Taglie tagliate

piuma_su_bilancia_pesapersoneE’ un argomento su cui avevo iniziato a scribacchiare già da mesi, dopo un commento di  Mika  a questo mio (ormai vecchio) post, in quell’occasione avevo pensato che lei aveva ragionissima: salvo eccezioni, direi che il “terrore della bilancia” accomuna la maggior parte degli esseri umani dotati doppio cromosoma X… a torto, a ragione o “a induzione” (e tra un po’ questa la spiego).

Poi un paio (abbondanti, ormai) di mesi fa fa ho letto un posto di Esprit74Follet sullo stesso argomento, e più recentemente ancora mi sono trovata alle prese con una lotta estenuante con l’armadio (questo perchè in giro non ho trovato nulla di meglio… soprattutto non a prezzi accessibili, che scusatemi ma 60 € solo per un cardigan di cotone, no, non li spendo) per trovare qualcosa di decente da mettermi per il matrimonio di due nostri amici.

Io magra non lo sono mai stata, dopo i cinque anni. Anzi, sono arrivata a meno di dieci passi dal peso a tre cifre all’incirca a metà delle superiori, poi in qualche modo è fortunatamente iniziata la parte discendente della parabola. Magra, appunto, non lo ero e non lo sono comunque, le mie paranoie su polpacci-braccia-prosciuttiformi le avevo e le ho lo stesso… però una 48 di pantaloni, dopo aver abitato la 54, mi va bene eccome!

48, a volte 50 o in un paio di casi 46, dipende dai modelli. Per le maglie non parliamone, che indipendentemente da marche o modelli tanto l’idea è che le etichette della taglia le schiaffin su a caso (m’è già successo varie volte di trovare una “M” più grande della sua gemella “L”). Insomma, sono sì abbondante, ma non direi “enorme”. Nonostante questo, fare shopping è una depressione: tra l’altro a me maglie, camicie e maglioni e che “fasciano” non piacciono di base, quindi aggiungiamo pure una – ma anche due – tacca di difficoltà all’impresa di trovare qualcosa di decente.

L’altro giorno ho voluto provare a sovrapporre una maglia XXXL “di adesso” (scovata per miracolo durante i saldi nel reparto “taglie forti” di una nota catena) a una maglia “XL” di quando facevo le superiori (modelli simili tipo T-Shirt, niente svasature, taglie strani, riprese, pinces…). Ebbene: ha vinto l’XL “vintage”. E neanche di poco: è più larga di tipo 5-6 cm (circa 3 dita per parte). Vero che la marca delle due maglie era differente (ma, ripeto, non il tipo di modello)… ma posso dire che questo “restringersi” ad minchiam delle taglie non è molto corroborante per il proprio morale? Parliamo di una ventina d’anni trascorsi nel mentre, è vero… ma perchè alla me di allora (che pesava almeno 15 kg in più) stava bene una XL e invece alla me di adesso (ripeto: quella 15ina di kg in meno) fa fatica ad entrare una XXL? Deprimente.

Comunque: la mia situazione si può riassumere in un “probabilmente potrei calare, ma in definitiva mi ruga” (non mi dilungo sui perchè). Non tutti son messi così: metabolismo, salute (certi farmaci fanno ingrassare… ma se l’alternativa è lasciarci le penne, dai poi), ereditarietà. Insomma, i casi sono tanti e anzi “di più“, se poi si guardan le statistiche. Non che sia un bene (per la salute), ma tant’è.

Ecco perchè non capisco come mai, e la cosa peggiora col passare degli anni, chi produce abbigliamento abbia deciso di non considerare cliente appetibile una buona fetta di popolazione, costringendo tanta gente a rivolgersi a negozi specifici per “taglie forti”. E con “tanta gente” non intendo soltanto obesi cronici o persone che passano il quintale. Se continuiamo di questo passo, a breve pure i “normopeso” dovranno valutare un giretto nei negozi “outsize”. Dite che sto esagerando? Un attimo di pazienza.

