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Riprendiamo da dove ci eravamo lasciati con questo post: sabato 2 settembre sono effettivamente uscite le liste con la composizione delle classi prime della scuola primaria che frequenterà l’Aquilina. Ovviamente eravamo là per vedere come era andata.

Ed è andata benone: l’Aquilina è stata accettata con l’orario che avevamo chiesto (tempo pieno), è casualmente nella stessa sezione (la B) che ho frequentato io in quella stessa scuola ormai 33 anni fa, e soprattutto in classe con lei c’è la sua amica M.P., con i cui genitori ci eravamo messi d’accordo per scambiarci la “preferenza” al momento dell’iscrizione! Esultiamo insieme al papà di M.P., che era lì anche lui, appuntamento al 7 settembre per la riunione con dirigente e maestre, saluti.

Ero già a casa da un po’, quando mi è venuta una curiosità: ma come è composta questa classe (non avevo guardato manco quanti fossero maschi rispetto alle femmine, per dire…)? Così apro la foto che avevo fatto all’elenco, scopro che in classe con l’Aquilina oltre a M.P. ci sono anche altri 4 suoi compagni della materna (che nel giro di qualche giorno diventeranno 5, perché i genitori di un’altra compagna che era finita nella C hanno chiesto e ottenuto il trasferimento “da noi”) e scopro anche che…

«1^B del 1984: ci sentivamo speciali perché in classe con noi c’era l’unico bimbo di colore del nostro anno (oserei dire di tutta la scuola, ma non ne sono certa).
1^B del 2017: l’Aquilina è l’unica della sua sezione con cognome italiano (che è ben differente dallo scrivere l'”unica italiana”, puntualizzo)»

Insomma, in 33 anni forse non è cambiato il mondo… ma di sicuro la semplice cittadina romagnola dove vivo ha dato un discreto voltone.

Ammetto che lì per lì un po’ ci sono rimasta. Intendiamoci, non che non mi aspettassi una situazione del genere. Alla materna su 27 bambini in classe 8 avevano cognome italiano; di questi 8, a gennaio 6 si sono iscritti fuori stradario:non ci vuole una laurea in statistica per fare qualche previsione. Ma appunto “del genere”. “Proprio così” me lo sarei aspettato solo se fossimo emigrati noi, all’estero… criticatemi pure (per inciso: su 63 bambini iscritti alla classe prima nella scuola dell’Aquilina, quest’anno gli italiani sono 3, e gli altri due sono nella classe che fa il modulo).

Remore? Oh, da brava pessimista sì. Per me, però: il timore di venir designata quale capro espiatorio per fare la rappresentante di classe, in quanto unica mamma italiana (ma se siamo tutti uguali… cominciamo da qui, giusto?), e poi quello di sentirmi un po’ “esclusa” perché non conosco le lingue madri degli altri genitori (fino a un po’ di inglese, francese e un tantin di spagnolo ci arrivo. Più in là di così, si fa dura…), metti che per comodità si mettano a chiacchierare in quelle, fuori dalla scuola. Timori idioti? Molto probabilmente (per la storia della rappresentante continuo a fare scongiuri, comunque. Chiunque, vi prego, ma NON io!!!)…

Nel frattempo, c’è stata la riunione con le maestre (a proposito, il nostro listone del materiale è risultato essere ragionevole): un’ora è poca per conoscere una persona, ma la mia prima impressione è stata ottima (un bel modo di fare e di proporsi). Tra l’altro, dell’insegnante di italiano mi avevano parlato benissimo in diverse persone (quando ancora non sapevo chi ci avevano assegnato) augurandomi che l’Aquilina capitasse con lei: grazie per gli auguri, hanno funzionato (ora speriamo di tenercela fino alla quinta)! 🙂

L’Aquilina è contentissima dei compagni con cui è capitata, ed io con lei (conosco abbastanza anche i genitori dell’amica che ha fatto il cambio di sezione, oltre quelli di M.P., quindi già così mi sento meno “sola”). Del resto, già alla materna si era formata una classe splendida, mai un problema tra i bimbi e nemmeno per le maestre a svolgere la programmazione. Perché non dovrebbe succedere anche per i prossimi 5 anni? Insomma, tutto a posto.

Tutto a posto? Quasi.

Da quando abbiamo saputo la composizione della classe, quando capita di fare due chiacchiere con qualcuno (conoscenti incontrati per strada, telefono, mamme di ex compagni di classe… addirittura dal dentista), sia a me che al Consorte si ripresenta un po ‘troppo spesso la seguente scenetta.

