Dalla tastiera all’aspirapolvere

Ok. Dal 5 di questo mese è ufficiale a tutti gli effetti. Non ho più un lavoro. Beh, siamo precisi: non ho più un lavoro che mi garantisca uno stipendio a fine mese, perchè del lavoro da fare ne ho eccome lo stesso, ma senza orari fissi, malattia pagata, ferie o giorni liberi. Certo che però, se la mettiamo in questo modo, c’è un bel po’ di italiani regolarmente iscritti ad un libro paga che potrebbero essere miei colleghi, per come li trattano o passano le giornate… O__O;

Divagazioni a parte, il discorso è questo: lunedì 5 sono stata alla Direzione Territoriale del Lavoro di zona per chiedere la convalida delle mie dimissioni volontarie, dato che a inizio mese ho terminato il congedo per maternità obbligatoria. E m’è andata pure bene: ho perso più tempo in auto tra andata e ritorno a e dalla sede nel capoluogo di provincia che per la verbalizzazione…

Tanti i motivi di una decisione del genere – e ne ho anche già scritto – che in un momento simile suppongo sembri a molti una sorta di suicidio (professionale ed economico).

Assenza di nonne e/o zie che possano dare supporto, rette di asilo nido quasi pari ad un mio stipendio (a orario “pieno”, che se calan le ore non ti basta un mese di lavoro per un due settimane di nido), l’acquisto di una seconda auto che sarebbe diventata indispensabile (acquistata/mantenuta con i soldi di chi?) non potendo scarrozzare la pupa in bicicletta prima di un po’, e poi… beh, e poi l’Aquilina sballottata e tirata su tra maestre e babysitter, vedendola giusto tra una sua “consegna” e l’altra (“Ciao, vieni dalla mamma!” “Ah, già, sì… tu sei la dada che mi fa trangugiare la colazione prima di fiondarmi all’asilo…”). Sì, lo ammetto: non sarò una gran madre (che c’ho un sacco di limiti e a livello di puericultura sono ignorante come una ceppa), ma preferisco piuttosto sbagliare di mio a tirarla su, che trovarmela cresciuta e non sapere “come è successo”.

Tra l’altro per come stanno massacrando il mondo del lavoro ed il sistema previdenziale, m’è venuto a decadere anche quello che per le mie colleghe negli anni passati è stato il motivo per stringere i denti, girare come trottole tra lavoro/famiglia/figli/impegni, ma cercare di star dietro a tutto: metter da parte contributi per la pensione. Per come stanno andando le cose, è un sacrificio che sembra diventato inutile: anche avendo un lavoro regolare (e conosco parecchia gente che già qui… venderebbe la nonna, per riuscire a trovarne uno!) e sciroppandoselo per 40-50 anni (o più, che per quando avrà 70 anni la mia generazione, ne avremo viste chissà quante altre delle “belle”), lo stesso non c’è nessuna garanzia di poi avercela, sta benedetta/dannata pensione.

E insomma… c’abbiam ragionato su parecchio, da quando lei s’è messa in viaggio un annetto fa, e alla fine abbiam deciso di prenderci sto lusso (perchè di lusso si tratta, per me. E ringrazio il Consorte che me ne ha dato la possibilità): per almeno tre anni, cambio lavoro e faccio la mamma a tempo pieno (se non scrivo “casalinga” non è per disprezzo del termine… è che conoscendo le mie – scarsissime – doti domestiche preferisco non infangare la categoria inserendomici! 😛 )… dopo si vedrà, a seconda di come siamo riusciti a cavarcela nel mentre e di cosa (non) offrirà il mercato del lavoro… che se vi raccontassi uno degli ultimi colloqui di “lavoro” (virgolette d’obbligo, vista la vergognosa offerta! Ah, niente di sconcio… se non a livello di come si tenta di trattare altri esseri umani) che ha fatto la mia amica ed ex collega D. c’è da mettersi a piangere.

La cosa un po’ inquietante è che quando siamo arrivati al punto “motivi”, il tizio che verbalizzava la convalida delle mie dimissioni allo sportello della Direzione Territoriale del Lavoro m’ha dato l’idea di averli già sentiti millemila volte. E per certi versi la cosa dà da pensare… non tanto per la “mancanza di parenti a supporto” (oh, se uno ha sfiga ha sfiga, eh…), quanto per la questione “Il nido mi viene a costare più dello stipendio che prendo”. Ammettiamolo: c’è qualcosa che non gira, in sto paese… scegliete se sono gli stipendi infimi o le rette dei nidi (comunali!! I privati non so nemmeno quanto chiedano…) astronomiche, ma qualcosa che non gira c’è eccome.

