Tutto è bene…

fire-spitting-dragon… quel che finisce bene, si dice. Sicuro. Solo che se ogni tanto qualcosa andasse liscio senza prima mettere a rischio le tue coronarie non sarebbe malaccio.

Avevo accennato in questo post che a inizio anno ci siamo decisi a cambiare gestore di telefonia fissa: dopo un mese passato praticamente senza ADSL e nessuna soluzione da parte di Infostrada, abbiamo approfittato di un’offerta TIM che ci farà spendere circa 10 € in meno al mese per tornare in “Telecom”. Richiesta di attivazione a TIM, raccomandata di disdetta a Infostrada, eccetera eccetera.

Devo dire che già l’attivazione con TIM non era partita sotto una stella particolarmente benevola: dopo un inizio promettente (dopo 5 giorni dalla richiesta di attivazione sono stata contattata per fissare l’intervento del tecnico qui a casa… e considerate che l’attivazione l’abbiamo fatta il 5 gennaio, con feste e weekend nel mezzo), sono iniziate le magagne.

Il 12 gennaio attendiamo il tecnico, che doveva passare tra le 10.30 e le 11.30. Si fa mezzogiorno e niente. Si fa l’una e niente… così chiamo il 187: beh, non si sanno spiegare come mai non sia venuto, a loro risulta l’appuntamento che ho io. Non potendogli spiegare nemmeno io come mai non sia venuto, l’operatrice mi dice che segnalerà la cosa chiedendo che ci ricontattino per un nuovo appuntamento. Mi raccomando che stavolta il tecnico mi dia un colpo di telefono quando sta per arrivare, giusto per non perdere un’altra mattinata per nulla (sto ancora cercando lavoro… ma se lavorassi aver buttato una mattina di ferie per niente e dover chiedere altre ore di permesso sarebbe stato ancor meno simpatico). Mi assicura di sì, bene, buona giornata.

Passano i giorni, nessuno richiama. Così richiamiamo noi: l’operatrice che risponde dice di vedere un appuntamento già fissato per il 23 gennaio, sempre tra le 10.30 e le 12.30. Ricordo di nuovo la faccenda di chiamare prima di venire, mentre mi chiedo quando dannazione pensavano di farci sapere qualcosa.

Arriva il fatidico 23 gennaio. E arriva anche il tecnico (anzi, la tecnica), e mi chiama prima di venire. Fa quello che deve fare, torna in centrale per attivare, torna qui a recuperare il baracchino che aveva lasciato attaccato alla presa, dice che è tutto a posto. Io però non riesco a navigare nè da PC nè da cellulare… la tecnica mi dice che forse c’è da cambiare qualche impostazione nel router, mi lascia i dati di accesso all’ADSL (quelli generici), io prima provo senza successo a mettere a posto il router, poi penso che sicuramente il Consorte è più bravo di me e gli passo la palla quando rientra da lavoro.

Ma il Consorte i miracoli non li fa… e non riusciamo a connetterci. Ci viene in mente che, a differenza delle due volte precedenti, stavolta non si è mai aperta la pagina automatica di attivazione account (l’unica che si apriva sia nel 2006 quando abbiamo attivato la prima Alice, e anche nel 2010 dopo il passaggio a Infostrada). Così cerchiamo in rete se quello può essere il problema, scopriamo che in effetti potrebbe essere, in qualche modo riusciamo a registrare una nuova casella di posta @tim.it e ad associarla all’account TIM fisso anche senza la pagina automatica.

Nonostante questo non riusciamo a navigare. E allora richiamiamo il 187.

Il primo commerciale ci ha detto che dopo l’intervento del tecnico c’erano altri lavori da fare in centrale e che quindi avremmo comunque dovuto attendere 24 ore. Eh? Ma la tecnica ha detto che la linea era disponibile e attiva da subito, non ha parlato di attese!

Il secondo commerciale (contattato quindi per conferma) ha invece rilevato che il router risultava non connesso ed ha aperto un guasto per verifiche.

Stamattina mi chiama un’operatrice dell’assistenza tecnica, che invece di risolvere il problema ha solo complicato le cose creando problemi dove non ce n’erano: mentre le spiegavo il problema, ha improvvisamente rilevato che la nostra utenza era “in blacklist per morosità” e che quindi poteva solo chiudere il guasto. Non ha saputo/voluto dirmi altro e mi ha rimandata al commerciale (e qui veramente ho rimpianto con tutto il cuore di non aver conosciuto prima il servizio di cui mi ha parlato Ivo Gandolfo in un commento al mio post sul MIUR. In ogni caso: grazie ancora per l’info, tra due anni può essere che ne approfittiamo).