Allora: fermandomi qui, il post potrebbe sembrare ai più la solita lagna di una cicciona (tra l’altro cicciona per sua colpa, che lo so di solito alla fine si arriva lì: sei grasso perchè sei goloso, perchè sei pigro, perchè perchè) che non riesce a vestirsi. Ok. Seguitemi un attimo ancora.

Al matrimonio ovviamente era invitato anche il Consorte. Rumigando un po’ nel suo armadio ci siamo accorti che era a corto di vestiti decenti/adatti (e perchè di solito veste sportivo, e perchè l’ultima cerimonia cui abbiamo partecipato è stata nel 2005, in altra stagione… e insomma, potete immaginare)… urgeva racimolare qualcosa. E qui una necessaria premessa: il Consorte s’è recentemente pesato in officina “per curiosità”, con i colleghi: in tale occasione non era solo vestito di tutto punto, ma era anche corredato di tuta d’ordinanza da operaio maniche/pantaloni lunghi (di cotone pesante) e scarpe antinfortunistiche con suola/punta in metallo. Peso complessivo: kg. 72,6. E ora l’altezza, del Consorte: 1 metro e 88. Insomma, tutt’altro che sferico, giusto? Anzi, oserei dire pure un po’ sottopeso, tutto considerato.

Ok: finora il Consorte ha sempre portato la 48 di pantaloni, per alcuni modelli anche la 46. Andiamo in giro a cercare qualcosa per rinnovargli il guardaroba e… ohibò! La 48 non gli si chiude. Nè di quel pantalone, nè di quell’altro… manco di quello! Nulla da fare: ci vuole una 50. Il Consorte un po’ abbacchiato mi fa: “Mi sa che dovrei calare…”. E io “Amore, se perdi peso tu… scompari”. Nel camerino accanto, un tipo sulla cinquantina, di corporatura normalissima, pure lui si provava dei calzoni. Due chiacchiere con la moglie intanto che aspettavamo i mariti e… ohibò! Il signore ultimamente è dovuto passare da una 50 alla 52, la sua solita taglia non gli entra più in nessun negozio. E dire che non ha mica messo su peso…

E qui ho capito: sì, io sarò sovrappeso. Ma porca puzzola, qui il “male” è diffuso: non sono solo gli indumenti femminili che sembrano diventare sempre più piccoli… vale per tutti.

E mi chiedo: chi decide quanto deve essere grande/larga una “42”? E poi: perchè se il numero di persone in sovrappeso aumenta di anno in anno, le taglie già dalla 48 in là sono considerate “fuori standard”? Perchè trovo in giro maglie da donna taglia “L” (che starebbe per “largo”, e a casa mia “largo” significa qualcosa di “grande”) nelle quali io già a 8 anni avrei faticato ad entrare, e all’epoca manco avevo tette? E soprattutto: perchè col passare degli anni questa fregatura che la stessa taglia rimpicciolisce? Colpa dell’effetto serra? Dell’umidità? Dei Maya? Della crisi?

Partiamo da un presupposto: i canoni estetici imposti sono mutevoli, e a mio idiota parere utili soltanto a cambiare di tanto in tanto la categoria di persone cui far venire paranoie. In che senso? Guardate le opere d’arte dei secoli scorsi: per gli standard attuali, si direbbe che pittori e scultori avessero il gusto dell'”orrido”, sempre impegnati a ritrarre grassone (pure alla Venere del Botticelli di questi tempi toccherebbe fare un pensierino alla liposuzione). Oppure cambiamo “leggermente” ambito estetico: fino all’800, il pallore della pelle era segno di finezza ed eleganza: grazie al piffero, chi si “abbronzava” eran le povere criste che dovevan lavorare da mane a sera nei campi o in risaia, mica le “signorine bene” dell’aristocrazia. Ora? Il contrario: se sei bianca latte sei una sfigata. Pure in novembre.

