“E’ quello della Lola!”… ma anche no…

Come accennavo nel post precedente, oltre all’Aquilina mi sono portata a casa dall’ospedale anche un po’ di difficoltà… veniamo a quello che non sapevo di avere “in valigia”: la mancanza quasi completa di latte. Il seno era ancora “sgonfio”, ma in ospedale tutti mi dicevano che il latte c’era e bastava aspettare (fortunata la mia compagna di stanza: a lei la montata è arrivata la 2^ notte!)… quindi qualcosa avrebbe dovuto uscire (difatti usciva: una timidissima goccetta trasparente dopo 5 minuti di smanacciamento. Sufficiente manco per allattare un puffo, credo). Il primo pomeriggio che l‘Aquilina ha trascorso a casa, lo ha trascorso per 3 ore e mezza su 5 attaccata al mio seno… alla seconda poppata di oltre un’ora e mezza e in cui la doppia pesata aveva dato un aumento di ben 0 grammi, abbiamo capito che era ora di correre ai ripari: chissà da quanto il risultato delle poppate era pari a questo. Fortunatamente avevamo in casa (santo suggerimento ricevuto ad un incontro sull’allattamento) una boccetta di latte artificiale già pronto: una volta mangiato (finalmente!) l’Aquilina si è addormentata tranquilla.

Il giorno dopo abbiamo ricevuto la visita domiciliare dell’ostetrica di zona. E ovviamente quello del latte è stato il “problema” principale di cui parlare. Mi ha dato alcuni consigli, poi mi ha chiesto di vedere il seno: non ho fatto in tempo a tirar fuori la latteria che mi fa “Ah, ma tu hai le ragadi”. Benone! E adesso? “Ah, non preoccuparti, basta che ci metti su dell’argento per cicatrizzare e puoi allattare comunque”. Quando le ho detto che in casa non avevamo argenteria (se non un set cornice-portagioie-orologio che mi ha regalato una della mie testimoni per il matrimonio… bellissimo ma un po’ scomodo da tenere nel reggiseno), e che anche a gioielli stavo messa scarsa in generale (le uniche cose di vero valore che ho sono gli orecchini che mi hanno regalato per il battesimo, la fede nuziale e l’anello di fidanzamento: non amo le cose di gioielleria [ci sono oggetti di bigiotteria, magari realizzati a mano che sono altrettanto belli]) m’ha un guardata come venissi dal Pianeta delle Scimmie…

Abbiamo quindi fatto una prova con il tiralatte, un Giordani elettrico che io e il Consorte avevamo comprato durante la campagna acquisti: era in buona offerta (30 € invece di 45) e abbiamo pensato “non si sa mai”. Il punto è stato che non lo avevamo mai montato né usato… e chi doveva intendersene un po’ di più di tali attrezzi, non avendo mai avuto a che fare con il nostro modello ha dato per scontato a priori che non funzionasse, suggerendoci di noleggiarne uno manuale. Al momento di noleggiarne uno manuale il Consorte ha scoperto che avremmo speso 30 € per il “kit personale” + 1 € al giorno, mentre uno nuovo sarebbe costato 50 €… ergo, comprato anche il tiralatte manuale nuovo. In realtà, pur montato non a regola d’arte, il nostro primo tiralatte funzionava eccome: alla prova fatta con l’ostetrica, dal seno destro non è uscito nulla, è vero. Ma dal sinistro è uscito sangue (e basta). Un bel da dire che non era dannoso (dannoso magari no, ma a livello di dolore non devo raccontarvi niente, vero?) e che potevo attaccare l’Aquilina tranquillamente, ma voi come vi sentireste con la sensazione di star allattando una parente di Edward di Twilight??

Da lì è stata una girandola di pareri, consigli e tentativi: ho ammorbato almeno quattro angeliche amiche (la sempre cara S., la mia ex collega D., poi Patt e la mia attuale collega P.), ho nuovamente ricevuto la visita di un’ostetrica il giorno dopo, ho contattato il locale Gruppo per l’Allattamento (devo dire che c’è gente veramente impagabile, ne ho avuto prova proprio in questi giorni!) e ricevuto la visita di una loro volontaria… abbiamo provato con i paracapezzoli in silicone, abbiamo ripassato le posizioni per attaccare l’Aquilina peggio che doversi imparare il Kamasutra per l’ammissione in un bordello thailandese, ho riprovato con i tiralatte, mi sono sbronzata di tisana al finocchio, ho fatto impacchi caldi, massaggi, pomata al colostro, di ogni. Senza risultato. Nel momento in cui le “tabelle” dicevano che avrei dovuto avere una produzione di 480 g giornalieri, io arrivavo a malapena a 1o0. Man mano che il fabbisogno giornaliero dell‘Aquilina avrebbe dovuto aumentare, io riuscivo a racimolare sempre meno grammi. Giocoforza è stato quindi continuare a integrare con il latte artificiale, quando ci andava bene riuscivamo a mettere insieme una poppata al giorno di latte materno (che, avendo probabilmente gli stessi valori nutritivi dell’Acqua Panna da quanto era liquido, scombinava i ritmi dell’Aquilina per il resto della giornata).

