I genitori del “cavolo”…

Per analogia ai fatti raccontati in questo post e in conseguenza ad uno scambio di commenti avvenuto su Feissbuk (eggià, stavolta c’è anche un’altra “colpevole” oltre a me!), m’è venuto in mente quello che mi diceva mia madre su come si erano conosciuti i suoi, di genitori… e in effetti mi vien da pensare che pure lì sarebbe bastato un nulla per far sì che nemmeno lei potesse raccontarmi nulla! 😉 L’episodio è breve (quindi per una volta, in teoria niente post chilometrici… e poi dite che non sono buona!), ma piuttosto particolare…

Parliamo di fine anni ’20-primi anni ’30 del secolo scorso, esattamente non so quando ma il periodo deve esser quello: i miei nonni materni si sono sposati nel 1933, quindi non molto prima, suppongo.

All’epoca, mio nonno era già barbiere e aveva una bottega al suo paese, sull’Appennino Modenese (lo stesso paese dove sono nata io), mentre mia nonna era sarta e viveva con la madre e i due fratelli minori in uno dei paesi del fondovalle, più vicino al capoluogo di provincia.

Esattamente non so cosa portasse mio nonno “nella bassa”, ma aveva avuto modo di conoscere e restar colpito da mia nonna, che mi dicono avesse dei capelli di notevole bellezza e molto lunghi: li portava raccolti in due trecce che le arrivavano letteralmente sotto al fondoschiena. Mio nonno (credo un po’ per deformazione professionale, un po’ perchè oltre ai capelli doveva piacergli anche qualcos’altro… 😉 ) aveva provato più volte a convincerla a lasciarglieli sistemare, ma senza nessun risultato.

Quando un giorno… beh, mio nonno si nascose in tasca un bel paio di forbici e, approfittando di un momento in cui mia nonna era distratta in chiacchiere, le si avvicinò alle spalle e *zac!* le tagliò una delle trecce all’altezza della nuca!

Subito mia nonna si disperò: non soltanto aveva metà capelli tagliati alla meno peggio, ma temeva anche la reazione di sua madre a vederla arrivare a casa conciata in quel modo!

A questo punto mio nonno sfoderò un’invidiabile faccia di bronzo e se ne uscì con un: “Dai, non puoi certo tenerne solo una, di trecce… ci penso io a sistemarteli e vedrai che tua madre non ti dice niente: anzi piaceranno tantissimo anche a lei!”.

Ora, non ho la minima idea di come mio nonno riuscì ad uscirne senza un occhio nero… ma, a quanto pare, galeotta fu l’acconciatura: si sposarono qualche anno dopo, e nel ’34 nacquero mia zia e mia madre.

All’epoca ovviamente gli esami prenatali erano quel che erano, o per meglio dire non esistevano proprio… e le gemelle erano talmente ben sistemate “a puzzle” nella pancia che mia nonna era convinta che si trattasse di un unico bambino, piuttosto grosso.  C’era però un vecchietto, in paese, che quando la vedeva passare col pancione la guardava e, senza dirle nulla, alzava due dita della mano destra e subito dopo ne aggiungeva un terzo (un po’ come a farle segno “2 o 3”). Mia nonna lo guardava a sua volta perplessa senza capire…

Capì eccome la notte del 29 giugno: a mezzanotte, dopo 8 ore di travaglio, finalmente uscì mia zia. Finita? Col cavolo (appunto)… si sentì dire qualcosa come “Signora, stia pur lì, che ce n’è un altro…”. Altre 4 ore e uscì mia madre (podalica, cordone arrotolato intorno al collo, colorito puffoso… ecco, lei era “quella che doveva morire”, ma questa è un’altra storia! 😛 ). E mio nonno? Beh, durante la gravidanza era solito dire che gli sarebbe piaciuto avere una femmina, così avrebbe potuto acconciare i capelli anche alla pargola. Avendo ricevuto “due pupe al prezzo di una”, dopo la sorpresa iniziale non ha avuto proprio un bel nulla di cui lamentarsi! 😀

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13 pensieri su “I genitori del “cavolo”…

  1. Uh mamma, spero ci abbiano un po’ ricamato sopra questa storia… No perché a me il taglio della treccia sa troppo di colpo di clava di inizio secolo! 🙂

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  2. Oddio sai che mia mamma quando ero piccola ha voluto tagliarmi i capelli e no, non è una parrucchiera! Li avevo lunghi lunghi e per fare prima mi fece una bella treccia e poi…zac!
    Inutile che ti dica che una volta sciolta la treccia il taglio non era proprio dei più regolari :)))

    Ps:comunque questa storia mi ha fatto davvero tenerezza

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    • Mi ricordi un esperimento che ho tentato io qualche anno fa… =__=
      Portando i capelli (lisci) tagliati pari, mi ero convinta che darmi una spuntatina sarebbe stata una faccenda piuttosto “semplice” anche da sola: avevo trovato su diversi siti le istruzioni, con tanto di foto, e pareva che legando i capelli in un coda (alta, bassa e “spostata” a seconda del taglio che si voleva ottenere) bastasse letteralmente un colpo di forbici a filo dell’elastico per rinnovarsi il taglio.
      Ecco. NON fatelo… XD

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        • Grazie al cielo… NO! 😀
          Niente foto, anche per il fatto che – fortunatamente – avevo tentato giusto una spuntatina (nessun taglio drastico), ma sufficiente a farmi trovare “code e codine” che spuntavano ovunque per le due settimane successive (ero sempre con un paio di forbici in mano a “decapitare” qualche ciocca ribelle…)… altro che taglio “pari”!! 😛

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  3. in effetti…. direi che tuo nonno ha rischiato di non avere nessuna discendenza in assoluto….;D a meno che ntua nonna non avesse solo intenzione di tenerlo sulla ….treccia per un po’;D cosa che ritengo altamente probabile 😀

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    • Sono d’accordo anch’io… mia nonna non si sbottonava a proposito, ma c’è da dire che erano altri tempi: credo che farsi desiderare un (bel) po’ fosse la regola, soprattutto per non dar materiale alle “malelingue”. 🙂

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