Deformazioni professionali

Qualche sabato fa, dopo i suggerimenti ricevuti a seguito della pubblicazione di questo post, mi sono decisa a fare sul serio per mettere “sotto vetro” i due cartelloni/pannelli fotografici che avevo preparato per la stanza dell’Aquilina. Così, intanto che mi occupavo della manutenzione mattutina della pupa, ho chiesto al Consorte se poteva prender giù un po’ di misure in modo da cercare un paio di cornici che si avvicinassero il più possibile a quello che volevo metterci dentro (considerate che ho fatto i due cartelloni assolutamente “ad minchiam”, quindi a mio parere difficilmente saremmo riusciti a trovar qualcosa che ci si avvicinasse pure di striscio…).

Dopo un po’ il Consorte arriva, metro e “pizzino” alla mano, e mi fa: “Allora… il primo è 483 per 582, l’altro invece è 445 x 410” (o qualcosa di simile, non ricordo esattamente le misure che m’ha detto). E lì per lì, nonostante in 13 anni avrei dovuto farci l’abitudine, non ho potuto fare a meno di restarci basita. Già, perchè se chiedete una qualsiasi misura al Consorte, lui non ve la dà in centimetri come ogni comune mortale. Ve la dà in millimetri, qualsiasi cosa sia. Sì, anche robe oltre il metro: misurate da lui, le stanze di casa diventano stadi olimpici, i mobili gargantueschi: quando i comuni mortali direbbero che so, che l’armadio è 2 (metri) e 40 (centimetri), lui tira fuori un 2400… E la giustificazione è che visto che a lavoro usa le misure in millimetri (se non di meno!), lui misura così… che è “anche più preciso” (e io ho capito… ma cerchiamo una cornice, non l’intelaiatura di una porta a chiusura stagna per un sottomarino!!!). Unica sua eccezione: quando giocava a Warhammer Fantasy o 40.000. Lì il regolamento (versione “italiana”!!) prevedeva l’uso dei pollici (e occorreva quindi un metro con le due unità di misura)… @__@

Credo comunque che quella di applicare anche nella vita privata, senza pensarci, certe abitudini o regole che si seguono sul lavoro sia più diffusa di quanto non ci si fermi a pensare.

Per dire: mio padre, che ha lavorato nel campo per tantissimi anni, quando andavamo in giro non mancava di fermarsi a dare un’occhiata alle vetrine dei negozi di alimentari commentando la merce esposta.

Io ho preso l’abitudine di non uscire mai di casa con dei documenti senza averne fatta prima una fotocopia da tenere “nel mio fascicolo”. E le (rare) volte che ho mandato delle raccomandate poco ci mancava che istituissi uno spazio “In attesa di ricevuta di ritorno” pure qua a casa…

Una mia ex collega conservava giorno per giorno tutti gli scontrini, annotava ogni singola spesa personale (anche l’€uro e mezzo del giornale, per dire) e quotidianamente riportava tutto in agenda, entrate e uscite… a fine mese, tirava giù una specie di bilancio.

E voi? C’è qualcosa che – volenti o nolenti – vi portate a casa dall’ufficio/officina/fabbrica? 🙂

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25 pensieri su “Deformazioni professionali

    • Oddio, qui mi ricordi una cosa che mi è capitata per un po’ dopo aver mollato il primo lavoro (helpdesk informatico, 8 ore al telefono a sentir la gente che smadonnava perchè non andava questo e quello): tendevo a rispondere al telefono di casa con “Pronto NomeDitta, sono Shunrei”. Una volta mia zia ci rimase pure male “E vuoi che non sappia chi sei?!? T’ho chiamata io!!” 🙂

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        • Puffola ci batte davvero tutti. Al citofono non mi è mai capitato ancora. Tempo fa mi capitava di rispondere al mio telefono come fossi al lavoro, andando in palla e mescolando più servizi… Ora al massimo ringrazio per avermi chiamata anche quando ho chiamato io e soprattutto al cellulare. Infatti al lavoro chiudo sempre con “la ringrazio e le auguro una buona giornata/serata”.
          -.-

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  1. Anche a me capita di rispondere al mio telefono “Comune di V* buongiorno”!!
    Eppoi anche a casa ho istituito l’organizzazione maniacale dei documenti nei classificatori.
    La cosa peggiore, però, è che al lavoro liquido fatture a 4 e 5 zeri quotidianamente… poi a casa quando mi arriva la bolletta del telefono di più di 200 euri mi pare QUASI di aver speso poco 😦

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    • Immagino che non sia piacevole! 🙂
      Per quanto riguarda le bollette dell’ufficio, devo dire che hanno avuto un merito… quando ancora non c’era l’obbligo di far passare tutto dal conto corrente, ogni mese o quasi c’era da sciropparsi code interminabili all’ufficio postale per pagare i vari bollettini (quanto ho benedetto quella legge che ha fatto sì che si facessero i RID per tutto!!). Ebbene, non fosse stato per questo… io col piffero che avrei mai visto una banconota da 500 €uri “dal vivo”!

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  2. Beh io mi faccio schifo perché sono vittima anch’io del mio lavoro e delle mie passioni. Quando entro in una casa la stimo a occhio e sarei tentato di dire al proprietario, guardi che la possiamo vendere a “tot”, oltre al fatto di dire “guardi per ottimizzare lo spazio può abbattere questa parete e posizionare il divano qui…ecc”. Poi mentre parlo con i miei clienti mi estraneo e incomincio a cercare il loro profilo psicologico secondo criteri ben precisi….ok non invitatemi mai in casa (come fareste con un vampiro) e cercate di evitarmi, altrimenti tiro fuori le macchie di Rorschach e vi consiglio di rivedere il rapporto con i vostri genitori 😀
    M.E.C.