Ammetto che m’ha fatto parecchio effetto, a fine febbraio, tornare nell’ufficio dove ho lavorato quasi 11 anni per riconsegnare le chiavi e farmi firmare la lettera di dimissioni… non è che abbia dei veri e propri rimpianti (della carriera non m’è mai fregato una cippa, o non mi sarei tenuta caro per 11 anni un posto senza alcuna possibilità di avanzamenti), però per parecchio tempo mi sono trovata bene (che non è poco, soprattutto di questi tempi) e ho svolto un lavoro che mi è piaciuto (che è tanto) e per questo devo ringraziare il mio boss (perchè non è quel genere di lavoro in cui il capo sta là, 30 piani più in alto nel suo ufficio e tu non sai manco che faccia abbia: se non ti trovi bene con il diretto superiore, può diventare un inferno… di certo non duri 10 anni) e le colleghe (poche e una alla volta, ma  buone, come si suol dire!) che si sono succedute in studio. E pure del personale del Tribunale, via, che c’è stata gente molto in gamba anche lì con cui – quando c’era modo – scambiare anche qualche chiacchiera.

In ogni caso, dal 5 marzo è appunto diventato ufficiale: ora il mio capo a tutti gli effetti è l’Aquilina. E credo sinceramente che non avrei potuto trovare un superiore migliore (sicuramente ha già un’agenda più piena della mia: giovedì corso di massaggio infantile, mercoledì prossimo richiamo vaccinazioni, il giorno dopo di nuovo massaggio…). 🙂

Ok, signori… si volta pagina! 😉

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23 pensieri su “Dalla tastiera all’aspirapolvere

    • Ah, per quanto riguarda le belve la Shunrei in coda e vibrisse cerca ogni momento possibile per approfittarne… fosse per lei, mi salterebbe sulle ginocchia per qualche grattino pure quando sono in bagno “in tutt’altre faccende affaccendata” (<- non me ne voglia Manzoni…)… 😀

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  1. Beh auguri per la tua nuova carriera di mamma! In fondo fare il genitore è un mestiere difficilissimo, che nessuno ti può insegnare, dove la carriera non esiste – si possono fare sbagli da principianti anche dopo anni di esperienza -, dove gli errori possono costare cari e non esistono ferie o malattie. Ma cavolo se è ben pagato! È l’unico lavoro che vale la pena tenersi stretto, direi abbracciato forte forte!

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    • 🙂 Grazie!
      Sul fatto che questa nuova professione non sia semplice, lo so eccome… come so di essere solo agli inizi dell’apprendistato.
      E lo sa ancora meglio la santa amica (una cinquantina di giorni “avanti a noi”) cui ho rotto le scatole anche oggi pomeriggio per farmi chiarire per telefono qualche dubbio!! 😛

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  2. Disclaimer
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    Mi spiace che tu abbia dovuto dimetterti, ma anche per me è un discorso già sentito.
    Tata + asilo + spese varie = stipendio, se va bene.
    Altrimenti bisogna aggiungere.

    Che gli stipendi siano bassi, il supporto ai genitori nullo e le rette folli è noto.
    Ma qui si continua a puntare sulla famiglia, perché finora è sempre stato fatto così e quindi funziona 6 funzionerà.
    Peccato che non tutti abbiano parenti vicini / disponibili.
    Peccato che questi parenti magari non sono in pensione, perché l’età minima è stata alzata.
    Peccato che alcune donne hanno VOGLIA di lavorare, perché gli piace, ma non ha senso alzarsi per andare in ufficio solo per mettere insieme i soldi di cui sopra.

    In questi casi, la risposta che spesso viene data è ” Cazzi tuoi dovevi pensarci prima di fare un figlio “.
    Per carità, io sono per la sterilizzazione di massa e ” viva Erode “, ma sentire queste stesse persone che poi si lamentano della bassa natalità degli italiani mi lascia perplesso.
    Sul come facciano a respirare senza concentrarsi, intendo.

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    • E’ il solito nostro male: si danno per scontate troppe cose. Basta sentire certe puttanate dei nostri politici (quella ormai vecchia dei “bamboccioni”, quell’altra del posto fisso che è “noioso”…): sono convinti che gli altri 60.000.000 di italiani si sveglino la mattina con i privilegi che hanno loro. E quindi: che problema c’è?

