In viaggio sul ponte

(Immagine presa dal web)

(Immagine presa dal web)

Solo qualche riga, perchè dato che ne avevo parlato un paio di mesi fa mi sembra giusto dare una conclusione a quel post.

Oggi pomeriggio intorno alle 14.30 la nostra vecchietta in pelo e vibrisse, la Siria, è scivolata via nel sonno: mio padre l’aveva lasciata addormentata sul “suo” divano, da cui negli ultimi giorni non riusciva più a muoversi, e non è più riuscito a svegliarla.

siria2La cosa buona è che è successo in modo non traumatico, a casa sua, circondata dalle sue cose e con mio papà vicino. La cosa particolare è che è capitato proprio il 17 gennaio, giorno del patrono degli animali Sant’Antonio Abate (e proprio oggi mio padre aveva assistito alla funzione nella sua parrocchia e mi ha detto di averle messo accanto sul cuscino il relativo santino. Io ultimamente sono molto poco credente, però un pochino questa cosa mi fa riflettere, lo ammetto).

In ogni caso, non si è trattato di un fulmine a ciel sereno: ho scritto già tempo fa che stava male, intorno a Natale era stata ricoverata un’altra settimana per un ciclo di flebo che le ha concesso qualche settimana in più, ma in questi giorni era arrivata al punto da non riuscire più ad alzare nemmeno la testa dal cuscino (mio padre aveva ventilato di attendere domani o al massimo giovedì, ma poi di portarla dal veterinario per l’ultima volta… quindi, meglio così).

Che dire… mi dispiace, ovvio. Dopo 20 anni… a chi non dispiacerebbe? Però mi consola il modo in cui se ne è andata, e, lo ammetto… mi consola anche avere una data precisa per ricordarla (finora, i due gatti “del palazzo” che ho avuto “in comproprietà” prima di lei erano semplicemente svaniti: morti? Persi? Rubati? Mah…).

Beh, Siria, buona permanenza sul Ponte, allora. E già che ci sei… salutami Michael, la Micky, la Milla e Tino, ok?

Siria

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Siria a circa 8 mesi

Torno dopo oltre un mese per dedicare un post a una gatta. Una gatta di cui in questo blog credo di aver scritto forse solo di sfuggita, tipo un cameo in occasione della Giornata Mondiale dei Gatti del 2011 e un paio di citazioni.

Eppure per me è stata una gatta importante: era metà febbraio del 1997, quando è entrata a far parte della famiglia, la prima gatta esclusivamente nostra.

A dicembre del ’96 era sparita dal cortile la gatta “della casa”, Micky, poco prima di Natale. Avevo già pronto un pacchettino per lei sotto l’albero: un magone, al momento dell’apertura dei regali… gliel’ho conservato per settimane, sperando che tornasse. Invece non ne abbiamo più saputo nulla, nonostante ricerche e volantini.

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Uno dei primi incontri con Milla, la micia dei vicini che diventerà la sua migliore amica

A fine gennaio, poi, era morta mia nonna. 88 anni, sì. Inchiodata a letto da un ictus da luglio del ’95, sì. Ma pur sempre l’unica nonna che avevo ancora… insomma, un periodo da schifo.

Fatto sta che quando a inizio febbraio provai a insistere per un nuovo gatto, solo nostro, i miei non riuscirono ad essere categorici nel “No!” come erano stati fino ad allora: mio  padre chiese e ottenne dal padrone di casa il permesso di tenere un nostro gatto in appartamento.

Arrivò a casa nostra il 12 febbraio 1997: piccola e affamatissima. Mentre ero a scuola un’incaricata dell’Enpa, che sapeva che stavamo cercando un micio di adottare, aveva chiamato i miei: a poche decine di metri da casa nostra c’era un gattino che forse faceva al caso nostro. L’aveva trovato per strada una signora, che però era in procinto di trasferirsi e non poteva quindi tenerlo. Insomma: il tempo di pranzare e io e mio padre eravamo a casa sua, con tanto di portantino prestato dai vicini. Come ho scritto, quel gatto aveva una fame atavica, in quei primi giorni: prima di poter andare a comprare qualcosa di più adatto a un gatto (in casa non avevamo più nulla, anche il famoso “regalo di Natale” era stato nel frattempo ceduto ai vicini per la loro gatta e i supermercati allora non facevano orario continuato) ricordo che tra le altre cose spazzolò pure un piattino del minestrone avanzato dal pranzo…

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A 10 anni, ben portati

Era talmente piccola che venne stimata essere una gatta di tre mesi (invece poi capimmo che doveva averne almeno 6). E anzi: aveva una testa talmente massiccia rispetto al corpicino che la signora dell’Enpa ce la consegnò per maschio… da lì il nome, Sirio come il “mio” adorato Sirio il Dragone (fortunatamente è stato semplice modificare il nome una volta assodato che decisamente maschio non era…).

