Il trasloco della Principessa

20170729_192616.jpgQuesta estate ha anche portato un cambiamento non da poco, in famiglia.

Premessa: la Ciccia è una gatta affettuosissima (e chiacchierona), ma un bel po’ permalosa. E’ sempre stata – purtroppo – il tipo di gatto che se deve farti sapere che qualcosa che non le va non te lo dice miagolando o lamentandosi (tipo gnolando davanti a una ciotola vuota o raspando davanti a una lettiera poco pulita), ma piuttosto pisciando da qualche parte (e continuando fino alla risoluzione del “problema”… ammesso che si riuscisse a capire quale fosse).

E questo mica da adesso che ha quasi 13 anni e uno potrebbe dire “sta invecchiando, non ci prende più”… da sempre, anche da prima che arrivasse Leda. Tant’è che in casa è da un pezzo che non abbiamo più tappeti. Da quando è arrivata anche l’Aquilina più o meno tutti i giorni qualche ricordino in giro lo lasciava. Tipo la cacca quasi quotidiana sul pavimento del bagno, o il bidet utilizzato per la pipì (nonostante due lettiere, utilizzate seppur condivise con la collega). Però quelli erano posti facilmente pulibili, e sinceramente quasi non ci facevo più caso.

Negli ultimi mesi però la cosa si era un po ‘ “aggravata”, anche se in maniera saltuaria: ha iniziato a bersagliare il nostro letto. Non ricordo esattamente il numero di episodi (la maggior parte si è risolta a lavatrici e bicarbonato), ma abbiamo dovuto buttare un cuscino in lattice (non lavabile) e anche i due piumoni (di quelli che si accoppiano e con cui fai tutto l’anno), cui a forza di lavaggi hanno ceduto le cuciture e ormai avevano perso la maggior parte delle piume dell’imbottitura. Ma anche qui, nonostante la spesa per ricomprare la biancheria danneggiata, in qualche modo si andava avanti.

Poi venerdì 30 giugno, mentre ero in casa con l’Aquilina, l’ha rifatta su uno dei miei cuscini (per fortuna quello lavabile in lavatrice). E sabato mattina, mentre facevamo le valigie per partire due giorni dopo per la montagna, l’ha rifatta in mezzo al letto sopra una borsa (vuota) che dovevamo portare con noi (con ancora tutta la biancheria del giorno prima stesa ad asciugare…)

Dovendo partire lunedì 3 luglio per star via quasi una settimana, non sapevamo come fare (cosa avremmo trovato, al ritorno? Una cosa è intervenire sul materasso immediatamente, una cosa è se la pipì resta lì anche solo mezza giornata… e, a parte chiedergli di passare per fare manutenzione alle gatte, non potevo certo chiedere a mio padre di impegnarsi anche a ripulirci il materasso ogni singolo giorno).

L’unica soluzione rapida che ci è venuta in mente per non ammattire (a parte le vacanze con l’angoscia, quante altre volte avremmo dovuto cambiare il letto da lì alla partenza?) è stata chiedere aiuto alla famiglia del Consorte: noi viviamo in condominio senza un giardino nostro, loro invece abitano in una casa quadrifamigliare, con giardino esclusivo di proprietà sia davanti casa che sul retro.

Fortunatamente, la Ciccia si è adattata bene fin da subito, anche se io ho costretto il Consorte a chiamare i suoi tutti i giorni (di solito è tanto se si sentono una volta, mentre è in ferie) per un saluto (… e per avere notizie della gatta. 😛 ) e al nostro ritorno dalla montagna sembrava stare meglio di quando non fosse stata da anni (temo da quando le abbiamo messo in casa Leda…): anche la bisnonna sembrava essersi affezionata (la Ciccia la segue per l’orto meglio di un cagnolino, e la bisnonna l’ha ribattezzata “Principessa“… titolo che la gatta ha subito accettato senza problemi: accorre prontamente così come ha sempre fatto con “Ciccia” o “Shunrei“).

Ne abbiamo parlato, e alla fine il Consorte ha provato a chiedere ai suoi se la sistemazione della micia poteva essere definitiva (ovviamente fermo restando che avremmo continuato a provvedere noi a pappa, lettiera, antipulci, veterinario…). Si aspettava come minimo un po’ di reticenza (più che comprensibile: alle 13 del sabato ti chiedo di tenermi la gatta, alle 15 te la sbologno, 10 giorni dopo ti chiedo di tenerla e basta… “Se avessi voluto un gatto me lo sarei preso da solo” sarebbe stata una risposta sensata e comprensibile).