La terza operatrice del commerciale (gentilissima, stavolta) è caduta dalle nuvole: non solo non risulta alcuna morosità pregressa a nostro carico (graziarcavolo, son ragioniera nell’animo. Odio pagare spese che non mi spettano, ma odio molto di più avere debiti in sospeso), ma addirittura risulta un credito di 13 € a nostro favore, relativo all’utenza cessata nell’ottobre 2010 (13 € che ovviamente nessuno si è mai curato di restituirci, ma che a mio parere possono anche tenersi, tant’è che me li ero dimenticati: quell’errore di fatturazione fu uno dei motivi per cui nel 2010 ce ne siamo andati, e per chiudere alla svelta i ponti decidemmo di lasciar perdere di chiederli indietro). Ha quindi riaperto la segnalazione al reparto tecnico, e in più ha fatto segnalazione urgente all’ufficio fatturazione per togliere dalla nostra utenza dalla blacklist (il vero motivo per cui l’ADSL non funzionava… hai voglia cambiare le impostazioni del router, registrare roba e sacrificare galletti a qualche oscura divinità): si è congedata augurandomi che entro sera potesse essere tutto sistemato, e chiedendosi anche lei come fosse stato possibile un pasticcio del genere (anche perchè se veramente fossimo stati morosi dal 2010… col piffero che ci avrebbero accettato l’attivazione di una nuova linea!).

Passano quattro ore, mi richiama l’assistenza tecnica. E qui arriviamo all’apoteosi dell’assurdo. Inizio a spiegare il problema e… l’operatrice torna a tirar fuori la storia della blacklist (sottintendendo, come l’altra, che se siamo dei cattivi pagatori… eh, fattacci nostri), che non può fare nulla e che dobbiamo chiamare il commerciale.

E qui (credo che parte del mio quartiere possa testimoniare… ehm…) sono andata in berserk. Ma sul serio. Sono lieta che l’Aquilina fosse a scuola e che si sia risparmiata (almeno fino a quando nell’adolescenza non combinerà qualche grossa minchiata) di assistere alla trasformazione di sua mamma in un drago sotto l’effetto dell’incantesimo “Ira”. Diciamo che ho spiegato due-tre cose alla malcapitata, tra cui il fatto che era il caso che si mettessero a conversare un attimo tra i loro vari reparti e la smettessero di importunare l’utente senza risolvere nulla, perchè una cosa del genere era da denuncia. Fine chiamata. Riprendo il telefono e torno a chiamare il commerciale, pensando che a breve il drago si sarebbe sbafato una seconda portata.

Mentre sono in attesa, mi richiama sul cellulare l’operatrice di prima (della quale apprezzo il coraggio. Sinceramente io non so se mi sarei richiamata…): mi dice che ha fatto lei le verifiche, che dovrebbe aver sistemato tutto e mi chiede di riavviare il router e riprovare a navigare. Provvedo, scongiurando che i vari spistolamenti di ieri sera nei settaggi del router non abbiano incasinato nulla e… ussignur, funziona tutto! Posta elettronica, browser… l’ADSL funziona!

E niente. Ci tenevo a gongolare con qualcuno.

In viaggio sul ponte

(Immagine presa dal web)

(Immagine presa dal web)

Solo qualche riga, perchè dato che ne avevo parlato un paio di mesi fa mi sembra giusto dare una conclusione a quel post.

Oggi pomeriggio intorno alle 14.30 la nostra vecchietta in pelo e vibrisse, la Siria, è scivolata via nel sonno: mio padre l’aveva lasciata addormentata sul “suo” divano, da cui negli ultimi giorni non riusciva più a muoversi, e non è più riuscito a svegliarla.

siria2La cosa buona è che è successo in modo non traumatico, a casa sua, circondata dalle sue cose e con mio papà vicino. La cosa particolare è che è capitato proprio il 17 gennaio, giorno del patrono degli animali Sant’Antonio Abate (e proprio oggi mio padre aveva assistito alla funzione nella sua parrocchia e mi ha detto di averle messo accanto sul cuscino il relativo santino. Io ultimamente sono molto poco credente, però un pochino questa cosa mi fa riflettere, lo ammetto).

In ogni caso, non si è trattato di un fulmine a ciel sereno: ho scritto già tempo fa che stava male, intorno a Natale era stata ricoverata un’altra settimana per un ciclo di flebo che le ha concesso qualche settimana in più, ma in questi giorni era arrivata al punto da non riuscire più ad alzare nemmeno la testa dal cuscino (mio padre aveva ventilato di attendere domani o al massimo giovedì, ma poi di portarla dal veterinario per l’ultima volta… quindi, meglio così).

