L’appetito, questo sconosciuto

20100217_121513Approfitto del blog per uno sfogo… e per provare a chiedere un consiglio.

Nelle ultime settimane abbiamo fatto qualche esperimento per convincere l’Aquilina a metter sotto i denti cibi più solidi di quelli cui s’è fermata da un paio di mesi e ci siamo solo resi conto che per lei saltare la merenda (gli esperimenti li abbiamo fatti appunto col pasto di metà pomeriggio, mettendole davanti diverse proposte “a pezzetti”, al posto del solito yogurt o cremina che sia… e assistendo sistematicamente al loro *splaf* sul pavimento senza passare dalla bocca) è uno degli ultimi suoi problemi esistenziali. Anzi: forse le faremmo pure un favore a non fargliela manco più fare. Perchè voglio dire: non sarebbe logico che, avendo pranzato alle 12.15 e avendo lanciato in giro le proposte di merenda alle 16, un essere umano normale arrivato alle 19.15 abbia un po’ di famina? Maddechè. S’è giusto degnata di buttar giù la cena, come al solito.

Non sono i sapori a metterla in difficoltà. Sono le consistenze… diciamo che non ha in generale un gran istinto di “mordere” o mettere in bocca (non ha mai voluto il ciuccio, non s’è mai succhiata il pollice, non ha mai rosicchiato giochini), il che unito non tanto ad una mancanza di curiosità nei confronti del cibo (raramente fa capire che vorrebbe assaggiare quel che mangiamo noi) ma proprio a diffidenza nei confronti di cibi “nuovi” è un pasticcio non da poco. Per dire: ho tentato di fare il “salto” dalle pastine “piatte” a roba tipo conchigliette… apriti cielo! Due pranzi d’inferno, nel corso dei quali ha addirittura rispolverato uno dei suoi vecchi trucchi da biberon (quando proprio non voleva più essere importunata con la storia del bevi-il-latte): ha finto l’abbiocco improvviso. Ecco, immaginatevi una pupa di 20 mesi che alle 12.45 (sveglia dalle 9 di mattina dopo oltre 10 ore di sonno) si “addormenta” di botto sul seggiolone (testa che ciondola, occhi sigillati… bocca cucita…)… quando di solito sta sveglia come un grillo ancora per un’oretta prima del sonnellino. Casualità (come no): il giorno dopo, che siam tornate agli anellini… oh, Morfeo ha atteso come al solito le 13.30 prima di presentarsi, va’ che roba! Ecco, st’attacco di sonno simboleggia bene quello che secondo me è uno dei suoi “problemi”: è pigra. Un po’ non sente la fame, un po’ non le va di far fatica per un bisogno che per lei non è tale… frittata fatta.

Roba che mi sta frullando in testa l’insana idea di iniziare a piazzarle davanti un piatto con “quello che potrebbe mangiare” (considerati anche i suoi 13 dentini) a quasi due anni, e lasciarla lì “pranzando/cenando” tutti insieme (eh, perchè ancora si mangia “prima lei e poi noi”, dato che se voglio che mangi… l’unica è imboccarla). Quando noi abbiam finito di mangiare e lei di lasciarsi cadere cibo tutt’attorno, i piatti se ne vanno: ci vediamo al prossimo pasto. E così fino a quando non si decide a mangiar qualcosa o svanisce per inedia… tanto per cavarsi la curiosità di vedere quale delle due opzioni si verifica prima.

Sto ovviamente scherzando: “purtroppo” non credo che ce la farei proprio a far finta di niente mentre mi passa la giornata a digiuno (lei invece son convinta che non farebbe una grinza). Però ne ho tanta tanta voglia, e se non fosse che da marzo ha un po’ calato i tempi per mangiare (fino a febbraio, impiegavamo sulla mezz’ora a botta ogni colazione/merenda, e sui 45-50 minuti per ogni pranzo/cena… ora colazione e merenda le spicciamo in un quarto d’ora, per pranzo e cena non arriviamo alla mezz’ora. Butta via…).