E invece no… la risposta è stata “Va bene”.

20170729_192817.jpgInsomma, la Ciccia è là in “trasferta” da allora: ha a disposizione due giardini (essendo comunicanti, non disdegna nemmeno quello della vicina), un sacco di posti dove sonnecchiare/rifugiarsi, almeno un amico (Mimì, il gatto della vicina, che in poche settimane pare abbia digerito più della Leda in 8 anni) a farle compagnia. Ha espressamente richiesto e utilizza la lettiera solo per la pipì (per il resto pare che il prato della vicina sia molto più performante… ehm…), ha i suoi posti dove riposare e grattarsi, intrattiene chiunque abbia voglia di risponderle con le sue miagolate, ci tiene a fare almeno un sopralluogo quotidiano dentro casa e alla plebea ciotola dell’acqua preferisce quella corrente che goccia da un annaffiatoio. Può salutare il Consorte quando lui si ferma a pranzo nei giorni feriali, e un paio di weekend al mese cerchiamo di andarla a trovare tutti insieme.

L’Aquilina ha preso il cambiamento meglio di quanto temessi: ci è rimasta un po’ male subito, quando al momento di tornare a casa ha capito sul serio che la Ciccia non sarebbe venuta con noi. Dopo però ha semplicemente assimilato che ora lei è dai nonni, e che quando andiamo là può salutarla. Insomma, non la cerca (nel senso che non chiede ad nauseam “Quando torna la Ciccia?” e tu daccapo ogni volta a spiegare questo e quello).

Anche Leda mi ha sorpresa: ammetto di aver chiesto a mio padre, quando poteva, di andare a darle un occhio anche la mattina e non solo alla sera come eravamo d’accordo inizialmente: Leda non è mai stata sola in vita sua (prima con la famiglia d’origine, poi con noi o solo con la Ciccia le 5 volte che siamo andati in vacanza negli ultimi 8 anni), appiopparle 6 giorni di solitudine “a secco” mi inquietava un po’. Invece niente: semplicemente è diventata più coccolosa di prima. E’ sempre quel tipo di gatto che chiede e accetta coccole solo quando, come, dove e soprattutto per quanto tempo decide lei, ma ora te la ritrovi più spesso tra i piedi a fare le fusa in cerca di una carezza o un grattino.

Per farla breve: quella che l’ha vissuta peggio, con magone e quant’altro sono stata io… 😂😂

La Ciccia ha qualche problema solo con i coinquilini occasionali. L’altro giorno, ad esempio, miagolava disperata. Eppure, i croccantini li aveva avuti da poco,  il tonnino l’aveva mangiato a pranzo… che avrà? Dopo un po’ mio suocero esce a vedere.

La Ciccia, gnolando, lo porta fino alla ciotola dei croccantini. Croccantini che si stava pappando un riccio! 😂😂

Riccio che ha dovuto cacciar via mio suocero, perché la temibile felina di 8 Kg era terrorizzata dall’intruso (chi ha detto che il gatto è un predatore?).

E non è bastato allontanare l’invasore… da autentica “principessa“, la Ciccia ha continuato a lamentarsi e non si è degnata di mangiare finché la ciotola non è stata lavata e ri-riempita… 😀

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Del doman (e della candeggina) non v’è certezza

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Agosto 2015: la protagonista del post aveva da poco preso servizio

Rieccomi dopo un altro secolo… stavolta è tutta colpa della mia pigrizia, perchè di cose da raccontare ne ho. Cominciamo dalla fine: a smuovermi dall’inedia è stata una cosa assurda che mi è capitata proprio poco fa.

Che ne dite della maglietta di questa foto? Carina, no? Sì, sì ok: ce ne sono in giro sicuramente di più belle (l’Aquilina stessa ne ha diverse nell’armadio che mi piacciono più di questa), però svolge(va?) egregiamente il suo compito… tra l’altro da ben tre estati (sebbene in questa casa non sia un record, perchè l’Aquilina indossa tuttora anche i calzoni di quella foto… semplicemente ora le arrivano sopra il ginocchio).

Comunque, veniamo al sodo: stamattina metto questa maglietta all’Aquilina per andare al CRE. Quando siamo di sotto, però,  mi accorgo che alla luce del sole sulla schiena ci sono come delle striature giallastre (e una è anche davanti!!)… così torniamo di sopra e gliene faccio mettere un’altra. 

