Esperienze in musica

MT

© Music Together

Con il Family Jammin’ Festival di lunedì a CapoluogoVicino e la consegna del “Diplomino di Music Maker” all’Aquilina, si è chiusa l’avventura musicale che ci ha viste coinvolte un pomeriggio a settimana da ottobre dello scorso anno in qua. Sto parlando del corso di Music Together, un “laboratorio” musicale rivolto ai bimbi da 0 a 5 anni e alle loro famiglie (qui qualche info in italiano, per chi volesse approfondire).

A fine settembre 2012, insieme al Consorte, avevamo partecipato ad un incontro dimostrativo presso il locale Centro per le Famiglie. L’Aquilina era sembrata subito a suo agio tra canti, danze, giochi e musica: certo, non che avesse partecipato in chissà che maniera attiva (gente nuova, posto mai visto, cose nuove… e poi stava giusto seduta da sola), ma lungi da lei piangere spaventata o passare in modalità “koala” attaccata a uno di noi tutto il tempo. S’era guardata tutto attentissima senza perdere una virgola.

Sì, ci sembrava un po’ “strano” pensare di farle frequentare un “corso di musica” (anche se non si tratta di questo in senso “classico”) a 10 mesi, oltretutto con brani anche in inglese (manco sa l’italiano…), però c’era il vantaggio di occupare un pomeriggio a settimana dell’autunno-inverno imminente facendola stare in compagnia di altri bambini e, visto che non avrebbe frequentato nidi, era già un’ottima cosa. In più, sembrava anche uno dei pocherrimi “laboratori” (in giro, a spulciare, ci sono fortunatamente un sacco di attività pomeridiane carine da far fare ai bimbi… ma ci sembrava richiedessero una manualità ed una soglia di attenzione che a lei ancora mancavano, per quest’anno) che avrebbe potuto  frequentare senza dover avere chissà che capacità di base. Metteteci pure che la sede del corso nella nostra città era a meno di 5 minuti di passeggiata da casa nostra (quindi non avrei avuto bisogno di attivare il nonno-taxi se non in caso di diluvio universale)… insomma, non sembrava un’idea malvagia.

Altro che “idea malvagia”: si è rivelata un’ottima esperienza e nel corso dei tre trimestri (perchè, visto come era andato bene il primo, abbiamo poi deciso di continuare) ho visto l’Aquilina fare cambiamenti e progressi immensi.

Durante il primo trimestre era la più piccola del gruppo (e neanche di poco… il più giovane dopo di lei aveva già più di due anni): seguiva le lezioni seduta accanto a me o sballottata in braccio, sempre senza perdersi una sola mossa o nota; verso la fine, avendo finalmente iniziato a gattonare, al momento della “jam session” ha cominciato ad andare a prendersi direttamente gli “strumentini” che le interessavano dal mucchio: poi se li studiava o li tirava da parte per prender qualcos’altro o cercava di prendere quelli degli altri per poi spostarli altrove senza usarli, ma dai poi. Un progresso che ricordo è che all’inizio dovevo portarmi un giochino da casa, perchè quando era il momento di “salutare” gli oggetti usati per le attività si imbestialiva quando tentavo di toglierglielo di mano (barattando campanellini o strumenti col giochino, si evitava la crisi)… poi, dopo un paio di lezioni, ha capito che avrebbe ritrovato i bastoncini, il foulard, l’ovetto o il tamburello la prossima volta: “A posto, ci vediamo st’altro giovedì!”.

Il secondo trimestre l’ha vista diventare di punto in bianco la più “vecchia” del gruppo. E’ stato anche il trimestre durante il quale ha iniziato a camminare, e lì non c’è stato più verso di tenerla ferma se non era lei a sedersi: andava dove voleva lei, quando voleva lei (ma il bello del corso è anche questo: ogni bambino partecipa a modo suo). Ha iniziato a interagire di più con gli altri bimbi (soprattutto con E., più “giovane” di lei di 3 mesi e mezzo, che per fortuna abbiamo ritrovato anche al trimestre successivo!), a riconoscere i brani e ripetere i gesti che le piacevano di più. E restituire strumenti ed attrezzi, da tragedia che era all’inizio, è diventato un gioco a sua volta: ha iniziato a riporre da sola i vari oggetti nei sacchi, non solo i suoi ma anche quelli incustoditi che trovava per terra.

Nel CD di questo trimestre abbiamo pure trovato quella che è diventata la “ninna nanna” ufficiale prima del sonnellino e la sera… riadattata nelle parole e nei gesti per comprendere l’Aquilina e i quattro pupazzi che già da un pezzo dividono il lettino con lei è assolutamente perfetta (anche se piuttosto “movimentata” come ninna nanna, ma son dettagli…)!

