Giochiamo?

downloadSono stata molto in dubbio se postare questo sfogo o no, ma alla fine ci provo.

Facciamo un gioco.

Pensate a qualcosa che vi piace fare con gli amici, qualcosa che vi diverta e che sia anche un “pretesto” per riuscire a continuare a vedersi con una certa regolarità nonostante i vari impegni di tutti. Ora pensate di fare questa cosa sul vostro luogo di lavoro, intendendo la sera dopo che in ufficio/officina/negozio ci avete già lavorato le vostre 8-10-12-3000 ore quotidiane. Aggiungiamo anche che se per caso mancate voi per un qualche motivo (malattia, stanchezza, smaronamenti) va a donnine tutto, perchè il vostro “luogo di lavoro”è l’unico posto dove ci si possa trovare… e quindi anche se non sempre siete al top “abbozzate”, pur di non mandare all’aria tutto a tutti.

Adesso pensate che non solo voi (e soltanto voi nel gruppo) siete a lavoro, ma che mentre svolgete l’attività “ludica” dovete anche continuare il vostro solito lavoro al computer/macchina/cassa. E che mentre voi lavorate e tentate al contempo di seguire i vostri amici, ci sono anche: il capo che continua a rompere chiedendo perchè avete fatto così e non cosà, i colleghi che vi tempestano di domande su incarichi che non sanno come svolgere, il vostro telefono che continua a squillare e i clienti che vi assillano chiedendo se quello che hanno chiesto è pronto. E nel mentre i vostri amici vanno avanti con quello per cui vi siete incontrati, giustamente.

Ora una domanda: vi divertireste ancora, con i vostri amici? Ma ve la rigiro in un altro modo, così diamo un contesto al tutto e ci capiamo.

Facciamo che quello che vi piace fare con gli amici sia giocare a Dungeons & Dragons. Facciamo che il vostro posto di lavoro sia casa vostra, dove già passate praticamente tutta la giornata perchè da un annetto è lì che “lavorate” (sì lo so, lo so: nella civile società moderna far la mamma/casalinga a tempo pieno non è un lavoro). Facciamo che non vi è concessa nessuna “defaillance” (foss’anche: “stasera ne ho per le balle, sto a casa”), perchè casa vostra è da qualche mese (per una serie di motivi) diventata l’unico luogo di ritrovo “disponibile”.

Facciamo anche che quando vi arriva gente in casa (teoricamente alle 21, ma di solito non prima delle 21.20), son circa 14 ore che “lavorate” (ecco, le virgolette ci sono eh). Ma olè! Stasera si va avanti almeno fino alle 23.30, perchè invece di poter mettere a dormire la vostra pupa di sedici mesi alle 22 come al solito (che già è tardi rispetto agli standard, ma se no finisce che il papà lo vede solo il tempo della nostra cena e nei weekend) bisogna aspettare di “aver finito”: la cameretta della bimba è accanto alla cucina. Per quanto la pargola sia bravissima da sempre e si addormenti da sola con accompagnamento di giostrina, non si può certo pretendere che lo faccia se 7-8 cm di muro più in  là ci sono cinque persone che ciacolano. E allora tanto vale farle tirar tardi una sera a settimana (tanto non va all’asilo, può recuperare il giorno dopo).

Facciamo che la vostra attività “lavorativa” comprenda raccogliere giochini, rimettere calzini, fermare manini, rincorrere piedini, et cetera (tutte cose che si fanno con piacere visto per chi si fanno, ma che non sono puro relax. Provare per tipo 7 ore di fila, per credere).. e che non sia esattamente propedeutica al capire cosa dannazione sta succedendo nel mentre in una sessione di D&D (arriva il vostro turno e “Eh? Chi? Cosa faccio io? Niente, attacco il barbaro. Ah, il barbaro è morto due round fa? Allora lancio Dardo Incantato al lucertolone. Oh… il lucertolone era nella partita che abbiamo interrotto a settembre? Ehm… allora… scusate, ma chi ca77o ho davanti adesso?”).