Che dire… mi dispiace, ovvio. Dopo 20 anni… a chi non dispiacerebbe? Però mi consola il modo in cui se ne è andata, e, lo ammetto… mi consola anche avere una data precisa per ricordarla (finora, i due gatti “del palazzo” che ho avuto “in comproprietà” prima di lei erano semplicemente svaniti: morti? Persi? Rubati? Mah…).

Beh, Siria, buona permanenza sul Ponte, allora. E già che ci sei… salutami Michael, la Micky, la Milla e Tino, ok?

Siria

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Siria a circa 8 mesi

Torno dopo oltre un mese per dedicare un post a una gatta. Una gatta di cui in questo blog credo di aver scritto forse solo di sfuggita, tipo un cameo in occasione della Giornata Mondiale dei Gatti del 2011 e un paio di citazioni.

Eppure per me è stata una gatta importante: era metà febbraio del 1997, quando è entrata a far parte della famiglia, la prima gatta esclusivamente nostra.

A dicembre del ’96 era sparita dal cortile la gatta “della casa”, Micky, poco prima di Natale. Avevo già pronto un pacchettino per lei sotto l’albero: un magone, al momento dell’apertura dei regali… gliel’ho conservato per settimane, sperando che tornasse. Invece non ne abbiamo più saputo nulla, nonostante ricerche e volantini.

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Uno dei primi incontri con Milla, la micia dei vicini che diventerà la sua migliore amica

A fine gennaio, poi, era morta mia nonna. 88 anni, sì. Inchiodata a letto da un ictus da luglio del ’95, sì. Ma pur sempre l’unica nonna che avevo ancora… insomma, un periodo da schifo.

Fatto sta che quando a inizio febbraio provai a insistere per un nuovo gatto, solo nostro, i miei non riuscirono ad essere categorici nel “No!” come erano stati fino ad allora: mio  padre chiese e ottenne dal padrone di casa il permesso di tenere un nostro gatto in appartamento.

Arrivò a casa nostra il 12 febbraio 1997: piccola e affamatissima. Mentre ero a scuola un’incaricata dell’Enpa, che sapeva che stavamo cercando un micio di adottare, aveva chiamato i miei: a poche decine di metri da casa nostra c’era un gattino che forse faceva al caso nostro. L’aveva trovato per strada una signora, che però era in procinto di trasferirsi e non poteva quindi tenerlo. Insomma: il tempo di pranzare e io e mio padre eravamo a casa sua, con tanto di portantino prestato dai vicini. Come ho scritto, quel gatto aveva una fame atavica, in quei primi giorni: prima di poter andare a comprare qualcosa di più adatto a un gatto (in casa non avevamo più nulla, anche il famoso “regalo di Natale” era stato nel frattempo ceduto ai vicini per la loro gatta e i supermercati allora non facevano orario continuato) ricordo che tra le altre cose spazzolò pure un piattino del minestrone avanzato dal pranzo…

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A 10 anni, ben portati

Era talmente piccola che venne stimata essere una gatta di tre mesi (invece poi capimmo che doveva averne almeno 6). E anzi: aveva una testa talmente massiccia rispetto al corpicino che la signora dell’Enpa ce la consegnò per maschio… da lì il nome, Sirio come il “mio” adorato Sirio il Dragone (fortunatamente è stato semplice modificare il nome una volta assodato che decisamente maschio non era…).

Uno dei miei primi ricordi con lei è di un pomeriggio di fine febbraio in cui ero sola a casa. Seduta alla scrivania,  stavo facendo i compiti mentre Siria dormiva sul mio letto alle mie spalle. A un certo punto mi sono sentita poggiare una “mano”sulla spalla. Quando ho trovato la forza di girare la testa verso  la “mano” mi sono trovata a fissare negli occhi gialli un batuffolo bianco e tigrato. Ma prima di riuscirci… eh, se non me la sono fatta sotto poco c’è mancato! 😨

In ogni caso Siria non è  mai stata la “mia” gatta: mio padre è  sempre stato il suo preferito, salvo una sbandata per il Consorte prima che ci sposassimo (in effetti ha preso malissimo il nostro matrimonio, al punto da passare dalla cotta palese ad ignorare altrettanto palesemente il Consorte. Credo che si sia offesa a morte che lui abbia scelto me e non lei…)… motivo per cui quando mi sono sposata è rimasta a casa dei miei.

