Wind of change

Come accennavo, quest’anno ha portato grossi stravolgimenti al Consorte.

A fine dicembre, il pomeriggio prima di iniziare le sue ferie di Natale, gli hanno comunicato che a maggio la ditta dove lavorava (da 28 anni e rotti) avrebbe chiuso. Quando è rientrato a lavoro dopo le ferie la notizia gli è stata confermata, e abbiamo così dato il via alla ricerca di un nuovo lavoro (poi, nei due mesi e mezzo del suo periodo di preavviso di licenziamento, la chiusura è prima slittata a “fine anno” e quindi è diventata un “chiude, ma riapre in modo diverso”. Sto semplificando tantissimo, ma a raccontarla tutta ci vorrebbero… eh, forse due mesi e mezzo).

Ad ogni modo, abbiamo passato delle ferie di Natale di merda. Ok, non abbiamo l’acqua alla gola. Ok, mal che vada se non si trova nulla per un po’ c’è sempre la disoccupazione… però quando ti vengono a dire che nel giro di cinque mesi puoi far ciao con la manina all’unico stipendio che entra in casa non è che tu faccia i salti di gioia. Non solo perchè lavori lì da quando avevi 16 anni, ma anche pensando a quel che si sente in giro del mercato del lavoro… e con quasi 45 anni sul groppone. L’unico ottimista in famiglia era mio suocero: “Con l’esperienza che hai, secondo me trovi subito”. Mah… non è che ultimamente l'”esperienza” sembri essere questo gran valore aggiunto per le aziende… a volte addirittura è un deterrente (meglio uno che non sa fare un tubo, ma da poter pagare meno, tenere lì un po’… e poi avanti il prossimo, prima che  col prossimo rinnovo ci tocchi assumere questo definitivamente).

Un paio di settimane di merda, dicevo, prima di renderci conto che – sorpresa! – aveva ragione mio suocero. Ebbene sì, il tipo di lavoro che fa il Consorte qui in zona è richiestissimo: ha giusto fatto in tempo a portare il curriculum a due agenzie interinali, prima di poter tirare i remi in barca (e metà delle possibilità che avevamo pensato non c’è stato nemmeno il tempo di tentarle).

Il giorno dopo essere passato a lasciare il curriculum all’agenzia R. è stato richiamato: gli avevano già fissato due colloqui, entrambi nella nostra città. Al secondo di questi due, il responsabile l’ha congedato con “Mi raccomando, fammi sapere prima possibile se accetti” (altro che “Le faremo sapere”, saluto jolly nella maggioranza dei colloqui. C’è gente che deve ancora “farmi sapere” dal novembre 1998…). Dopo aver deciso quale posto accettare, nei due mesi e mezzo di preavviso si è trovato a dover rifiutare un’offerta di lavoro da parte della ditta accanto (“La ringrazio, ma sono già in parola per un altro posto” “Sicuro? Ma hai anche già firmato o puoi ancora cambiare idea?”)  e altri due colloqui (l’altra agenzia).

Insomma, a metà aprile ha iniziato il nuovo lavoro: dopo quasi 14 anni da pendolare a 25 Km da casa ora lavora “lontano” 1,3 Km (sì, praticamente a un tiro di schioppo: può andarci in bici. E lasciare il Qubo anche a mia disposizione…), può uscire di casa mezz’ora dopo la mattina e tornare un’ora prima la sera (addirittura ora riuscirebbe a portare l’Aquilina ad un eventuale prescuola e riprenderla al post… il che è un’altra semplificazione quando e se riuscirò a trovare un lavoro io). Dopo 13 anni e mezzo di matrimonio, possiamo pranzare assieme nei feriali. Lo stipendio iniziale è un po’ più basso (quello base per la sua qualifica, i bonus “ad personam” concordati in 28 anni con il vecchio capo sono ovviamente rimasti dov’erano), ma per ora siamo contenti tutti: lui che dopo lo smarrimento iniziale (“Come è andata stamattina?” “L’unico problema che ho è che non so dove siano gli attrezzi e devo sempre disturbare qualcuno per chiedere” “Graziarcazzo, sei lì da cinque ore…”) si sta trovando parecchio bene, la ditta che sembra molto soddisfatta (sia per affermazione diretta “Ci vorrebbero due Consorti…” che da quanto riferito dall’agenzia interinale).

Che dire… spero davvero, a metà luglio (quando scade il contratto con l’interinale e dovrebbe venir assunto direttamente, a tempo indeterminato), di poter dire di questa storia “tutto è bene, quel che finisce bene”. Le premesse per ora ci sono.

 

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2 pensieri su “Wind of change

    • Per una volta sì, dai! 🙂
      L’unica sfiga è stata doversi far liquidare in busta paga un qualcosa come 230 ore tra ferie e permessi non goduti (nel periodo di dimissioni non si possono prendere, perché se no fanno slittare in avanti la data di dimissioni. La nuova ditta l’avrebbe voluto anche subito…): se avessero detto da subito che la chiusura era per fine anno, probabilmente avrebbe iniziato a cercare solo dopo l’estate (facendosene un bel po’ in ferie… mentre così quest’anno di ferie non ne avrà praticamente per nulla).
      L’unica consolazione è che probabilmente, ritardando la ricerca, avrebbe perso l’occasione del lavoro attuale e sarebbe stato un vero peccato…

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