Uno dei miei primi ricordi con lei è di un pomeriggio di fine febbraio in cui ero sola a casa. Seduta alla scrivania,  stavo facendo i compiti mentre Siria dormiva sul mio letto alle mie spalle. A un certo punto mi sono sentita poggiare una “mano”sulla spalla. Quando ho trovato la forza di girare la testa verso  la “mano” mi sono trovata a fissare negli occhi gialli un batuffolo bianco e tigrato. Ma prima di riuscirci… eh, se non me la sono fatta sotto poco c’è mancato! 😨

In ogni caso Siria non è  mai stata la “mia” gatta: mio padre è  sempre stato il suo preferito, salvo una sbandata per il Consorte prima che ci sposassimo (in effetti ha preso malissimo il nostro matrimonio, al punto da passare dalla cotta palese ad ignorare altrettanto palesemente il Consorte. Credo che si sia offesa a morte che lui abbia scelto me e non lei…)… motivo per cui quando mi sono sposata è rimasta a casa dei miei.

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La foto più recente che ho, a 20 anni e 2 mesi.

È comunque “grazie a lei” se abbiamo adottato Shunrei: un paio di mesi dopo il mio matrimonio Siria sparì da casa per 10 giorni. Non era abituata a stare fuori, e memore di come era andata con Micky, convinsi il Consorte e portammo a casa Shunrei perchè “io senza gatti non ci sto!”. Il giorno dopo l’arrivo di Shunrei (manco a farlo apposta), una signora chiamò mio padre per dire che aveva trovato la Siria

E insomma,  miagolando e scherzando, il 15 d’agosto scorso Siria ha compiuto 20 rispettabilissimi e felini anni.

Perché ne scrivo ora?

Beh, che ha 20 anni l’ho appena detto,  quindi è ovvio che mi aspettassi questo momento: Siria è stata ricoverata a fine ottobre. Qualche acciacco era da un pezzo che ce l’aveva, ma ultimamente era molto peggiorata.  Stavolta la diagnosi è poco simpatica e – vista l’età – con poche scappatoie: i reni non ne possono più, e anche lei sembra veramente stanca… e non nasconde più di star male. Oggi pomeriggio sapremo qualcosa di più.

Prima l’appartamento dove sono cresciuta, poi mia mamma… ora la gatta. So che è stupido (perchè è così che va la vita), ma mi sembra di perdere un altro pezzetto di me. Spero che le notizie di oggi pomeriggio siano migliori di quanto temo…

Pillole di vacanza

Inizio con un trito luogo comune: è durata troppo poco. Sarà che era da 6 anni che non ci prendevamo una vacanza, ma settimana scorsa è volata proprio.

La cosa buona è che è andato tutto bene: l’Aquilina è stata poco bene solo una mezza mattina, probabilmente per un colpo di freddo preso il pomeriggio prima su a Ciampedie. Se c’era il sole si crepava, se passava una nuvola il gelo. Io l’avevo vestita tipo reduce da spedizione al Polo (maglietta, pile, giacca antivento…), si va pur sempre a 2000 metri. Gli altri bambini erano in maglietta e calzoncini. Ci scommetto che degli altri non è stato poco bene nessuno…

Al solito surreale – anche se non è poi andata male: mangiare ha mangiato – la situazione ai pasti.

“Guarda che bello qua! Per colazione puoi scegliere quello che vuoi!”

Eccallà: pesche sciroppate e formaggio. Innaffiati da cioccolata calda. Ma va bene così. Basta che mangi.

Del resto solo la settimana prima avevamo avuto una discussione perché lei era convinta che, servendo il mangiare per crescere, una volta cresciuta finalmente non avrebbe più dovuto perder tempo a tavola.

C’è rimasta male, quando le ho spiegato che invece avrebbe dovuto continuare a mangiare per tutta la vita:

“Guarda che non si mangia solo per crescere… serve proprio per campare”.

