Il troppo stroppia

Mi ero ripromessa di non affrontare MAI questo argomento, perchè è da quando sono diventata mamma che mi sono accorta che è uno dei più spinosi esistenti al mondo. Se non avete voglia di discutere inutilmente con la gente, evitate come la peste di parlare di religione, politica, veganesimo e… vaccini. Tanto nessuna delle due parti cambierà MAI idea.

Solo che, mentre finora il tema vaccini era più o meno relegato ai gruppi di genitori, negli ultimi giorni non puoi aprire un social network senza trovarti in home page qualche discussione a tema: c’è questo decreto legge che obbliga a fare ai bambini 12 vaccini per poter frequentare la scuola. Non è ancora legge, se non viene convertito entro i canonici 60 giorni fa ancora in tempo ad andare a donnine, ma in ogni caso il polverone che si è alzato è già più fitto della nebbia in Val Padana a novembre.

E le “perle” come quella dello screen qui accanto (che ho riportato per comodità perchè era già “censurata” per la privacy dalla pagina che l’ha condivisa, non perchè sia l’unica che m’è capitato di leggere) si sprecano.

E a me girano i coglioni.

Devo trovarti qualcuno leso da malattie infettive? “Solo” leso? Ok.

Una mia compagna delle superiori, S. Intorno ai 30 anni si è ammalata di herpes zoster, volgarmente detto Fuoco di S. Antonio, che altro non è se non una riattivazione del virus della varicella. La varicella è una di quelle malattie infettive (come il morbillo) che anche in caso di perfetta guarigione può causare casini a distanza di anni. In questo caso, il virus della varicella resta latente nell’organismo e può riattivarsi (o anche no. E’ abbastanza questione di fortuna) ad esempio in situazioni di forte stress o indebolimento del sistema immunitario (questo è evitabile invece facendo il vaccino relativo). S. è guarita dal Fuoco di S. Antonio (divertendosi assai poco e senza dover aver fretta), ma è rimasta con metà viso paralizzato (e ormai, a distanza di anni, se lo tiene così per il resto della vita e ciao).

Se invece valgono anche i morti per malattie infettive, questi maleducati misantropi che non si degnano di scrivere due righe sui social network per spiegare la loro posizione su malattie infettive e vaccini, nessun problema. Ho pure quelli.

Vi presento mia zia Maria, è  una bella bimba vero? Nel 1935 (qualche mese dopo questa foto), Maria aveva due anni. E in qualche modo li ha anche ora, perchè appunto nel 1935 è morta di difterite. Non solo non ha potuto essere mia zia, ma non ha potuto essere nemmeno la sorella di mio padre, che è nato nel 1936 senza poterla conoscere. Di lei rimane solo questa foto, e bella grazia che è scampata alla guerra, ai bombardamenti e ai mesi da sfollati.

E poi, già che ci siamo, vi presenterei anche mio cugino Stefano. Di lui però non ho una foto da farvi vedere (ce l’avrà avuta mia zia, ma al mio ramo della famiglia non ne sono arrivate copie… è stato mio padre a parlarmi di lui, fosse stato per mia zia non avrei mai saputo dell’esistenza di questo cugino morto 13 anni prima della mia nascita. Quindi, anche dopo averlo scoperto, non ho mai pensato/avuto il coraggio di chiedere almeno una foto da copiare a mia zia. Se non ne parlava, aveva i suoi motivi). Nel 1965, a 6 mesi, è morto per gastroenterocolite da rotavirus.

Ecco perchè mi girano i coglioni a leggere commenti come quello dello screen qua sopra.

Chi “non conosce” nessun esempio da citare ha solo avuto un gran culo da generazioni, ecco cosa. E mi piacerebbe fargli scambiare due parole con mia nonna (rispettivamente madre e nonna dei due bambini qua sopra), ma purtroppo (o per fortuna, si è risparmiata almeno questa incazzatura) è morta nel 1983.

Di più: chi non “conosce” nessun esempio da citare evidentemente durante le lezioni di storia dormiva e ha continuato sulla strada della narcolessia anche negli ultimi lustri (Bebe Vio immagino che pensino sia una linea di prodotti per l’infanzia). Gli unici attimi di risveglio, giusto per scriver minchiate sui social.

Non intendo tentare di convincere nessuno a cambiare nessuna idea, ho già scritto che è impossibile.  Il mio è soltanto uno sfogo, e ritengo sia un bene che davanti all’ignoranza della gente io riesca ancora ad arrabbiarmi. Perchè il brutto sarà quando non mi farà più nè caldo nè freddo.

(Li) MIUR(tacci vostri)

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Eggià… proprio

Sono ancora viva, eh. Sono due mesi buoni che non scrivo, e qualcosa da raccontare ce l’avrei anche (tant’è che son qui), ma anche quest’anno si è rinnovata la tradizione dell’ADSL che a fine/inizio anno va a donnine: un divertimento, insomma. Mettiamola così: un mese che siamo praticamente senza connessione, a casa (stavolta però risolviamo, osta se risolviamo. Ma se capita ne scrivo in un altro post). Se non fosse per i cellulari e per l’hot spot che ci ha prestato mio suocero (lo ha comprato per quando va via in camper, ma se non è via col camper non lo usa, ovviamente) saremmo a dir poco in braghe di tela… soprattutto per una faccenduola di ben poco conto (eh, proprio) che mi trovo a dover adempiere nei prossimi giorni.