E qui mi permetto appunto un appello: se qualche mamma (ma anche papà, se qualcuno s’è smazzato la questione) di bimbo inappetente (magari ora ex-inappetente) ha consigli… si faccia sotto. Io credo di aver finito le idee, e ancora stiamo a pastina asciutta, pesce sminuzzato, uovo strapazzato, carne frullata e verdure nuclearizzate (quelle forse, cotte, le mangerebbe anche a pezzetti… ma mi tocca fargliele a purè per agevolare l’accesso di pesce, uovo & co.). Pure perchè la soggetta non dimostra interesse verso (quasi) alcunchè… e per quanto riguarda il “(quasi)”, diciamo che non c’è nulla che sia mai riuscito a diventare un “pasto” (esempio rapido: l’assaggio di Golfetta che ha preteso e ottenuto [non vedrei di buon occhio gli insaccati alla sua età, ma ormai salvo caffè e alcolici sarei disposta a propinarle di tutto… se lo mangiasse] ha fatto la fine di una Big Babol: un quarto d’ora dopo l’ha risputato mezzo masticato).

Ah, ho specificato “mamma di inappetente” giusto perchè mi son resa conto che a parlare di sto inghippo con chi ha cresciuto o sta crescendo una piccola idrovora… ecco, ‘un ci si capisce. Con tutta la buona volontà, mica per cattiveria, ma giustamente il “genitore-di-pupo-normoappetente” fa parecchia fatica a concepire che possa esistere un pargolo che non si ficca in bocca cose a quattro palmenti chiedendo bis e tris… di conseguenza, molti dei consigli che ho ricevuto non trovano purtroppo applicazione pratica con l’Aquilina: il classico “prova a farla giocare col cucchiaino  o lasciare che prenda il cibo con le mani” è già stato messo in pratica: diciamo che s’è trattato semplicemente di due modi alternativi per favorire l’incontro cibo-pavimento. Senza passare dalla bocca, ovvio. 😦

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26 pensieri su “L’appetito, questo sconosciuto

  1. forse è per la qualità di cibo che le dai, che non ha appetito. comprendo che è piccola, ma visto che ha quasi due anni, potresti farla mangiare i cibi che mangiate voi, ovviamente se cucini con un criterio di digeribilità adatto a lei.
    Sono i gusti monotoni che annoiano i bambini. Fai un piatto un po’ più gustoso ed evita i fuori pasto. se mangia bene nei tre principali, è più che sufficiente. Sono stata una bambina che mangiava poco, ed anche mia figlia, ci è voluta tanta pazienza, ma alla fine, l’appetito viene. E soprattutto falle fare moto, portala in giro, l’aria fa appetito.
    auguri ;D

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    • I fuori pasto non esistono… insomma, non è che ai pasti non mangia perchè magari tra la merenda e la cena scafa 4 biscotti. Non mangia e basta…
      Quello che mangiamo noi ci abbiamo provato più volte a darglielo, ma non c’è verso: se provo a imboccarla per vedere se almeno assaggia (con il cucchiaio o con le dita, è uguale) gira la testa, si innervosisce, piange. Se le lascio semplicemente il boccone davanti e la faccio arrangiare (chissenefrega se mangia con le mani o si sporca, giusto? Basta che mangi!), quando va bene lavora un po’ il cibo con le mani e poi lo butta in terra, quando va male lo butta in terra e stop… senza nemmeno provarci, ad assaggiarlo.

      Per il moto, ti assicuro che ne fa e neanche poco: parco (se non diluvia) minimo una volta al giorno (oggi sia mattina che pomeriggio, per dire… due diversi), e anche in casa non è capace di giocare tranquilla tipo seduta per terra con le costruzioni, i puzzle o i pupazzi: è sempre in movimento costante (il gioco che le piace di più è far “ginnastica” su e giù dal lettone). Nada… al momento dei pasti, non cambia niente!)