E tutti a ripetermi “Devi mangiare equilibrato, bere molto, stare tranquilla, riposare”. Che mi sembrava una presa per i fondelli non da poco: tra provare ad attaccarla 20 minuti per parte, pesarla, preparare l’integrazione (integrazione… preparare praticamente tutta la quota di artificiale, siamo sinceri), darle il biberon e tentare di convincerla a restare sveglia per mangiare (dopo l’inutile fatica fatta al seno, tendeva ad addormentarsi appena iniziato il biberon), cambiarla, attaccare il tiralatte 20 minuti per parte e riprendere daccapo la trafila all’incirca nel giro di mezz’ora, non riuscivo a trovare quasi il tempo per mangiare (figurarsi cucinare qualcosa!) o preparare sta cavolo di tisana al finocchio, figurarsi star tranquilla (fate una cosa: freddate mia madre direttamente. Così c’ho un pensiero in meno, eh?) o riposare (non parliamo di “dormire”, che le prime notti qua a casa ogni due ore ero precettata).

Poi, la prima visita dalla pediatra. Santa donna. Va bene che ho dovuto premettere (quando le ho raccontato della nostra attuale situazione famigliare e poi delle anamnesi dei parenti) che non mi stavo inventando nulla (in tal caso, avrei limitato un po’ le sfighe per rendere il racconto più credibile) nemmeno se sembrava un capitolo uscito dritto dritto dal Libro Cuore, ma quando ho finito di raccontarle tutto è stata lei a dirci “Il latte materno è ovviamente il migliore e va bene se continui a provare ad attaccarla prima di darle il biberon. Ma ricorda che se ti finisce non muore nessuno e che può crescere benissimo con l’artificiale”. Poi ha pesato l’Aquilina e ci siamo resi conto da lì che il discorso prioritario non era cosa farle mangiare, ma farla mangiare e basta: in 5 giorni dalle dimissioni avrebbe dovuto prendere 25-30 g al giorno. Lei aveva messo su in tutto 50 g.

Conclusione? L’Aquilina sta crescendo a latte artificiale. Non perchè voglia privare me e lei di un “momento magico”, ancora meno di quegli anticorpi che avrei avuto davvero piacere di passarle. Ma perchè a distanza di ormai tre settimane, nonostante tutti i tentativi fatti… qua non è mai arrivato un bel nulla, e ormai non credo nemmeno arriverà (c’è chi mi dice “Devi stare attenta, se non la allatti bisogna che fai andare indietro il latte!”. Ma a me pare fantascienza mandare indietro qualcosa che non s’è mai fatto avanti…). E ‘sta bambina dovrà pur mangiare, mica può riempirsi la pancia di “proviamo a…” (già è pigra di suo, forse strascico di quando passava ore e ore a sforzarsi senza ottenere nulla: anche col biberon, inizia di foga a poppare poi nel giro di 5 minuti la foga scema… e si addormenta come un sasso. E non c’è verso di farla riprendere, manco rompendole le balle cambiandola: il massimo risultato è farla arrabbiare!).

Non è stato facile prendere la decisione, ci sono stata da cani e non so nemmeno io quanto ci ho pianto (sono pure arrivata a dar la colpa a mia madre, che fosse la preoccupazione per lei ricoverata a causarmi questa “defaillance“). Credo di aver vissuto il tutto un po’ più cupamente del “normale” anche per via della situazione famigliare un po’ particolare in cui mi trovavo, dato che in ogni dove i suggerimenti per riposarsi comprendevano il ricorrere ai parenti per le faccende di casa; per rilassarsi lo sbolognare temporaneamente la pupa ai parenti; per mangiare equilibrato lo sfruttare i parenti per farsi portare o preparare qualcosa senza dover cucinare; per non demordere davanti ai problemi di allattamento & co. il ricevere il sostegno di mamme, sorelle, parenti femminili di vario tipo; ecc. ecc. Tutte cose che solo a leggerle mi facevano girare le pallucce: e chi non ha nessuno??? E’ vero che c’è il consultorio o, appunto, i gruppi di sostegno, ma ammettiamolo: ci sono momenti in cui un estraneo, seppure informatissimo e ben intenzionato, non può darti quello che ti darebbe tua madre (o magari una buona suocera… come lo sarebbe stata la mia).

