Mobbasta

altalenaPomeriggio di maggio, parco comunale. Zona giochi per i più piccoli (0-6 anni), altalene. Aquilina che dondola, quel poco che ormai accetta di star sull’altalena (da quando ha scoperto quanto è bello correre e usar lo scivolo, col piffero che la tenete ferma in quella “gabbietta” pendolante più di qualche manciata di minuti). Accanto all’altalena usata dall’Aquilina, coppia di mezz’età con pupo coetaneo dell’Aquilina, D., su passeggino: è uno dei pomeriggi che questi due amici dei miei hanno in custodia il nipote di una loro cugina, e ne approfittiamo per due chiacchiere e per far stare insieme i bimbi un’oretta.

Sono le 17.30 circa, in giro pupi sparsi e di età svariate tra i frequentatori di asilo nido e chi va già alle medie. Le altalene sono ovviamente tra i giochi più gettonati, e ci sono un paio di “prossimi utenti” in coda anche presso quella di sinistra.

L‘Aquilina inizia a dar segno di esser stufa, così inizio a rallentare l’altalena. Nel frattempo N., la moglie, inizia a sganciare le cinghie per tirar su D. e mettere lui sull’altalena. Ebbene: nel tempo che levo l’Aquilina dal seggiolino e la poggio a terra, arriva da “fondo campo” di corsa una bambina più grande, si arrampica da sola sul seggiolino e, raggiunta a breve dalla madre, attacca a dondolarsi come se niente fosse. N. resta lì con D. in braccio, basita. Io non mi attento a dir nulla, perchè in fondo non starebbe a me lamentarmi… e con le balle costantemente in 3^ come ho, non mi pare il caso di rischiare di fare io una scenata. La mamma dell’usurpatrice fa assoluta finta di niente e sta ben attenta a non incrociare lo sguardo di nessuno.

Stessa scena – con protagonista salta-fila diverso, però – è ricapitata qualche mattina dopo, mi racconterà poi N. la volta successiva che ci vediamo. E anche lì lei non ha detto niente, nè al bambino nè all’accompagnatore… un po’ perchè non sapeva come evidenziare qualcosa che era (o avrebbe dovuto essere) palese, un po’ perchè (visto che ultimamente non sai mai come diamine reagisce la gente a un’osservazione pur fatta in modo civile) non aveva voglia di rischiare di far scenate  con il piccolo D. presente.

E io mi chiedo: ma insegnare ai bambini (che a 4-5 anni son cose che già capiresti da un po’, direi) che esistono le file e che è il caso di rispettare il proprio turno è passato di moda? Non dico dar la precedenza ai più piccoli, come chiedeva a gran voce per la sua protetta (in un altro parco) la mamma di una bimba più grande dell’Aquilina di almeno un anno (faccio presente che in quell’occasione l’Aquilina era regolarmente in fila presso lo stesso scivolo in attesa del suo turno). Dico proprio semplicemente rispettare il proprio turno e imparare ad aspettare.

Cambiamo contesto.

Pomeriggio di giugno, interno di grande magazzino. Sto passando nel corridoio (piuttosto stretto) in fondo alle corsie, tenendo per quanto possibile la mia destra spingendo il carrello con su l’Aquilina. D’improvviso, da una delle corsie sbuca camminando all’indietro  senza guardare una tizia, che sbatte il gomito contro il manico del mio carrello e per poco non sbatte pure addosso alla pupa. Sottolineo: il gomito contro il manico del mio carrello, il che vuol dire che io ero già oltre di lei di almeno mezzo metro di carrello, e che dovevo ancora passare con quel 30-40 cm di me e carrello: m’ha presa lei in pieno, non è che l’ho “tamponata” io col muso del carrello. La tizia si lascia scappare un “Ahi!”, io visto che l’Aquilina non s’è neanche spaventata continuo del mio passo sacramentando in silenzio.

E da dietro sento la tizia che se ne esce a voce alta rivolta al nulla con un “Ma guarda, mi sbatte contro e non si scusa neanche!”.

Al che mi fermo, mi giro, la guardo e “Se lei cammina all’indietro senza nemmeno guardare dove sta andando, direi che la colpa non è certo mia. Di cosa devo scusarmi, del fatto che lei non sa andare in giro?”. Poi mi son voltata e amen, ho ripreso la spesa. Perchè almeno la tizia ha avuto il buon gusto di non replicare. Mica mi aspettassi che si scusasse lei per esserci franata contro vagolando alla cieca… ma che provi pure a scaricare la colpa addosso a me poi no, eh?

Ecco: credo che tempo fa, vista la ligia educazione che m’hanno inculcato i miei, probabilmente mi sarei effettivamente scusata (forse “di esistere”, visto il contesto) pur non avendo fatto un bel niente di male (se non aver dimenticato di smaterializzarmi per il tempo necessario a far attraversare alla tizia il mio carrello, sempre rinculando).

Ma ora basta: ad esser gentili, civili ed educati con chi non lo merita credo che non ci si ricavi nient’altro che esser calpestati una volta di più (come è già successo due volte a N. per la storia dell’altalena)!