Facciamo infine che i vostri capo/collega/cliente siano ben concentrati e shakerati in una pupa di 16 mesi che ha iniziato a camminare da circa uno e quindi col cavolo (e con ogni ragione del mondo: ha 16 mesi, non 46 anni!) che ora se ne sta due ore di fila tranquilla a giocare sul seggiolone… non dopo averci già passato quasi un’ora e mezza prima per trangugiare la sua pappa e poi mentre tentate di cenare pure voi. E chi c’è passato credo lo sappia: con una neanche duenne che vuole esplorare il mondo e che vi mette in “/ignore” non appena ve ne uscite con un “Lascia stare, non toccare che ti fai male, vieni qui…” salvo decidere che a qualsiasi “No!”  (anche pronunciato da un vicino nel corso di una qualsiasi conversazione nel raggio di 50 metri) oggi corrisponde un pianto disperato di 10 minuti, non bastano gli occhi di un beholder e le braccia di Kalì.

Ecco: sembra tanto strano che io sia arrivata al punto di non trovare più nulla di divertente/svagante nel gioco (tanto più che l’unica altra giocatrice  donna ed amica con cui far due chiacchiere “fuori gioco” ha mollato da prima che nascesse l’Aquilina, ergo: si [tenta di] gioca[re] e basta)?

Sì, lo so, sono una sporca egoista: potevo ben continuare a sopportare per il bene di tutti, giusto? In fondo chi sono io per desiderare, per una sera a settimana, di staccare “davvero” da quello che faccio sette giorni su sette, 17 ore su 24? E invece, siccome sono stron7a, alla fine il Consorte ha dovuto annunciare uno stop: con tutta la buona volontà, io non ce la faccio più. Sarà solo una sera a settimana, ma è l’unica volta in tutta la settimana che vedo gente adulta (che non sia il Consorte o mio padre)… e se la devo passare così, meglio fare l’eremita full time. E sarebbe niente, se la cosa coinvolgesse solo me: è un pezzo che non mi corre più dietro nessuno quando mi defilo, che io ci sia o no non cambia il mondo a chicchessia.

Poi passano sei giorni dall’annuncio, sei giorni che io passo a macerarmi sul fatto che però così il Consorte perde l’unica occasione che aveva di vedere gli amici. E di fatto la colpa di questo è mia, pure. Non è assolutamente quello che voglio: mi farebbe solo piacere se il Consorte avesse l’occasione di uscire con gli amici una volta alla settimana, o almeno due-tre volte al mese, via.

In questi sei giorni nessuno ha fatto anche solo il tentativo di offrire un’alternativa (se restiamo su D&D, sottolineo “un’alternativa“: non voglio costringere nessuna morosa/moglie/famiglia non giocante a dover avere gente in casa ogni volta)  per continuare a vedersi lo stesso: magari anche solo in “campo neutro” facendo altro (che non è che puoi metterti a giocare dove capita), ma giusto per far due chiacchiere e tenersi in contatto.

E perchè? Perchè non gliene frega niente a nessuno di non vedere più il Consorte? Nonnò. Perchè a nessuno frega giocare a D&D? Non proprio. Semplicemente perchè il mio motivo del mio “stop” è stato compreso talmente bene che, dopo sei giorni di meditazione, sono arrivate ben due proposte da due persone diverse che riassumerei in “Dai, vediamoci lo stesso e giochiamo ad altro… ma sempre lì da voi, eh?”.

Eh, fa piacere.

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20 pensieri su “Giochiamo?