Concludo, che mi son già dilungata troppo… Quello che penso io è che l’importante dovrebbe sempre essere sentirsi bene con sè stessi a prescindere, che coincida o meno con quello che ci propinano per “bello” (la cosa migliore, poi, sarebbe soprattutto che coincidesse anche con la propria buona salute): far contenti (tutti) gli altri è solo la quintessenza dell’impossibilità. Ovvio che le delusioni in tema di shopping (e certe commesse stron7ette, come è capitato a Esprit74Follet) bruciano, lo so pure troppo bene. Può esser positivo se se ne riceve una spinta a migliorarsi (anche se, ribadisco, in certi casi non è nemmeno questione di migliorare/peggiorare). Ma è uno schifo che una persona debba sentirsi “sbagliata” o addirittura discriminata solo perchè non rientra al pelo negli “standard” periodicamente autorimpicciolenti decisi da qualche imbecille, tra l’altro spesso priv* di alcun senso delle umane proporzioni.

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18 pensieri su “Taglie tagliate

  1. Il vestiario per chi è generosa NON esiste a meno che tu non spenda una cifra ed ora non ce lo possiamo permettere o ti vesta alla “nonna Abelarda” o ti travesta da uomo, indossando sempre pantaloni jeans e camicia.

    Il fatto poi che la maggioranza dei capi vengano confezionati in Cina dà un altro senso alla misura ed alla taglia.

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    • Il “problema” è che praticamente io mi vesto sempre “da uomo”… l’ultima volta che ho messo una gonna è stato l’abito da sposa, la volta prima di quella mi pare sia stato per la Cresima. 😛
      Insomma, non cercherei niente di che… giusto pantaloni che vestano decentemente e maglie che “cadano” altrettanto decentemente. Insomma, capi che non dico nascondano i difetti… ma quanto meno che non li sottolineino sbattendoli sotto il naso di tutti!!
      Forse invece dovrei semplicemente fregarmene dell’estetica come fa certa gente che, tra maglie che strizzano e calzoni vita bassa che spingon fuori i rotoletti, sembra la pubblicità ambulante del cotechino Casa Modena…

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  2. a me oggi è capitato il contrario. ho chiesto la 48 per una camicetta e… mi han dovuto dare la 44 se no sprofondavo e non è un negozio taglie forti ma il solito nara camice dove da anni compro camicette taglia 48 proprio per la loro perfetta vestibilità 8non sono un fuscello nemmeno io 1,75 e ondeggio sui 70

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    • Intanto ti ringrazio per il suggerimento… negozi Nara ce ne sono anche qui in giro, se mi dici che è uno di quei (rari) posti dove la 48 corrisponde a una 48 (anzi, anche “di più”, mi par di capire! 😀 ) direi che meritano più della solita occhiata di sfuggita alla vetrina! 🙂

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      • si praticamente è l’unico posto dove trovi delle camicie decenti
        io ho anche per i vestiti il problema che sono alta 1,75 e ho il 48 di spalle: di solito se non vado in negozi sensati trovo della roba informe tipo sacco della spazzatura e per di più per gente alta 1,50 al massimo!

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        • Ecco: a vedere certi capi e che razza di proporzioni hanno, ammetto che mi piacerebbe davvero poter vedere il manichino/modello su cui sono stati tagliati. Tanto per capire a quale razza fantasy (goblin? Halfling? Nani? Gnomi? Beholder?) possa appartenere…