Alla fine sono riuscita appunto ad arrivare alla “mia” conclusione: quello che mi interessa al momento è in primis riempire il pancino all‘Aquilina, e in secondo luogo… trasmetterle tranquillità e serenità, non continua frustrazione per tentare inutilmente in ogni modo di far funzionare la mia personale latteria Granarolo!

PS. Con gli sfoghi ho finito, dal prossimo post si torna “in carreggiata”, promesso! 😉

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21 pensieri su ““E’ quello della Lola!”… ma anche no…

  1. E’ che la questione di nutrire la prole è un’istinto atavico della donna che risale alla notte dei tempi. E’ normale che ci stai male perchè lo vivi come un fallimento. Ma renditi conto che è irrazionale, non è colpa tua, succede, pensa a questo e prosegui come ha deciso di fare, dar da mangiare all’Aquilina come possibile che è quella la cosa importante. E manda a stendere quelli che ti dicono di insistere, o magari attaccagli il tiralatte alla testa per vedere se esce qualcosa.

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  2. Sob, non commento quello che mi passa per la testa perché fomenterei invece di esser d’aiuto.
    L’unica considerazione è che per fortuna sei una persona grandiosa e riesci a reagire in qualche modo a tutto questo. Noi siamo qui, per quel poco che possiamo fare, sicuro ci siamo 🙂

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  3. Mucca da tiralatte presente abile e arruolata.
    Eccomi qua.
    Io ho avuto il problema opposto: avevo latte da venderne, ma purtroppo un problema morfologico di capezzolo, e nessuno dei miei si è mai riuscito ad attaccare. Così ci ho dato di tiralatte finchè ho potuto (e col tiralatte la montata se ne va molto prima) e ho sempre integrato con il latte artificiale. “Solo” latte artificiale piuttosto presto per entrambi, ti basti pensare che a 3 mesi scarsi il PG già scofanava allegri vasetti di frutta.

    Che posso dirti?
    Dispiace, certo, perchè l’allattamento è un “momento magico” (si, chiedilo a mia cognata che piangeva dal dolore!!), ma daltronde, se devo badare al risultato, ho due figli grandi e sani, che hanno mangiato, dormito, giocato, messo i denti e fatto pipì e popò come tutti gi altri (e a volte meglio).
    Inoltre, il tuo “momento magico” legato alla nutrizione lo puoi avere anche col biberon. il gioco di sguardi, di carezze ecc ecc ecc che tutti considerano così importante per il rapporto mamma-bambino non è che sparisce per il semplice fatto di ciucciare da una tettarella di gomma. I neonati che ne sanno?? sei sempre la sua mamma che la nutre.

    Stai su di morale e non preoccuparti.
    I tuoi anticorpi non avrebbero comunque avuto la meglio sul primo anno di asilo 😉 (incoraggiante, vero??????)
    baci
    A.

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  4. Coraggio! Il fatto che tu non possa allattare al seno non diminuisce il tuo valore di mamma, né preclude alla piccola chissà quali risultati. E’ normale che tu ne soffra un po’, ma razionalizzando sai benissimo che si tratta di una cosa non fondamentale. Pensa che quando sono nata io – negli anni ’70 – mia mamma non potè allattarmi e siccome il latte artificiale non esisteva, i miei nonni compravano in farmacia latte di donna liofilizzato (che costava un patrimonio). Al terzo mese il mio pediatra consigliò mia mamma di passare al latte vaccino… e da allora bevo il latte della centrale. Mi hanno svezzata presto, ma sono cresciuta sana, forte e intelligente come tanti altri allattati al seno.
    Cerca di essere serena e di rilassarti (lo so che fra un po’ mi mandi aff… e avresti anche ragione 😉 ) e goditi l’allattamento senza ragadi 😉
    Un abbraccio forte forte

