Haute cuisine

Carpentras, Ristorante messicano - Torta con formicheL’altro giorno stavo sfogliando il volantino delle offerte di un discount qua vicino, che avevo portato su al rientro dalla mattinata di parco con l’Aquilina.

“Toh… hanno in promozione roba francese. Aaah… la Quiche Lorraine, in due versioni! Oooh… le brioches con formaggio e prosciutto! Uuuuuh, la Tarte Tatin! Iiiiiih… ve’ sti salatini/stuzzichini! Toh… la senape. Due versioni. Eh, perchè in Francia ne usan poca, di senape… Certo che se ci passo lunedì’ finisce che mi porto a casa mezzo negozio…”.

Immagino che a sto punto molti avran storto il naso, al pensiero di comprare e mangiare gastronomia estera in un discount (peraltro di “nazionalità” diversa da quella dei cibi offerti)… cosa vuoi mai che ti diano e soprattutto quanto vuoi mai che somigli anche solo lontanamente al piatto originale! Ecco, io no. E vi spiego anche il perchè: nulla di confezionato (anche a millemila chilometri dalla nazione di presunta “provenienza”) potrà mai esser peggio di quello che mangiai io in loco nell’unica occasione che ho avuto di visitare la Francia…

Perchè ‘nzomma, quando si parla di Francia e cucina francese si pensa a qualcosa di sofisticato, elaborato, chic… e quando ti annunciano che la gita di 4^ superiore sarà appunto un giro in Costa Azzurra e Provenza, pur non illudendoti che i prof vi portino in un ristorante di lusso, quello che pensi è che sicuramente potrete assaggiare qualcosa di tipico. Qualcosa di estremamente figo con cui poi bullarsi con gli amici di altre scuole. Sì. Fidati.

La prima sera, arriviamo alla mensa dell’ostello dove avremmo dovuto pernottare. Ed è lì che è iniziato tutto, con ciò che ci è stato servito nel piatto: pollo (presumibilmente arrosto) con una salsina a base di senape, insalata (condita con la stessa salsina… insomma, aveva tutto lo stesso sapore senapato) e purè. Perchè ho scritto in grassetto pollo e purè? Beh, perchè in quattro giorni che abbiamo passato in terra francese… non ce n’è stato manco uno in cui a pranzo o a cena non ci abbiano propinato pollo e purè (anzi, “purée”, scriviamolo per bene in francese per una volta).

Non abbiamo mai fatto due pasti nello stesso posto, ma pollo e purè ci hanno inseguiti (con la loro salsina senapata) per tutta la Provenza e per tutta la Costa Azzurra. “Allora, racconta dai: come si mangia in Francia?” Pollo e purè.

Ma volete sapere il top? Ecco: questa maledizione/catena di S. Antonio del “pollo e purè” è arrivata al suo apice in quel di Carpentras (che non è che mi ricordi a mente il nome del posto – anzi, i miei neuroni l’avevano chiurugicamente rimosso – è che l’ho rinvenuto andando a spulciare per ripescare la foto di questo post). Siete in Francia, in gita scolastica nel cuore del sud della Francia, e dove si va a pranzare? Ma è ovvio! Al Ristorante Messicano!

E indovinate cosa ci hanno servito al Ristorante Messicano (in Francia)? Dai che è facile… facilissimo, anzi… Ma è nuovamente ovvio: pollo purè.  Si fossero limitati solo a quello, forse non starei nemmeno scrivendo il post… ma sicuramente il post non avrebbe foto allegate. Sì, lo so che la foto fa schifo, avessi avuto la fotocamera che ho ora sarebbe sicuramente venuta meglio. Tenete però conto che all’epoca le macchine fotografiche andavano solo a rullini, i rullini costavano (lo sviluppo idem), le foto erano limitate… sprecare una “posa” per fotografare un piatto non si faceva a cuor leggero come ora. Insomma, pur riuscita da schifo, questa che vedete era una foto “con un suo perchè” (e forse se qualcuno dei miei compagni di sventura dell’epoca capita qua, se la ricorda pure ancora).

Ma torniamo al nostro Ristorante Messicano e al momento del dessert servito dopo il pollo e purè. Alcuni di noi han ricevuto coppette con delle pallette di gelato alla vaniglia… anzi no: stracciatella. Oddio, i pezzetti di cioccolata sono strani, ma questi son francesi… no, son messicani… vabbè, comunque sia magari il punto è che non sanno come si fa un gelato alla stracciatella. Chissà cosa c’han messo.