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La foto più recente che ho, a 20 anni e 2 mesi.

È comunque “grazie a lei” se abbiamo adottato Shunrei: un paio di mesi dopo il mio matrimonio Siria sparì da casa per 10 giorni. Non era abituata a stare fuori, e memore di come era andata con Micky, convinsi il Consorte e portammo a casa Shunrei perchè “io senza gatti non ci sto!”. Il giorno dopo l’arrivo di Shunrei (manco a farlo apposta), una signora chiamò mio padre per dire che aveva trovato la Siria

E insomma,  miagolando e scherzando, il 15 d’agosto scorso Siria ha compiuto 20 rispettabilissimi e felini anni.

Perché ne scrivo ora?

Beh, che ha 20 anni l’ho appena detto,  quindi è ovvio che mi aspettassi questo momento: Siria è stata ricoverata a fine ottobre. Qualche acciacco era da un pezzo che ce l’aveva, ma ultimamente era molto peggiorata.  Stavolta la diagnosi è poco simpatica e – vista l’età – con poche scappatoie: i reni non ne possono più, e anche lei sembra veramente stanca… e non nasconde più di star male. Oggi pomeriggio sapremo qualcosa di più.

Prima l’appartamento dove sono cresciuta, poi mia mamma… ora la gatta. So che è stupido (perchè è così che va la vita), ma mi sembra di perdere un altro pezzetto di me. Spero che le notizie di oggi pomeriggio siano migliori di quanto temo…

Le lenti ci servono…

… ma non del tipo che temevo!

Mi spiego: lunedì ho portato l’Aquilina alla sua prima visita ortottica. Sono stata io a romper le balle alla pediatra per anticiparla, lo ammetto. Quando ad agosto ho chiesto informazioni (finora gli occhi non glieli avevamo mai controllati… ma il Consorte ha messo su gli occhiali fissi già alla scuola materna, io all’ultimo anno di materna dovevo già metterli anche se con la clausola “solo quando si applica”. Ergo: qualcuno doveva pur averci controllato la vista, all’asilo. Vero che lei non sembrava avere difficoltà nè da lontano nè da vicino… però l’impressione dei genitori non sostituisce certo il parere di un oculista), la dottoressa mi ha detto che il controllo – salvo problemi evidenti – si fa tra i 5 anni e mezzo e i sei, prima dell’inizio della primaria. Però, anche vero che con entrambi i genitori miopi e astigmatici fin da piccoli… la mia idea di farla controllare non era poi così campata per aria.

Per farla breve, a inizio settimana abbiamo fatto questa benedetta visita (con tempi d’attesa molto più brevi di quel che pensavo… che pensavo dato il fatto che invece il controllo oculistico che ho richiesto io a giugno sono riuscita ad averlo per il 2 gennaio prossimo!). Ed è venuto fuori che l’Aquilina sì, ha un leggero astigmatismo a destra… ma ci vede 10/10 da entrambi gli occhi. Nuovo controllo consigliato tra un paio d’anni, ma per ora nessunissimo bisogno di occhiali.

Inutile dire che la cosa mi fa parecchio piacere, soprattutto unita al fatto che anche il controllo della settimana scorsa con la logopedista è andato benissimo (tant’è che ci rivediamo tra 6 mesi per un altro controllo: questo sempre se nel frattempo l’Aquilina non impara a pronunciare bene il suono S+consonante, che è l’unica cosa che deve ancora mettere a punto).

Presa da entusiasmo (si fa per dire) al motto di “Dai, che finalmente si infila tutto per il verso!”, mi sono pure messa un po’ più attivamente a cercar lavoro, iniziando con l’aggiornare la mia posizione e disponibilità al Centro per l’Impiego. E se non salta fuori niente (ahahahah, bella battuta), a metà ottobre escono le info sui corsi d’aggiornamento in partenza, mi metterò a spulciare pure tra quelli.

Ma veniamo all’altro tipo di lenti che invece ci occorrerà per l’Aquilina, come da riferimento a inizio post.

