L’antitesi di lavoro? Famiglia.

Post di sfogo ad amimosa-673238_640lto tasso di inutilità pratica (siete avvisati). E che fa passar la voglia di festeggiare la ricorrenza di oggi.

A fine febbraio sono stata al Centro per l’Impiego a rinnovare l’iscrizione alle liste di disoccupazione, e quest’anno mi han dato una buona notizia. Mentre gli anni passati per la ricerca di un posto part time manco mi avrebbero inserita in database (testuali parole: “part time se lo cerca da sola”), dal 1° gennaio han cambiato un po’ di cose e possono inserire nelle liste di collocamento anche chi avrebbe bisogno di un posto non a tempo pieno. Ovvio: ampiamente difficile che esca qualcosa, ma almeno non più impossibile.

Per il momento ho fatto nuovamente rinnovo semplice del patto perchè avevo (ho) un paio di questioni importanti da risolvere che richiedono la mia presenza in “orario di lavoro”. Ha poco senso andare a un colloquio di lavoro dovendo spiegare per correttezza: “Però il martedì pomeriggio devo portare mia figlia a logopedia… mentre il quellodì mattina ho l’appuntamento dal fisiatra… (o da chi diamine mi manderà il medico, ancora non lo so). Però la cosa mi aveva fatto piacere: accipicchia, appena le cose saranno un po’ sistemate, magari posso provare a vedere se riesco a rimettere un piedino nel mondo del lavoro.

E poi… e poi girelli su Facebook e ti capita di leggere cose che – in un certo senso – ti fan quasi passare la voglia di riprovare a metterti in gioco. Perchè c’è gente che è attentissima alla sua realtà (e a quella aziendale)… ma di quello che può essere la realtà degli altri (volenti o nolenti) proprio non ne ha un’idea. Roba aliena.

Il post che ha scatenato tutto è stato quello di una mamma, che non conosco se non perchè facciamo parte di uno stesso (ampio) gruppo e quindi mi è capitato di leggere e apprezzare altri suoi interventi. Questa volta era un post di sfogo, di una persona che reputo nient’affatto lamentosa o propensa ad annegare in un bicchier d’acqua.

Per farla breve: dopo anni senza un’assenza per sua malattia e con pochissime assenze fatte perchè fortunatamente sua figlia si ammala ben poco, capita l’imprevisto (che se si chiama così un motivo ci sarà). La classica telefonata dalla scuola per avvisare che la pupa ha la febbre. Che si fa? Ci si organizza per il recupero. E qui arriva la chicca: il suo superiore, palesemente piccato, le fa notare che dovrebbe organizzarsi meglio e stare anche attenta, perchè questo suo comportamento non è consono agli interessi dell’azienda.

E io mi ritrovo con i miei tre neuroni che in qualche modo devono tirar fuori qualcosa di sensato da questo concetto: “se la bambina si ammala all’improvviso, è colpa della mamma che deve organizzarsi meglio”. Organizzare una malattia? Mmmmh… ah, ok, capito. Forse così:

 “Pronto, parlo con il Virus Gastrointestinale?
Sì, buongiorno, sono PincaPalla, la mamma di Pallina.
Ecco, senta… io avrei un problema: qui la settimana prossima è un delirio, io non riesco a liberarmi e come sa siamo a corto di nonni…
Per lei farebbe lo stesso passare dopo il 20?
Sì, lo so… mi spiace… guardi, non dipende da me, lo so che anche lei ha i suoi appuntamenti.
E’ colpa di quel patacca del mio titol… ops, mi scusi.
Comunque… dice che ce la facciamo lo stesso?
Bene, grazie… guardi, gentilissimo.
Allora mia figlia la aspetta il 22, buona giornata anche a lei!”.

Perdonate l’ironia (ma ormai lo sapete, qua in questo postaccio si scherza su tutto… se no non si va avanti), ma sinceramente vorrei sapere se certa gente si ricorda di collegare il cervello alla bocca prima di iniziare a sparare stupidaggini simili. E non è mica finita. Perchè tra i commenti dopo il mio, sotto quel post, ne sono uscite delle belle. Anzi, delle orribili.

