Ma anche no…

CicciobelloQualche tempo fa, girellando su Feissbuk, m’è capitato di leggere questo post. I commenti subito sotto, per farla breve, erano al 90% concordanti: a quanto pare, la maggior parte delle mamme avrebbe voluto potersi tenere il “modello Cicciobello” almeno fino al compimento dei 40 anni del pupo, per cavarsene per bene la voglia di quel fagottino puccioso…

Che ve lo scrivo a fare che io stavo pari pari in quel 10% di megere insensibili? Appena finito di leggere il post, il mio primo pensiero è stato “Ma anche no…”.

Sorvoliamo sul fatto che le prime settimane di vita dell’Aquilina per me non sono state affatto rose e fiori: tanto per dirne una il disastro dell’allattamento, tanto per dirne un’altra mia madre ricoverata in fin di vita in ospedale. Sorvoliamo perchè sono cose piuttosto “specifiche” (e una nemmeno legata direttamente all’Aquilina), farò quindi riferimento a qualcosa di più generico che bene o male “valga” per tutti i bambini.

L’Aquilina ha due anni e mezzo.

Delle sue prime settimane/mesi di vita sicuramente non rimpiango nè la poppata delle 23 e tantomento quella delle 4-5 o 6 di notte, non rimpiango quelle stramaledette colichette, non rimpiango i 50 minuti necessari per ogni pasto della mia piccola inappetente, non rimpiango l’incubo che è stato convincerla a mangiare i papponi. Non rimpiango il non avere alcun orario fisso, non rimpiango il non riuscire nemmeno a sedersi a tavola per mangiare, non rimpiango il non sapere se e quando avrei avuto modo di farmi una doccia (magari più lunga di 30 secondi).

L’Aquilina ha due anni e mezzo.

Non credo mi mancherà il cambiare pannolini (in teoria ancora per pochi mesi… quest’estate ci aspetta una dura prova…), o il tentare di indovinare se sta male e perchè sta male (credo che a mia figlia non abbiano installato il concetto di “soglia  del dolore”: con le otiti orrende come ha avuto quest’inverno ha pianto solo una volta su cinque, toccandosi l’orecchio… Io, a distanza di 23 anni, ancora ricordo con angoscia e un pochino di pelle d’oca l’otite bilaterale che mi beccai a 12 anni!!), o il continuare a interpretare quell’ibrido tra aramaico e sanscrito che lei utilizza per “parlare” convinta di essere una fine oratrice, o il continuare a tentare inutilmente di spiegarle perchè l’ho sgridata mentre lei strilla a 9000 decibel, o l’aspirare muco da nasini tappati, o gli oggetti lanciati senza motivo apparente, o l’incubo di portarla con noi a far la spesa o in qualsiasi posto dove possa decidere di capricciare isterica senza motivo apparente appena scesa dall’auto… (li chiamano “Terrible Two”, i “Terribili Due”. Una fregatura, visto che nella maggior parte dei casi i pupi iniziano a comportarsi come la protagonista dell’Esorcista già intorno ai 18 mesi. Ora, io spero solo che la fregatura non sia anche nella “data di fine”, e che arrivata ai tre anni l’Aquilina torni ad essere una persona normale senza quelle sfumature da indemoniata che a tratti la colgono… come circa tutti i suoi coetanei, sapevatelo).

Altro che desiderare che resti piccola… “Cresci diobono, cresci!!!!”.

Ma, a parte questo… a parte questo, perchè stiamo pur sempre parlando di una bambina e non di un Cicciobello: sono tutte cose normalissime, pur nella loro tragicomicità, misteriosità e complessità per un'”adulta” incapace che non ha mai avuto a che fare con un neonato prima di metterne al mondo uno.

