Tradizioni di famiglia

Dai tre ai cinque anni, nei mesi da giugno a settembre (in pratica quelli in cui si passava ai pantaloni corti), ho convissuto più o meno ininterrottamente con un bel paio di crostoni sulle ginocchia (e il ginocchio destro ne porta i segni ancora adesso). Non sto dicendo che non ne avessi avuti anche prima dei tre anni… è solo che prima di allora non ricordo, di preciso. Però immagino che, avendo iniziato a camminare/caracollare a 14 mesi, le mie ginocchia non siano certo rimaste intonse fino ai 36! Con le elementari, il ritmo iniziò a rallentare: sempre più spesso riuscivo a far guarire una sbucciatura prima di procurarmi la successiva.

Quando poi andava di lusso, capitava anche l’en plein: ginocchia e gomiti sbucciati. Sì, pure i gomiti: perchè c’ho messo parecchio a mettermi in testa quella storia di “Butta avanti le mani, che ti fai meno male!”. Meno male un piffero: poi mi scortico tutte le mani!! Insomma, questa tecnica non mi convinceva… e per parecchio ho capitombolato alla sperindio per non arrotarmi i palmi delle mani.

E allora eran cerotti quando si poteva (se lo sbrego riusciva a star sotto un cerottino), disinfettante come se piovesse (god bless chi ha inventato il Citrosyl, che prima con l’alcol 90° ogni disinfezione era una tortura cinese… “No mamma, lascia stare ti prego… sì, ho capito che va pulita… ma sul serio, preferisco il tetano!”), rete tubolare e garze che sistematicamente si appiccicavano alla crosta (e levarle per sostituirle era un’altra goduria…) quando la situazione si faceva più tosta. Fortunatamente a casa mia non usava il Mercurocromo… due versioni, di sta tintura disinfettante, si vedevano in giro sulle ginocchia di altri miei coetanei: la rossa, che pareva t’avessero amputato l’arto e poi l’avessero riappiccicato lì come capitava, e poi la nera. Ecco, la nera mi inquietava proprio e basta. Non voglio dire che mi facesse paura, probabilmente solo senso… ma ecco, se gli infortunati medicati “a lutto” mi giravano al largo ero più contenta!

DSC06468Comunque: ecco, se potevo avere dubbi su di chi fosse figlia l’Aquilina, direi che la foto qua li chiarisce tutti. Tenete conto che la soggettina che ha iniziato a camminare da sola da meno di cinque mesi, e i tragitti più lunghi ancora se li fa sul passeggino. Insomma, tecnicamente si perde ancora un sacco di possibilità per franare a terra. Però secondo me è sulla buona strada per calcare le mie orme, quanto a sbucciature. “Si farà”, insomma. Tutta sua mamma, la cucciola!

Pure perchè, nonostante la sua scarsa esperienza in deambulazione su due zampe, l’Aquilina corre imperterrita “alla Arale“, cambia direzione nella maniera più repentina e casuale possibile (eventuali ostacoli fissi o mobili sul vecchio o nuovo percorso non la influenzano minimamente: tanto quando s’ammolla non guarda nè dove va di preciso nè dove mette i piedi), di norma ha lo sguardo rivolto in direzione “random-purchè-non-sia-quella-dove-sto-andando” e per parecchio c’ha tenuti in scacco col dubbio “Ma sarà che dobbiamo trovare sinonimi delle parole «piano» e «fermati» perchè non le capisce, oppure il problema è che ha i comandi al contrario e per farla rallentare dovremmo dirle «Corri più forte, dai!»?” (con la seconda opzione, però, si rischia di tirarsi addosso le occhiatacce scandalizzate di tutta la fauna umana adulta presente in loco… ecco perchè non è mai stata testata).

Poi è uscita questa strip di Eriadan e ho avuto l’illuminazione: l’Aquilina di cestini del rusco deve averne piazzati almeno due in posizione “strategica” dietro entrambi i timpani, con la scusa che la testolina è piccola e che non c’è spazio altrove per metterli! 😀

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8 pensieri su “Tradizioni di famiglia

    • Tra lividi, scorticoni e becchi di zanzara (quest’anno la stanno massacrando, l’anno scorso non se n’è presa mezzo…) ha le gambe che dal ginocchio in giù paiono due carte geografiche… finchè si va al parco a giocare in maglietta e calzoncini, amen: fai finta di non vedere che pure i maschi son messi meglio di lei, e via.

      Ma diciamo che fa una certo effetto quando usciamo a passeggio con su i vestitini “principessa style” (che tra quelli che le piglia mia zia e quelli che ci sono arrivati da una vicina della nonna del Consorte, non so neanche se arriverà a metterli tutti)… 😀

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  1. ahahahaha che ridere! Pensa che io sulle ginocchia ho ancora le cicatrici delle mie cadute da piccolina… è che ci cadevo così tanto spesso che le ferite non facevano in tempo a rimarginarsi! 😀

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    • I problemi alla vista credo diano una buona scusante, in questi casi.
      L’Aquilina invece ci vedrebbe fin troppo bene, ma impiegare gli occhi per guardare dove va deve sembrarle una perdita di tempo, con tutto quello che c’è da vedere in giro…

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  2. mmm… dev’essere parente tua pure la Puzzola, allora! Dico sempre : fortuna che ha imparato a camiinare quando aveva ancora i pantaloni lunghi, sennò sai che roba? 🙂

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    • Sai qual è il problema (o meglio, uno dei problemi)? Che a camminare pure l’Aquilina ha iniziato che aveva i pantaloni lunghi (febbraio)… è a correre, che ha iniziato a prenderci gusto quando ha messo le braghe corte! 😀

      P.S. Stamattina, cadendo lunga distesa nel vialetto del parco, ha “inaugurato” pure il gomito destro… evvai! 😉

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