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  3. Ohibò, le taglie comode sono una disperazione per noi ragazze piene di vita! Io da anni lotto per mantenermi sotto la fatidica soglia del peso a tre cifre e devo dire che ormai prima di farmi un giro per negozi preparo il valium. Poi vedo intorno a me una percentuale notevole di persone oversize e mi chiedo: ma perché tralasciare una fetta di mercato così importante? Che poi, diciamocelo, quando troviamo il negozio con taglie che fanno per noi, andiamo in brodo di giuggiole. Altra considerazione: hai mai provato a comprare una TUTA DA GINNASTICA? No, perché ti dicono che se sei grasso devi fare esercizio fisico, correre, fare sport… ad nauseam. Ma poi vai in un negozio qualsiasi di articoli sportivi e … la taglia più grande che hanno è una M, e tu non ci entravi nemmeno prima di finire le elementari in quel girovita! Se poi, sventurata, decidi che nuotare è il tuo sport bhè rassegnati: dovrai andare in piscina NUDA perché i costumi olimpionici della tua taglia non li fannno nemmeno a grassolandia. Esistono, a dire il vero, un paio di marche che ti permettono di indossare qualcosina più del costume adamitico, ma una ha una qualità tale che devi comprare un costume ogni due o tre lavaggi (vanno distrutti), l’altra fa solo bikini. Capito?! bikini per andare in piscina con la panza deffòra! Io, naturalmente, me ne frego e metto i meravigliosi bikini: e a chi mi guarda con quello sguardo lì, tutte le ciccione del mondo sanno cosa intendo, rispondo che IO STO BENE e che i miei bicipiti hanno forza proporzionale al loro diametro… così, tanto per mettere in chiaro le cose 😛

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    • Ecco che hai evidenziato un altro ottimo punto: i costumi da bagno. Uno dei motivi per cui – intorno ai 12 anni – il mare per me ha iniziato a diventare sempre meno appetibile (fino alle elementari schifavo la montagna perchè noiosa e sarei stata solo in spiaggia, ora son 6 anni che non tocco acqua salata. E vivo in Romagna. In Romagna, dico). Non bastava essere sovrappeso, non bastavano i peli superflui (che con sto cavolo di “sviluppo”… olè, rigogliosi e scuri. ‘Na meraviglia, già)… ennò, mettiamoci anche che gli unici costumi da bagno interi (ho smesso il bikini intorno ai 7 anni, lo ammetto: ma lì è questione dei gusti personali di ognuno, tu fai benissimo a cavarti la soddisfazione!) della mia taglia erano quelli “da vecchia”. Wow, ma che voglia di andare al mare che c’ho…

      Per l’abbigliamento sportivo, altro tasto dolente: in moltissimi negozi monomarca famosi, il concetto di XXL è parificato a quello di tante boutique. E il dubbio che ti viene è che le persone sovrappeso debbano sì fare sport. Ma solo nelle spiagge per nudisti, evidentemente.
      Fortunatamente da qualche anno nella mia città ha aperto un Decathlon… e devo dire che lì hanno la decenza di coprire praticamente tutte le taglie: due anni fa ci comprai due paia di pantaloni (uno più che decente anche da portare fuori casa) che ho sfruttato negli ultimi mesi di gravidanza… insomma, ci siamo state dentro “in due” comodamente! Tra l’altro, ho scoperto che è anche la “manna dal cielo” per le “curvy” che normalmente vestono sportive: prezzi contenuti, ampia gamma di misure e modelli. E m’hai fatto venire in mente che con i prossimi saldi è ora che vada a cercarmi qualche maglietta “casual”, che ho l’armadio pieno per lo più delle maglie e camicie che portavo in ufficio… e che con l’accompagnare l’Aquilina al parco (ormai la mia attività principale) ci fanno beatamente a cazzotti!! 😀

      E in ogni caso, ribadisco anch’io l’interrogativo di fondo: qualcuno prima o poi dovrà spiegarmi perchè i produttori di abbigliamento trovano conveniente privarsi di una gran fetta di clientela.

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    • il problema è che a me le taglie conformate non vanno bene perchè comunque sono sui 68 kg solo che sembro granatiere. a me è rimasto sul gozzo uno splendido tailleur della mirò:non c’è stato verso di trovare la taglia o chiesto se si poteva ritoccare la commessa ha chiamato la sarta che mi ha detto che una avrebbe dovuto… ritagliarlo dentro. assurdo

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      • E sai un’altra assurdità? Ammesso che si riesca a modificare certi capi, finisce che ti viene a costare di più il lavoro della sarta per sistemarli (che c’ha pure ragione a farsi pagare, soprattutto in quest’epoca in cui a malapena molte/i sanno attaccare un bottone) che il capo così com’è da prezzo di listino… roba che forse si fa prima a farselo fare direttamente da zero dalla sarta!

