Ma parliamone…

La premessa è per specificare due cose di cui ho parlato di striscio in qualche post precedente:

  • la ditta dove lavora il Consorte sono ormai due anni che va avanti a chiedere di 3 mesi in 3 mesi il rinnovo della cassintegrazione. Nel corso di questi due anni, il Consorte si sarà fatto in tutto 3-4 giorni di cassintegrazione (sì, letto bene… e tra l’altro ricordo che uno di questi l’ha fatto a metà: alle 11.45 della mattina ricevette una telefonata che lo richiamava in servizio per il pomeriggio – e dire che l’interruzione anticipata del periodo di cassa andrebbe fatto tramite raccomandata – perchè era arrivato un lavoro urgente che poteva fare solo lui), il suo collega penso circa un mese totale e un suo ex collega (che un anno fa ha cambiato lavoro) qualcosa di più (e mi fermo qui perchè gli operai son finiti qui pure loro). Diciamo che finora, più che altro, sta cavolo di cassa è stata usata per “punire” i dipendenti che si comportavano in un qualche modo che non piaceva ai capi (ritardi, assenze giustificate peggio che alle scuole medie, ecc.)… col risultato che mentre i suoi colleghi si facevano “per punizione” dei giorni a casa (pur pagati di meno a fine mese, vero), il Consorte lavorava 2-3 volte tanto per coprire gli assenti (roba che l’ha fatto dire all’incirca “Minchia, se facevo il patacca anch’io almeno mi riposavo un po’…”). Ecco, se volete commentare su quanto questo sia un utilizzo intelligente di impiegare la cassintegrazione, lascio a voi la parola… che io ne ho già pensate anche troppe. Ma vorrei giusto sottolineare che la ditta dove lavora il Consorte non è certo l’unica che ha utilizzato in questo modo una misura “d’aiuto straordinario” che sarebbe stata pensata per essere usata in ben altre maniere e per ben altri motivi (ho un amico che si sta facendo da mesi il culo a capanna con straordinari e turni festivi per coprire suoi colleghi che la ditta ha messo in cassa… fortuna che “non c’è lavoro”) che non siano agevolazioni fiscali o il poter non essere congrui negli studi di settore…
  • nelle scorse settimane il Consorte ha frequentato un corso di aggiornamento per la ditta a una cinquantina di km da qui (e dalla ditta), e poi un altro corso (di una sola giornata, però) che si è tenuto nella nostra città (lui stavolta è andato bene, ma il collega che ha frequentato con lui è dovuto ovviamente venir fin qua apposta). E risottolineo: per la ditta, nel senso che se per il primo corso gli hanno chiesto se era disposto ad essere lui il designato, per il secondo gli han semplicemente detto il pomeriggio prima “Devi andare a…”.

Ma dai poi.

E difatti, mica ci si lamenta di questo.

Quello di cui voglio lamentarmi è quello che mi ha riferito il Consorte l’altro giorno. I suoi capi hanno avuto la bella pensata di coniugare le due cose che ho esposto sopra. In che modo?

Beh, l’altra settimana (e quindi “dopo”: a corsi terminati, mese finito, buste paga fatte) gli hanno detto che i giorni che lui ha passato (per la ditta!) assente dall’officina per frequentare i corsi, gli verranno conteggiati in busta paga come giorni di cassintegrazione. Così, per far vedere che sta cassintegrazione “la usano”. E allora lasciatemelo dire:

ma vaffanculo, va.

La “dovete” fare sta cassintegrazione? E allora fatela fare come dio comanda: uno sta a casa, prenderà di meno in busta, ma magari ne approfitta per farsi una paccata di cavoli propri (foss’anche solo a distribuire per otto ore grattini random a gatte e pupa).

Non che uno “perda” (<- per modo di dire, intendiamoci: il Consorte mi ha detto che entrambi i corsi sono stati organizzati bene, erano interessanti e ha imparato cose utili) delle giornate intere facendo (in fin dei conti) i cavoli della ditta su richiesta della ditta stessa, e poi venga pure penalizzato.

Perchè alla fine è solo questione di principio (il periodo di cassa – 5 giornate in totale, a settembre – è abbastanza breve che in busta paga non dovremmo accorgercene quasi, nonostante lo stipendio del Consorte sia l’unico che arriva a casa attualmente), però a me le balle vorticano comunque.