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  2. BEh, tu lo sai, la Puzzola la usiamo per finire ciò che non mangiamo noi, quindi non posso esserti utile. Lei mangia le nostre pietanze (prima nella versione più sana, ora le stessissime nostre) da quando aveva un anno, e, soprattutto, le mangiava da sola (visto che ha iniziato ad usare la forchettina all’alba degli 11 mesi) e si mangiava tutti insieme. Tutto questo non è per farmi la splendida, ma tanto che per dirti che qui, quando lei ha deciso che alcune cose non le andavano (le stesse cose che aveva sempre mangiato, non qualcosa che non fosse di suo gradimento), non le abbiamo mai dato alternativa: quello c’è e quello mangi, se non lo vuoi vuol dire che sei sazia. Certo, con una che di solito mangia è più facile farlo (anche se nel frattempo sei lì che ti fai mille pippe mentali), sai che prima o poi cede, ma nel tuo caso… Non so, al limite potresti provare a fare come dici: si mangia tutti assieme, e vedi quanto riesce a resistere. Magari all’inizio prova con qualcosa che sai che le piace un po’ di più (pizza? Pasta? Vedi proprio non so cosa proporre!) e vedi come va… Nl frattempo, sappi che ti stimo assai, io l’avrei già “data indietro” da un bel po’ se avessi implorarla ogni volta!

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    • Alternative non gliene ho mai date: le lagne le fa con qualsiasi cosa, quindi quel che è preparato si mangia. Difatti, da questo punto di vista, devo dire che non c’è nulla che lei rifiuti: broccoli, spinaci, merluzzo, salmone, piselli… il problema è che li mangia sì, ma solo a modo suo (per semplificare diciamo che, frullato, si riesce a farle mangiare qualsiasi cosa). E insomma, è ben ora che la pianti con pappette, creme e quant’altro! Anche perchè, per imparare a mangiare da sola, i cibi solidi sarebbero molto molto più semplici da gestire (anche solo con le mani, al galateo penseremo poi).

      Mettiamola così: finora crescere è cresciuta (è sui 12 kg per ormai 90 cm buoni), mantenendo le sue curve di crescita regolari e i percentili (95° per l’altezza, 10°-25° per il peso, mi pare)… ma appunto perchè c’ero io a badare che mangiasse, regolarmente e di tutto (e, deogratias, non ha nè allergie nè intolleranze… pure i mirtilli – cui mio padre è allergico – le fanno una pippa). Prima di metterla lì e lasciare che (non) faccia lei… ecco, come minimo vorrei l’autorizzazione della pediatra. Perchè l’Aquilina è talmente zuccona che non ho la minima idea di quando (e se) finirebbe con lo sciopero della fame…

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      • Innanzitutto ti dico che coi suoi 90cm potrebbe essere la “mamma” della puzzola, che da poco ha superato gli 80 (per cui a nutrienti direi che sta messa bene!), e poi, hai provato a parlarne con la pediatra? magari, anche solo perché ne vedono passare tanti, ha qualche dritta da darti! Oppure, e magari è una grandissima cavolata, hai occasione di farla mangiare assieme a suoi coetanei (chessò andate a cena con una coppia di amici bimbo muniti… Una merenda con qualche amichetto del parco….)? Sai mai che l’emulazione torni utile…