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  5. Difatti, da brava “figlia” del latte artificiale (nel ’78, nel pieno del boom, mia madre dovette rifiutare la puntura per mandare indietro il latte… poi potè allattarmi lo stesso per pochissimo – in ospedale mi portavano da lei solo una volta al giorno – ma è solo per dire come son cambiate le cose) uscita indenne da praticamente tutte le malattie infettive (solo una leggera varicellina), e guardando anche che risultati ha ottenuto mia suocera con lo stesso sistema (intorno al metro e novanta entrambi), so che in fondo non le sto facendo troppo torto…
    Me lo dicono anche diverse amiche (in effetti parlando in giro la bilancia pende di netto verso l’artificiale, per un motivo o per l’altro), quindi è ora che me lo ficchi in testa pure io, direi…. è solo che in certa misura si è passati da un estremo all’altro, per queste cose.

    Ad esempio, con tutta l’insistenza a risolvere qualsiasi richiesta dell’Aquilina con la tetta, in ospedale han fatto sì che io tuttora faccia molta fatica a capire di cosa effettivamente abbia bisogno… e lo sto pagando caro in questi giorni, che s’è presa un leggerissimo raffreddore (se è calma respira bene, ma quando si agita sembra una pentolina di fagioli): a volte ho l’impressione che nemmeno lei sappia cosa vuole, e le mie scarsissime risorse si fermano dopo l’ennesimo cambio di pannolino, lavaggio del naso e tentativo di biberon (da lì si procede con il tenerla in braccio “ad nauseam”… che funzionare funziona, ma sto pensando come faremo quando supererà i 10 kg! 😉 )!

    PS. Per l’ennesima volta, grazie di cuore a tutte! 😀

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  6. Commento globalmente qui, o almeno ci provo visto che di bambini, rooming out, allattamenti e altro non ne capisco assolutamente nulla non avendo alcuna esperienza diretta, vado per “sentito dire”. Non devi farti una colpa di niente, alcune cose sono fisiologiche e non è che te le puoi scegliere. Hai già fatto tanto e farai tantissimo per tua figlia donandole tutto l’amore di cui avrà bisogno, perchè sono sicuro che sarai un’ottima madre. Tra 20 anni lei ti ringrazierà e ti vorrà un gran bene lo stesso. E poi non so più che scrivere, perdonami 🙂

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    • Volermi bene, tra 20 anni non so… quello che so è che per allora saranno già almeno 5-6 anni (se non di più, che i ragazzini d’oggi son precoci!) che avrà iniziato a mandarmi a fan**lo! 😉

      PS. Perdonami che? Sono io che dovrei scrivere un prossimo post tutto di scuse per aver ammorbato così te e gli altri…

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  7. Ti dico solo che ieri abbiamo parlato dell’argomento allattamento con l’ostetrica che mi ha seguito in questi nove mesi e lei ci ha detto che lo dovremo considerare un lavoro a tutti gli effetti (eh beh! Se con l’allattamento a richiesta passano al max 1,5/2 ore tra la fine di una poppata e l’altra, direi che è schiavitù, non un lavoro normale!!!!). Penso sia naturale che tutte le donne, le mamme, vogliano dare il proprio latte, ma farsene una malattia non aiuta nessuno, né il bimbo, né la mamma.
    Per quanto riguarda il tenerla in braccio, dice sempre l’ostetrica, nei primi tre mesi non si tratta di dare dei vizi, piuttosto è un modo per ricreargli l’ambiente uterino, caldo e avvolgente in cui hanno sguazzato per nove mesi, anzi, lei dice che facendo così il bambino risente meno del distacco e dovrebbe essere più facile anche l’allontanamento…

    Un baciotto all’Aquilina e un abbraccione a te: vedrai che tra pochissimo ogni suo minimo mugugno saprà dirti tutto di lei, è solo questione di tempo! 🙂

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    • Difatti si parla sempre solo del fatto che siano da allattare ogni 3 ore… ma non del tempo che ci impieghi prima di aver finito tra le tre ore e le successive (perchè è utopico pensare di spicciare in 10 minuti spannolinamento-lavaggio-farcitura con crema cambio-pannolinamento-poppata)! 😉
      Intendiamoci, si fa: in questi ultimi giorni le cose qua sono diventate più difficoltose solo perchè il raffreddore ha riscombinato i ritmi (e, a proposito di raffreddore: santo subito l’aspiratore nasale!!! Vi auguro di non doverlo usare, ma vi consiglio di farci un pensiero per le cose da acquistare)…