Quale faccenduola? Beh, l’iscrizione dell’Aquilina alla scuola primaria (eggià, a settembre ci siamo. Pure qua avrei da raccontarne).

L’iscrizione dell’Aquilina alla scuola primaria da fare tassativamente online.

Tassativamente online su un sito istituzionale italiano.

Sito istituzionale italiano.

Altro che The Walking Dead, l’Esorcista, It, The Blair Witch Project… con queste tre parole assieme sì che c’è da iniziare a farsela in mano.

Le danze delle iscrizioni si apriranno il 16 gennaio, ma già da oggi doveva essere possibile iniziare a registrarsi al sito. E quindi ci si prova, giusto per non trovarsi a farlo il 16 stesso e rischiare che sia tutto intasato. Di questa cosa finora hai solo sentito parlar male da chi ci ha già avuto a che fare, ma in fondo… son 5 anni che le iscrizioni si fanno online. Magari nel frattempo le cose son migliorate. Così ti colleghi al sito del MIUR e inizi. E una conferma ce l’hai subito.

Oh sì. Le cose saran migliorate di sicuro. In un altro paese, però.

Stamattina una tonnara. Roba da 5 minuti di orologio per caricare una singola pagina del sito. Riesci con le unghie e con i denti a raggiungere la seconda fase della registrazione (la prima consiste solo nell’inserimento del codice fiscale e in un captcha. No, ma mi raccomando: già avete il server che va a criceti, sprechiamo pure risorse con un cavolo di captcha). Seconda fase che altro non è che la conferma (in chiaro) dei dati già espressi nel codice fiscale stesso e nell’aggiunta di e-mail e un paio di consensi. Bene: per tutta la mattina e gran parte del pomeriggio, nessuno (o quasi) è riuscito a superare lo scoglio di far sapere al MIUR in quale cavolo di regione fosse nato (campo non selezionabile… dopo tot compariva un messaggino di errore che diceva che il sistema non aveva potuto gestire la richiesta). Qualcuno si illudeva (sulla pagina FB del MIUR) che gli stranieri fossero avvantaggiati: gli basta indicare lo stato di nascita. Vero. Peccato che poi a loro il sistema desse errore sul codice fiscale stesso… (non sia mai che qualcuno ci riesca!).

Ritento: guardando online ho scoperto che l’anno scorso c’erano stati gli stessi problemi, e che il Ministero aveva ufficialmente suggerito di usare Explorer (manco mia nonna userebbe più Explorer…) o di togliere gli aggiornamenti a browser come Chrome o Firefox perchè il sito non funzionava con le versioni più aggiornate dei browser (e qui ci sarebbe da ridere solo per non piangere). Così provo anche con Opera e con Explorer. Ottenendo l’unico risultato di avere un captcha diverso, con Explorer: invece di una casellina di spunta, 9 immaginette pescate diosadove… devo selezionare quelle in cui compare un cartello stradale. Fatto questo, ricevo una stringa di testo lunga 6 righe (non esagero) da copincollare in una casellina sotto. Con un’avvertenza: che sarà valida solo per 2 minuti. Considerando che per passare da una pagina all’altra del sito me ne occorrono 10, di minuti, sto in una botte di ferro.

In attesa di comunicazioni ufficiali su FB, torno a spulciare in rete cercando suggerimenti. E salta fuori il suggerimento ufficiale del Ministero per il 2015: rivolgersi alle scuole per farsi fare l’iscrizione da loro (come è sempre stato prima. Come ha sempre funzionato prima). A parte chiedersi se le scuole possano accedere ad un sito diverso da quello dei genitori (perchè se no, sarà poi inchiodato anche per loro, no?), mi sembra un bell’incentivo all’informatizzazione. E’ come se l’idraulico venuto per risolvere un guasto mi suggerisse di sfruttare il caro vecchio secchio e la fontanella pubblica in fondo alla strada.

Ovviamente (manco a scriverlo, quando mai questo genere di cose funziona, da noi?) il numero (non verde) per avere informazioni è staccato (costantemente occupato. Vero, ci saranno un mucchio di chiamate: siam tutti nella palta. Altrettanto vero che nel 2016 si può anche farlo gestire da un centralino o un call center. Ma l’immagine che ho in testa è quella di un telefono con la cornetta diligentemente staccata e posata accanto. Sai mai).