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    • Sai che a me interesserebbero entrambe le “opzioni”? 😀
      Scherzi a parte, se prima o poi si riuscisse a vedervi qua in zona a noi farebbe tantissimo piacere… (fermo restando che c’è sempre la voglia di tornare noi, non appena un viaggio di qualche giorno con l’Aquilina ci sembrerà più abbordabile dell’organizzare le prossime Olimpiadi nel garage di casa…) 🙂

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  3. Ahah vedo che la cosa del “nostro fascicolo” è evidentemente un’espressione diffusa nel settore xD

    Anche io per le raccomandate ho preso il vizio di compilare i tagliandini e sistemarli come facciamo qui in studio… ho paura di cosa diventerò dopo anni di permanenza!

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    • Figurati che addirittura, sulla cartolina di ritorno, scrivevo nell’angolino in alto a sinistra “di cosa si trattava” (tipo “reclamo Eni”, o “malattia Consorte maggio 2006”)… roba che ha senso in ufficio, quando mandi via 10-20 raccomandate e trovar scritto sulla ricevuta di ritorno il nome della pratica dove inserirla ti risparmia un bel po’ di tempo… ma molto meno quando la raccomandata che hai in mano è la prima che mandi da 6 mesi e unica resterà per minimo altrettanti!! 😄

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  4. Lato informatico: appena vado a casa / in ufficio di qualcuno, guardo nella traybar quale antivirus / sistema di protezione utilizza.
    E quante icone ci sono sul desktop.

    *** Disclaimer: questa è da analista, lo so già ***
    Lato professionale: entro in un negozio, faccio quello che devo, esco.
    La volta successiva confronto quante persone c’erano la volta precedente, rapido check della merce esposta ed elaboro trend di vendita, forecast sul periodo e come modificare il negozio per migliorare i margini.
    Devo trasferirmi su un’isola deserta.

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    • Io c’ho su il Comodo Internet Security… promossa o bocciata? 😛
      Icone, invece, il meno possibile (in ufficio ne avevo ben 4… e non le usavo nemmeno, era per quando qualcun altro prendeva in mano il mio PC), se no non riesco a vedere il wallpaper (in compenso la barra di avvio veloce è affollata come un concerto degli Iron Maiden…)! 😉

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  5. Idem come Valeren (a proposito: si può scrivere “idem come”? se no lo conio come neologismo e via), e ci aggiungo anche un’ ossessione verso la sicurezza informatica lato-password. Son stato anche capace di quasi litigare con la mia ragazza che usava una password troppo facile per l’accesso a un importante sito di servizi. Del lato professional-musicale porto nel quotidinao l’essere pignolo sui titoli dei dischi. Vado a ricoverami @_@

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    • Tecnicamente, è sbagliato in quanto si tratta di una ripetizione.
      Ma visti e sentiti gli adolescenti, gli universitari ed i politici attuali direi che sei libero di fare come vuoi 🙂

      Per la password prima lo ero anche io – sia con i miei che a lavoro.
      Poi mi sono reso conto che era una battaglia inutile ed ho spento l’allarme.
      Alla fine, è la LORO password.

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      • Ecco, non tocchiamo il tasto password… più che altro, meglio che non scriva “come” le conservo.
        E’ che finchè c’era la password di (una) casella e-mail e tipo un’altra per un videogioco online era una cosa.
        Ora che ce ne sono 3 per Feissbuk (eh, perchè le gatte mica accedono al loro account da sole :P), 4-5 di posta elettronica, quella di WordPress, quella di Google, quella del gestore del telefonino, quella della Postepay, quella delle utenze di casa, quella dell’INPS, quella della Conad, quella di… l’altra di… Eccheccavolo, rischio la fusione dei 3 neuroni a inventarle, figurarsi tenerle a mente!!!
        Non mi ricordo che sito ogni 2 mesi ti fa cambiare la password e devi metterne una che non sia meno lunga di tot e che abbia dei numeri e che abbia delle maiuscole e che soffra di stitichezza e che rispetti le fasi lunari e che sia biodegradabile.
        So solo che per un bimestre la mia password d’accesso è stata “V4ff4ncul0” (poco fine, ma rispondeva a tutti i requisiti).
        E mi sa che prima o poi la riciclo (su un altro sito, ovvio).

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  6. si chiama deformazione professionale:io ho tendenza a correggere chi parla con me, ad attaccare bottoni sui longobardi oltre che sui gatti, a criticare il modo di allestire le vetrine (mia lontana attività) e di gestire i siti etc…ovvero sono una rompiballe

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  7. Ho sentito di colleghi che quando sono in macchina e passano vicino alle fermate hanno l’istinto di fermarsi, ma nn so se siano leggende o meno …
    A me, per ora mai capitato, di solito inveisco contro chi fa manovre al limite del penale come mi capita quando guido il bus.
    Cambia solo che con un bus riesco a coprire gli spazi inibendo tanti dementi (sono intimoriti dalla massa e spesso demordono) con la mia auto spesso lascio correre …
    (qualche kamikaze mica si sposta anche se palesemente in torto … rischiare il botto non mi pare proprio il caso)

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    • Quella delle “fermate magnetiche” potrebbe non essere una leggenda e basta: so di gente che – per forza dell’abitudine – mettendosi alla guida sovrappensiero ha “rischiato” di recarsi al posto di lavoro anche in occasione di weekend, feste comandate, ferie o orari assurdi.. 🙂

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    • Ehm… non parlarmi di polvere. Non c’entra niente col lavoro, ma qua in casa ormai abbiamo due gatte ufficiali che provvediamo a nutrire ogni giorno, e non so quanti altri gatti “ufficiosi” che invece si riproducono da soli a dismisura sotto i mobili senza alcun bisogno di nutrirli… =__=

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