Attonita

flowerE’ una cosa che non riesco ancora a metabolizzare, e dire che ormai è una settimana che ci macino sopra. Ma è troppo grossa per esser digerita come in un qualche modo ho fatto con le altre “belle” notizie della settimana scorsa (mio zio che è stato rioperato due giorni fa al piede già operato tipo 15 giorni prima [effettive complicazioni dovute alle sue condizioni di salute generali, o dottori che son stati un po’ troppo ottimisti a tagliare la prima volta?], e un cugino di mio padre che stavolta non è tornato a casa dall’ennesimo ricovero in ospedale). Sì, un bel periodino, niente da dire.

La faccio breve, che non è proprio il caso di tirarla per le lunghe:  la figlia di un altro cugino di mio padre (il fratello di quello del paragrafo sopra. Ecco, in casi simili non so se scrivendo della ragnatela di legami famigliari chiarisco le cose o le complico…) è morta “improvvisamente” a 52 anni (questa la primissima versione: niente malattie, niente incidenti. *Puff*).

Pur essendo mia seconda cugina, non ne ho un gran ricordo… ma ricordo benissimo la figlia di questa signora, che ha solo due anni meno di me e con la quale ho giocato parecchi pomeriggi di parecchie estati tra le elementari e le medie, quando mio padre aiutava suo cugino (il nonno dell’allora bambina) a raccogliere pesche, albicocche o uva. Come succede spesso crescendo e frequentando scuole differenti e ambienti diversi avevo poi perso i contatti con questa mia cuginetta “di terzo grado” (già sono rarefatti con i miei tre cugini di primo, di parecchio più grandi di me…), mi arrivava giusto qualche aggiornamento di tanto in tanto da mio padre.

Ma, nonostante gli scarsi contatti, capirete che ci son rimasta male (“52 anni, così d’improvviso? Ma come?”). Illusa. Il peggio doveva ancora arrivare.

Il peggio, perchè due giorni dopo mio padre mi ha riferito quello che ha saputo da un altro parente: morire è stata una sua scelta. Fin qui la solita storia ritrita: aveva passato un periodo di depressione, però ora sembrava stesse bene, non se l’aspettava nessuno, ecc. ecc. Ma se ci potessimo fermare qui, in qualche modo le cose le avrei fatte quadrare per passare avanti.

E invece non è mica finita: la prima botta nello stomaco è stato sapere che a trovarla è stata la figlia S., proprio la stessa bimba bionda con cui giocavo sul prato davanti casa sua con i coniglietti nati da poco.

La seconda botta è stato scoprire che, oltre tutto, S. era diventata a sua volta mamma della piccola N. soltanto tre mesi fa (s’è stupito anche mio padre di scoprire questa bella notizia in una così brutta occasione: pur vedendo suo cugino tutti i sabati sera al circolo, di questa cosa non era stata mai fatta parola. Forse perchè non c’erano due fedi d’oro e un paio di firme “di contorno” alla nuova arrivata… ormai non ci fa più caso nessuno, ma per molti anziani probabilmente è ancora una “vergogna”).

Ecco, io in una situazione del genere ci sono in qualche modo passata. L’Aquilina aveva poco più di un mese, mia mamma stava già male da tempo… e nonostante la sfiga sia stata il prodotto di “cause naturali” (con la salute di chiavica che mia madre si ritrovava negli ultimi anni, poco mancava che fosse “innaturale” il fatto che nonostante tutto ci fosse ancora) di “sospesi” con questa storia ne ho ancora parecchi (rimpianti, auto-rimproveri, i soliti “E se…”, i ri-soliti “Avrei dovuto…”. Tutto un bel set di attrezzi deluxe per “Tortura Mentale A Vita Fai Da Te”, ecco). Ma in qualche modo vai avanti, pure per il fatto che con una neonata che dipende da te praticamente in tutto e per tutto e non può certo aspettare i tuoi comodi… fa diverso, mica puoi permetterti il lusso di crollare o di ripassarti per benino le famose cinque fasi del lutto.

