A te che cavolo hanno raccontato?

Ho scoperto di questo contest sul blog de La Puffola… e non so nemmeno se sono ancora in tempo per partecipare, ma sono rimasta troppo colpita dal fatto che (complici i recenti peggioramenti di mia madre) stavo ripensando a questo genere di ricordi proprio l’altro giorno. Quindi… insomma, il post ve lo beccate lo stesso, che sia valido per il contest o meno!

I miei genitori si sono conosciuti non solo piuttosto “avanti con gli anni”, ma anche in maniera a dir poco casuale… insomma, bastava una minima coincidenza in meno e in questo momento non sarei qui ad annoiarvi con i miei sproloqui. Correva l’anno 1974, settembre. Mia madre, all’epoca quarantenne, era in vacanza a Rimini con mia nonna: per la verità quell’anno era la seconda volta che era in vacanza a Rimini con mia nonna. Come mai? Beh, semplicemente a settembre sarebbe stata mia zia a dover accompagnare mia nonna al mare… solo che le avevano revocato le ferie all’ultimo momento. Non volendo perdere nè l’acconto già versato per la prenotazione, nè l’occasione per mia nonna di respirarsi un’altro po’ d’aria di mare ed avendo mia madre la possibilità di prendersi qualche altro giorno di ferie (per recuperare degli straordinari), c’era voluto poco a far due più due e partire per la seconda volta.

Caso ha voluto che, in quei giorni, anche il mio futuro e trentottenne padre fosse in vacanza (per la prima volta quell’anno, però!) a Rimini. Quello che mi hanno raccontato è che, pur alloggiando in due pensioni diverse, i loro ombrelloni erano poco distanti e che in pratica abbiano durato tutto il tempo del soggiorno a guardarsi da lì a là senza attaccar bottone (mia madre diceva che aveva notato che poco più in là c’era questo “bel ragazzo”, ma morta lì…). Poi, l’ultimo giorno di permanenza a Rimini di mio padre, al momento di tornare in albergo… ecco l’occasione di scambiar due parole. Una chiacchiera tira l’altra, vien fuori che mio padre conosce il paese sull’Appennino modenese dove abita mia madre perchè gli è capitato di farci alcune consegne per lavoro, si fa spiegare per curiosità dove in paese mia madre abiti, tanti saluti e morta lì.

Morta lì? Col piffero! Il primo fine settimana dopo il rientro a casa, chi si vede capitare sull’uscio mia madre? Ebbene sì, il “bel ragazzo” del mare, giunto in visita (ed è qui che penso, in questi giorni con un po’ di magone, al fatto che mia madre deve essere stata davvero speciale per averlo colpito in quel modo). Sarò scema, ma la domanda che ho fatto io a mio padre relativamente a questa occasione è sempre stata “Ma come ci sei rimasto a trovartene davanti due uguali (essendo mia madre e mia zia gemelle?” 🙂 ). Beh, tagliando corto per arrivare all’argomento clou del contest: a giugno 1976 si sono sposati, a inizio 1978 mia madre scopre di essere (di nuovo) incinta. Il “di nuovo” è riferito al fatto che prima di me aveva già perso altri due pupi, aborto intorno alla 5^-6^ settimana.

Considerando i precedenti e l’età della neomamma (44 anni al momento del parto, per l’epoca età avanzatisssssssima…), stavolta i dottori la mettono a riposo da immediatamente: per ricevere ancora maggiore aiuto da mia nonna e mia zia, mia madre ha trascorso tutta la gravidanza al suo paese, mentre mio padre ovviamente lavorava dove abitiamo ora… in pratica si vedevano a dir tanto nei weekend, quando mio padre poteva venire a trovarci. Sempre per i motivi di cui sopra, i dottori avevano detto a mia madre fin dal principio che il parto sarebbe avvenuto con taglio cesareo.

Del tempo dell’attesa ricordo giusto che mi hanno raccontato che (non essendo ancora in funzione l’ecografo: in ospedale l’avevano, ma ancora imballato…) uno dei dottori disse a mia madre “Signora, dal battito cardiaco questo è un bel maschione!”… sì, buonanotte! Comunque, parto cesareo fissato per la mattinata del 23 settembre 1978, un sabato: perfetto! Mio padre aveva tutto il tempo di venir su in tempo per il mio arrivo, senza nemmeno dover chiedere ferie a lavoro per quel giorno!

