Di gatti, abbandoni e informazioni incomplete

OLYMPUS DIGITAL CAMERAGirellando in rete, settimana scorsa son capitata su questa pagina: come dice il titolo dell’articolo si parla di malattie che, se prese durante una gravidanza, possono danneggiare anche gravemente il nascituro (se non addirittura provocare un aborto). Niente da dire, sempre bene essere informati (anzi, informate)! Ma informati bene, mi verrebbe da aggiungere.

Perchè nell’articolo, relativamente alla Toxoplasmosi, si dice semplicemente “Nel caso della toxo, se una donna è sieronegativa quando rimane incinta deve stare attenta al contatto con i gatti, alla verdura da orto che va ben lavata, agli insaccati e alla carne cruda”. 

Al contatto con i gatti.

Ma ci rendiamo conto??? Letta così sembra che se il tuo gatto ti sfiora per sbaglio t’ammali all’istante. Come no.

Poi, questa settimana, ho iniziato a trovare in rete notizie come questa: per farla breve, una smentita dell’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani riguardo una delirante intervista trasmessa da RAI 2, nel corso della quale un giornalista laureato in storia suggeriva l’allontanamento dei gatti (e pure dei cani!!!) di casa durante la gravidanza, perchè portatori di toxoplasmosi. E allora no, non ci siamo più. L’idea di scriver due parole pure io sull’argomento (ragioniera con tentativo di laurea in storia. Più che qualificata, visto l’andazzo, che ne dite?) è diventata questo post.

Quando aspettavo l’Aquilina, dai miei esami è risultato che ero negativa alla toxoplasmosi. E noi, come sapete, in casa di gatte ne abbiamo ben due. Cos’è successo, quindi?

Poco o nulla. Io ho dovuto ripetere le analisi del sangue ogni mese (anche perchè manco il Citomegalovirus m’ero mai beccata) invece di una volta a trimestre, poi mi son dovuta scordare tutti gli insaccati “non cotti” (solo mortadella e prosciutto cotto, per dire… salame o prosciutto crudo no, una tristezza quell’estate mangiarsi il melone col cotto!), e semplicemente mi son messa a lavare per bene frutta e verdura fresche (soprattutto quelle che crescono “a terra”) se le mangiavo crude e a cuocere con attenzione la carne in modo da non mangiarla “al sangue”. Punto.

E le gatte? Se ne son rimaste dov’erano e dove sono tuttora (tipo una sul lettone e l’altra sul divano). Per prendersi (e trasmettere) la toxoplasmosi bisogna innanzitutto che il gatto, a sua volta, abbia mangiato carne cruda dove sia presente il parassita responsabile della malattia. Se tanto mi dà tanto, questa è una cosa che può succedere ad un gatto abituato ad uscire e a cacciare (non certo a un gatto da appartamento che ha il suo massimo contatto con l’esterno quando esce in balcone e che schifa qualsiasi cosa che non sia una scatoletta che gli viene servita nella sua solita ciotola) e quindi a rischio di mangiare carne cruda (uccellino o topolino malato di toxoplasmosi). La fase successiva per ammalarsi è toccare la cacca di detto gatto e, in scioltezza, ficcarsi le mani sporche in bocca. Facile che capiti, vero?

Difatti la mia ginecologa (proprietaria a sua volta di una gatta, il che forse aiuta a non sparar boiate) ha solo voluto sapere questo: se le gatte uscivano all’aperto (no, al massimo escono in balcone) e se mangiavano carne cruda (l’avesse sentita la Shunrei in coda e vibrisse avrebbe miagolato un accorato “Eresiaaaaaaaaa!!!!!! Solo il ♥tonnino♥ è cosa buona e giusta!!!!!”). Non m’ha nemmeno proibito di pulire le lettiere, m’ha detto di lavarmi bene le mani e al massimo (se proprio volevo star tranquillissima) usare guanti di lattice usa e getta quando lo facevo. Precauzione che non ho adottato per il fatto che, col pancione, ho preferito passare l’incarico al Consorte: mica per la Toxo, proprio perchè facevo fatica a star lì accosciata a lavorar di paletta.

Scrivo queste righe perchè mi capita fin troppo spesso di leggere appelli per ri-adozioni di gatti “dismessi” non appena la loro umana resta incinta e risulta negativa alla toxo. L’ultimo di questi riguardava un gattino di appena quattro mesi, che tra l’altro nemmeno apparteneva alla futura mamma… era il gatto della futura nonna, che si giustificava con un “Non posso certo proibire a mia figlia di venire a trovarmi”. Rendiamoci conto.