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        • La pediatra? A parte “continua a provare”, a febbraio c’ha spediti dalla gastroenterologa (ospedale di città vicina a 16 km)… per evitare che venisse visitata a dicembre 2013 siamo anche andati a pagamento (attesa: un mese). E la gastroenterologa ha detto che… non ha niente che non vada.
          Da lì s’era parlato di: logopedista, psicologo (con cui avremmo dovuto parlare noi genitori, essendo la pupa non parlante) e – udite udite – neuropsichiatra. Ah, e poi esami completi di sangue, urine, analisi per celiachia, diabete, e non sto a ricordarmi che altro. E sai perchè il test per la celiachia? Perchè aveva la pelle un po’ secca. Mica darmi il nome di una crema per il corpo un po’ più tosta, noooo (ti dico solo che ho risolto la questione pelle secca semplicemente cambiando marca e usando quella della Mustela… che è ottima sì, ma non è certo un medicinale).
          E sai perchè il test per il diabete? Perchè era annotato che mia madre era diabetica. E certo: peccato che si sian tutti dimenticati che mia madre non aveva una forma di diabete ereditario (unica in tutta la sua famiglia, la sorella gemella ha una glicemia da manuale a quasi 80 anni e mangiando… ebbene sì (“lasciamelo dire, zia!”) anche svariate porcherie), ma se l’era ritrovato perchè le avevano mezzo scassato il pancreas durante la gravidanza (facendole fare l’insulina invece di chiederle che cavolo ingurgitasse, che mia madre andava avanti a prugne e ghiaccioli… hai voglia aver la glicemia bassa!) e perchè aveva finito di scassarselo per esaurimento da stress quando aveva dovuto assistere da sola la suocera arteriosclerotica (tra l’altro dovendo anche badare sempre da sola pure me che avevo 2-3 anni).

          Cioè: parliamone. Una bambina che in quasi due anni di vita ha inaugurato la sua prima Tachipirina a 17 mesi compiuti (per un 38.9° che c’era piaciuto poco perchè la notte prima l’aveva passata in bianco perchè si stava scatenando il malanno), che finora ha passato due inverni con raffreddori curati ad aerosol di fisiologica e latte-col-miele, a fronte di coetanei con l’abbonamento a bronchiti, bronchioliti, otiti, congiuntiviti, tonsilliti…
          No: credo che stiamo esagerando.

          Quindi alla visita di inizio giugno ho preso tempo… nel mentre aveva iniziato ad accettare la pastina asciutta (in 18 mesi non c’era mai stato verso), e nelle settimane successive sono arrivati anche l’uovo strapazzato, pesce-bastoncini-miniburger di cotto sminuzzati. Il problema è solo che questi progressi avvengono con una lentezza esasperante.

          Ecco, per quanto riguarda invece il mangiare con i coetanei, da ottobre ho già disposto provvedimenti: due mattine (l’idea iniziale è questa, poi si vedrà anche come prende l’inserimento) in un nido qua vicino, andandola a recuperare dopo il pranzo e prima del sonnellino. Ammetto che per me è un po’ una sconfitta (cavoli, ho mollato il lavoro apposta per seguirla… e invece a quanto pare non son capace di combinar nulla di buono!)… ma la speranza è appunto che mangiare in compagnia di suoi coetanei smuova più di quanto riesce a fare il mangiare insieme agli adulti (anche perchè in effetti finora non ha mai avuto occasione di mangiare insieme ad altri bambini, nulla di più che rosicchiare un biscotto al parco…).

          [e ora, in ginocchio sui ceci per scusarmi per il papiro che t’ho appioppato… 😛 ]

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          • ‘azz! te li hanno fatti fare un po’ di giri, eh? Vabbé, l’importante è che stia bene…
            Cmq la tua non è una sconfitta, è solo che ‘sti pupi fanno le cose come paiono a loro, coi loro tempi, e se non sono loro a decidere,hai voglia a stargli appresso! Però per loro la compagnia di altri bimbi è fondamentale, ti faccio un esempio. Dicembre scorso, festa del nido. Andiamo lì con la Puzzola (che sta a casa con me, visto che mandarla al nido ci salasserebbe) che è in fase prevalentemente gattonante, anche se qualche passetto già lo fa. Beh, te lo devo dire che, vedendo tutti i bimbini che camminavano, anche lei stata molto più in piedi del solito? Vedrai, ti stupirà, ne sono convinta!

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            • Guarda, prendimi per incosciente: mi son fermata dopo la gastroenterologa, quando appunto la dottoressa ha detto quello che già sapevamo… nessun problema fisico, probabilmente è solo un po’ pigra e testona lei (testona lo è tanto… vuol fare le cose quando vuole lei, come vuole lei e senza aiuti, e se non le riesce si inca77a pure come una iena).
              Ti assicuro: se avesse davvero dei problemi di salute, non esiterei a spendere anche ogni centesimo dei nostri risparmi. Ma “buttar via” i soldi a botte di 80-90 € per sentirmi dire che non c’è niente di “clinico”… ecco, se posso lo evito e li tengo per le vere emergenze.