Quando torno a casa, strolgo come provare a pulirla (le mie doti di casalinga sono poco sopra lo zero. Il minimo indispensabile per sopravvivere, diciamo). Visto che in lavatrice c’è già stata e che in fondo è bianca, decido di tentare con le maniere forti: candeggina.

Del resto, se anche si dovesse rovinare, è appunto alla sua terza estate di servizio (può pure andare in pensione), è una taglia 3-4 anni (e l’Aquilina tra 3 mesi e mezzo di anni ne compie 6) e l’abbiamo pigliata al Takko durante i saldi, quindi andar bene è costata 2-3 €: se si rovina, amen.

Premessa: la mia idea di “rovinarsi” era che il disegno si sciogliesse o sbavasse facendo diventare il gatto una sorta di protozoo.

Comunque: metto la maglia nel lavandino, lo riempio d’acqua per metà, aggiungo la candeggina. Nel frattempo mi faccio un pacchetto di cavoli miei, e dopo un quarto d’ora scarso torno per sciacquarla e…

SORPRESA!Maglietta

Il gattino è ancora lì che mi fissa dal fondo del lavabo, per fortuna la mutazione in ameba non è avvenuta. E’ quello che ha intorno, però, che non mi sarei mai aspettata… O__O

Ora è in lavatrice, poi vedremo come ne esce quando sarà asciutta (nelle foto qui sopra è bagnata, ecco perchè si intravede il disegno anche da retro). Perchè alla fine potrebbe anche non essere un brutto effetto (ricorda un po’ le tinture fatte coi nodi. Ho detto “un po’”, eh)…

Però, sinceramente, ho da capire come dannazione un capo bianco messo in candeggina possa diventare “camo” bianco/rosa!!!

Tutto è bene…

fire-spitting-dragon… quel che finisce bene, si dice. Sicuro. Solo che se ogni tanto qualcosa andasse liscio senza prima mettere a rischio le tue coronarie non sarebbe malaccio.

Avevo accennato in questo post che a inizio anno ci siamo decisi a cambiare gestore di telefonia fissa: dopo un mese passato praticamente senza ADSL e nessuna soluzione da parte di Infostrada, abbiamo approfittato di un’offerta TIM che ci farà spendere circa 10 € in meno al mese per tornare in “Telecom”. Richiesta di attivazione a TIM, raccomandata di disdetta a Infostrada, eccetera eccetera.

Devo dire che già l’attivazione con TIM non era partita sotto una stella particolarmente benevola: dopo un inizio promettente (dopo 5 giorni dalla richiesta di attivazione sono stata contattata per fissare l’intervento del tecnico qui a casa… e considerate che l’attivazione l’abbiamo fatta il 5 gennaio, con feste e weekend nel mezzo), sono iniziate le magagne.

Il 12 gennaio attendiamo il tecnico, che doveva passare tra le 10.30 e le 11.30. Si fa mezzogiorno e niente. Si fa l’una e niente… così chiamo il 187: beh, non si sanno spiegare come mai non sia venuto, a loro risulta l’appuntamento che ho io. Non potendogli spiegare nemmeno io come mai non sia venuto, l’operatrice mi dice che segnalerà la cosa chiedendo che ci ricontattino per un nuovo appuntamento. Mi raccomando che stavolta il tecnico mi dia un colpo di telefono quando sta per arrivare, giusto per non perdere un’altra mattinata per nulla (sto ancora cercando lavoro… ma se lavorassi aver buttato una mattina di ferie per niente e dover chiedere altre ore di permesso sarebbe stato ancor meno simpatico). Mi assicura di sì, bene, buona giornata.

Passano i giorni, nessuno richiama. Così richiamiamo noi: l’operatrice che risponde dice di vedere un appuntamento già fissato per il 23 gennaio, sempre tra le 10.30 e le 12.30. Ricordo di nuovo la faccenda di chiamare prima di venire, mentre mi chiedo quando dannazione pensavano di farci sapere qualcosa.

Arriva il fatidico 23 gennaio. E arriva anche il tecnico (anzi, la tecnica), e mi chiama prima di venire. Fa quello che deve fare, torna in centrale per attivare, torna qui a recuperare il baracchino che aveva lasciato attaccato alla presa, dice che è tutto a posto. Io però non riesco a navigare nè da PC nè da cellulare… la tecnica mi dice che forse c’è da cambiare qualche impostazione nel router, mi lascia i dati di accesso all’ADSL (quelli generici), io prima provo senza successo a mettere a posto il router, poi penso che sicuramente il Consorte è più bravo di me e gli passo la palla quando rientra da lavoro.

