienza con i gatti, posso dire che qualsiasi cosa non è mai un problema del felino… nemmeno i pasticci che combinano essi stessi!
      Hai presente la calma serafica di qualsiasi micio dopo che ha rovesciato/rotto/polverizzato/strappato qualcosa in casa? Figurati cosa può interessargli uno “stupido umano” carponi! 😉

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