Radici

Tree«Il concetto che abbiamo della famiglia è molto limitato nel tempo perchè solitamente è riferito al gruppo di persone che comprende le due o tre generazioni con le quali abbiamo avuto contatti diretti, mentre gli altri sono diventati estranei. A riprova di questo, basti pensare al fatto che pochi conoscono il nome o la tomba di tutti i loro bisnonni, e praticamente nessuno ha notizie dei sedici trisnonni perchè il legame dei sentimenti non è eterno.»

Questa frase l’ho letta nell’introduzione di un libro che ho finito di leggere poco tempo fa (interessante anche se un po’ di nicchia, molto belle le foto d’epoca. Volendo fare una battuta, si potrebbe giusto richiamare la barzelletta dei matti che leggevano l’elenco telefonico e dire “Bello, peccato che ci siano troppi personaggi da tenere a mente”... ma questo lo sapevo già quando l’ho comprato), e ha continuato a frullarmi in testa.

“Osta, è proprio vero”, mi son detta. Perchè i miei bisnonni li ho sentiti citare ogni tanto dai miei quando parlavano dei loro nonni (molto di più mia madre, che mio padre), ma… com’è che si chiamavano sti otto cristi? Mah… E poi, figurarsi i trisnonni: tenete conto che i miei quattro nonni erano classi 1890, 1897, 1901 e 1908 (e ammetto che ho sempre trovato “particolare” che la differenza d’età tra i due nonni e le loro rispettive consorti fosse di “7” per entrambe le coppie 🙂 ) e pensate un po’ a quando cavolo saranno nati/vissuti i loro, di nonni. Pieno medioevo, più o meno.

Poi ho pensato: “Un attimo. Ma io sta storia dei trisnonni posso sistemarla almeno per una persona… l’Aquilina!”. I suoi bisnonni li “conoscevo” (consentitemi le virgolette: i miei nonni maschi son mancati mooooooooolto prima che nascessi io…) tutti, anzi, son lì in cameretta che sguicciano da questo affare qua. E per i trisnonni… beh, “Vuoi che mio padre non sappia i nomi dei suoi quattro nonni?” (e qui per poco non mi sbagliavo… l’ho mandato quasi in crisi sulla nonna materna, per la quale in effetti resta un tantino di dubbio) “Mamma non c’è più, ma zia si ricorda sicuro…” (e le stesse affermazioni si possono applicare anche alla famiglia del Consorte).

E insomma, ho deciso di provarci… nel mentre ho “riscoperto” un sito su cui ero capitata quando stavo mettendo assieme il cartellone per la cameretta, e a tempo molto perso mi annoto lì quello che mi viene in mente o che riesco a recuperare. Ci vorrebbe giusto un po’ di faccia tosta in più per romper le palle a un po’ di parenti anziani… solo che di sti tempi quando ti metti a fare un lavoro del genere, se ti va bene ti pigliano come quello “strano” della famiglia (la ricostruzione del suo albero genealogico la fece l’avvocatessa dello studio dove lavoravo, con tanto di visite agli archivi parrocchiali e diocesani. Una roba abbastanza seria, insomma: trovò un sacco di informazioni, io per sta cosa l’ammiravo tantissimo. La figlia e il marito? Non gliene poteva fregare di meno…).

Intanto però, già con due chiacchiere veloci, ho iniziato a reperire qualche tassello carino. Ad esempio, mi ero sempre chiesta come si fossero conosciuti i miei nonni materni: voglio dire, mio nonno abitava e lavorava in un paese montanaro dell’Appennino… cosa dannazione ci faceva così spesso in un paese della bassa modenese, da trovar lì la futura moglie? Ecco la risposta: “Ah, ma tuo nonno adorava andare in bicicletta! E di quei tempi non c’era mica chissà che, dove vuoi che andasse a fare dei giri?”. E prendono un’altra piega anche i giri del lunedì (quando la bottega da barbiere era chiusa) che faceva portandosi appresso sulla canna della bici una volta mia madre e l’altra mia zia, per andare a tagliare barba e capelli a domicilio ai contadini della zona: ci andava in bicicletta perchè gli piaceva, non certo perchè per quei sentieri e strade sterrate facesse meno fatica o più in fretta che a piedi!