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12 pensieri su “Mobbasta

  1. Ecco, forse stavolta non sono d’accordissimo con te. Credo che io, a priori mi scuserei (forse per l’educazione inculcata di cui parlavi tu), perché secondo me dobbiamo essere noi a priori personcine “impeccabili” per noi stessi, mica per altro! Ciò non significa che non debbano rispettarci, e infatti quando capita che qualcuno ci soffi il posto al parco, magari anche ridendo io lo faccio notare (a grandi e piccoli, almeno da qualcuno si sentiranno dire che non è tutto di loro proprietà): cavoli, io faccio rispettare la fila alla puzzola un anno e mezzenne e gli altri no?

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    • Guarda, ti ammiro: io a forza di esser trattata da pezza da piedi per seguire l’educazione impartitami (perchè c’è gente che se fai notare qualcosa in maniera cortese, non coglie o la prende come scusa per far finta di non capire)… ecco, ormai mi son stufata. Mica che mi faccia piacere, intendiamoci.

      E per il fatto del rispetto delle file, ti racconto giusto questa…
      Nella mia città c’è un parco con una fichissima “collina di scivoli”: c’è una rampa di legno che sale su per una montagnola (niente gradini o pioli, quindi è accessibile anche per i bimbi più piccoli), e dalla cima partono a raggiera ben 4 scivoli diversi (con sponde belle alte, quindi anche i più piccoli sono al sicuro), distanti tipo 30 cm uno dall’altro.
      Un pomeriggio di maggio eravam lì con l’Aquilina (18 mesi, caracollante da 3), a giocare in quel gioco c’erano altri 3-4 bimbi di 7-8 anni e un’altra bambina di forse 4. A un certo punto, i bimbi più grandi si fermano in cima a chiacchierare: diciamo che “bloccavano” l’accesso a due dei 4 scivoli (i più vicini alla salita… ma ripeto: più vicini di un niente).
      Nel mentre arrivan su l’Aquilina (col Consorte alle costole) e la bimba di 4 anni.
      Da sotto la collinetta una tipa urla ai bimbi più grandi: “Lasciatela passare, che è piccolina!!”… Io lì accanto – dì che son scema – penso si riferisca all’Aquilina… al che le rispondo sorridendo con un “Non si preoccupi, gli scivoli son 4… può benissimo scendere da uno degli altri!”.
      Ecco: mica si riferiva all’Aquilina.
      Era la mamma della bimba di 4 anni che sbraitava perchè liberassero la strada alla sua pupa per non farle fare mezzo metro in più.

      Ora: io con sta tipa avrò forse fatto una figura del cavolo. Però permettimi di dire che non mi sembra molto il modo di trasmettere regole sane di convivenza “parchesca”…

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      • Qui sinceramente mi son trovata sempre abbastanza bene, sia con bimbi grandi che con quelli piccoli, diciamo che tutto sommato c’è un buon clima parchesco! Certo, a volte alcuni bimbi più grandi “ci provano” a segnare il territorio, e a volte lascio correre, cioè, se la Puzzola vuole andare sull'”affare che gira” e ci sono loro, chiaramente la distolgo, che avranno diritto pure loro ad andare forte senza una bimbina che rompe. Al contrario però, se lei ci è appena salita e loro dicono “adesso dobbiamo andare noi” faccio notare che è appena salita e poi sarà il loro turno. Il problema però è effettivamente più grande se ci sono degli adulti “consenzienti”, lì i bimbi in effetti si sentono spalleggiati, o perlomeno non limitati e tendono a continuare con la loro prepotenza. Però, ti ripeto, io a farlo notare non ci metto niente, magari non mi ascolteranno, ma almeno sapere che quel che fanno non è “cosa buona e giusta” prima o poi lascerà una traccia anche minima… 🙂

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        • Ti dirò, io ho notato una cosa che mi lascia un po’ perplessa, riguardo ai bimbi “grandi”.
          Io son figlia unica, però ricordo che quando ci si trovava a giocare con bambini più piccoli (e mi capitava spessissimo, dato che la mia vicina di casa aveva 2 anni meno di me) mia mamma (e così facevano anche gli altri adulti con i rispettivi figli) si raccomandava di stare attenta non solo per me, ma anche per i piccolini: nei limiti dell’umana ragionevolezza, se si fossero fatti male sarebbe stata anche responsabilità di noi “più grandi”: capitava quindi che bambini con pochi anni di più distogliessero i piccoli dal fare qualcosa di “rischioso” che in realtà loro stessi avrebbero voluto (e magari potuto, ma che non facevano per non dare il cattivo esempio e farsi imitare “col rischio di”…) fare.
          Diciamo che nessuno è mai stato punito se uno più piccolo si sbucciava un ginocchio, però questo discorso ti faceva da una parte sentire importante, e dall’altra ti spingeva a tutelare il tuo “protetto” da qualche testina di cavolo (sempre esistita). Di riflesso, anche i più piccoli percepivano questo comportamento e più avanti avrebbero fatto lo stesso.