Questa è almeno almeno in duplice copia, perchè già avevo avuto modo di sentirla in altro gruppo (le due persone che l’hanno scritta non si conoscono minimamente, quindi è ragionevole pensare che ci siano almeno due stronzi di prima categoria in circolazione): “Ah, sei incinta… e vabbè, non posso mica chiederti abortire, giusto?” Beh, direi di no, ciccio. E poi, se non l’ha fatto nemmeno tua mamma, di certo non potrò combinare di peggio io con mio figlio.

Restando in tema gravidanza, c’è chi si premunisce (è realmente successo ad una mia amica il mese scorso), e al colloquio mette come condizione per l’assunzione la firma di un impegno (non so quanto legale) a non restare incinta per i primi 4 anni perché “al momento ne abbiamo 3 in maternità ed è un casino”. Cazzi vostri (anzi, se mi concedete una battuta scurrile, per lo più son stati cazzi delle future mamme, che mica lo diventano per partenogenesi). Ora: l’Aquilina resterà figlia unica, lo sappiamo da quando è stata concepita e non c’è modo che si cambi idea, per tanti motivi. Quindi, per dire, un impegno del genere a me non creerebbe problemi, giusto? Sbagliato. Saranno ampiamente fatti miei come intendo utilizzare (o no) il mio utero. Quindi manco morta lo firmerei.

E l'”altra metà del cielo”? Esatto, perchè come scritto poco sopra, mica si diventa mamme per partenogenesi. Dove sono i papà? Ci sono. O meglio: ci sarebbero. Perchè se solo provano a sostituire la mamma in caso di malattia del pupo può capitare quello che è successo a un papà, raccontato in un altro dei commenti al post: divieto di prendere ferie, permessi o giorni di malattia (…di nuovo!!! Orrore!!!!!) per i tre mesi successivi e commento velenoso “Poteva anche stare a casa sua moglie”. Alla faccia della parità, eh. E alla faccia del dividersi le assenze così il datore di lavoro della mamma non rompe troppo i coglioni.

Ma non è solo questione di figli, o di genitori cui ogni tanto cedono gli anticorpi e s’ammalano in prima persona. Pure il resto del parentado è una bella palla al piede, eh. C’è gente che ha chiesto un permesso per andare al funerale di un parente e si è sentita rispondere roba tipo “Ma proprio oggi?”. Ci rendiamo conto? Siamo davanti a gente che evidentemente contratta abitualmente con Morte per far schiattare la nonna in maniera che non intralci la chiusura del mese o la consegna di un ordine. Roba da supereroi… E invece noi comuni e sfigati mortali siamo costretti ad assecondare i capricci del nonno, della mamma o della zia che scelgono sempre il momento meno adatto per tirare le cuoia, ‘sti scostumati, manco a dirlo.

Io sono a casa da 4 anni (e non è facile come si pensi. Sia psicologicamente, dato che per il resto del mondo tu stai a casa a grattartela, sia psico-economicamente. Che non vuol dire l’ansia di non arrivare a fine mese, per fortuna. Significa semplicemente sentirti “in debito” perchè non stai contribuendo al bilancio famigliare se non evitando spese in più: il post scuola, la baby sitter, la seconda auto…). Però ammetto che il fatto di poter portare mia figlia dal medico quando sta male e non quando garba a chissà chi, o di tenerla a casa quando ne ha bisogno senza spedirla a scuola sfebbrata solo perchè dopata di Tachipirina, o di poterle stare vicino quando sta male (il tutto sorvolando sul resto del tempo “positivo” che posso passare con lei quando sta bene), senza dover chiedere il permesso a nessuno e mettere in campo 300 sostituti… beh, sinceramente non è poco.

Non so…  Forse  il fatto di aver perso mia mamma senza esserle potuta stare vicina nel suo ultimo mese mi abbia fatto capire ancora di più quanto è prezioso il tempo con i propri cari. Allo stato attuale non so se riuscirei a rispondere civilmente a osservazioni tanto maleducate, miopi e disumane come quelle emerse da quel post (e non stiamo parlando di eccezioni o casi rari, ma solo della punta dell’iceberg).

Io lo capisco che ci siano gli interessi della ditta. E capisco che ci sia chi s’approfitta di congedi e permessi, ma non si può dar per scontato che tutti lo stiano facendo (anche contro ogni evidenza) o lo faranno.