Ma il Consorte i miracoli non li fa… e non riusciamo a connetterci. Ci viene in mente che, a differenza delle due volte precedenti, stavolta non si è mai aperta la pagina automatica di attivazione account (l’unica che si apriva sia nel 2006 quando abbiamo attivato la prima Alice, e anche nel 2010 dopo il passaggio a Infostrada). Così cerchiamo in rete se quello può essere il problema, scopriamo che in effetti potrebbe essere, in qualche modo riusciamo a registrare una nuova casella di posta @tim.it e ad associarla all’account TIM fisso anche senza la pagina automatica.

Nonostante questo non riusciamo a navigare. E allora richiamiamo il 187.

Il primo commerciale ci ha detto che dopo l’intervento del tecnico c’erano altri lavori da fare in centrale e che quindi avremmo comunque dovuto attendere 24 ore. Eh? Ma la tecnica ha detto che la linea era disponibile e attiva da subito, non ha parlato di attese!

Il secondo commerciale (contattato quindi per conferma) ha invece rilevato che il router risultava non connesso ed ha aperto un guasto per verifiche.

Stamattina mi chiama un’operatrice dell’assistenza tecnica, che invece di risolvere il problema ha solo complicato le cose creando problemi dove non ce n’erano: mentre le spiegavo il problema, ha improvvisamente rilevato che la nostra utenza era “in blacklist per morosità” e che quindi poteva solo chiudere il guasto. Non ha saputo/voluto dirmi altro e mi ha rimandata al commerciale (e qui veramente ho rimpianto con tutto il cuore di non aver conosciuto prima il servizio di cui mi ha parlato Ivo Gandolfo in un commento al mio post sul MIUR. In ogni caso: grazie ancora per l’info, tra due anni può essere che ne approfittiamo).

La terza operatrice del commerciale (gentilissima, stavolta) è caduta dalle nuvole: non solo non risulta alcuna morosità pregressa a nostro carico (graziarcavolo, son ragioniera nell’animo. Odio pagare spese che non mi spettano, ma odio molto di più avere debiti in sospeso), ma addirittura risulta un credito di 13 € a nostro favore, relativo all’utenza cessata nell’ottobre 2010 (13 € che ovviamente nessuno si è mai curato di restituirci, ma che a mio parere possono anche tenersi, tant’è che me li ero dimenticati: quell’errore di fatturazione fu uno dei motivi per cui nel 2010 ce ne siamo andati, e per chiudere alla svelta i ponti decidemmo di lasciar perdere di chiederli indietro). Ha quindi riaperto la segnalazione al reparto tecnico, e in più ha fatto segnalazione urgente all’ufficio fatturazione per togliere dalla nostra utenza dalla blacklist (il vero motivo per cui l’ADSL non funzionava… hai voglia cambiare le impostazioni del router, registrare roba e sacrificare galletti a qualche oscura divinità): si è congedata augurandomi che entro sera potesse essere tutto sistemato, e chiedendosi anche lei come fosse stato possibile un pasticcio del genere (anche perchè se veramente fossimo stati morosi dal 2010… col piffero che ci avrebbero accettato l’attivazione di una nuova linea!).

Passano quattro ore, mi richiama l’assistenza tecnica. E qui arriviamo all’apoteosi dell’assurdo. Inizio a spiegare il problema e… l’operatrice torna a tirar fuori la storia della blacklist (sottintendendo, come l’altra, che se siamo dei cattivi pagatori… eh, fattacci nostri), che non può fare nulla e che dobbiamo chiamare il commerciale.

E qui (credo che parte del mio quartiere possa testimoniare… ehm…) sono andata in berserk. Ma sul serio. Sono lieta che l’Aquilina fosse a scuola e che si sia risparmiata (almeno fino a quando nell’adolescenza non combinerà qualche grossa minchiata) di assistere alla trasformazione di sua mamma in un drago sotto l’effetto dell’incantesimo “Ira”. Diciamo che ho spiegato due-tre cose alla malcapitata, tra cui il fatto che era il caso che si mettessero a conversare un attimo tra i loro vari reparti e la smettessero di importunare l’utente senza risolvere nulla, perchè una cosa del genere era da denuncia. Fine chiamata. Riprendo il telefono e torno a chiamare il commerciale, pensando che a breve il drago si sarebbe sbafato una seconda portata.