A parte questo, dicevo, alla fine il motivo principale per cui proprio non vorrei che l’Aquilina resti per sempre piccola è che la vera meraviglia è vederla crescere. E’ vedere come acquisisce competenze, come sviluppa quel caratterino testardo. E’ vedere cosa si inventa, è sentirla chiamare “Mamma-mamma-mamma-mamma!!!!” finchè non le do udienza, al punto da sembrare Sheldon di The Big Bang Theory quando bussa alle porte (e, vi assicuro, alla pupa gliel’ho proprio detto in faccia più volte: Aquilina… sembri Sheldon. E guarda che non è un complimento!”). E’ ascoltarla quando “inscena” lunghi dialoghi in aquilinese tra Bimbo e Bimba (due pupazzetti dei miei vecchi Duplo). E’ farla arrabbiare ripetendole che la mela si chiama “Mela” con lei che ribatte convinta “Gnagnìa!”. E’ averla vista imparare a camminare, correre, arrampicarsi, fare le bolle di sapone. E’ osservare l’espressione traumatizzata da martire delle gatte quando riesce ad acchiapparle e strilla loro nelle orecchie la gioia di poter affondare le manine nel loro pelo. E’ disegnarle su un foglio un “Fio(r)e” o una “Frago(l)a” perchè le possa colorare. E’ ascoltarla ridere quando scende dallo scivolo. E’ quella manina che accarezza il pancino quando lei dice “Pizza!”. E’ metterla a dormire nel lettino con le sponde con la sensazione di infilarla in una custodia e pensare “Ok, il giro all’Ikea ormai non si può più rimandare…”.

E’ pensare a quante cose fa in più ora rispetto a un anno fa e ancora di più rispetto ad un anno prima ancora… e pensare a quante millemila saranno in più tra un anno, due, tre…

No, non vorrei proprio potere o aver potuto fermare il tempo per l’Aquilina, e di certo non alle sue prime settimane di vita.

Il bello deve ancora venire.

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21 pensieri su “Ma anche no…

  1. Eh si! Concordo con te! Ogni tempo ha la sua gioia e la sua croce! Certo che i bambini piccoli sereni e soddisfatti senza malanni eccessivi sono una delizia, io che ne ho avuto due ti posso dire che il primo ha avuto meno problemi della seconda e mi son goduta di più tutta la sua infanzia. ma è più un fattore genetico che porta noi donne ad avere nostalgia del bambino piccolo, in realtà è un meccanismo della specie per la sopravvivenza. Se tutte le donne non vedessero l’ora di veder grandi i loro bambini ne partoriremmo molti di meno. ti sei mai chiesta come mai una donna che ha provato i dolori del parto ne affronti un altro???? Chi è mai così masochista come noi donne???? 😀 buon weekend!

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    • Che ti devo dire… io sono anomala! Continuo a non veder l’ora che con l’Aquilina si riesca a parlare e capirci, soprattutto aspetto il momento in cui potrò smettere di dover indovinare se sta male o se è noiosa di suo… dovessi fermare il tempo, ti direi piuttosto che lo farei sui 4-5 anni. Ma mi riservo di rivalutare la cosa tra 2-3 anni…
      😛

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  2. siamo in 2 in quel 10% e mio figlio devo dire che da piccolo non ha mai causato problemi, manco un mal di pancia e di notte non rompeva, però io non sono tipo da bambini piccoli… diciamo che ci intendiamo meglio da adulti

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    • Io con l’Aquilina qualche gatta da pelare l’ho avuta, anche se non si è trattato di niente di grave (non mi lamento… foss’anche solo per il fatto che dorme da sola l’intera notte da quando aveva 3 mesi). Ma penso di esser del tuo stesso modello… ci intenderemo meglio tra un po’. P.S. Mai trovato nulla di che nel far la mamma alle bambole, e addirittura alle Barbie preferivo le Lady Lovely: la Barbie era sta “vecchia” di 30 anni con due tette così, la casa, la piscina e il Ken (come potevo immedesimarmici?!?!), le Lady Lovely avevano eta’ apparente di 12-13 anni… mi sembravano un po’ più “vicine”.

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  3. Quel 90 per cento che ha concordato con la tipa del post dovrebbe essere tutta psicanalizzata, a mio parere. Le poche mamme che ho conosciuto con piccoli virgulti di ritorno dall’ospedale non le ho viste vivere proprio serenamente quel periodo anche perchè non erano nemmeno loro in pienissima forma. (Ho anche assisistito a un caso terribile di vera e propria depressione post-partum che penso sarebbe interessante far conoscere a chi ha commentato entusiasta) Il bello dei bambini è vederli crescere e rendersi autonomi giorno per giorno 🙂
    Smack

