Puntuale come…

influenza… l’influenza gastrointestinale: sto iniziando un po’ a stufarmi di trovarmi sistematicamente schienata per la settimana santa!

Ok, ok… se vogliamo essere fiscali non tutte le Pasque degli ultimi 4 anni mi sono state rovinate da un simpatico virus.

Tre anni fa fu un bel mal di gola (iniziato di giovedì pomeriggio, ma fino al pomeriggio dopo non sembrava così grave: ovviamente, visto il mio dottore visita il venerdì mattina e poi ciao ciao fino al lunedì – per l’occasione martedì, viste le festività imminenti) con tanto di tonsille “placcate” (e capatina al Pronto Soccorso alle 7 di mattina del lunedì di Pasquetta, che proprio non ce la facevo più ad aspettare il martedì pomeriggio per farmi vedere dal mio medico… ah, Guardia Medica irreperibile almeno dalle 20 della sera di Pasqua, millemila chiamate e sempre squilli a vuoto su linea libera).

Due anni fa sempre di nausea si trattava, ma il virus era in realtà l’Aquilina in versione molto mignon (aveva preso residenza da quella quarantina di giorni circa). E insomma, in quel caso stai male sì… ma almeno è per un buonissimo motivo.

L’anno scorso, invece, virussino gastrointestinale con fiocchi e controfiocchi: iniziato il mercoledì, fortunatamente nel giro di 2 giorni mi lasciò in pace (giusto gli strascichi da “Mi fa schifo tutto…”), però in compenso si rimpallò diligente a mio padre, al Consorte e all’Aquilina (per fortuna a lei in forma molto leggera… per fortuna visto quello che mi toccò sentire quando provai a chiamare la Guardia Medica il sabato santo. Sì, c’ho del kiulo con la Guardia Medica).

E quest’anno? Sia mai mancare un appuntamento! E’ da domenica notte che sono sbrindellata… l’influenza “normale” la reggo piuttosto bene, quella gastrointestinale mi asfalta per giorni (e “altri” giorni, pure dopo che è passata).

La febbre forse non ha superato i 38°, ma il forse è d’obbligo perchè da quando mi s’è rotto l’ultimo termometro al mercurio, riuscire a misurarsi la temperatura è diventato alquanto ostico. Il termometro “ecologico” (Dio/Odino/Osiride/Manitù/Allah li maledicano tutti) non si capisce quasi nemmeno se sei riuscito a “buttarlo giù”, per quanto ti sfasci un polso a scrollarlo (cioè: tu sei lì che manco ti reggi in piedi, e ti tocca shakerar sto coso come manco Tom Cruise in Cocktail). Dopo esserci riuscita, visto che dopo averlo tenuto addosso ben oltre 10 minuti non pareva dar segni di vita  (“E che è, son morta e non m’hanno avvisata?”) ad un certo punto l’ho piazzato sotto l’acqua calda, e non s’è mosso di mezzo millimetro. Wow, affidabile.

Il termometro digitale “da fronte” dell’Aquilina, se lo uso io riesce a buttar fuori 5 diversi risultati in 20 secondi: dal 35° (“Ehm… ma io di base starei sui 36,5°…allora sono veramente trapassata e non me ne sono accorta!”) al 36,8°… quindi il VivinC lo prendo visto che io mi sento una mappina, oppure soprassiedo visto che per il termometro sto bene ?

L’unico un minimo affidabile m’è parso il vecchio Philips ormai ventenne (uno dei primi… “vinto” coi punti del Conad, quando ancora il Conad faceva sto genere di raccolte), elettronico: ha un bip talmente flebile, quando finisce di misurare, che spesso non lo senti… ma ha avuto la decenza di segnarmi anche un 37,9° (questo ieri pomeriggio che pensavo “Beh, non sta andando male, dai…”… quindi mi figuro la temperatura  che avrebbe dato lui quando gli altri due termometri erano così ottimisti!).

E niente… adesso son qua che ringrazio che mio padre non si sia ammalato, così può portarmi in giro l’Aquilina quel paio d’ore la mattina e quell’oretta al pomeriggio, che per me è già un’impresa anche riuscire a non collassarle davanti per i tre quarti d’ora che ci mettiamo per i vari pasti (tra l’altro il solo odore delle sue pappe mi dà la nausea, quindi oltre ad essere molto poco convincente quando le ripeto per l’ennesima volta “Dai che è buono!”, arrivo al momento in cui dovrei mangiare io che alzo bandiera bianca: “Un tè? Massì… forse che forse ci sta pure mezza banana…”).