      Poi, non parlarmi del famigerato ”Ca77i tuoi dovevi pensarci prima di fare un figlio“… la cosa più assurda è che nel 90% dei casi viene da gente che figli non ne ha (e, consentitemi: “Ca77i tuoi ecc. ecc.”, me lo dici se ci sei passato e te la sei cavata con tanto di diploma di laurea in “Pupologia” e medaglia conferita dall’Unicef per la benemerenza nel settore dell’infanzia!), e che oltretutto viene estesa a qualsiasi osservazione un neogenitore si permetta di fare: “Fa ancora freschino, per essere maggio”, “Piove, Governo ladro!”, “Una volta qui era tutta campagna” comprese… 🙂

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      • Aspé, è il contrario: io posso dirtelo PROPRIO perché non ne ho e non ne voglio fare.
        Scelta tua, situazione tua, $peni tuoi.

        Ma io non mi riempio la bocca con ” solidarietà “, ” amore cristiano ” e ” bisogna procreare “.

        Però è lampante anche per me che avere un figlio ora significa avere uno stipendio in meno.
        E questo è sbagliato.
        [ Non che porti la gente a smettere di farli, per strane ragioni che mi sfuggono ]

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        • Finchè quella frase te la dice un amico/parente/conoscente (per effettiva indifferenza al problema o per invidia latente per non avercelo non importa, il risultato è lo stesso) ci può anche stare (continuo a non approvare, visto che prima di giudicare/consigliare qualcuno ci vado coi piedi di piombo, se in quella situazione non ci sono mai passata… ma per il futuro Dittatore faccio un’eccezione)… è una reazione umana.
          Il problema è quando Stato e Istituzioni si comportano allo stesso modo di tuo cugino che vedi solo per le cerimonie comandate o della collega acida che è single per scelta (di qualcun altro): “Fatti tuoi dovevi pensarci prima”… eh, ho capito. Ma a dette entità sfugge giusto una cosuccia…
          Io non è che a mio cugino verso le imposte sul reddito, i contributi previdenziali e l’IMU, eh?
          Ecco, in questo paesucolo invece le istituzioni pubbliche fanno uguale uguale alla zia rompipalle, quanto a sostegno al cittadino (ho capito che non ci stanno i soldi, ma se magari non li sputtanavano e continuano a sputtanarli in stronzate, qualcosa di più c’era).
          Finisce che tra un po’ si risentono se a Natale non fai nemmeno una telefonatina di auguri…

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  3. Ti invidio persino un po’.
    Io non potrei fare la mamma a tempo pieno (anche se sono addivenuta a miti consigli e da due anni lavoro part time).
    Non fa per me.
    Vorrei essere una di quelle mamme…… ma non lo sono.

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    • Ti saprò poi dire tra un paio d’anni… che magari sarò al punto di non veder l’ora di stare di nuovo dietro una scrivania, che ne so! 😉
      Per il momento, dopo circa 6 mesi a casa… non sento sta gran mancanza dell’ufficio, se non nelle due chiacchiere che ogni tanto riuscivo a fare con la mia collega (eravamo in due uffici diversi). Ma quelle, sempre ogni tanto, cerchiamo di recuperarle lo stesso a botte di SMS! 🙂

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  4. Pensione? che roba è, si mangia? comunque non è che c’è qualcosa che non gira in questo paese…non c’è nulla che giri come deve! che dire: buona nuova vita, in questi 3 anni vediamo di rimettere in piedi la baracca così poi torni a lavorare anche tu. Almeno ci proviamo 🙂

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    • Eh, tra un po’ il concetto di “pensione” sarà duro da spiegare all’Aqulina quanto quello del telefono a rotella!! 😀
      Ti dirò… allo stato attuale mi sembra una gran botta d’ottimismo già sperare che la baracca si rimetta in piedi per quando sarà lei a dover cercar lavoro. Ma se mi sbaglio son solo contenta, eh? 😉

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  5. Diciamoccelo che viviamo in un paese di cacca. Altra verità non c’è. Le rette esorbitanti degli asili nidi sono qualcosa di inammissibile che sfiora l’illegalità secondo me… che poi con tutte ste maestre-kapò di cui si sente, ti viene pure l’ansia a mollare il pupo/a in mani sconosciute.
    Credo che la tua stia diventando sempre di più una scelta comunissima, che fin quando è presa con volontà propria, ben venga, ma quando diventa obbligo per sopravvivere e lì diventa fastidioso veramente!