Ecco: su cosa c’avevan messo non hanno avuto alcun dubbio quelli di noi che invece hanno ricevuto un piattino con su una fetta di torta di mele. Con pezzetti di cioccolato?!? Sì, ma… si muovono, sti pezzetti di cioccolato, c’han pure le zampe! Eccerto: nel gelato eran rimaste impantanate e nella loro immobilità potevano esser scambiate per cioccolato, ma sulla torta di mele le formiche potevano scorazzare come volevano… la mimesi veniva a crollare!

C’è da dire che la torta formicata, presentata “live” ai prof, fu un ottimo lasciapassare per permetterci di  evadere dal locale e andare a rifarci bocca e stomaco con un croissant cioccolato/mandorle in un chioschetto poco lontano.

Insomma, quando l’ultimo giorno ci siamo fermati a Nizza e per pranzo ci hanno piazzato davanti un piatto di maccheroni al pomodoro… beh, è stato un sollievo. Mica perchè in quattro giorni fossimo in astinenza da pastasciutta: troppo poco tempo per arrivare a una cosa del genere. Il motivo era che  finalmente avevamo nel piatto qualcosa di commestibile, dal sapore riconducibile a “cibo”, senza senape, senza pollo, senza purè e soprattutto tranquillo (non c’era nulla che si muovesse di sua sponte in giro per il piatto).

Ed ecco spiegato perchè pietanze francesi in offerta al discount su di me hanno lo stesso effetto di un invito a cena “Chez Vattelapésque, decorato con ★★★★★ Michelin”  sul Lungosenna a Parigi: nulla (o ben poco) potrà esser peggio di quello che c’è capitato di mangiare oltralpe in quel marzo del 1996!

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9 pensieri su “Haute cuisine

  1. Anch’io ho un triste ricordo della sofisticata cucina francese (anche nel mio caso si tratta di escursione a scopo didattico) sebbene non abbia avuto il piacere di assaggiare i dolci formicati…
    Nel mio caso il pollo e puré (anche allora onnipresente) non era condito con insalata ma… orribile a dirsi… con una forchettata di spaghetti a uso insalata, a loro volta conditi con le classiche vinagrette per insalate (o come diavolo si chiamano…)
    Ma ultimamente (in questi ultimi 2 anni) mi sono reso conto che la cucina francese non é il male assoluto: c’é di peggio! La cucina serba é realmente allucinante!
    Mangi sempre ed esclusivamente carne (predominanza di maiale), praticamente niente di vegetale e idem per la frutta (a meno che adori le prugne), e non ti venga mai in mente di ordinare pastasciutta, malgrado le meravigliose foto dei menú, se vuoi conservare la tua salute fisica e mentale, che le varianti sono molteplici ma nessuna minimamente gradevole per i palati italici!
    Ma per fortuna c’é una birra molto buona, una serie di grappe alla frutta (che dove diavolo la trovano la frutta?) molto economiche e, per somma fortuna, esistono supermercati (uno) molto ben forniti anche di qualche prodotto italico, in modo da salvarci dall’astinenza da pastasciutta, permetterci talvolta di sostituire l’onnipresente maiale con del piú umano pollo e regalarci il piacere di assaporare vegetali… surgelati, ma sempre vegetali (sia benedetta la findus… anche quando ha altri nomi…) e soprattutto bere un caffé decente (e non ti dico che il suddetto caffé decente sarebbe di fatto il nescafé… notare che proprio io, caffeinomane a livelli incalcolabili, ho detto decente riferendomi al nescafé!)

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    • Ah, ma allora bastava saperlo che il menù standard per gli studenti italiani in gita in Francia è pollo e purè! Ci saremmo risparmiati una delusione (ma non l’indigestione delle suddette pietanze)… 😀 Sembra che l’unica a scampare questa piaga sia stata una mia amica, ma solo perchè quando andò lei in gita a Parigi il pranzo era “libero”: ognuno dove voleva. E lei e le sue amiche finirono tipo 5 volte su 6 al McDonalds… (pure perchè di francese non sapevano una cippa, al Mac i panini si chiamavano come qua in Italia… riuscivano sia a ordinarli che ad avere un’idea di cosa avrebbero mangiato).

