Corsi e ricorsi

sicurezzaIl Consorte, prima di Natale, ha partecipato ad un nuovo corso per il lavoro (e qui si accettano scommesse: stavolta quelle ore gliele pagheranno come “lavorate”, visto che il corso è in orario di servizio, o gliele tramuteranno nuovamente in cassintegrazione come per magia?).

“Devo fare un altro corso”

“E che è quel muso? Devi andarci la sera?”

“No, mercoledì mattina”

“E di che cos’è?”

“E’ per quello, il muso. E’ per quando si assume un nuovo dipendente”

“E tu che c’entri? A parte che lì da te l’ultimo “nuovo dipendente” ha 10 anni di anzianità, te t’hanno assunto nell’89…”

“Eh, appunto”

“Ma c’hai 23 anni di servizio!”

“Sì, ma è uscita una normativa che ha messo obbligatorio sto corso di formazione anche per quelli assunti prima del 1998. Se non lo faccio, scattano non so che sanzioni per la ditta…”

Ohi, però… il paese va a rotoli, ma tempo e risorse per strolgare normative-minchiata se ne trova sempre, eh? Perchè detta così pareva quasi che gli toccasse fare il corso “per apprendisti” con qualche lustro di ritardo…

Ho poi scoperto, invece, che trattasi dei corsi in materia di sicurezza sul lavoro, che son diventati obbligatori con aggiornamenti ogni cinque anni per tutti i dipendenti, da quest’anno anche quelli assunti prima del ’98, che finora erano stati “esentati”. E così sì che può anche starci, ok.

Anzi: quello che mi chiedo ora è perchè decidersi solo nel 2012 a rendere sto corso obbligatorio per tutti, vista l’importanza dell’argomento e certe cattive abitudini (“imposte” e non) dure a morire. Perchè il punto è che, soprattutto in certi settori, se dopo 23 (o 5, o 10, o 15, o 20 o 30) anni di servizio il dipendente è ancora vivo, vegeto e integro i casi son fondamentalmente due:

  1. in qualche modo le regole di sicurezza gliele hanno insegnate, è riuscito e/o gli hanno dato modo di rispettarle o comunque è una persona con abbastanza buon senso da non creare e/o da evitare situazioni di pericolo;
  2. quattro lettere e mi sbrigo: culo (perchè a sentire certi racconti di amici e conoscenti, a leggere certe notizie sui giornali e online, visti l’impegno e la voglia generale di spendere in manutenzioni e aggiornamenti degli impianti, il valore dato alla vita umana in generale e la propensione a travisare numeri e statistiche isolandoli da un contesto più ampio… signori, di “fortuna con la C maiuscola” trattasi. Oppure chiamate in causa l’Angelo Custode che – fortuna nostra – fa gli straordinari invece di essere in CIG pure lui, fate vobis).

E, soprattutto nel secondo caso, non c’è corso di aggiornamento che tenga…

Chiudo con una “chicchina” finale. Il Consorte la mattina va al corso, tra le raccomandazioni che vengono fatte c’è questa:

“Mi rivolgo soprattutto ai maschi, che di solito nei casi che citerò le donne tendono a non toccare niente e chiamare l’assistenza: limitatevi a svolgere le vostre mansioni. Nel senso che se si guasta la fotocopiatrice chiamate il tecnico, se si guasta l’impianto elettrico chiamate l’elettricista, se si guasta un macchinario chiamate il meccanico della ditta fornitrice, se si spacca un tubo chiamate l’idraulico… non provate a “metterci le mani” per vedere se riuscite a ripararlo “in qualche modo”: sono tantissimi gli incidenti e gli infortuni che capitano in casi come questi, proprio perchè non si conosce bene il lavoro che si sta tentando di fare.”

Sacrosanto. Bene, questo tipo alle 10 di mattina.

Il pomeriggio stesso il Consorte (ricordo al gentile pubblico che lui ufficialmente sarebbe “tornitore specializzato”: non fresatore, non meccanico, non elettricista, non saldatore, non pasticcere, non programmatore, non progettista, non cuoco, non toelettatore per gatti, non amministratore di rete, non webmaster, non grafico, non idraulico… ad nauseam. Per quanto magari sia capace o addirittura bravo anche a far tutte ste altre cose, eh) è in officina, as usual. La fresa che sta usando qualcun altro inizia ad emettere rumore preagonico, probabilmente è il motore che in qualche modo sta tirando gli ultimi. Breve brainstorming dei capi: chiamiamo il tecnico, il tecnico costa, mancan 6 giorni a Natale, chissà quando arriva, chissà se hanno i pezzi, chissà quando arrivano, chissà se

… devo proprio scrivere come è finita? Beh, ovvio…

Consorte, smonta il motore della fresa e vedi di ripararlo tu…”

That’s all folks..!