Volendo spezzare una lancia a favore, almeno sulla pagina FB del MIUR si son degnati di rispondere a qualche utente. E’ già un piccolo miglioramento rispetto all’andazzo generale di quasi tutte le pagine ufficiali (non solo quelle istituzionali, ma anche e soprattutto quelle dei gestori di utenze o delle Poste, per dire). Di solito tu segnali, e il massimo che ricevi è una rispostina preconfezionata in cui ti dicono che ti faranno sapere (e per gli ottimisti l’unica chance è lasciare le credenziali di accesso di Facebook scritte nel testamento, nella speranza che la risposta venga data almeno agli eredi).
Vabbè, lasciamo stare. Ci riprovo stasera (è vero che non c’era solo oggi per registrarsi, però è altrettanto vero che non si può far perdere tutto questo tempo agli utenti per una robetta da 3 minuti- su qualsiasi altro sito. Non tutti possono stare tutti i giorni tutto il giorno davanti a un pc attendendo che una pagina si carichi e nel mentre pregando che lo faccia senza dare errori).
E stasera, lusso: nei fatidici 3 minuti (stavolta le pagine si caricano) compilati i 4 passaggi (qualche problema, ma è bastato aggiornare le pagine per bypassare i due messaggi di errore che ho ricevuto tra un passaggio e l’altro. E che, pensavate mica che fosse andata tutta liscia?).
Ricevuta e-mail di conferma registrazione.
Ricevuta anche e-mail di creazione utenza.
Presa da un eccesso di ottimismo, clicco per loggare e cambiare la password (come si raccomandano di fare al primo accesso) e…
“Service Temporarily Unavailable
The server is temporarily unable to service your request due to maintenance downtime or capacity problems. Please try again later.
Apache/2.2.15 (Red Hat) Server at iam.pubblica.istruzione.it Port 443″.
Ecco, almeno sui “capacity problems” direi che siamo tutti d’accordo (solo che io non mi riferisco alla capacità in termini di spazio…).

Su Facebook un’utente ha incoraggiato tutti scrivendo “Prima o poi ce la facciamo”. Oh, sicuro. Resta solo da chiarire questo dubbio: ce la faremo prima o dopo che i carabinieri suonino il campanello per arrestarmi con l’accusa di non aver iscritto l’Aquilina alla primaria, non assolvendo così l’obbligo scolastico? 

[To be continued..?]

(Buona) scuola

Giovedì scorso l’Aquilina ha affrontato il suo terzo primo giorno di scuola: ultimo anno di scuola dell’infanzia. A pensarci mi viene un po’ di magone. Quindi mi immagino in quali condizioni pietose sarò quando a fine anno avranno la cerimonia di consegna dei diplomini…back-to-school-1622789_640

Premetto che le righe che seguono le scrivo da mamma completamente ignorante (o quasi) di come funzionino le graduatorie, le assegnazioni dei posti, di quali siano le regole che determinano chi e dove va a insegnare nella scuola (pubblica) italiana. Specifico anche che sto riportando cose che mi sono state riferite, questo per dire che se ci sono errori  formali (“Ah, ma i punti per la tal cosa non sono quelli! Ah, ma le graduatorie non si fanno così!”) sono solo farina del mio sacco bucato e dei miei tre neuroni che qualche particolare (giusto) se lo son persi per strada.

Scrivo semplicemente da mamma basita da come possano funzionare (in qualche modo) le cose nonostante una burocrazia farraginosa e un’ottusità impressionante. E specifico che si tratta solo di alcune gocce d’acqua nel mare, perchè basta una ricerchina online (o due chiacchiere in giro) per trovarne secchiate.

Allora: l’Aquilina ha due maestre. Una, A., è la maestra “titolare” di ruolo da anni; l’altra, S., finora non era ancora riuscita ad entrar di ruolo, ma fortunatamente (e per la prima volta nella sua carriera) era riuscita ad insegnare due anni di seguito nella stessa classe proprio con la classe dell’Aquilina. A giugno, però, ci eravamo lasciati come a giugno dell’anno prima: “speriamo di rivederci anche l’anno prossimo”, così finiamo il ciclo scolastico tutti insieme. Perchè il suo contratto terminava, e l’assegnazione è pur sempre un’incognita. Però magari un po’ meno incognita del solito: per l’anno scolastico 2016-2017 S. sarebbe partita come terza in graduatoria, e finalmente sarebbe passata di ruolo… dai che la conferma è quasi sicura!

L’Aquilina giovedì scorso non vedeva l’ora di ritrovare i suoi amici, e anche le maestre A. e S. E io a doverle spiegare che A. sicuramente ci sarebbe stata… mentre per S. non era detto, ma “speriamo proprio di sì” (non per portar sfiga. Solo per tamponare un’eventuale delusione). E per fortuna, arrivate in aula, ecco tutte e due le maestre presenti! 🙂

Sì, ma che Odissea… perchè S. finalmente quest’anno è riuscita ad entrare di ruolo (alla “tenera” età di 36 anni. Intendiamoci: non sto dicendo che sia vecchia… che anzi è più giovane di me. Sto solo dicendo che a 36 anni e dopo non so quanti anni che insegni, magari sarebbe il caso di iniziare ad avere un po’ di certezze lavorative. Magari di avercele anche già da anni). Ma gliel’han fatta sudare: il 30/8 ha avuto la “bella” sorpresa di ritrovarsi sesta in graduatoria invece che terza (quindi con ben meno certezza di poter tornare e finire il ciclo scolastico di mia figlia e dei suoi compagni). S’è trovata davanti tre colleghe che avevano vinto ricorsi al TAR del Lazio (peraltro munite di solo diploma, quando lei per poter entrare nelle graduatorie e insegnare ha dovuto anche laurearsi. Ma qui è la solita “sfiga” di chi nasce dopo, dappertutto: per fare le stesse cose che faceva tuo padre, a te serve minimo un titolo di studio in più. Solo che rispetto a tuo padre hai meno certezze, stipendio peggiore e condizioni di lavoro più ridicole). E già qui, al suo posto mi si sarebbero scassate le coronarie. Ma il buono è che la nomina definitiva (con contratto a termine per ben – udite udite! – 3 anni. Che non sia troppo, eh) l’ha avuta venerdì 10 settembre… no, ma fate pur con calma, eh. Nel frattempo era già una settimana che l’altra maestra stava impostando il lavoro da sola, senza sapere con chi avrebbe collaborato. Aggiungete che nella sezione terza “gemella” (con cui la classe dell’Aquilina fa tantissime attività in comune, da pianificare pure quelle tra le insegnanti) quest’anno han cambiato entrambe le insegnanti (una è andata in pensione, l’altra ha ottenuto il trasferimento vicino a casa) e la cosa si fa divertente.

