E altri quattro…

gerbera-755782_1920Che non è che facciano “otto” insieme ai quattro di questo post. E’ solo l’altro “anniversario” del periodo, che purtroppo procede di pari passo con l’avvenimento più bello dell’anno (il compleanno dell’Aquilina).

Questo però penso sarà l’ultimo post “dedicato” all’evento. Perchè finalmente credo di stare iniziando a perdonarmi.

A perdonarmi di non essere potuta/riuscita ad essere presente nell’ultimo mese di mia mamma.

Finora non era servito a niente sentirmi ripetere da chiunque che non potevo fare altrimenti, che in quel periodo non ero chiamata solo ad affrontare uno dei momenti più duri per un figlio (perdere la madre), ma contemporaneamente a gestire uno di quelli più complicati per una madre (essere alle prese con i primi giorni del primo figlio)… e che mancando qualcuno che potesse sostituirmi (… mia mamma. O magari la mamma del Consorte, ma siam talmente fortunati che mia suocera ha addirittura preceduto mia madre di 11 anni, olè) e non avendo io il dono dell’ubiquità c’era poco da fare (tranne forse far trascorrere all’Aquilina il suo primo mese di vita nel corridoio di un ospedale a 35 km da casa).

Sì, sì, sì, sì… c’avete ragione tutti. Ma non me ne frega niente, mi sento una merdaccia uguale, ok? Lei per me c’è sempre stata, finchè ha potuto. E io, quando ha avuto bisogno lei, dov’ero? Insomma, roba così.

Ma finalmente ci sono arrivata. E dire che non era così complicato.

E’ stato risolutivo chiedermi: ma se sapesse che dopo quasi quattro anni (quattro!!) io sto ancora così male… come starebbe mia madre? Risposta: peggio di me (perchè è come mi sentirei io se – diononvoglia – l’Aquilina fosse nella mia situazione). E cosa farebbe? Oddio, forse non lo farebbe perchè non è mai stata di sberla facile… ma cristo, darmi un paio di pacconi sarebbe effettivamente il minimo. Con una che continua a sbatter la testa nello stesso punto da quattro anni, puoi mica più ragionarci a parole.

E allora basta. Non ha mica senso. Ho deciso: mi tengo solo i ricordi belli.

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6 pensieri su “E altri quattro…

  1. Bravissima cara, bravissima.
    Il dolore resta finchè “ci serve” in qualche modo. Tu a quanto pare ora hai imparato quello che aveva da insegnarti, e così può andarsene. Suona un po’ karma-oriented come concetto, mi rendo conto ma io ci credo davvero a questa cosa.
    ti abbraccio.

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    • Grazie!
      Diciamo che mi ci è voluto un secolo perchè probabilmente in quel periodo iniziale avrei avuto bisogno di aiuto (esterno)… ma se non avevo avuto modo di aiutare lei, non avevo nemmeno modo di farmi aiutare (una di quelle situazioni in cui stringi i denti e vai avanti perchè… alternative non ce ne sono e crollare è fuori discussione).
      Però, sia pur in ritardo, almeno ci sono arrivata…
      (Ora devo solo lavorare sull’arterio mista a sfrantamento di maroni che mi viene quando sento gente che si lamenta dell’insopportabile ingerenza dei nonni o che fa delle pive per ogni virgolina che i nonni fanno al pargolo in maniera differente dalla loro. Pagherei diamanti per avere/aver avuto questo genere di problemoni…).

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  2. Bravissima! E’ la cosa giusta da fare, anche perchè, come dici tu, tua mamma stessa non sarebbe contenta di sapere che ancora ti flagelli.

    Io in questo ti faccio un po’ compagnia, ma al contrario tuo non riesco ancora a farmene una ragione e, oltre a predicare bene e razzolare male, specialmente in questo periodo mi viene più difficile non pensarci.

    Comunque, fossi in te, a quelli che si lamentano dei nonni per ogni singola cavolata io glielo farei presente che devono soltanto ringraziare di avere ancora i genitori dietro a dargli una mano, va!

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    • Guarda, ho dovuto lasciar perdere un corso organizzato dal Centro per le Famiglie sulla gestione dei capricci… che sarebbe stato interessantissimo, non fosse stato che:
      a) ero la mamma con la figlia “più vecchia” (tutti gli altri avevano bambini dai 18 mesi ai 2 anni e mezzo… per non parlare di un paio col figlio di tre mesi. Capricci a tre mesi? Minchia, ti porti avanti col lavoro…)… quindi le problematiche affrontate erano ben poco pertinenti alle mie (me l’avessero detto subito, dell’età media, non mi sarei nemmeno iscritta);
      b) nei primi due incontri s’è finito col perdere metà del tempo a parlare non dei capricci dei bimbi… ma in un certo senso di quelli dei genitori. E cioè di tutte le cose che non andavano bene in quello che facevano suoceri o genitori col nipote (che poi… cristo, tua madre ha tirato su te. Male male non avrà lavorato, se sei sopravvissut* e ti sei riprodott*. Idem tua suocera, se no non avresti scelto il suo pargolo. Perchè ora che sono nonne sono diventate delle incapaci?).

      Non immagini la mia voglia di uscirmene con un “Problemi? Ottimo, parlatene: siete tra esseri coscienti e senzienti, giusto? Litigate, se necessario: mandate pure affanculo i vostri genitori, e magari pure i suoceri, per sovrappiù, se con le buone non c’è dialogo. Ma fatelo, dato che avete ancora la possibilità di fare anche questo con loro, oltre a tutte le altre cose positive”.

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