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    • La penso allo stesso modo, manco a scriverlo.
      Quelle che dicono certe cose (ma soprattutto le dicono essendone convinte. Perchè credo che tutti prima o poi ci siamo sentiti dire dalla mamma “Quanto eri carino da piccolo, che ti lasciavi coccolare, mi davi ascolto, venivi con noi, ecc. ecc. ecc.”, magari nel periodo in cui era alle prese con uno spinoso e incomprensibile adolescente; ma all’atto pratico poi nessuna delle nostre madri sarebbe davvero tornata indietro) mi danno la stessa impressione di quelli che vogliono assolutamente il cagnolino taglia “mignon” della tal razza perchè ritengono faccia figo andare in giro tenendolo nella borsetta trendy (con mio orrore, c’è una linea di peluche esattamente di questo tipo: i ChiChiLove. Roba che se l’Aquilina prima o poi dovesse chiedermeli la disconosco all’istante). E pare non si rendano conto che sono cuccioli, non pupazzi, quelli che hanno per le mani.
      A maggior ragione il discorso vale per i bambini: sono piccole persone in miniatura (con tutte le sfaccettature, le esigenze e anche il diritto di “autonomia” del caso), non bambolotti pucciosi da coccolare, accudire e portare a passeggio collezionando complimenti per la propria autostima.

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  4. Ma che meraviglia! In un post solo sei riuscita a farmi sentire le gioie (ed i dolori) di essere neo-mamma 🙂

    Che poi… la gente che si augura che suo figlio resti sempre piccolo non è un po’ egoista? Il bello, come dici tu, dovrebbe essere proprio vederli crescere e gioire delle loro conquiste! Queste sono le mamme che poi si tengono i figli in casa fino a 40 anni e che li chiamano “il mio bambino”? XD

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    • Hai centrato il punto. E son contenta che st’impressione ce l’abbiamo almeno in due: pure a me sembran discorsi un po’ egoistici.
      Ammetto di essere una mamma a “basso contatto”, ma non credo che il fatto di non aver allattato o di non aver mai fatto dormire l’Aquilina nel lettone significhi non volerle bene o volergliene meno. Così come non credo che allattare il pupo fino ai 6 anni (credimi: ho avuto modo di leggere di almeno 3 casi, in uno dei quali la mamma-mucca ha litigato con maestre e preside della scuola elementare perchè alle 11 non lasciavano uscire di classe il pargolo per la poppata di metà mattina) o dormirci assieme fino all’età della patente (così passa direttamente dal letto dei genitori a quello dell* moros*) significhi volergli più bene.

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      • Allattare fino a 6 anni? o_o
        Io non sono esperta in quanto non sono mamma, però… non mi pare parecchio normale come cosa. Non si rischia anche di ingenerare complessi nei bambini? Prima o poi arriva il momento in cui iniziano a confrontarsi con i coetanei e scoprire che sono gli unici ad essere trattati così dalla mamma.

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        • E vuoi sapere una delle “giustificazioni scientifiche” di questa cosa? Mi raccomando mettiti seduta se non lo sei già, perchè è roba che non fa cascare solo braccia e maroni: “I bambini perdono i denti da latte a partire dai 6 anni… ergo, almeno fino a quell’età è giusto allattarli”.
          Sinceramente, il pupo di 4 anni che se magna fiorentina ai ferri e patate fritte non ce lo vedo ad aver tutta sta necessità del latte materno per gli “importanti apporti nutrizionali”. Piuttosto, credo che a un certo punto la necessità di allattare sia in gran misura delle madri… le stesse che vanno in crisi quando il figlio inizia la scuola materna perchè vederlo crescere è vederselo “sfuggire di mano”. Le stesse che optano per l'”home schooling” (invece di mandare i figli alla scuola pubblica, o anche a quella privata) perchè sono soltanto loro in grado di fornirgli l’educazione e istruzione migliori.
          Io a certa gente non so se manderei a casa prima l’assistente sociale o lo psichiatra…

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    • Difatti credo che tra qualche decina d’anni parecchie di queste invasate si troveranno involontarie protagoniste di blog (o di quel che di analogo esisterà nel 2040 o giù di lì) del genere…

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  5. Condivido in toto quello che hai scritto! Io adoro, nonostante a volte assioma il tempo a litigare, la Gnegne che è oggi, quella personcina con cui parlare, che capisce gli scherzi, che non appesta più il secchio del bagno con le armi chimiche dei suoi pannolini, che dorme tutta la notte… insomma, adoro l’indipendenza che ha raggiunto (anche se cmq con lei ci è andata di lusso, eh!). Certo, a volte vorrei fosse meno in fase adolescenziale (non so te ma, qui abbiamo delle finestre su ciò che ci aspetterà tra dieci anni notevoli!), ma non tornerei indietro.