Dalla maestra S. ne ho saputa un’altra, molto simpatica. La storia di un’insegnante di Cesena con 30 punti in graduatoria (e quindi piuttosto sicura di riuscire quest’anno, finalmente, ad insegnare nella sua città) che s’è vista assegnare invece qui a Faenza (vero, c’è di peggio: 40 km non sono 400) perchè è stata superata in graduatoria da una collega che aveva 4 (quattro, sì) punti. A domanda di spiegazioni le è stato detto che è vero, c’è stato un errore. Ma per sanarlo deve lei fare ricorso, d’ufficio non si può: e, tempi del ricorso a parte (che nel mentre fa in tempo a finire minimo il primo quadrimestre se non l’intero anno scolastico), la spesa pare sia di 2500 € (duemilacinquecento, sì. Vi sembra esagerato? Ammetto che lo sembrava pure a me. Così ho provato a fare una ricerchina con Google, alla vigliacca. E tra i primi risultati ho trovato questo. E in effetti, alla luce dei miei 11 anni come impiegata di studio legale, è purtroppo credibile: il valore di un simile ricorso è per forza “indeterminabile”, non stiamo parlando di una fattura non pagata da 200 €. E di conseguenza gli scaglioni tariffari da applicare per la nota spese… sono alti). Al che ha lasciato perdere e cercherà di avvicinarsi a casa l’anno prossimo.

E comunque, come accennato all’inizio, questi non sono nemmeno due esempi particolarmente scabrosi. Di seguito ne riporto altri due, raccontati da un paio di mamme (tra tante) che fanno parte come me di un folto gruppo su Feisbuk.

Allora: che si iniziasse l’anno scolastico senza avere ancora tutti gli insegnanti assegnati capitava anche ai miei tempi.

Però che il giorno prima delle aperture delle scuole, alla riunione di una scuola dell’infanzia della provincia di Bologna, i genitori dei bimbi che devono iniziare il primo anno scoprissero che giusto un’ora prima era arrivata una circolare della dirigente del relativo istituto comprensivo, che comunicava con rammarico ai genitori dei bimbi delle classi prime che, non potendo ancora definire il corpo insegnante mancante, gli inserimenti dei nuovi alunni sarebbero iniziati “auspicabilmente” nella settimana successiva (il 19? Il 20? Il 23 settembre? E io nel frattempo il pupo come lo gestisco? E l’inserimento quando viene a finire, già che dura tipo due settimane? E al mio datore di lavoro che dico?)… beh, questo sinceramente non succedeva.

Ma del resto c’è pure di peggio: è capitato anche (in un’altra scuola) che, sempre il giorno prima dell’inizio dell’anno scolastico (giornata che ormai porta più sfiga di un venerdì 13), venissero convocate le famiglie di 12 bambini per comunicare loro che era stata decisa l’eliminazione della sezione della scuola dell’infanzia dove erano iscritti e che quindi per i loro figli non c’era più posto (al motto di “E mo’ so’ ca77i vostri, pappappero!”. No, sto scherzando: situazioni del genere fanno arrabbiare anche il personale scolastico, che sicuramente non se ne lava le mani con gioia: le insegnanti sono a loro volta vittime, i presidi hanno semplicemente le mani legate dal sistema).

E io mi chiedo: l’anno scolastico inizia ormai da anni, per legge regionale, il 15 settembre. Non è più come quando andavo a scuola io, che la data variava (di poco, ma variava) ogni anno. Quindi: possibile che non ci sia modo di organizzarsi un po’ per tempo? Possibile doversi ridurre per forza all’ultimo momento (o anche a quello dopo, addirittura)?

Fortuna che queste sono le conseguenze della riforma della “buona scuola”. Fosse stata anche solo quella della “scuola così così” chissà cosa veniva fuori…

Gotta Catch’em All

C’è chi chiede a gran voce le dimissioni del ministro della salute, dopo l’ideona del Fertility Day (che, tra l’altro, gode anche del record di “sito internet aperto e chiuso nello stesso minuto”. Sì, c’è un sito internet dedicato all’eventone. Potete cercarlo, anche se siete di fretta, perchè visitarlo è cosa rapida: in fondo è composto da un’unica pagina con il logo dell’iniziativa).

