Il miracolo della lasagna

Lasagne

Ho voluto aspettare un pochino prima di scrivere per essere sicura che si trattasse di uno dei classici “balzi in avanti” dell’Aquilina e non di un falso allarme…

Dopo il “post-lamentela” (a proposito: ringrazio MQ per avermi dato, con un suo commento, l’idea per fare le foto qui accanto), mi sembra doveroso dare a Ces… ops!, anzi, dare all’Aquilina quel che è dell’Aquilina e aggiornarvi sulla situazione pappa. Che già il fatto che ci sia un aggiornamento su una situazione che era immutata da millenni (un po’ meno, ok. Tipo qualche mese. A me che c’ero dentro quattro volte al giorno, però, sembravano più realisticamente millenni) mi pare una cosa positiva.

Due giorni dopo la pubblicazione del post, il Consorte torna a casa da lavoro con un fagotto: a pranzo, sua nonna gli ha dato due vaschette di lasagne alla bolognese fatte in casa (perchè due vaschette? Beh, una con la lasagna bella classica col suo santo ragù: per me. L’altra condita con solo besciamella e pomodoro, che il Consorte il ragù non lo mangia. E ora chiedetevi anche voi se non è il caso di revocargli la cittadinanza romagnola). Comunque: da lì a promuovere l’“Aquilina’s Lasagna Lunch” per l’indomani a pranzo ne è corsa veramente poca (per dovere di cronaca, specifico che il tocco di lasagna che si vede nella foto di sinistra è in realtà composto da due tocchetti di lasagna: uno con e l’altro senza ragù). Tra l’altro, già ad aprile scorso (o maggio? Boh… va a ricordarti…) una sera l’Aquilina aveva mostrato interesse per le mitiche lasagne della bisnonna, ricevendone una porzione il giorno dopo a pranzo… l’esito all’epoca non era stato entusiasmante (ma allora non mangiava ancora neanche la pastasciutta), però era pur sempre un punto di partenza.

La faccio breve: dopo un paio di bocconi di lasagne, l’Aquilina mi ha sequestrato la forchetta. Ma mica per scagliarla in giro per la cucina, come mi aspettavo: per usarla lei. E qui occorre ribadire che non solo fino a quel momento si era giusto degnata di mandar giù quello che le preparavo, ma non si era nemmeno mai interessata più di tanto al fatto di mangiare da sola: già che doveva scassarsi le balle a star lì a mangiare, almeno che faticasse chi ci teneva tanto a farla mangiare. E insomma, siamo arrivate al risultato della foto di sinistra con me che semplicemente le spezzettavo le lasagne nella misura più adatta, al massimo “parando” la caduta di qualche forchettata poco centrata.

Caso isolato?

Ebbene: tre giorni dopo, a cena, arrivato il momento della frutta l’Aquilina ha piazzato il manino sopra la mia mano che teneva il cucchiaino… dopo un paio di volte che m’ha seguita nel movimento ciotola-bocca, le ho lasciato direttamente il cucchiaino e ha finito lei. Due giorni dopo ancora, a pranzo, s’è rifiutata di iniziare a mangiare il risotto tonno-pomodoro fino a quando non ha avuto il suo cucchiaino: da lì, s’è arrangiata da sola (anche i suoi calzoncini hanno molto apprezzato il risotto, ma chissene che la lavatrice sta lì apposta). Il giorno stesso, a cena, ha replicato con i bastoncini di pesce (anzi… visto che li doveva mangiare lei, non c’è stato nemmeno bisogno di “facilitarle il boccone” con il purè di zucchine, come faccio di solito con i cibi “asciutti”: s’è incaponita per farcela così com’erano).

Insomma, di strada da fare ce n’è ancora tanta… però visto che qualcosa s’è smosso “per conto suo” (ed era questo che serviva, perchè a quella lì non si impone un bel nulla), sono propensa a pensare che una buona botta ce la darà anche il fatto che in ottobre l’Aquilina inizierà ad andare al nido un paio di mattine a settimana (l’intento principale è proprio farla mangiare con gli altri bambini, quello secondario farla stare in compagnia e non arrivare alla materna completamente digiuna di “vita scolastica”).

Chiudo con una curiosità e un fatto inquietante.

La curiosità è che l’Aquilina usa il cucchiaino con la mano sinistra. Comunque non so se sia per “imitazione” di me che le sto di fronte e le do da mangiare con la destra (una sorta di specchio) o se sia un segno che è davvero mancina (cosa per la quale ho già avuto qualche dubbio, tipo quando usa i pennarelli… ma niente più di un dubbio, visto che di solito di quelli ne tiene – e usa – uno per mano).

