Bye bye, adenoidi…

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Alba in ospedale

Alla fine gli scongiuri devono aver funzionato: ce l’abbiamo fatta!! L’intervento di ieri dell’Aquilina è andato bene, il 26 abbiamo il controllo.

I momenti peggiori sono stati due.

Il primo, il risveglio dall’anestesia. Che sia un momento poco simpatico, me lo ricordavo bene dall’intervento in anestesia generale che ho fatto io a 15 anni: un rincoglionimento fastidiosissimo per tutto il pomeriggio. Peggio quello, quasi, dell’operazione. Il risveglio dell’Aquilina, invece, è stato in stile “Esorcista”: è mancato giusto il vomito verde, per il resto sembrava una scena del film, pari pari. Molto incoraggiante per il suo compagno di stanza novenne, che quando l’Aquilina è rientrata dalla sala operatoria doveva ancora andare sotto i ferri. Credo che se non fosse stato per il fatto che quel povero bambino era al suo secondo intervento di adenoidectomia (ebbene sì. Ste stronze, in alcuni casi, possono ricrescere e tornare a rompere le balle) e quindi sapeva già cosa lo aspettava, probabilmente avrebbe infilato la porta di corsa senza voltarsi indietro…

Il secondo momento no è stato il tentativo (fallito) di provarle la pressione. Era già successo a dicembre nello studio della pediatra, e poi di nuovo a inizio gennaio durante i controlli preoperatori: l’Aquilina ha il terrore del bracciale (dio sa il perchè). Non è che pianga quando inizia a gonfiarsi e a stringerle il braccio: le basta vedere un bracciale per la pressione e inizia a piangere disperata tipo scuoiamento a vivo con spargimento di sale grosso. Al punto che alla fine l’infermiera ha  desistito: “Se riporto questi risultati, vi spediscono qui un cardiologo in due minuti!” al che ho fatto notare che sarebbe bastato far entrare il cardiologo in stanza con in mano un bracciale per la pressione (“Aaaaaaaah!!! Orrore!!!! Terrore!!!! Raccapriccio!!! Reazioni inconsulte!”) e tempo 30 secondi, per riprendersi dagli strilli (sempre che non li avesse già sentiti, considerando anche che Cardiologia è sullo stesso piano di Pediatria), per ricevere una bella certificazione di “sana e robusta costituzione” (e probabilmente anche un paio di calci in culo verso casa).

Di altre cose particolari… beh, direi l’Odissea per il Gelato. Sulle 15, l’Aquilina se ne esce con un “Ho fame”. Oddio, miracolo! Mi fiondo al bar dell’ospedale e, considerando tutte le limitazioni che ci avevano dato (solo panna o crema, senza pezzetti di cioccolato, biscotto, guarnizioni, sciroppi…), riesco a trovare una coppetta alla panna della Algida nel freezer.

Passano un paio d’ore e anche il compagno di stanza dell’Aquilina inizia a sentire un certo languorino ed è passato il suo tempo di digiuno. Dato che loro non sono di F. ma di un paese vicino, piuttosto che stordire la madre del bimbo di indicazioni per raggiungere il bar, la accompagno. E quando siamo lì notiamo che i gelati alla panna si sono nuclearizzati: non ne è rimasto manco uno. Al che chiediamo: finiti, domattina (eh, tardi). Di tutti gli altri gelati presenti, l’unico possibile candidato è un Mottarello, da scotennare del cioccolato prima di poterlo dare al bambino, però.

Non avendo con noi le giacche (davanti all’ospedale c’è un altro bar, ma fuori si gela) torniamo in stanza con il magro bottino. Nel fratempo, l’Aquilina chiede il bis di gelato… A quel punto il Consorte e la mamma dell’altro bambino prendon su e provano ad andare in un bar davanti all’ospedale. Che ha solo ghiaccioli. Però aspetta, poco più in là c’è una nota gelateria cittadina. Che è chiusa per turno. Però aspetta ancora… un po’ più in là c’è una nota pasticceria cittadina, che recentemente ha iniziato a fare anche gelati. Ma è chiusa per turno pure lei. Aspetta ancora un po’… un altro po’ più in là (a quel punto il Consorte era quasi arrivato a casa nostra…) c’è un’altra gelateria, spin off della nota gelateria di cui sopra. Che è aperta, eccheccavolo (fatto sta che l’altra mamma, non pratica di F., col piffero che da sola l’avrebbe trovata)!!