Solo che… beh, a me è presa fretta (ora che ci penso… deve essere ereditario… 😛 ). Intorno alle 21.00 del 22 settembre, mia madre ha iniziato ad avere le doglie. Ovviamente la sala operatoria non era pronta, il ginecologo non era in ospedale… le ostetriche prima hanno detto a mia madre di sopportare (tanto, un primo figlio ci mette tempo a uscire! Seeeeeh, come no… parlate con l’Aquilina…), poi una se ne uscì con un “Signora, vuol dire che lo farà come tutte le altre!” quando si ruppero le acque… Al che mia madre si diede una certa incazzata “Cosaaaaaa?? Son nove mesi che mi dite che facciamo il cesareo perchè ci sono dei rischi, non solo io non ho la minima idea di come cavolo dovrei partorire in altro modo, ma le assicuro che questo bambino non voglio certo perderlo perchè a lei scoccia chiamare i dottori!”. Deve esser stata convincente… tempo dieci minuti e la sala operatoria veniva approntata d’urgenza, il ginecologo veniva tirato giù dal letto (leggende narrano che sia arrivato in ospedale con la giacca infilata direttamente sopra il pigiama…), mentre l’anestesista veniva interrotto dalla preparazione dell’auto per la partenza per le ferie (credo fosse reperibile, ma a quel punto della notte senza chiamate probabilmente pensava di essersela sfilata e di potersi fare i fatti suoi).

E insomma, io alle 5,25 sono uscita. Quei signori 4,050 kg per 52 cm che, una volta portati a mia zia con la famosa frase “Signorina, venga a vedere la sua nipotina!”, strapparono alla stessa l’altrettanto famosa frase “Ma come?? Non è mica un maschio?” (stupido dottore che aveva auscultato il mio cuore e le aveva messo in testa idee strane… =__=). 😀

E ora vi chiederete: “E tuo padre?”. Eh, giusto, perchè in questo pastrocchio ci siamo persi “l’altra metà del cielo”. Quando è stato palese che non avrei certo aspettato la mattina, a mia nonna si è presentato un dilemma: telefonare e svegliare mio padre nel cuore della notte per avvisarlo, tra l’altro con il rischio che comunque arrivasse (visto che aveva davanti quasi due ore di viaggio) a “palle ferme”, e facendogli magari rischiare un incidente per la fretta di far prima? Mmmmh… mia nonna valutò che il rischio non valesse la candela.

Difatti avvisò mio padre direttamente la mattina sulle sette, quando se lo vide arrivare in casa “come da programmi”: “Guarda, fai pure con calma che è nata un paio d’ore fa. Alla bimba è presa fretta stanotte, però è andato tutto benissimo…”. E mio padre? Beh, pensate quel che volete… fece appunto con calma! Rendendosi conto che ormai la frittata era fatta e che non sarebbe cambiato nulla, arrivò in ospedale a vederci… dopo aver fatto tranquillamente colazione a casa di mia nonna! 😀

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4 pensieri su “A te che cavolo hanno raccontato?

  1. infati pure mio figlio doveva essere femmina (non che le prime ecografie servissero a molto). quanto al caso… nel 70 secondo mio padre studiavo farmacia, ma dato che non capivo un’emerita minchia di stechiometria (se può scriverlo camilleri, pure io..) una comune amica mi presentò un compagno di corso perito chimico… era fine gennaio, il 14 marzo l’ho incruscato in un angolo e gli ho chiesto di sposarmi. è diventato verde penicillina! 😀

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  2. da allora siamo felicemente insieme dopo 7 anni di convivenza la laurea sua imn medicina poi specializzazione e il mio passaggio felice a lettere dopo essere arrivata a due esami dalla laurea in farmacia (che mio padre ha venduto- la farmacia non la laurea)

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  3. Ti confermo che non sei in ritardo… manca ancora una settimana alle “palle ferme!” (che credo significhi “fine dei giochi”?)
    Mi ha fatto tenerezza questo racconto che sembra quasi un film, con quest’incontro casuale e cose che succedevano solo “una volta”. Al giorno d’oggi ci si fiderebbe di indicare ad uno sconosciuto dove abitiamo? E furbo anche tuo padre che -senza farlo notare- aveva già merorizzato dove ritrovare la sua mezza mela!!! Davvero romantico, soprattutto la sua … colazione dalla nonna! Vabbè, nessuno è perfetto! 🙂
    Grazie per aver partecipato e un bacino alla tua piccola Aquilina!

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    • Mi fa piacere se è stato apprezzato… la cosa triste è che circa 18 ore dopo aver postato questo ricordo, mia madre è venuta a mancare. Averlo fatto apposta, di parlar di lei proprio poco prima, non ci sarei riuscita…

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