Io invece questa ministra la voglio ancora in carica. E voglio che le diano anche più ministeri. Perchè se ampliamo il suo raggio di azione, altro che scrivere un post al mese quando va bene… io torno a rompervi le balle minimo tre volte a settimana, come ai bei tempi. Una miniera d’oro di materiale. In alternativa, potrei assoldare il team che ha studiato la campagna perchè continui a sfornare idee solo per me, ma non so se accetterebbero (al massimo, se le gatte sono d’accordo, potrei pagarli in croccantini)… e poi non saprei dove mettermeli, che siamo già pur sempre in 3 e 2 gatte in 70 metri quadri.

Comunque: presente il trend dell’estate 2016, l’app Pokémon Go? Ecco, io no. No nel senso che il mio smartphonino non è abbastanza smart per giocarci, così so che esiste, l’ho intravista… ma non ho mai potuto cavarmi la soddifazione di acchiappare un Rattata o collezionare Pidgey. Però, grazie all’eventone, adesso colleziono qualcosa anch’io.

Ne ho trovate altre tre! Di cosa? Ma di immaginette!! Adesso ve le presento, eh… (proseguo con la numerazione dal post precedente).fert2

 12. “Prepara una culla per il futuro”. Bastasse una culla. Considerando che manco per un gatto ti basta la cesta con un cuscino, la stanno facendo un po’ troppo facile. Io credo che chi ha messo in piedi tutto l’ambaradan di figli non ne abbia manco uno. O, se li ha, ha anche uno stuolo di babysitter che glieli tirano su. Ho idea che chi ha messo in piedi tutto l’ambaradan non sa cosa significhi arrivare a fine mese in tre (o in quattro, o in cinque) con 1500 € (e non va neanche male!) di entrate mensili complessive e tutti i conti da pagare (altro che biglietti del treno gratis, visite mediche gratuite, spese per occhiali regalate, ecc ecc…). Non ha idea di cosa significhi andare a lavorare per girare l’intero stipendio all’asilo nido e alla babysitter (che copre gli orari in cui l’asilo chiude, ma tu lavori). Ammesso di avercelo, un lavoro. Non ha idea di tante cose. Perchè se ce l’avesse, saprebbe che se le nascite sono in calo la colpa non è della gente che aspetta perchè è pigra/egoista o non ha voglia di preparare una culla o di trombare come ricci. 14141936_10210755439632107_9053702033329587428_n

13. “Un figlio è sempre possibile, anche durante la malattia”. Questa l’ha scritta il Ministero della Salute. L’avesse scritta il Grande Puffo, considerando come si riproducono i puffi (a proposito… come si riproducono i puffi?) e il tasso di malattia presente al villaggio dei funghetti, forse avrei potuto capirla. Ma l’ha scritta il Ministero della Salute. Ora… qualcuno può gentilmente andare a spiegare a questa gente che in gravidanza diventi deficiente anche se ti viene un raffreddore, perchè porcapaletta non puoi assumere praticamente nessun farmaco senza rischi per il bimbo? E, una volta assodato che questi ameni individui hanno assimilato questo primo concetto, qualcuno può cortesemente tentare di inculcargli anche l’idea che con certe malattie (un bel tumore, ad esempio, come suggerisce il turbante rosa dell’esaltata in foto), se la mamma ammalata non si cura, a fine gravidanza non ci arriva viva (e figurarsi se ci arriva il bambino…)? Oppure, se si cura, il bambino è comunque spacciato (se gli va bene ha solo danni permanenti, ma che volete che sia…)?
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14. “Infezioni sessualmente trasmesse? Anche no. Difendi ogni giorno la tua fertilità”. Ho tenuto la migliore per ultima. Purtroppo non sono riuscita in nessun modo a trovare un’immagine più definita di questa (un ritaglio preso da un collage)… e, come accennato sopra, il sito ufficiale è M.I.A. e non è possibile sfogliare la gallery ufficiale lì. Comunque, serve lo stesso allo scopo (ahahah… notate il fine doppio senso). Siamo all’apoteosi. Campagna in favore della fertilità. Foto di profilattici. Sipario. Scherzi a parte, mi stupisce che il Ministero non sia già stato messo a ferro e fuoco dai fondamentalisti cattolici. Un filo per stendere con sette gommini con su dei post it con sette nomi diversi (ohi, complimenti al lui di turno. Già arrivare al weekend senza confondersi e pigliarsi dei papagni in faccia perchè l’hai chiamata Sonia, ma quella che ti stavi bombando era Caterina – “Azz! Giovedì è domani…” – non è da poco. C’è da dire che magari il post it appiccicato sopra serve da promemoria, tipo bigliettino nascosto nell’astuccio durante i compiti in classe). Alla faccia della castità prematrimoniale, del matrimonio per la vita e della condanna degli anticoncezionali. In ogni caso, qui il Ministero ha cannato. Mi spiego: per una volta ha tenuto fede al suo compito, la tutela della salute degli italiani (notevole, niente da dire). Ma se davvero voleva sostenere la fertilità e l’aumento del tasso di natalità, attaccati a quel filo dovevano esserci solo i post it: al ritmo di 30 tizie diverse ingroppate dallo stesso tipo (mi rifaccio al post di ieri: qui “John Holmes” di Elio e le Storie Tese sarebbe la morte sua) ogni mese, vuoi che non ci scappino almeno una decina di pargoli? Ogni bimestre hai una classe del nido già pronta.