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6 pensieri su “Corsi e ricorsi

  1. Anch’io ho fatto il corso sulla sicurezza il mese scorso, 38 anni e 2 mesi di servizio, ed ho capito una cosa, bisognerebbe chiamarlo CPP (corso Ponzio Pilato),ovvero me ne lavo le mani e Passo la Palla al Preposto (CPPP). Questo copre le responsabilità dell’azienda. Sapessi quante me ne capitano in questi giorni, e sapessi quanto lavoro sto distribuendo e su questo un lato positivo c’è.

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    • Corso Ponzio Pilato è pure lusinghiero…
      Tu probabilmente lo saprai già, ma a me è venuto solo da ridere quando il Consorte mi ha spiegato quest’altra cosa: ogni azienda dovrebbe avere un responsabile per la sicurezza. E un responsabile per la privacy. E un responsabile per il pronto soccorso. E un responsabile amministratore di rete. E un responsabile per stica77i. E un responsabile per…
      Insomma, la domanda è: e quando in ditta non ci sono abbastanza persone fisiche per ricoprire tutte queste cavolo di cariche (dove lavora il Consorte sono in tutto 3 dipendenti – segretaria compresa – due capi e qualche “collaboratore” vario ed eventuale e di solito non “in pianta stabile”)??
      Ebbene: per le ditte con meno di 10 dipendenti (o cinque? Non ho capito bene, ma non cambia il sugo del discorso) non è obbligatorio avere un responsabile per la sicurezza IN ditta. C’è un “Controllore” a livello provinciale che dovrebbe vigilare su tutte le aziende sotto i “tot” dipendenti della provincia.
      E qui, pensando all’efficiacia della vigilanza di un unico povero Cristo su millemila ditte differenti operanti in millemila settori differenti, se uno non si sganascia dal ridere, bisogna che si metta a piangere…

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  2. Si vabbè, ma in questo paese è così …
    pure io ne inizio uno giovedì pomeriggio e mi impegnerà fuori dall’orario di lavoro.
    Il buon vecchio kd (volgarmente, l’attestato che serve per il trasporto delle persone) che si rinnovava in automatico con la patente professionale, da 5 anni è stato trasformato in cqc e ora va rinnovato a parte, tramite apposito corso, ogni 5 anni.
    Mi faccio le tue stesse domande:
    Cosa mi potranno insegnare e/o far notare in più di quanto appreso con l’esperienza e sul campo ?
    Staremo a vedere e mi riservo di dire che ero stato prevenuto se imparerò qualcosa di prezioso …
    Intanto la normativa europea sarà recepita (magari poi, fermandosi a riflettere, in europa la intendevano da recepirsi in un altro modo ma vabbè … siamo italiani e mica andiamo troppo per il sottile …) e le autoscuole ringraziano.
    (io non lo pago, lo offre l’azienda con tempistiche e modi decisi da lei … chi sceglie di fare in autonomia ovviamente paga l’autoscuola)

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    • Beh, già che devi andarci fuori orario di lavoro mi auguro davvero anch’io che possa uscirne qualcosa di interessante e magari utile!

      Sul fatto che le normative europee qua vengan sempre recepite e messe in pratica in maniera creativa ed eventuale non ci piove…
      Come non ci piove sul recepire “quello che fanno all’estero” solo per quel che fa comodo ai piani alti e nella maniera che fa comodo a loro (ad esempio, spingere la gente a farsi una pensione integrativa con la motivazione “negli USA fanno così, non esiste l’INPS”. Vero. Peccato si “dimentichino” di aggiungere che negli USA, visto che l’INPS non esiste, non esistono nemmeno i versamenti obbligatori detratti dalla busta paga… il lavoratore riceve il nostro “lordo” e poi son fatti suoi quel che ci fa! Qua invece favoleggiano di versare i contributi INPS E farsi l’integrativa… pagare i conti e sopravviverci, fino alla pensione, è un optional).

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