  1. La domanda che tu ed il Consorte dovreste farvi semmai è : ha senso vedere persone così egocentriche / infantili ? Detto questo ti capisco alla perfezione. Nel mio gruppo ci sono un paio di elementi per i quali se per qualsiasi ragione (come succede spesso in questo periodo, leggi cronaca di Vampiri che ha visto [compresa la prima di creazione schede + spiegazione ambientazione] ben TRE sessioni nel giro di tre mesi) non c’è il posto dove giocare (che qui locali che ti lasciano giocare ce ne sono anche, ma c’è qualcuno a cui non piace l’ idea di spendere 4 o 5 euro per un paio di giri che sono cortesia verso il gestore ) o manca il numero legale e si dice “usciamo e beviamo una cosa facendo 4 chiacchiere” ti senti rispondere “No, ceste. Facciamo settimana prox.” E ti confesso che mi fa girare i cabasisi. Quindi massima comprensione a te ed al Consorte, e sorry per la prolissità 😛

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    • Vedo che tutto il mondo è paese… non mi rallegra, ma mi consola.
      Mi spiego: fino a qualche anno fa, il Consorte giocava anche a Warhammer/Warhammer 40.000 (lo strategico con tutte le miniature), ha fatto parecchi tornei, ha vinto anche qualche premio. E ci giocava più o meno con la stessa gente con cui si giocava/gioca a D&D, amici che conosce a dir poco poco da 20 anni (uno da 34).
      Dovendo schierare due interi eserciti – letteralmente – sul tavolo, servono ovviamente spazi di gioco un po’ “importanti”. Poco dopo che ci siamo sposati, è venuto a mancare il Circolo Arci dove ci si trovava (anche per D&D, i casini sono iniziati lì): i gestori del circolo/bar hanno deciso di ristrutturare, al posto della sala dove giocavamo c’han fatto un appartamento da affittare.
      Il Consorte aveva piacere di giocare lo stesso, ma per Warhammer non c’era verso di trovarsi a casa di qualcuno: chi aveva così tanto spazio? E poi al massimo si poteva giocare 2 alla volta, stringendosi su un comune tavolo da pranzo.
      Sono riuscita a convincerlo a provare a sentire in uno dei due circoli che sapevo esserci nella nostra città, e ad uno di questi si è pure iscritto: c’era lo spazio (e altra gente) per giocare a Warhammer, c’era la possibilità di usufruire non solo dei locali del circolo per quello e per altri giochi, ma anche della ludoteca e della biblioteca (manuali, romanzi…). Il tutto mi pare a tipo 50 € annui d’iscrizione (non ricordo, lui potrebbe esser più preciso)… che non sarà poco, ma non è nemmeno da svenarsi.
      Ebbene: il Consorte ha rinnovato l’iscrizione per 2-3 anni, andando a giocare con gli altri membri del circolo, poi ha piantato lì definitivamente.
      Perchè? Beh, perchè a lui piaceva giocare con i suoi amici… i ragazzi del circolo erano in gamba e simpatici, ma non erano i suoi amici storici (quelli di anni di partite e tornei).
      E i suoi amici? Beh, probabilmente il motivo lo immagini già: 50 € di iscrizione? Ma figuriamoci… (poi magari ne spendon altrettanti in un singolo weekend per comprare DVD in offerta, eh. E qui non voglio sindacare su come ognuno spende i suoi soldi: liberissimi. Mi permetto però di dire che certe volte le priorità sono a dir poco sfasate).

      P.S. Se ti scusi tu per la prolissità, io come minimo ho da star tutto il pomeriggio in ginocchio sui ceci… =__=

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  2. O_O amici con bimbi ne abbiamo anche noi, per ovvi motivi c’è stata una frenata alle frequentazioni non da poco. Però, gioco a parte, che mi pare non sia il vero e proprio casus belli, abbiamo sempre cercato di venirci incontro a vicenda, e soprattutto di comprendere certe dinamiche. Nel senso che se ci dicevano che una sera erano maciullati no problem, prossima volta. Una volta da noi e spesso da loro, perchè a loro fa più comodo stare a casa che spostarsi con le carabattole, ma magari pizza o cinese o cuciniamo noi e il bimbo dorme anche se ciacoliamo.
    “In questi sei giorni nessuno ha fatto anche solo il tentativo di offrire un’alternativa (se restiamo su D&D, sottolineo “un’alternativa“: non voglio costringere nessuna morosa/moglie/famiglia non giocante a dover avere gente in casa ogni volta) per continuare a vedersi lo stesso: magari anche solo in “campo neutro” facendo altro (che non è che puoi metterti a giocare dove capita), ma giusto per far due chiacchiere e tenersi in contatto.”
    Su questo ti do ragione al 100%, a volte ci si rende conto che certi amici, vuoi per pigrizia mentale o per incomprensione, non sono come pensavamo e la cosa ci amareggia.
    Saluti!