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    • Uuuuuh, se l’Aquilina di adesso è solo una pallida anteprima di quello che sarà da adolescente… avremo delle belle gatte da pelare, qua! 😛
      Comunque complimenti: da quello che scrivi mi par di capire che voi avete già potuto fare ciao ciao con la manina ai pannolini… io non sono ancora riuscita a trovare il coraggio di fare un tentativo! 😦 Per la verità sto rimandando tutto a giugno per tre motivi:
      a) la situazione meteo fa ancora schifo. Preferirei fosse più caldo, visto l’aumento di lavatrici che comporterà l’impresa;
      b) l’Aquilina non mi pare ancora granchè pronta (ha chiaro che il water e il vasino servono per “cacca e pipì”, ma ancora non annuncia nulla. Salvo la cacca, ma subito DOPO averla fatta… =__=
      c) abbiamo appena rivoluzionato la cameretta, con passaggio al letto “da bambini grandi”. Ormai è dal 1° maggio che ci dorme senza problemi (anzi, le piace andarci pure di giorno per giocare), ma vorrei far passare un altro po’ di tempo prima di metterla davanti ad altri cambiamenti.

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  6. Vorrei dirti che c’è un metodo valido ed efficace… ma no. io è dall’anno scorso che ci provo, ma obiettivamente non era pronta. Pensa che seppur non obbligandola, aveva preso in odio vasino/riduttore/wc. E lei non diceva della pipì o della pupù nemmeno dopo averli fatti! A fine febbraio, causa una brutta irritazione al sedere (a causa del pannolino), le ho detto che avrebbe dovuto iniziare ad usarli, per far passare la bus… Ed ha cominciato ad usarli!!! Ci abbiamo messo qualche settimana, lo confesso, ed a volte ho pensato “ma chi me l’ha fatto fare!” (soprattutto se, due secondi dopo averle chiesto se dovesse fare qualcosa, lei negava e se la faceva addosso), ma ne siamo venuti fuori! 🙂
    Ah, un consiglio: sono ottimi e convenienti pannolini a mutandine del lidl, noi li usavamo per uscire, così evitavamo degli inconvenienti imbarazzanti (anche se una pipì al parco l’abbiamo mollata…).

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    • Intanto mi hai già dato una gran bella conferma: i pannolini-mutandina della Lidl. Li stavo considerando pure io perché mi sembrano la soluzione migliore per evitare che il tutto diventi una frustrazione per noi e per lei! Pensavo di associarli al portarla in bagno ogni tot, indipendentemente dalle sue possibili segnalazioni. C’è chi dice che é meglio passar subito alle mutandine perché così quando si bagnano il fastidio é maggiore e sono spronati a imparare prima… ma secondo me questo dipende molto anche dal carattere di ogni bimbo: ci sarà quello che così fa prima, ma può pure esserci quello che invece si scoraggia…

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      • Noi li usavamo soprattutto per uscire (anche perché sennò l’irritazione non sarebbe mai passata), ma credo che questo sia a sensibilità dei genitori: se uno non si fa problemi a portare il bimbo spisciacchiato, si posso tranquillamente evitare. A me avrebbe messo troppa ansia, e so che lei l’avrebbe avvertita, quindi ho preferito andare sul sicuro.

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        • So già che non sarei tranquilla nemmeno io: anche solo l’ipotesi fa partire i miei tre neuroni a mettere insieme l’elenco di quello e di quanto che dovrei portarmi dietro ogni volta che usciamo, e poi in quali posti andare per esser sicura di poterla cambiare e poi… e poi sto cavolo, mi accorgo da qui che è già la strada sbagliata per noi! 😛

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          • Shun, però voglio rincuorarti: anche noi pensavamo di non farcela (ti ripeto, lei era quella a cui, con la mutanda appesa per il peso del “bisogno”, chiedevi “hai fatto la cacca?” e lei rispondeva serenamente “NO”), ma alla fine se ne viene fuori! 🙂

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            • Uguale l’Aquilina (ergo: continui a rassicurarmi sull’esito della nostra impresa… 🙂 )!
              Di solito è lei che decide di annunciare la sua più recente produzione tirandosi il cavallo dei pantaloni con la mano e affermando “Mamma, cacca!”, ma capita che magari ce ne accorgiamo prima noi perchè la vediamo improvvisamente molto… ehm… “concentrata”. E allora appena finisce le chiediamo “Aquilina, hai fatto la cacca?”. E lei, faccia di bronzo sopra e nube tossica in espansione sotto: “Nononò”. 😀 😀

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