Do you speak Aquilish?

dizionari

Già che sono infilata, mi levo un altro mezzo sassolino dalla scarpa a proposito dell’Aquilina… così poi magari vi lascio in pace per un po’, che non sarebbe una brutta cosa. Potremmo riassumere l’argomento del post con una domanda: ma cosa dice l’Aquilina?

La curiosità m’è venuta dopo due chiacchiere al parco giochi del paese di mia zia (che siamo andati a trovare toccata-e-fuga a inizio agosto), scambiate con un paio di mamme di altri pargoli approfittando del fatto che c’erano già Consorte e nonno a monitorare l’Aquilina nella scoperta dei nuovi giochi.

Ecco, tra le altre cose di cui s’è parlato e su cui ho ricevuto qualche parere, consiglio, racconto c’è stata la questione del parlare… Me ne sono uscita come mio solito con un “… e poi non è che dica granchè, capire capisce anche troppo (quando le pare), ma sento di altri che alla sua età dicono più parole…”. E lì una delle altre mamme m’ha letteralmente presa in castagna: “Ma scusa, ha poi 21 mesi… quante parole dice? A tipo 10-12 ci arriva?”. Ho risposto un “Direi di sì…” poco convinto… perchè nell’effettivo in quel momento non avrei potuto giurare nè sul meno di 12 nè sul più di 12: m’ero sempre fidata ciecamente di quel che aveva detto la Pediatra all’ultima visita, che la pupa “avrebbe potuto parlare di più”. Ma il punto è che se in due mesi sta tonta di mamma (la sottoscritta) è sempre tonta uguale e ci son poche speranze che migliori, al contrario l’Aquilina non è che sia stata a girarsi i pollici.

Ed è da lì  e dal mea culpa sul fatto di aver sparato giudizi “precotti” proprio su mia figlia (colpa grave, visto che è una cosa che odio fare in generale), che mi è venuta la curiosità di provare a stilare un dizionarietto “Italiano-Aquilinese“.

Ebbene, sono arrivata in scioltezza ad oltre una ventina di paroline “riconosciute” (ce ne sono altre che pure ripete spesso, con convinzione e sottolineandole con gesti … ma solo dio sa cosa voglia dire!!) e rammentate dai miei tre neuroni (scommetto che se facessi leggere l’elenco al Consorte, riuscirebbe tranquillamente ad aggiungerne altre).  Tra l’altro, alla prima lista che ho buttato giù, nel giro di un paio di settimane si sono aggiunti almeno altri 3-4 vocaboli.

Quindi, suppongo, (anche) in questo caso sono io che mi faccio troppe paranoie… il che, aggiunto alla mia tontaggine (sono convinta che altre mamme più “smart” di me saprebbero perfettamente cosa voglion dire anche le sue parole “incognite”!), è  in effetti come al solito il mio problema principale con la pupa. Metteteci poi i classici racconti di quelli il cui nipote a 3 mesi suonava Mozart sulla palestrina, a 6 guidava lo scooter del cugino nel vialetto e a 9 componeva haiku per un concorso di poesia, e la frittata è pronta per esser servita alla mamma paranoica.

Oddio, pure lei ci mette un po’ del suo, come per altre cose (il mangiare in primis, ma sulla questione vi ho già tediati quindi stop) e un po’ (tanto) testoncina e a volte pigrotta. Ma finora s’è anche sempre mossa a “balzi” (Fino a ieri non lo facevo/non lo volevo fare, oggi lo faccio, toh!) con tutto e rifiutando ogni aiuto fin quando non riusciva a “far da sola”… mi dà l’impressione che possa essere uno di quei tipi che ti fanno preoccupare fin oltre i due anni (come è successo alla mia dentista con la figlia) perchè dicon solo quattro parole in croce, poi di punto in bianco se ne escono con discorsi completi con tanto di subordinate e verbi coniugati correttamente…

Prima di chiudere con i miei sproloqui mi preme scrivere che ci sono almeno due cose che mi fanno schiantare, del vocabolario dell’Aquilina.

La prima è che, a suo parere, anche i suoi denti “abbaiano“. Nelle ultime settimane sono arrivati i primi due canini (in compenso, risulta ancora M.I.A. il quarto e ultimo incisivo inferiore… uno di quei denti che avrebbero dovuto spuntarle tipo un anno fa, tanto per dire), e ora non c’è verso di osservare “Hai visto che ha “bucato” anche il canino di sinistra?” oppure, prima che uscisse “Credo che oggi sia così rognosa perchè sta uscendo un canino…” senza che l’Aquilina sottolinei la cosa con un “Ma-maoooo”.

Ecco: “Ma-maoooo” per lei è il verso del cane. Inizialmente diceva “Bu-bu”, poi ha deciso che “Ma-maoooo” rendeva meglio l’idea. E non c’è verso di farglielo cambiare almeno un “Ba-baooo”, tanto per non dover ripetere a chiunque la senta che no, non sta sbagliando e facendo il verso del gatto… quello per lei è proprio il cane. Di questo sono più che convinta perchè il verso del gatto (o di Dede [Leda] o Cicià [la Shunrei in coda e vibrisse, la “Ciccia“]) per l’Aquilina è ufficialmente “(M)iiiiaaaaooooo”. Ma immaginatelo il più onomatopeico, sottile e stentoreo possibile: pare davvero di sentire Ledina (che, tra l’altro, delle due è quella che ha il “Miao” meno simile a un “Miao” classico… almeno l’Aquilina avesse scelto la Ciccia come maestra!).