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    • Ma infatti il sistema funzionerebbe se ci fossero e gli incentivi per chi vuole lavorare (stipendi dignitosi, strutture in appoggio; ribadisco quanto scritto in un altro post: in Germania gli asili nido sono spesso aziendali e gratuiti, “un viaggio e due servizi”) e gli incentivi per chi invece preferisce stare a casa (in Francia le casalinghe ricevono uno “stipendio”, che aumenta in base al numero di figli. E se qualcuno mi dice che è rubato perchè le casalinghe non fanno un ca77o tutto il giorno, posso solo mettergli in mano un mocio – e non dite che non sono educata! In mano, sottolineo in mano! – e poi fargli presente che un buon 30% di gente che ci si incontra in uffici e posti di lavoro vari non fa un ca77o tutto il giorno e ruba uno stipendio. Iniziamo da Montecitorio, che lì la percentuale sale verso il numero a tre cifre?).
      Allora sì: uno sceglie cosa fare della propria vita e di quella dei figli, che non esiste IL metodo giusto.
      Ma figuriamoci… ormai è già un lusso riuscire a fare la prima parte (decidere che fare della propria, di vita)…

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  6. Nuuuu, mi spiace che alla fine tu abbia dato le dimissioni. Che strano che dev’essere abbandonare un posto dove per 11 anni ci si è trovati bene. Io qui in studio, pian piano, comincio a sentirmi un po’ come in famiglia e non riesco ad immaginarmi in un altro posto di lavoro tranne questo (magari tra qualche anno avrò cambiato idea xD).

    Però è scandaloso che siamo uno dei paesi europei più arretrati in questioni di “maternità”. Le donne che vogliono figli non hanno nessun incentivo nè aiuto da parte dello stato, e a quanto pare non si è estinta la pratica del chiedere ad una candidata durante un colloquio se desidera avere figli in modo da poterla subito scartare dalla scelta.
    Ma del resto, l’Italia purtroppo è rimasta indietro un po’ su tutto.

    In ogni caso, sono sicura che avrai poco tempo per annoiarti e “rimpiangere” la scelta pur stando a casa 😛

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    • Guarda, strano è stato strano forte… soprattutto perchè da quando sono stata assunta – trovandomi appunto bene – fino a quando non si è presentata la combinazione “Arrivo Aquilina/prossimo calo di ore perchè il Boss si prepara a chiudere” (<- è in pensione già dal 2003) la mia convinzione era che mai me ne sarei andata io… presente fino alla fine per veder di chiudere/sistemare le pratiche. Che dire… si cambia… 😛

      E per le discriminazioni in fase di assunzione, ti dico solo questa, riferita al colloquio "vergognoso" della mia amica cui accenno nel post.
      I candidati al lavoro riuniti nell'atrio della ditta, arrivano gli "esaminatori" e la prima cosa che chiedono è: "Chi è sposato e/o ha figli alzi la mano. Bene… voi che avete alzato la mano andate di là, gli altri si accomodino nell'altra stanza". Carini, eh? (e vi risparmio il seguito…)

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  7. hai fatto una scelta che al giorno d’oggi è effettivamente coraggiosa, ma l’importante è che sia la Vostra scelta
    certo che doverla fare perché il sistema tutto sommato non funziona, fa pensare!!

    in bocca al lupo per il tuo nuovo lavoro e speriamo che il tuo nuovo capo sia clemente 🙂

    poi mi racconterai del corso massaggi che noi abbiamo adorato :))))

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    • Forse più che “coraggiosa” molti direbbero “incosciente”… ma se siam stati capaci di estinguere un mutuo venticinquennale in 6 anni e 3 mesi con uno stipendio da operaio e uno da impiegata, credo che con un po’ d’attenzione (e magari un minimo di fortuna) potremo cavarcela: siamo già abituati ad accontentarci, tutti gli “extra” possibili d’ora in poi sono per la pupa! 😉

      Per il corso di massaggio, ho idea di esser – ovviamente – più curiosa io che lei, al momento! 😀
      Ora spero solo che l’Aquilina mi passi il richiamo del vaccino (il 21) indenne come per la prima vaccinazione di gennaio, perchè se no finisce che ci perdiamo la lezione di mezzo (quella del 22) delle 3… 😦

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  8. a parte che, a un certo momento mi sono trovata a insegnare nella scuola di mio figlio (io andavo in auto col marito o in bus, lui col motorino) il quale, con una faccia di tolla tremenda una volta ha telefonato alla preside:per cortesia dica a mia mamma di non preoccuparsi: mi son fermato a bigiare con marco (il suo amico di un’altro liceo) perchè LUI ha un’interrogazione

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  9. Pingback: Buropazzia #1 « Gite Mentali

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