Buropazzia #1

E’ iniziata che io nemmeno volevo presentare la domanda. La domanda di che? Beh, quella per l’indennità di disoccupazione.

A marzo ho dato le dimissioni per poter rimanere a casa con l‘Aquilina, ne avevo anche parlato qui (quindi non vi tedio ulteriormente). E, come ho scritto, la mia intenzione era di starmene semplicemente a casa senza rompere le balle a nessuno fin quando possibile o fin quando la pupa non avesse raggiunto almeno l’età per la scuola materna.

Devo dire che la mia ex collega P. aveva iniziato a dirmi che la mia era una decisione miope (quella di non informarmi nemmeno) già quando ancora stavo andando a lavoro prima del congedo per maternità. Anzi, si era premurata di portarmi alcune stampe prese proprio dal sito dell’INPS quando era venuta a trovare per la prima volta l’Aquilina, sottolineando bene questo passaggio (lascio pure gli errori di ortografia, così è uguale uguale all’originale):

«A CHI NON SPETTA L’INDENNITA’ DI DISOCCUPAZIONE? Non possono ottenere l’indennità: ai [sic!] lavoratori che si dimettono volontariamente, ad eccezione delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri che si dimettono durante il periodo in cui è previsto il divieto di licenziamento (dall’inizio del periodo di gravidanza fino al compimento del 1° anno di età del bambino)”».

L’avevo ringraziata ribadendo che non avevo voglia di pastoie burocratiche, per quel poco che avrei racimolato: ok, avevo diritto anche se mi sarei licenziata io, ma non volevo iscrivermi alle liste di collocamento (requisito giustamente necessario) per poi rifiutare eventuali offerte di lavoro (mi licenziavo da un posto fisso proprio per stare a casa con la pupa…) e di conseguenza rischiare ulteriori pastoie per via dell’eventuale indennità percepita, ecc. ecc. E lei aveva ribadito a sua volta di pensarci su, che sarei stata una cretina a non far niente dopo tutti gli anni di contributi che avevo comunque versato.

Finita qui? Ennò. A farmi lo stesso discorso della mia ex collega ci si sono messi, in ordine sparso:

  • il tizio del sindacato cui ho chiesto lumi su come dare correttamente le dimissioni, assicurandomi che con i chiari di luna occupazionali del momento difficilmente sarei stata nella condizione di rifiutare qualche offerta di lavoro… perchè difficilmente me ne sarebbero arrivate!;
  • la mia vicina del piano di sopra, che per svariati anni è stata rappresentante sindacale nell’azienda dove lavorava;
  • il tizio allo sportello della Direzione Provinciale del Lavoro che ha redatto il verbale di convalida delle mie dimissioni, quando mi ha spiegato quali erano comunque i miei diritti;
  • la consulente del lavoro del mio ex datore di lavoro, dopo avermi spiegato che per chiedere la disoccupazione avrei dovuto attendere la fine del periodo in cui avrei percepito l’indennità di mancato preavviso (anche questa dovutami nonostante avessi dato le dimissioni io, sempre per il discorso dell’essere “nel 1° anno di vita del bambino”);
  • la tizia del Centro per l’Impiego quando sono andata ad iscrivermi alle liste di collocamento (ormai convinta da tutti quelli sopra…), tra l’altro consegnandomi anche un paio di paginette con le istruzioni per la richiesta dell’indennità di disoccupazione che riportavano esattamente il trafiletto azzurrino qua sopra (se occorrono altre conferme, ecco il link allo stesso discorso sul sito INPS);
  • vari ed eventuali.

Come è finita? Beh, che alla fine sta cavolo di domanda mi sono decisa a presentarla: ero un po’ stufa di essere additata come demente o giù di lì. Dopo una trafila burocrassurda di tre giorni per convertire il mio volgarissimo PIN INPS in fichissimo PIN Dispositivo, ho compilato online il modulo con una piccola consulenza di Patt (che quelli ti san mettere le cose in maniera talmente chiara che riescono a farti venire dubbi pure su cosa inserire nello spazio “Data di Nascita”). Modulo sul quale peraltro nutrivo dubbi in questo senso: le risposte erano tutte “multiple” a scelta chiusa, quindi l'”assurdità” del percepire l’indennità di mancato preavviso “fino al…” cozzava magnificamente con il fatto di aver dato dimissioni volontarie, visto che non c’era nessun campo dove poter scrivere: “Cicci, ve lo ricordate che fino a neanche due mesi fa ero in maternità, vero????”. Ma che volete… il mio “fascicolo” contributivo era disponibile e chiarissimo online anche per me povera mortale (questo dopo essermi ironicamente salvata la pagina tra i “Preferiti” di Chrome… chè prima di ciò ci mettevo 20 minuti solo a smadonnare avanti e indietro per il sito INPS cercando una dannatissima pagina di login. E dire che non mi considererei proprio utonta livello base… sarà mica che in quel sito non si capisce una ceppa??!?). Nella mia ingenuità ho pensato che sarebbero andati a guardarselo.