Chiudo rifacendomi al post di 2 giorni fa (peraltro frutto anche quello di un’ideona del Ministero della Salute. Tra un po’ mi sa che faccio prima a passare a loro nome utente e password del blog e farli scrivere direttamente qui: ci risparmiamo un passaggio). Iniziative simili, pagate anche con i soldi delle mie (delle nostre) tasse, direi che ti fan proprio venir voglia di boicottare lo Stato… Se dovete sputtanare i soldi che mi prendete in questo modo, forse è il caso che io trovi la maniera di non darveli più (almeno quelli di un pacchetto di paglie, che dal resto non si scappa… volendo anche restare onesti).

Andate e moltiplicatevi (ma così anche no, eh…)

Questa settimana il Consorte è in ferie (anche la prossima). Quindi il blog non sarebbe stato tra le mie priorità, diciamo.

E invece… preparatevi, perchè se l’ultimo post era una robina breve breve, questo è uno dei miei soliti. Di lunghezza biblica. E, nonostante questo, non ho nemmeno scritto tutto quello che penso…

Giusto ieri ho scoperto un eventone, fissato per il giorno precedente quello del mio compleanno. Immagino che ormai lo sappiate… siore e siori, il 22 settembre è il Fertility Day!  Che sarebbe già una mezza vaccata se si riferisse all’agricoltura… invece no, di cavoli in un certo senso si parla, ma sono i cavoli sotto i quali nascerebbero i bambini.14199679_10153900562276864_43525261719966339_n

Quello che non mi ha permesso di tener ferme le dita sulla tastiera (in fondo che mi frega… io ho già dato, giusto? Rompete le palle a qualcun’altra…) è stata l’astuta e finissima campagna pubblicitaria che ha accompagnato il lancio dell’eventone. Roba che il top lo si può raggiungere giusto mettendo quale colonna sonora ufficiale dell’happening “John Holmes” di Elio e le Storie Tese.

Viste le immaginette a corredo del post? Ma quanto son belle, eh? Talmente belline che secondo me si meritano una bella chiosa una per ciascuna. Ma allora cominciamo subito, suvvia!!

  1. “La bellezza non ha età. La fertilità sì”. Che almeno nella seconda parte e almeno in un certo senso è vero. Peccato la seconda parte non c’entri un tubo con la prima, se vogliamo (che diamine vuole comunicarmi? Vuole rassicurarmi sul fatto che dopo la gravidanza non diventerò un roito – beh, non più di quanto lo sia in partenza – e quindi non ha senso aspettare di diventare inguardabile per fare un figlio?). Il fatto che la bellezza non abbia età, permettetemi di dire che è di base una minchiata colossale. E no, non lo scrivo perchè “vecchio è brutto” e quindi l’età c’entra eccome con l’aspetto fisico. Al contrario. Io non sono e non sarò mai Claudia Schiffer, ma le mie foto in età “teen” sono una roba da tener nascosta all’Aquilina finchè l’età “teen” non l’avrà superata lei: raccapriccianti. Per chiarire il concetto: faccio ancora pena (e tuttora non mi spiego come abbia fatto il Consorte ad innamorarsi… oltretutto proprio 18 anni fa, minchia che fegato che ha avuto…), ma di certo io son meglio adesso che 20 anni fa. Quindi la bellezza ha età eccome (magari non la stessa per tutti).
  2. “La fertilità è un bene comune”. Agghiacciante. Considerando da dove si passa per arrivare alla mia fertilità, altro che bene comune, saranno ampiamente fatti miei come me la gestisco e chi faccio accedere, eh? Altro che “bene comune“... proprietà privata direi, piuttosto. E poi il paragone con l’acqua che esce dal rubinetto… la paghi, l’acqua che esce dal rubinetto. E qui il dubbio è: ci pagheranno (anzi, vi pagheranno. Io ho già dato, stabilimento chiuso) per ogni ovulo fecondato (magari con uno sconto sulla bolletta dell’acqua, per stare in tema) oppure stanno studiando una nuova (mica tanto. La tassa sugli scapoli la mise all’epoca lo “zio” Benito, proprio per incentivare gli uomini a sposarsi e metter su famiglia) gabella per chi la fertilità non la fa fruttare?
  3. “Genitori giovani, Il modo migliore per essere creativi”. E alla canna del gas, visto che di questi tempi se non hai qualcuno (i nonni, dai) che ti sostiene economicamente voglio vedere come la mantieni una famiglia da ggggiovane (prima dei 30 un sacco di gente non è ancora riuscita a lavorare nello stesso posto di lavoro un anno intero. Se poi dici che aspetti un figlio… ciao, eh). E poi, mi sia permesso un personale “andate a stendere”, dato che mia madre ha conosciuto mio padre a 40 anni (lui ne aveva 38), a 42 l’ha sposato e a 44 (dopo due aborti spontanei) sono nata io. Cos’avrebbe dovuto fare, secondo questi coglioni (scusate la scurrilità, ma non c’è termine più adatto)? Darla via al primo che capitava giusto per dar retta a loro e non “restare indietro”?
  4. “La costituzione tutela la procreazione cosciente e responsabile”. La n.4. La n.4… Con i servizi (bwaahahhahah, buona questa!!) alle famiglie che ci sono (ci sono?) in Italia. Con il trattamento che subiscono tante mamme lavoratrici (e anche papà, o comunque chiunque abbia necessità famigliari. Ne parlavo in questo post). Con la chance di trovare un lavoro se dici che hai figli (o se non ne hai, ma al colloquio ti lasci sfuggire di avere un marito/fidanzato/moroso e non hai ancora 50 anni). Chi dannazione ha pensato la n.4?!?!?!?! Non che le altre siano digeribili, ma la 4… la 4 l’ha concepita un mentecatto, dai. Oppure l’han copiata pari pari, senza pensarci, dalla Germania, o dalla Svezia, o dalla Terra di Mezzo o da Narnia… 14199582_10210152938610254_2506579074528525979_n
  5. “Il rinvio alla maternità porta al figlio unico. Se arriva”. Primo: io, da brava grammar nazi, avrei visto molto meglio “Il rinvio della maternità”. Magari sbaglio io, ma scritta così già suona da errore grammaticale (se non bastasse la minchiata espressa dal concetto). Secondo: sarò anche di parte (figlia unica madre di figlia unica), ma credo che quanti figli fare sia la seconda cosa (la prima è se fare figli) che può riguardare soltanto chi deve farli (e mantenerli). Terzo: il “se arriva” minatorio in chiusura è incommentabile.
  6. “Datti una mossa! Non aspettare la cicogna”. Capito? Dai mo’, un po’ d’impegno santo cielo!! Non puoi restartene a casa e pensare che il pupo arrivi giù dal camino in un fagottino! Credi di poter avere un figlio senza faticare? E no! Via quelle chiappe dal divano, e in moto: tutti nell’orto a cercarlo sotto un cavolo, sto benedetto pargolo. Che, al massimo, se proprio il pupo non lo trovi mal che vada almeno un Pokémon l’acchiappi.