      E per quanto riguarda la facilità di allontanamento una volta calmati… beh, qui dovrei farti parlare col Consorte, che ieri sera (per cercare di far riposare un po’ me, che ieri salvo due orette al pomeriggio son stata di corvée dalle 8.30 alle 19) ha avuto l’Aquilina in braccio praticamente di continuo dalle 19.30 alle 23 (ma forse anche oltre, alle 23 io mi sono abbioccata e non l’ho nemmeno sentito venire a letto…): addormentata come un sasso finchè l’aveva in braccio, appena poggiata nella carrozzina tornava a strillare…

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      • Non esiste una specie di culla che dondola autonomamente? No perchè se non l’hanno ancora inventata ci faccio un pensierino su io e poi la brevetto e mi sistemo per tutta la vita.

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        • Inventata l’hanno anche inventata: mi è bastata una ricerchina con Google per scovare questa, ad esempio:
          http://www.babymagazine.it/suima-la-prima-culla-al-mondo-completamente-automatica/
          e penso che ce ne siano anche altre…

          Abbiamo anche la sdraietta con l’opzione “vibrazione”, ma a parte che per il momento l’Aquilina mi sembra troppo piccola per starci su… sono convinta che non riusciremmo a “fregarla” in questo modo! Un po’ come per il ciucciotto: abbiamo anche provato a darglielo… lo sputa indignata con espressione tipo “E vorreste fottermi con questa boiata?!? Sia mai!”!

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          • Peccato per la culla automovente.
            L’Aquilina non ha mica tutti i torti. Il ciucciotto non deve avere proprio un granchè di gusto, se non si sono inventati qualcosa negli ultimi decenni. E non puoi neanche renderlo più “appetibile” pucciandolo nello zucchero o nel miele perchè si rischierebbe di farle cariare i dentini (anche se adesso sarebbe è un po’ troppo presto).

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  8. posso ridere? chi troppo chi niente! ai miei tempi sono stata allevata dalla vacca preferita di mio zio, la gina (per cui ero sorella di latte del toro pasqualino campato felicemente 30 anni) perchè mia madre nisba e a quei tempi non c’erano latti artificiali. in compenso quando è toccato a me il commento di mio padre è stato: se eri una vacca da latte sai che affari! oltre ad allevare mio figlio donavo un litro di latte al giorno alla banca del latte del policlinico!

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      • tra l’altro pasqualino era un animale docile, pur essendo un toro da monta, e splendido di quelli francesi candidi con grandi corna allargate. pensa che con i bambini del contadino, miei coetanei giocavamo a nasconderci nella mangiatia sotto la sua enormre testa e lui si strofinava come un cane. alla festa della vendemmia apriva sempre il corteo tutto infiocchettato e attaccato alla bigoncia.

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  9. Hai voluto l’ex inquilina? 😀

    Dai, seriamente: hai un problema ma – come ha detto la pediatra – non è nulla di catastrofico.
    Scrivi alla fine, giustamente, che l’unica cosa importante è che il mostro si nutra.
    Il resto è secondario.

    Per il servizio Eliminazione Madri Rompiballe posso farti un buon prezzo.

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  10. “che il mostro si nutra” rende abbastanza l’idea dello stato d’animo cui sono arrivata stanotte alle 4, che era dall’1 che vagavo per casa tossendo come un alano e tentando di far riaddormentare l’Aquilina… molto più efficace la mia imitazione del canide che gli altri tentativi (e la vicina di sotto stamattina ha avuto pure il coraggio di chiedermi se “dorme?”“Sì signora, come un sasso: se ha sentito rumore stanotte ero io che mi allenavo per la Maratona di New York…sa, di giorno ho così poco tempo!”).
    Per lo sconto sul servizio E.M.R. se permetti lo giro alla soggettina: mi sa che tra qualche anno ne usufruirà volentieri (al momento no solo perchè fa fatica ad inoltrare la richiesta da sola)! 😉

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    • Più che altro se lo stress deriva da situazioni che umanamente non si possono risolvere… (la gente ha un bel da dire “Non ci pensare”… dipende a cosa, non dovresti pensare! Per dire: me ne frega ben a me se per la miopia di alcuni condomini a forza di rimandare la manutenzione s’è fatto un buco nella pavimentazione del cortile… se invece stiamo parlando della salute di mia madre, la storia già cambia).
      Intendiamoci: se la situazione lo consente, io continuo ad essere completamente a favore dell’allattamento al seno… ma non a costo della salute (mentale e non) di uno/a degli interessati/e!

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