Non è un record, ma la pupa ha imparato a far fotografie (non “a usare la fotocamera” nel vero senso della parola, perchè non è ancora in grado di cambiarsi le impostazioni da sola [per ora]. Giusto di accenderla, inquadrare, scattare), e devo dire che è anche abbastanza bravina. Il che segna l’inizio di una nuova epoca, per noi: ossantocielo, d’ora in poi quando si va in giro io e il Consorte potremo avere qualche foto insieme, noi due, a figura intera e senza dover elemosinare uno scatto dal primo passante disponibile o diventar coglioni per un autoscatto (perchè tutte le nostre foto insieme da circa 18 anni, se non sono state scattate da un povero cristo reclutato all’uopo, ci ritraggono al 95% da metà busto in su…)!!!

screenshot_2016-09-29-18-12-53Il giorno che ha iniziato ha fotografato praticamente tutta casa per almeno un’ora… qua a fianco vedete l’annuncio ufficiale dell’evento al Consorte, dopo mezz’ora che l’Aquilina scattava in giro per casa. 😀 Otto minuti dopo aver scritto l’SMS l’ho vista girare di sua iniziativa la fotocamera verso di sè, scattare e rimirarsi nel risultato… andiam bene, tra due giorni mi chiederà il bastone per i selfie. D-:

fotocameraFatto sta che penso proprio di aver trovato il regalo per il suo prossimo compleanno, tra un mese e un po’: una fotocamera digitale tutta sua, ovviamente. Di un fichissimo azzurro metallizzato, 14 megapixel, impermeabile fino a 8 metri di profondità, resistente agli urti (almeno così spergiura la Panasonic) da caduta fino a un metro e mezzo d’altezza (e dato che l’Aquilina è alta un metro e 10 cm circa… beh, per un po’ dovremmo essere a posto) eccetera eccetera.

Dite che son diventata scema a regalare una roba del genere a una cinquenne, che potrebbe bastare un qualsiasi “rozzo” o poco più di un giocattolo? Beh, se il regalo ce lo fanno i punti della GFK Eurisko (nel paragrafo sopra ho appunto descritto la fotocamera presente nel catalogo 2016), a costo zero per le finanze di casa… anche no! 😉

Tempo al tempo

E’ da un po’ più di un anno che mi sono accorta di aver cambiato colore di capelli. E no, non mi riferisco all’essermeli tinti (grazie al piffero). Non mi riferisco nemmeno al fatto che iniziano saltarne fuori di bianchi (eccheccavolo, però… mia madre quando ha iniziato ad averne aveva più di 40 anni, mio padre ancora a 60 ne aveva talmente pochi grigi che una mia compagna delle superiori credeva si tingesse… io ne ho “solo” quasi 38, la genetica che cavolo ha combinato??)… mi riferisco al fatto che – se li lascio in pace –  quelli che non si sono ancora convertiti al niveo vengon su castano rossicci. Mai avuto del rosso in vita mia. Va te a capire.

Fatto sta che, un po’ perchè ramati mi sarebbero piaciuti 20 anni fa, ma adesso mica tanto, un po’ perchè voglio cercare di capire se (quando i bianchi prenderanno il sopravvento) sarò tipa “da tinta” o se piuttosto vincerà la pigrizia (i miei tre neuroni stanno votando convinti per la seconda, per dirla tutta) e me li terrò come diamine verran su, da un annetto ho iniziato a farmi qualche tinta in casa. Per dare un’idea del “qualche”, il mio tempo minimo tra una e l’altra è di tre mesi e a forza di lavaggi la differenza tra “ricrescita” e parte di capello che dovrebbe esser tinta non si vede proprio (… ho idea che la colorazione “permanente” su di me di permanente abbia ben poco).

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Tempo al tempo – henné by Lush

Quest’estate mi sono innamorata dell’hennè in tavoletta della Lush (peccato che il negozio più “comodo” stia a Rimini. Sinceramente sono in dubbio se, quando l’avrò finito, mi convenga cercare di riprocurarmelo via internet con 6 € di spese o cercare di pilotare una gita famigliare da quelle parti: 9 € solo d’autostrada. Per ora, che da qui a primavera chissà a che cifra siamo arrivati…).

Mi piace in primis perchè è “for dummies”, e io sono intrinsecamente impedita con tutto ciò che riguarda l’estetica. Sembrava una roba complicatissima: taglia il cubetto, sbriciolalo, mescolalo con l’acqua calda, raggiungi consistenza giusta (“Mah… intenderanno questo per «come cioccolato fuso?»”). E poi guanti, e mantellina e asciugamano scuro perchè macchia… stendi, lascia in posa 3 ore… e se macchia in giro durante le 3 ore? E invece non ha macchiato un piffero, nemmeno un po’ la pelle. Non è manco colato, e soprattutto niente “acqua colorata” al primo shampoo successivo (quel che è rimasto sui capelli, lì rimane), come mi è invece capitato con altre tinte pronte. Mi piace persino l’odore erbaceo che lascia sui capelli e che torna fuori anche dopo, con gli shampoo successivi…

Comunque, quello che mi è piaciuto di questo henné- al momento – è stato quasi più un effetto collaterale dell’utilizzo che il motivo principale per cui l’ho preso.