    Sinceramente… siamo seri davvero? La cicogna? Poteva forse essere la più “simpatica” (sì, come un’ernia inguinale o un calcio nelle gengive) del mazzo… ma insieme a tutto il resto è tra il penoso e il patetico.Fert
  7. “Non mandare gli spermatozoi in fumo”. Se non fosse che sui pacchetti di sigarette sta scritto – probabilmente per mera par condicio – che il fumo nuoce gravemente al feto, questa sarebbe un chiaro invito a spaccarti i polmoni di Marlboro rosse, in caso tu sia donna.
  8. “La fertilità maschile è più vulnerabile di quanto non sembri”. E, a corredo, una buccia di banana. La prima idea era stata un cetriolo morto, ma si vede che il verde in foto risaltava male. C’è però da ammettere una cosa (sorvolando sulla citazione musicale “L’unico frutto dell’amor… è la banana, è la bananaaaa”): questa in qualche modo dice una cosa giusta e che è necessario ribadire. Perché troppo spesso si da per scontato che i figli non arrivino per “colpa” della donna. Coppie in cui la donna ha speso mesi in visite, esami, analisi, cure. Ha sistemato tutto il sistemabile e… Niente. Solo allora, in cinque minuti (vabbe’ cinque giorni per l’esito) e un unico esame è venuto fuori che il problema stava nell’altra metà del cielo. A iniziare entrambi le indagini contemporaneamente si risparmiava tempo, denaro e nervi.
  9. “Sballato. Dopato. Fumato. Fertile?”. Fertile? Ma tesoro mio, uno che si fuma e cala l’impossibile sinceramente non mi sembra il padre più papabile dell’universo. Direi che la fertilità è l’ultimo dei suoi problemi, a meno che nel giro di 9 mesi non voglia diventare lui stesso il primo problema assoluto del pargolo… (peraltro, se la scrivevate almeno al plurale si evitava – come per quella delle sigarette – la poco simpatica impressione che invece la madre possa ingurgitare, fumare e iniettarsi la qualunque senza problemi).
  10. “La prevenzione garantisce il tuo futuro. In tutti i sensi”. La prevenzione. Cioè, qualcuno al ministero della salute ha il coraggio di parlare di prevenzione. Quando vai al CUP per prenotare una visita e ti rispondono che (e ti è andata bene!!) il primo (e unico) posto disponibile è dopo 6 mesi abbondanti. Cifra indicativa (che rispecchia solo quello che è capitato a me per una visita oculistica, richiesta a fine giugno. Ci vado il 2 gennaio. Fortuna che è un controllo – dato che sono passati 20 anni dall’ultima volta che un oculista ha avuto a che fare con la mia miopia+astigmatismo – che faccio per scrupolo avendo il rinnovo della patente a marzo 2017, e fortuna che mi sono mossa a giugno 2016). Perchè 6 mesi è un tempo fin troppo breve, rispetto ad altre esperienze simili (per esami molto più necessari e in situazioni molto più a rischio) che si sentono in giro. E questi mi parlano di prevenzione. Se si proponesse come istitutrice di asilo nido la strega della casetta di marzapane sarebbe più credibile. Ah, e poi non parliamo poi del “garantire un futuro”, perchè c’è da ridere (o da piangere, vedete voi).
  11. “Cin cin. L’alcol dimezza la fertilità”. E non solo quella. Perchè l’unica spiegazione è che questa campagna sia stata ideata da ubriachi e che l’effetto dell’alcool sui neuroni sia lo stesso che ha sulla fertilità. Prosit.