“Ma tutti i giorni?”

“Sicuro. Magari anche più volte al giorno, eh…”

“Oh no, uffa…”

Poi ci sono state un sacco di “prime volte” (tra cui il primo viaggio in funivia e pure il primo in traghetto: mai decisione dell’ultimo minuto è stata più azzeccata di quella di fermarci al Lago di Garda durante il viaggio di ritorno) e anche nuove amicizie: la sua quasi coetanea L. in hotel (ora tocca a me non perdere i contatti con sua mamma, visto che oltre tutto vivono a 50 Km da noi!) e un bambino di poco più grande a Ciampedie (che tempo mezz’ora l’Aquilina affermava avrebbe sposato O__O. Il matrimonio cui abbiamo partecipato a fine agosto l’ha piuttosto impressionata. Ora la sua teoria è che “Al fratimonio (…) gli sposi si baciano, poi si mangia e si può ballare”. Penso che P. lo volesse sposare per la questione del ballare, più che per il resto, eh… cestinando rapidamente T., suo compagno di danze al “fratimonio”, peraltro).

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L’esperienza che ricorderà di più l’Aquilina è sicuramente la passeggiata fatta il venerdì, che ci ha portati in una zona di tane di marmotte, a foraggiare le bestiole residenti di grissini e tarallini (l’Aquilina è riuscita anche ad accarezzarne una). E chissà come mai eran belle rotonde, ‘ste marmotte… (l’idea è che mentre noi in hotel avevamo trovato l’avviso “Domani ore 9 ritrovo per passeggiata a ****** a vedere le marmotte” loro in tana avessero analogo promemoria con “Tutti i giorni ore 9 ritrovo per andare a vedere i turisti. Non mancate!”).

Per quanto riguarda me da raccontare ne avrei troppa. Però sono rimasta molto colpita da come è cambiato il Lago di Carezza. Non il lago in sè, quello è sempre bellissimo. (anche più bello dell’ultima volta che c’eravamo stati, che c’era davvero poca acqua). Parlo della rivoluzione che ha subìto la zona del vicino parcheggio (dove c’era un mercato ambulante più o meno in pianta stabile)… con tanto di mega galleria che porta direttamente al lago passando sotto la strada.

Poi, alla mia tipo 9^ visita in Val di Fassa, ho scoperto grazie a un’altra turista (con cui abbiamo attaccato bottone per caso e che mi ha più o meno trascinata con sè al “saccheggio”… io da brava scema quasi mi vergognavo, lei invece era lì a fare “Ce l’ho, ce l’ho, manca!” con l’impiegata dell’APT) che se vai all’ufficio turistico puoi ricevere in omaggio tutti i poster che vuoi della zona, sia versione invernale che estiva… e adesso abbiamo 4 pillole di Dolomiti sparse per casa. Ora vediamo se averle davanti agli occhi tutti i giorni sarà più un aiuto o una tortura nell’attesa di poter tornare in loco la prossima volta (speriamo prima di altri 6 anni)… 😉

P.S. Ne approfitto per promuovere a pieni voti l’altro prodotto che abbiamo preso al negozio Lush di Rimini: lo shampoo solido. Shampoo “in saponetta”, in pratica… Anni fa me ne avevano parlato bene alcuni amici, ma son quelle cose che finchè non le provi di persona non ci credi. Shampoo in saponetta? Massì, comodo da portare in giro, occupa poco spazio… ma… farà schiuma? Come si usa? Beh, usarlo è una sciocchezza (basta passarlo un attimo sui capelli bagnati, o anche strofinarlo sulle mani), di schiuma ne fa un vagone (ma il bello è che si sciacqua in un attimo, come appunto la schiuma delle normali saponette per le mani)… e in più lascia un profumo ottimo e pulisce a dovere. Last but not least, se ne usa una quantità infinitesimale a lavaggio (usato da me e il Consorte per 6 giorni, sembra ancora nuovo).

 

Etologia

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Oh, insomma… potevo mica lasciarlo su Amazon!!

L’Aquilina è sommersa di peluche. Ne ha ereditati, gliene arrivano in regalo… e nonostante tutto, ogni tanto ci caschiamo pure noi, perchè porca vacca… siamo pur sempre i suoi genitori, avremo pure il diritto di fallire un tiro salvezza davanti a qualcosa di estremamente puccioso, tipo il peluche del Gatto con gli Stivali che le abbiamo regalato per l’ultimo compleanno, no??!?