La seconda cosa che mi fa cappottare, è quando si sporca: lo sporco è “Caca”. Tipo: se è al parco e si sporca le manine per terra, l’Aquilina si sente in dovere di venire da voi, farvele vedere e – prima di pulirsele – specificare che lì sul palmo è “Caca”. Oppure, se mentre mangia casca qualcosa sul bavaglio, ecco, anche quello è “Caca”. I segni sul muro sopra il divano che ha fatto lei per vedere se i cubetti di legno delle costruzioni fungevano anche da gessetti (per la cronaca: sì, potete usarli anche per questo, al bisogno =__= ) è “Caca”. Anche la crosticina di quando non resisto e mi gratto a sangue un becco di zanzara è “Caca”. Insomma, ci siam capiti… fin qui niente di strano. Quello che fa davvero ridere – e purtroppo non ho modo di renderlo come si deve – è il tono che usa per “Caca” (e solo per quello): abbassa la voce, si fa seria seria, quasi lo sussurra, con fare cospiratorio: che non si sappia troppo in giro, eh? Resti tra noi… 😀

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12 pensieri su “Do you speak Aquilish?

  1. Ma vai tranquilla, che i bimbi son fatti così: da un giorno all’altro ci stupiscono, senza che sia successo niente di particolare nel frattempo. E poi molte cose, a volte, passano inosservate a noi che ci stiamo tutti i giorni. La famosa lista di parole, io l’avevo fatta a inizio giugno, convinta che una pagina di quadernino sarebbe bastata e avanzata (“magari scrivo grande per far scena!”) e invece, quando ho iniziato ad elencare tutte le cose che diceva all’epoca, di facciate ne ho riempite due! Erano tutte parole bisillabe, per alcune ci vuole un buon intuito, ma erano le sue parole! E io non me n’ero accorta!!!

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    • Ah, ma allora quello del “vocabolarietto” è un male comune! 😛
      E lo ammetto: io quanto a intuito sono scarsina… a volte imbastisce proprio dei discorsi, tenta di spiegarmi le cose. E io lì come un tonno: “Siiiiiì, ma sicuro…”. Ci sono diverse combinazioni di sillabe ricorrenti, me ne sono accorta… ma guarda, con tutta la buona volontà non ho mica ancora capito una mazza di che significhino!
      Comunque ricorderò sempre che, alla visita di giugno dalla pediatra cui accenno nel post, riferii che l’Aquilina diceva questa, questa, questa, quella, quell’altra parola… poi, tornata a casa, tra il pranzo e la cena di quello stesso giorno la pupa me ne tirò fuori ben altre due nuove. =__=

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            • Pensa che io già in giugno provai a farla passare per “parola” alla pediatra (“dé” in dialetto è il giorno: “e dé e la not” = “il giorno e la notte”), ma non ce l’ho fatta a farmi approvare la teoria che l’Aquilina fosse talmente “avanti” da trovarsi alle prese con i primi rudimenti di una seconda lingua (il dialetto, appunto)… 😛
              Hey, che vuoi… una ci prova! 😄

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              • Beh, cmq quello che sta messo peggio è il Maritello: stando sempre con me, la Puzzola, ha iniziato a parlare come me e, a parte il chiamare “coso” le cose di cui non ricorda il nome, a parte utilizzare indiscriminatamente il suffisso “-ozzo/a” per le parole (mea culpa!), l’altra sera se n’è uscita con un “cammòn” che il padre stentava a capire… Maritello:”Amore che significa?” MQ:”Starà mica dicendo COME ON?” Puzzola: “sì sì!” 😀

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  2. Non sono un grande esperto in materia non avendo figli, ma io credo che i bambini fanno quello che vogliono quando lo vogliono: è inutile incastrarli in tabelle e confronti, ognuno alle sue cose ci arriva in tempi diversi dagli altri. Ad esempio secondo me l’ Aquilina tra un annetto altro che inappetenza, si mangia anche il tavolo e le sedie 🙂 scherzi a parte più o meno riesco a immaginarla parlare, con mia nipote che è più o meno coetanea a volte riesco a scambiare quattro chiacchiere molto basic per telefono 🙂

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    • Per le conversazioni telefoniche, si dà da fare anche l’Aquilina: ormai riconosce la mia suoneria (la sigla di Chi’s Sweet Home, l’mp3 dei primi 30 secondi di questo: http://www.youtube.com/watch?v=vbMDfVB9n94) e addirittura s’accorge che mi sta suonando il telefono prima di me… appena ho risposto, pretende che le passi l’apparecchio (se non lo faccio, son proteste che pare la scuoiamo). Poi imbastisce conversazioni d’alto livello col nonno (che quando va bene riesce a farsi spiegare come fa la pecora [*beeeeeeeeee*]) e nel frattempo pigia tasti a caso mandando SMS vuoti al Consorte o chiamando numeri ad minchiam entrando in rubrica (e mettendo “in attesa” la chiamata che stava facendo)… =__=

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  3. mio figlio a suo tempo (30 anni fa) ha detto gat (gatto) poi nani (il nome del cane ) e poi basta… a 10 mesi ero preoccupata,in compenso nuotava benissimo e rompeva le palle meglio, e mia suocera che mi diceva:dai tempo ..poi nell’estate eravamo al paese di mio marito e lui giocava con la cuginetta coetanea un giorno gianfranca è arrivata frignando e dicendo che le tirava le trevcce e a ruota lui che ha fatto un limpidissimo discorso per dimostrare che non le aveva tirato le trecce… siamo rimasti basiti 8 con mia suocera che non si teneva più dal ridere) allora il nonno (quando si è ripreso) gli ha chiesto ma elia… perchè non parlavi? e quello con una faccia di tolla tremenda: non mi serviva!

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