Parla come mastichi

L’argomento di questo post è più da JonLooker… ma sarò molto meno divertente di lui. Però voglio lo stesso togliermi il sassolino dalla scarpa! E’ che in questo periodo ci sono due spot che mi stanno dando particolarmente ai nervi: pubblicizzano prodotti completamente differenti, ma il motivo per cui mi fan venire l’arterio è lo stesso.

Il primo è quello di una serie di ragnacci, insettacci, invertebratacci, vermacci vari che vengono venduti in edicola, suppongo in bustine (come da copione, i ragazzini sono incitati a “collezionarli tutti”). Ovvio: giocattoli di gomma, plastica o che altro… i dispregiativi addebitateli alla mia ancestrale fobia per tutto ciò che ha più di 4 zampe. Comunque: a un certo punto dello spot se ne escono con un obbrobrioso “Due sono glow in the dark!”. Ora… dire che sono fosforescenti pareva brutto (tralasciando il fatto che al posto di quattro parole ne usavano una soltanto…), eh? Che non è che sia un peso spiegare a mia figlia di 3 anni cosa vuol dire “fosforescente“. Di sicuro non è più faticoso che spiegarle cosa vuol dire “glòinzedarc“.

Il secondo è la pubblicità di un nuovo tipo di gomma da masticare di una famosa marca, una cosa inascoltabile per tutti gli undici secondi, un agghiacciante: “Abbiamo creato il chewing-gum ad altissima innovazione. Formula active con micro-crystal, per un risultato extra freshness più clean. *******, high performing chewing-gum. E sticazzi. Io penso a mio padre, penso a tanta gente che l’inglese (per qualsiasi motivo) non l’ha studiato… penso a tanta gente che si supporrebbe debba sapere l’inglese perchè invece l’ha studiato (ma poi casca su boiate assurde) e… secondo voi, questi che ca77o avran capito di questo spot??? Vero che gente tipo mio padre una gomma da masticare manco la compra, ma perchè infilare una decina di parole inglesi in una frase che ne conta in tutto a malapena il doppio, articoli compresi (tra l’altro, lì in mezzo di italiano ci sono rimasti più o meno giusto gli articoli e le preposizioni… ma allora traduciamo pure quelli, va!)??

Lo so che ci sono parole straniere termini stranieri che sono entrate nella nostra lingua e che tutti ormai conoscono (“spot”, appunto…), o che ci evitano giri di parole (robot, per dirne una) o che addirittura qualcuno pensa siano italiane, o che vengono pronunciate “all’inglese” o “alla francese” quando nascono in tutt’altri lidi (pensate ad esempio all’errata pronuncia di junior, termine che più latino non si può…). E mi va anche bene che si usino per snellire il discorso o perchè effettivamente una determinata cosa si chiama così… e tradotta farebbe pure ridere i polli. Mica voglio tornare all’autarchia linguistica fascista o a certe robe che si inventano i francesi… anzi, per quanto mi riguarda amo la lingua inglese (e sono affascinata dalle lingue straniere in generale [giapponese *__*]).

Però mi dà abbastanza ai nervi quando le parole straniere vengono usate in pratica “per fare i fighi”, senza alcuna altra ragione apparente (“glow in the dark”?? Piuttosto dì che si vedono al buio, come facevano poi “quando ero giovane io” tipo per la Barbie Luce di Stelle! Li compravamo uguale, i giocattoli…)… o complicando in maniera antipaticissima il discorso (l’esempio delle gomme).

Sorvolo poi pietosamente su certi orrendi abomini linguistici (qualcun altro oltre a me è rimasto segnato a vita dalla scatoletta di tonno con l‘”Isy-pil”?). Poi ci sono prodotti che se non vengono pubblicizzati in altre lingue non si sta bene (tipo i profumi: si suppone che se lo spot non è in francese, probabilmente puzzino di topo morto), e vabbè.