E scrivo queste righe perchè sono motivazioni a dir poco assurde, e basterebbe un minimo di informazione corretta in più per migliorare di tanto la situazione. Perchè ci sono sicuramente gatti di casa abituati a stare all’aperto e a cacciare uccellini e topolini, ma sono convinta che attualmente siano di più quelli da appartamento: quindi perchè sloggiare il micio dalla sua cesta, se lui non si schioda da lì tutto il giorno? Un micio da appartamento molto spesso mangia solo scatolette (o comunque lo si può convertire alla scatoletta o alla carne cotta almeno per il tempo della gravidanza), di solito è anche regolarmente vaccinato e seguito da un veterinario. E se anche il gatto uscisse o mangiasse qualcosa “a rischio”… ripeto, è sufficiente fare attenzione quando si puliscono i suoi escrementi, magari lavarsi bene e disinfettarsi le mani dopo averlo toccato per surplus di sicurezza.

ToxoInvece continuo a leggere e sentire in giro di ginecologi (non parliamo poi del terrorismo di parenti, conoscenti o amici male informati… ma dai poi, non è il loro mestiere) che piuttosto che spiegare alla futura mamma quelle 4 regolette in croce per mettersi al sicuro dai rischi di malattia e continuare a tenere il proprio micio, prospettano rischi apocalittici (e i rischi ci sono e anche grossi, se ci si ammala! Non sto certo negandoli) per il bambino, concludendo perentoriamente dicendo senza mezzi termini ai futuri genitori di liberarsi del gatto al più presto possibile. Ovvio che mettendo sui piatti della bilancia pupo e micio, il pupo vince… è giusto così. Ma trovo scorretto e molto ignorante fornire informazioni “a metà”, non so se per pigrizia o perchè si pensa che i neogenitori siano talmente tonti da non riuscire a seguire un paio di istruzioni in più.

Giusto per completezza, qua sotto riporto i primi cinque link che mi son venuti fuori facendo una ricerca per “Toxoplasmosi”: chi vuole può darci un’occhiata, ma posso anticipare che in nessuno di questi articoli è scritto che basti il semplice contatto con un gatto per ammalarsi (e tanto meno che per evitare la toxo bisogna sbarazzarsi del gatto che si ha già in casa)!! Se basta una semplice ricerca e un click su un motore di ricerca… qualcuno è capace di spiegarmi perchè in giro ci siano ancora così tanti ginecologi, operatori di settore e “giornalisti” o presunti tali che continuano a sguazzare e far sguazzare nell’ignoranza futuri genitori e parentadi? E’ vero che alla base di un abbandono o rifiuto di questo tipo c’è forse un’adozione fatta troppo a cuor leggero o poco informata… ma resta il fatto che ad andarci di mezzo (con esiti non sempre positivi, perchè una nuova famiglia non è sempre facile da trovare, anzi) è sempre un gatto che non merita certo l’etichetta di “untore”… ancor meno di essere rifiutato per paure causate da ignoranza.

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12 pensieri su “Di gatti, abbandoni e informazioni incomplete

  1. non avrei saputo dirlo meglio.
    e ho amato soprattutto il primo passaggio di: “Per prendersi (e trasmettere) la toxoplasmosi bisogna innanzitutto che il gatto, a sua volta, abbia mangiato carne cruda dove sia presente il parassita responsabile della malattia. Se tanto mi dà tanto, questa è una cosa che può succedere ad un gatto abituato ad uscire e a cacciare (non certo a un gatto da appartamento che ha il suo massimo contatto con l’esterno quando esce in balcone e che schifa qualsiasi cosa che non sia una scatoletta che gli viene servita nella sua solita ciotola) e quindi a rischio di mangiare carne cruda (uccellino o topolino malato di toxoplasmosi). La fase successiva per ammalarsi è toccare la cacca di detto gatto e, in scioltezza, ficcarsi le mani sporche in bocca. Facile che capiti, vero?”
    ti riposto, assolutamente!

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      • è perfetto il post per chi magari non è così addentro alla cosa come noi gattari, ma la parte della carne cruda non la sapevo per cui ho molto apprezzato quel pezzo. mi chiedevo come fosse possibile collegare la toxo al mio gatto, per esempio. e poi penso a mia sorella incinta che si accarezza il gatto di mamma, che esce e caccia.
        basta stare attenti, punto.

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        • Te ne racconto un’altra.
          Quando ero piccola (e poi neanche tanto, visto che il primo gatto “di palazzo” l’abbiamo avuto che avevo 11 anni) mia madre mi raccomandava di non mettere la faccia vicino al suo muso. Per paura che mi graffiasse? No.
          Perchè non voleva che respirassi l’aria espirata dal gatto.
          Motivazione? “Si sa che i gatti son tutti tubercolotici!” (nel senso di portatori).