Mi chiedo come la forza positiva della piccola N. non sia riuscita a scacciare una volta per tutte i pensieri neri dalla testa della sua neo-nonna. Non riesco assolutamente a concepire (nonostante quello che è capitato a me) come cavolo possa farcela S. ad affrontare una perdita del genere avvenuta in un modo del genere. So anche che è inutile arrovellarsi, perchè son tutti pensieri che se ne staranno lì senza una risposta. Ma lo stesso non me lo levo dalla testa.

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15 pensieri su “Attonita

    • Immagino che da fuori si possa far poco, quando la “bestia nera” raggiunge certe dimensioni… il problema è che molte volte è capitato che i segnali, lanciati man mano con maggior fatica dalla persona in difficoltà, siano stati ignorati, fraintesi o minimizzati.
      Penso che per chi rimane questo sia un dubbio difficile da mandar via.

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    • Confermo, ci sono recentemente passato, dire che ti fa vedere tutto nero è riduttivo…. ti impedisce proprio di alzare un signolo dito per reagire, anzi, arrivi al punto che se ne va a puttane pure l’istinto di sopravvivenza….

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      • E’ che bisogna proprio essere arrivati al punto di non ritorno, per non trovare più niente per cui valga la pena “penare ancora”.
        Per quanto riguarda “sè stessi”, posso anche capire: non te ne frega più niente di te, amen.
        Per quanto riguarda gli amici, idem: ti convinci che tanto non gliene frega più niente di te, ri-amen.
        Ma la famiglia? Spiego meglio: ma un figlio? Insomma, non puoi convincerti che a tuo figlio non frega niente di te, o che non abbia più bisogno di te, pure se ha 30 anni e magari ha messo su famiglia per conto suo (anzi, se ha messo su famiglia da poco probabilmente ha più bisogno di te ora di 10 anni fa).
        Può esser difficile andare avanti, ma per non trovare più difficile ancora il farla finita bisogna aver proprio oltrepassato qualsiasi limite.

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    • Pazzesco sì… ti dirò, il suicidio è una di quelle “soluzioni” che non riesco a concepire.
      Parlo fuori dai denti: non so se chi prende una decisione del genere alla fine voglia “più male” a sè stesso oppure a chi rimane (perchè è addosso alle persone che ti stavano accanto che resta il peso).

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  1. Azz, carissima mi dispiace un sacco 😦
    Una brutta notizia da “ciliegina” alle altre brutte notizie del periodaccio…

    Non hai modo di contattare questa tua cugina? Magari le può far piacere confrontarsi e sfogarsi con qualcuno che, come te, ha avuto una simile esperienza.

    Devo dirti, tra l’altro, che ogni volta che ne parli mi fai pensare a mia madre e ai pensieri che probabilmente (quasi sicuramente) avrà anche lei sulla faccenda. Che non dice mai nulla a nessuno, che è andata avanti con la sua vita in qualche modo, ma dentro probabilmente anche per lei è tutto un “e se io… e se invece…”.
    Spero che, sia tu che lei, sappiate che in realtà avete davvero fatto del vostro meglio in quella situazione e sicuramente tua madre (e mio nonno) non potevano chiedervi di più.

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    • Ecco, sollevi una questione cui ho pensato molto: farmi viva o meno con S.
      Non che non ci abbia pensato (la maniera la troverei), ma un po’ io son quella che ha sempre paura di disturbare… un po’ mi suona strano andare a romper le balle a qualcuno in un momento del genere e dopo più di 20 anni che non ci si vede.