Altro che invogliare a fare figli.

Vedi sta campagna, pensi che tuo figlio da grande potrebbe ideare robe del genere (e magari neanche lo pagheranno per farlo, il che almeno giustificherebbe in parte il prestare neuroni per una cagata simile, ma sarà durante un indegnissimo e fichissimo “stage formativo”).

E mica ti butti per restare incinta.

Ti fai chiudere le tube, così, per precauzione.

N.B. La campagna è del Ministero della Salute. Solo per amor di precisione, l’attuale Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, è diventata mamma per la prima volta a 43 anni, nel 2015. Di norma non avrei nulla da dire (la mia mamma ne aveva 44). Ma stavolta… La coerenza prima di tutto, proprio.

Dissuasione

MarlboroDopo due mesi e mezzo, sono tornata al tabacchi a comprar le sigarette. Avevo scritto in un altro post che, visto quanto fumo io, di solito la Philip Morris fa in tempo a cambiare la grafica del pacchetto, giusto? Bene, stavolta a movimentarmi la vita ci si è messo pure lo Stato: sul pacchetto che ho comprato qualche giorno fa c’è la foto di una tipa che sta espellendo i bronchi in un fazzoletto (oppure ha appena perso un dente del giudizio, a scelta).

Il che ha avuto un fortissimo impatto, su di me.

Mi ha fatto riesumare il mio vecchio portasigarette della Camomilla che avevo pensionato cercando di eliminare l’eliminabile, dato che la mia borsa pesa già 16 Kg di base solo con le cose che non posso lasciare a casa.

Sinceramente? Penso che avrebbe impatto molto maggiore un pacchetto tipo quello a destra nella foto, per scoraggiare i fumatori…

Silenzio

Per oggi avevo programmato un post. Poche righe (miracolo!), una delle mie solite minchiate leggere.

Mercoledì mi alzo normalmente, preparo l’Aquilina normalmente, la porto al centro estivo normalmente, spiccio normali faccenduole. Poi, normalmente, accendo il PC e apro Facebook.

E di normale non c’è niente.

La prima notifica che leggo è di un’amica che vive a Narni: “T. ha detto di stare bene durante Terremoto in Italia Centrale”.

Gelo.

Quello che è successo lo sapete benissimo.

Come mi sono sentita lo sapete anche troppo, perché è come vi siete sentiti voi, pur con tutte le varianti del caso e relativi pensieri personali che si accavallano (“… Faenza nel 2000, Abruzzo nel 2009, Emilia nel 2012… Dio, i bambini sotto le macerie… L’Aquilina…”).

Solo ieri mi è venuto in mente il post programmato per oggi. L’inutile (in un momento del genere) stupido (ancora di più in un momento del genere) post di oggi.

E allora no. Lo posticipo.

Perché in soli due giorni ho già letto e visto troppe cazzate, in mezzo alle cose dolorose e importanti:

chi approfitta del terremoto per tirare acqua al proprio mulino, qualunque mulino sia, anche se non c’entra una beneamata mazza. Tipo il mulino dell’allattamento al seno, con pseudoarticoli che promettono dritte sull’alimentazione dei bimbi durante un’emergenza  (e invece, se gli regali un click, scopri che il tutto si riassume in “Latte artificiale, vade retro! Esci da questo corpo! Non provateci a mandarlo con gli aiuti, anatema su di voi!”, che poi “is the new black”: per certa gente va bene per qualsiasi occasione. Tira il terremoto? Ti muore la nonna? Ti si guasta la macchina? Ecco, non provare a dare il latte artificiale al pupo, la colpa è di quello). O tipo il mulino dell’omofobia, tirando fuori che il terremoto è una punizione divina per mettere in guardia dalle unioni civili (ora, siamo seri: se Quello Del Piano Di Sopra non si scomoda a fulminare chi spara una cagata del genere, oltretutto in Suo Nome, figuriamoci se si scomoda a terremotare paesi ad minchiam per le unioni civili, dai);

chi ha detto che il terremoto è un segno del karma perché la crudele Amatrice è la patria natale della abominevole pasta all’amatriciana: buono che ora sia ridotta in pepe, come uno degli ingredienti di quella demoniaca ricetta;

chi si fa i selfie con le macerie di sfondo (e mai che qualche cornicione pericolante ci faccia la grazia al momento giusto scrafazzandogli smartfonino e selfistik. Scusate, non ho resistito).

chi… (beh, aggiungete a scelta un argomento più o meno d’attualità o più o meno politico per far polemica, e qualcuno ha sicuramente trovato il modo di usarlo per far polemica o quale più o meno assurdo capro espiatorio anche in questa situazione).

Ora, io di solito sono il per il vivi e lascia vivere. Però stavolta faccio una fatica del diavolo a tener ferme le ditine sulla tastiera… solo che non è questo il momento.

Meglio star zitta.