E poi i miei nonni paterni: “Ma loro, come si sono conosciuti?”. “Ah, non lo so… forse in parrocchia, dopo che la famiglia di mia madre si trasferì dalla campagna” “Beh, ha senso…” “So solo che tua nonna raccontava che c’era questo qui che le andava dietro, ma che a lei all’inizio non piaceva proprio…”. E bravo nonno che è riuscito a farle cambiare idea! Pure perchè se l’Aquilina è venuta al mondo, non un bisnonno testone deve ringraziare, ma ben due… questo perchè ricordo che la nonna materna del Consorte raccontava la stessa cosa di come era iniziato il suo, di fidanzamento! 😀

P.S. Questo post sulla famiglia era programmato già da un po’, e proprio ieri ho avuto notizia che una mia carissima amica – e con lei tutta la sua famiglia – ha subìto un’enorme perdita. Forse è inappropriato, ma vorrei dedicare queste stupide righe a Patt, anche se sono nulla rispetto a quello che lei ha sempre fatto per noi e per tanti in questi anni. 

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8 pensieri su “Radici

  1. sono anch’io amica da sempre di patt e ho avuto l’onore abbastanza di recente, di averla in visita alla tribù insieme a michele. posso associarmi anch’io all’omaggio a questa splendida persona? anch’io ho saputo ieri sera. e ovviamente, anche se conoscevo la gravità della situazione, ne sono rimasta turbata, ma non ho saputo dirle parole adeguate

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    • Credo che non esistano parole giuste per dolori così grandi… si ha sempre l’impressione di dire troppo, troppo poco o di tirar fuori le solite formulette scontate.
      Da esperienza personale, però, posso dire che chi le “riceve” riesce comunque a cogliere il messaggio: l’importante è “esserci”, il resto son formalità.

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  2. Quando son nato io pesavo sei chili (no, questo lo dice Guccini), ma avevo 5 nonni e 3 bisnonni (scherzi della vita :)) ma abbiamo una cosa in comune, anche uno dei miei nonni andava in bicicletta (anche se in effetti praticava il ciclismo agonistico) e per lo stesso motivo trovò la nonna a 50 km di distanza.:)

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    • Allora mi sa proprio che dobbiam ringraziare l’inventore della due ruote, se siam qui a scribacchiare! 😉
      Mia mamma aveva un cugino ciclista: emigrato a Nizza con la famiglia, correva in quel di Francia (anni 50-60)… e pare si fosse anche fatto un certo nome (sopravvivono ancora, in mezzo alle altre foto del periodo conservate da mia madre, alcune cartoline promozionali dell’epoca: in tenuta di gara, con il resto della squadra, ecc…). Ricordo che lei ne parlava sempre con un certo orgoglio. 🙂

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    • Io ho idea che io mi fermerò molto prima, purtroppo: mi piacerebbe riuscire a mettere insieme qualcosa di “sostanzioso” (soprattutto pensando al fatto che se non “gliele raccontiamo noi”, l’Aquilina non potrà certo conoscere le sue nonne) anche perchè ho sempre avuto il pallino della storia contemporanea delle persone “comuni” (quella che on finisce sui libri di scuola), ma… già ho sempre paura di disturbare quando mi decido a chiamare qualche amica per un paio di chiacchiere, figurati te mettersi a tampinare parenti coi quali magari finora son sempre stati più o meno solo i miei a tenere contatti diretti! =__=

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  3. … mi viene da fare una riflessione, che non vuol essere una critica ma (appunto) solo una riflessione: com’è che tutti parliamo di “radici” ma poi nell’albero genealogico (ci sono cascato anche io) le foto degli avi le mettiamo sulle foglie? 🙂

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    • Ci credi che c’ho pensato anch’io? 🙂
      Per la verità spulciando in giro ho visto anche alberi “al contrario”, in questo senso: sul tronco venivano posizionate le facce dei nonni/bisnonni/trisavoli e poi partendo da quei due si diramavano i vari rami (pardon per la ripetizione) della famiglia con i discendenti messi al posto delle foglie (o frutti, a volte).

      La mia teoria è che una roba del genere possa funzionare fintanto che i pargoli son numerosi: allora sì che pian piano metti assieme una bella chioma.
      In quest’epoca di figli unici o quasi… un’impostazione simile verrebbe di una tristezza unica perchè (soprattutto se si sceglie di “seguire” un solo ramo della famiglia) son più gli avi che i discendenti.
      Esempio rapido: la mia bisnonna materna ha avuto 13 figli… ma mia nonna s’è fermata a 3 (magari per ovvi motivi: è rimasta vedova)…, mio padre una soltanto e io… di nuovo una.

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