Infortunio

PinoneSe proprio devo trovare una pecca alla nostra vacanza di metà agosto, è stata la brutta sorpresa che ho trovato nella pineta di Pavullo. Mi aveva già avvisata mio padre (che da metà giugno è andato su spesso, per dare una mano a mia zia dopo l’intervento al piede), ma vederla dal vivo… 😦

Nel parco ducale del paese c’è un cedro del Libano ultracentenario, conosciuto da tutti come “Il Pinone” (anche se pino non è). Non ricordo quante persone servano per abbracciarne il tronco, ma è grosso. E alto. E bellissimo. Alcuni anni a Natale è anche stato addobbato ed era davvero una meraviglia.

Ha superato indenne tanti inverni, e su a Pavullo di neve ne viene sempre tanta. Quest’inverno a febbraio, il patatrac: 90 cm di neve, non un record (nell’83, quando ho passato su da mia zia 28 giorni mentre mia madre era ricoverata a Modena, ricordo che la neve caduta era più alta di me… e io avevo 4 anni e mezzo). Ma ci ha piovuto sopra, e il peso ha schiantato uno dei tre “ramoni” principali… che cadendo si è portato dietro tutti i rami sottostanti. In pratica, raggiungendo l’albero “da sotto” si vede ancora all’incirca la sagoma che vedete nella prima foto a sinistra… anche c’è molto più cielo tra i rami, che a prima vista sono molto meno fitti. Poi girandoci attorno… beh, basta guardare la seconda foto, che rende l’idea anche se io non sono una gran fotografa.

Io a Pavullo ci sono solo nata, in seguito ci ho soltanto passato le varie vacanze da mia nonna, ma diciamo che l’ho sempre considerato una “seconda casa” molto vicina alla mia prima. Ammetto che vedere uno dei simboli del paese ridotto in quel modo mi ha piuttosto colpita… anche se è “solo” un albero. Era un (grosso!) punto di riferimento, come la fontana con i pesci dove far navigare le barche, le crescentine della Baracchina, la salita della Contradina, la pesca di beneficienza dai Cappuccini (altra cosa che non esiste più da tempo), la focaccia al formaggio del bar davanti alla chiesa parrocchiale, i giochi al Paradiso dei Pini, le mostre nel Palazzo Ducale, il palazzo del Comune dove aveva lavorato mamma o quello dell’Ufficio del Registro dove andavo a trovare la zia (e se andava particolarmente bene, mi lasciava pure provare una macchina da scrivere. Con l’inchiostro bicolore, figata…).

Sarò cretina, ma insieme a quei rami m’è crollato un pezzetto d’infanzia…

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8 pensieri su “Infortunio

    • Non sono un’esperta (tutt’altro… il colore del mio pollice è nero listato in viola, in pratica sarei in grado di far schiattare anche una pianta di plastica…), ma purtroppo temo di no: quello che si è schiantato è un ramo grosso quanto un albero, e non credo proprio che da lì possano nascere nuovi germogli.
      Ho sentito che l’albero in sè non è a rischio (di seccarsi completamente), ma la cicatrice se la terrà.
      C’è in progetto da parte del Comune di utilizzare comunque i rami caduti per qualche opera (difatti come si vede dalla foto “post” non sono ancora stati portati via. Per il momento ci ho visto dei bambini utilizzarli per arrampicarsi), ma non so se e cosa abbiano deciso di fare.

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  1. era capitata una cosa simile all’enorme tulipifera della mia vicina, ma nel giro di 3-4 anni ha sanato le ferite ed è tornato splendido anche se carla li per li temeva che sarebbe morto ( praticamnte rera ridotto ad un bastone semischiantato, questo ha ancora una parte sana)

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    • In effetti ci s’è messa una bella dose di sfiga… tra l’altro ho notato anche una zona di pineta, poco sopra la fontana dei pesci, dove un sacco di abeti si sono seccati per via di una malattia (o un parassita, non ho capito bene…). Piove sul bagnato, ‘nzomma…

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  2. ti capisco, gli alberi sono “anime antiche”, io li chiamo le “autostrade per il Cielo”, perché a fare una meditazione abbracciata ad un albero ho provato una sensazione simile. Ha ragione chi dice che ricrescerà la chioma anche se sghemba, ma il gelicidio è terribile per gli alberi e le malattie avanzano. Sono segnali che la gente comune ignora o vuole ignorare, mentre dovremmo preoccuparcene, più che per i profughi…. buon week-end! Renata

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