Però… Cerchiamo di parlare in italiano quando è il caso di farlo, che è una lingua altrettanto splendida (se non di più) che tutte quelle con cui, in casi come i due che ho citato, si cerca – a sproposito e con risultati pietosi – di far gli sboroni…

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15 pensieri su “Parla come mastichi

  1. Mamma mia, ma allora non son l’unica che si incazzava a morte quando vedevo la pubblicità delle “insalatissime(?!?!) rio mare”? Quell’ “isy pil” non sono mai riuscita a “digerirlo”.

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    • Guarda, l’Isy-pil è inaffrontabile. 😀
      E soprattutto inutile: per chi non conosce l’inglese è comunque incomprensibile (non assomiglia a nulla di intelligibile), per chi invece l’inglese lo sa… ecco, sanguinano gli occhi a leggerlo!

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  2. Penso sia colpa dei pubblicitari per dar risalto alle cose più stupide enfatizzandole con l’inglese o lo storpiamento dell’inglese! concordo con la necessità di rispettare la lingua italiana, dandole la dovuta importanza in quanto Italiani!

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    • Non ne dubito affatto. 😀 Anzi, forse i casi clinici siamo noi che sappiamo che significano quelle “arcane parole”…
      Del resto, una mia amica mi raccontò che durante le lezioni che frequentava per prendere la seconda laurea (visto che la sua laurea in filosofia, da un giorno all’altro, qualcuno ha deciso non fosse più sufficiente per aspirare all’insegnamento di ruolo…) aveva compagni di corso neodiplomati e convinti che la luna brilli di luce propria.
      E a questi livelli direi che come minimo sorge qualche dubbio su quanto la gente comprenda effettivamente pure di quello che le viene spiegato nella propria lingua madre…

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        • Posso dire che “analfabetismo di ritorno” e “entusiasmo” nella stessa frase mi deprimono?
          Scherzi a parte, in effetti è un argomento parecchio interessante e (purtroppo!) con un sacco di spunti da sviscerare… bel suggerimento, davvero! 🙂

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  3. Anno scolastico 1997-1998 – liceo Holbein – Augusta (Baviera – Germania): compiti in classe di tedesco, per programma ministeriale, dovevano essere redatti esclusivamente con parole tedesche. Cascasse il mondo, non era contemplato l’uso di parole straniere se non per concetti non esistenti in tedesco.
    Certo, poi i tedeschi sono i primi a usare infiniti anglicismi ovunque, però… mi chiedo se effettivamente anche nelle pubblicità.

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    • In effetti mi pare anche giusto che per i compiti in classe nella propria lingua… si debba usare – per quanto possibile – la propria lingua!
      Se no facciamo anche il contrario: nel compito in classe di inglese, quando non so una parol… la scrivo in italiano. O in francese, che fa pure più figo. Scommettiamo che la prof di Inglese non è così entusiasta?
      Poi vabbè, sorvoliamo sul fatto che a vedere come scrivono “in italiano” certi (basta aprire FB o Yahoo Answers, solo per far due esempi) viene da implorare che lo facciano in inglese, sanscrito o esperanto (così almeno massacrano altre lingue)…

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    • Che poi tanto se metà della gente che t’ascolta non capisce che gli stai dicendo, più che faigo sei pairla, lasciamelo dire (e ancor di più lo sono quelli che, pur non capendo, comprano lo stesso)! 😀

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  4. Io studio inglese e tedesco e spesso mi viene spontaneo pronunciare le parole così come le pronuncerei parlando in quella lingua. Il problema è che ci sono persone che proprio non ti capiscono perché riconoscono una parola solo nella sua pronuncia italianizzata. Da una parte penso: se tutti quelli che parlano inglese possono storpiare le parole italiane, perché non lo dovremmo fare anche noi con le parole inglesi? Del resto è successo da sempre che nuove parole siano state adattate e poi entrate nel nostro vocabolario, senza che noi oggi ne siamo più consapevoli (basti pensare a parole come zucchero, zafferano ecc.) D’altra parte penso anche che non sarebbe male che la gente cominci ad interessarsi di più alle culture straniere. E questo interessamento potrebbe proprio cominciare dallo sforzarsi un minimo per avvicinarsi alla pronuncia esatta.

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