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  4. Curiosamente proprio questo fine settimana mi sono ritrovata a parlare dello stesso argomento con una conoscente.
    E’ chiaro che le taglie si sono rimpicciolite ma, come giustamente una mia collega mi faceva notare, a lei non cambia molto prendere una 44 o una 46, non le fa certo venire le paturnie. Ma se una ragazzina, già in un periodo “problematico” come sappiamo essere quello dell’adolescenza, si trova a cercare una 44 tra le “taglie forti” potrebbe non prenderla così bene…

    E a proposito di “produttori di abbigliamento trovano conveniente privarsi di una gran fetta di clientela”, avevi letto questo? http://www.corriere.it/cronache/13_maggio_09/abercrombie-no-taglie-forti_6b78fab4-b8bb-11e2-8563-aab5ecf30b92.shtml
    Io a volte resto senza parole!
    E’ inutile che gente come Franca Sozzani finga di adoperarsi in campagne contro l’anoressia/bulimia se poi comunque continuano a proporre modelli taglia 38 e ad incoraggiare questo tipo di atteggiamenti <.<

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    • anche a me non fa nulla il numero della taglia, ma vorrei trovare delle cose sensate soprattutto vorrei che capissero che una può pesare 68 kg 0270 e non essere sformata e che comunque se ho le spalle 48 non posso tagliarne via un pezzo e che se sono i,75 mica posso cambiare altezza. io sono normale come taglia, ma evidentemente per me ci vuole più stoffa che per una 44 e comunque non voglio indossare della roba informe e senza capo nè coda. no parliamo poi delle stoffe idiote di alcuni modelli

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    • E qui in effetti c’è da fare una distinzione:
      – c’è chi (pure io come Paola) alla fine è completamente indifferente al numeretto che c’è sull’etichetta (pure perchè, come accennato nel post, molto spesso sono appiccicati ad minchiam)… insomma, 44, 52, 66… chissene, mal che vada li si gioca al lotto o si fa cinquina. Importerebbe solo riuscire a trovare un capo indossabile, e qui arriva il problema: modelli “campati per aria” a parte, se un 44 viene etichettato/pensato come 46, dato il fatto che già dalla 48 (in realtà 46) in su siamo nelle taglie “speciali”… ecco, si fa presto a capire che in quel dato negozio non si troverà nulla di indossabile, visto che una “54” (in realtà 52) spesso manco esiste!
      – e poi c’è l’altro lato della questione (non meno importante), che Mika ha fatto benissimo a rilevare: c’è anche chi del numeretto se ne frega eccome. Soprattutto in certi periodi della vita (adolescenza in primis), dove basta una presa per i fondelli nello spogliatoio della palestra della scuola (“Ma porti la 46? Sei una balena!”) per rovinare la salute a ragazzine (ma anche a più “stagionate) che già fanno a pugni con la propria autostima.
      Di Abercrombie avevo letto, ma cosa vuoi che ti dica… H&M ha fatto una scelta “quasi” opposta ( http://www.alfemminile.com/moda/album915139/le-foto-della-modella-curvy-per-i-costumi-h-m-estate-2013-0.html ), e molti commenti che si leggevano in rete definivano la modella una “grassona”. Però ti lascio immaginare in quale dei due negozi io non metterò MAI piede…

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      • Io di mio purtroppo non ho molto da dire sul discorso taglie perchè porto una 42 (ultimamente una 44 e sto cercando di convincermi che sono le taglie ad essersi rimpicciolite e non il mio culo che si è allargato) – il mio unico problema, semmai, è che pantaloni e gonne su di me sono sempre troppo corti perchè credo che la 42 sia una taglia pensata per donne fini al di sotto del metro e 80 <_<''

        Il problema, appunto, è da cercare a monte. Si incazzano perchè vengono proposte solo modelle anoressiche ma quando ne mettono una "in carne" (non mi pareva una cicciona, cristo!) tutti a dire che è grassa. Vabè.
        Siamo noi che siamo sbagliati nel cervello, a questo punto.

