Scuse

banner-1002449_1920Ho saputo dei fatti di venerdì notte a Parigi piuttosto in ritardo: quando sono successi avevamo già spento i PC e i telefoni di casa, e la mattina dopo tra portare l’Aquilina a basket e fare una capatina in biblioteca siamo rimasti fuori dal mondo ancora un pochino. E’ stato mio padre a farci cascare dal pero, così abbiamo tentato di recuperare accendendo eccezionalmente la TV a pranzo e sintonizzandoci su uno dei TG, tra le proteste dell’Aquilina che avrebbe preferito i Paw Patrol su Cartoonito (non so cos’abbia capito di quel che ha visto, ma qualcosa penso di sì: ad un certo punto mi ha chiesto “Mamma, cos’è Parigi?” e in qualche modo le ho spiegato cos’era e come mai ne parlavano così tanto in televisione).

Poi, dopo pranzo, è stato il momento di internet e dei social network.

Non ho cambiato la mia immagine profilo con la bandiera francese perchè se deve essere quello il segno, per chi mi conosce, che sono dispiaciuta e sconvolta per quel che è successo a Parigi (e quindi se non la metto non me ne frega niente o addirittura mi fa piacere)… beh, vuol dire che chi mi conosce non mi conosce poi così tanto bene.

Ho letto di tutto in questi giorni: reazioni di tutti i tipi.

Gli angelici, quelli che riescono ad essere completamente positivi nella loro fiducia verso l’umanità anche in situazioni del genere.

I diabolici, quelli che dal giorno dopo si mettono a girare con la scala cromatica in tasca, e tutti quelli che vedono un po’ più scuri di loro… via, fuori, alla frontiera, e non vi voglio più vedere non mi importa chi siete.

Di tutto, come è logico che sia.

Ma il tipo di reazione che mi ha fatta riflettere un po’ di più è stata questa: mamme che hanno aggiornato il loro profilo Facebook scrivendo messaggi di scuse ai propri figli (per lo più bimbi piccoli, talmente piccoli non solo da non avere un account FB, ma da non sapere ancora nemmeno leggere) per averli fatti nascere in un mondo del genere.

E quello che ho concluso io è: no. Io non mi scuso di questo con l’Aquilina.

Non mi scuso perchè non si è trattato di un mio sbaglio.

Non è che quando si è trattato di farla nascere ho avuto l’opzione di scegliere tra Krynn, Narnia, la Terra di Mezzo, Fantàsia o questa diamine di Terra.

E non è che ho scelto la Terra perchè “Minchia, dai… lì c’è il WiFi!!”. E poi ci siam trovati sul groppone attentati, stragi, guerre, sparatorie… e inquinamento, epidemie, intolleranza, estremismi. Roba che una sera decidi di uscire  di casa per andare a un concerto, invece di friggerti i neuroni davanti alla TV, e a casa non ci torni più perchè qualcuno s’è fritto i suoi, di neuroni, un bel po’ di tempo fa.

E quindi dopo un po’ arriva il momento in cui ti senti dire “Mamma, ma cazzo… almeno su Krynn i draghi erano riconoscibili (e alcuni eran pure buoni)! Nella Terra di Mezzo ci bastava una gita al vulcano per sistemare tutto… e tu e papà che mi andate a scegliere? Sto postaccio incasinato della Terra… e oltre tutto la connessione internet va pure solo quando minchia le pare!”.

Quello di cui potrei scusarmi è che non ho la più pallida idea di cosa potrei fare, io, per cambiare qualcosa.

Non ce l’ho perchè è completamente al di fuori della mia possibile sfera d’azione: nel mio piccolo non posso fare un tubo. Perchè stringi stringi chi davvero potrebbe fare qualcosa… non ha nessun interesse a farla, non nella maniera veramente definitiva. Dico giusto due scontatissime parole (ma ce ne sono altre, ugualmente pesanti): petrolio e armamenti. Sarei davvero lieta di essere talmente ottimista da pensare/sperare che ci sia qualcuno in grado di poter “sgarbare” questi due settori e gli interessi che ci stanno sotto. Allora forse sì che qualcosa inizia a cambiare dalle radici.

Dato che non sono ottimista (e non solo a questi livelli… non lo sono e basta), non riesco a vedere vie d’uscita. Ed è di questo che sinceramente credo di dovermi scusare con una certa bambina di quattro anni.

Ma credo che per il momento mi limiterò a tentare di tirar su una personcina in grado di pensare con la sua testa, quando sarà il momento di farlo, e di tentare di riuscire nell’impresa di darle le basi per ragionare senza sragionare. Mi riuscisse questo, credo che ne avrei già parecchia della fatta.

Riuscisse anche al resto del mondo, probabilmente saremmo a posto.

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4 pensieri su “Scuse

  1. Importante la tua testimonianza e il tuo sfogo. Importante perchè hai saputo del fatto molto tempo dopo ed hai potuto ragionarci a freddo, senza paura. Questa tragedia ha avuto bisogno dell’attenzione della gente comune e del suo coinvolgimento emotivo mettendola nella condizione di accettare qualsiasi nefandezza venisse detta o scritta da chi ha sempre il dito sul grilletto..

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    • Il punto è nel mentre il tempo è passato per tutti… È vero che a me è mancato l’impatto dell’evento in diretta (sul momento, mi scosse molto di più l’11 settembre: la prima torre stava crollando mentre a me toccava uscir di casa e scollarmi dalla TV per andare a lavoro. Un pomeriggio del cavolo, con la testa ben lontana dall’ufficio)… Ma a questo punto un minimo do controllo per ragionare a mente fredda dovremmo averlo recuperato tutti (tutti quelli non direttamente coinvolti da un lutto, ovvio).
      E invece… Roba da mani nei capelli.
      Ancor di più pensando che è proprio questo (aizzare animi, creare dissidi, fomentare sospetti) uno degli obiettivi di chi ha fatto la porcata.

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  2. Io credo che le scuse di queste madri non fossero riguardo al “ti ho fatto nascere” ma fossero un modo di chiedere scusa perche’ noi adulti (e chissa’ quante generazioni prima) abbiamo creato questo casino. Quanto a quel che dici riguardo al non fare di tutta l’ erba un fascio (discorso sacrosanto, per carita’ ) purtroppo abbiamo il dovere di cercare di proteggere noi ed i nostri cari e io personalmente non vedo alcuna via se non una ghettizzazione di coloro che compiono questo genere di atti. Siccome pero’ nessuno di noi porta un cartellino con scritto se sia buono o cattivo e la certificazione da fonte affidabile temo si sia costretti ad operare delle generalizzazioni che eticamente non sarebbero corrette

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    • Ribadisco: non mi sento in colpa nemmeno per lo schifo di mondo che abbiamo. Potrei sentirmi in colpa se ci fosse qualcosa di concretamente fattibile in prima persona per cambiare le cose e se io per mio sbattimento di balle non la facessi… Ma così no.
      Chi davvero deve chiedere scusa è proprio chi non si pone nemmeno il problema, perchè se davvero lo facesse allora le cose inizierebbero sul serio a cambiare.

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