              Ora conto appunto su quelle due mattine al nido: vedo come sta bene con gli altri bimbi quando è al parco, e anche quanto le ha fatto bene il laboratorio di musica l’anno scorso (quello purtroppo, con la spesa per il nido pur part-time, quest’anno non so se ce la faremo a continuarlo… e ti assicuro che mi dispiace un casotto).

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              • Certi dottori son proprio dei soggettini niente male. Mi hanno racconato di un pediatra che, ad esempio, sconsigliava di dare ai pupi la cipolla… Si è scoperto che il motivo altamente scientifico era che a sua figlia non piaceva e si rifiutava di mangiarla e quindi niente cipolla per tutti.
                Tzè.

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                    • L’esperienza personale può sempre esser d’aiuto (è proprio per questo motivo che ho scritto l’ennesimo post sull’argomento)… ma da qui a farla diventare “regola” per gli altri dovrebbe correrne!
                      Per dire: cruda no, che ancora adesso mi piace solo quella rossa di Tropea, ma la cipolla cotta al forno è sempre stata una di quelle verdure con cui mia madre con me andava sul sicuro: la mangiavo senza storie fin da piccola e mi piaceva pure un tot. 😛

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  3. Purtroppo non posso esserti molto d’aiuto perchè zio di una bambina coetanea dell’aquilina che però mangia più del sottoscritto 🙂 ti lascio solo un saluto e un in bocca al lupo per l’ardua impresa 🙂

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    • Invidia (eh, devo ammetterlo…). Ma soprattutto una gran voglia di organizzare un “seminario” tenuto da tua nipote e dalla bimba di MQ, in cui le docenti spieghino un paio di cosette all’Aquilina (lezione teorica, a seguire corso pratico sul camp… ops, a tavola)… 😀

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  4. ascolta, da piccola ero come l’aquilina perchè mia madre era fissata a farmi mangiare a parte e mi presentava della roba “da bambini” che faceva passar la voglia di mangiare 8infatti quando andavo a mangiare dalle zie, che mi mettevano davanti (all’insaputa di mia madre e con la benedizione di mia nonna) quello che si mangiava quel giorno mangiavo eccome e digerivo benissimo (abitudine che conservo). laonde ragion per cui quando si è trattato di mio figlio , con grave scandalo della sua madrina pediatra e di mia madre, ho bandito pasppine e pappette e l’ho svezzato a suon di cotechino frullato con purèe bollito frullato con patate e cipolle, pasta al forno frullata, pasta col pesto frullata zuppa di mare frullata etc.. sminuzzando sempre più grossolanamente finchè se non stavo attenta mi staccava un dito! e il seggiolone è sempre stato messo a tavola con noi anche quando per forza era da imboccare, e anche se con mio marito neurochirurgo gli orari erano ballerini.. conclusione ha sempre digerito tutto , gode di un ottimo appetito e attualmente è allievo dell’alma (scuola di cucina). i due figli della sua madrina cresciuti secondo i canoni si comportavano come l’aquilina e in più ogni 2×3 ne avevano una

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  5. ah1 per farsi i denti mia suocera, donnaintelligentissima gli aveva fatto preparare delle minuscole taedde (formaggio sardo con la forma delle maracas) dimensione succhiotto e si è fatto i denti lì…. prova con gli agnolotti con sugo di stufato