E mi chiedo una cosa: ma chi non comprende l’esistenza di impegni famigliari… da dove è nato? Da un uovo? L’hanno annaffiato in un vaso e a 18 anni ne è uscito e se n’è andato per i cazzi suoi (sistema che a mio parere risolverebbe la crisi di natalità in Italia. Davanzali, balconi e giardini pieni così di neonati in boccio)? Chi lo assisteva da piccolo? E alla sua famiglia, ora, chi ci pensa? Possibile che debba essere obbligatorio avere eserciti di nonni a disposizione 24 ore su 24 o schiere di baby sitter pronte all’uso in 5 minuti, tipo 4 Salti in Padella, e che l’alternativa sia solo quella di ritirarsi in eremitaggio finite le 8 ore di lavoro?

Ok, decisamente mi sono dilungata davvero troppo… un papiro. E, come scrivevo all’inizio, oltretutto assolutamente inutile se non per far riflettere chi non ne avrebbe bisogno (perchè certe cose già le sa. Chi non le vuole sapere, non ci perde mezzo secondo per ragionarci).

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9 pensieri su “L’antitesi di lavoro? Famiglia.

  1. Quando leggo queste cose, sempre più mi rendo conto che mi trovo in una situazione fortunata per due motivi: il primo è che i miei nonni materni vivevano con noi e si sono occupati di portarci a scuola, venirci a prendere, stare con noi quando eravamo malati o a casa da scuola, facendo in modo che i miei fossero sempre tranquilli (e poi erano giovani i miei nonni, ed io e mio fratello eravamo educati); il secondo motivo è che qui dentro sono praticamente tutte donne ed il mio capo è una persona gentile e disponibile (a volte anche troppo) e non è mai successa nessuna situazione del genere – anzi, è stato spesso il primo a dirmi di stare a casa quando ho avuto dei problemi.

    Gli stronzi che se ne escono con quelle frasi infelici meriterebbero solo risposte di merda e che i dipendenti iniziassero a fare lo stretto indispensabile. Devo uscire alle 18? Bene, alle 17.59 casca la penna, mollo a metà tutto quello che stavo facendo e arrivederci a domani. Mangio alla scrivania in pausa pranzo? Non rispondo alle telefonate nè alla gente che viene a farmi domande del cazzo che mi può fare anche dopo.
    Non meritano davvero NIENTE.
    Non si può pure denunciare questa gente? Per me alcuni casi (tipo quelli che ti chiedono se hai intenzione di restare incinta o che ti fanno firmare strane dichiarazioni) sono tranquillamente perseguibili.

    Capisco che ci sono molte persone che ne approfittano a manetta, ma un capo intelligente dovrebbe anche guardare da chi vengono certe richieste e saper valutare il caso specifico.
    Io ho una collega che da quando ha saputo di essere incinta ha fatto due mesi di malattia, poi si è messa in anticipata, e si è pure attaccata due mesi di maternità del primo figlio in modo da tenersi ancora due mesi di questa maternità da usare a piacimento. E’ a casa da ottobre DUEMILAQUATTORDICI (e non è ancora tornata). E’ gente così che si merita dei capi bastardi, non come il mio capo che sicuramente le concederà pure il part-time quando finirà l’allattamento.

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    • E io ti dico: ce ne fossero, di principali come il tuo!

      Capisco benissimo che una dipendente assente da un anno e mezzo possa essere un problema. Io mi sono licenziata 2 giorni dopo aver finito l’obbligatoria, rinunciando alla facoltativa proprio per non tenere a mezzo il mio datore di lavoro (dato che sapevo già che non sarei rientrata)… ma avrei potuto tranquillamente farmi otto mesi di facoltativa (prendendo comunque qualcosina), licenziarmi a fine ottobre invece che a inizio marzo e POI prendere la disoccupazione. Legalissimo. Forse un po’ da stronzi, ma perfettamente in regola… e forse un po’ meno da coglioni (perchè qualche soldino in più non avrebbe certo fatto schifo).
      E so anche che c’è chi ci ha marciato ampiamente, sulla maternità anticipata (ora però ho capito che abbian dato un giro di vite: non basta più il certificato del ginecologo curante spesso compiacente, c’è da fare una visita fiscale dal medico del lavoro)… gente con gravidanza ufficialmente a rischio che neanche tanto ufficiosamente faceva vita piuttosto movimentata, per esser a riposo.
      Però c’è anche da dire che se i mesi di maternità obbligatoria e facoltativa sono previsti… bisognerà anche farseli, è un po’ da dementi lasciarli lì. Se è facoltà della lavoratrice decidere quando prenderli… eh, sarà il caso che li pigli quando preferisce lei, nei limiti del possibile (ti assicuro che è soprattutto all’inizio che ne hai bisogno… appena il pupo compie i tre anni non che sia tutto in discesa, ma sicuramente il grosso è fatto).
      Ma appunto: prendersi i propri diritti è sacrosanto. Approfittarsene un bel po’ meno.