          Ora invece m’è capitato più volte di notare che i più grandi dei più piccoli se ne fregano (quando va bene e i genitori vedono, parte un rimprovero… se no amen): se se li trovano “in mezzo” le spinte non conoscono età, e la pazienza verso chi deve ancora imparare come funzionano i giochi sembra essere un optional.
          Di più: ho visto spintoni e gesti maleducati fatti verso bimbi più piccoli da bambini che erano al parco con i fratelli minori (‘nzomma, manco la scusa d’esser figli unici e non sapere come si trattano gli altri bambini, c’avevano)… diciamo che questa cosa mi inquieta un po’…

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  2. Le cose successe al parco a volte capitano anche qui e mi mandano in bestia…ma credo che più che di bambini maleducati,si tratta di adulti maleducati e che non sanno insegnare nulla ai propri figli
    Peró secondo me la vostra amica qualcosa avrebbe dovuto dire,se non alla bimba almeno alla mamma, anche se da fuori ovviamente è sempre più facile parlare!

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    • Ma difatti son cose che sono da discutere tra “adulti”: i bambini c’entrano fino a un certo punto, se chi li educa se ne è fregato di farlo come si deve (personalmente mi guardo bene dal riprendere i figli altrui… al massimo commento ad alta voce il comportamento segnalandolo come sbagliato all’Aquilina).

      Mi correggo leggermente: “sarebbero da discutere tra adulti”, perchè il problema è che la gran parte dei responsabili ormai porta i figli al parco tenendo il naso o l’orecchio incollato allo smartphone: poi il pargolo combina qualcosa, e loro non se ne accorgono (o fan finta, per non dover abbandonare le loro impellenti attività) o non ci credono (quando qualcuno prova a farlo notare)… in ciascuno dei casi, si guardano bene dall’intervenire.

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  3. Ecco, in questi casi quello che ritengo più sbagliato è il comportamento dei genitori che crescono i figli dando questi pessimi. E di contro credo che sia anche “educativo” far vedere che ci si oppone ad un comportamento scorretto: insegnare, insomma, che bisogna sempre parlare se c’è qualcosa che non va (con le dovute maniere, ovvio).

    Anche io, purtroppo, per il tipo di educazione che ho ricevuto, non riesco ad “impormi” come vorrei quando mi viene fatta una scorrettezza… però poi si finisce a fare la pezza da piedi degli altri per tutta la vita <.<

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    • E’ proprio quello il punto: alla tenera età di 34 anni mi son stufata del fatto che ormai educazione risulti sinonimo di coglionaggine.
      Sono completamente contraria a questa equazione, e ci credo ancora a “buongiorno-scusi-grazie-prego-perfavore-posso-le spiace…?” e compagnia bella… ma non ce la faccio più a seguire tali principi nella maniera assoluta che mi è stata insegnata (“Tu devi comunque essere educata, se gli altri sbagliano non deve interessarti”): finchè i maleducati sono la minoranza, funziona (nella maggior parte dei casi, la tua cortesia viene ripagata con la stessa moneta).
      Quando invece gli idioti imperversano, finisci appunto col diventare uno zerbino pubblico… e credo che non sia un gran buon esempio da dare a un figlio nemmeno questo, se vogliamo.
      Comincio ad essere dell’idea che la buona educazione sia da riservare a chi dimostra di meritarsela. Si inizia educatamente con tutti, ovvio… ma poi chi si comporta da cafone merita di ricevere indietro lo stesso boccone (anche se, come te, pure per me è una fatica estrema impormi e il più delle volte – soprattutto per cose di poco conto che riguardano solo me – lascio perdere)!

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      • Esatto, sono d’accordo!
        Va bene essere gentili ed educati con tutti, ma se poi di rimando ricevi solo scortesia, allora diventa uno spreco cercare di essere gentili. Anche se questo, in un certo senso, significa abbassarsi al loro livello.

        Cioè, per esempio, la deficiente che dicevi tu del supermercato si meritava la risposta che le hai dato. Solo che a volte manca anche la prontezza per rispondere a tono, è che spesso non ci si aspettano nemmeno certe cafonaggini…

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        • Quello è un classico: di solito le risposte migliori ti vengono in mente minimo minimo due ore dopo il “fattaccio” (e a ben pensarci è un altro ottimo motivo per smettere di farsi remore e slegare la lingua le rare volte che invece si ha la risposta pronta: quando ci vuole, ci vuole!)… 😀

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    • Lasciamo perdere, se solo ripenso a quella farsa vergognosa di Calderoli che si permette paragoni imbarazzanti già alla materna (imbarazzanti nel senso che se te ne esci con una vaccata così, i tuoi compagni treenni ti guardano come se fossi lo scemo del villaggio) sulla Kyenge, mi vien la nausea.
      Che poi, non per fare facile ironia, ma… ma davvero, Calderoli che critica qualcuno (chiunque) per l’aspetto fisico? Ma siamo ben oltre il bue che dà del cornuto all’asino…

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