Mentre sono in attesa, mi richiama sul cellulare l’operatrice di prima (della quale apprezzo il coraggio. Sinceramente io non so se mi sarei richiamata…): mi dice che ha fatto lei le verifiche, che dovrebbe aver sistemato tutto e mi chiede di riavviare il router e riprovare a navigare. Provvedo, scongiurando che i vari spistolamenti di ieri sera nei settaggi del router non abbiano incasinato nulla e… ussignur, funziona tutto! Posta elettronica, browser… l’ADSL funziona!

E niente. Ci tenevo a gongolare con qualcuno.

In viaggio sul ponte

(Immagine presa dal web)

(Immagine presa dal web)

Solo qualche riga, perchè dato che ne avevo parlato un paio di mesi fa mi sembra giusto dare una conclusione a quel post.

Oggi pomeriggio intorno alle 14.30 la nostra vecchietta in pelo e vibrisse, la Siria, è scivolata via nel sonno: mio padre l’aveva lasciata addormentata sul “suo” divano, da cui negli ultimi giorni non riusciva più a muoversi, e non è più riuscito a svegliarla.

siria2La cosa buona è che è successo in modo non traumatico, a casa sua, circondata dalle sue cose e con mio papà vicino. La cosa particolare è che è capitato proprio il 17 gennaio, giorno del patrono degli animali Sant’Antonio Abate (e proprio oggi mio padre aveva assistito alla funzione nella sua parrocchia e mi ha detto di averle messo accanto sul cuscino il relativo santino. Io ultimamente sono molto poco credente, però un pochino questa cosa mi fa riflettere, lo ammetto).

In ogni caso, non si è trattato di un fulmine a ciel sereno: ho scritto già tempo fa che stava male, intorno a Natale era stata ricoverata un’altra settimana per un ciclo di flebo che le ha concesso qualche settimana in più, ma in questi giorni era arrivata al punto da non riuscire più ad alzare nemmeno la testa dal cuscino (mio padre aveva ventilato di attendere domani o al massimo giovedì, ma poi di portarla dal veterinario per l’ultima volta… quindi, meglio così).

Che dire… mi dispiace, ovvio. Dopo 20 anni… a chi non dispiacerebbe? Però mi consola il modo in cui se ne è andata, e, lo ammetto… mi consola anche avere una data precisa per ricordarla (finora, i due gatti “del palazzo” che ho avuto “in comproprietà” prima di lei erano semplicemente svaniti: morti? Persi? Rubati? Mah…).

Beh, Siria, buona permanenza sul Ponte, allora. E già che ci sei… salutami Michael, la Micky, la Milla e Tino, ok?

Siria

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Siria a circa 8 mesi

Torno dopo oltre un mese per dedicare un post a una gatta. Una gatta di cui in questo blog credo di aver scritto forse solo di sfuggita, tipo un cameo in occasione della Giornata Mondiale dei Gatti del 2011 e un paio di citazioni.

Eppure per me è stata una gatta importante: era metà febbraio del 1997, quando è entrata a far parte della famiglia, la prima gatta esclusivamente nostra.

A dicembre del ’96 era sparita dal cortile la gatta “della casa”, Micky, poco prima di Natale. Avevo già pronto un pacchettino per lei sotto l’albero: un magone, al momento dell’apertura dei regali… gliel’ho conservato per settimane, sperando che tornasse. Invece non ne abbiamo più saputo nulla, nonostante ricerche e volantini.

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Uno dei primi incontri con Milla, la micia dei vicini che diventerà la sua migliore amica

A fine gennaio, poi, era morta mia nonna. 88 anni, sì. Inchiodata a letto da un ictus da luglio del ’95, sì. Ma pur sempre l’unica nonna che avevo ancora… insomma, un periodo da schifo.

Fatto sta che quando a inizio febbraio provai a insistere per un nuovo gatto, solo nostro, i miei non riuscirono ad essere categorici nel “No!” come erano stati fino ad allora: mio  padre chiese e ottenne dal padrone di casa il permesso di tenere un nostro gatto in appartamento.