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    • Ti dirò, il problema nostro si può riassumere così:
      1 – se non sta bene il Consorte, non si gioca (ma questo ci sta: è lui il master!);
      2 – se non sta bene l’Aquilina, non si gioca (perchè con una bimba malata in casa… come fai ad avere gente in casa fino a tardi?);
      3 – se non sto bene io… non si giocherebbe di nuovo (perchè se è vero che se manca un giocatore si va avanti lo stesso, di norma… ehi, si gioca a casa dell’ammalata?).
      Se ci fosse un’alternativa a casa nostra, è palese che i casi 2 e 3 sarebbero di importanza infima: sto a casa io con la pupa, “the show must go on”.
      E comunque andrebbe bene anche casa nostra, se ci si trovasse semplicemente per due chiacchiere… se non si gioca non c’è bisogno del tavolo e quindi di stare in cucina, tutti in salotto con la pupa sul pavimento a pasturare con i suoi giochi: forse che forse arriverei a distrarmi un po’ pure io.

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      • Per l’appunto quel che facciamo noi: due chiacchiere con una birretta davanti. Ci si aggiorna, ci si confronta, ci si conforta, ci si svaga: a me piace far chiacchiere con gli amici, a volte avrei chiacchiere per tutti 😉 !.
        Mi spiace che vi stiate trovando in questa spiacevole situazione. Tutto sommato è un po’ quel che mi sono trovata ad affrontare io quando sono venuta a vivere a Bologna: hanno cominciato ad ignorarmi più o meno velatamente finché l’ho data su. Che ci vuoi fare, ti auguro comunque che le cose possano prendere una piega migliore.

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        • Hai voglia se non piacerebbe anche a me far delle “semplici” chiacchiere e basta! Mi capita talmente di rado, ormai, che non solo mi sto convincendo di non esser più in grado di conversare… ma addirittura, quando succede che per miracolo riesco a trovarmi con un’amica, è talmente tanto tempo che non ci sentiamo, e quello che vorrei dire talmente tanto che… ecco, finisce che quando mi chiedon come va rispondo un “massì tutto bene” e basta, perchè non so più nemmeno da dove cominciare per riprender le fila di un discorso interrotto da settimane se non da mesi. T__T
          Stanno arrivando a mancarmi le chiacchiere “inutili” tipo quelle da ascensore con i condomini che abitavano nel palazzo dove lavoravo o lo scambio di battute formale con i clienti… =__=

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  3. Stavo per scrivere che forse a loro non è chiaro che stare a casa, per voi, è un problema… MAgari pensano che con la bimba piccola sarebbe meglio stare in un ambiente per lei confortevole e conosciuto. Questo prima di aver letto l’ultimo commento. Ora direi che c’è un bel po’ di pigrizia in questi “amici”, che non lo fanno per voi, ma per loro stessi. Avete provato ad esplicitare la vostra idea e a vedere che dicono?

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    • Sul fatto che il problema possa non essere chiarissimo, ti dò ragione: siamo gli unici in entrambi i gruppi che frequentavamo ad avere figli (per tanti motivi: a chi non frega una cippa, chi è single, chi vorrebbe ma non riesce, chi sta intraprendendo un “percorso alternativo” tutt’altro che semplice e spedito, ecc.). Magari è capitato pure a te, dopo che sei diventata mamma: a me è successo di ripensare a qualche volta in passato che siamo stati in visita o abbiamo avuto ospiti mie amiche o ex colleghe con figli piccoli, e dirmi “Ma che cretini, avremmo dovuto proporre… chiedere… andar via prima… ecc.”… insomma, lo so che fai fatica a renderti conto, se non ci sei in mezzo.
      Resta il fatto che il Consorte ha risposto tentando di chiarire ulteriormente (“Non è a cosa si gioca: è giocare qui…”)… e finora il risultato ottenuto è stato un “/ignore”.