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23 pensieri su “Ma parliamone…

    • Della trasferta non ci sarebbe nessun bisogno (ecco, forse potremmo parlare di buoni pasto visto che se non fosse che può andare a mangiare da sua nonna, in questi otto anni da pendolare non so quanto stipendio sarebbe andato in pranzi fuori casa ma vabbè…): al corso più lontano il Consorte è andato viaggiando da “passeggero” sull’auto di un altro partecipante e i pranzi erano offerti dall’organizzatore, al secondo corso è andato in bici (in auto c’avrebbe messo di più anche solo per parcheggiare) e pranzo compreso nel corso.
      Insomma, lasciamo stare il fatto che l’indennità di trasferta credo sarebbe dovuta nonostante quello che ho scritto sopra… va bene così.
      Ma a me il minimo sembrava segnare comunque le otto ore come lavorate…

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  1. purtroppo ora si ragiona così : pigliare tutto quello che si può di contributi dallo stato facendo carte false.
    una ditta da noi ASSUNSE (!!) una serie di lavoratori ESTERI! prese altri a progetto ed andò a spron battuto per finire tutte le commesse entro il periodo sano. poi quando entrò in vigore la cassa integrazione obbligo TUTTI a restare a casa, anche se avevano commesse per lavori, li procastinarono con una scusa per poter usufruire della cassa integrazione, anche se era una di quelle imprese che non poteva chiudere completamente perché fa dei cicli continui che non si possono interrompere! Un assurdo! Eppure è con questo sistema che si va avanti. Oppure con l’espatrio delle fabbriche, fiat docet, in quanto molti si mettono in India con 20 persone spendono quello che in Italia spendevano per UN operaio. Figurati a che livelli siamo.

    Solo che per certe cose l’estero è da dimenticare. Il mio medico mi raccomanda continuamente di NON prendere farmaci sostitutivi in quanto i principi attivi non solo non servono allo scopo, ma ANZI fanno molto male perché il principio NON è trattato come da brevetto!

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    • E chissà come mai il paese sta colando a picco, eh? Tuttora se ne stanno approfittando tutti (tutti quelli che possono, ovvio), ci sono una serie di circoli viziosi (esempio: le ditte spostano la produzione all’estero perchè il costo del lavoro qui è troppo alto per via del carico fiscale, lo stato aumenta il carico fiscale perchè visto che le ditte spostano la produzione all’estero hanno meno entrate… pare solo a me un cane che si mangia la coda????) che se non si trova la maniera di spezzare voglio proprio capire come è possibile che le cose prima o poi migliorino…

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  2. Se uno vuole proprio fare la progenie di Ilio (perifrasi per evitare espressioni volgari che non so quanto vengano cassate dalla censura della parona de casa 🙂 ) fa un esposto anonimo all’ ispettorato del lavoro e alla $ditta capita tra capo e collo una bella ispezione che rimette un po’ di cose in bolla

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    • Io gli avevo suggerito di provare a dir due paroline al sindacato, come minimo.
      Il Consorte m’ha detto che per stavolta va così… dalla prossima però col cavolo che si presta a fare qualsiasi cosa che non sia il suo lavoro e solo quello: ai corsi, che ci mandino qualcun altro.
      Non sono completamente d’accordo (sappiamo tutti che quando il padrone ti impone di fare una cosa il margine per rifiutarsi è minimo se non inesistente…), ma son cose che deve decidere il diretto interessato (è lui che passa lì otto ore al giorno, ormai da 23 anni).
      Da parte mia, gli ho detto che (seppur in forma praticamente anonima) non sarei stata zitta (e difatti c’ho fatto un post)…

      P.S. “Progenie di Ilio” mi piace un casino! 😀

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    • Io ne ho una serie completa alta come un dizionario, soprattutto conoscendo come sta degenerando (a livello di vivibilità e buonsenso) la situazione lì dove lavora il Consorte… non l’ho mai visto così giù/nervoso (e con tutte le ragioni… non posso citare episodi per fare un esempio, ma mi piacerebbe un sacco…), e dire che lì ci lavora da ormai 23 anni (sì, era praticamente “in fasce” lavorativamente parlando): non avrebbe durato così a lungo, se fosse stato sempre così!

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    • E’ proprio su questo che “giocano” praticamente dappertutto… ed è così: se sei tra quelli che un lavoro ce l’hanno, alla fine mandi giù. Però è appunto una porcata.