Arrivò a casa nostra il 12 febbraio 1997: piccola e affamatissima. Mentre ero a scuola un’incaricata dell’Enpa, che sapeva che stavamo cercando un micio di adottare, aveva chiamato i miei: a poche decine di metri da casa nostra c’era un gattino che forse faceva al caso nostro. L’aveva trovato per strada una signora, che però era in procinto di trasferirsi e non poteva quindi tenerlo. Insomma: il tempo di pranzare e io e mio padre eravamo a casa sua, con tanto di portantino prestato dai vicini. Come ho scritto, quel gatto aveva una fame atavica, in quei primi giorni: prima di poter andare a comprare qualcosa di più adatto a un gatto (in casa non avevamo più nulla, anche il famoso “regalo di Natale” era stato nel frattempo ceduto ai vicini per la loro gatta e i supermercati allora non facevano orario continuato) ricordo che tra le altre cose spazzolò pure un piattino del minestrone avanzato dal pranzo…

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A 10 anni, ben portati

Era talmente piccola che venne stimata essere una gatta di tre mesi (invece poi capimmo che doveva averne almeno 6). E anzi: aveva una testa talmente massiccia rispetto al corpicino che la signora dell’Enpa ce la consegnò per maschio… da lì il nome, Sirio come il “mio” adorato Sirio il Dragone (fortunatamente è stato semplice modificare il nome una volta assodato che decisamente maschio non era…).

Uno dei miei primi ricordi con lei è di un pomeriggio di fine febbraio in cui ero sola a casa. Seduta alla scrivania,  stavo facendo i compiti mentre Siria dormiva sul mio letto alle mie spalle. A un certo punto mi sono sentita poggiare una “mano”sulla spalla. Quando ho trovato la forza di girare la testa verso  la “mano” mi sono trovata a fissare negli occhi gialli un batuffolo bianco e tigrato. Ma prima di riuscirci… eh, se non me la sono fatta sotto poco c’è mancato! 😨

In ogni caso Siria non è  mai stata la “mia” gatta: mio padre è  sempre stato il suo preferito, salvo una sbandata per il Consorte prima che ci sposassimo (in effetti ha preso malissimo il nostro matrimonio, al punto da passare dalla cotta palese ad ignorare altrettanto palesemente il Consorte. Credo che si sia offesa a morte che lui abbia scelto me e non lei…)… motivo per cui quando mi sono sposata è rimasta a casa dei miei.

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La foto più recente che ho, a 20 anni e 2 mesi.

È comunque “grazie a lei” se abbiamo adottato Shunrei: un paio di mesi dopo il mio matrimonio Siria sparì da casa per 10 giorni. Non era abituata a stare fuori, e memore di come era andata con Micky, convinsi il Consorte e portammo a casa Shunrei perchè “io senza gatti non ci sto!”. Il giorno dopo l’arrivo di Shunrei (manco a farlo apposta), una signora chiamò mio padre per dire che aveva trovato la Siria

E insomma,  miagolando e scherzando, il 15 d’agosto scorso Siria ha compiuto 20 rispettabilissimi e felini anni.

Perché ne scrivo ora?

Beh, che ha 20 anni l’ho appena detto,  quindi è ovvio che mi aspettassi questo momento: Siria è stata ricoverata a fine ottobre. Qualche acciacco era da un pezzo che ce l’aveva, ma ultimamente era molto peggiorata.  Stavolta la diagnosi è poco simpatica e – vista l’età – con poche scappatoie: i reni non ne possono più, e anche lei sembra veramente stanca… e non nasconde più di star male. Oggi pomeriggio sapremo qualcosa di più.

Prima l’appartamento dove sono cresciuta, poi mia mamma… ora la gatta. So che è stupido (perchè è così che va la vita), ma mi sembra di perdere un altro pezzetto di me. Spero che le notizie di oggi pomeriggio siano migliori di quanto temo…

Le lenti ci servono…

… ma non del tipo che temevo!

Mi spiego: lunedì ho portato l’Aquilina alla sua prima visita ortottica. Sono stata io a romper le balle alla pediatra per anticiparla, lo ammetto. Quando ad agosto ho chiesto informazioni (finora gli occhi non glieli avevamo mai controllati… ma il Consorte ha messo su gli occhiali fissi già alla scuola materna, io all’ultimo anno di materna dovevo già metterli anche se con la clausola “solo quando si applica”. Ergo: qualcuno doveva pur averci controllato la vista, all’asilo. Vero che lei non sembrava avere difficoltà nè da lontano nè da vicino… però l’impressione dei genitori non sostituisce certo il parere di un oculista), la dottoressa mi ha detto che il controllo – salvo problemi evidenti – si fa tra i 5 anni e mezzo e i sei, prima dell’inizio della primaria. Però, anche vero che con entrambi i genitori miopi e astigmatici fin da piccoli… la mia idea di farla controllare non era poi così campata per aria.