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        • Mi permetto di dire la mia, concordando sia con Mika che con Popof: credo che faresti bene a telefonarle. Queste situazioni sono difficili da gestire, ammetto che quando purtorppo è capitato a me di avere parenti che son mancati mi infastidivano delle “attenzioni” (telefonate, chiacchierate di conforto) da parte di persone che non avevo mai visto nè sentito (o che magari avevo visto quando avevo 2 anni, e mica me le ricordavo). Però, a quanto ho capito, con questa ragazza avevi un rapporto speciale, e credo che in questi casi ci voglia poco a riallacciare il tutto e a ricreare qualcosa di buono nonostante tutti i guai che sono successi ed il silenzio di anni. Forza e coraggio 🙂

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        • Se riesco a far passare sto periodo grigio (diciamo che in questi giorni non sono l’ideale per tirar su di morale qualcuno…), può essere che riesca a liberarmi dei dubbi e darvi ascolto.
          Del resto, se c’è una cosa che ricordo di (quasi) un anno e mezzo fa è stata tutta la gente che lì per lì s’affannava a dirti “Mi raccomando, se hai bisogno…” “Son qua…”… quando tu eri talmente in confusione che già era un’impresa ricordarsi di ringraziare (e, in certi casi, chi avevi davanti). Poi (che invece spesso il “peggio” arriva a botta fredda)… *puff*… chi s’è visto s’è visto (mica tutti, intendiamoci… ma la maggior parte di quelli che non sentivo da secoli è poi ri-svanita allo stesso modo in cui s’era fatta viva).

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    • E’ vero, difatti la spirale inizia quando decidi che tanto gli altri non possono capirti/aiutarti e quindi rinunci a continuare a spiegarti o chiedere aiuto.
      Ma insomma… sarà che io due dei miei quattro nonni non li ho mai conosciuti (oddio, quello paterno in pratica non l’ha conosciuto manco mio padre: è morto che lui aveva tre anni), la terza poco e nulla (è mancata che di anni ne avevo quasi cinque, ma era in ricovero da un anno e mezzo), e questa cosa un po’ m’è pesata (allo stesso modo in cui mi pesa il fatto che l’Aquilina non conoscerà mai le sue nonne: perchè pure mia suocera è morta ormai 13 anni fa, tra l’altro molto molto giovane e molto molto all’improvviso).
      Ecco, il pensiero che la nipotina sia stata privata in questo modo della possibilità di conoscere sua nonna… faccio proprio fatica a passarci su.

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  2. La depressione è davvero una brutta bestia, e spesso i segnali d’allarme passano inosservati anche in famiglia perché all’inizio è il depresso stesso che tende a minimizzare la propria condizione, e a chiudersi in sé stesso (anche per un malriposto sentimento di protezione nei confronti dei famigliari, che non vuol far soffrire), e poi la malinconia si cronicizza, e il depresso non vuole/non sa chiedere aiuto, e allora chi gli sta accanto pensa che è un po’ giù… ma lo è sempre… è il suo carattere… è fatto così… e poi si arriva alla fase che …nessuno avrebbe mai immaginato che arrivasse a tanto… eccetera eccetera. Non è una malattia che improvvisamente si manifesta, arriva a piccoli passi, in silenzio e fa tanti piccoli danni poco alla volta, fino a devastare la vita di un’intera famiglia.
    Concordo con gli altri: fai passare ancora qualche giorno, poi fatti viva con la cugina 🙂

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    • Ho idea che in questo caso, come in altri, il malessere fosse talmente radicato e da talmente tanto tempo da essere effettivamente diventato – per gli altri – “una parte del suo carattere”: a volte si dà semplicemente la colpa al fatto che con gli anni le persone cambiano, invece di vederle “spente”, le trovi “cambiate”. E pensi sia normale.
      La cosa che lascia più basiti è che è successo in un momento in cui – secondo il senso comune – finalmente le cose si erano sistemate: i lavori (e le spese) per sistemar casa finiti, un impiego come insegnante in un paese qua vicino, anche la figlia aveva trovato un lavoro fisso, l’arrivo di una nipotina… tutto a posto, giusto?
      Eh, a posto un piffero…

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