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    • Guarda, c’ho provato… poco che dimostrasse interesse per qualcosa non mi son mai fatta remore di lasciargliela assaggiare. Il problema è che finora è capitato rarissimamente, anche perchè non solo è poco curiosa… ma addirittura la prima reazione nei confronti delle cose nuove è sempre di netto rifiuto. E la questione non è non farsi influenzare dai capricci… quelli m’arimbalzano. La questione è che quando ci si mette non solo sputa i bocconi, ma vomita proprio (e ci va dietro ovviamente anche quel poco che magari nel frattempo ha mangiato). Ecco: diciamo che sta storia del vomito mi piace molto poco sia per lei (ovvi motivi) che per me (poi devo barcamenarmi da sola in qualche modo a ripulire lei, il seggiolone e la cucina…).
      Per non parlare di quando qualche settimana fa ho voluto tentare il passaggio dalle pastine “piatte” alle conchigliette (delle mini orecchiette, diciamo): dopo tutto il repertorio di capricci, sputacchiamenti, vomito, ecc… bene, ha addirittura rispolverato il suo vecchio “trucco” di quando le davo il latte col biberon: ha finto l’abbiocco. Cioè, parliamone: potrà aver sonno alle 12.45 quando s’è svegliata alle 9 e di solito prima delle 13.30 buone di sonnellino non si parla? Mapperpiacere, credibilità zero… eppure: ha giocato pure quella carta, pur di non mangiare ste conchigliette!

      Però domani a pranzo la pupa si cucca le lasagne della bisnonna (il Consorte le ha portate a casa stasera), non c’è pezza. Altro che pokerina al sugo! 😉

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  6. Ciao Shunrei! Io appaio anche stavolta anche se non commento mai, ma ho due bimbi piccoli (uno di 4 anni e uno che sta svezzandosi proprio adesso) e ho avuto due esperienze opposte, che penso possano esserti utili.
    Il mio primo figlio è stato svezzato in modo tradizionale, fra pianti e stridor di denti: non riuscivo a impormi alle nonne e a dire che a lui, le pappette, facevano realmente schifo, col risultato che ha cominciato ad avere un buon rapporto col cibo solo dopo, quando ha iniziato a mangiare con noi a tavola e non da solo prima, quando ha potuto prendere ciò che voleva e non ciò che io dovevo imporre, quando in sostanza ho cominciato a impormi io con le nonne e a fidarmi di lui e del suo istinto. Inutile dire che il mio secondo ha iniziato con le pappe per tacitare padre e nonne, ma dopo 15 giorni di pappa e assaggi da tavola, ho bandito farine e omogeneizzati e sono andata diretta sul nostro cibo, mangiato a tavola con noi.
    Il mio consiglio, quindi, è fidarti dell’Aquilina e soprattutto farla mangiare con voi: lei imita ciò che fanno i genitori. Se vede che voi vi rimpinzate di spaghetti, lasagne e arrosto e lei nel piatto ha una specie di sbobba a forma di anello, potrebbe far partire la richiesta del “E io niente?” in tempo zero. Ma non può sviluppare curiosità per qualcosa che oggettivamente NON vede o vede quando non ha più fame (se mangia da sola prima, è inevitabile).
    Poi, fidati anche di ciò che lei vuole mangiare: lei sa quando ha fame e quando no, tu non puoi saperlo perchè non è il tuo stomaco, è il suo, e non c’è niente di male in questo. Fidati di lei, se mangia “poco” ma è vispa, attiva, gioca e non si ferma mai, well, non mangia poco: mangia ciò che deve per stare bene e lei e il suo corpo lo sanno.
    Se ti va, poi, puoi provare a cercare il libro “Il mio bambino non mi mangia!” di Carlos Gonzalez, che mi ha aperto un mondo durante la battaglia del cibo con il mio grande. 🙂
    Un abbraccio