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  3. Ti ricordi quando ti dissi che la donna dal momento del concepimento e sino all’anno di età del bambino non può essere licenziata ne sospesa? Ora faccio una considerazione. Visto che la legge vieta questo comportamento discriminatorio proprio per proteggere la donna e il bambino, e visto che sulla carta uomini e donne abbiamo gli stessi diritti, il diritto della madre non è anche quello del padre? Ovvero nemmeno il padre di un bambino inferiore all’anno di età può essere licenziato o sospeso senza giusta causa. Non c’è giurisprudenza in merito, ma qualcuno potrebbe pensarci prima o poi e allora si potrebbero chiedere anche i danni.

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    • E sarebbe anche giusto…
      Il punto focale è “sulla carta”. Il problema è che ormai quando si parla di diritti dei lavoratori (uomini o donne che siano), la carta in questione deve essere diventata quella igienica, visto l’utilizzo che ne fanno i datori di lavoro (e i sindacati, e i politici tutti… mica vorremo scordarci qualcuno, giusto?).

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  4. Chiedo scusa per la mia ignoranza, ma la cassa integrazione non è uno strumento che l’azienda utilizza quando NON c’è lavoro? che cassio la concedono a fare se il lavoro ce l’hanno (e da quanto ho capito anche un bel pò)? Non è una truffa ai danni dello stato questa? Se tu, datore di lavoro, hai la possibilità di pagare i tuoi dipendenti, paga e basta!

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    • Difatti quello sarebbe.
      Ma, parlando sinceramente: quante delle imprese che l’hanno chiesta credi che la stiano usando nel modo corretto?
      La minoranza. Tutti gli altri la sfruttano per risparmiarsi dei soldi sulla pelle dei dipendenti (e della collettività). Quello che capita nella ditta del Consorte è decisamente la meno: penso che per lo più stiano sfruttando appunto il fatto di non dover esser congrui negli studi di settore e qualche altra agevolazione (come ho detto, i dipendenti a casa – per ora – ci sono fortunatamente stati poco).
      Conosco gente che è dal 2008 che lavora “a singhiozzo” alternando cassa integrazione a periodi di straordinari… non è che il lavoro non c’è. E’ che viene “sospeso ad arte” per un po’ (poi ci si deve ammazzare per recuperare il “tempo perso”, ovvio). Ad un altro mio amico (e a tutti i suoi colleghi) è stato fatto firmare un foglio in cui “cedeva” alla ditta il diritto di decidere quando fargli fare le ferie (comprese quelle che – in teoria – dovrebbe poter scegliere il dipendente quando usarle): in questo modo, quando c’è “poco da fare”, la ditta mette i dipendenti in ferie forzate invece che in cassa… ragioniamoci su, e vediamo quanto è corretto anche un comportamento di questo tipo.
      Il punto è sempre lo stesso: ormai tutti pensano solo a far soldi, non importa in che modo e non importa a spese di chi, il dipendente è spesso trattato peggio di un macchinario (che almeno ogni tanto riceve manutenzione e vengon spesi soldi per questo… in molti posti, invece, se ti ammali sono semplicemente fatti tuoi: molti contratti non prevedono nè ferie nè malattie pagate). Siamo tornati indietro di 60 anni, ma tanto c’abbiamo “tutti” lo smartphone e il televisore 3D quindi va bene così…

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  5. Il problema è che mancano un cosa fondamentale: i controlli e qui sono tutti colpevoli, lo Stato i SIndacati e le Aziende
    Un tacito accordo sulle spalle dei lavoratori, sia quelli che la fanno, quelli che non ce l’hanno perchè sono fuori, e tutti gli altri perchè con i contributi pagano la Cassa Integrazione di tutti
    Elisa

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    • Ecco, qui hai toccato un altro argomento che mi fa girare le scatole:c’è gente che è veramente in difficoltà e che si vede negare o tagliare aiuti, e contemporaneamente con le sue tasse/contributi ha pagato/sta pagando per chi gli aiuti li riceve e non ne ha veramente bisogno.
      Calza in casi come questo, calza anche se vogliamo parlare di sussidi di invalidità, o di un sacco di altre cose simili, dove spesso chi ne gode è semplicemente quello con la maggior faccia tosta o i migliori agganci.
      Ma che bel paese del piffero…

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  6. Pingback: Corsi e ricorsi « Gite Mentali

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