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  4. Di solito evito di dare giudizi su persone che non conosco, però che miseria: l’amicizia (pluriennale, mi sembra di capire) varrebbe bene un “sacrificio” come fare a turno nel mettere a disposizione la casa per ospitare. Prova ad invitarli esplicitamente non per giocare ma per fare 4 chiacchiere e basta. Se declinano l’invito arrivederci e grazie, la vita continua (perdonami se soprattutto nella prima parte del commento l’italiano fa un po’ pena ma dopo diverse ore di testing al pc ormai vedo le matrici al posto delle parole come in matrix e ho dimenticato le regole della grammatica italiana).

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    • Sul pluriennale ti dico solo questo: io, che sono l'”ultima arrivata” in questo gruppo di gente, ne conosco la maggior parte da tipo… ecco, 14-15 anni.
      Capirai che voltar pagina non è così semplice, anche in un periodo in cui farsi nuove amicizie (soprattutto quando sei scoraggiato da esperienze del genere e “non ti senti tu” di buttarti nell’impresa, più che per via dell’Aquilina) sembra “Mission Impossibile”…
      Per il “4 chiacchiere e basta”, boh… sarà una mia idea, ma l’impressione è che se non c’è un gioco “sotto”, ci sia gente che non si muoverebbe… (se mi sbaglio, son la prima ad esserne contenta, eh).

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  5. Più che altro secondo me dovreste fare un chiaro discorsetto a questi vostri amici che forse, non avendo figli, non colgono bene il succo della questione.
    Non potete trovarvi a turno a casa di ognuno, una settimana ciascuno? Capisco che chi non gioca magari non vuole gente in mezzo alle scatole, ma per una sera ci si può anche adattare (tipo stare a vedere la tv o leggere in un’altra stanza o uscire con altri amici?). Le alternative si trovano, basta parlare e accordarsi.

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    • “Non potete trovarvi a turno a casa di ognuno, una settimana ciascuno?”
      Rilancio: anche solo una volta da noi, una volta altrove… che significherebbe impegnare gli “altrove” tipo una volta al mese, massimo ogni tre settimane.

      “per una sera ci si può anche adattare (tipo stare a vedere la tv o leggere in un’altra stanza o uscire con altri amici?”
      Ah, io lo so: era esattamente quello che faceva la morosa del giocatore (e fino a qualche mese fa “ospite alternativo”) che abbiamo perso a inizio anno (impegni di lavoro [è anche turnista], corsi d’aggiornamento e un matrimonio in vista da preparare… vogliamo dargli torto, se s’è preso una pausa?) quando capitavamo da loro ed era troppo freddo per giocare nel garage riattato a tavernetta.

      Ma, per non dilungarmi, diciamo che su questo argomento (andare a casa di qualcun altro) potrei farti una parafrasi riadattata del monologo finale di Blade Runner “Ho visto cose che voi umani…”.

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      • Eh ma infatti! Metti anche che siete in tre con la casa a disposizione, fare una settimana per uno significa, appunto, occupare casa per una sera al mese.
        Non mi pare così esasperante da doverne fare una tragedia.

        Ne avete parlato con i vostri amici? Magari davvero non hanno capito qual è il problema.

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        • Guarda, l’abbiam fatto per anni di giocare soltanto qua da noi: e finchè eravam solo noi due i problemi eran pochi, bastavan 10 minuti di rassetto dopo cena (cena che terminava all’incirca all’ora in cui ora invece la possiamo cominciare…) per render casa presentabilissima.
          Può sembrare assurdo, ma riuscivo a tener più in ordine/pulito quando lavoravo. Probabilmente perchè durante il giorno in giro c’eran solo le gatte e perchè potevo far le pulizie senza dover organizzare turni di “sorveglianza” della pupa (chè per lei ste cose sono robe inutili, e pertanto col cavolo che te le lascia fare giocando nel mentre con uno dei suoi millemila giochini).
          Credo che il Consorte si sia spiegato… sul fatto che il problema non venga recepito posso lasciare una % di effettiva incomprensione, ma lasciami far la cattiva e fammici mettere anche una % di “faccio finta di nulla”.
          A parte che c’è gente lì che per avere un pomeriggio libero dalla caporal-morosa è costretta a baratti che D&D in confronto e roba seria… (“Sì, puoi andare al torneo domenica pomeriggio… però poi tutti i sabati del mese dopo dai una mano ai miei in negozio”).