Tra i fornitori ufficiali di pupazzi c’è (come è ovvio che sia) mia Zia, che tanto anche a ripeterle che ormai riusciamo a coprire tutti i rami del mondo animale (e anche qualcosa in più, vista la presenza di un drago azzurro e di Sulley di Monsters & Co.)… figurarsi se m’ascolta. Vede un pupazzo che le piace, lo compra e lo regala.

Solo che a volte, con mia Zia, capitano situazioni un po’ surreali: lei compra cose, le consegna… ma in realtà si tratta d’altro.

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Oggi vogliamo presentarvi un rarissimo esemplare di “cinciglio”, conosciuto in alcune zone del mondo anche come “conillà”.

Ad esempio, qua a sinistra potete vedere il peluche che ha regalato all’Aquilina per la scorsa Pasqua, e che a lei sembrava perfettamente a tema pasquale. Difatti ce l’ha presentato come “coniglio”.

Solo che… beh, ammetto che questo ha richiesto un po’ di brainstorming: oltre a non sembrare assolutamente un coniglio (orecchie tonde e coda lunga un metro) a me… non sembrava assolutamente niente di conosciuto (un topo che ha fatto la plastica alle orecchie per ridurle? Mah…). C’è voluto il Consorte: “Per la verità… a me sembra  più un cincillà…”.

Ora, ammettiamo che secondo me c’è gente di 30-40 anni in giro che non ha la minima idea di cosa dannazione sia un cincillà. Insomma, mia Zia che ha varcato la soglia degli 80 può esser giustificata. Inoltre, sto pupazzo all’Aquilina è piaciuto indipendentemente dai suoi precedenti genetici, quindi fondamentalmente: chissene. Grazie Zia, anzi: il cincillà in effetti nello zoo non l’avevamo (conigli, invece, come minimo ce ne son già tre di svariate misure e colori).

Quello che m’ha fatta agitare un po’ di più (ma forse sono apprensiva io a saperla da sola a 130 km da qui) è stato quello che è successo un paio di settimane fa.

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E ora lo zoo comprende anche un “cangatto”.

L’8 novembre abbiamo fatto una piccola festicciola per il compleanno dell’Aquilina (ancora per quest’anno, giusto noi, nonni, bisnonna e zio). Mia Zia non è potuta esser presente, quest’anno, perchè ha avuto la bella idea di ammalarsi qualche giorno prima e non è parso il caso a nessuno di farla strapazzare tra treni e corriere. Comunque: due domeniche fa, mio padre va su lui a trovarla (fortunello: la mattina dopo si son svegliati con i primi 15 cm di neve della stagione) e quando torna a casa porta giù anche i regali di compleanno che mia Zia non ha potuto consegnare alla pupa.

Li lascia a casa nostra (insieme a un mezzo salame, un tocco di pecorino e due vasi di miele da 1 Kg, che mia Zia ha pure paura che qua si muoia di fame) rientrando, e noi troviamo tutto in cucina quando torniamo dal pranzo a casa di mio suocero. In cima a tutto troneggia, non incartato,  il peluche che vedete qua a sinistra. L’Aquilina lo vede, e per citare 7 su 8 dei libri delle Principesse Disney, “E’ subito amore!” (una serie di colpi di fulmine a raffica da chiudersi in casa e pregare, in quelle fiabe). E’ da allora che questo gattino (perchè gattino è, dai!) è diventato il suo compagno di nanna ufficiale, scalzando in scioltezza Nina la Pulcina della Coop.

Così il giorno dopo, quando l’Aquilina torna a casa dall’asilo, le propongo: “Telefoniamo alla Zia, così la ringrazi per il gattino e le dici quanto ti piace?” “Sìììììì!”. Detto fatto. Chiamo mia zia e: “Ti passo l’Aquilina, che vuole ringraziarti per i regali”.

E mia Zia, tranquillissima: “Ciao Aquilina! Allora, ti è piaciuto il CAGNOLINO?”.

Dite che stavolta devo preoccuparmi?

