Sorprese e vizi ereditari

Catz

Alcune delle mie “vittime”, recenti e non

Che mi piacciano i gatti devo averlo già scritto. Più e più volte, direi… Non ricordo però se ho mai scritto di un’abitudine che ho da quando son riuscita a metter le mani su una macchina fotografica, e cioè di fotografare tutti i gatti (conosciuti e non, soprattutto non) che mi capita di vedere in giro, se solo ci riesco.

E, quando possibile, di farmi pure fotografare con loro: ho una foto scattata nell’89 a Canazei con in braccio un micino autostoppista arrivato lì di nascosto da Trento (s’era infilato nell’auto di un tizio che era andato a Trento a trovar sua zia: vedendomi nel parcheggio dell’albergo col gatto, gli scappò un “Cavoli, il tuo gatto è uguale uguale a quello che mia zia ha perso ieri!” “Guardi, non è mica miostava qui fra le macchine, ma non deve esser randagio: è troppo affettuoso!” sua zia recuperò il micio, io ottenni una storia carina da ricordare) e un altro paio fatto in Turchia (queste scattate, in entrambe le occasioni, mentre metà della comitiva con cui viaggiavo ammirava il micio e l’altra metà teorizzava sulle terrificanti malattie infettive e non che mi sarei beccata ad averlo tenuto in braccio).

Negli ultimi anni, avere sempre con me il cellulare con la fotocamera mi ha aiutata parecchio in queste imprese… ma più che altro, diciamo che l’invenzione delle fotocamere digitali è stata una gran cosa: prima “sprecare” una foto su un rullino da 24 (che magari doveva durarti una settimana perchè stavi visitando un posto dove non avresti più avuto occasione di tornare) era a metà tra la stranezza e l’idiozia. Ora che la fotocamera monta una SD da 8 Gb… ci stanno tutti i gatti che voglio a costo e “rimorsi” zero!

Ma andiamo avanti. In febbraio a mia zia s’è rotta la macchina fotografica, che ancora funzionava a rullini. Per farla breve, il suo fotografo di fiducia stavolta l’ha convinta a sostituirla con una fotocamera; io lì per lì mi son preoccupata (“Oddio, dopo l’assistenza per i cellulari, ci mancava solo la fotocamera…”), invece devo dire che mia zia se la sta cavando bene: come funziona l’ha capito (c’è da dire che la fotocamera è impostata in modo da far tutto in automatico, caffè escluso), il suo fotografo al paese la sta assistendo come promesso quando ha dei dubbi, l’unica cosa che alla fine sto facendo io è ricordarle – quando viene a trovarci – di darmi la fotocamera il giorno prima di ripartire, in modo da scaricare le foto che ha fatto sul mio PC e da archiviarle man mano (mia zia – deo gratias – non ha il computer), così quando la SD avrà bisogno di esser vuotata potrà cancellare quel che le pare senza preoccupazioni: una copia di tutto ce l’ho io. E poi la fotocamera nuova è rossa lucida fiammante e già solo per quello mia zia è contenta come una Pasqua.

Premetto che mia zia, della famiglia, è forse la meno gattofila di tutti: forse perchè il siamese (gatto forse un po’ nevrotico) che ha vissuto con loro tra gli anni ’60 e ’70 aveva ben pensato di azzannarla/artigliarla ben due volte (per chi volesse, la Shunrei in coda e vibrisse narrò di questo episodio in questo ormai antichissimo post…). Comunque, non dà gran confidenza nè alle mie due feline, nè a Siria (la gatta di mio padre) e questo suo “star sul chi vive” si riflette anche nel modo che ha di approcciarsi ai gatti (ad esempio, ritrarre velocemente la mano quando il micio allunga una zampa o il muso… il modo migliore per beccarsi un graffio involontario).

L’altro giorno stavo dando una sistemata alle sue ultime foto fatte (più che altro, stavo girando per il verso giusto quelle verticali), che ho scaricato sul PC quando è venuta qua a inizio luglio. A fine giugno, trovo delle foto di una messa con pranzo a seguire, celebrata in una cappella non so dove sui monti intorno al paese di mia zia. Panorama splendido, comitiva ben assortita, insomma… deve esser stata davvero una bella giornata. Raddrizzando quelle foto – sorpresa! – ad un certo momento spunta fuori questa:

GattoZia

Eggià: a questo punto, quello di andare in giro e fotografare gatti deve proprio essere un male di famiglia… 😀

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4 pensieri su “Sorprese e vizi ereditari

    • Eh, magari… io ho avuto il mio primo gatto “in condivisione” (non era nostro ma dei padroni di casa… però stando nel cortile comune – l’idea era che dissuadesse i topi dal venir su dalle fogne – potevo pastrugnarlo un po’ anch’io) a 11 anni, e la prima micia veramente “mia” è arrivata che ero già maggiorenne.
      Avendo le possibilità (sia di spazio che economiche, che quando ci si assume la responsabilità di un animale poi bisogn anche farlo per bene) farei volentierissimo pure io come te! 🙂

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