Ricordi “differenziati”

L’altra sera (sfruttando uno degli ormai rari momenti in cui la nostra connessione è quasi decente), controllando l’account Feissbuk della nostra Shunrei in coda e vibrisse per vedere se c’erano novità per lo scambio di Gattoline per il Natale 2012, m’è caduto l’occhio sul post di una dei suoi 2200 e rotti aMici (calcolate che io supero a malapena il centinaio di contatti…).

Cerco di riassumerlo in breve: in pratica, la micia in questione raccontava che la sua umana aveva recuperato nel bidone della carta da riciclare alcuni libri in ottimo stato gettati da non si sa chi. Ma non solo: di quello stesso “lotto” facevano parte anche delle foto anni ’60 di un bimbo, alcune pagelle scolastiche vecchie di decenni, una busta da lettere sigillata, e un quadernetto “Pigna” pure lui con svariati lustri addosso. L’umana aveva poi scoperto che tutte quelle cose appartenevano ad un’anziana signora trapassata un paio di mesi prima, e fino a quel momento sopravvissuta a praticamente tutta la sua famiglia. Il dubbio che le restava era se avesse fatto bene o meno a “impossessarsi” di quegli oggetti destinati al macero, e se era il caso di leggere il quaderno o no. I commenti sottostanti erano praticamente tutti unanimi: nessuno aveva criticato il suo gesto, anzi in parecchi avevano concluso che aveva trattato con molto più rispetto lei quelle cose di chi invece non aveva esitato a sbarazzarsene.

Ecco…

… sarà perchè per almeno tutti gli anni delle superiori e anche oltre (non ricordo quando ho smesso, di sicuro avevo iniziato a lavorare già da qualche anno) ho tenuto un mio “diario”, nel quale semplicemente annotavo quello che succedeva (ecco il perchè delle virgolette in “diario”: diciamo che non davo troppo spazio a riflessioni o voli pindarici)…

… sarà perchè questi diari, insieme a tutti quelli scolastici dalla seconda elementare (solo perchè in prima non lo avevamo usato) alla quinta superiore sono conservati tuttora in una scatola in garage (non so esattamente dove sia finita sepolta in mezzo al casino, ma c’è)…

… sarà perchè 6-7 anni fa ho trascorso ore ed ore a convincere parenti a prestarmi i loro album di foto e poi a scansionarle tutte per farne un archivio il più possibile ordinato e completo…

… sarà perchè nel corso dell’ultimo sopralluogo per sgombrare la casa della nonna del Consorte prima che andasse venduta, mi sono premurata di portare a casa praticamente giusto un mazzo di foto che la nonna aveva esposte in salotto (conosco meno della metà delle persone in esse ritratte, ma tant’è) e una vecchissima bobina con sull’etichetta i nomi di mia suocera e delle due sorelle, bobina che a una prima occhiata avevamo scambiato per un filmino in Super8… ma che si è poi rivelata essere un nastro audio “Geloso”. Non ho la minima idea di cosa poterci fare, ma intanto è lì sul mobile di cucina e non in un cassonetto…

… insomma, non so di preciso il motivo. So che questa cosa mi ha messo tristezza. E’ vero che quegli oggetti recuperati sono tutte cose che a livello intrinseco non hanno alcun valore nè “storico” (ufficiale) nè di antiquariato. Ma se qualcuno li ha conservati per tanti anni vuol dire che li considerava più importanti di un televisore, o di un vaso di porcellana, o di una specchiera, probabilmente anche di parecchi gioielli del portagioie… un valore soggettivo e personale, è vero. Ma il fatto che nessuna delle persone rimaste e legate a quella signora abbia saputo riconoscerlo… ripeto, mi mette malinconia.

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14 pensieri su “Ricordi “differenziati”

  1. Ha fatto benissimo a prendersi tutto. Almeno lei ridarà un po’ di dignità e considerazione a tutta una vita buttata con così tanta indifferenza nella spazzatura.

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  2. Mi fa piacere vedere che non sono l’unica a pensarla così! 🙂
    Per dire: non ho la minima idea di che fine abbia fatto la pelliccia di mia madre e nemmeno mi interessa (un po’ per via dell’Aquilina che non mi lasciava tempo di passar pomeriggi a smistare oggetti, ammetto di aver lasciato tutto il lavoro di decidere cosa fare delle sue cose a mio padre e mia zia, dei quali peraltro mi fido ciecamente).
    Mi incavolerei come una iena, però, se scoprissi che è successo qualcosa alle sue pagelle o ai quaderni di scuola!

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  3. Non so… sono combattuta… nemmeno io avrei buttato quelle cose lì però… ad un certo punto dobbiamo staccarci dal passato, magari da uno che non conosciamo, e lasciarlo andare. Magari avevano una casa piccola o avevano litigato con l’ultima tenutaria di tutto o con la vera creatrice di quelle cose.

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    • La penso anch’io così: è vero che è bello tenere dei ricordi, ma a volte si è costretti a togliere di mezzo un bel po’ di cose. Io personalmente, da dopo il terremoto, sto vivendo una sorta di distacco verso gli oggetti, anche i più cari. Non voglio affezionarmici perché sennò, al prossimo trasloco mi toccherà portarli appresso, trovar loro un nuovo posto… Aaaaah, che tristezza è sentirsi “precari dell vita”!

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      • Credo che un’esperienza terribile come quella del terremoto possa “riscrivere” molti dei propri canoni di giudizio e di importanza… e soprattutto far vedere molte cose sotto una luce che normalmente magari non ci verrebbe in mente. Penso sia stato più o meno così anche per chi dei nostri cari più anziani ha vissuto gli anni della guerra.

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          • Beh, mi pare giusto! 😀
            Devo dire che questo scambio di commenti mi sta facendo prendere qualche decisione riguardo il garage (non appena la stagione sarà più clemente per lavorare là sotto): lo scatolone di diari/agende resta al suo posto, ma è il caso – per fare un esempio – che quelli di VHS mie e del Consorte partano verso altri lidi (magari qualche mercatino): saran 5 anni che in casa non abbiamo più un videoregistratore!!!

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  4. E’ bello avere delle cose a cui “attaccarsi” per evocare dei ricordi: è anche vero però, come hanno già avuto modo di dire, che non è possibile conservare proprio tutto. Diciamo che sono scelte difficili, spesso purtroppo dettate da esigenze di spazio: se hai una casa di 50 mq o entri tu o entra la roba 🙂

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