E poi son qua che mi sto chiedendo come cavolo farò oggi pomeriggio a portare l’Aquilina alla visita dalla gastroenterologa (pure qui ce ne sarebbe da scrivere, ma come minimo aspetto l’esito della visita) all’ospedale di I., 18 km da qui. Vero che ci accompagna anche il Consorte (e perchè ha anche lui interesse ad esserci, e perchè… la macchina ce l’ha lui), ma è la prima volta che andiamo all’Ospedale di I.: sarà una quest non da poco trovarlo, trovare il CUP, sistemare prenotazione telefonica/pagamento e poi trovare pure la Pediatria… ma soprattutto sarà una super quest riuscire a non crollare per terra durante una di queste fasi, che già mi ritrovo con la pupa che mi fissa perplessa dal seggiolone senza capire che sì, la mamma la vuole prendere in braccio per cambiarla… ma ha bisogno di quei 5 minuti per radunare le forze per smazzarsi i suoi 10,3 kg. Da brava madre degenere sto meditando un’alternativa, sapevatelo…

E, in ultimo, son qua che mi chiedo come diamine fare per non far perdere all’Aquilina l’ultima lezione del laboratorio di musica, domani pomeriggio. Se non mi rimetto in sesto, è un pasticcio. Il Consorte non può certo prendere un’oretta di permesso per farlo lui, sto tentando di convincere il nonno… ma mi rendo conto che è mandarlo un pochino allo sbaraglio (per quanto ormai l’Aquilina possa esser lasciata “al pascolo” durante la lezione, e per quanto forse almeno una delle altre mamme gli potrebbe dare una mano nelle fasi iniziale/finale giacca-scarpe-calzini antiscivolo). Sì, lo so, rispetto alla visita medica la lezione si può anche saltare: ma è l’ultima del trimestre, e poi sono io l’ammalata… non l’Aquilina!

Insomma: fatemi un in bocca al lupo. Che alla quarta Pasqua rovinata di fila, penso di meritarmi almeno che sto virus levi le tende il prima possibile…

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7 pensieri su “Puntuale come…

  1. fosse solo per la fenbbre ti darei la mia ricetta:sbatti via il termometro così non sai di averla (magri è quello che ti dicono gli ecologici) io faccio così. il problema è l’altro… quello non puoi ignorarlo!

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    • Difatti sono abbastanza sicura di aver avuto qualche linea anche durante i raffreddori degli scorsi mesi, ma in quel caso ho seguito (senza saperlo) il tuo consiglio: perchè misurarsela, se tanto “in malattia” non ci posso andare? 😛
      In questi giorni invece mi serviva sapere se avevo febbre per capire se dover trangugiare anche un’aspirina-o-similare in associazione al cocktail di Imodium-Plasil-Infloran che invece mi toccava già per forza… diciamo che non sono contraria ai medicinali, ma che meno ne riesco a prendere più contenta sono!

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  2. effattivamente come dicono padre farmacista e maito medico meno porcherie trangugi meglioè. ricordo che più di una volta alla domanda di qualche cliente- dutur jo ‘lrafredur, ce ch’a fass?- l’ho sentito rispondere -ch’a sal tena!- (-dottore ho il raffreddore cosa faccio?- – se lo tenga!-)
    😀

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    • Esatto! 🙂
      Sarà che io ho avuto in casa un esempio “estremo”: mia mamma, che doveva per forza prendere millemila farmaci al giorno (redo fosse arrivata a tipo 15 pastiglie/compresse al giorno oltre all’insulina… solo a pranzo doveva prenderne tipo 5 diverse) e alla fine, tra quelli che non contavano, quelli che davano effetti collaterali, quelli che entravano in conflitto e via dicendo… ecco, non posso dire che forse era più il danno che il vantaggio (perchè molti erano effettivamente “salvavita”, il problema erano le millemila patologie che aveva in contemporanea sebbene alcune “conseguenza” di altre), ma quasi.

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  3. Anche io non ho un termometro funzionante e se ho la febbre me la faccio in piedi senza misurarla…e senza sapere di averle. I miei raffreddori normalmente sono clamorosi, e vai di spremute di aranche
    Vedi di riprenderti

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    • Sembra che in qualche modo sia passato, per fortuna (che tra poco si va tutti a casa della nonna del Consorte per pranzo…)! 🙂
      E (ma questo lo scrivo “sottovoce”) pare che l’altra fortuna di oggi sia che anche il sole ha deciso di festeggiar Pasqua… (m’ero dimenticata come fosse, ormai!). 😀

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  4. Pingback: Son soddisfazioni… | Gite Mentali

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