Per farla breve, a inizio settimana abbiamo fatto questa benedetta visita (con tempi d’attesa molto più brevi di quel che pensavo… che pensavo dato il fatto che invece il controllo oculistico che ho richiesto io a giugno sono riuscita ad averlo per il 2 gennaio prossimo!). Ed è venuto fuori che l’Aquilina sì, ha un leggero astigmatismo a destra… ma ci vede 10/10 da entrambi gli occhi. Nuovo controllo consigliato tra un paio d’anni, ma per ora nessunissimo bisogno di occhiali.

Inutile dire che la cosa mi fa parecchio piacere, soprattutto unita al fatto che anche il controllo della settimana scorsa con la logopedista è andato benissimo (tant’è che ci rivediamo tra 6 mesi per un altro controllo: questo sempre se nel frattempo l’Aquilina non impara a pronunciare bene il suono S+consonante, che è l’unica cosa che deve ancora mettere a punto).

Presa da entusiasmo (si fa per dire) al motto di “Dai, che finalmente si infila tutto per il verso!”, mi sono pure messa un po’ più attivamente a cercar lavoro, iniziando con l’aggiornare la mia posizione e disponibilità al Centro per l’Impiego. E se non salta fuori niente (ahahahah, bella battuta), a metà ottobre escono le info sui corsi d’aggiornamento in partenza, mi metterò a spulciare pure tra quelli.

Ma veniamo all’altro tipo di lenti che invece ci occorrerà per l’Aquilina, come da riferimento a inizio post.

Non è un record, ma la pupa ha imparato a far fotografie (non “a usare la fotocamera” nel vero senso della parola, perchè non è ancora in grado di cambiarsi le impostazioni da sola [per ora]. Giusto di accenderla, inquadrare, scattare), e devo dire che è anche abbastanza bravina. Il che segna l’inizio di una nuova epoca, per noi: ossantocielo, d’ora in poi quando si va in giro io e il Consorte potremo avere qualche foto insieme, noi due, a figura intera e senza dover elemosinare uno scatto dal primo passante disponibile o diventar coglioni per un autoscatto (perchè tutte le nostre foto insieme da circa 18 anni, se non sono state scattate da un povero cristo reclutato all’uopo, ci ritraggono al 95% da metà busto in su…)!!!

screenshot_2016-09-29-18-12-53Il giorno che ha iniziato ha fotografato praticamente tutta casa per almeno un’ora… qua a fianco vedete l’annuncio ufficiale dell’evento al Consorte, dopo mezz’ora che l’Aquilina scattava in giro per casa. 😀 Otto minuti dopo aver scritto l’SMS l’ho vista girare di sua iniziativa la fotocamera verso di sè, scattare e rimirarsi nel risultato… andiam bene, tra due giorni mi chiederà il bastone per i selfie. D-:

fotocameraFatto sta che penso proprio di aver trovato il regalo per il suo prossimo compleanno, tra un mese e un po’: una fotocamera digitale tutta sua, ovviamente. Di un fichissimo azzurro metallizzato, 14 megapixel, impermeabile fino a 8 metri di profondità, resistente agli urti (almeno così spergiura la Panasonic) da caduta fino a un metro e mezzo d’altezza (e dato che l’Aquilina è alta un metro e 10 cm circa… beh, per un po’ dovremmo essere a posto) eccetera eccetera.

Dite che son diventata scema a regalare una roba del genere a una cinquenne, che potrebbe bastare un qualsiasi “rozzo” o poco più di un giocattolo? Beh, se il regalo ce lo fanno i punti della GFK Eurisko (nel paragrafo sopra ho appunto descritto la fotocamera presente nel catalogo 2016), a costo zero per le finanze di casa… anche no! 😉

Tempo al tempo

E’ da un po’ più di un anno che mi sono accorta di aver cambiato colore di capelli. E no, non mi riferisco all’essermeli tinti (grazie al piffero). Non mi riferisco nemmeno al fatto che iniziano saltarne fuori di bianchi (eccheccavolo, però… mia madre quando ha iniziato ad averne aveva più di 40 anni, mio padre ancora a 60 ne aveva talmente pochi grigi che una mia compagna delle superiori credeva si tingesse… io ne ho “solo” quasi 38, la genetica che cavolo ha combinato??)… mi riferisco al fatto che – se li lascio in pace –  quelli che non si sono ancora convertiti al niveo vengon su castano rossicci. Mai avuto del rosso in vita mia. Va te a capire.