      E comunque il discorso di fare lo stretto indispensabile non lo trovo affatto da stronzi (soprattutto poi nei casi citati!!)… 😉 spesso l’impegno in più non solo non viene calcolato, ma viene addirittura dato per scontato o preteso (e sinceramente gente così non si merita un minuto di lavoro in più delle ore canoniche da contratto). E molti “straordinari” in realtà non servirebbero affatto se il lavoro fosse organizzato (dai grandi capi però mononeuroni) con un minimo di buonsenso: l’emergenza capita, ovvio. Ma non sistematicamente…

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  2. Gente che in quanto a sensibilità sta sottozero! A semidifesa del datore di lavoro posso solo dire che non sono sposata (per scelta e per destino) e le colleghe che se si sono fatte due o tre gravidanze con tutti annessi e connessi, in periodi di superlavoro, di primo istinto le avrei ammazzate (se mamma non ti può aiutare pagati una baby sitter, asilo nido, ecc…) certo che se poi pensi alla assoluta mancanza di sostegno alla maternità del nostro Governo che ci ha portato alla crescita a zero, mi ci incazzo anche io un attimino. E aggiungo anche la mancanza di sostegno se poi hai la sfiga che ti capiti un figlio invalido o un genitore anziano sul groppone!!!
    Per dirti quanto possono essere stronzi i datori di lavoro posso solo pensare ad un mio amico con flglia seriamente malata e bisognosa di assistenza che la madre non può dare (anche lei con problemi di salute perchè quando la sfiga ci si mette, lavora bene)… a questo mio amico si sono messi a fare le pulci sulle giornate di permessi 104 di cui lui usufruisce per accompagnare la bambina dal medico o a fare terapie riabilitative…. No comment!!!
    Scusami lo sfogo.
    Elisa

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    • Scusa che..? Io ho tenuto banco per millanta paragrafi, di sfogo. E la storia del tuo amico di sfogo ne merita parecchio. Non c’è problema a non usufruire della 104: quel giorno lì a portar la bimba (ragazza, non so quanti anni abbia!) far le terapie o le visite ci va il datore di lavoro stracciacoglioni. Contento, così?

      Mi rendo conto che in generale si faccia fatica a mettersi nei panni degli altri… ma un superiore (data la sua posizione… ma lasciam stare, che diventerebbe un altro discorso lungo) dovrebbe avere una visione un po’ più ampia rispetto ad esempio ad un collega.

      Esempio pratico: “Se mamma non ti può aiutare, pagati una babysitter”. Ok. Sembra ragionevole.
      Ora spiego il “sembra”.

      Una babysitter chiede (in media, e dipende dalle zone… la cifra può calare, ma molto più probabilmente aumentare) 8 € l’ora. Io quando lavoravo, con 11 anni di anzianità, prendevo 7 € l’ora netti.
      Quindi: occasionalmente e in caso d’ermergenza, ok. Ma se la cosa deve essere continuativa (perchè l’asilo nido non ha posto e per quest’anno mi ha rifiutato il pupo, perchè comunque ci sono ore “scoperte” ogni giorno per via degli orari di lavoro dei genitori, perchè il pupo fa un giorno d’asilo – che comunque spesso è da pagare lo stesso, assenze o meno – e 10 a casa ammalato…)… va bene tutto, ma i santi giorni di permesso per malattia del bambino capirai anche tu che è il caso di farseli tutti.
      Perchè anche se il permesso per malattia del bimbo (in molti lavori, poi nel pubblico non so) non è retribuito (quindi la busta paga a fine mese s’assottiglia di quel bel po’… senza contare le spese in più per le medicine, perchè il ticket lo paga anche il bimbo, checchè se ne dica)… beh, ci rimetto meno che a pagare qualcun altro che stia a casa col pupo al posto mio.
      E allora va bene il senso del dovere, va bene la lealtà verso i colleghi, va bene tutto… ma non è che si va a lavorare per beneficienza.