Con il terzo trimestre, l’Aquilina ha cominciato ad usare diversi strumentini nel modo giusto (o in modo creativo, ma pertinente… in fondo, chi dice che il tamburo non si possa suonare anche con le maracas?), ad “azzeccare” sempre di più i movimenti da fare per interpretare canzoni e danze, e (nella calma di casa) anche a ricanticchiare qualche canzoncina (spesso a modo suo e per lo più ripetendo sequele di “Cocococo” o “Dededede”, ma a ritmo) e ballare muovendo gambe, braccia, mani… e soprattutto il “lato B” (fa schiantar dal ridere). 😀

Ora spero di poter iscrivere l’Aquilina anche il prossimo anno (se riesco a far quadrare i conti di casa, considerando che da settembre abbiamo deciso di farle frequentare un nido due mattine a settimana: giusto perchè arrivi alla materna con un minimo di “infarinatura sociale”), anche perchè ritroverebbe praticamente tutti i compagni del corso primaverile (E. compreso 🙂 ).

Quello di cui sono sicura se avremo la possibilità di continuare l’esperienza Music Together, è che di questo passo (data la mia coordinazione ai minimi sindacali per la normale sopravvivenza e il mio essere intonata quanto un corvo sordo) già al prossimo trimestre la pupa (per allora circa duenne) mi surclasserà in tutto senza alcuna pietà… cool

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10 pensieri su “Esperienze in musica

  1. quindi tra un po sarà lei a istruire te per ovviare allla tua imitazione del corvo sordo che di sicuro la infastidisce…io ho smesso di cantare ninnenannea mio figlio molto presto. cantavo au clair de la lune… ma quando arrivavo al pour l’l’amour de dieu il pupo aveva esaurito la pazienza e urlava come un paxzz… ho ripiegato sulla lettura de il sonno di carlo magno, il cavallo silvano l’onda e la pioggia nel pineto… se li ricorda ancora adesso a 31 anni!

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    • Poco ma sicuro, che sarà lei a insegnare a me! 😀 Purtroppo, come per altre cose che mi piacciono/ammiro (disegnare, ad esempio) anche per la musica (non parliamo poi del ballo! Apriti cielo…) non ho avuto in dono le doti che avrei voluto… insomma, faccio molto meno danno al mondo se mi limito ad ascoltarla.
      Per quanto riguarda la lettura, mi piacerebbe un sacco riuscire a leggerle qualcosa… qualsiasi cosa! Al momento però non è tanto il suo distrarsi con più facilità di un gatto, il problema… è il fatto che ha un’idea tutta sua del girare le pagine e di quanto tempo occorra per leggerle: non riesco a finirne una che sia una senza che lei non inizi a spazientirsi e me la giri sotto il naso (anche solo Il Gatto con gli Stivali, letto in questo modo, è un delirio…)! =__=

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  2. No dai, non lasciare l’aquilina al nido per due mattinate a settimana, la socializzazione dei bebè è un’invenzione. Tu ricordi qualche amichetta/o del nido o della materna? Il nido è una buona soluzione, ma molto meglio l’eterogeneità della vita tra casa, mercato, negozi e parenti, e se si incontra qualche altro bambino ben venga, son tutti simpatici basta che non invadano troppo. Te lo dice uno che all’asilo ci è entrato a tre anni e …. giro giro tondo …. hai voglia a socializzare, col tempo si invecchia ed occorre imparare a star bene con se stessi.

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    • Allora… della materna ricordo almeno una decina di compagni (e non solo perchè una è stata la mia dirimpettaia di pianerottolo da quando è nata lei a quando 24 anni dopo mi son sposata io): con una non solo sono ancora in contatto (pur avendo frequentato assieme solo la materna), ma io le ho fatto da testimone di nozze, e lei è la madrina dell’Aquilina. Del nido non ricordo nessuno perchè… son rimasta a casa con la mamma.
      Questo per dirti che, di base, pure io non trovo tutta questa necessità nel “dover” frequentare anche il nido (la materna sì, su quella non si discute).
      Però… ci sono due motivi che ci han fatto decidere questa “via di mezzo” per l’Aquilina.