Comunque siamo andati bene anche con il post operatorio a casa. Nottata liscia, più di quanto osassi sperare: l’Aquilina si è svegliata solo alle 7 della mattina dopo, chiedendo di venire nel lettone. Cosa che le avrei anche accordato, se non fosse stato che… il Consorte s’è preso l’influenza.

Per dirla tutta, non stava già granchè bene da lunedì sera… del resto, non che ci si potesse aspettare di meglio quando lunedì dentro  l’officina avevano 8°C, il che significa dover lavorare a un tornio 8 ore senza potersi nemmeno metter la giacca sopra la tuta per questioni di sicurezza (e sotto la tuta copriti pure… ma più di tanta roba mica ci sta) a poco più della temperatura del tuo frigo di  casa… A meno di essere un panetto di burro o un vasetto di yogurt, chi non si ammalerebbe?

Riscaldamento rotto? No. “Il riscaldamento costa”. Ora, sarò scema io, ma credo che alla fine alla ditta costino di più i dipendenti in malattia per via del freddo che si sciroppano nelle ore lavorative.

Al momento (il Consorte è in coda dal suo medico) confesso che non so se ridere o piangere: l’Aquilina è a casa da scuola sia per stare a riposo che per non rischiare di ammalarsi appena dopo l’intervento… e noi il malato ce l’abbiamo a casa (70 mq, dai germi non si scappa).

Se mi s’ammala anche la pupa giuro che tiro su il telefono, chiamo la ditta del Consorte e mi sbrano qualcuno…

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4 pensieri su “Bye bye, adenoidi…

  1. Oh benissimo, sono proprio contenta Shun.
    Ora ti confesserò che mi ero trattenuta – per ovvie ragioni – dal raccontarti del mio proprio intervento per il quale ebbi una reazione avversa all’anestetico………. ma chissenefrega ormai la è tutto finito no? 🙂
    un abbraccio
    A.

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  2. Essendo la prima volta era comunque un po’ un terno al lotto… Per fortuna è andato tutto bene!
    Ora l’impossibile è tenerla a riposo… Figurati, tutto il giorno a casa da sola: la TV o leggere la tiene buona per un tempo relativo, dopo inizia a rimbalzare sui muri!
    Peraltro… Già stamattina a colazione ha attaccato a chiedere “Andiamo a scuola?” (le piace proprio poco, eh?).
    Vediamo martedì al controllo che ci dicono…

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  3. Domanda niuberrimerrima … ma non dovrebbe esistere una legge per la quale sotto una certa temperatura è diritto del lavoratore rifiutarsi di entrare nel posto di lavoro ? (No, non è una critica al Consorte. Ci mancherebbe. E’ solo una curiosità mia personale)

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    • Non ne ho la minima idea (nel senso se esista una legge o meno).
      A mio parere dovrebbe essere legittimo, ma una cosa è se in una ditta con millemila dipendenti millemila dipendenti incrociano le braccia. Altra cosa è se in una ditta con 3 dipendenti uno dei tre decide di lamentarsi: chi lo caga?
      Altra cosa: dovrebbe poterci essere lo stesso tipo di tutela anche quando in estate tocca lavorare con 40° (e la tuta lunga addosso, sempre per questioni di sicurezza) solo perchè qualche coglione (il solito che in inverno non vuol pagare il riscaldamento) decide che “muove l’aria” (grazie al cazzo, allora al posto del ventilatore usa il phon, va…) e spalanca tutto nelle ore centrali della giornata. Ma secondo te?
      Credo che in caso di ispezioni da parte dell’ispettorato del lavoro possano tirar su dei casini alla ditta (così come per tutto ciò che non è a norma, come schermi di protezione disattivati o robe simili), ma tanto figurati… prima delle ispezioni (comprese quelle della ASL) telefonano per concordare quando (quindi ti lascio immaginare: con un po’ di preavviso, va a norma tutto. E immagino che questo sia l’andazzo generale).

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