Il motivo principale è ovviamente la colorazione: ecco, qui temevo-speravo che tenesse fede alla descrizione e mi donasse capelli di un bel nero corvino (soprattutto dopo che la commessa ha apostrofato la mia scelta con un “Un bel cambiamento netto, allora!”). Invece la prima applicazione mi ha semplicemente scurito il castano (e solo quello: sui capelli bianchi non ha attecchito. Ma ho scoperto che non mi dispiaceva)… il che alla fine non è male. Intanto il cambiamento è meno drastico, e poi aver perso un po’ di rossiccio non mi dispiace (l’Aquilina, tra l’altro, è di diverso parere: lei spergiura che mi vuole con i capelli marroni. Salvo poi disegnarmi con i capelli neri… e allora mi istighi, eccheccavolo!). La seconda applicazione, a distanza di 2 settimane (ho accorciato i tempi per via di un’occasione speciale il giorno dopo: matrimonio di un nostro amico), ha convertito pure i fili bianchi e accentuato lo scuro del castano. Dai che prima o poi al nero ci arrivo sul serio… 😉

Il piacevole effetto collaterale è che da quando ho fatto questo henné sono riuscita a tornare a lavarmi i capelli a giorni alterni: da quando li avevo tagliati corti (anche qui l’Aquilina è di diverso parere: è da ottobre scorso che non ho più i capelli lunghi, ma lei continua a disegnarmeli lunghi fino al coccige) mi toccava lavarli ogni giorno, tempo 24 ore e facevano ribrezzo (invece, quando avevo i capelli alle scapole, due shampoo a settimana erano sufficienti… Più li ho lunghi, meno s’insozzano). E insomma, dai poi che corti s’asciugano in un attimo (e che la mia “messa in piega” si risolve nel far la riga da una parte col pettine e lasciare che da lì in poi s’asciughino e s’arrangino per i fatti loro. Phon? Che è, si mangia?)… ma è una schiavitù quotidiana di cui faccio volentieri a meno!

Insomma, per quanto mi riguarda, prodotto promosso (non fosse per la difficoltà di reperimento, il terzo cubetto sarebbe a rischio d’utilizzo a breve…)! 🙂

La gourmet

006okVe la ricordate la drammatica saga (qua, tipo) sullo svezzamento dell’Aquilina? Ecco, da allora il suo rapporto con il cibo è decisamente migliorato. Ma diciamo che tuttora, se qualcuno le offrisse un’alternativa per nutrirsi senza dover perdere tempo a sedersi a tavola e mangiare quel che le rifiliamo nel piatto… ohi, sarebbe mica un brutto lavoro.

Per farla breve: 108 cm x 17 chili (scarsi) di ignoranza gastronomica fatti personcina.

A volte ne capitano anche di carine. Tipo l’altra sera, che io ero alle prese con un coccino di pesto alla genovese fatto dalla bisnonna e una fetta di pane (e che ci devo fare se lo apprezzo più come salsa che come condimento per la pasta?) e l’Aquilina se ne esce seria con: “Non puoi mangiarlo” “E perchè?” “Perchè non puoi mangiarlo” “Ma perchè?!?” (e qui inizi a pensare che è vero, avrebbe proprio ragione lei: fetta di pane con pesto = calorie alle stelle, colesterolo non pervenuto, carboidrati e grassi che ballano il valzer insieme…). Ma qui arriva il colpo di genio: “Perchè è brutto. 😀

Più spesso ne capitano di esasperanti. Tipo metterci un’ora e 20 per mangiare un piatto di minestra in brodo e mezza svizzera (che ha chiesto lei, peraltro). Tuttora, a volte, pagherei per poterla mandare in mensa (dove, in compagnia dei suoi amici, pare si trasformi in perfetta commensale) anche a cena… o magari durante le vacanze, piuttosto che affrontare un pasto insieme a lei (soprattutto se a casa ci siamo solo io e lei…).

Altre volte ne capitano di “inquietanti”, nel senso che mi fanno riflettere.

Un martedì sono andata a prenderla da scuola dopo pranzo, perchè aveva una visita (quella di aggiornamento dalla logopedista ASL. Che, en passant, è andata benissimo: talmente bene che c’hanno levato dalle liste d’attesa perchè secondo loro l’Aquilina non ha più bisogno di un bel niente e per la sua età parla e comprende tutto a dovere. Grazie al piffero: siamo andati in privato…), quindi ci hanno dato un sacchettino con la merenda da mangiare a casa.

