Fuori stagione

Come da titolo… sono ricordi che mi ha fatto venire in mente il commento di donnaStefania a questo post, e probabilmente sarebbero più adatti ad un post di fine anno. Ma mi sembra anche un po’ assurdo tenerli lì in parcheggio per dieci mesi, e soprattutto la neve degli ultimi giorni… beh, ha reso il mondo esterno più natalizio di quanto non sia di solito a metà febbraio!

Nel post scrivevo appunto di biglietti augurali per le festività natalizie: un’abitudine che negli ultimi anni sicuramente è finita in fase preagonica o quasi. E non solo per Natale: nel dimenticatoio sono finiti anche i biglietti per Pasqua, compleanni et similia. Credo che ormai sopravvivano giusto i biglietti scritti in accompagnamento ai regali e fissati al pacchetto (ma neanche poi tanto…), quelli inviati per posta sono stati in gran parte soppiantati da SMS, post in bacheca, tag nelle foto: più immediati, meno costosi (anche perchè c’è da dire che con certi biglietti si rischia di spender più di francobolli che di cartoncino augurale… ne ricordo alcuni, cinesi, grandi come un A5 e addirittura con carillon all’interno: 1 € per il biglietto, 2 € per spedirlo!), non soggetti a smarrimento.

La posta “classica” aveva un suo fascino (aprire la cassetta delle lettere, trovare una busta,  la sorpresa di cosa ci sarà dentro) che si sta perdendo… ormai in buchetta quasi non arrivano più nemmeno le bollette (almeno, io sono passata al formato elettronico per tutte le utenze), e quando si apre la cassetta e c’è posta finisce che si tratta praticamente soltanto di rogne con la “R” maiuscola (multe, quel furto legalizzato del canone RAI, comunicazioni dell’amministratore di condominio…).

Quando ero piccola, invece, a inizio dicembre mia madre si preparava una lista di parenti e amici cui fare gli auguri, a chi per posta e a chi per telefono. Per i primi anni dopo sposata l’ho fatto anch’io (beh, salvo per la parte “telefonica” della faccenda… ho una certa avversione per il telefono, salvo poi perdermi in chiacchiere per delle mezze ore filate la volta che mi decido a chiamare qualcuno 😛 ), poi è un’abitudine che ho ripreso negli ultimi anni solo grazie al “giro delle gattoline”… perchè nemmeno la metà degli auguri inviati riceveva una risposta anche solo per telefono. A quanto pare, è diventato difficile trovare il tempo anche per queste cose…

Invece, ricordo che proprio i biglietti che arrivavano servivano a scandire l’attesa verso il Natale (e verso l’apertura dei regali… perchè a 8-9 anni diciamocelo: l’importante è poi quello!). E, a quanto pare, l’idea che fossero in qualche modo importanti era piuttosto diffusa, a giudicare da quello che ci arrivava in buchetta.

Ad esempio, c’era il maggiore dei miei tre cugini che ogni anno scriveva il messaggio di auguri in rima: ogni Natale una poesia diversa.

Oppure, un amico di mio padre che consegnava i biglietti a mano perchè spesso non poteva spedirli, temendo che si rovinassero… l’intera famiglia li realizzava in casa, a volte utilizzando materiali diversi e particolari (ne ricordo uno fatto con il sughero dei tappi di bottiglia e un altro con il presepe realizzato in fil di ferro). In pratica, più che dei biglietti quasi dei veri e propri soprammobili in busta!

Poi c’erano i biglietti che ci arrivavano dai cugini di mia madre residenti a Nizza da prima dell’ultima guerra (uno di loro era rimasto bloccato in Italia proprio per via del conflitto durante una visita agli zii italiani, e aveva dovuto aspettare la Liberazione per poter rientrare in Francia dalla famiglia): erano scritti in francese, ma con alcune frasi in un “preteso” italiano (ormai arrugginito da anni e anni di disuso) che io, scolara delle elementari, trovavo particolarmente esilarante.

E quindi il non plus ultra: quelli per me incomprensibili che arrivavano dalla Germania, da una famiglia tedesca che mia madre e mia nonna avevano conosciuto durante una vacanza a Rimini non so quanti anni prima… loro scrivevano in tedesco, mia madre in italiano. La cosa particolare è che nessuno della famiglia tedesca conosceva l’italiano (se non quel tanto da sopravvivere in vacanza in riviera romagnola… dove però il tedesco lo parlavano tutti quelli che avevano a che fare con il turismo o quasi), e che mia madre di tedesco aveva solo un’infarinatura presa su facendo un corso per corrispondenza (difatti mi traduceva quei biglietti molto alla buona: “Qua dovrebbe voler dire…”). E’ comunque particolare che, nonostante i limiti linguistici, quell’amicizia sia durata per decenni (i tedeschi vennero anche in Italia un paio di volte al paese di mia madre apposta per incontrare le vecchie amiche), praticamente solo tramite i biglietti di Natale e Pasqua e qualche foto di nuovi figli o nipoti scambiata nel tempo.