E infatti, dopo 50 giorni: “Richiesta respinta in quanto l’indennità non è dovuta in caso di dimissioni volontarie”.

E allora mi state prendendo per una determinata parte anatomica che solitamente utilizzo per sedermi o per fare altre cose al gabinetto, direi… (e il seguito alla prossima puntata, che per oggi di sta storia ve ne ho propinata a sufficienza…).

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10 pensieri su “Buropazzia #1

  1. Sono tante le donne che trovano lavoro solo firmando una lettera in bianco di dimissione, che il datore di lavoro presenta all’INPS quando restano incinte in modo da non avere l’aggravio di trovarsele in paga per un anno e mezzo mentre le donne sono in periodo di astensione obbligata e facoltativa od in aspettativa al 30% . Per questo era valida la deroga. Penso tu possa ricorrere, vai da un sindacato / CAF serio e sviscera la cosa per avere la certezza che la risposta sia corretta, vale a dire che abbiano effettivamente dato un giro di vite all’INPS e cambiato la regola di recente.

    Il fatto di “approfittare” della maternità per tirare a campare, occupando un posto di lavoro senza lavorare e prendendo il sussidio è una forma di retribuzione che ALCUNE (e meno male) donne applicano : conosco un paio che hanno 3 figli ed i colleghi ormai non sanno più che faccia abbiano. Una che in cinque anni ha lavorato solo una settimana!
    Questo comportamento non è etico, nè morale, sia verso il datore di lavoro, che verso i colleghi, che si trovano con un onere in più di lavoro perché il datore non riesce o non vuole assumere un nuovo impiegato. Ecco perché i datori di lavoro memori dell’opportunismo fanno firmare la lettera in bianco, ecco perché comunque in Italia per avere assistenza devi ricorre a mezzucci, imbrogli, compromessi e sentirti una merda per aver “approffittato”.

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    • Regola ancora in essere (non è che magari non hanno aggiornato nemmeno il loro sito, nel prossimo post parlo appunto anche dell’incursione fatta alla sede INPS), semplicemente come in molti uffici pubblici la gente viene pagata per… non lavorare. E a stipendio pieno finchè stan lì, mica per soli 5 mesi o prendendo una parte della paga…

      Sul fatto che ci sia gente che se ne approfitta, da un lato hai ragione… ho ancora nelle orecchie le frasi di ammirazione della mia ginecologa quando le ho detto e confermato che mi sarei licenziata io a fine maternità obbligatoria, perchè non volevo tenere in ballo il mio datore di lavoro per prendere uno sputo di stipendio (visto anche che, mentre io avrei tenuto su tale farsa per 2 € di numero, lui sarebbe andato in pensione… non avevo alcun posto di lavoro da “cercare di tenermi stretto” approfittando di ogni congedo immaginabile).

      Dall’altro lato, visto quanto si è normalmente tutelati se ci si comporta onestamente, lasciami dire che chi riesce ad approfittarsene fa bene. Affermazione che non mi piace fare, ma che visto come andranno a finire i contributi che la mia generazione (e non parliamo di chi “viene dopo”) ha finora versato… beh, ci sta tutta. E’ proprio pensando ai 300 e rotti € versati mensilmente all’INPS (con un netto in busta di 800 €, e mi riferisco alle cifre degli ultimi dei miei 11 anni di contributi) e che non rivedrò mai, che alla fine mi sono decisa a fare questa domanda…

      Quella della lettera di dimissioni in bianco se da un lato poteva essere una “tutela” per il datore di lavoro, dall’altra l’ho vista essere molte più volte una spada di Damocle sul capo di gente che non poteva “permettersi” di aver figli per non perdere il lavoro automaticamente… anche gente che finiti i suoi 5 mesi sarebbe tornata immediatamente a lavoro proprio perchè non poteva permettersi di rinunciare nemmeno a parte della paga per qualche mese. Figuriamoci approfittare del congedo non retribuito pur di mantenere il posto… chi cavolo li avrebbe pagati i conti, l’affitto o il mutuo? L’errore base è sempre quello di fare di tutta l’erba un fascio: chi se ne approfitta continuerà nonostante tutte le regole e i paletti imposti ad approfittarne, gli onesti a pigliarselo in quel posto.

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  2. Pingback: “Chi sa la differenza… « Gite Mentali

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