“Vorrei essere una moschina…”

Questa farfalla arriva da qua

Questa farfalla arriva da qua

“… per vedere cosa fai!”

No, non è una forma di stalking ipotizzata da un appassionato entomologo… è semplicemente quello che ogni tanto mi diceva mia madre, riferendosi alle ore che trascorrevo lontana da lei quanto ero a scuola. Ma insomma, se io ho questo ricordo e considerando il fatto che prima della scuola materna son sempre stata con lei… ecco, lei la possibilità di sapere cosa avevo fatto, chi c’era, cosa avevo visto durante la mattinata un po’ ce l’aveva. Non dico che i racconti di una treenne fossero sempre attendibili o precisi, o che più avanti la mia voglia di raccontare fosse sempre al top (il classico “Com’è andata?” “Bene” “E cosa avete fatto oggi?” “Roba”)… ma sicuro che non doveva limitare le sue informazioni ad un infervorato quanto incomprensibile discorso in bambinese!

Mi è tornata in mente questa frase quando, la settimana del 23 settembre, c’è stato l’inserimento dell’Aquilina al nido.  Che è andato fin troppo bene, come ho già scritto: lei non vede l’ora di entrare e piuttosto gnicca quando la vado a riprendere, la dada non fa che dirmi che si comporta bene, che con gli altri bimbi ci sta un bijou e che a mangiare è brava (non va oltre il suo mezzo piatto di pastasciutta, ma vabbè… dicevamo pure che quella lì non conosce il concetto di “fame”, giusto?) e resta seduta al tavolo con gli altri per tutto il pasto.

Se queste sono le premesse per il prossimo anno alla scuola materna, potrei ragionevolmente prevedere un bis di quello che rispondevo io in prima elementare alla domanda “Allora, ti piace andare a scuola?”: “Oh, sì, tantissimo! Peccato solo che di domenica sia chiusa..!”. Insomma, mica male.

Però… ecco, confesso che ora mi piacerebbe proprio aver modo di sapere cosa combina, come gioca, come si comporta con gli altri bimbi… quali giochi le sono piaciuti di più, se sta imparando qualche canzoncina nuova, se c’è qualche bimbo che le sta più simpatico, se ha una dada preferita. Mica per delirio di controllo, mica che sia preoccupata (tutt’altro: mi dà piuttosto l’impressione che ora si annoi stando qui a casa)… solo per mera, semplice e volgare curiosità! E quindi sì: vorrei proprio anch’io poter essere una farfallina per vedere che succede quando l’Aquilina è al baby parking.

Ah, sì: una farfallina, esatto. Perchè cavoli, dopo aver fatto una ricerca di “mosche che volano” per mettere l’immagine a questo post, se già prima il dittero non mi sconfinferava… vi lascio immaginare che razza di roba ho trovato (tenendo anche conto della dieta delle mosche). Ecco, no, proprio no! Con buona pace della versione originale della frase di mia madre, decisamente meglio qualcosa di più colorato e stiloso (anche se non propriamente “di stagione”) per i miei voli pindarici sulle attività fuori casa dell’Aquilina

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10 pensieri su ““Vorrei essere una moschina…”

  1. E’ che la farfalla è bella e la distrarrebbe da ciò che sta facendo… 😉
    Scherzi a parte, credo che sia normale: tu vedi come si comporta in tua presenza e in determinati ambienti, quando è al nido invece è in un posto che non frequentate insieme, in cui ci sono stimoli diversi dai quelli che conosci o che le porponi tu, quindi, sì, direi che la curiosità dev’essere proprio tanta!

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    • L’idea è quella.
      Le dade del nido mi danno le info fondamentali (ha mangiato, ha scaricato, ecc…), ed è quello che mi serve sapere… però hai colto il punto: parco a parte (e comunque l’interazione è limitata: ha un po’ di “amichetti” del parco, ma non è detto che siano lì sempre quando noi ci siamo…), l’Aquilina finora non è mai stata insieme ad altri bimbi. Mi piacerebbe proprio solo vedere come se la cava, come riesce a farsi capire, ecc…

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  2. Mettile addosso una spy-cam 🙂 scherzo. Col tempo lo farà, solitamente le bambine sono un po’ più loquaci dei maschi, io rispondevo solo “bene” a “com’è andata oggi” e poi sparivo dalla circolazione 🙂

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    • Guarda che il dialogo che ho riportato tra parentesi verso l’inizio del post non è mica lì per caso: storie di vita vissuta! Poi magari capitava la volta che mia mamma si beccava il pistolotto-sfogo (ma per la verità tendevo a vuotare il sacco di più con mio padre), ma di norma doveva cavarmi le parole fuor di bocca con le pinze, poveretta! 😀

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  3. Mia mamma non era molto curiosa o per lo meno non mi ricordo interrogatori ai tempi della scuola….l’asilo non me lo ricordo. Forse si fidava delle maestre. Anche io ho sempre sentito “vorrei essere una mosca…” Però a rigor di logica quello dell’asilo è uno spazio suo che si deve gestire, o imparare a gestire, di relazione con i suoi coetanei. Non intromettersi mi sembra giusto
    Elisa

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    • Difatti questi momenti di “autonomia” vedo che le stanno servendo tantissimo non solo per la faccenda del mangiare: a modo suo ha iniziato a spiegarsi di più, e (quando le gira) a fare quello che le chiedo di fare… e ha iniziato da solo un mese. Vero che è una combinazione di crescita normale e nido… però sono contenta che abbia questi momenti “suoi” da passare tra suoi pari.

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