Almanacco del giorno dopo

11210468_10206159523647641_6127909688714163552_nOggi, 6 maggio, il sole sorge alle 5.00 e tramonta alle 19.13. La luna tramonta alle 6.45 e sorge alle 21.31 (in pratica, per un paio d’ore, la titolarità del cielo resta vacante: regolatevi). Il santo del giorno è Santa Shunrei Martire da Faenza, che trascorse gli ultimi 1* anni della sua vita costantemente sottoposta ai supplizi della perforazione acustica dei timpani e della depilazione a strappo con manini prensili. Si dice che sentisse voci, che solevano ripeterle frasi come “Dai Ciccia, non pappare… Mamma ci fa la foto!!”. Patrona dei gatti abbandonati, poi adottati e quindi sognanti un nuovo abbandono.

Proverbio del giorno: “Santa Shunrei da Faenza, dell’Aquilina farebbe volentieri senza”.

Comunque, scherzi a parte, qua l’Aquilina ha l’otite all’orecchio sinistro (manco a dirlo, che la tosse di settimana scorsa non finisse così).

Che ormai non so più neanche se dire “ha di nuovo” (episodio che si reitera) o “ha ancora” (condizione continuativa).

Oppure se andare direttamente all’anagrafe e denunciare l’otite come nuovo membro del nucleo famigliare.

In ogni caso, quella che vedete in foto assieme alla “santa” felina è l’Aquilina con l’otite in corso e manco dopata di Nurofen o che. Scrivo solo che le due volte che ho avuto l’otite io, ero schienata e piegata a mezzo dal male, altro che pensare a farmi i selfie coi gatti.

Buon per lei che non sembra avere gran fastidio per il mal d’orecchi (solo che mi complica alquanto la vita: capire se il catarro le ha per l’ennesima volta infiammato le orecchie è un casino… ogni volta entriamo in studio dalla pediatra, per mio dubbio, con lei che salta come un grillo e io che faccio – inizialmente, perchè poi di solito ho ragione – la figura dell’apprensiva scassamaroni)…

Cambio di stagione

20140924_122711Da quando mi sono sposata, per circa 7 anni, sono riuscita a fare volentierissimo a meno di quella gran rottura di scatole che è (un paio di volte l’anno circa) il celeberrimo “cambio di stagione” dei vestiti negli armadi. Questo perchè distribuendo con criterio i ripiani dell’armadio di camera nostra (nel senso di lasciare tutti quelli alti al Consorte), abbiamo sotto mano i vestiti per tutte le stagioni. A parte scambiare sandali con stivali, di più non c’è mai stato da fare.

Questo fino al 2012. Con l’arrivo dell’Aquilina, il “cambio di stagione” ha fatto il suo trionfale ingresso a casa nostra. Trionfale perchè finora ogni passaggio dalle mezze stagioni all’estate o all’inverno non ha richiesto soltanto uno svuotamento di cassetti da ri-riempire con roba uscita da scatoloni, scatoloni che son lì in attesa di ciò che è uscito dai cassetti… magari.  Ogni volta c’è anche da fare una cernita di quello che non le sta più, di quello che sicuramente metterà l’anno dopo (o la primavera/autunno successivo) e di quello che può essere che le entri ancora, ma chissà, vedremo… Due coglioni di considerevoli dimensioni, insomma.

Settimana scorsa, complice una mattinata che sembrava appena pescata da fine novembre (che però nel giro di tre ore è mutata in giornata di fine maggio… facendomi poi sentire abbastanza idiota, ma vabbè… tanto prima o poi era da fare), decido di sfruttare il tempo fino al recupero dell’Aquilina dall’asilo per togliere di mezzo definitivamente i vestiti estivi e rimpiazzarli con quelli invernali (per il momento sto riuscendo a far restare nei cassetti tutto l’anno quelli da mezza stagione, non è poco… significa due smaneggi in meno all’anno!).

A fine mattinata, son risultate all’attivo – tra regalate ed “ereditate” – 7 (sette) berrette e 1 (una) fascia copriorecchie. La cosa ironica (che è anche il motivo per cui ho parlato di “regalate ed ereditate”, noi non abbiamo messo fuori un centesimo per comprarne) è che in quasi tre anni di vita non c’è ancora stato verso di convincerla a tenere in testa un bel niente. Anche il cappellino estivo che s’è scelta lei a maggio di quest’anno è stato portato mooooolto poco.

So che non dovrei criticarla: io pure mettevo la berretta solo sotto minaccia. E appena ho potuto l’ho proprio eliminata dal guardaroba… Ma, a mia discolpa, io la mia prima otite me la sono beccata a 12 anni. Non ne avevo già collezionate una decina a nemmeno tre anni!!!