Certo che, rileggendo e pensando a come vanno le cose di questi tempi, mi pare di scrivere di fantascienza… altro che fiabe. Saran queste le “storie incredibili” da raccontare all’Aquilina, insieme tipo alla leggenda del telefono pubblico a gettoni con la rotella… 🙂

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7 pensieri su “Fuori stagione

  1. Se pensi che io ho ancora amici di PENNA (penna-carta-busta-francobollo, I mean, con conseguenti vituperi alle benemerite poste quando se le perdono…) in tutto il mondo e che scrivo ancora biglietti di Natale puoi sentirti un po’ meno sola e vecchierella: minimo, siamo in due. 🙂
    Hai davvero un bellissimo blog. 🙂

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  2. Che nostalgia! Mi hai ricordato tutti i biglietti che ricevevo e spedivo ai “bei vecchi tempi”.
    Quasi quasi per l’anno prossimo prendo spunto da tua mamma: una bella lista, e bigliettini per tutti 🙂 (sempre se mi ricordo, che ora del prossimo Natale è ancora lunga xD).

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  3. @Althea: che bello!!!! Dico davvero, sapere che c’è ancora chi scrive lettere “classiche” mi fa proprio piacere! 🙂 Mi riporti indietro di tot anni, ai tempi delle superiori non ho mai avuto meno di 15 penfriends (in certi periodi, anche più di una trentina…), ed è stato in questo modo che ho conosciuto (ad esempio) le amiche che mi hanno fatto da testimoni di nozze. Poi sono arrivati gli SMS… poi è arrivata la posta elettronica… poi è arrivato Feissbuk. E per assurdo con molti è finita che non ci si sente quasi più: l’immediatezza di questi mezzi e il fatto di sapere che “tanto ci metto un attimo a contattarl*” alla fine sono stati un’arma a doppio taglio: nel tempo che impiegava una lettera ad arrivare, si accumulavano un sacco di cose da raccontare, si rifletteva su quello che ci si era scritti, si sceglieva una nuova carta da lettere. Ora: gli SMS costringono a un linguaggio da telegrammi, le e-mail arrivano in un secondo e da una all’altra non è successo niente che valga la pena di dire e per quanto riguarda l’emozione della carta da lettere… in certe cartolerie ora si fa proprio fatica a trovarla (ricordo, giusto un paio d’anni fa, il racconto della mia collega quando ne cercava una per la figlia, che voleva tenersi in contatto con l’amichetta del cuore delle elementari che si stava trasferendo in Germania con la famiglia)!

    @Mika: lo ammetto, per le “gattoline” io pure mi son (ri)fatta la lista! Solo che è un foglio di excel. Ma io poi con excel sono un po’ malata: non lo uso solo per tener dietro al conto corrente o per archiviarci i libri di casa.
    All’ultima visita, ho portato alla pediatra la tabella di crescita del peso dell’Aquilina (con tanto di aumenti settimanali già calcolati, grammi di latte giornalieri mangiati, annotazioni sui medicinali presi, ecc…) stampata appunto da Excel. Credevo mi guardasse e poi iniziasse a chiamare i servizi sociali intanto che mi distraeva, invece m’ha detto che dovrebbe mandarmi alcune mamme che le arrivano con fogli e foglietti che sbucano da ogni dove e ci vuol mezz’ora solo per capirci qualcosa… XD

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  4. Io non ho mai avuto l’abitudine di mandare biglietti d’auguri. Cartoline si, le rare volte che vado da qualche parte cerco sempre di mandarne qualcuna e conservarne una per me per ricordo dei posti che vedo. Anche se recentemente ho scoperto che l’iphone sta cercando di soppiantare anche queste, perchè c’è la possibilità di mandare una foto scattata col cellulare a un service che poi provvede a stamparla e spedirla al destinatario. Maledetta tecnologia 🙂

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    • Ecco, mi ricordi un’altra cosa che sta defungendo… le cartoline! Pensa che è stata la prima collezione che ho iniziato, tenendo da parte quelle che mi arrivavano appunto (all’inizio) dai compagni di scuola. Poi, man mano che la cosa si faceva seria, ho ottenuto di poter tenere io anche quelle che arrivavano ai miei dai loro amici, passo successivo la consegna di quelle “vecchie” che loro avevano tenuto da parte, quando andavo in giro me le “auto-mandavo” (con il principio: “eccheccavolo, se no ho i ricordi di tutti i posti dove sono stati gli altri e non dei miei viaggi!!”… per farla breve, ho una decina di raccoglitori pieni di cartoline. Anni fa, tranquillamente ne aggiungevo 30-40 ogni anno. Ultimamente, è grasso che cola se ne attacco 4-5. 😦
      E comunque l’App per I-Phone mi sembra di una tristezza assoluta… è vero che puoi mettere l’immagine che pare a te, ma resta comunque la freddezza di qualcosa stampato e scritto da una macchina!
      Mi sa che ormai c’è poca gente che apprezza ancora una bella grafia e il piacere di scrivere a penna…

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  5. ma davvero che nostalgia!!!
    io avevo un’amica delle superiori trasferita a Bologna per l’università e fino a due anni ci scrivevamo lettere di carta una volta al mese…ed era bellissimo! ma alla fine non abbiamo resistito nemmeno noi e la cosa è finita li…anzi a pensarci bene è stato con il dilagare di facebook che abbiamo smesso, molto più comodo tenerci in contatto li 😦
    comunque hai ragione chissà come sembreranno strane ai nostri figli queste cose?!?!?!?

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    • FB sarà buono per tante cose, ma per quanto mi riguarda le corrispondenze me le ha ammazzate (al motto di “tanto faccio presto a contattarl*”, alla fine non si scrivono più manco le e-mail). 😦
      Di sto passo, oltre alla “visita guidata” alla cabina telefonica tra un po’ ai pupi dovremo fare anche quella alla “cassetta postale” (“Mamma mamma, ma a cosa serve quella scatola rossa con la fessura??”)…

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