C’era dentro una fetta di ciambella (quella romagnola… senza il buco, per intenderci. Anzi, facciamo così: quella della foto. Che, se la cliccate, vi porta pure alla relativa ricetta di Giallozafferano.it, toh), che fa la cuoca della scuola (quindi non roba confezionata), fetta di 1 cm poco più di spessore. E sopra, come ogni “brazadela” che si rispetti, c’erano sparsi un po’ di zuccherini bianchi.

Bene: mi accorgo che l’Aquilina inizia a levare chirurgicamente tutti gli zuccherini uno a uno prima di iniziare a mangiare la ciambella. Al che le chiedo perchè li stia togliendo.
“Non mi piacciono”.
“Ma li hai mai sentiti, almeno?” (ho a che fare da 4 anni con un’inappetente senza curiosità per il cibo: la domanda è d’obbligo).
“No”
(e te pareva…)
“E come fai a dire che non ti piacciono, allora?”
“Nicola (suo compagno N.d.Shunrei) ha detto che fanno male”
“Fanno male? Tre zuccherini in croce?”
“Sì, fanno male ai denti”.

Vero, fondamentalmente. Ma entro certi limiti… E lì m’è toccato spiegarle che male ai denti (ma mica solo quello) le sarebbe venuto solo se si fosse mangiata da sola una ciambella intera ricoperta di zuccherini e poi non si fosse lavata i denti… non era necessario che si privasse del “buono” di una fettina di dolce.

Scusate il pippone.

Quello che voglio dire è che io sono più che d’accordo col limitare le porcherie e offrire una dieta variata e bilanciata ai bambini (anche agli adulti, per la verità…).

Ma, parlando di bambini, secondo me bisogna anche stare attente a non finire in paranoia, e soprattutto dobbiamo ricordarci che i bimbi sono attentissimi (nel bene e nel male)… e ci mettono un niente a travisare o ingigantire qualcosa.

Sarà che appunto io parto già con una bambina poco curiosa e poco interessata al mangiare… ma se poi me la ritrovo già a 4 anni a mettersi dei paletti (paletti fondamentalmente inutili, sia perchè fortunatamente l’Aquilina non è in sovrappeso e ha ancora tutti i denti sani, sia perchè, soprattutto… tre zuccherini in croce una volta ogni due settimane – a occhio e spanna, considerando il ciclo delle merende – non ammazzano nessuno. Da figlia di diabetica, direi che non ammazzano nemmeno un diabetico, entro certi limiti… che faremmo comunque bene a seguire tutti) temendo chissà quali conseguenze… santo dio, è finita.

Torno al solito discorso: la via migliore è quella che sta in mezzo. Un po’ di tutto (non devo specificarvi “a meno che uno non abbia patologie o allergie particolari”, vero?), senza esagerare con niente.

Soprattutto senza esagerare con le paranoie (e qui mi vengono in mente alcune mamme di 1^ hanno fatto un esposto alla commissione mensa della scuola dell’Aquilina riguardo a come viene tagliata/pulita la frutta della merenda di metà mattina. Tipo a fette invece che a spicchi, robe così. Signore mie, se avete tutto sto tempo libero… mica ne venite a spendere un po’ a spicciarmi casa?).

Marketing: lo stai facendo male

weather-768460_640(Dato che è a Natale che “siamo tutti più buoni”, approfitto che invece è Pasqua e mi levo un sassetto dalla scarpa…)

Fatemi capire: c’è crisi, giusto? Quindi uno non dovrebbe sputare su un’opportunità di lavoro, giusto?

Sbagliato.

Premessa:  a fine 2015 ho fatto un po’ di bilancio e, rendendoci conto che siamo riusciti a metter da parte qualcosina che si potrebbe “investire” per qualcosa di utile, abbiamo pensato di metter su il condizionatore fisso a casa (approfittando anche degli sgravi fiscali del 50%, butta via). Così, una volta sistemato l’intervento dell’Aquilina e con la fine della logopedia (e delle relative fatture) in vista, ho iniziato a richiedere un giro di preventivi. Per farci un’idea, dato che per noi è un “mondo sconosciuto” e non ci sentiamo di muoverci in autonomia.

Lunedì 21 mi telefona il tecnico di zona incaricato da una delle ditte contattate, per concordare un sopralluogo: ci accordiamo per ieri alle 18 (così nel frattempo rientra a casa anche il Consorte).

18.

18.30.

19.

Il nulla.

Al che provo a telefonargli.

