Ricordo pennuto

Che le oche possano essere animali un po’ speciali non è una gran novità, tant’è che l’episodio delle Oche del Campidoglio che diedero l’allarme salvando Roma in occasione di un incursione dei Galli è arrivata fino a noi attraversando quasi 2400 anni.

Posso però affermare che anche qui vicino a casa mia abbiamo avuto un esemplare di tale specie che – pur non avendo compiuto imprese eroiche – s’è sicuramente conquistato un posticino nella storia locale. 🙂

All’entrata principale del parco comunale della mia città sono posizionate da un po’ di tempo alcune bacheche: ci sono foto e nomi delle specie selvatiche di uccelli più diffuse nella zona (passeracei vari) e di alcune delle specie di anatre & co. ospiti del parco stesso. Peraltro, nel parco sono presenti anche un paio di galli con relative galline, almeno 3-4 faraone, famigliole di conigli, diversi pavoni, qualche porcellino d’india, tartarughe acquatiche, cigni bianchi e neri, e pesci a strafottere. Voi ricordate di portarvi dietro un sacchetto con gli avanzi di pane secco, scarti della pulizia delle verdure o un po’ di granaglie, e siate certi  che vi farete un sacco di amici pennuti e non. 😛

E’ appunto da qualche anno che le bacheche sono presenti e ormai ero arrivata alla fase “arredo urbano”, quella in cui non si degna più l’oggetto che di un’occhiata di sfuggita. L’altro giorno, però, ho notato questa (lo so che si vede da cani, ma il mio potente mezzo – cellulare – ormai lo conoscete, e da qualsiasi angolatura provassi a fotografare c’era comunque un riflesso tremendo):

Alle foto “ufficiali” nè è stata aggiunta “ufficiosamente” (ma mica poi tanto, visto che è sistemata all’interno del vetro) un’altra: ed ecco la celebre oca di cui parlavo all’inizio. Il mitico Luigi!

E’ bastata la foto per dar la stura ai ricordi… perchè, nella sua decisamente lunga vita come ospite del parco, credo che l’oca Luigi l’abbiamo conosciuta in tanti. S’era affezionato ad un signore che tutti i pomeriggi andava a fare un giro al parco e approfittava della sosta su una panchina per dividere con l’amico pennuto una piadina o un pezzo di pizza fritta.

La particolarità era che tutti i giorni alla stessa ora, per anni e anni, Luigi si faceva trovare pronto all’entrata del parco per iniziare la passeggiata con il suo amico umano… e le rare volte in cui era in ritardo bastava che il signore gli desse la voce “Luigi, dove sei?” per vederlo arrivare al trotto: “Un attimo, un attimo… sto arrivando!”, sembrava starnazzasse. E poi via per la passeggiata quotidiana, sempre al passo.

La sera, era un’altra commedia… per riuscire a tornare a casa, il signore impiegava non so quanto tempo. Luigi non se ne faceva una ragione, voleva andare a casa con lui. O quanto meno le tentava tutte per trattenere l’amico ancora un po’… al punto da tentare anche di seguirlo fuori dal parco, fin nel parcheggio. Ed era un rosario di “Luigi torna dentro! Luigi, basta, ci vediamo domani! Luigi fermati!”. Poi, finalmente, l’ocone si convinceva… dietrofront, e tornava nel parco, rassegnato ad attendere il giorno dopo per la prossima passeggiata con merenda. Ma non senza aver prima starnazzato al mondo intero il suo vivo disappunto per tutto il percorso! 🙂

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12 pensieri su “Ricordo pennuto

    • Sinceramente mi sono stupita pure io quando ho letto le date… che Luigi fosse un’istituzione lo sapevo (l’impressione era che “ci fosse sempre stato”, e mi rendo conto che non era proprio solo la mia impressione di bambina: io nell’83 avevo 4-5 anni, ergo, praticamente c’era sempre stato!), ma 24 anni sono effettivamente un’età venerandissima, per un animale da cortile! Vero che all’interno del parco gli animali sono ben foraggiati e riparati, ma… complimenti al “nonnino”. 🙂
      Per quanto riguarda il suo compagno umano devo provare a chiedere a mio padre se sa qualcosa, ma ho idea che purtroppo sia mancato prima lui dell’ocone…

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        • No, non penso: credo che per un’oca 24 anni siano davvero un’età record (magari dipende dalle varie razze, ma a guardare in giro pare che l’età media sia 10 anni), e che Luigi ci sia arrivato in gran parte per via di “dove” è vissuto.
          Non escludo certo, però, che possa aver capito cos’era successo e che non sia stato male… gli animali sono molto spesso più sensibili di un sacco di “persone”!

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    • Ecco, indubbiamente viene spesso da pensare anche a me che se il mondo fosse “governato” dalle bestie “autentiche” (quelle pennute, pelose, squamate o quant’altro) probabilmente le cose andrebbero più per il verso… certe stronzate “gratuite” di sicuro gli animali non le fanno.

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  1. Bello questo spezzone di vita. Non solo per Luigi che attendeva l’amico umano, sopratutto per quest’ultimo che ha avuto la capacità di capirlo e di andarlo a trovare tutti i giorni per anni.

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    • Mi sembra si trattasse di un pensionato (una volta da piccola, mentre ero al parco con mio padre, ricordo che ci capitò di parlargli… non so se fosse perchè io mi ero incuriosita a vedere quest’oca che non sembrava avere nessuna paura delle persone lì, tranquilla vicino ad un signore seduto su una panchina. Ma in quell’occasione ero talmente presa dall’oca che lasciai che a parlare fossero gli adulti, e non seguii granchè il discorso), e forse al parco ci sarebbe comunque andato tutti i giorni per fare due passi e magari scambiare quattro chiacchiere con amici “umani”… la piega che ha preso un’abitudine talmente “banale” credo non se l’immaginasse proprio nessuno, ma sicuramente è stato un bel “regalo” per entrambi i protagonisti. 🙂

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  2. Pingback: Multietnia « Gite Mentali

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