Il fatto inquietante è che una delle pietanze che hanno sbloccato la situazione sia stato un piatto di risotto tonno-pomodoro. Ricorda decisamente troppo l’adorato ♥tonnino♥ (*) (che altro non è se non la scatoletta “tonno con riso”, Coop o Conad non fa differenza) eletto ormai da anni (con buona pace di Leda, che comunque è arrivata in questa casa dopo il ♥tonnino♥) “unico-cibo-umido-consentito” dalla Shunrei in coda e vibrisse… O__O;

(*) Vi ricordo che l’esatta grafia di ♥tonnino♥ è proprio questa, aperto e chiuso da “♥”.

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8 pensieri su “Il miracolo della lasagna

  1. Piccole aquiline crescono!!!!
    Bene sono contenta!
    Il tonnino mi ricorda il pesce finto con il quale mia cognata ha dilettato i nipoti (di difficilissimo appetito) quando erano piccoli. si trattava di tonno mescolato con patate lesse e poi messo a bollire dentro ad una stagnola. Alla fine gli si dava la forma di pesce. Se lo divoravano in tre secondi
    Elisa

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    • Sai che mi hai dato un’idea? Una ricerchina in rete per vedere se mi salta fuori qualche ricetta del “finto pesce” di cui scrivi mi sa che la faccio… 🙂
      Anche se per la verità qua servirebbe ancora di più un’idea per la “finta carne”: una tra-ge-dia, in pratica riesco a propinarle soltanto Teneroni sminuzzati… T__T

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  2. Allelujaaaaaaaa.
    Ehmmm.. Per la questione inquietante… Occhio che spesso e volentieri gatton gattoni i pupi, più veloci della luce se non li blocchi in tempo, razzolano nella scodella degli amici a quattro zampe.

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    • *cough cough*
      Ehm… per la verità, ieri sera ero appena rientrata dal parco con l’Aquilina ed ero in cucina col Consorte a raccontarci le rispettive giornate e intanto decidere cosa fare per cena. Ci siamo distratti quei due minuti, diciamo.
      Il tempo sufficiente all’Aquilina per dribblarci e decidere di assaggiare l’acqua della ciotola delle gatte con la tazzina di plastica con cui stava giocando in salotto (finora non si era mai interessata alle ciotole delle gatte, tant’è che eran rimaste al loro posto pre-Aquilina sulla loro bella tovaglietta di plastica sul pavimento di cucina). O__O
      Ne avrà messa in bocca sì e no 3 gocce, prima che il Consorte arrivasse a placcarla…
      Il Consorte ha passato tutta sera a ripetere preoccupato “Ma ci pensi?? L’acqua delle gatte?!?!? E’ come dare un bacio in bocca alla Ciccia…”.
      Io – madre degenere – ho deciso di dirottare i neuroni verso un placido “Quel che non ammazza, ingrassa…” (per stavolta è andata così, amen!).

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      • Guarda, ci sono un sacco di bambini allergici al giorno d’oggi, molti di più di una volta, nonchè bambini che si prendono un raffreddore di niente. Si dice che la colpa è degli ambienti troppo sterili. Con più bacilli ecc vengono a contatto più rafforzano il sistema immunitario, quindi…

        P.S.
        Alle elementari dividevo la tazza del caffellatte col gatto…

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  3. Brava l’Aquilina!!!! Il “Lasagne Power” non perde mai un colpo! 🙂
    Vedo che ha anche lei le posate coop… e noto che anche lei utilizza la mano sinistra per mangiare: lo fa anche la Puzzola, prima di più, ora dipende dalla posizione della forchetta, insomma, s’arrangia in tutti i modi. E mi domandavo: chissà quando si inizia a capire se è mancina o meno… Pure coi colori, non mi pare faccia differenza…

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    • Le posatine Coop ci sono arrivate di seconda mano (eran delle nipotine della vicina della bisnonna del Consorte. Ecco, a chi ha letto tutto e c’ha capito qualcosa, dovrei offrire un caffè, credo…), ma son cascate a fagiolo: le avevamo già addocchiate e le avremmo comunque comprato quelle (son carine e non ci si svena)! 😀

      Per la questione “mancina o no?” mi levi un dubbio: probabilmente è pure una fase abbastanza comune, quella di usare le mani un po’ come viene più di comodo! Però lo ammetto: pure io mi sono chiesta quand’è che si capisce qual è la mano dominante…

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