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    • Prima di tutto, grazie di cuore per il tuo commento! 🙂
      Quel libro l’ho già letto l’anno scorso (non è la prima volta che scasso sul blog con questo argomento 😛 ), e in effetti ci sono parecchi spunti interessanti su cui ragionare (uno su tutti il perchè sia un po’ assurdo che si debba “bandire il sale”, a detta di tutti gli intelligentoni)
      L’inizio svezzamento qua è stato davvero da “pianti e stridor di denti”… la pediatra me l’ha fatto iniziare al 5° mese, fa conto che invece fino al 9° l’Aquilina ha sistematicamente rifiutato tutto non solo la pappa (pure perchè il riflesso automatico di spingere in fuori con la lingua ce l’aveva ancora bello forte), ma proprio l’idea di stare sul seggiolone (so che non si fa, e ho smesso appena ho potuto, ma l’unico modo per tenerla sul seggiolone era tenerle la TV accesa) e di accettare il cucchiaino (ne avremo cambiati mille tipi, alla fine quello che le è andato bene è stato uno “da viaggio” col serbatoio, ficcavi la pappa nel manico e spremevi). Poi una mattina d’agosto s’è svegliata e (letteralmente, non scherzo!) ha iniziato a rifiutare il biberon… e da lì ha voluto solo pappe e cucchiaino (pure la mattina a colazione).
      Pensa te che per riuscire di nuovo a farle bere il latte la mattina ho dovuto aspettare aprile di quest’anno (quando ha avuto una brutta infreddatura e il latte caldo col miele è stato il nostro rimedio principale: prima un cucchiaino alla volta, poi son riuscita a convincerla a bere dalla tazza)! 😀
      Diciamo che anche stavolta stavo aspettando che arrivasse il “balzo in avanti” (lei finora si è sempre mossa così in tutto), solo che cosa vuoi… i due anni si avvicinano, i suoi coetanei sembran tutti “più avanti” (anche se poi scopri che mangiano sì cose solide e anche da soli, ma magari solo due o tre alimenti in tutto)… e la sottoscritta s’è un po’ scoraggiata.

      Però devo fare un “mea culpa”: col fatto che lei ha sempre dimostrato pochissimo appetito (fin dalla nascita, ed è stato uno dei due fattori principali [l’altro era mia madre in ospedale e sempre più grave] per cui la montata lattea da me non s’è praticamente fatta viva)… ecco, la mia colpa è che non riesco a fidarmi che sappia autoregolarsi da sola. Ovvio che in coscienza mi rendo conto che non è così fessa da lasciarsi morir di fame… però…

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      • E’ la stessa paura che avevo io, per quello non riuscivo a impormi alle nonne. 🙂 Devi farti una violenza maledetta per poterlo fare, per credere che lei davvero sta bene anche se mangia poco (che poi, poco… il suo stomaco è proporzionato a lei, come il nostro a noi, cerca sempre di tenerti in mente le proporzioni, anche questo aiuta per stabilire le quantità 😉 ), che davvero è vispa, vivace e giocosa anche se non mangia tutto quello che le tabelle dicono che debba mangiare.
        Soprattutto, però, mettila a tavola CON voi. Non prima, insieme. All’inizio magari sarà un nulla di fatto e vi osserverà dubbiosa, ma dopo un po’ comincerà a dire che vuole anche lei quello che avete voi e per imitazione non ne vorrà più sapere di sbobbine varie ma vorrà solo ciò che è cibo vero, e da sola (il mio piccolo, adesso, si fa imboccare per placare i primi morsi della fame, ma dopo, tappata la voragine, pretende di fare da solo, manine o cucchiaino o come viene, viene)

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        • Pensa che io invece sono convinta che, se le nonne ci fossero, sarebbero loro a spronarmi a darle autonomia (togliendomi in questo modo le remore di “far male”)… ricordo che mia madre raccontava appunto di quando mia nonna mi allungava da assaggiare cucchiaiate di polenta al ragù e pezzetti di tortellini e orecchioni: di sicuro non avevo ancora “l’età giusta” per le tabelle, ma chissenefregava: io gradivo (e mia madre mica dava contro alla sua per questi “strappi alla regola”, anzi).

          Per l’esperimento di mangiare “come i grandi”, a questo punto mi sto convincendo e penso che sfrutteremo la settimana di ferie che il Consorte ha in settembre: quanto meno per poterci mettere a tavola con più calma del solito e soprattutto tutti insieme anche a pranzo. Sperem… 😉

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  7. Pingback: Il miracolo della lasagna | Gite Mentali

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