          P.S. Sono un po’ caustica, ma può essere che a scrivere sia il virus gastrointestinale che ha deciso di venire a farmi compagnia da stanotte…

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    • Guarda, roba da fare ne avremmo anche più di quella che riusciamo (telefilm che aspettano d’esser visti da mesi, mesi e mesi; ieri era dopo non ricordo quanto che non giocavamo in Lan in multiplayer, io e il Consorte abbiamo iniziato un “nuovo” videogioco…), anche perchè il tempo “da grandi” è ormai ridotto a quell’oretta e mezza dopo che è andata a letto l’Aquilina. Questo per dire che non è che manchi il “cosa”… è che così siamo sempre e comunque solo “noi due”.
      Insomma, ogni tanto credo che sarebbe “sano” riuscire a far due chiacchiere anche con qualcun altro (se non proprio tornare a fare quel che si faceva “prima” della pupa, almeno per un po’): a me ogni tanto capita l’occasione di un’uscita a cena con la mia amica S. (tipo una volta al mese, forse meno)… ma il Consorte, venendo a mancare sta cosa del D&D, proprio non vede più nessuno per davvero. E’ questo che mi scoccia…

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        • Eh, ma non è facile nemmeno avere a che fare con uno zuccone…
          A una ventina di km da qui, altri nostri amici continuano a vedersi – salvo imprevisti – il martedì sera: non per giocare, giusto per chiacchierare. Se la pupa iniziasse a mangiare come un essere umano normale (leggasi: non solo frullati e impiegandoci meno di 40 minuti per una scodella di roba… POI mangiamo noi), sarebbe niente tornare a vederci con loro il martedì, ma al momento abbiamo tempi talmente “ristretti” dal finir tardi di cenare che diventa più che altro uno sballottare l’Aquilina.
          Credi che io non abbia provato a dire al Consorte “Vai almeno tu, che così scambi due parole e te la passi un po’”? Risposta: “Quando ci potremo andare tutti”. E dimmi se non verrebbe da mandarlo a rane…

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  6. Il problema di certe amicizie è che non superano la fase adolescenziale (nemmeno quando l’adolescenza dovrebbe essere finita quindici anni fa): mi sembra che questi amici siano interessati a voi principalmente perché con voi giocano. Se non riescono a trovare allettante la prospettiva di una serata di chiacchere senza D&D vuol probabilmente dire che… gli interessa di più D&D che voi.
    Il Consorte ha sicuramente le migliori intenzioni di questo mondo quando ti risponde che esce solo con te e la pupa, ma capisco che tu abbia voglia di mandarlo a stendere. Prova a insistere un po’ 😉

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    • Sto effettivamente arrivando a pensarlo anch’io. Brucia un po’ perchè parliamo (tra gli altri) di un terzo cugino del Consorte (che, per dirne una, era presente al battesimo di questo) e con un altro di uno “scambio di ruoli” non da poco (io e il Consorte siamo stati testimoni di nozze suo e della moglie, lui e la moglie sono i padrini dell’Aquilina)… questo per dirti che le “basi” non davano segno di esser di “puro gioco”, e da nessuna delle parti.
      Il Consorte certe volte sarebbe da pigliare a sberle da quanto è zuccone… e so già da circa 15 anni che insistere con lui è controproducente: ha da convincersi da solo (se c’è una minima possibilità che succeda).
      La cosa bella è che l’Aquilina pare aver ereditato in toto dal papà questa bella malleabilità… (è già “divertente” adesso, mi figuro tra qualche anno) =__=

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