      Solita precisazione: questo è un esempio, poi è lo so che invece ci sia chi se n’approfitta e prende il congedo per andarsene in settimana bianca o alle Maldive mentre il pargolo lo badano aggratis i nonni.

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  3. Cara, se puoi rimani con tua figlia a fare esattamente quello che stai facendo, credimi!!!! Poi le sue esigenze aumenteranno, in termini di cose da fare (compiti, sport, festicciole…. )e cosí le tue necessità di vigilare. Perció……

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    • Hai espresso un timore che sento parecchio.
      Mi sento un’incapace (perchè c’è chi ci riesce, a far quadrare questo cerchio), ma in effetti più ci penso più non credo che crescendo lei io diventerò così presto un inutile orpello (perchè una delle cose che senti ripetere più spesso riguardo il fatto di stare a casa con i figli è appunto “Ah, ma poi quando crescono tu non hai più niente da fare”).
      E non so come farei ad organizzare tutto se non pagando costantemente qualcuno perchè faccia queste cose al posto mio: seguirla con i compiti, portarla a fare sport e in qualsiasi altro posto (perchè quest’anno il nuoto è saltato per via dell’intervento, ma dovrà pur imparare a nuotare, povera crista. E mica può portarla in piscina il nonno, fresco ottantenne da meno di un mese…).
      Tra l’altro, devo riuscire a chiarire, ma ho avuto voce che nella scuola primaria dove dovrebbe andare l’Aquilina ci sia la pessima tendenza a cambiare maestre quasi ogni anno (non so quanto sia fondata la cosa, indagherò)… Spero sia una panzana (nella mia città ultimamente ci sono scuole [statali!! Non le private, quelle fanno mondo parte da sempre] vanno “di moda”: la scuola dell’Aquilina non è nella attuale Top Three, e devo capire quanti dei motivi che la gente adduce siano fondati e quanti dicerie [effettivamente gli insegnanti vengono cambiati come calzini, oppure semplicemente, dato che è una delle scuole con il maggior numero di stranieri residenti per stradario, non ti va che metà della classe sia di colorazioni diverse dalla tua?), ma se così fosse, a maggior ragione occorre starle ancora più accanto per aiutarla a smazzare e digerire i vari metodi di insegnamento senza perdersi.
      E sì, sarò “choosy”, ma il pensiero di averla messa al mondo per poi farla crescere (e vederla crescere) da qualcun altro pagato all’uopo… non è che mi riempia di gioia, lo ammetto. Non credo di essere la migliore, l’infallibile o l’unica per starle accanto (tutt’altro)… ma mi piacerebbe esserci, ecco.

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  4. Ciao Shu! sai la situazione è così un po’ ovunque: quando mi sono assentata tre giorni (TRE) per assistere mio padre morente mi sono poi sentita dire dal mio datore di lavoro, di fronte ai colleghi: “ma io sono sempre stato disponibile a venirvi incontro: PERSINO a espritfollet non ho detto nulla quando è stata all’ospedale con suo papà…” Mavvaffanbrodo!

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    • Purtroppo lo so… quindi mi unisco di cuore al tuo “augurio” finale.
      Quando lavoravo, nel giro di 2 anni ci sono state la mia ex collega e l’avvocatessa dello studio che si sono trovate alle prese (prima una, poi l’altra… e purtroppo ora che sto scrivendo entrambe non ci sono più) con un tumore (due tipi di cancro differenti, ma stronzi uguale).
      E, come potrai immaginare, tra terapie, interventi, convalescenza, ecc. di assenze ne hanno fatte parecchie.
      E, come pure potrai immaginare, non erano nemmeno in grado di dire con certezza quando avrebbero ripreso a lavorare o se per il tal giorno sarebbero state in studio, o in udienza.
      Ho sentito cose da pelle d’oca (non dal mio datore di lavoro, persona correttissima. Ma da altra gente…).

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  5. Pingback: Andate e moltiplicatevi (ma così anche no, eh…) | Gite Mentali

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