      Il primo è che a me la materna è piaciuta tantisssssssimo, e da subito (mi scocciava che non ci si andasse il sabato e la domenica, per dirti). Peccato non si possa ribaltare l’assioma riguardo quello che pensavano i miei compagni (e le educatrici) di me… figlia unica, mai avuto a che fare “seriamente” con altri bimbi della mia età (la vicina di cui sopra aveva due anni meno di me, quando io ho iniziato l’asilo non avevamo ancora cominciato a giocare tra di noi) perchè i miei tre cugini avevano minimo 12 anni più di me e i figli degli amici dei miei eran poco meno che loro coetanei, la mia idea era che anche lì all’asilo fosse “tutto mio”. E se non mi si dava subito quel che volevo, non eran capricci: eran botte.
      Ecco: è vero che l’Aquilina non è me (sebbene la sua situazione sia molto simile: figlia unica e nessun parente o figlio di amici in età)… ma se potessi evitare una replica non mi dispiacerebbe… 😛

      Il secondo è che siamo tuttora piuttosto “indietro” con il mangiare: l’Aquilina ha accettato le stelline (asciutte e al sugo, che in brodo o nel pappone non le ha mai capite) che son due settimane poco più, per il resto mangia di tutto ma – a parte i prodotti da forno, che quelli li sgranocchia – solo se frullato. Alla sua età gli altri bimbi mangiano i maccheroni e la roba dei grandi se non a morsi quanto meno “a pezzettini” (o così dice la pediatra). Prima di passare da neuropsichiatri infantili, psicologi o quant’altro preferiremmo fare il tentativo di farla mangiare insieme ad altri bambini, per vedere se li imita. Io sono scettica (se non l’ha invogliata/incuriosita vedere noi genitori che mangiamo, perchè degli “estranei” – seppur miniaturizzati – sì?), ma la pediatra e altri mi dicono che invece funziona. E allora tentiamo: due mattine (una ci è parsa inutile, risulterebbe “dispersa” nella routine) a settimana giochi, favole… e pranzo in compagnia. Poi bisogna vedere se andrà bene alla pupa…

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      • Bhe in effetti anch’io ricordo bene i compagni della materna, ed in effetti per fare amicizia con il cibo è una buona soluzione, in questi casi scatta l’imitazione e la curiosità anche per entrare nel gruppo, e perchè no, anche il confronto su quanto sono buone le cose che si trovano a casa. In ogni caso ricorda quello che il pediatra diceva a mia madre per mia sorella che mangiava poco “non si preoccupi, vedrà che prima o poi mangerà, ingrasserà e vorrà dimagrire”. Allora era di oda la B12 e l’olio di merluzzo e sai con cosa sostituiva mia madre l’olio di merluzzo? Con lo stoccafisso ammollato 🙂

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        • Ripeto: io sono scettica… perchè abbiamo a che fare con una zucconcina che decide di far lei le cose solo quando vuole lei! Tipo per camminare: è da settembre che quando vedevamo al parco il suo “collega di battesimo” (che ha 10 giorni meno di lei) le ripetevo: “Guarda N. che bravo, che cammina già!”. E lei quando ha iniziato? A metà febbraio: con calma, quando le pareva, gli altri faccian quel che vogliono lei se ne frega. Però non è detto che con sta storia del mangiare al nido non mi stupisca… quindi si proverà pure questa strada (sperem…)!

          E per l’olio di merluzzo ha fatto stra-bene tua madre a farsi venire in mente l’idea del “baccalà”: l’olio era “in voga” anche quando era piccolo mio padre, tanto che veniva somministrato tutte le mattine all’asilo, una cucchiaiata e via. A mio padre fece talmente “bene” (al pomeriggio quando tornava a casa aveva ancora nausea e mal di stomaco) che non solo mia nonna dovette intervenire e chiedere che a lui non lo dessero più… ma non è mai più riuscito a mangiar pesce (salvo il tonno e lo sgombro in scatola, e il baccalà fritto levando chirurgicamente la pelle) in tutta la sua vita (solo l’odore lo fa star male)!

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  3. Magari è solo pigrizia! Ci sono pigroni in famiglia? Scherzo!
    Anche io mi divertivo all’asilo e volevo andarci sempre. Avevamo un bellissimo parco per giocare e tornavo a casa in condizioni pietose ma contenta. Secondo me fai bene a incominciare a mandarla al nido 🙂
    Elisa

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    • Pigri in famiglia? Ma presente, eccomi! 😛

      Per il mangiare, mi dà l’idea di esser ben poco curiosa… anzi, le novità la spiazzano e se non è lei a decidere di voler provare e a chiedere (come è successo per pane, biscotti & co.) non c’è verso: se le si mette in mano il cibo nuovo, non lo degna di un’occhiata (figurarsi una leccatina) e lo butta per terra, se si prova a farglielo assaggiare direttamente, si arrabbia. =__=
      Siam riusciti a fare il “passettino” delle stelline asciutte 20 giorni fa (con millemila mesi di “ritardo”) solo perchè finalmente ha imparato a sputare invece di vomitare l’anima (fino a qualche mese fa mi sembrava di essere un artificiere alle prese con un ordigno, invece che un’idiota con un cucchiaino di pappa)… così continuando a insistere pian piano s’è convinta/abituata e ora le piacciono pure!

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