Che dire, tra quelle sette che abbiamo ce n’è per tutti i gusti. Tranne per il gusto dell’Aquilina, ne sono convinta… ma lasciatemi la speranza che almeno una delle sette riesca a rimanerle in testa giusto il tempo di arrivare a scuola.

Peraltro, abbiamo anche abbastanza paia di collant per vestire un gruppo di millepiedi. E il bello è che praticamente l’Aquilina non userà collant: a scuola hanno chiesto per favore di mandarli vestiti comodi, pantaloni più che si può anche le femmine. E mi par più che giusto, a me la sottana per giocare ha sempre tritato i maroni. Un’aMMica mi ha suggerito di copiare un paio di idee geniali che ha realizzato lei per suo figlio: costumi di Carnevale. Uno da polpo e l’altro da ragnetto, carinissimi! Io purtroppo mi ritrovo con la manualità di una panca da giardino… però a veder lì sto sacco di roba (sempre passata in ottime condizioni o regalata [per lo più da mia zia, che ha la fissa dei vestitini]), ammetto che un po’ di voglia di provarci m’è venuta. Vedremo.

Restando in tema ottobrino, la Ciccia s’è beccata un fungo. Che appunto fa molto autunno, il fungo, sempre se si trattasse di un bel porcino da fare magari fritto, o da condirci un bel piatto di tagliatelle fresche.

Invece di “porcino” c’è solo il colorito delle zone colpite, visto che ha un dito della zampa posteriore e una bella porzione di coda color rosellino “nude look”… e questa cosa non fa molto autunno.

Comunque pare sia colpa della batosta che si son presi, lei e il suo sistema immunitario, col malanno che ha avuto ad agosto. Purtroppo, sempre a causa di quello e della conseguente mazzata che s’è preso pure il suo fegato (a causa del digiuno), non possiamo darle nulla di aggressivo: quindi 10 giorni di integratori per bocca e di applicazioni con una schiuma apposta.

Il problema è che, se non la pianta di leccarsi aggravando l’irritazione, dopo l’unica è il collare elisabettiano.

E immaginate la voglia che ho (parlo soltanto per me perchè lei è ovviamente ignara…) di vederla con un imbuto ficcato in testa… già che stava iniziando giusto ora a tornare alla normalità (parlo a livello di stress). °__°

C’è crisi

OLYMPUS DIGITAL CAMERASe vi dicono che ormai la crisi è finita, non credeteci. Pure gli scoiattoli vendon casa, probabilmente per tirar su qualche soldo e filarsela all’estero finchè sono in tempo, ne ho la prova. O magari si tratta di un albero ereditato da nonna scoiattola, pace all’anima sua, che però lo scoiattolo erede non riesce più a mantenere come “seconda pianta” vista la pioggia di IMU, TASI, TARI, TARSU, TIA, TIE’-QUESTA, TIE’-ST’ALTRA e TIE’-ST’ALTRA-ANCORA (che, ti son rimasti due centesimi sul conto? Fa niente, a breve ce ne inventiamo un’altra sempre sui rifiuti o sulla casa o sui servizi indivisibili, che di acronimi ce ne riusciamo a inventare altri, hai voglia: l’alfabeto di lettere ne ha più di 20 da combinare tra loro!).

Sì sì, lo so… semplicemente il cartello sarà relativo a una delle case che si intravedono sulla destra della foto. Altrettanto semplicemente sarà stato piazzato lì per dargli maggiore visibilità.

Però ammettiamolo: di solito i cartelli vendesi/affittasi sono appiccicati direttamente sul “bene” in vendita o al massimo alla sua cancellata o ad un albero del giardino… l’albero nella foto fa invece palesemente parte di un viale pubblico.

Questa cosa unita al fatto che anche l’altro giorno il Consorte mi ha raccontato di essersi visto attraversare la strada (praticamente in centro città) da uno scoiattolo (perchè qua non ci sono solo quelli residenti al parco di cui parlavo qui, tant’è che proprio un incontro simile, avvenuto nella via in cui abito, ispirò il secondo post apparso su questo blog) una mattina mentre andava a lavoro, proprio nella via dove si trova il cartello…

… e unita pure a quei tre debosciati dei miei neuroni mi ha portata qua: allo scoiattolo che, dopo il ramo di tiglio, decide di buttarsi su quello della compravendita immobiliare…