      Comunque con quegli “spaghetti uso insalata” (OMG), m’hai fatto venire in mente altri due “usi creativi” dei cibi.
      Il primo capitò anni e anni e anni e anni (vabbè, tipo negli anni 50-60) a mia madre in Scandinavia: arriva l’insalata (inteso come ciotola di lattuga), il cameriere inizia a condirla. Con latte e zucchero. O__O

      Il secondo me lo sono cercato io in Turchia, nel ’98 (e dire che sapevo bene che all’estero i piatti simil-italiani sono da evitare come la peste! Solo che tutto il resto del buffet era o salatissimo, o piccantissimo o dolcissimo… e dopo 5 giorni di dolcissimo/salatissimo/piccantissimo le mie papille gustative gridavano per qualcosa di diverso. Accontentate, diverso lo era davvero… =__=): all’apparenza erano fusilli con pomodoro e panna (la panna sopra il pomodoro, ancora da “pasticciare”). Alla fine erano invece fusilli sì (ma freddi di frigo e non salati) con sopra passata di pomodoro (così come uscita dalla bottiglia, sempre gelida) e yogurt (e che lo scrivo a fare che era a temperatura 4°C?). No comment… T__T

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      • In effetti, credo che la cucina serba prenda molto dalla cucina turca, (anche solo per motivi di “matrignitá”)

        Qua siamo riusciti a vedere (e, personalmente a sopravvivere, anche perché non ho avuto il coraggio di mangiarli) ai fusilli alle carrube e zucchero (si: mezzo chilo di polvere di carrube e mezzo chilo di zucchero, arrotondati per difetto, versati su un piatto per 2 persone di fusilli, che prima sono diventati marrone scuro, poi marrone chiaro a puntini bianchi…), ai “quasi normali” maccheroni al ketchup (il ketchup, dolcissimo, é praticamente il sugo serbo, qualsiasi cosa viene condita col ketchup, dal pane alla carne, dalla pasta alla pizza, anche il ketchup stesso…) e infine agli inquietanti “spageti pene & prsuta” (ovviamente spageti sta per spaghetti, prsuta sta per prosciutto, il resto lascia leggermente inquieti, soprattutto visto che, nel piatto della folle che li ha ordinati, sopra lo strato di ketchup onnipresente, galleggiava uno strano liquido biancastro e piuttosto denso) …ma in fondo, siamo nel paese dove la gente (in particolare le donne) apprezza enormemente la karagiorgeva… e non ti dico certe scene a cui ho assistito, in merito…

        OMG! Meglio che mi fermo, prima che mi banni dal tuo sito per l’orrore e il raccapriccio che stanno causando i miei commenti… 😉

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        • Ecco, con gli “spageti pene & prsuta” direi che il suggerimento “mai ordinare pasta all’estero” diventa precetto! 😀

          Per la karagiorgeva, invece, ammetto che – capitasse l’occasione – non disdegnerei un assaggio: non deve essere per nulla un piatto “leggerino”, però se è tipico e se è preparato come-Serbia-comanda… why not? 😉
          Diciamo che di base sono molto curiosa per i piatti tipici stranieri (poi, come capita anche con diverse “Novità” nostrane comprate “per curiosità”, capita pure che dopo il primo assaggio… “Mai più!”, però prima voglio provare), quello che mi ha depressa quella volta in Francia è stato appunto mangiare praticamente sempre “come a casa”, che pollo e purè (senza senape!) me li faceva pure mia madre (e pure meglio!)… =__=

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  2. Lo so, è atroce quello che stò per dire ma a leggere questo post mi è venuta una voglia matta di riassaggiare la deliziosa zuppa alla senape che ebbi occasione di degustare a Dusseldorf.
    Perdonooooooo….

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    • Perdono di cosa? 🙂 Anzi, adesso m’hai messo curiosità su questa zuppa alla senape tedesca…

      Non ho niente contro la senape (ho pure la mia preferita, questa qua: http://www.eurofood.it/images/PRODOTTI/61.jpg ), è solo che durante quella gita era tutto costantemente coperto di senape (anche e soprattutto dove non c’entrava una mazza)… al punto che non ci saremmo stupiti di trovarla pure nelle crepes o nei croissant a colazione! 😀

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