        Io però ultimamente in giro vedo queste nuove generazioni di ragazzine supermagre che hanno gambettine esili esili, di "cicciottelle" ne vedo veramente poche. Ed io, al loro posto, non è che vivrei benissimo il rapporto con il mio corpo se fossi circondata costantemente da magrezza eccessiva e se il mondo della moda/showbiz mi bombardasse di icone dello stesso tipo.
        Il messaggio è fin troppo chiaro: go thin or go home!

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        • Il problema di questa mentalità che s’è venuta a creare (e non da poco, ultimamente sta solo continuando a peggiorare) è (non solo tra le adolescenti) che se una è grassa è per “colpa” sua (pigrizia, golosità, ecc). E invece non è sempre così… non lo è tra gli adulti, come non lo è tra le ragazzine. Due esempi rapidi:
          – in classe con me a catechismo c’era sta bambina decisamente più robusta di me, figlia di genitori altrettanto “tondi”. La madre la teneva a dieta (e dico dieta davvero: roba che a cena un piatto scarso di minestrone e a posto… questo alle elementari) stretta e le faceva fare tre sport differenti (nuoto, atletica e ginnastica ritmica), nella speranza che lei dimagrisse/non ingrassasse di più. Niente di nulla da fare: così era, così restava;
          – alle superiori, una mia compagna si mise a dieta (seguita da dietista) con rigore teutonico: non sgarrava di una virgola o di un grammo, se eravamo in giro e non si trovava quello che aveva nel programma, si autoregolava cercando alternative il più simili possibile o riducendo porzioni manco l’acqua gassata, beveva). E in effetti perse parecchi chili, durante l’ultimo anno di superiori. Un buon risultato? Sì, se non fosse che, rivedendola in giro 7-8 anni dopo il diploma, era tornata la stessa di prima della dieta… dimostrazione che o si teneva a dieta stretta per tutta la vita, o il suo fisico tornava automaticamente a quello che era il suo “peso ideale”.
          Insomma, a volte ci sono fattori come metabolismi carogne (metti su pure più delle calorie che hai assunto… a differenza tipo del metabolismo “fast & furious” del Consorte che se magna la Sacher spalmata di mascarpone e non mette su un etto) o ereditarietà contro i quali non c’è storia.

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          • (Vabè, sono deficiente e per sbaglio ho cliccato sul “pollice giù” al tuo commento… non volevo, giuro ç_ç)

            E’ vero che purtroppo molti sono fattori ereditari o comunque, appunto, metabolisimi diversi che per quanto possiamo combattere non riusciremo mai a cambiare.
            E non trovo nemmeno giusto che una persona debba vivere tutta la vita con l’angoscia da “se mangio anche solo una forchettata di pasta metterò su mezzo chilo”, cioè, scherziamo? che vita ci ridurremmo a fare privandoci di ogni cosa?

            Ma vallo a spiegare ad un ragazzino, tanto la compagna di classe cicciottella verrà comunque presa in giro u_u

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            • Il punto è che al “ragazzino” bisognerebbe spiegarglielo… invece m’è capitato di sentire osservazioni o raccomandazioni molto poco sane (a volte per i contenuti stessi, altre volte per il modo) fatte proprio da parte di nonni o genitori. Una volta che ho portato l’Aquilina dalla pediatra, c’erano in sala d’attesa anche una mamma con due pargoli (maschio e femmina) sugli 8-10 anni e relativa nonna.
              La nonna ha passato tutto il tempo a far terrorismo alla ragazzina (assolutamente normale, anzi, più magra che altro) dicendole che doveva stare attenta con le merendine perchè la figlia della tale che aveva un anno più di lei l’avevan dovuta già mettere a dieta, e che dover esser già a dieta è una brutta cosa, che dopo non avrebbe più potuto mangiar niente, ecc. ecc.
              Ora, un avvertimento può starci. Ma mezz’ora di sta solfa aveva riempito i coglioni già a me…

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