          Dio sa chi gliel’avesse detto. Probabilmente qualcuno di cui si fidava, e senza internet o che per vedere se era vero, questa cosa diventava “dogma”. E invece è una boiata: cani e gatti sono immuni alla tubercolosi. E’ vero però che la tubercolosi può esser trasmessa da animali selvatici.
          Ma vogliam dire che ne corre di quel po’ per arrivare a dire che “I gatti possono tutti trasmettere la tubercolosi”????
          Con la toxo continua a succedere su per giù la stessa cosa…

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            • Calcola che mia mamma è praticamente cresciuta con in casa sempre un gatto (questo fino a poco prima di sposarsi, perchè dopo la sparizione del siamese cui era affezionatissima, mia nonna non ha più voluto gatti) e in generale era una persona con una buona cultura (pur non avendo potuto continuare gli studi oltre il diploma di segretaria).
              Questo per dire che basta poco, se detto da qualcuno in qualche modo “titolato”, per far sì che la gente si convinca di cose non vere o magari vere solo in parte.

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  2. A sentire i racconti di tutte le donne che hanno figliato qui in ufficio, anche io avevo inteso che la toxoplasmosi te la becchi se vieni a contatto con gatti, verdure crude e carne cruda.
    Vieni a contatto, eh.
    Non “mangi”.

    La Stracciapalle, che è stata il mio capo per un po’, aveva/ha due gatti. La guardarono tutte come se fosse un’assassina quando disse che durante la sua gravidanza i suoi gatti restarono a casa con lei come se nulla fosse e che si era limitata a non pulire la lettiera (anche lei per impossibilità fisica, più che altro). Liquidò tutto con un’alzata di spalle, per lei era cosa risaputa e normale.
    Però mi rendo conto di quanta ignoranza ci sia in giro – e spesso, come dici tu, dovuta dal fatto che la gente si porta in casa animali senza essersi bene informata nè averci davvero ragionato, ergo gli abbandoni così a cuor leggero.

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    • E figurati se non sono stata guardata male pure io… con parecchie persone non serviva nemmeno ribadire che, non buttando fuori di casa le gatte, stavo solo seguendo alla lettera le indicazioni della ginecologa!

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  3. infatti l’assurda e arrogante trasmissione ha scatenato la giusta reazione dell’ordine dei medici veterinari. personalmente sono la testimonianza vivente del fatto che gatti e animali assortiti non trasmettono la toxoplasmosi 8 non credo che si vada a mangiare il contenuto della cassettina) io sono nata in una casa con 25 gatti cani etc mio figlio pure . questo è l’articolo scritto a suo tempo sull’argomento con la collaborazione di mio padre farmacista mio marito medico ed i miei vet http://gattiblog.typepad.com/gatti_fatti_e_misfatti/2006/04/gatti-bambini-e.html

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    • Grazie per aver messo il link!! Volevo citarlo proprio nel post (mi ricordavo che anche tu avevi scritto in proposito), ma non ero riuscita a trovarlo… anche perchè, diosaperchè, l’ho poi cercato nella sezione sbagliata (i racconti del tuo veterinario)! 😛
      Ho letto proprio oggi la lettera del Presidente dell’ANMVI a Onder (il giornalista di cui nel post, tra l’altro conduttore di Medicina 33)… ora c’è da sperare che venga fatta almeno una smentita sempre sulla RAI (anche se le smentite non servono mai a riparare tutto il danno fatto).

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  4. Ne capisco ben poco sia di gatti che di bambini, però, a mia modestissima opinione, si sta un po’ esagerando ultimamente: 50 anni fa le donne partorivano lo stesso senza molte delle eccessive precauzioni che si prendono adesso, e non è mai morto nessuno. Forse ci si sta fissando un po’ troppo? Buona settimana 🙂

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    • Parlare di “esagerazioni” forse è… ecco, esagerato.
      Mi spiego: vero che (anche solo pochi) decenni fa c’erano molte meno pippe attorno alla gravidanza… però c’era anche una maggiore mortalità infantile, non so se esistano dati sugli aborti spontanei (molti dei quali causati appunto magari da malattie come la toxoplasmosi o altre contratte in gravidanza, senza sapere che ripercussioni potevano avere sul bambino), ma addirittura il parto in sè spesso era pericoloso (penso al travaglio di mia nonna nel 1934, due gemelle, nate a 4 ore di distanza, la seconda podalica e con il cordone attorcigliato al collo. Se fosse successo ora, mia nonna avrebbe saputo da mesi e mesi di avere due bambini invece di uno “grosso” e, vista la posizione dei feti, nemmeno le avrebbero fatto affrontare un parto naturale: via di cesareo e rapidi).
      Insomma, non penso che in questi casi si possa ricorrere al solito “si stava meglio quando si stava peggio”: meglio adesso che si sa cosa causa cosa e come si può prevenire.
      Quello che mi fa incavolare è appunto questo: visto che le informazioni ora le abbiamo, visto che abbiamo capito tanti rapporti causa-effetto in più… perchè invece per certe cose si continua a diffondere ignoranza o informazioni distorte?

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