Convenevoli, come va, come va l’Aquilina. Quando accenni che sta per iniziare la prima elementare, ovviamente si passa alle domande sulla scuola: chi sono le maestre, con chi è in classe. Racconti che è andata bene,  tempo pieno come avevi chiesto e l’Aquilina è anche in classe con la sua migliore amica. Qualcuno però passa alla domanda successiva: Quanti stranieri ha, in classe?, e tu rispondi (oppure il dato lo fornisci tu direttamente chiacchierando, se si parla della composizione delle rispettive classi… quello è, dovrei forse nasconderlo?). E a quel punto, 9 su 10, ti senti chiedere, con tono (o emoticon, se sei in chat) più o meno velatamente allarmato:

“E adesso cosa pensi di fare?”

“A parte accompagnarla a scuola e buttare un occhio ai compiti?”

“Beh, potresti chiedere il trasferimento”

“Se avessi voluto mandarla in un’altra scuola e farmi 4 volte al giorno minimo 2,5 Km in bicicletta con Aquilina e zainone, invece di 1 km solo, l’avrei iscritta là a gennaio”

“… e per i compiti (sottinteso: in caso di assenza), come fate?”

“Ci romperemo le palle a chiedere in giro (ho già un paio di vittime sacrificali designate, ma perché dar per scontato che la cerchia non si allarghi?), come fan tutti…”

Ecco cosa mi dà fastidio del fatto che l’Aquilina sia l’unica con cognome italiano della sua classe: che il mandare tua figlia alla scuola che semplicemente è “tua” di zona venga considerato un fatto eccezionale e incredibile (e, sottinteso, tu genitore sia un incosciente a non farla spostare, perchè è inutile girarci attorno: questo sei, per alcuni) soltanto perché la classe non è composta di Rossi, Brambilla, Casadei, Pautasso, Visentin, Piras o Caruso,  ma di bambini che il cognome ce l’hanno più esotico. Risultato tra l’altro “merito”, in diversi casi, anche di chi ora se ne stupisce e si scandalizza (è da quando gli italiani erano circa la metà degli iscritti – se non prima – che per qualcuno erano già troppo pochi, e quindi la prole veniva iscritta fuori stradario o alle scuole private. Già tre anni fa, per l’iscrizione dell’Aquilina alla materna, succedeva: chi ha cambiato allora, di certo non torna indietro dopo).

Per dirla tutta, l’esodo autoctono è stato favorito anche da altri due fattori: la dirigente dell’Istituto Comprensivo che pare sia un po’ un tipino (motivo per cui il figlio minore viene iscritto altrove… una volta ok, due anche no), e la mancanza di classi con l’orario di modulo più classico “mattina da lunedì a sabato + due pomeriggi” (questo però è un po’ il classico serpente che si mangia la coda: non ci sono classi con questo orario perché ci vorrebbero minimo 15 alunni per farle partire. Nel dubbio di venire spostati ad altro orario, si va direttamente altrove).

In ogni caso, il risultato è questo che vi ho detto (se qualcuno avesse dubbi, gli elenchi sono pubblici e online sul sito della scuola: posso fornire il link).

Quello che mi piacerebbe sarebbe giusto non passare per “incoscienti bestie rare” solo perchè a noi va bene anche così.

Ora vi lascio: festeggio il nostro 13° anniversario di matrimonio continuando ad etichettare mezzo universo con nome-cognome dell’Aquilina (con un grazie di ❤ al Consorte per averle passato in eredità un cognome doppio… =__=)…

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4 pensieri su “-4

  1. Da volontaria in una associazione ho fatto un po’ di laboratori sull’empatia c9n i bimbi delle elementari e ormai inella mia città tutte le scuole hanno classi chi più chi meno composte da più bimbi di origine straniera che italiana e non mi sembra che la cosa pesi ai piccoli allievi per quanto riguarda il non farsi incastrare per il consiglio d classe devi dire che lavori e non hai tempo anche se poi non è vero. Altrimenti inventati qualsiasi scusa -eventualmente anche che hai un’amante 😊- perché se passa l’equazione casalinga uguale tempo libero …. non ti passa più. C’è passata una mia amica e non ne poteva più. Buon anno scolastico a mamma bimba 😉
    Elisa

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    • Mi scoccia contar balle… ma sta di fatto che se l’Aquilina fa tempo pieno è anche perché sto continuando a cercar lavoro (e già così, col Consorte che parte da casa prima che inizi il prescuola e torna un’ora dopo che è finito il dopo scuola, non è affatto facile…). Dovessi mai trovarlo… col cavolo che avrei poi modo di prender permessi per le varie riunioni.

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  2. Hai detto bene, cognomi stranieri, non “non italiani”. Vedila come un’opportunità per tua figlia, essere in classe con bambini quasi tutti bilingui per me non può che giovarle!

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    • Difatti hai colto la distinzione, che è fondamentale! 🙂
      E per il bilinguismo hai ragione in pieno: non so se ne avrà giovamenti anche mia figlia (magari!!), ma trovo che questi bimbi abbiano una marcia (a volte anche due: i genitori Marocchini o Senegalesi spesso parlano molto bene anche il francese, oltre alla loro lingua madre) in più.

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