Il tizio risponde scocciato dicendo di essere ancora impegnato con un altro cliente per un lavoro in una “struttura” (cosa che posso anche capire: martedì 22 ci è successa la stessa identica cosa con il titolare di un’altra ditta con cui avevamo concordato un preventivo. Ma questo signore alle 18.50 ha telefonato, s’è scusato dicendo di aver avuto un imprevisto e che il lavoro che stava facendo era durato di più, ha chiesto se potevamo aspettarlo o se preferivamo rimandare, e poi nel giro di 20 minuti – il tempo di arrivare dalla città vicina in cui era – si è presentato alla porta. Altra merce, insomma). Quando gli ho fatto notare che avrebbe almeno potuto avvisare (dato che ormai secondo lui l’appuntamento di oggi non era rimandato con un po’ di ritardo, ma era addirittura annullato. Secondo lui. Io la lettura del pensiero a distanza ancora non l’ho imparata) mi ha risposto che lui quando è impegnato per un lavoro non usa il cellulare (e questo può anche essere comprensibile. Ma mezzo minuto per fare una telefonata ce l’avrai, no? Se ce l’hai avuto per rispondere a una chiamata…).

Dato che non avevo la possibilità di rimandare direttamente a domani (il Consorte ha saputo oggi di avere il pomeriggio di ferie, quindi ne approfittiamo per portare l’Aquilina da qualche parte. Genitori degeneri, eh?), mi ha detto di richiamarlo per fissare per martedì o mercoledì. Ho risposto che potevamo già fissare ora per martedì o mercoledì senza bisogno che lo chiamassi, ma… ho osato esprimere un dubbio sul fatto che poi la certezza che venisse non fosse la stessa di oggi (sarà impegnato lui, ma non è che il resto del mondo se la gratti, giusto?).

E lì, apriti cielo: mi ha risposto che se volevo polemizzare potevo anche andare a comprare il condizionatore al centro commerciale (sottinteso: “Se non stai alle mie regole, puoi anche comprare quella merda”. Un po’ come se il concessionario Porsche mandasse il cliente a comprare Fiat, o il gioielliere spedisse l’acquirente a comprare dai cinesi. Per telefono, senza nemmeno aver visto il cliente in faccia [cosa che resta comunque molto maleducata anche avendo il cliente davanti, intendiamoci]). Al che gli ho detto che eravamo a posto così e gli ho riagganciato in faccia (ah, tempo totale della chiamata 2 minuti e 9 secondi del suo preziosissimo tempo. La polemizzatrice più veloce del West, direi).

E poi ho subito scritto un’email alla ditta che fa riferimento a questo bel tomo per fargli presente da che razza di incaricato sono rappresentati qua in zona: una persona del genere può soltanto danneggiarli. Se avessi voluto acquistare un condizionatore al centro commerciale ci sarei già andata (senza sentirmi per questo “pezzente”. Semplicemente sentendomi più competente in materia di quanto invece sono in realtà, e quanto tanta gente è a differenza nostra) e di sicuro non sarei stata trattata con una tale maleducazione e arroganza. Peraltro immotivate, dato che la richiesta che ho “osato” fargli non mi sembrava poi così astrusa: semplicemente dare un colpo di telefono per avvisare, o un minimo di garanzia che non saltasse anche un altro appuntamento. Il tizio è senza dubbio molto impegnato, al punto da poter schifare una nuova possibilità di lavoro e da non potersi permettere di perdere un secondo per essere educato, ma lo sono anche le altre persone: quelle che quando prendono un impegno lo rispettano.

Intendiamoci, uno così meglio perderlo che trovarlo. Se ha clienti di serie A e di serie B ancor prima di esserseli fatti clienti (perchè “il cliente A è una grossa ditta e mi fa guadagnare tot, il cliente B invece è un privato con un «lavoretto»”), figuriamoci dopo: mi immagino l’affidabilità per le manutenzioni annuali (“robetta”) o in caso di problemi, magari addirittura in garanzia (“che due coglioni”).

Solo che io ho oltretutto il terribile sospetto che se, invece di avere a che fare con me, avesse avuto il Consorte come interlocutore, non si sarebbe permesso di comportarsi così (non dico che sarebbe venuto ieri. Ma dico che forse si sarebbe pure scusato, questo sì). Il che mi fa girare ancora di più i coglioni: tutti sti cazzi e mazzi sulla parità, il progresso, le pari opportunità, e poi a 37 anni dovrei farmi rappresentare da mio marito (o da mio padre?) se voglio esser presa sul serio e trattata educatamente?

Ma vaccagare, va…