Fatto sta che, un po’ perchè ramati mi sarebbero piaciuti 20 anni fa, ma adesso mica tanto, un po’ perchè voglio cercare di capire se (quando i bianchi prenderanno il sopravvento) sarò tipa “da tinta” o se piuttosto vincerà la pigrizia (i miei tre neuroni stanno votando convinti per la seconda, per dirla tutta) e me li terrò come diamine verran su, da un annetto ho iniziato a farmi qualche tinta in casa. Per dare un’idea del “qualche”, il mio tempo minimo tra una e l’altra è di tre mesi e a forza di lavaggi la differenza tra “ricrescita” e parte di capello che dovrebbe esser tinta non si vede proprio (… ho idea che la colorazione “permanente” su di me di permanente abbia ben poco).

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Tempo al tempo – henné by Lush

Quest’estate mi sono innamorata dell’hennè in tavoletta della Lush (peccato che il negozio più “comodo” stia a Rimini. Sinceramente sono in dubbio se, quando l’avrò finito, mi convenga cercare di riprocurarmelo via internet con 6 € di spese o cercare di pilotare una gita famigliare da quelle parti: 9 € solo d’autostrada. Per ora, che da qui a primavera chissà a che cifra siamo arrivati…).

Mi piace in primis perchè è “for dummies”, e io sono intrinsecamente impedita con tutto ciò che riguarda l’estetica. Sembrava una roba complicatissima: taglia il cubetto, sbriciolalo, mescolalo con l’acqua calda, raggiungi consistenza giusta (“Mah… intenderanno questo per «come cioccolato fuso?»”). E poi guanti, e mantellina e asciugamano scuro perchè macchia… stendi, lascia in posa 3 ore… e se macchia in giro durante le 3 ore? E invece non ha macchiato un piffero, nemmeno un po’ la pelle. Non è manco colato, e soprattutto niente “acqua colorata” al primo shampoo successivo (quel che è rimasto sui capelli, lì rimane), come mi è invece capitato con altre tinte pronte. Mi piace persino l’odore erbaceo che lascia sui capelli e che torna fuori anche dopo, con gli shampoo successivi…

Comunque, quello che mi è piaciuto di questo henné- al momento – è stato quasi più un effetto collaterale dell’utilizzo che il motivo principale per cui l’ho preso.

Il motivo principale è ovviamente la colorazione: ecco, qui temevo-speravo che tenesse fede alla descrizione e mi donasse capelli di un bel nero corvino (soprattutto dopo che la commessa ha apostrofato la mia scelta con un “Un bel cambiamento netto, allora!”). Invece la prima applicazione mi ha semplicemente scurito il castano (e solo quello: sui capelli bianchi non ha attecchito. Ma ho scoperto che non mi dispiaceva)… il che alla fine non è male. Intanto il cambiamento è meno drastico, e poi aver perso un po’ di rossiccio non mi dispiace (l’Aquilina, tra l’altro, è di diverso parere: lei spergiura che mi vuole con i capelli marroni. Salvo poi disegnarmi con i capelli neri… e allora mi istighi, eccheccavolo!). La seconda applicazione, a distanza di 2 settimane (ho accorciato i tempi per via di un’occasione speciale il giorno dopo: matrimonio di un nostro amico), ha convertito pure i fili bianchi e accentuato lo scuro del castano. Dai che prima o poi al nero ci arrivo sul serio… 😉

Il piacevole effetto collaterale è che da quando ho fatto questo henné sono riuscita a tornare a lavarmi i capelli a giorni alterni: da quando li avevo tagliati corti (anche qui l’Aquilina è di diverso parere: è da ottobre scorso che non ho più i capelli lunghi, ma lei continua a disegnarmeli lunghi fino al coccige) mi toccava lavarli ogni giorno, tempo 24 ore e facevano ribrezzo (invece, quando avevo i capelli alle scapole, due shampoo a settimana erano sufficienti… Più li ho lunghi, meno s’insozzano). E insomma, dai poi che corti s’asciugano in un attimo (e che la mia “messa in piega” si risolve nel far la riga da una parte col pettine e lasciare che da lì in poi s’asciughino e s’arrangino per i fatti loro. Phon? Che è, si mangia?)… ma è una schiavitù quotidiana di cui faccio volentieri a meno!

Insomma, per quanto mi riguarda, prodotto promosso (non fosse per la difficoltà di reperimento, il terzo cubetto sarebbe a rischio d’utilizzo a breve…)! 🙂